Sul declino (dei contenuti) del web

Su Il Sole 24 Ore di alcuni giorni fa Gianni Riotta ha scritto un pezzo sulla deriva del Web 2.0, che offre parecchi spunti di discussione/riflessione.

Il tema (già trattato più volte su questo blog) è quello della ormai scarsissima qualità dei contenuti online: “una poltiglia di informazione amorfa che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica” afferma Riotta.

Rilancio la discussione da queste colonne, partendo da 2 punti:

1. La qualità non fa parte dei motori di ricerca

Non dico che mirino solo alla quantità, ma sicuramente la qualità non è il focus.

Da qualche tempo la tendenza è di puntare all’Universal Search (un mix di testi, immagini, video, mappe), ora condita pure dal real-time e dal social. Parecchie SERP sono monopolizzate da Wikipedia (c’è chi dice che in praticamente tutte la popolare enciclopedia sia nei primi 10 posti, chi parla di quasi 1 risultato su 3 ai vertici della Top 10): “se volete sapere qualcosa la chiedete a Google, che vi manda a Wikipedia, punto e basta. Altrimenti la gente finisce nella bolla dei siti arrabbiati, degli ultras, dove ascolta solo chi rafforza le sue idee”, sentenzia Riotta (citando il pensiero di Jaron Lanier).

Non so se Caffeine riuscirà ad essere più “meritocratico”, ma quello che possiamo osservare oggi è un web dove vige “l’appiattimento dei contenuti online”, e dove l’imbuto dal quale passano (quasi) tutti gli utenti per trovare ciò che cercano è Google. Con tutto ciò che ne consegue.

2. I limiti della web-democrazia

Altro tema trattato dall’articolo del Sole è quello della “democrazia di rete”: “quando la rivoluzione [quella del passaggio dalla TV al Web] c’è stata la creatività è stata uccisa, e il web ha perso la dignità intellettuale”. Lanier incalza: “un coro collettivo non può servire a scrivere la storia, né possiamo affidare l’opinione pubblica a capannelli di assatanati sui blog. La massa ha il potere di distorcere la storia, danneggiando le minoranze, e gli insulti dei teppisti online ossificano il dibattito e disperdono la ragione”.

Discorso politico a parte, questo argomento solleva a sua volta due temi di grande importanza: quello del valore, e quello della verità. Il web attuale è privo sia di contenuti di qualità che di contenuti “veri”. Si scrive sempre meno – o si scrive solo pensando ai soldi che i banner potrebbero generare – e si perde sempre più tempo all’interno di contenitori sociali inutili, o a produrre flussi di micro-messaggini sgrammaticati simili ad SMS adolescenziali.

E spesso non si cerca il confronto, ma la rissa, non si cerca di comprendere, ma solo di avere ragione. “Riportare sulla rete quei canoni di serenità, autorevolezza, vivacità, impegno, buona volontà, dibattito, critica che sono da sempre trade mark della libertà, dell’onestà, della ragione. Senza perderne la ricchezza, la spontaneità, l’uguaglianza.” dice sempre Lanier.

Ricordo che una decina d’anni fa, quando moderavo un forum di giovani facinorosi, se la situazione degenerava mi piaceva linkare la Netiquette, che nessuno sembrava conoscere. Da qualche anno esiste pure un piccolo elenco di 11 punti destinati principalmente ai blog – la Blogtiquette. Possibile che oggi, nel 2010, certe cose siano ancora così sconosciute e deprecate? alla fine stiamo solo parlando di etica e buoni comportamenti

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32 Comments

  • Purtroppo hai toccato un tasto dolente, specie con il punto numero 1. Resta tuttavia il fatto che Google, così come gli altri motori, non posso come hai detto valutare e attribuire obiettivamente un punteggio, ergo dare del merito, ad un testo piuttosto che ad un altro.
    Per farlo dovrebbero essere delle AI in grado di conoscere e capire cosa c’è scritto e confrontarlo con una scenza al di sopra delle parti. E questo al momento è impossibile.
    Spetta all’utente prendere atto dei risultati mostrati, spesso irrilevanti perchè con un pò di SEO e qualche link si scalzano via i meno preparati, a saper scegliere il testo giusto.

