La Verità, ai tempi di Google

Verità e Google

Circa 3 mesi fa, spuntò un paper (firmato da 7 ricercatori di Google) nel quale si tratteggiava una (futura) versione del motore di ricerca basata sui fact (dati di fatto).

In parole povere, l’idea esposta nel PDF era quella che più un sito contiene delle “verità“, meglio si posiziona su Google.

Ovviamente stiamo solo parlando di ipotesi, di elucubrazioni di “topi da laboratorio”, cose che – per quanto affascinanti – non hanno ancora uno sbocco pratico.

Forse è un peccato che Google non riesca oggi a determinare la “verità”, forse no: ho serie difficoltà a dare una risposta. Provo comunque a spiegarmi.

Iniziamo col dire che la verità è applicabile solo a fatti oggettivi, o a delle convezioni ben definite e delineate.

Mi vengono in mente, ad esempio, le operazioni della matematica di base (ovvero addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione): il classico 2+2=4, insomma. Non è che puoi dire “No guarda, per me 2+2=5”, pensando di avere ragione.

Ci sono insomma delle aree dove un motore di ricerca può facilmente stabilire ciò che è vero e, per sottrazione, ciò che è falso.

Se però entriamo nel fantastico campo dei fatti soggettivi, o delle opinioni, ecco che tutto cambia.

Possono magari esserci dei canoni, o delle statistiche su ampie fasce della popolazione, ma nessuno può garantire che una certa cosa è verità assoluta per tutti.

Un buon esempio è quello della bellezza: nel corso dei secoli, si è passati dall’apprezzare prima donne molto grasse e poi donne più magre, oppure prima persone molto pallide e poi persone abbronzate.

Il motore di ricerca, in questo caso, potrebbe basarsi su dati statistici o comunque su algoritmi che, leggendo i contenuti e lavorando su co-occorrenze, co-citazioni e altri fattori on-page, riescono a farsi un quadro piuttosto preciso della situazione.

Esemplificando al massimo, se migliaia/milioni di pagine associano il nome di Sandra Bullock al concetto di bellezza, ecco che l’attrice comparirà quando qualcuno cerca [donna più bella del mondo] – o qualcosa di simile – sul motore di ricerca, assieme a Kate Middleton e Beyoncé.

SERP di Google relativa alla ricerca donna più bella del mondo

Ma attenzione, nell’immagine qui sopra Sandra Bullock compare perché il suo nome è presente in vari articoli, piuttosto recenti, che fanno riferimento ad un riconoscimento attribuitole dal settimanale People. Quindi la risposta di Google è stata quasi sicuramente influenzata dalla “freshness“.

Diverso il motivo per cui compare il nome di Lina Cavalieri, che vedi al centro e in coda alla SERP, nelle ricerche correlate.

Quasi sicuramente non avrai mai sentito nominare Lina Cavalieri, soprano ed attrice scomparsa alla metà del secolo scorso. Perché è presente in quella SERP di Google? Semplicissimo: la vita della Cavalieri fu rievocata da Gina Lollobrigida in un film del 1955, che si chiamava proprio “La donna più bella del mondo”.

Inoltre, su pagine autorevoli come quella di Wikipedia il suo nome è associato più volte al concetto di “bellezza” (questo se sei fra quelli che credono che Google capisca qualcosa a livello “semantico“).

Lina Cavalieri su Wikipedia

Ma scendiamo ancora di un gradino, e andiamo nel mondo che io chiamo delle “opinioni totalmente discordanti“.

Se iniziamo a scrivere su Google [zucchero fa], il motore ci suggerisce 2 percorsi diametralmente opposti:

Autocompletamento della ricerca zucchero fa su Google

Su Google sono infatti presenti tantissimi documenti che cercano di dimostrare le 2 tesi diverse, al punto che cercando [zucchero fa male] compaiono anche pagine che smentiscono la cosa,

SERP di Google relativa alla ricerca zucchero fa male

e lo stesso capita cercando [zucchero fa bene]:

SERP di Google relativa alla ricerca zucchero fa bene

Google sembra mescolare le 2 correnti di pensiero in modo da offrire un punto di vista imparziale – o se preferisci un po’ “ponziopilatesco” – su molti temi per i quali non ci sono certezze.

O più semplicemente, negli stessi documenti vengono espressi entrambi i punti di vista, e quindi Google li mostra nelle 2 SERP contrapposte (cosa che avrebbe anche un certo senso, se crediamo nel Panda e in una delle sue 23 domande: “l’articolo descrive entrambi i lati di una storia?“).

