Il TagliaBlog è su Wired

Il mio post “contro” l’editoriale di Riccardo Luna di 4 settimane fa ha sollevato un discreto polverone, 128 commenti (fino a questo momento) ed è finito pure dentro Wired (intendo dire proprio la rivista cartacea, non il sito web) di questo mese.

Il post del TagliaBlog citato su Wired di Agosto 2010

Da buon polemico quale sono 🙂 non posso però ritenermi soddisfatto della risposta di Luna, il quale liquida il mio articoletto con un “hai ragione anche tu in fondo”.

Mi pare infatti sia un po’ difficile conciliare la mia posizione di “estremo realismo” (attenzione, NON si tratta di pessimismo) con quella di “estremo ottimismo” del direttore di Wired: lui guarda sempre ‘sto bicchiere mezzo pieno (anzi, diciamo che è pieno giusto per un dito) e io invece guardo, sconsolato, alla bevanda che non c’è.

E, voglio precisarlo, non è che non ci sia da bere per me, che mi disseto all’oasi dell’Internet nostrana da più di 15 anni, ma non c’è da bere per tanti amici e conoscenti che sono crepati (o stanno schiattando proprio ora, mentre scrivo questo pezzo) in mezzo al deserto.

Per quanto mi è stato possibile ho sempre cercato di aiutarli, di fornire loro dritte e consigli, ma non posso né assumerli (non ho una azienda mia), né fornire scialuppe di salvataggio (email, numeri di telefono e contatti “pesanti”) a tutti quanti me ne domandano: in altre parole, crisi o non crisi, non c’è abbastanza acqua per dissetare tutti.

Non vorrei iniziare col solito tormentone, ma credo sia il caso di essere, ancora una volta, più realisti che ottimisti, anche se la verità può fare molto male. La verità è che, pur con tutta la buona volontà e l’impegno che puoi metterci, pur con tutte le attitudini che puoi avere, potresti non riuscire a combinare una beata mazza sul web italiano.

Potresti provarci, fallire, e quindi uscire dal giro per sempre (anche per via dell’italico concetto secondo cui il fallimento equivale ad essere bollato come un perdente per il resto dei tuoi giorni, e non all’aver avuto il coraggio di rischiare).

Potresti rimanere un bravissimo precario sottopagato, che lavora 12 ore al giorno in un sottoscala, per tutta la vita, con il miraggio di un aumento di stipendio o di una quotazione in borsa (che non avverrà mai).

Oppure potresti tirare i remi in barca perché hai moglie e figli, e non puoi più permetterti di osare.

Per concludere: rischia, buttati nella mischia, giocati tutte le tue carte. Soprattutto se sei giovane, se non hai nulla da perdere, scommetti sul tuo sogno e sulla tua passione. Ma con la consapevolezza morandiana che “uno su 1.000 ce la fa”, e tu potresti essere fra gli altri 999.

