Lettera aperta all’Italia, investitori e startup

Photo credit: Alberto D’Ottavi.
“Dove credete di andare, avete solo 19 anni e siete in Italia.”

Vorrei prima di tutto ringraziare Davide per opportunità datami nel cercare di spiegare certi meccanismi di questo paese chiamato Italia.

Ciao a tutti, sono Augusto, co-founder di Mashape, una startup in Silicon Valley che vuole rivoluzionare il modo di creare applicazioni web e mobile. Ma facciamo un passo indietro a quando eravamo dei bambini inconsapevoli che volevano giocare a fare i grandi “siamo ancora dei bambini, e giochiamo e ci divertiamo come loro, solo che adesso abbiamo un po di barba 🙂 “.

A 18 anni fondai MemboxX, il primo sito italiano di online storage di documenti e password. Andò bene, raggiunse un buona massa critica, ma non sapevo niente di business, Venture Capital, né di finanziamenti… niente di niente. Non sono mai riuscito a monetizzarlo. In quei mesi comprai un libro: “Google e gli altri” che narrava nel dettaglio la storia di Google e della Silicon Valley. Mi si accese una lampadina e da quel giorno ho detto: “Lì voglio andare, lì potrei forse creare grande valore”. Era il 2007 ora siamo nel 2010 e sono finalmente sbarcato a San Francisco grazie a Mashape; cofondata con Marco Palladino e Michele Zonca, qui abbiamo preso il nostro investimento dai YouTube guys. Questo processo non e’ stato facile, altri avrebbero mollato molto prima.

Avete presente quando siete in una stanzetta piena di persone, e l’aria si inizia a fare pesante… ma alla fine si apre la porta e entra una ventata di aria fresca e riniziate a respirare a pieni polmoni come se quello fosse stato il vostro primo respiro? Be, questo è quello che è successo a noi, nelle ricerca disperata di finanziamenti in Italia durata per 2 anni; e poi l’America, investimento, quella porta che si apre… ricominci a vivere e credere che forse non eri del tutto un idiota pazzo.

Tu sei il mio paese, Italia; ci sono nato e cresciuto, qui ho i miei ricordi più importanti, qui mi sono formato, è come il primo amore che non si dimentica mai. Ma come tutte le più belle storie di amore prima o poi finiscono. In questi due ultimi anni insieme ho capito molto di te, ho capito molto più di te in questi ultimi due anni che prima.

Nel 2008 abbiamo iniziato a cercare i finanziamenti per Mashape, eravamo solo io e Marco all’epoca, poi nel 2009 si è aggiunto Michele e via su e giù per lo stivale… per 2 anni. Ora 2 anni per uno che ne aveva 19 sono piu del 10% della sua vita spesa a rincorrere ideologie che in questo paese non esistono.

Vedi Italia se vuoi diventare un pease leader devi prima risolvere dei problemi alla base, e dove anche ci fosse la volontà, ricordati che ci vogliono decenni non mesi. A Roma in una famosa piazza c’è scritto in gigante: “…un popolo di combattenti, navigatori, esploratori, poeti, avventurieri, scrittori, viaggiatori, ed eroi”. Questa frase mi fa sentire orgoglioso, perché è vero, lo eravamo… ma se penso ad adesso e a tutti quelli investitori&vari che ho incontrato in questi due anni, (circa 50 persone) vi posso dire con rammarico che quel popolo non esiste più.

Ogni volta che andavamo a chiedere i finanziamenti, la risposta era sempre la stessa: avete solo 19 anni. Il problema è che questo immenso vantaggio loro lo vedevano come un ostacolo. Mi dicevano che non eravamo in grado di far crescere una società ed è vero probabilmente non sono in grado, ma qui stiamo parlando solo di farla partire… se poi crescerà chiamerò chi è più bravo di me. Dove non arrivo, delego e do fiducia ad altri più in gamba.

