Su Wired, Internet for Peace e il Marketing

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Siccome non sono mai stato un fan di Wired e neppure un amante del gossip, mi è davvero difficile ricostruire i dettagli di tutta la vicenda “Wired + Internet for Peace”: chiedo quindi perdono in anticipo per le inesattezze che scriverò, sperando che “mi corriggerete” 🙂 nei commenti.

Ecco una breve cronologia dei fatti:

08.10.2010 – Riccardo Luna pubblica Una bellissima campagna, articolo nel quale plaude alla vittoria di Liu Xiaobo e annuncia che NON ripresenterà la candidatura di Internet al Nobel per la Pace.

08.10.2010 – Lo stesso giorno, Mirko Pallera pubblica [SCOOP] La verità su Wired e la campagna Internet for Peace. In parole povere, si scopre (per chi non l’avesse intuito fino a quel momento…) che Internet for Peace è stata la “più grande campagna – di marketing – mai realizzata negli ultimi anni”.

Da quell’istante iniziano ad animarsi i dibattiti (fra tutti, consiglio la lettura di Nobel per la pace: le persone sconfiggono il marketing di Massimo Cavazzini) che “costringono” il direttore di Wired a scrivere un ulteriore articolo di chiarimenti:

11.10.2010 – Riccardo Luna pubblica Internet for Peace non è stata una campagna di marketing, dove risponde alle 8 principali critiche che gli sono state mosse contro.

In estrema sintesi, Luna da un lato difende la “purezza” dell’operazione assicurando di sposare fino in fondo la causa di Internet for Peace; Pallera, dall’altro, sposta la barra sulla campagna di comunicazione, sulla strategia che sin dall’inizio voleva delineare Wired “come una specie di organo politico di un movimento culturale e sociale”.

Ebbene, dal basso della mia ignoranza, mi son subito venute in mente 2 cose.

La prima è che la parola Marketing, più o meno, significa “piazzare – un prodotto o un servizio – sul mercato”. Potrai dirmi che non è così, che il marketing oggi è cambiato, che siamo nell’era del societing, del “marketing conversazionale”, e chi più ne ha più ne metta. Sarà pur vero, ma gli obiettivi finali di una azione di questo tipo son sempre gli stessi: aumentare il valore del brand nell’immaginario collettivo, raggiungere il maggior numero possibile di utenti al minor costo possibile, vendere il prodotto/servizio e far soldi.

La seconda cosa è scritta sull’immagine che ho utilizzato in testa a questo post: “Tutti i marketer sono bugiardi” (o “tutti i marketer mentono”, se preferisci). Guardacaso, l’ultima pagina di quel libro di Seth Godin si chiude in questo modo:

Prova Seozoom

“SE sperate di vendere un prodotto, un servizio, un candidato o un’organizzazione che condiziona le sensazioni altrui,
E SE sperate di ottenere un premio (in denaro, in quota di mercato o in voti) per le sensazioni suscitate,
ALLORA dovete riorganizzarvi. Concentratevi sulla storia che raccontate. La storia condiziona il modo in cui il pubblico percepisce il prodotto. La storia, a ben guardare, è il prodotto.
ALCUNI CONSUMATORI non presteranno ascolto o rifiuteranno di credere alla vostra storia. Va bene così. Raccontatela a chi vuole ascoltarla, a chi vuole crederci, a chi la racconterà agli amici.
PRIMA di iniziare a raccontare, non avete alternativa: dovete vivere la storia in prima persona per renderla autentica. Ogni vostra azione e ogni segnale che inviate deve confermarne l’autenticità.
INFINE, siate consapevoli del grande potere di cui disponete e usatelo per agire nel modo giusto, per dire la verità e per diffondere idee che meritino davvero di circolare“
.

C’è altro da aggiungere?

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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45 Comments

  • @chinaski_83. Sono di nuovo on line. questa è la mia e-mail (siriooiris at gmail.com).
    p.s.
    chiedo scusa a davide per questo commento “privato”.

    Reply
  • @Sirio non hai rotto nessuna netiquette ma era per parlarne direttamente. Trovo interessante la tua riflessione e quando torni magari ne parliamo. Mi dispiace che sarai disconnesso per così tanto tempo.