Conclusione

Riassumendo, Google analizza una gran quantità di segnali, on-page e off-page, e poi prova a restituire il risultato migliore possibile per l’utente. Da questo mix di parole chiave, link, anzianità, freschezza, popolarità, autorevolezza e trust, a dipendenza della query escono ogni volta SERP molto differenti le une dalle altre.

In tutto questo, Google non si pone come depositario della verità. Google è un mediatore neutrale, un bibliotecario che semmai propone all’utente incerto i libri che lui ritiene più autorevoli su un certo tema, in base a suoi parametri validati da altri utenti: restando in questa metafora, potrebbe consigliare un libro che tanti altri lettori continuano a prendere in prestito, senza curarsi troppo della qualità o del contenuto del libro stesso.

Come ho scritto di recente, quello che è popolare rischia di passare per autorevole agli occhi di Google. Con la conseguenza che la popolarità si avvicina pericolosamente alla fiducia, e quindi alla “verità”.

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12 Comments

  • È un po come -è vero,l’hanno detto in tv – 😉

  • Quindi, se cancello dai libri di storia il fatto che Carlo Magno fu imperatore, scrivo articoli sulle riviste, vado in televisione e radio a negare quel fatto, alla fine Google riporterà la notizia di Carlo Magno imperatore solo in, diciamo, 10ma pagina. A questo punto però non ho bisogno di saperlo da Google, chi era l’imperatore nell’800 dc, perchè libri e riviste di tutto il mondo mi dicono che non lo era. Essendo una fonte secondaria, Google riporta solo quanto le fonti primarie gli dicono., fonti che, per essere autorevoli, devono soprattutto essere numerose.

  • pensavo alla marea di siti cospirazionisti… Basterà il numero dei siti per asserire che l’uomo non è andato sulla Luna?

  • Che poi in realtà non è detto che 2+2 faccia per forza 4, dipende sempre dallo spazio numerico di riferimento. In ternario farebbe 11. 😀

  • Larry Page un giorno disse che fino a quando avremo una AI funzionale, Google non sarà in grado di discernere tra queste cose. A me piacerebbe capire chi la programmerà alla fine questa AI (su che basi) visto come ci siamo ridotti ultimamente.

  • Google fa parte dei mass media, quindi influenzabile ed influenzante.
    Il miglior metro di giudizio per la verità rimarrà sempre il buon senso del lettore.

  • Google lavora da sempre con lo stesso presupposto: usare “molto” i link per valutare i siti.
    Come il suo primo brevetto era basato sul pachinko, adesso (da almeno 10 anni) G. sfrutta il lavoro dei suoi dipendenti per valutare “manualmente” l’attendibilità di un sito (che è semplicemente il primo chiodo del pachinko) riferito ad un dato argomento.
    E’ il “riferito ad un dato argomento” che spesso sfugge ai più. Se gazzetta.it (grande sito di sport, un must in italia) dichiara che l’ultimo film di Moretti non è un gran che, G. se ne frega. Se invece la gazzetta dichiara che Buffon è diventato vegetariano, dopo pochi giorni troveremo a fine serp: “Buffon vegetariano” ed il sito gazzetta.it ai primi posti (e chi linka a seguire) a condizione che gli utenti inizino a cercare quella key.
    Capito questo non rimane che cercare di intervenire sui primi chiodi, quelli che determineranno dove cadrà la visita dell’utente, la pallina del pachinko.
    Il che è arduo, il più delle volte. La gazzetta non linka la pagina del tuo sito se non tratti-argomenti (con i giusti contenuti) dichiarando che Buffon è o non è vegetariano. O hai dato la notizia in anteprima (e la supporti ragionevolmente) o rimani nell’oblio.
    Che fare allora? Un trucco tanto semplice quanto banale, per esempio, è intruffolarsi nelle Note di wikipedia.
    Oggi non è vero che non si possa più spammare, semplicemente e diventato così lungo e tedioso che alla fine uno si stufa. Per essere ai primi posti per key pesantissime (quelle che costano anche anche 1-2 euro a click) mi servono almeno un mezzo migliaio di link trust ed i più con anzianità di almeno 4 anni. Questo scoraggia chi ha progetti a breve termine.
    Se fossi una nuova società seria (ricca di contenuti e prodotti) che vuole farsi conoscere, che vuole imporsi, oggi procederei in ordine: 1) link dalle Note di wikipedia, 2) grossi acquisti di key su adwords per farmi valutare-conoscere da Google, 3) lento acquisto nel tempo di link da siti che trattano l’argomento (uno o due al mese ma mai sotto forma di pubblicità, meglio citazioni dentro il testo, meglio se da siti in lingua estera) 4) spammerei lincando il mio sito da centinaia di altri miei siti e poi userei il disavow per rinnegarli. Ovviamente dando per scontato che un gallo abbia prima ottimizzato il sito a dovere (xenu e compagnia bella).
    Google ad oggi è di gran lunga il meno peggio motore di ricerca al mondo.