Probabilmente si sono anche dimenticati gli ultimi 4000 anni di storia. Da Alessandro Magno a Mark Zuckerberg le più grandi talentuose opere sono state fatte da under 30. Mentre io a 19 anni andavo a rompere le scatole su e giù per l’Italia, Alessandro Magno comandava 200.000 soldati, conquistò l’Asia e scese giù in Egitto dove si fece incoronare faraone. Aveva appena compiuto 21 anni. Oggi non si combatte più… gli imperi di una volta oggi si chiamano multinazionali, gli eserciti sono diventati team di persone. Oggi l’Asia la conquisti con Facebook che tira su 15 milioni di asiatici (signup) al mese. Oggi Alessandro si chiama Mark, e guarda caso entrambi iniziarono molto presto. Nel tardo ottocento un giovanotto, immigrato italiano, di nome Amadeo iniziò a fare il banchiere in California con un carro di frutta, quel banchiere fondò la più grande banca del mondo che oggi tutti conosciamo con il nome di Bank of America. Albert Einstein scrisse la prima bozza sulla Teoria della Relatività quando aveva solo 26 anni. I fondatori di Google ne avevano 25 quando fondarono l’azienda ma iniziarono a lavorare sull’algoritmo (Pagerank) a 23 anni e poi ancora Microsoft, Oracle, Apple… purtroppo non basterebbe lo spazio di questo blog per elencarvi tutte le immense opere fatte da under 30…

Ma secondo voi perché il genio compare in età cosi “prematura”? Sinceramente non lo so. Il genio, l’idea, il lampo non è altro che una combinazione incredibilmente perfetta di elettricità che scorre sui nostri neuroni. Ma da lì in poi ci vuole carattere e coraggio (che sono infusi nel nostro DNA) per concretizzare. La scintilla da sola non basta. Sicuramente sei molto piu coraggioso a vent’anni, il carattere anche è molto piu arrogante e l’ego è alle stelle, e guarda un pò… sono proprio le caratteristiche di un leader visionario.

Non voglio fare l’ennesima rassegna negativa sugli investitori e sui Venture Capital italiani; e sapete perché? Perché dopo tutto non è neanche colpa loro.

Cara Italia se vuoi cambiare devi investire sui giovani, ma non come lo dicono i politici in televisione, ci devi investire veramente, devi metterci la passione. Nei nostri ultimi due anni di convivenza, ho visto tanti ragazzi come me che non sono riusciti a partire perché non hanno trovato in te il supporto. Pensa quanti di quelli avrebbero potuto creare valore per te… e per ogni ragazzo che fallisce o emigra perdi un pezzo di anima. Ci sono degli investori che vorrebbero aiutarci, ma non ci riescono da soli, hanno bisogno di un ecosistema sotto che gli aiuti, hanno bisogno di un mercato a cui possono rivendere il valore aggiunto che hanno creato, hanno bisogno di leggi che allegeriscano il carico fiscale, hanno bisogno di università che insegnino anche la pratica… d’altronde stanno semplicemente credendo nei tuoi figli. La tua sorella Francia lo ha capito da anni, e sta investendo a ritmi sbalorditivi anno dopo anno… non lasciarti uccidere così. L’unico modo che hai per sopravvivere è investire in innovazione e giovani, loro sono i primi che usano nuovi prodotti e sono i primi ad accorgersi dei nuovi problemi e creare quindi nuove soluzioni. Innovare non è per niente semplice, tu sei un paese pieno di persone che inventano nuove tecnologie, ma la tecnologia da sola non serve a niente, diventa innovazione quando ha adoption, quando viene applicata sulla massa, il mondo è pieno di tecnologie potenti che non sono andate da nessuna parte.

Innovazione è qualcosa che viene dai margini di una cultura, è chaos. Non a caso San Francisco è una citta che accoglie tutti: disadattati, barboni, ricchi, hippie, arabi, pazzi, imprenditori, asiatici, messicani, italiani, designer, artisti… un miscuglio di culture in continua evoluzione, senza freni né limiti.

Purtroppo credo che molti dei tuoi problemi vengano anche dal tuo passato. Sei un paese vecchio, che ti porti dietro certe ideologie fin dal lontano medioevo. Non capisco come fai a vedere malamente il concetto di fallimento, non hai idea di quante cose impari fallendo, di quanto cresci quando fallisci. Il nostro rapporto si è interrotto, ed è stato un fallimento; eppure mi hai dato del valore, lo hai fatto ferendomi ma mi hai reso una persona migliore.