    Caffeine cambierà sicuramente le cose: i risultati in tempo reale saranno la nuova arma vincente del motore californiano, il quale puntando sul feedback diretto degli utenti, senza mettere mano ai propri indici in maniera pesante, potrà contare su un giudizio abbastanza disinteressato di milioni di persone che dato un articolo potranno iniziare a sponsorizzarlo in rete, dando segnali di credibilità che non saranno certamente sottovalutati.
    Questo fintanto che la SMO non sconfinerà nei livelli di Spam rendendo inutile anche questo nuovo interessante approccio.

  • Un Riotta interessato dice questo e altro, in quanti hanno detto in questi anni “il declino del WEB è vicino” … e che è, deve ancora cominciare l’era del WEB, almeno in Italia e poi l’ennesimo GURU rispolverato per l’occasione, la giente prende quello che vuole sul web e se la giente vuole cacca avrà cacca e ne troverà tanta quanta ne trova in televisione o sulla carta stampata è normale.

    I contenuti rispecchiano il mondo in cui viviamo non è il WEB che istiga alla superficialità è la nostra vita che si manta di superficialità quotidiane.

    Almeno sul WEB decido io se quello che leggo mi sta bene o no, se poi il mio livello culturale mi porta a non avere capacità di critica adeguate su ciò che trovo peggio x me, e poi diciamolo il mondo di oggi lo hanno propugnato quelli come Riotta, non diano la colpa alle nuove generazioni è troppo comodo.

    La mia esperienza è positiva e non sono certo un ragazzino anzi ho la mia bella età, devo dire che grazie al web ho trovato anche una buona occupazione anni addietro e altre succulente informazioni che mi sono state estremamente utili nella vita quotidiana, alle quali non avrei mai potuto attingere sia per ragione di tempo, luogo o denaro.

  • Completamente d’acccordo con Alderico su tutta la linea.

  • Sono d’accordissimo che la qualità del web ed i suoi contenuti siano scadentissimi. La gente pnta solo ad apparire ai primi posti sui motori e scrivono e fanno tutto in vista di questo. Non ci sono idee originali e tutti scopiazzano! Triste!

  • Quando sento sento accostare web e contenuti scadenti mi viene il mal di stomaco, in effetti il web è pieno di spazzatura, ma ci sono anche contenuti offerti in modo gratuito che sono di grande pregio.

    Anche se prendete un quotidiano nazionale qualsiasi spesso si trova contenuto spazzatura (per non parlar della televisione), in molti casi uno vorrebbe solo sapere una notizia e i giornalisti PROFESSIONISTI dei mass media spesso e volentieri mettono insieme delle liste atroci di aggettivi e una quantità scarsissima di dati utili.

    Comunque secondo me il vero problema stà nei sistemi di ricerca che non sono ancora in grado di distinguere un contenuto di qualità da un contenuto “iperspinto”.

    Comunque secondo me i “vecchi madia” e chi lavora per loro hanno solo vantaggio nel denigrare il web, sopratutto perchè spesso la gente non è informata e quindi prende per verò ciò che questi “GIORNALISTI SERI” propinano.

  • Quando ho conosciuto il web, era un ambiente veramente diverso da quello attuale.
    Era una comunità con dei valori comuni e condivisi, adesso sta diventando sempre più uno specchio deforme dell’offline, non proprio il migliore.

    Nei newsgroup, nei siti, pure nelle chatroom, si respirava la voglia di cooperare, di fare qualcosa per gli altri, senza aspettarsi di avere nulla in cambio, anche perché magari quella persona non la si incontrava più.

    Ricordo che usavo tanti ottimi programmi freeware, poi spariti nel nulla, ai loro autori non interessava ne della fama, ne del guadagno, erano rappresentati solo da dei nickname, una e-mail e poco più.

    Eravamo tutti delle formichine, ognuna che trasportava il suo sassolino, per costruire questo nuovo mondo fuori dalle invidie, dalla competizione, dalle brutture della società contemporanea.

    Chi sei tu? Che lavoro fai? Ma chi se ne frega! Sei un essere umano, importante come tutti gli altri.

    Poi vennero i soldi, tanti soldi, troppi soldi, dirottati su Internet dai maghi del marketing finanziario a spese dei piccoli risparmiatori. E come certe cattedrali nel deserto del sud insegnano, troppi soldi gestiti dalle persone sbagliate possono fare più male che bene.

