Startup e lezioni di vita

16 anni fa, nel lontano 1995, fondavo la mia prima (e per ora unica 🙂 ) startup: un nodo Internet.

Quell’esperienza mi ha profondamente segnato e cambiato, in senso positivo: anche se non sono diventato un serial entrepreneur, anche se non ho fatto soldi a palate, ho tratto da quei mesi un sacco di insegnamenti e lezioni di vita, che mi sono state utili nel mio percorso lavorativo. Ecco quali:

Folgorazione: quando ho conosciuto Internet, nel 1994, ne sono rimasto letteralmente folgorato. Ricordo che mi colpì da un lato la possibilità di comunicare, in tempo reale, con gente di tutto il mondo e dall’altro quella di ottenere tutte le informazioni possibili e immaginabili, su qualsiasi argomento. Ricordo che andavo a lavorare e la sera tornavo a casa di corsa, per collegarmi a Internet fino a notte fonda. Per esplorare, capire, conoscere.

Lezione n.1: devi trovare qualcosa che possa davvero folgorarti. Non parlo di una passione passeggera, ma di qualcosa per la quale devi sentire che ci dedicherai anima e corpo per anni, se non per tutto il resto della tua vita. Se sei uno che ha 1.000 hobby e cambi interessi ogni settimana, meglio per te evitare di buttarsi nella fondazione di una startup.

Intuizione: capii in un attimo che il futuro era nella Rete, che ci sarebbe stata una rivoluzione epocale. Ma posso garantirti che 16-17 anni fa, in Italia, la cosa non era affatto scontata. Praticamente nessuna persona esterna al solito giro dei “geek” aveva mai sentito nominare Internet, e quando cercavi di spiegare le potenzialità del nuovo strumento a certi personaggi, che in teoria avrebbero dovuto essere più “illuminati” di altri, ottenevi solo sorrisi di compatimento (se non porte in faccia).

Lezione n.2: l’intuizione è una dote innata. C’è dentro molto “sesto senso”, un lampo di genio, ma anche parecchio studio di ciò che accade oltreoceano: in Italia abbiamo la grande fortuna (si fa per dire…) di essere qualche anno indietro rispetto agli USA (e anche a parecchi stati del Nord Europa): il “copycat”, modificato per adattarlo al nostro contesto, è quindi una formula che può funzionare. Attenzione però: se il tuo business online è rivolto solo all’Italia ti ci vorrà un sacco di tempo e un sacco di pazienza per sfondare, perché il mercato è estremamente “vecchio” e statico, poco propenso alle novità e al cambiamento.

Follia: in quel periodo (metà degli anni ’90) lavoravo per una grossa multinazionale. Era quello che molti avrebbero chiamato un “buon posto di lavoro”, una occupazione tranquilla in grado di portarmi alla pensione. Ma l’idea di fare 35-40 anni dentro un ufficio milanese proprio non mi andava. Presi tutto il coraggio che avevo, mi licenziai e mi gettai a capofitto nella mia nuova avventura. Anche se nessuno credeva in quel mio salto nel vuoto, lo feci.

Lezione n.3: per lanciarsi in una nuova impresa è necessaria una sana e lucida follia, e una buona dose di testardaggine. Il lasciare il certo per l’incerto è un grosso rischio, soprattutto se hai famiglia, figli, mutuo e rate da pagare. Nella follia cerca sempre di trovare un minimo di razionalità, per capire se quello che andrai a fare ha le basi per cavarci almeno uno stipendio.

Know-how: in breve tempo, acquisivo nuove conoscenze e competenze. Dedicavo al lavoro tutta la giornata e alla formazione tutta la nottata, cercando di accumulare il più possibile nozioni utili e preziose per la mia attività. E lo faccio tutt’ora.

Lezione n.4: chi decide di lavorare in un settore dinamico e competitivo come il web, non può permettersi di lavorare le classiche 40 ore alla settimana. La formazione deve essere continua, costante, perché dall’instancabile studio e dall’assiduo confronto con gli altri escono nuove idee, nuove opportunità, nuove visioni sul futuro del business.

Team: partii solo. Tutta l’attività del mio piccolo nodo Internet era sulle mie spalle. Facevo il tecnico, il commerciale, l’help desk, la customer care, l’installatore di modem, il docente (che spiegava a scuole e aziende come funzionava la Rete). Fino a quando hai pochi clienti ce la puoi anche fare, ma quando questi diventano alcune centinaia iniziano i veri problemi.

Lezione n.5: fare tutto da solo ha l’enorme vantaggio di aprirti la mente ai vari lati del problema. Il solo fatto di vedere (e capire) sia il lato tecnico che quello commerciale arricchisce il tuo bagaglio culturale a dismisura, ti abitua al problem solving. Ma se decidi di partire oggi con una startup ti consiglio di essere almeno in 2, sia per stimolarsi e confrontarsi a vicenda, sia per distribuire il carico di lavoro. Possibilmente fai in modo che le competenze siano diverse, ma che entrambi siano in grado di sconfinare nel territorio dell’altro, in caso di “emergenza”.

Costi: nel 1995 non esisteva nulla, in Italia, a livello di incubatori, angel investor o venture capital. Pertanto “finanziai” la mia startup esclusivamente con i miei sudati risparmi e la mia misera liquidazione. E ammetto anche che non feci mai il benché minimo business plan 🙂

Lezione n.6: navigare a vista è estremamente pericoloso. Sforzarsi di stendere un business plan, anche minimale, aiuta ad avere davanti qualche numero che può far capire, almeno a grandi linee, quelli che potranno essere i ricavi (ipotetici) ma soprattutto quelli che sono i costi reali (che di ipotetico hanno ben poco). E quindi capire se la startup è solo una bella (e costosa) idea, o può anche essere profittevole.