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26 Comments

  • Davide, come già espesso nell’articolo precedente (l’Anti-Login) io a differenza di Luna che ha liquidato la tua contro-analisi con un, “hai ragione anche tu” avendo invece perso l’occasione per spiegare perchè il bicchiere lui lo vede mezzo pieno è perchè sia positivo vederlo così, confermo invece la mia positività e propositività nel vederlo mezzo pieno, che non vuol dire nascondere la testa sotto terra dimenticandosi che viviamo in un paese per niente favorevole allo sviluppo, nonostante le tante chiacchiere che fanno, per niente propenso a dare “campo” ai giovani e per niente supportivo per quanto concerne gli aiuti verso chi ha idee imprenditoriali a meno che non si appartenga alla “casta” e dove leggi liberticide stanno cercando di mettere il bavaglio anche all’unico spazio, il web, dove ancora abbiamo la possibilità di esprimerci per quello che siamo o vorremmo essere. Detto questo però mi sembra esagerato dire che qui (in Italia) nulla è possibile solo perchè, l’irruzione di un mezzo di comunicazione e interazione di massa così potente come fino ad ora non avevamo mai avuto quale è Internet, dove tutti vorrebbero fare business o utilizzarlo per questo, non permette a tutti di pter realizzare i propri sogni, nonostante a volte possano essere più che validi.
    Vorrei ricordare che nella realtà l’economia, i business, gli affari, non sono fatti solo di liberi professionisti che grazie ad Internet e alla produzione di Applicazioni e/o Programmi ecc. fanno i soldi, ma anche da altro, parlo delle tante professioni, dei tanti medi, piccoli o grandi imprenditori impegnati nei più svariati campi, degli artigiani, ebbene anche in quegli ambiti non tutti riescono, spesso chi ce la fa deve farsi anni e anni di mazzo, vedendo pochi soldi e pochi riconoscimenti professionali per un lungo periodo, però poi la perseveranza, la passione, la volontà e aggiungerei, cosa fondamentale le capacità personali, permettono di arrivare ad uno status quantomeno accettabile, sia economico che professionale.
    E’ fuor di dubbio che con un sistema paese migliore, le opportunità in tutti gli ambiti, compreso il web sarebbero maggiori, questo però deve spingere ognuno di noi a dare di più, ma soprattutto a farlo con passione e competenza, oggigiorno sempre più persone si dichiarano professionisti, ma nella realtà sono oco più che azzeccagarbugli.
    La tua storia di professionista del web, ne è un esempio, tu sei diventato quello che sei edove sei dopo anni di “apprendistato” e gavetta, durante i quali la tua passione ti ha portato ad imparare i cosiddetti trucchi del mestiere, ed oggi puoi dire per es: di essere un discreto SEO e SEM, quante persone invece si fregiano di questo titolo dopo aver seguito qualche corsetto, o letto qualche libro, personalmente non credo che possa essere sufficiente.
    Ecco questo è il motivo per cui nonostante tutto io il bicchiere lo vedrò sempre mezzo pieno, perchè chi è capace, ha doti, ha voglia, coraggio di osare, tenacia e fiducia, prima o poi ce la fa, non a diventare Zuckenberg forse o Brin o chenesò io, ma riuscirà a trovare quela giusta soddisfazione ed equilibrio tra un autorealizzazione di aver prodotto qualcosa di interessante e utile oltre che per se anche per gi altri e un giusto ritorno economico.
    Simpaticamente
    Alfonso
    p.s.: chi scrive dopo anni di lavoro in varie aziende e cocenti delusioni professionali, ha deciso, pur con prole a carico e avendo superato i 40, di rimettermi in gioco e giocare da solo sula base delle mie capacità, e credo che con tenacia, sfrontatezza e un po di professionalità acquisita nei precedenti 17 anni, possa farcela.

  • Sono d’accordo con Alfonso. Io e mia moglie abbiamo 37 anni e 2 pargoli, mutuo e macchina da pagare. Eppure non conta l’età o le situazioni quando si vuole veramente fare qualcosa mettendoci passione. E’ ovvio che qui non siamo in USA dove sono 10 anni avanti sul web (ma anche la concorrenza è spietatissssssima), e neanche in Francia o in Germania, dove magari la gente è più open-mind(ed), ma è dal 2008 che siamo proattivi sul web ed i piccoli frutti, anche in un periodaccio come questo, ci sono. E ci sarà anche qualcosa da insegnare ai 2 pargoli succitati, qualunque cosa accada.

  • Perdonami io lo spiego tutti i mesi perché sono ottimista, anzi tutti i giorni negli eventi che faccio in Italia. Ma prendo atto del fatto che non è scorretto il tuo punto di vista. Poi potrei citarti Yoox e Gioco digitale e dirti che quel pessimismo non deve diventare un alibi

  • Ciao Taglia…
    ti do la mia opinione

    Vuoi diventare un cantante ? 1 su 1000 ce la fa
    Vuoi diventare un calciatore ? 1 su 1000 ce la fa
    Vuoi diventare un artista e vivere di arte ? 1 su 1000 ce la fa
    Vuoi diventare uno scrittore ? 1 su 1000 ce la fa
    Vuoi diventare un imprenditore su internet ? 1 su 1000 ce la fa

    Vuoi fare un lavoro “normale”… 900 su 1000 ce la fanno.

    Come dicevi, probabilmente è solo questione di essere realistici e capire che se una cosa è importante… costa fatica.

    Non mi trovi d’accordo quando dici che “nonostante gli sforzi non c’e’ da bere per tutti”.

    Io vedo il bicchiere sempre pieno e colmo MA posto sulla sommità di un monte difficile da scalare. Ora c’e’ chi ha le capacità tecniche, la buona volontà e l’energia per scalarlo…e con questi requisiti niente impedirà lui di farlo e raggiungere il bicchiere.