    @Frankie condivido il fatto che molti abbiano usato la tematica i4p post-nobel esclusivamente per la visibilità, ma anche quello è marketing.

    Reply
  • L’unica certezza che ho leggendo i commenti sui blog italiani in cui si parla di “Internet for Peace” è che la blogosfera è talmente piena di rancore che è giusto che non sia stato assegnato il Nobel alla Rete.
    Poi ovvio, c’è sempre il dubbio che in molti (escludo il Taglia perché so che non è così) abbiano utilizzato gli attacchi a I4P per farsi un po’ di pubblicità… anche perché, diciamoci la verità, un post a supporto funziona molto meno di uno in cui si attacca l’iniziativa di Riccardo Luna…

    PEACE! ^_^’

    Reply
  • @Chinaski. Non ti ho citato semplicemente poichè m’interessa discutere i concetti, indipendentemente da chi li ha messi in tavola. Perdonami se pensi che io abbia infranto una tua netiquette. Quindi Jesù, piuttosto che un altro leader spirituale, sono (erano) degli uomini di marketing ante litteram?
    Sul fatto che molti aspetti della vita siano attualmente affrontati come questioni di marketing non posso darti del tutto torto, tuttavia ciò io la reputo come una mera contingenza storica e non “una legge di natura” valida sempre e cmq, cioè in tutti i tempi e in tutti i contesti culturali. Anche le relazioni amorose sono marketing se ci pensi, e utilizzano le 4p, qualsiasi strumento di analisi, progetto e messa in pratica di una situazione, messo a punto in ambiti diversi si può (con eventuali modifiche) esportare in altri ambiti, ma non siginifica che è la regola o l’unica prassi. Ci sono altre tecniche di analisi sviluppate dal pensioero umano nel corso dei secoli che esulano da spinte economiche, poi magari determinati approcci il marketing li ha fatti suoi e modificati, come molte tecniche e metodi di analisi sociale nate e messe appunto per studiare alcuni aspetti della società che non sono di stampo economico o finalizzati alla vendita di alcunchè. Il termine e la pratica di “marketing” ha un suo percorso storico, nato e cresciuto in un preciso contesto e ciò non va dimenticato, non si può vedere marketing ovunque solo per il fatto che la metodologia del marketing potrebbe essere utilizazata nell’analisi di diversi comportamenti umani. Molte tecniche di ricerca che utilizza il marketing sono scimmiottamenti di alcune tecniche utilizzate nelle scienza sociali, però effettuate senza considerare i crismi di un metodo scientifico rigoroso.
    Se vuoi studiare le tecniche di marketing di Jesù e dei suoi apostoli per poterle poi replicare, per iniziare ti consiglio di leggere questi due libri:

    Come nasce una religione. Antropologia ed esegesi del Vangelo di Giovanni. Bari, Laterza 2000 (in collaborazione con M.Pesce).

    e

    Antropologia delle origini cristiane. Bari, Laterza, 1995.1997.2005. 2008 quarta edizione (in collaborazione con M. Pesce). 2008 quarta edizione nella collana Economica Laterza.

    P.s.
    Ti dico sin da subito che non potrò rispondere ad un eventuale replica poichè fra pochi minuti devo partire e per almeno un paio di settimane non potrò connettermi ad internet [sob:(]. Però ti prometto che non appena torno se vuoi potremmo riprendere questa discussione, magari in altra sede, poichè non vorrei essere troppo fuori topic.

    A presto

    Reply
  • @Sirio visto che qui ci mettiamo la “faccia”, avresti anche potuto citarmi visto che sono stato a dire io che il marketing è quasi in ogni aspetto della vita. Potrebbe sembrarti blasfemia, ma secondo te Gesù non era un leader? Come si diventa leader? Come si resta leader? Come si ottengono followers? Scommetto che usi un prodotto semplicemente perché ti hanno raccontato una storia, ma non ne sei cosciente. Beh, il marketing ha funzionato.

    Reply
  • Non c’è problema, ora è tutto chiaro, poi che ognuno la pensi come vuole.

    🙂

    Reply
  • Allora ci siamo fraintesi.

    Il manifesto io lo considero come agli “utenti di Internet” non allo strumento come scritto.