  • Agoago (da quanto tempo!!! Bentrovato! Come stai???) il tuo commento non va letto ma studiato con attenzione. Mi soffermo solo su questo tuo passaggio:
    “2) grossi acquisti di key su adwords per farmi valutare-conoscere da Google”
    Interessante. Interessante come si sposti l’attenzione sull’uso di AdWords, da te visto non solo – immagino – come strumento di inbound orientato alle conversioni (di breve periodo, certo ma non solo) ma anche come “luce rossa” per aiutare Google a conoscermi. Conoscere cosa?

    Bene, questo il mio lancio nello stagno: per aiutare Google a farmi valutare-conoscere, le nostre landing “dovranno necessariamente” portare un link verso le pagine “visibili” da Google (home o altro che sia) e sempre necessariamente essere residenti sul dominio per cui ho avviato (anche) la mia strategia SEO di lungo posizionamento.

    Che ne pensi? Un caro saluto a te, mi ha fatto troppo piacere rileggerti!
    Pietro, Shiftzero

  • @Agoago sono secoli che non ti si sente più ti seguivo su html quando il mio testosterone poteva ingravidare anche una 90enne, adesso passo le giornate a guardare i lavori in corso 😀

    Sei un po’ come i serial killer che spariscono per qualche anno, di solito sono stati in carcere.
    Ps commento molto molto interessante, grazie

  • @agoago: Quanto tempo.. L’ultima volta che ci siamo sentiti parlavi di markov chains. Saranno passati 5 anni.

  • La questione può essere affrontata da un punto di vista “informatico&algoritmico”, oppure da un punto di vista “filosofico”: perché mai dovremmo chiedere a Google la verità?

    Siamo ossessionati dal trovare qualcosa di solido su cui appoggiarci, convincerci di possedere delle certezze, quando in realtà non ce ne sono.
    Di fatto, o ci convinciamo di qualcosa e difendiamo strenuamente la nostra posizione (pur sapendo che potrebbe essere smentita da un momento all’altro da rivelazioni o nuove scoperte), oppure ci poniamo in un atteggiamento mentale più aperto, accettando il fatto che possiamo informarci, scoprire, apprendere, discutere e confrontarci, e che queste cose ci fanno senz’altro crescere intellettualmente, culturalmente e umanamente… Ma che alla fine non raggiungeremo mai la Verità perché, di fatto, non esiste, né sul Web né in qualunque altro posto. Ed è giusto che sia così.

    La conclusione a cui l’autore dell’articolo giunge parlando di Google può in realtà essere applicata a qualunque essere umano: nel corso della nostra esperienza di vita, “CIASCUNO DI NOI analizza una gran quantità di segnali, PROVENIENTI DALLA NOSTRA INTERIORITA’ E DAL MONDO ESTERNO , e poi prova a restituire il risultato migliore possibile per SE STESSO”.