    Se un imprenditore-arrampicatore non riesce a scalare quella vetta la colpa è sua (nella mia opinione) e non del fatto che se ci fosse riuscito avrebbe trovato in cima un bicchiere vuoto.

    Ma sono discorsi un po’ filosofici e forse poco di marketing 🙂

    E’ il normale ordine delle cose, se cosi’ non fosse non ci sarebbe gente che si sveglia presto la mattina e fa lavori durissimi che non vuole neanche fare…

  • Wired è solo chiacchiere e copertine… a parte l’iniziativa di internet for peace, che equivale ad un “piccioni viaggiatori for peace”.

  • Un seme piantato in un terreno arido non può far altro che morire… l’unica cosa che possiamo fare è cercare di rendere il “terreno Italia” un po’ più fertile. Ma in cuor vostro credete sia possibile attualmente? Quanto concime digitale occorrerebbe, visto che siamo immersi in quello fatto di atomi fino al collo?

  • “Uno su 1000 ce la fa”… mmmhhh… tenendo conto che in Italia su 31 ML di persone solo lo 0,95% dichiara redditi maggiori di 100.000€ (cifra che può permetterti di affermare che “ce l’hai fatta”) direi che sarebbe da correggere “uno su 100.000 ce la fa”. Supponendo, tra l’altro, che tutti lavorino nel campo web.
    La penso come Davide. E non è una consolazione pensare che i pochi che ce la stanno facendo sono privi di rischi e concorrenza, perché i paesi esteri stanno letteralmente colonizzando il web italiano.

  • si è vero in italia manca la cultura IT, , tuttavia non è un alibi valido dare la colpa al sistema italia perchè internet è globale e se il progetto è buono si trovano investitori all’estero, un mio amico ha creato insieme ad altre persone una specie di web radio social, progetto totalmente italiano, piuttosto innovativo(non credo esista qualcosa di simile) e ora pare che abbia ingranato… si chiama spreaker.com.
    Ripeto se il progetto è buono(non un ennesimo clone di ciò che c’è già) e si ha la pazienza di resistere presto o tardi darà i suoi frutti.
    Ovviamente le probabilità sono pochissime ma di certo son daccordo con te vale sempre la pena rischiare!

  • @Riccardo Luna: grazie innanzitutto dell’intervento. Hai citato Yoox e Gioco Digitale, i “soliti” casi più unici che rari, che sento sempre citati (insieme a Bakeca e Venere) in tutti i santi convegni che parlano di startup.

    Yoox: è stata l’unica “internet company” che si è quotata dopo un sacco di anni di buio, e dopo 9 anni di onorata attività. Non mi sembra (purtroppo) ci siano state altre quotazioni dopo quella, né che ne siano previste altre.

    Gioco Digitale: c’è dietro una “vecchissima volpe” del web italiano, tale Carlo Gualandri (ex Matrix, ex Seat-Pagine Gialle, ex Tin.it, ex Fineco ed ex Lottomatica)… mica il ragazzetto che ha solo tante speranze, tante competenze e tanta buona volontà.

    Lo ripeto: cerchiamo di dare una visione reale e direi “olistica” della situazione, non solo la visione dall’angolo dell’inguaribile ottimista.

  • “Per concludere: rischia, buttati nella mischia, giocati tutte le tue carte.”

    Perché bisogna per forza rischiare?

    Sono pochi i progetti su Internet che devono nascere già grandi.
    Solo per questi sono utili molti finanziamenti (di tasca propria o del venture capital) a rischio.
    Per il resto in genere l’unica cosa che si rischia è il proprio tempo, dati i bassissimi costi fissi.

    Poi se uno mira solo a fare il prossimo twitter, beh auguri! ma pure se abitasse in america, pur avendo qualche possibilità, molto probabilmente non ce la farebbe: ogni twitter che nasce e cresce lascia intorno a se un cimitero di aziende concorrenti.

    Occorre però capire … cosa si intende per “farcela”?

  • @Mik: per alcuni farcela è “fare il botto” (un po’ come diceva indiana), fare la startup che parte dal garage e decolla.

    Molti altri si accontenterebbero di portare a casa uno stipendio dignitoso, in grado di far campare se stessi e famiglia, esclusivamente grazie a Internet… e io non ne conosco poi così tanti che ci sono riusciti (più in generale, non conosco praticamente nessuno che fa l’esatto lavoro che sogna di fare 🙂 ).

  • Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
    Ma quale bicchiere?
    WIRED?
    Ah, quelli che giocano col telefonino mentre vanno a prendere i bambini col SUV…

  • Ciao Taglia
    io sono compreso in quei ragazzi che hanno mille sogni e che per il momento si accontenta con discreti guadagni insieme allo stipendio che mi fanno stare bene anche se vorrei fare tanto, ma tanto di piu!!!!
    Io sono dalla tua parte col dire che qua in Italia è davvero difficile emergere e ci vuole davvero tanta pazienza, tempo e passione, dove la passione sono convinto che serva ma insieme a uno stimolo monetario, perchè alla fine è quello che ti fa contento….eheheh! (oltre ai sogni io sono anche realtista..)

    Complimenti ti seguo sempre!^_^

  • @Tagliaerbe

    Beh io faccio parte della seconda categoria, non metto limiti alla provvidenza, però posso dirmi di avercela fatta.

    “non conosco praticamente nessuno che fa l’esatto lavoro che sogna di fare”

    Ora lo conosci :), e non sono assolutamente una rarità.

    Riguardo a quelli della prima categoria, in Italia potrebbero comunque fare qualcosa. Non è credibile che negli Stati Uniti possano diventare Bill Gates se in Italia magari fanno i rinunciatari.

    E’ nella definizione di imprenditore quella di organizzare le risorse produttive tenendo conto delle condizioni ambientali (mercati, nazione, leggi, sindacati, ecc.), qualunque esse siano.

    Ti e vi suggerisco questa istruttiva videointervista a Luca Ascani fondatore di Goadv:

    http://vimeo.com/7700475

    Parla anche delle differenze fra sistema americano e quello europeo e come lui si è integrato bene in quello europeo.

  • @Mik: molto interessante l’intervista ad Ascani, peccato che per avere successo sia dovuto andare fuori dall’Italia, attualmente si muove fra Parigi e Londra, e GoAdv (la sua azienda) è un sito esclusivamente in lingua inglese e francese.

    Però, visto che fatto un paio di acquisizioni nel nanopublishing, quasi quasi gli propongo di acquistare il TagliaBlog, e anche di assumermi 😀

  • Anch’io posso dire di “avercela fatta” (benché nel nostro settore ogni nuovo mese possano cambiare le carte in tavola). Io ammetto di avere avuto molta fortuna, ma anche l’intuizione di lavorare in un settore che in Italia prima non c’era, o meglio, non era ottimizzato per funzionare a dovere. Faccio quello che mi piace? Si, certo… mi alzo al mattino con la voglia di mettermi al pc e stacco alle 12 di sera, dopo due pause pranzo piuttosto frettolose. E mi piace.
    La cosa strana di tutto è che 10 anni fa pensavo che se avessi mai lavorato nel web, l’avrei fatto sul mio sito principale, quello storico che curo (ormai poco) fin dall’inizio e che ho fatto crescere per passione. In realtà è stata un succesivo progetto, completamente diverso dal primo, a darmi di che vivere.
    Questo per dire che non è detto che si debba trovare subito la via giusta, ma senza il rischio, la passione iniziale e il mettermi in regola fiscalmente non avrei avuto le capacità e l’esperienza per ottenere di più successivamente.
    Ciononostante, non passa giorno che non maledica l’Italia e il suo macchiavellico sistema fiscale, legale e se vogliamo anche di mercato.

    Ho una speranza: che i giovani di oggi (li stimo molto, alcuni hanno grandi idee!) si muovano a creare qualcosa e a coprire gli spazi latenti del nostro paese perchè, ribadisco, gli stranieri ci stanno mangiando vivi facilitati dal loro fisco e dalla nostra inconcludenza.

  • @Tagliaerbe

    In quel canale dell’ambasciata USA ci sono anche tante altre interviste a fondatori di startup,
    peccato che ultimamente non le facciano più, qui la home ufficiale http://italy.usembassy.gov/face2face/

    Io ho capito che ha iniziato in Italia con pochi soldi e ha puntato molto sull’autofinanziamento.

    X me rappresenta il prototipo dell’imprenditore puro, che conosce i mercati e sfrutta le carenze/eccessi di domanda/offerta.

    Nel caso di Goadv, da una parte ci sono tantissimi potenziali blogger disponibili a lavorare a bassi prezzi pur di arrotondare comodamente da casa.