    Ero convinto che, come la maggior parte di chi critica in quel modo l’iniziativa, pensasse che il Nobel fosse dato alle singole persone.

    Sorry 😉

    Reply
  • @Giorgio Taverniti

    Infatti ho detto che è per persone, come dice pure wikipedia.

    Agenzie, fondazioni, ecc. sono sempre gruppi di persone, nella fattispecie organizzazioni, e x evitare equivoci le avevo pure aggiunte.

    Implicitamente e senza ammetterlo mi stai confermando che non sei a conoscenza di cose che sono state premiate, per cui NON AVEVO DETTO DELLE BAGGIANATE.

    Tornando alla normale dialettica …. dopo essermi studiato la lista dei premi nobel sono passato a quel manifesto:
    lo considero un bello spot pubblicitario.

    E’ tipico degli spot pubblicitari voler attribuire dei valori etici a delle COSE, e quindi alle persone che le acquistano.

    Internet non è solo uno strumento, come i tarallucci del mulino bianco non sono solo cibo, ma anche la buona famiglia felice che vive in mezzo alla natura.

    La differenza di valore percepito è dato dal marketing.

    Legittimo farlo, ma altrettanto legittimo è difendere la razionalità delle scelte.

    Chissa su quante altre cose si potevano fare manifesti del genere, ma i premi si danno per motivare degli esseri viventi (singolarmente o in grupppo) a raggiungere dei bei obiettivi.

    Internet essendo una cosa inanimata non può essere motivata, e non può agire.

    Internet sta cambiando in meglio le sorti dell’umanità, è formidabile si, ma strumento rimane, sta a noi usarlo bene.

    Per me sarebbe più logico premiare gli utenti Internet, ma sarebbe ugualmente uno spreco perché non si sono tutti impegnati per meritarselo, almeno non quanto gli altri premi nobel.

    Reply
  • Dai ragazzi…alla fine è andata bene, ancora nessuno ha dato la colpa a Berlusconi o Bersani.

    Si può sempre migliorare però eh 😀

    Reply
  • Gesù Cristo… lui si che era un uomo di marketing, per non parlare dei dodici apostoli. Visto che secondo qualcuno ogni cosa è marketing… l’homo è homo economicus in ogni sua espressione. A questa stregua tutto si riduce al marketing, la filosofia, la religione, ecc ecc… un riduzionismo da salumiere, altro che bar! (con rispetto parlando per i salumieri).
    Poi dipende dalla definizione di “internet”… Abbiamo finalmente capito che Internet non è una rete di computer, ma un intreccio infinito di persone.
    Chi l’ha capito???
    Perchè non candidiamo la noosfera l’anno prossimo e diamo il premio ai parenti di de Chardin???
    Abbiamo finalmente capito… il solito tono alla wired. Per un’analisi un po’ più approfondita del “tono alla wired” rimando a COnfucio nel Computer di F.Colombo.

    Reply
  • @Mik non c’è niente da rispondere.

    Tu hai detto che il Nobel è per le persone.

    Io ti ho fatto notare che non è stato dato solo alle persone e se guardi bene non ci sono solo organizzazioni nelle liste ma anche uffici, società religiose, associazioni, fondazioni, agenzie.

    Se leggi il manifesto Internet Nobel per la Pace capisci che ci può stare perchè andava oltre lo strumento inteso come tale.

    Se poi vogliamo ignorare appositamente il manifesto e far finta di parlare di uno strumento…bah..

    Se invece si discute che non era possibile candidarlo perchè ci sono persone che fanno del male ect ect ect, questo è un discorso che ha un suo fondamento più valido e reale.

    Era su questo che bisognava incentrare il dibattito perchè da qui poteva nascere un’organizzazione 🙂

    Reply
  • @Giorgio Taverniti

    Io ho risposto alle tue obiezioni, tu mi dici allora quali sono queste COSE che tu dici sono state premiate con il Nobel per la pace?

    Dato che mi hai ripetutamente sfottuto per non saperlo illuminami tu!

    Io ho scandito quell’elenco che hai postato e non ne ho trovata nessuna.

    RIEPILOGO:

    _______________________________

    Mik #2

    I premi si danno alle persone

    _______________________________

    Giorgio Taverniti #17

    Non capisco come sia possibile che ci siano persone che affermano che la candidatura era inconcebile perchè i Nobel si danno alle persone.