    Poi nel 2000 in TV arrivò il grande fratello, e fu precursore di un decennio dove tutti pure su Internet vogliono che gli altri si facciano i loro affari, dove un’unghia spezzata vale più di una specie che si estingue, dove 1 terremotato aquilano vale molto di più di 400 poveri terremotati haitiani, solo perché sono lontani. E io che speravo che Internet avrebbe abbattuto le distanze, in teoria si, ma non ha cambiato le persone.

    Poi vennero i dialer a portare altri soldi su Internet alle persone sbagliate.

    Poi venne l’ADSL, e la grande massa si riversò su Internet, più che altro per scaricare musica gratis, ma poi si accorse che non era quel luogo pieno di pedofili come la TV lo dipingeva, e vi si stabilì.

    Cos’è la Netiquette? Quando in un posto entra così tanta gente in poco tempo, è difficile che si adeguino alle consuetudini, o anche riuscire solo riuscirle a spiegare a tutti.

    Wikipedia è una straordinaria eccezione, ancora oggi continuo a chiedermi, ma come fa a reggersi?
    Per fortuna che esistono miracoli del genere a portare un po’ di speranza.

    Lo vogliamo far finire questo decennio del grande fratello o ci va bene così?

  • Concordo al 100% con ALderico ed aggiungo…

    Non credo che qualcuno possa ergersi ed autocandidarsi a valutatore universale del contenuto presente online per il semplice motivo che è impossibile che una sola persona possa anche solo immaginare cosa effettivamente c’è.

    Ognuno, compreso il sig. Riotta, dovrebbe armarsi di un minimo di umiltà è parlare per quello che è il SUO punto di vista. A questo proposito mi piacerebbe tanto sapere cosa cerca il sig. Riotta su Google.

    Per quanto mi riguarda si tratta del solito discorso generalista e di scarsissimo valore che popola ormai tutti i giornali e le TV se proprio dobbiamo dirla. Parole a senso unico (su un giornale cartaceo) che non possono ricevere risposta.

    Sui contenuti posso anche essere in parte d’accordo… c’è tanta robaccia (e c’è anche tanta roba utile) ma ciò che proprio ancora non si riesce a capire che il valore del web va ben oltre il contenuto. Il web è la comunicazione in mano a tutti, è la possibilità di dire la propria in un post come questo, è anche la semplice condivisione di una emozione, di un istante con la propria cerchia di amici. Il web sono le persone esattamente come sono sempre state con tutti i difetti ed i pregi dell’essere semplicemente umani.

    Il web è molto scomodo, sig. Riotta, per chi non è (e forse non lo sarà mai) abituato a condividere, ad ascoltare i pareri degli altri (anche se contrari) ed a conversare sempre alla pari con chiunque.

  • Personalmente sono invece ottimista. Credo che i motori di ricerca (e Google in particolare se vuole mantenere la propria egemonia) siano più che consapevoli di questa “deriva dei contenuti” e sicuramente stanno dirigendo i loro sforzi a qualcosa di più articolato di un semplice rimando a wikipedia. Ovviamente poi, come è già stato sottolineato, molto dipende anche dalla volontà del singolo di discernere tra la massa di informazioni che (per fortuna direi) vengono proposte e di riuscire a trovare ciò che ci interessa, magari anche iniziando a utilizzare qualche comando in più per filtrare i risultati. Puntare solo sulla qualità significherebbe comunque limitare la libertà di espressione sulla quale si basa il web, un altro discorso è invece premiare la qualità (ma di nuovo, in base a quali parametri?).

  • Ho letto l’articolo stanotte, prima di andare a letto, ed ho pensato di rimandare a stamattina l’inserimento di un commento.

    A mente fresca, non è cambiata l’opinione suuanto ho letto qualche ora fa.

    Il cabarettista Savonese era solito usare un’eufemismo che mi sembra fatto apposta per rispondere alle dichiarazioni di Riotta, e forse un pò anche a quelle di Tagliaerbe: siamo tutti ***** col **** degli altri (autocensura).

    Il web rispecchia anche gli altri mass media: sicuramente non tutto quello che viene scritto su internet è oro colato, ma questo non riguarda solo i blog ma anche le grosse testate, la tv, la radio, ecc.

    C’è però una piccola differenza:

    i blogger spesso e volentieri si devono auto adoperare non solo nella stesura dei contenuti ma anche della parte tecnica dei propri spazi nella rete, di programmazione, di promozione, ecc, investendo il proprio tempo e il proprio denaro nella maggior parte dei casi senza avere utili.

