La potenza dello Storytelling

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Centinaia, migliaia di anni fa, quando l’uomo non sapeva ancora scrivere, si tramandavano sapere e conoscenza di generazione in generazione raccontando storie.

“C’era una volta, …”: così iniziano tutte le storie che ci raccontavano da bambini, che quelli della mia generazione ricordano molto bene riprodotte anche all’interno delle “Fiabe Sonore” (ti dice nulla “A mille ce n’è nel mio mondo di fiabe da narrar…”? 😉 ).

Credo quindi che nello Storytelling ci sia qualcosa di magico che risveglia nel nostro cervello meccaniche ancestrali e primordiali, qualcosa che alza immediatamente il livello d’attenzione e nello stesso tempo ci rende più ricettivi circa ciò che stiamo leggendo, ascoltando o guardando.

Chi si occupa di branding, marketing e management conosce molto bene la potenza dello Storytelling (che, a differenza di secoli fa, ora utilizza strumenti digitali e quindi può diffondersi e raggiungerci ovunque, 24 ore su 24, 7 giorni su 7): si parla ormai di Storytelling Management, per indicare una vera e propria disciplina che pare sia stata alla base di tanti recenti successi personali e aziendali (e soprattutto politici).

In altre parole, lo Storytelling è una prassi, ormai consolidata, che utilizza la narrativa per coinvolgere l’interlocutore (come ci viene raccontato in Storytelling And Your Quest For Business Success): “per ottenere il massimo impatto bisognerebbe far leva su tutti i 5 sensi, far leva sulle emozioni più che sull’intelletto”, spiega Nancy Lamb, autrice di vari libri che parlano proprio di Storytelling.

Pat Lencioni, autore di libri e business fable, crede che “le persone sono in cerca di qualcosa che cattura l’attenzione e che fornisce loro una piacevole esperienza. Penso che la gente impari meglio quando si sente coinvolta”.

C’è pure chi ha coniato un acronimo per spiegare in 6 punti come dovrebbe essere un storia: SUCCES, ovvero Simple, Unexpected, Concrete, Credibility, Emotion e… Stories.

E siccome la buona pratica dello Storytelling prevede che si racconti una storia coinvolgente e motivante, chiudo questo post con uno dei video probabilmente più citati quando si parla di Storytelling: si tratta del famosissimo “Stay Hungry, Stay Foolish” di Steve Jobs (qui con sottotitoli in italiano), discorso nel quale ci sono tutti gli elementi cardine della storia perfetta: fallimento, sogno, riscatto e successo.


Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

12 Comments

  • Salve a tutti, sono anch’io daccordo con la grande importanza dello storytelling. Ho fatto una serie di video interviste (oltre 70) alla comunità di Montaione (Fi) per promuovere il territorio attraverso le persone che lo abitano. (tutte pubblicate sul blog tuscanyholidaysmontaione.blogspot.it ) Lo storytelling apre un canale di contatto tra il testimone di una comunità e lo “straniero”. Sono gli stessi residenti che diventano attori dell’informazione e della promozione turistica. Per farvi un’idea vi lascio il link di una delle videointerviste: http://www.youtube.com/watch?v=24hs_vVgLcg
    Buona visione
    Loredana

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  • Come sempre un’altro articolo che offre molti spunti di riflessione, grazie “tagliaerbe”

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  • non capisco perche’ jobs viene considerato un mito o idolo mentre il suo concorente storico gates viene sempre considerato come un ladro/incapace/forbone e quantaltro forse perche’ bill non ha mai sbagliato non e’ mai stato licenziato e ha fatto sempre le scelte giuste al primo colpo ?

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  • Quoto Skerozzo.

    Chi diventa ricco o potente può reinventarsi il passato che vuole, tanto la gente ama credere alle favole, e credere che i “vincenti” siano buoni e sinceri.
    Allora w jobs, ipad, iphone, ipod, ipen, ipay, ipack … però basta parlarne che mi stanno uscendo le mele dalle orecchie.

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  • Ciao Ilaria scusa se al tuo intervento molto colto contrappongo una considerazione molto semplice.

    Bisogna anche analizzare bene. Jobs dice che e’ importante saper unire i puntini… poi magari si scopre che alla fine suo nonno ha venduto una terra in Sicilia e gli ha dato 1.000.000 di euro…ma questo non te lo dirà mai…si dimenticherà.

    So che forse è OT (perchè qui si sta parlando dell’efficacia dello Story Telling che sicuramente ne ha) però volevo mettere un po’ tutti in guardia dall’abboccare a quello che ALCUNI personaggi famosi dicono riguardo il loro passato di eroi… perchè non è il primo che smaschererei che in fondo in fondo…mentre lui era in garage, suo padre gli ha lasciato 40 villini in eredità…solo questo…

    Non è detto che questo sia il caso… non conosco Steve Jobs 🙂

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  • Il bello della cultura contemporanea, di molta cultura internettiana e dello sviluppo personale è che scopre dei giganteschi “ahaaa” in quella che è la normalità dell’essere uomini, dell’essere umano, dell’umanità.

    Mi entusiasma l’entusiasmo e la critica al discorso di Steve Jobs. (Bellissimo, una vera lezione di oratoria, un po’ datato, per altro, già visto molto spesso. Per carità, sempre valido eh, Tagliaerbe! ;)).

    Lo storytelling è alla base degli archetipi umani, del mito e della mitologia, per cui è presente in tutte le culture, di tutte le latitudini.