  • Ciao cari amici-colleghi che piacere reincontrarvi!
    Sono di passaggio perchè Davide mi fa fatto un salutino e così ho sbirciato il suo bellissimo blog e non ho resistito a dire la mia su un argomento che mi ha sempre appassionato.
    Fortunatamente Fulvio ho frequentato la patria galera solo per qualche settimana, si mangiava divinamente e l’ho vissuta come una bella vacanza, certo che la vita è proprio strana, ne fai di tutti i colori e poi ti arrestano perchè parcheggi in doppia fila (salvo poi scoprire che la macchina non era la tua)… si vede che era destino! 🙂 Certo che erano bei tempi e sul testosterone ti capisco Fulvio, io ormai mi sono assefuatto anche ai pilloloni blu! E non è una battuta ahimè!
    Un abbraccio anche a Gik (ora non sarai più 25 ma almeno 32-33 eheeh) mi fa piacere che ti ricordi delle nostre discussioni sulle catene di Markov, uno scienziato che ti spiegava che se ti schianti in macchina è probabilmente perchè prima andavi ai 200 all’ora od eri ubriaco. Detta così sembra una cosa da poco, ma anche la teoria dei giochi ora sembra una sciocchezza, ma ha cambiato il mondo.
    Mi fa piacere che teniate duro, con tutta l’esperienza acquistita dovreste farvi pagare come chirurghi plastici (e fare almeno la metà del loro nero).
    Cavolo ma qui c’è anche Shiftzero, allora è proprio una rimpatriata! Certo però se dici che il commento va studiato non sei proprio cambiato, sempre troppo umile e gentile! Ma dai!! Qui nessuno lascia perle di saggezza, ognuno spara la sua e poi ci si regola. Sono stato assente tutti questi anni per vari motivi. Innanzitutto perchè sono fermamente convinto che il tempo sia una gaussiana delle nostre capacità e anche l’oscar alla carriera suscita più tristezza che piacere (vale per chi l’assegna e chi lo riceve). Sono certo che voi tutti ora ne sappiate molto più di me ed è naturale che sia così. Perchè voi lavorate sul campo mentre io passo molto tempo a leggere di pinguini e panda e troppo poco a testare… il che equivale a 0, dell’arrosto senti solo il profumo.
    Credo inoltre sia tanto bello guadagnare quanto spendere e se non trovi il tempo per entrambe le cose sei uno sciocco, se a questo aggiungiamo che la giornata vola se hai molti altri interessi…
    Ma torniamo all’argomento. Shiftzero (uguale, forte!) non sono mai stato un complottista, uno di quelli che crede che dietro a qualsiasi cosa ci sia uno scopo diverso da quello naturale. Adwords serve per la pubblicità. Punto. Però conosco bene le società commerciali, e se possono ottimizzare ottimizzano. Se introduco un servizio che ti permette di rinnegare dei link prenderò nota che quel sito ha qualcuno che volutamente (o meno) ha cercato di danneggiarlo e mi chiederò: perchè?
    Per esempio, un sito che è disposto ad investire su se stesso (pertanto è serio, crede in quello che fa) vale di più di un sito che usa l’https (e paga per questa ulteriore sicurezza)?
    Guardiamola dal lato motore, mai lato cliente. Ci assumo in G. e ci domandono (al fine di ottimizzare le serp): da 0 a 100, quanti punti assegneresti a chi usa il nostro servizio adwords e quanto a chi usa un protocollo sicuro? Io risponderei 0 nel primo caso ed 1-2 punti nel secondo caso.
    Perchè 0 mi chiederebbero? Un +1 l’assegno perchè vuol dire che il sito è serio ma un -1 se lo becca perchè non si può stravolgere la serp pagando. Tuttavia direi (caro G. se fossi in voi) attenzionerei quel sito (nel bene o nel male).
    Assunto.
    Sulle landing invece bisogna intendersi. Se Pietro intendi quelle create per adwords, a google non importa nulla dei link verso l’home ma unicamente delle conversioni-vendite che producono. Se gli utenti comprano il sito è valido, se rimangono molto sulla landing il sito è ok. Viceversa nessun beneficio. Se così non fosse basterebbe pagare per migliorare le serp. Che poi non è neanche così perchè tu puoi vendere 100 prodotti ma solo uno sfonda e G. ne tiene conto ed il sito è solo “un poco” ok. Comunque con adwords non ci perdi mai se lavori per un committente serio. Siamo realistici. Tu hai un sito che produce-propone qualcosa di valido e non lo pubblicizzi? C’è qualcosa che non va. Per lo meno sei un hobbista e sai cosa significa? Sei mai stato in ferramenta? Quando in ferramenta cercano di rifilarti punte di trapano che non bucherebbero manco la fontina scrivono sullla confezione: ad uso hobbistico.
    Concordo con Francesco quando dice che ci vuole un’atteggiamento mentale aperto (d’accordissimo) e che la Verità non esiste. Però Francesco un Seo non cerca la Verità ma vuole capire come la multinazionale che domina da anni le ricerche sul web si stia muovendo. E chi fa questo mestiere seriamente si diverte (come un bambino al mare) a leggere, discutere, proporre qualsiasi idea in merito.
    Davide la butta lì (volutamente senza enfasi), chiudendo il pezzo con: “quello che è popolare rischia di passare per autorevole agli occhi di Google. Con la conseguenza che la popolarità si avvicina pericolosamente alla fiducia, e quindi alla “verità”.”. E chi come lui, come noi, conosce il mestiere, si ricorda perfettamente di quando anni fa cercando una parolaccia Google ti restituiva un nome di un politico. Qualsiasi algoritmo G. implementi man mano per migliorarsi non sarà la Verità ma ben venga e se ci ha fatto riunire anche solo per un momento, a me basta. Comunque se sei intervenuto significa che sei dei nostri, un appassionato.
    Torno a finire il mio primo romanzo (figo, e se fa schifo lo spammerò e diventerà fighissimo), è stato bello ritrovarci e se non lavorate in proprio fatevi pagare profumantamente dai clienti perchè in Italia sono pochissimi con la vostra esperienza.
    Felici serp a tutti!

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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