    Dall’altra ci sono nicchie mai coperte e un trasferimento di massa di lettori dalla carta stampata al web.
    Tuttavia questi lettori hanno bisogno di un marchio conosciuto e di una coerente linea editoriale per poter riporre quella fiducia che davano al giornale di carta, ed eccoti servito il network di blog.

    “acquistare il TagliaBlog, e anche di assumermi”

    Questo non è un ragionamento da imprenditore, ma da dipendente 😉

  • @Mik: sisi, l’intervista mi è piaciuta, volevo solo rimarcare il fatto che Ascani è partito dall’Italia ma ha capito che per fare fortuna il Bel Paese non era poi granchè, visto che la partita si gioca al di fuori di qui (sia finanziariamente, che a livello “di lingua”).

    Sull'”acquistare il TagliaBlog e assumermi”, ovviamente, scherzavo… anche se tutto (a parte i valori) ha un prezzo, e per uno stipendio (si, anche da dipendente) fantastico potrei fare quello che tira i remi in barca, telelavora, e si gode la famiglia 😉

  • Sarà che trascorro piu’ tempo all’estero che in Italia ma sono certo che senza ottimismo e (perché no?) anche un po’ di follia e mancanza di realismo non si costruisce nulla… poi ovvio, Milano non è Tokyo o New York e in Italia si esce dalla pubertà verso i 40 anni e i 50enni sono considerati giovani…
    Qui in Italia si è troppo spesso troppo legati alla realtà, a cio’ che è standard, si critica chiunque faccia, o tenti di fare, qualche cosa di diverso… quindi la positività di Riccardo, può sembrare eccessiva, ma è forse l’unica formula per tentare di cambiare le cose. Poi è ovvio: solo uno su mille ce la fa anche in America o in Giappone, ma se non ci si prova neanche le possibilità scende sicuramente a ZERO…

    cmq in questa discussione c’è solo una certezza: il post del Taglia è un esempio di ottimo linkbaiting?! ^_^

    PS una curiosità: ma se la rete è globale, dove sta scritto che un italiano non possa creare un servizio web per un pubblico internazionale?!

  • Salve a tutti,
    Non ho mai partecipato a nessuna discussione, ne commentato mai nessun articolo di nessun blog.
    Se oggi sono qui, è perchè leggo da molto il Tagliaerbe ed in questo articolo mi sento chiamato in causa, perchè ciò di cui si parla rispecchia la mia storia, e se posso condividerla dando qualche nuovo spunto a chi legge, non posso esserne altro che felice.
    Io sono d’accordo sia con Tagliaerbe che con Alfonso.
    Entrambi hanno punti di vista diversi, ma se ci pensate, entrambi facenti parte della stessa realtà. Da un lato c’è chi pensa che solo poche persone riescono a fare il botto, e per questo sarebbe giusto non essere dipendenti da ciò, concentrando tutte le proprie speranze solo sulla realizzazione di una start-up che riesca ad arrivare al successo, perchè in caso contrario, se ciò non dovesse accadere, ci si ritroverebbe in una situazione altamente spiacevole.
    Dall’altra parte c’è chi invece sostiene che con i giusti valori, ambizione, coraggio, determinazione e pazienza, si possa in ogni caso riuscire a creare e a mettere in piedi la propria creatura, raggiungendo la propria realizzazione personale e creando qualcosa che possa essere utile ed interessante per gli altri, anche se quest’ultima non dovesse fare il botto.
    Io ho fatto entrambe le cose, sono partito 5 anni fa, con i giusti valori e con un sogno nel cassetto, creare un social network inerente ad un determinato argomento. 5 Anni fa in Italia non esisteva neanche facebook e non si aveva proprio idea di cosa fossero i social network. Ho visto gente, curatori di blog, curatori di siti internet, curatori di forum, criticare ciò che ad oggi si chiama social networking, certo, come avrebbero potuto fare altrimenti, dal tronde era controcorrente , e di gente senza carattere cen è tanta. A quei tempi ciò che andava forte erano i forum e tutti, come capita spesso, hanno seguito la corrente. Oggi vedo quelle stesse persone acclamare i social network per via del fatto che oggi il social è una palese realtà.
    Avevo tutti i buoi presupposti di questo mondo, al contrario ciò che non avevo erano i soldi.Ciò ha fatto si che cominciassi a risparmiare per creare i fondi necessari alla realizzazione del mio progetto a cui mi dedicavo dopo il lavoro. Oggi sono ancora qui e finalmente il 1 ottobre potrò dire di aver realizzato il mio sogno, di aver raggiunto il mio obbiettivo, il mio social network sarà pronto.
    Ciò vuol dire che se non avessi avuto i giusti valori come diceva Alfonso non avrei potuto trovare la forza di farcela, ne se non avessi guardato in faccia alla realtà come dice il Tagliaerbe avrei potuto farcela, in quanto ad oggi ho un lavoro indipendente dal progetto che ho sviluppato, che mi ha dato l’opportunità di pagarmi tutte le spese che il progetto ha comportato. E se un domani dovesse andare male avrò cmq un lavoro che mi piace e che mi permetterà di vivere.
    L’unica cosa importante è fare ciò che nella vita si ama, guardando sempre in faccia alla realtà.
    In questo modo anche se tutto dovesse andare male, non sarà importante, perchè avremmo fatto ciò che amiamo e nello stesso tempo avremmo vissuto la propria vita.