    Se ti ricordi le “Fiabe Sonore”, Tagliaerbe, molto probabilmente ti ricordi un libro molto diffuso quando eravamo piccoli, un sunto della Bibbia per bambini intitolato “La piu’ grande storia mai raccontata” (guarda caso), peraltro anche il titolo di un film sulla vita di Gesu’.

    Quanto a colui che passa dalle stalle alle stelle, mi dispiace dirlo, non è un’invenzione recente, non è anglosassone, e non è un trucco di marketing. Odisseo nell’Odissea sta in giro 20 anni prima di riuscire a tornare a Itaca. Achille è preso dall’ira funesta all’inizio dell’Iliade perché il suo amatissimo Patroclo (il suo partner) è stato ucciso.
    Enea è un fuggiasco, povero e disgraziato (era re, prima della caduta di Troia), costretto a portare a spalle il proprio padre, prima di arrivare dopo lungo soffrire e peregrinare nel Lazio dove diventerà capostipite di una stirpe destinata a dominare il mondo (Cesare Augusto).
    Anche gli dei dell’Olimpo hanno storie di travagli e lo stesso altri eroi classici (le famose fatiche di Ercole).
    I personaggi della Bibbia non se la passano molto meglio: si pensi a quel che deve fare Mosè. E Cristo stesso, lui in una stalla ci nasce e la sua culla è una mangiatoia (alla faccia dello storytelling, ma da dove viene tanta inventiva…).
    Viene messo sulla croce al posto di un Barabba qualunque, ma… risorge.
    Maometto deve sobbarcarsi l’onere dell’Egira.
    Gli dèi dell’induismo hanno tutti storie di sofferenze, espiazioni e sacrifici.
    Siddharta e San Francesco (volete leggere dello storytelling bello e misconosciuto? “I fioretti di San Francesco”) sono dei ricchi che diventano poveri…
    Dante si ritrova nella “selva oscura”…
    Buddha raggiunge l’illuminazione a ottanta anni.
    L’elenco è infinito.
    Piu’ banalmente lo stesso Hitler era un imbianchino.
    E quello che è stato uno dei presidenti della repubblica italiana, Pertini, ha avuto una storia di esilio e di persecuzione (come molti altri personaggio del suo tempo).
    Il nostro continente, l’Europa, ha una storia travagliatissima (avete visto qualche film sulla Santa Inquisizione o sullo sbarco in Normandia? O “L’albero degli zoccoli”? O le immagini della caduta del muro di Berlino?)
    Gli Stati Uniti invece, con la schiavitu’, la Guerra di Indipendenza, la Guerra di Secessione, Rosa Parker, Martin Luther King, Malcom X…
    le Torri Gemelle…
    In PNL, mutuando idee che arrivano da Jung, Fraser, Campbell etc si parla di “viaggio dell’eroe”.
    E’ il viaggio di ciascuno di noi, la storia di ciascuno di coloro che ha la fortuna di essere nato e di vivere o di aver vissuto.

    Come dice Jobs è utile e importante saper unire i puntini.

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  • @Tagliaerbe… concordo con te… si deve ancora vedere il figlio dei ricchi che dice pubblicamente ” Ce l’ho fatta perchè ancora prima di nascere avevo già 2.000.000 euro sul mio conto corrente !” 🙂 (che poi è il 99% dei casi di quelli che ce la fanno…invece a sentir loro stranamente sembra che invece sia il 100% dei casi…. tutti nati poveri, sfigati, in un garage, malati, licenziati… 🙂

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  • E’ un mondo troppo serio e duro… quindi quando c’è qualcuno che ha un po’ più di luce dentro ed è riuscito a metterla bene a frutto, quando parla si fa ascoltare volentieri.

    Avevo già visto questi due video di Steve Jobs, fantastici, mi hanno gasato tantissimo 🙂

    E’ bello scoprire che anche le sconfitte servono, che magari non si trova subito la strada giusta ma che, alla fine, si può avere successo.

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  • Sono d’accordo sul potere dello storytelling…

    andando un po’ OT è curioso notare come i personaggi piu’ potenti della terra descrivono sempre di essere partiti dal nulla…in condizioni pietose (vedi berlusca che cantava nelle navi…si si, come no)… ad esempio in questo video nel momento del licenziamento di Steve Jobs dalla Apple sembra quasi allo stesso livello di un operaio che viene sbattuto per strada dopo la cassa integrazione di 600 euro al mese… cioè, voglio dire, per andare via dalla Apple minimo minimo avrà preso una buona uscita di 10 milioni di euro….cmq è un po’ OT 🙂

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    • @Skerozzo: cadere e risorgere, fallire ma poi avere successo fa parte del “sogno americano” (a differenza di quello italiano, dove fallimento = bollato a vita come perdente). E nello storytelling è una leva micidiale per calamitare l’attenzione, perché chi ascolta si identifica immediatamente nel “fallito che ce la può fare”, anziché in quello che ha sempre vinto tutto.

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  • @Gareth: Se ti riferisci a al gioco dei Lupi e dei Villani confermo in pieno sulla capacità di creare legami 😉

    Devo dire che questo video di Steve jobs ha proprio avuto l’effetto indicato nel post. Al punto che l’ho messo anche sul mio blog….mi è piaciuto un sacco. Mi chiedo se la “tecnica” dello Storytelling ha a che fare con la P.N.L.

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  • Se volete un esempio di storytelling “selvaggio” e “caotico” cercate un gioco di carte chiamato “C’era una volta” (Once Upon a Time). Serve per creare favole, ma vi sorprenderà per la sua capacità di creare legami!

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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