    I giornalisti invece sono pagati fior di quattrini messi a disposizione dalle testate giornalistiche che a loro volta usufruiscono di cospicui finanziamenti governativi.

    La cosa che mi fa più rabbia però è un altra: spesso mi è capitato di leggere articoli di giornalisti ritenuti prestigiosi, che magari si rifanno a contenuti attinti proprio da blog amatoriali o da altre testate estere.

    Vorrei proprio vederlo il Riotta di turno a creare un blog, personalizzare un CMS, ottimizzarlo per i motori di ricerca, pubblicizzarlo sui social network e svilupparne i contenuti senza guadagnare un euro magari per anni;
    il tutto da effettuarsi prevalentemente di notte perchè il giorno bisogna buscarsi la pagnotta con un altro lavoro e portare avanti la famiglia.

  • 😀

    Ragazzi, è chiaro che il “vecchio giornalismo” approfitta di ogni occasione per cavalcare la logica del “noi siamo la verità, voi “internauti” siete il nulla”.

    Però bisognerebbe anche fare di tutto per evitare di prestare il fianco a certe critiche. Su questo, una piccola parte di “colpa” la hanno chi produce i contenuti “dal basso” (ecco perchè cito la Netiquette), ma una grossa parte la hanno i motori che devono essere in grado di tenere il grano e buttare la zizzania (oggi mi sento un pò mistico 😀 ). E invece mi pare che siamo ancora nella fase in cui grano e zizzania si mescolano amabilmente… ma su questo vedrò di scrivere un post, prima o poi.

  • Non so voi ma per me il motore di ricerca non è il modo principale con cui accedo alle informazioni su internet.

    Per me il feed reader è il punto di partenza (a meno di ricerche specifiche tipo come faccio a…) e per questo le fonti che leggo sono accuratamente selezionate e quindi non vedo questo “appiattimento”.

    Perdo anche poco tempo con FriendFeed e Twitter: strumenti potenzialmente buoni ma con eccessivo “rumore” a mio parere.

    Che poi in linea generale il web stia andando “a donne di facili costumi” non me ne preoccupo più di tanto. Il web è multiforme e privo di palinsesto: ognuno può ricavarsi il proprio spazio e regolamentarlo anche in maniera autoritaria (il web NON è democratico).

    Ne ho scritto diffusamente qui http://www.kromeboy.net/archivio/il-problema-non-e-nella-rete-ma-nei-nodi/

  • @Sergio: non facciamo l’errore di credere che tutti siano “utenti evoluti”. Mesi fa scrissi (qui: https://blog.tagliaerbe.com/2009/10/social-vs-motori-di-ricerca-chi-offre-risposte-migliori.html ):

    “I siti che frequento abitualmente li ho nel feed reader, quelli che consulto poco li digito direttamente nel browser.
    Se voglio sapere cosa fanno i miei contatti, mi è sufficiente aprire Facebook o Twitter.
    Se cerco qualcuno che può rispondere ad un mio quesito specifico, molto spesso lo trovo in uno dei tanti forum che frequento (o anche su FriendFeed). E molto spesso trovo che la risposta è già stata data ad un altro utente qualche giorno o settimana prima.”

    Però Google ha ancora il monopolio delle ricerche “di massa”, è il “grande imbuto” dove si entra, si digita, e si clicca su uno dei primi risultati pensando “se Google lo mette lì, sarà autorevole, sarà la “VERITA'””. E spesso, purtroppo, non è così…

  • @tagliaerbe: “Però Google ha ancora il monopolio delle ricerche “di massa”, è il “grande imbuto” dove si entra, si digita, e si clicca su uno dei primi risultati pensando “se Google lo mette lì, sarà autorevole, sarà la “VERITA’””. E spesso, purtroppo, non è così…”

    Verissimo. Però non vedo dove sia il problema 🙂 Fintanto che la rete funziona per me, per te e per tutte le persone che vogliono, sono in grado e hanno bisogno di usarla non vedo quale sia il problema.

    La massa degli utenti produce contenuti inutili? Menomale! Già adesso ho più contenuti utili di quanto riesco a metabolizzarne! La massa degli utenti usa internet in maniera stupida/superficiale? Peccato: ma non posso farci molto.

    Quando la massa sentirà bisogno imparerà ad usare il mezzo come abbiamo fatto tutti noi che usiamo internet da anni, se la massa non dovesse sentire il bisogno questo non influenza la mia esperienza del web e quindi per me il web non è in declino.