Exit: riuscii comunque a vendere la mia attività dopo soli 3-4 mesi, ad un imprenditore locale. Purtroppo questa persona aveva un grosso fiuto per gli affari da old economy, ma non capiva le enormi potenzialità che Internet avrebbe potuto offrire collegando i suoi business tradizionali alla Rete. Un vero peccato.

Lezione n.7: quando vendi una startup, dimenticatela. Lascia stare i sentimenti, i percorsi mentali del “se avessi fatto così, sarebbe andata cosà”. Taglia il cordone ombelicale, e non pensarci più. Semmai rispolvera le idee che hai lasciato nel cassetto, trova qualche partner fidato con cui hai lavorato, tira fuori qualche soldo messo da parte e riparti per una nuova avventura. Con una nuova startup.

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18 Comments

  • Vero… chiodo scaccia chiodo…
    Ma certe cose ci restano dentro… per 16 anni e più… 😉

    Con affetto,
    Mario.

  • Davvero bella la tua storia.

    Le storie di successo nascono tutte così, una passione enorme su cui si punta tutto (piantando il vecchio lavoro ad esempio) e su cui ci si dedica tutto il tempo disponibile (e anche quello non disponibile).

    Buona giornata a tutti

  • … e quand’è che ricominci? Non ti manca l’adrenalina, con quella bella sensazione di disperazione a giorni alterni?

  • Gran bel post, Taglia.

    Aggiungo: bisogna sempre sforzarsi di guardare le cose fuori dal cosidetto “pensiero di gruppo” o “groupthink”.

    Quotando Steve Jobs, che a sua volta quota Wayne Gretzky: “Pattino sempre verso il punto dove finirà il dischetto, non verso quello dove si trovava prima”

  • Bella storia e bel post. In parte mi ci rivedo (percorso diverso – la startup del ventenne è poi diventata l’azienda del quarantenne – ma le lezioni apprese sono le stesse, più o meno). Grazie!

  • Mi associo al coro di ammiratori, bel post e realmente istruttivo.
    Mi ha colpito soprattutto la parte riguardante gli investimenti fatti con i risparmi personali e la mancanza di un vero e proprio business plan…

    Chissà perché? 🙂

  • Proprio in quel periodo feci la solita cosa, avviando la medesima attività e l’emozione e l’essere pioniere in un mondo nuovo da scoprire quando sei ragazzo è un’esperienza di grande portata.
    Confermo che almeno una piccola dose di follia e di romanticismo sfrenato ce la devi avere altrimenti è meglio rimanere a fare quello che gia stai facendo.

  • Bell’articolo davvero Davide.

    E’ bello prchè è una storia vera, vissuta da te in prima persona e non c’è niente di meglio che storie vere – non “mere” teorie e strategia perfette sulla carta ma che poi non trovano riscontro nella realtà!

    Credo che hai toccato davvero punti importanti, come la folgorazione, che è quella spinta totale che ti f resistre a tutto quello che succede – al bello ed al cattivo tempo – della situazione in cui ti sei messo a vivere.

    Un domanda: ma la tua startup di cui hai parlato, com’è finita? 🙂

  • @Francesco: chissà, magari qualcosa diro fuori, prima o poi… 😉

  • @Lorenzo: nell’ultimo punto l’ho scritto: ceduta dopo 3-4 mesi di attività 🙂

  • Mh vero, mi ero perso quel pezzettino di Exit.

    Se posso chiedere, cos’era dei punti che hai esposto sopra (Folgorazione, Intuizione, Follia, Know-how, Team, Costi) che nel tuo caso ha fallito o in cui non eri così “focused” da decidere di vendere l’attività?

    Non hai trovato bravi collaboratori e non riuscivi a sobbarcarti troppo lavoro tutto asssieme? Mancanza di fondi? Mancanza di clienti?

  • @Lorenzo: ho deciso perché credevo che il fiuto imprenditoriale della persona alla quale avevo ceduto l’attività, nonché i suoi soldi, ci avrebbero portato molto lontano. Purtroppo non è andata così 🙂

  • OK.

    Dunque ti sei scontrato con un’altra cosa ancora: i soldi non sono tutto per il successo di qualcosa.

    Forse conta più la “vision”… o forse ancora una via di mezzo tra i soldi che finanziano e la “vision per il futuro”, per dove e come indirizzare il business per trovare “a chi vendere” e “come proporre”.

    Sto iniziando a pensare che, per avviare un’attività, il reale bisogno è trovare soci con la stessa “vision” delle cose, che probabilmente è una delle cose più difficili da trovare. Se infatti c’è una visione comune, sobbarcarsi sacrifici diventa quasi divertente, ma quando c’è un rottura ed uno vuole andare a destra e l’altro a sinistra, anche se hai 100.000 euro in banca, probabilmente non risolvono le cose, e tocca dividersi pani e pesci.

  • Grazie Taglia per aver condiviso la tua bellissima esperienza! e ti ringrazio per l’intervista!:-)

  • Grande lezione soprattutto quando sottolinei che la formazione deve essere costante. Condivido e apprezzo la sincerità con cui parli delle tue esperienze.
    Grazie!

  • una piccola curiosità davide ma quale era la tua startup? di cosa ti occupavi?

  • @leonardo: è scritto all’inizio del post: era un nodo Internet (se clicchi sul link capisci di cosa mi occupavo 😉 ).

  • @tagliaerbe scusa, però sono nato nel 97 certe cose mi sembrano assurde! 😉

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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