    Dico io, se fossimo al bar sarebbe concepibile, ma come è possibile che prima di fare un’affermazione del genere non si va a verificare la Storia dei Nobel per la Pace? http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Nobel_per_la_pace sono state premiate Organizzazioni e Campagne Informative!

    _______________________________

    Mik #18

    “Il premio Nobel è un’onorificenza di portata mondiale, attribuita annualmente a persone che ”

    questo lo dice sempre Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Nobel

    Come Wikipedia io ho dato per scontato che il termine “persone” includa anche “gruppi di persone” come le organizzazioni.

    Infatti in quella lista di vincitori compaiono persone e organizzazioni, ma non “cose” come Internet.

    _______________________________

    Mik #20

    Mettiamola così, non ho specificato “organizzazioni” per semplicità, se è una dimenticanza grave faccio ammenda.

    Volevo semplicemente dire: non si premiano le cose.

    _______________________________

    Giorgio Taverniti #22

    Ma se hanno premiato anche solo Campagne Informative al Nobel…per piacere.

    _______________________________

    Mik #23

    Tipo questa?

    “La Campagna Internazionale per il Bando delle Mine Antiuomo (International Campaign to Ban Landmines o ICBL) è un’organizzazione non governativa …”
    http://it.wikipedia.org/wiki/Campagna_Internazionale_per_il_Bando_delle_Mine_Antiuomo

    ORGANIZZAZIONE!

    Reply
  • @IlRiformista io credo che tutto il marketing sia volto a raccontarti una storia. Ogni prodotto che scegliamo di comprare e usare, ci ha raccontato una storia che ci è piaciuta e abbiamo reso nostra. Secondo la tua valutazione di marketing “sporco”, tutto ciò che viene “venduto” è sporco.
    Io credo che chi ha accettato di fare propri i valori della candidatura e di farsi portavoce, non l’ha fatto per Wired, ma per ciò che il supporto rappresenta. Una rivoluzione culturale, che non era stata possibile fino a oggi.

    Reply
  • @chinaski_83

    Concordo con quello che dici, ma il punto è “il giocare sporco”.

    Il marketing “sporco” è solo controproducente, e questo ne è un esempio lampante. Dopo un periodo di successo (della campagna) ora, si pagano le conseguenze, assegnati i Nobel.

    La gente ha iniziato a farsi domande…. I blog hanno iniziato a criticare…. Il Taglia ha fatto un articolo tagliente 😉 e forse domani, Daria Bignardi (come tanti altri autorevoli personaggi) si accorgerà che aveva creduto ad una “candidatura per Marketing” e quindi essere diventata, a sua insaputa, un veicolo pubblicitario e ne parlerà nel suo blog o nel suo programma.

    Marketing Boomerang.

    E’ vero, non si può piacere a tutti, ma bisogna pur far qualcosa per piacere….

    Quello che non riesco a comprendere è come a qualcuno possa piacere QUESTA forma di marketing

    Reply
  • Non li ho accostati, se volete ora ad ogni commento che non rilegge faccio copia-incolla così ci divertiamo 😀

    Reply
  • @IlRiformista Dimmi qualcosa che non sia una campagna di marketing. Forse non è chiara l’accezione che stiamo dando al termine. Non ci deve per forza essere un ritorno economico, per essere definito marketing. Il modo di coinvolgere le persone da parte di Gandhi e M.L.King è da leader e inevitabilmente ogni leader usa il marketing per veicolare i propri valori.

    Reply
  • Se validiamo la candidatura di Internet al Nobel, allora prima si dovevano considerare anche il telefonino e la televisione. Altre due “cose” o strumenti di comunicazione altrettanto importanti (relativamente parlando)

    Ma il punto non è questo (cose, strumenti, persone….) il punto è che QUESTA E’ STATA UNA CAMPAGNA DI MARKETING.

    Niente di più e chi ci ha creduto, in buona fede, ha fatto la figura del fesso. (ultimi la Bignardi e Chiellini alle Invasioni Barbariche).

    Insomma, se vi piace essere presi per i fondelli… per marketing, allora va bene.