    Appunto il web non è la TV che essendo basata su un palinsesto può essere di scarsa qualità per tutti contemporaneamente.

  • @Sergio: “La massa degli utenti usa internet in maniera stupida/superficiale? Peccato: ma non posso farci molto.”

    Ennò, dobbiamo farci qualcosa, eccome!

    Altrimenti i media “a senso unico” continueranno a monopolizzare le “coscienze” (e i voti…), dicendo che Internet è il covo della feccia, identificandoci con termini fra lo sfigato, il malato e il truffatore.

    L’utente deve evolvere, prendere coscienza delle enormi potenzialità della Rete e in ultima analisi “produrre” qualcosa di buono/utile per gli altri (se riesco, per domani pubblico un post proprio sulla tipologia degli utenti dei social… 😉 ).

  • Sono d’accordo con quanto detto da Riotta: pensiamo solo a tutte le tesi di complotto varie tanto per fare un esempio.
    La libertà del web è il più grande pregio ed il più grande limite e difetto del web stesso. Sta alla gente capire quali informazioni prendere e quali scartare…il problema è che la gente non ha tempo per verificare le fonti, e tante volte non è esperta dell’argomento, quindi prende la prima cosa che trova per buona, e i risultati si vedono -.-”
    Qui trovate il mio articolo:

    http://lostspacetheodyssey.blogspot.com/2010/01/jaron-lanier-e-il-declino-del-web-e.html

  • @tagliaerbe: penso proprio che Sergio abbia ragione, e penso che non si possa educare un granché, a meno di ritornare ai metodi della “rivoluzione cinese” .. penso che non ne valga la pena.

    Ho molta fiducia negli esseri umani, penso che internet sia uno strumento di “empowerment” straordinario che potrà solo rendere le persone migliori (il mio aiuto sarebbe superfluo e sarei un superbo a pensare di potere condizionare qualcosa di quello che sta succedendo in rete) perché la conoscenza è a portata di un click ed è solo questione di tempo: occorre avere fiducia nel futuro e nelle nuove generazioni, nei nativi digitali (di cui non faccio parte)

    Su Riotta, che stimo moltissimo, non ho niente da dire. Ha una sua opinione e la rispetto, come rispetto quella di Murdoch. Vedremo cosa succederà in futuro, siamo solo all’inizio.

    Per quanto riguarda i contenuti: si, è vero, c’è molta “fuffa”, ma sta a noi decidere se togliere un feed dal nostro reader quando ci stanca perché troviamo (per esempio) sempre e solo articolo tradotti (male) da blog americani (citare la fonte è relativo). Puoi sempre sostituire il feed nostrano e sostituirlo con la fonte facendo lo sforzo di leggere in inglese e pensare con la tua testa.

  • @Mauro Meli: rimango un inguaribile ottimista 🙂
    Penso infatti che:
    1) abbiamo il DOVERE di “evangelizzare” (che parola abusata…), di portare anche i “non nativi digitali” dentro la rete. Dobbiamo portarci le classi dirigenti che ora tirano il freno a mano, perchè han paura di ciò che non conoscono/non sono in grado di controllare…
    2) se sai usare un feed reader, sei un utente evoluto, e sei in grado di togliere/mettere nel feed ciò che vuoi. Io parlo di migliorare la qualità dei motori di ricerca proprio perchè i “non evoluti” sono la maggioranza, e l’imbuto da cui passano per scegliere è (quasi) sempre Google (o il motore impostato di default nel browser).

  • @tagliaerbe: 🙂 lo so, per questo mi piace risponderti 🙂

    Classe dirigente: concordo, ma capiranno con il tempo che serve …. oppure mai. in ogni caso la nuova generazione, i nativi digitali che faranno parte della classe dirigente, fra xx anni saranno dalla nostra parte. è solo questione di tempo … abbi fiducia 🙂

    Google: la qualità di un contenuto Google non la distingue, non la potrà mai distinguere perché una idea (se si può definire) di qualità sarò sempre e solo io a giudicarla.

    Per trovare il contenuto “buono” non mi accontento certamente di quello che mi propone Google e non sarà certo il numero dei link che portano a quella pagina che mi convincerà e nemmeno i commenti che ci leggo, tanti o pochi o buoni o cattivi.