  • @Marcello: ti ringrazio per la “testimonianza”.

    A proposito dell’essere “fuori tempo”, ti invito a leggere questa discussione, che ho aperto su uno dei più noti forum italiani frequentati da webmaster nel lontanissimo novembre 2005: http://www.giorgiotave.it/forum/web-marketing/4669-social-networking-e-contatti.html

    Se leggi tutto il thread, noterai che praticamente nessuno era a conoscenza delle reti sociali, mentre oggi le stesse persone si sono buttate a capofitto nei social media, anche a livello di fornitura di servizi di consulenza ad hoc.

    Ma sul fatto dell’anticipare troppo i tempi / intuire dove andrà il mercato, meglio che scriva un bel post ad hoc… 😉

  • @Tagliaerbe: Grazie a te per avermene dato l’opportunità

    Conosco molto bene il forum GT, e come te, ho dato inizio anch’io a conversazioni inerenti ai social network, conversazioni in cui la data di creazione si aggira intorno alla stessa data di creazione del post che mi hai linkato. (I post di cui ti parlo esistono ancora)
    Solo che non ho avuto la tua stessa fortuna perchè io cercavo informazioni su come fosse possibile crearne uno, tu invece condividevi informazioni sulla registrazione e sui benefici che ne potessero derivare. Solo qualche tempo dopo cominciai a vedere affiorare qualche conversazione in merito, ma molte persone criticarono l’argomento in quanto non vedevano in esso qualcosa di produttivo (anche questi post di cui ti parlo esistono ancora).
    Vedendo il tuo post penso che sia stato un peccato non averti conosciuto prima, e penso che solo tu possa capire di cosa parlavo nel mio post precedente.
    Se ci fossimo conosciuti a quei tempi, forse a quest’ora avremmo condiviso insieme un infinità di cose.
    Scrivendo un post sulle nuove tendenze, non farai altro che ripetere ciò che facesti in quel lontano 95, solo che allora si trattava di social, in questo caso chissà 🙂 e chissà se anche oggi saremmo d’accordo come allora sul futuro del web :). Ma consiglio alle persone di leggerlo accuratamente perchè a quanto pare ci azzeccasti 😉

  • @tagliaerbe:

    è uno dei video più esilaranti che io abbia mai visto. Lui lo conoscevo: a parte che siamo linkati in LinkedIN ma alla community di Flash/Flex è noto per aver dedicato molti anni al Flash Communication Server (adesso rinominato in Flash Media Server) e se non ricordo male anche un libro edito da O’Reilly. La cosa singolare, se vuoi, è il fatto che lui tutto sommato, rispetto ad un italiano medio che si muove nell’ambito IT, in qualche modo aveva già “sfondato” andando a lavorare alla Macromedia. Mica facilissimo… al di là di quello che può essere un discorso sulla creazione di una propria start-up, ecc.ecc. 🙂

  • Ciao a tutti, io volevo solo portare la mia esperienza… dopo vent’anni passati in officina a programmare macchine a controllo numerico, ma con la passione del web nel cuore, nel 2001 ho mollato tutto, con un figlio di 7 anni e uno di 4… mi sono licenziato!
    Dormivo 3 ore per notte, ma alla fine ci sono riuscito e ormai sono 9 anni che vivo io e la mia famiglia grazie al web, a gennaio apro anche una seconda ditta (sempre di web) a Milano, (io sono di Genova) osate gente, osate!

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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