    @GiorgioTave
    Non puoi accostare
    “Anche Gandhi e Martin Luther King….”
    a Luna….. si vede che non sei di Roma 🙂
    https://blog.tagliaerbe.com/2010/10/wired-internet-for-peace-marketing.html#comment-24886

    Reply
  • Era una completo distaccamento, se poi vogliamo girare la frittata va bene.

    Sono stati portati alcuni degli esempi pù importanti della nostra storia per dimostare una tesi: non si piace a tutti.

    Reply
  • Ci sarebbero già tutti gli elementi per affermare che la campagna per il Nobel per la Pace diretta ad un mezzo di comunicazione (che è un soggetto diverso da un’organizzazione, anche se questa distinzione non è chiara a tutti) è un’amenità ma quando si accostano le critiche a questa candidatura ai “Non mi piace” verso M.L.King e a Gandhi si supera la misura: mentre si accusa qualcuno di non aver letto il manifesto, forse si ignora la portata storica di chi ha propugnato la non-violenza quale strumento di lotta sociale e politica. E dire che basterebbero poche ricerche su internet stessa per informarsi.

    Reply
  • @chinaski_83 Ma chi critica ha almeno letto il Manifesto?

    Se figuriamoci.

    Ma se hanno premiato anche solo Campagne Informative al Nobel…per piacere.

    Già la Francia ha approvato una legge-censura, in Italia lo faranno? Inghilterra e Germania si stanno attrezzando.

    Reply
  • Mi correggo: quasi 2 miliardi di persone pari al 28,7% della popolazione mondiale.

    Reply
  • @chinaski_83

    Mettiamola così, non ho specificato “organizzazioni” per semplicità, se è una dimenticanza grave faccio ammenda.

    Volevo semplicemente dire: non si premiano le cose.

    Internet è una cosa ideata nel dopoguerra, il web è una cosa diversa inventata nel 1991.

    Al limite potevano proporre il premio nobel per la pace agli “utenti Internet”.

    Ma a me risulta poco sensato premiare 1 miliardo di persone, dentro alle quali ci saranno sicuramente pure criminali, terroristi e dittatori.

    Internet è un potente strumento di comunicazione, che molti usano bene e pochi usano male,
    niente di più ne di meno del telefono, del coltello, e di qualsiasi altra cosa.

    Non è che gli utenti Internet siano più buoni degli altri, sono solo più moderni e/o ricchi.

    L’abitante medio della Tanzania non è connesso a Internet perché non se la può permettere, non perché è un guerrafondaio.

    Poi a ritirare il premio chi ci va? Il padrone di Internet? Luna con il suo Wired in mano?

    Poi perché per la Pace e non per la Letteratura o l’Economia?

    E gli utenti del telefono o gli automobilisti quando li premiamo?

    Reply
  • @Mik se per te il concetto di “persona” ha un range così ampio perché non dovrebbe includere anche il web? Non stiamo parlando di Internt come struttura, come oggetto, ma come insieme di persone. Il Nobel sarebbe stato assegnato ai cambiamenti apportanti dal web. Siamo stati noi ad apportare questi cambiamenti servendoci del supporto.
    Ma chi critica ha almeno letto il Manifesto?

    P.s. Anche il Manifesto è marketing, come sempre.

    Reply
  • @Giorgio Taverniti

    “Il premio Nobel è un’onorificenza di portata mondiale, attribuita annualmente a persone che ”

    questo lo dice sempre Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Nobel

    Come Wikipedia io ho dato per scontato che il termine “persone” includa anche “gruppi di persone” come le organizzazioni.

    Infatti in quella lista di vincitori compaiono persone e organizzazioni, ma non “cose” come Internet.

    Reply
  • Ciao Davide,

    ci sono due cose che non sopporto, non del tuo post, ma di quanto è nato dopo che il Nobel è stato assegnato.

    1. Non capisco come sia possibile che ci siano persone che affermano che la candidatura era inconcebile perchè i Nobel si danno alle persone.

    Dico io, se fossimo al bar sarebbe concepibile, ma come è possibile che prima di fare un’affermazione del genere non si va a verificare la Storia dei Nobel per la Pace? http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Nobel_per_la_pace sono state premiate Organizzazioni e Campagne Informative!