    Io sono un essere umano, io penso e invece Google è una macchina al mio servizio … e ci mancherebbe altro: avremmo un Grande Fratello (non quello televisivo) di cui fidarci .. no, non mi piace, preferisco sempre usare la mia testa, anche a costo di sbagliare 🙂

  • @Mauro Meli: infatti nella cosiddetta “evangelizzazione” si dovrebbe insegnare agli utenti ad usare la testa in rete, ed evolvere dallo stato di utOnti… ma forse sto sognando 🙂

  • io non distinguerei l’uso della testa in rete dall’uso offline … il principio è lo stesso … per questo credo in un futuro migliore 🙂

  • la situazione è quella che hai descritto è vero, pochissima qualità sul web italiano, siti impresentabili pieni di banner e inutilità dominano spesso le serp, ma non ne farei un dramma. io sono convinto che chi investe tempo soldi ed energia nella qualità dei contenuti prima o poi emerge

  • @zack, lo spero, sincereamente spesso, quando mi trovo a seguire dei progetti basati sul contenuto di qualità (miei o prestando delle consulenze gratuite) mi trovo a combattere con tanta di quella spazzatura che il morale a volte casca sotto i piedi.

    Ribadisco il fatto che i motori di ricerca dovrebbero affinare di più i meccanismi per valutare la qualità del contenuto.
    Non sò se voi l’avete notato ma per certe chiavi di ricerca yahoo (che in teoria col meccanismo del trust rank dovrebbe esser meno automatizzato) restituisce risultati qualitativamente migliori di quelli di google ( o almeno a me così pare).

  • Io dico solo questo, parafrasando la frase di un famoso cantante: l’evoluzione tecnologica non serve al popolo se non è preceduta da una evoluzione di pensiero. 🙂

    Sono d’accordo con M.Meli quando dice che non si può demandare a Google la decisione su che cosa sia qualitativo oppure no ma, per contro, credo che sia inoppugnabile che la massificazione del web non condurrà affatto le persone ad essere persone migliori. Semmai il contrario.

    Esiste anche un interessante articolo di Federico Rampini che merita una lettura:
    http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=17735

  • Generalizzare non è per niente bello, è da poco che bloggo, ma vedo che comunque chi vuole offrire qualità la offre ed è la gente che deve valutare. Io cerco di offrire ai miei lettori sempre contenuti ricchi che portino aiuto a chi ne ha bisogno, e ogni volta che scrivo vorrei scrivere ancora, perché ho talmente tante idee che voglio esporre sul mio blog che non vedo l’ora di pubblicare. In quanto ai banner , finché scrivi qualità non vedo x’ essi debbano essere un problema anzi ben venga il valorizzare il proprio lavoro…

  • Le TV, le librerie e le edicole sono piene di prodotti editoriali trash e noi a fasciarci la testa per il declino dei blog?!

    Forse è perchè vivo all’estero ma a me sembra che in italia il crollo di qualità lo abbiano avuto i media tradizionali. Un esempio: il TG1 è prodotto in modo professionale? Non avete notato le riprese video che hanno colori improbabili a causa delle vecchissime telecamere utilizzate? Per non parlare poi della grafica (non) utilizzata nei servizi… (no no parlo dei contenuti che pochi anni fa sarebbe stati da TG ragazzi, ma del contenitore)

    e poi dai una frase come il web genera “una poltiglia di informazione amorfa che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica” è ovviamente scritta da un ignorante che, probabilmente per educazione o per età anagrafica, non è in grado di comprendere la realtà di oggi…

    Ma ve lo ricordate il mondo pre Web? Ovviamente era il paradiso per i vecchi che avevano potere e che ora lo stanno perdendo grazie al boom della rete degli ultimi anni. Che poi non riesco a capire tutta sta “scarsissima qualità dei contenuti online”: ma dove?! LA rete peggio dei quotidiani e TG italiani?!

    Questo tizio non discute su motori di ricerca o problematiche del WEB 2.0 ma spara a zero sulla Rete, quindi eviterei di consumare troppi cicli mentali sulle sue “intuizioni”…

  • 1. La qualità non fa parte dei motori di ricerca

    Purtroppo è vero. Ma c’ pure da considerare che il numero delle persone che scrino si moltiplicato per 100 o 1000. QUindi inevitabilmente si finisce per avere piu massa e meno qualità. O meglio, la qualità è sempre quella ma adesso risulta piu diluita e bisogna far piu fatica a trovarla.
    Un po come le antenne per cellulari sul papazzo di fronte, prima era una sola adesso sono un grappolo!
    C’è più inquinamento e rumore.
    E in questo i motori non aiutano e noi non aiutiamo i motori. O, semplificando ancora, i motori hanno finalmente trovato il modo di far soldi dalle query e in qualche maniera hanno aggiustato il tiro, e siti e blog si sono adeguati a questo.

