Upworthy, ovvero come fare 87 milioni di visite al mese

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Upworthy è un editore online che – secondo le rilevazioni di Quantcast – è passato da zero a 6,2 milioni di utenti unici in un anno,

Il traffico di Upworthy

crescendo poi fino all’incredibile cifra di 87 milioni di visite a Novembre 2013.

Per capirci meglio: per Business Insider ci sono voluti un paio d’anni per raggiungere 4,6 milioni di unici, e nello stesso periodo BuzzFeed è arrivato “appena” a 950.000 e Huffington Post a 900.000.

Ma qual è il segreto del successo di Upworthy? Di certo è nella viralità, o meglio nella capacità di rendere virale un contenuto.

Per esempio, in Upworthy c’è una gran cura per i titoli: ne scrivono fino a 25 per ogni post, e vengono tutti testati con rigore.

Il motivo? Perché il titolo è il mezzo per raggiungere il fine: portare attenzione verso il contenuto.

Ma il titolo da solo non basta. Non sarebbero bastati dei buoni titoli per arrivare a 87 milioni di utenti unici al mese. Il successo sta nel trovare contenuti fantastici, che gli utenti non vedano l’ora di condividere con i loro amici.

Il clickbait, ovvero l’arte di scrivere titoli in grado di acchiappare molti click, è vitale per portare traffico sulla tua pagina, ma non crea viralità. Il fattore di gran lunga più importante per convincere la gente a condividere un contenuto è la qualità dello stesso agli occhi della community: per condividerlo, devono amarlo.

In Upworthy misurano la qualità ponendosi 3 domande:

• il contenuto è degno di considerazione, coinvolgente, o magari anche divertente?
• se 1 milione di persone lo consumassero, il mondo sarebbe un posto migliore?
• il contenuto mantiene la promessa fatta dal titolo?

I curator di Upworthy spulciano centinaia di grafiche e video ogni settimana, per cercare i 5-7 contenuti che sono sicuri siano super-condivisibili. Non hai letto male: Upworthy paga persone a tempo pieno per trovare 5-7 cose buone alla settimana. E cosa fanno nel resto del tempo? Lavorano sugli headline (=i titoli), e trovano cose che le persone abbiano voglia di condividere con tutti.

E a quanto pare, hanno ragione:

Le condivisioni sui social di Upworthy

le “interazioni sociali” dei contenuti pubblicati da Upworthy sono enormemente più numerose di qualsiasi altro noto editore online.

Se vuoi approfondire ulteriormente, in queste 65 slide è contenuta la formula del successo di Upworthy, che è sintetizzabile in 4 punti:

1. Trova o crea un contenuto fantastico

Trova un eroe, un cattivo, una storia emozionante, un messaggio in grado di ispirare, una cosa giusta al momento giusto: questi sono gli elementi che solitamente generano viralità.

2. Ottimizza il contenuto per renderlo davvero cliccabile su Facebook

Non è importante quanto è buono il tuo contenuto: se non lo rendi avvincente abbastanza da essere cliccato e condiviso, nessuno saprà che esiste.

Ripeto, in Upworthy scrivono (e testano) fino a 25 headline per ogni contenuto. Ma come devono essere questi titoli, per poter funzionare davvero? Secondo Upworthy, non dovono svelare troppo e non devono aiutare l’utente a farsi una opinione. Inoltre è bene non usare parole troppo “spinte”, e non pensare troppo quando si butta giù l’headline. Infine è bene essere arguti, ma senza esagerare.

3. Ottimizza il tuo sito per fare in modo che i suoi contenuti siano facilmente condivisibili su Facebook

Un buona user experienceè importante, e un buon posizionamento dei bottoni di condivisione può migliorare drasticamente lo share su Facebook e Twitter.

Upworthy, utilizzando dei grossi pulsanti in testa, in coda e in “overlay” sui contenuti del sito, ha aumentato le condivisioni del 398%. E l’utilizzo di un pop-up basso con la call to action “Like us on Facebook”, ha prodotto un aumento dei “Mi piace” del 620%.

4. Non smettere mai di fare test

E’ necessario fare continui “AB test“, per esempio usando forme attive anziché passive, testi lunghi anziché corti, domande anziché affermazioni.

Ogni contenuto va poi analizzato con Google Analytics e Facebook Insights, per capire dove gli utenti hanno interagito maggiormente.

Infine è sempre bene chiedersi: “C’è un altro modo di farlo?”

Autore
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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12 Comments

  • Interessantissimo post…
    In effetti il fatto di testare, testare, testare è l’unica cosa che fa la REALE differenza nel marketing (o pubblicita’ in genere).
    Senza un preciso testaggio è difficile ottenere buoni risultati, anche se le promesse iniziali di una campagna sembrano essere buone

    Reply
  • Buongiorno, articolo interessantissimo e per certi versi strabiliante!