    2. E’ stata fatta una campagna marketing.

    Essere portatori di un’idea, di un movimento, di un pensiero è una grande cosa. Ma non basta, bisogna fare del marketing.

    Anche l’idea più nobile ha bisogno di marketing, basta pensare alle campagne contro la lotta alla fame o qualsiasi altra cosa che ha del “fare bene” come obiettivo.

    Tutti noi facciamo marketing, anche incosapevolmente, in qualsiasi nostra fase della vita.

    Portatemi un esempio che è arrivato a fare del bene o al successo senza il marketing…ma se il marketing è nato insieme all’uomo…. 😀

    Cosa dovevano fare? Starsene zitti?

    Che la campagna è stata fatta per Wired? Si…era normale che uscisse una cosa del genere. Per forza. Luna quindi per portare avanti questa campagna avrebbe dovuto dimettersi e abbandonare il proprio lavoro?

    Mi dispiace che Riccardo Luna abbia dovuto addirittura fare un post ma, purtroppo e anche per fortuna, l’uomo è fatto così.

    L’importante è andare avanti per la propria strada, dritti, quando a quell’idea ci crediamo davvero. Contro tutto e tutti, ignorando chi ci attacca senza ragione.

    Nessuno può piacere a tutti e ci sarà sempre qualcuno a vedere del marcio in qualsiasi cosa. Anche Gandhi e Martin Luther King hanno dei Non mi piace su Youtube 🙂

    Reply
  • @chinaski_83

    Non si tratta di attaccare il marketing, si tratta di attaccare wired, perche con il budget a disposizione, riesce solo a fare cose appena decenti, se non scorrette.

    Seguo sia Wired.com che Anderson da molti anni (ho letto 2 suoi libri) e devo dire che sono proprio rimasto deluso dalla versione italiana.

    Potrei citare decine di blog italiani sulla tecnologia, con budget evidentemente microscopici, ma sicuramente piu interessanti.

    Mentre wired.com annunciava che il web è morto, wired.it candidava internet al premio nobel….

    e poi,

    c’è modo e modo di fare marketing
    vedi il servizio delle iene su Klaus David
    http://www.clandestinoweb.com/number-news/607436-klaus-davi-e-le-bufale-le-iene-massacrano-il-giornalista-e-i-falsi.html

    Questo non è marketing questo è …. crap

    Reply
  • Forse sarò uno dei pochi a non appoggiare la tua posizione.
    Il marketing è raccontare una storia, ma questo non implica che sia falsa. Può esserlo ma non implica che lo sia sempre. Questa storia raccontata dal marketing viene recepita dal fruitore, che può effettuare due scelte. Ignorare la storia perché non la sente propria o accettarla perché carica di valori che lo rappresentano.
    Non credo di aver detto nulla di nuovo, anche perché non credo siano parole mie. Però vorrei capire perché attaccare Wired per una cosa che era palese fin dall’inizio? Si può portare avanti un messaggio del genere senza marketing? Si può strutturare un manifesto senza marketing? Si può emergere nel mondo dell’informazione senza marketing?

    Reply
  • Guardate questo link (ormai solo in cache):

    http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:w9SfFJvxnDUJ:www.canneslions.com/work/media/entry.cfm%3Fentryid%3D21950%26award%3D101%26keywords%3D+http://www.canneslions.com/work/media/entry.cfm%3Fentryid%3D21950&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it

    Punta al festival dell’advertising canneslions2010.

    un’anteprima:

    Type of Entry: Use of Media
    Category: Best Use of Social Media Marketing
    Title: INTERNET FOR PEACE
    Advertiser/Client: WIRED MAGAZINE
    Product/Service: WEB PEACE NOBEL PRIZE
    Entrant Company: OGILVYONE Milan, ITALY
    Advertising Agency: OGILVYONE Milan, ITALY

    Reply
  • per me tentava di copiare l’opera di marketing fatta da obama in quel caso il marketing aveva funzionato dato che gli hanno dato un nobel

    Reply
  • Wired ha promosso e sposato il Nobel a Internet e grazie a questa candidatura ha potuto perorare gli interessi commerciali dei propri inserzionisti pubblicitari principali, provider di connettività soprattutto (basta leggere un numero a caso della rivista per rendersi conto di come sia manifesta l’accoppiata Nobel/TLC). Questa sì che è stata un’ottima operazione commerciale di marketing, in quanto ha coniugato gli interessi nobili per Internet alla pubblicità.