  • @Mauro Meli: rimango un inguaribile ottimista 🙂
    Penso infatti che:
    1) abbiamo il DOVERE di “evangelizzare” (che parola abusata…), di portare anche i “non nativi digitali” dentro la rete. Dobbiamo portarci le classi dirigenti che ora tirano il freno a mano, perchè han paura di ciò che non conoscono/non sono in grado di controllare…

    Meno male che temono internet e tu da inguaribile ottimista dici che per ora non sanno controllare … vorrei tanto che continuassero a non controllarlo, grazie.

    2) se sai usare un feed reader, sei un utente evoluto, e sei in grado di togliere/mettere nel feed ciò che vuoi. Io parlo di migliorare la qualità dei motori di ricerca proprio perchè i “non evoluti” sono la maggioranza, e l’imbuto da cui passano per scegliere è (quasi) sempre Google (o il motore impostato di default nel browser).

    Il punto è che la maggioranza usa i motori di ricerca digitando una o due tre termini, magari se spiegassimo a tutti gli utenti come utilizzare i diversi parametri che un motore permette di impostare, tipo scuola guida, faremmo un grande passo in avanti per tutti, senza scomodare i soloni.

  • Beh, si e no. Riotta snobbeggia un po’. Wikipedia è numero uno per via degli algoritmi di Google: grandi contenuti, interlinkati tra loro, grandissimo numero di link in entrata soprattutto in rapporto a link in uscita (quasi tutti nofollow e che comunque citano fonti, spesso autorevoli).

    Insomma, se wikipedia è al primo posto – su molti topic – lo deve al fatto che corrisponde bene agli algoritmi di Google.

  • Credo che i contenuti molto molto scarsi siano presenti ovunque sul web e sempre di più.
    Il mio sito, soprattutto nella parte sul Giappone che è quella che sto curando di più, l’ho improntato come un raccoglitore con articoli il più possibile dettagliati. Il 2010 mi vedrà impegnato a scrivere moltissimi nuovi articoli per far diventare il mio sito un archivio CULTURALE per il futuro, non un semplice contenitore di notizie frivole come spesso accade sul web ultimamente (soprattutto in Italia).
    Alderico dice “se la gente vuole cacca avrà cacca”, questo è vero, ma penso che ci sia modo e modo di scrivere e in Italia molti scrivono velocemente tanto per mettere online quanti più articoli possibili: io anche se su un articolo in cui parlo di una cosa stupida cerco di dare più dettagli possibili a costo di impiegare 10 ore per scriverlo.

  • Lessi anch’io giorni fa l’articolo di Riotta e quello che mi stupì di più delle affermazioni di Lanier, citato nell’articolo di Riotta, era la sua profezia, agli albori del Web2.0, di una rete come luogo dove si potessero concentrare grandi intelligenze, creatività e genio. Ma come ha potuto pensare una cosa del genere? La rete, così come altri media, non è altro che lo specchio della società, dove si trovano grandi eccellenze, ma anche e soprattutto tanta mediocrità. Perchè stupirsi tanto che i contenuti in rete sono scadenti? E in televisione? E sui giornali? E per la strada? E’così, però in rete c’è talmente tanta ‘roba’ che sta alla capacità critica di ciascun individuo ricercare il contenuto di valore. E questo blog ne è un esempio (e non è piaggeria Davide :-))

    Facciamo un altro esempio: YouTube. Tacciato da tutti, media in primis, come il luogo dove ragazzini annoiati postano video scabrosi, violenti o semplicemente idioti. In realtà YouTube è un grandissimo fenomeno di cultura partecipativa, dove conoscere e condividere mondi e realtà altrimenti sconosciuti. Se vi interessa l’argomento vi rimando per un approfondimento al recente libro YouTube di Jean Burgess e Joshua Green (http://bit.ly/4VLgDb)

    Scusate…forse sono andata fuori tema, presa dalla foga della discussione 🙂

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Max Valle

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