    Domandona, insieme ad un’amica sto cercando di lanciare un blog, attivi da 5 mesi, 101 articoli originali all’attivo, se volessi modificare una buona parte dei titoli per renderli più accattivanti e virali, lasciando inalterato il permalink, farei un danno in termini di posizionamento essendo titoli già letti e indicizzati da google?

    grazie in anticipo,
    Stefano

    Reply
  • Ottimo post.
    Il problema è sempre lo stesso: trovare la nicchia giusta.
    Il mio blog è nel tunnel dei grandi, quindi dubito sia facile poterne vedere almeno la luce.
    Cmq, mai arrendersi 😉

    Reply
  • Finchè non è chiaro a che pubblico si rivolga il sito, consentitemi la brutalità, è aria fritta per far parlare di sè… del resto, faccio un esempio forse pecoreccio ma efficace, ci sono siti per adulti che vivono periodicamente boom del genere in maniera del tutto involontataria e, quantomeno, in quel caso è chiara la natura del content.

    Dopo tanti anni, del resto, ho imparato una cosa: mai attribuire a tecniche di marketing quello che potrebbe essere determinato da mere circostanze fortuite.

    Specie poi quando si parla di “viralità”, parola di cui ci riempiamo la bocca ma che valutiamo sempre “a posteriori”, al contrario della qualità che non è assoluta come suggerisce Taglia ma quella è… my two cents, ovviamente.

    Reply
  • Con tutte quelle visite, mi chiedo perchè non abbiano inserito qualche adsense nel sito.. “connect readers with non-profits and other organizations who are looking to grow their memberships” è una scelta molto curiosa

    Reply
  • Sono d’accordo con TagliaErbe..

    Il fattore “contenuto di valore”, è qualcosa che recepisce solo l’utente di quella determinata nicchia. Per esempio, se scrivo articoli che parlano di componenti per automobili, è ovvio che non saranno di valore per chi non ne sa poco o niente a riguardo, ma ad una community appassionata di motori sicuramente sì.

    Reply
  • Quoto in parte Giorgio. Qui il contenuto non è affatto di qualità. Ciò dimostra, ancora una volta, quanto spesso (quando non hai già una nomea aziendale tua costruita “sul campo” con i tuoi prodotti) siano le cose mediocri e da cafoni ad ottenere un tasso di viralizzazione maggiore (ed essere poi definiti “buoni contenuti”). Non va sempre così, d’accordo. Diciamo … spesso 🙂

    Reply
    • @Giorgio/Alessandro: il mio punto di vista, espresso più volte anche su questo blog, è che la qualità (come recita anche qualche dizionario) sia semplicemente la caratteristica/proprietà di una cosa. In altre parole, quello che è qualità per te, non lo è per me, e viceversa. La qualità non è una cosa “bella”, “positiva” (come siamo tendenzialmente propensi a pensare).

      Infatti, Upworthy dichiara che “il fattore di gran lunga più importante per convincere la gente a condividere un contenuto è la qualità dello stesso agli occhi della community: non dice qualità in senso assoluto, ma qualità agli occhi dei tuoi lettori.

      Lavorando da diversi anni nell’editoria online, vi garantisco che per far soldi bisogna fare solo ed esclusivamente pageview, e per farle bisogna fare contenuti più “per la massa” che per “l’elite”. Qui: https://blog.tagliaerbe.com/2012/08/deriva-contenuti.html ho cercato di spiegarlo in parole semplici…

      Reply
  • non conoscevo upworthy

    http://www.upworthy.com/about
    How do you make money?
    Well, first of all, we don’t make much yet. But our model is to connect readers with non-profits and other organizations who are looking to grow their memberships via the sign-up boxes you might have noticed on your way into the site. The infographic in our privacy policy explains it visually.

    Reply
  • ‘mi fa un po’ tristezza il fatto che non c’é accenno di attenzione al “cosa” si vuole diffondere.
    Se si fa tutto sto gra lavoro per rendere “worthy” una cagata pazzesca di fantozziana memoria non vedo la soddisfazione. Contenti voi…….
    I risultati di queste idee del resto si vedono, su quasi tutti i social network, nella qualità media dei posts….auguri

    Reply
  • Ciao TagliaErbe e ciao Nicola,

    Ovviamente tutto è possibile, se fatto con impegno e dedizione, ma soprattutto se, come spiegato nell’ultimo punto dell’articolo, si fanno test su test.

    Se non provi più e più volte i vari metodi e strumenti per viralizzare la tua attività, è ovvio che i risultati non arriveranno mai. In più è anche importante fare un po di formazione a riguardo, ad esempio sul SEO il copywrite, il social media marketing, ecc…

    Perché più formazione avrai, più conoscenze acquisirai, più saranno gli strumenti e le strategie che avrai nella tua simbolica cassetta degli attrezzi da utilizzare per raggiungere i tuoi obbiettivi.

    Comunque un piccolo consiglio per @Nicola: Non puntare subito a cifre del genere, ma poniti obbiettivi inizialmente anche piccoli a breve termine ed eventualmente un po’ più grandi a lungo termine. 😉

    Spero di esserti stato utile.

    Reply
  • E’ molto interessante. La domanda che mi sorge spontanea è: secondo voi è possibile, per una piccola startup, con 2-3 persone di organico e che lavorano part-time, raggiungere simili risultati?

    Reply

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Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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