    Detto questo, credo che la candidatura avesse anche dietro di sé elementi di genuina onestà intellettuale ma anche una certa dose di miopia rispetto al fatto che un mezzo di comunicazione come Internet rappresenta certo elementi di innovazione, democrazia e “affratellamento” ma porta al proprio interno tutte le malvagità e le contraddizioni della vita fuori dalla Rete: il Nobel per la Pace andrebbe attribuito a qualcuno/qualcosa privo di zone d’ombra e Internet non è un luogo del tutto lindo.

    Reply
  • Ah, a proposito di campagne di marketing, comunicazione etc., che ne dite di quella di questi giorni con pesante coinvolgimento di Facebook:
    “Mi piace…. lì!” ?

    Reply
  • Perchè quando il marketer ti indica la luna, bada che tu faccia soprattutto attenzione al dito 😉

    Reply
  • Ok, è stata una bellissima campagna di marketing, e allora?

    Dove è il problema?

    Altra cosa: il signor Seth Godin fa quasi sempre affermazioni forti (uuuhmmm… non è che per caso fare affermazioni forti e usare titoli forti tipo: “Tutti i marketer sono bugiardi!” è fare marketing?? 🙂 ).

    Anche questo post, la foto d’apertura, il titolo, l’argomento e lo stile in cui è scritto è marketing….

    Quali bugie ci stai raccontando, Taglia, mentre noi ti leggiamo sbavando? 🙂 🙂

    Quello che mi sfugge è perché i marketer nel momento in cui racontano storie sono bugiardi.

    Questa si chiama “equivalenza complessa”…

    Reply
  • Io in tutto questo non so dare un giudizio definitivo, ma premetto che l’idea di candidare Internet al Nobel per la pace mi ha incuriosito e come altri l’ho sostenuta.
    Probabilmente non vedo nel profondo della cosa come leggo nell’articolo, ma io l’avevo intesa come una campagna PRO internet, per far capire a chi è ancora scettico che questo mezzo, usato con i dovuti modi, può essere di enorme aiuto a tutti.
    Se poi dietro c’è anche un idea di marketing/prodotto/vendita/etc.. va bhè.. nulla di male.

    Reply
  • “…per diffondere idee che meritino davvero di circolare”. Ecco, il punto è tutto qui. Francamente ho sempre pensato che la storia del marketing venisse dopo. Prima c’era una questione a monte che in pochi hanno affrontato: l’idea stessa del Nobel era sbagliata e pericolosa perchè va contro l’idea stessa della Net Neutrality: premiare uno strumento significa renderlo soggetto attivo, significa dare una attribuzione di valore e metterlo in gioco. La rete invece deve essere protetta nella sua fredda neutralità di strumento e nulla più, relegando ogni merito/colpa alle persone che ne fanno uso.

    Reply
  • Beh subito dopo il nobel prematuro ad Obama un altro per la pace così anomalo era difficile. Piuttosto al momento non mi vengono in mente altri premi nobel a cose e non persone, ce ne sono stati? Al limite ne ho intravisti su wikipedia alcuni ad organizzazioni (medici senza frontiere, IPCC..) ma non a invenzioni.

    Reply
  • Avevo vagamente sentito sta storia di Internet premio nobel per la pace.

    Mi stupisce che ci sia stato chi ha preso sul serio una tale scemenza.

    I premi si danno alle persone, sennò l’aspirina poteva reclamare il suo premio nobel per la medicina, il dollaro quello dell’economia, e l’atomo quello della fisica.

    Forse c’era una operazione di marketing dietro.

    Ma forse quell’operazione la sta facendo pure adesso con lo finto scoop in collaborazione con ninjamarketing, che è specializzata proprio nel viral marketing.

    In ogni caso a me non cambia la vita.

    Se c’è chi è succube del marketing a forza di subirlo spero che prima o poi si sveglierà, ma prima che quella madre sempre in cinta faccia altri figli (cioè tasso di risveglio > tasso di fertilità).

    Reply

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Max Valle
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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