E’ giunto il momento di salutarti, spero che un giorno potremmo rincontrarci, e chissà… magari mi stupirai…

Buongiorno America, grazie di credere in noi e nella nostra vision. Certo non sei un paese facile neanche tu, ma riesci subito a capire ciò che è giusto ed è sbagliato. Sei un paese relativamente giovane, e per fortuna non hai scheletri nell’armadio vecchi di 2000 anni. Sei molto competitivo, ma se uno ha voglia di fare sai ricompensare immediatamente. Credi fortemente nei ventenni, e sai che se vuoi rimanere leader devi dare loro gli strumenti per poter creare le loro pazzie, come hai fatto con noi. Devi ancora migliorarti su qualche cosa come le leggi sull’immigrazione, ma ti do fiducia, so che ce la farai. Con te mi sento libero di esprimermi, di provare, e soprattutto mi sento felice di sbagliare. Mi dai la libertà di vivere. Spero di poter ricompensarti della fiducia che mi hai dato, credo che insieme costruiremo grande cose… cheers!

Per concludere, se posso dare un consiglio alle migliaia di ragazzi (e ne ho incontrati tantissimi) che ancora rispecchiano quella frase scritta in una piazza romana; voi siete cavalli da corsa e i cavalli da corsa non sono fatti per stare nei maneggi. Correte e andate a conquistarvi quello che volete, nitrire nelle stalle non serve a niente, sfondate i recinti e cambiate lo stato dell’arte, rincorrete la vostra libertà. Ricordate che dovrete vivere nella solitudine, faranno di tutto per fermarvi, soffrirete e sacrifirete l’affetto di chi vi ama veramente, ma quando sarete lì, che correrete come pazzi, vi sentirete per la prima volta… immensamente grandi.

Lasciate l’Italia se l’amate veramente, diventate un cavallo da corsa, vincete tutto, e poi un giorno forse, potrete tornare da grandi, molto grandi e avrete il potere per cambiarla, voi.

Autore: Augusto “sinzone” Marietti, per il TagliaBlog.

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209 Comments

  • Auguri ragazzi,
    vorrei poter fare anch’io come voi, ma ho inseguito l’italia forse un pò troppo e alla fine mi ha agguantato ed incasinato l’esistenza. Quindi, per un pò sono imbrigliato tra le redini dell’italia stessa, che si trascina cavalli stanchi e vecchi.

    Bonostante sia imbrigliato, ho ricominciato a creare idee e valore. Però le redini mi avvolgono ancora.

    Auguri Ragazzi …e fate vedere a noi Italiani quanto importanti sono i nostri giovani e quanto valore sanno creare.

    saluti

    jerry

  • Augusto ti ringrazio molto per questo articolo, mi hai aperto gli occhi più di quanto non li avessi già aperti. Un giorno abbandonerò anch’io l’Italia per realizzare i miei progetti 🙂

  • La aggiungo nella mia valigia: per saper sognare bisogna anche scegliere cosa e dove sognare.

    Grazie, meglio sentirselo ripetere.

  • “Non capisco come fai a vedere malamente il concetto di fallimento”

    Il fallimento non è una buona cosa, ma è anche vero che troppa paura di fallire porta all’immobilità.

    Il coraggio dei 20 anni deriva proprio da questo.

    Se fossi più “vecchio” con una attività ben avviata e con un gruzzolo di risparmi da poter investire in Mashape, la penseresti diversamente.

    E’ facile rischiare quando si ha poco da perdere, e con i soldi altrui.

    In bocca al lupo!

  • Ottimo articolo, respira realtà, non solo ottimismo fine a se stesso. complimenti e “spaccate” tutto! 🙂

  • Ciao augusto, splendida lettera la tua. I tuoi sentimenti sono comuni a molti Italiani in giro x il mondo. Spero di vederti a San Francisco x una birra, sarò lì a fine settembre!

  • Affascinante come pochi la Vostra storia e soprattutto la Vostra scelta. Quest’articolo dovrebbe fare il giro di tutti i network d’informazione italiani

    Complimenti ragazzi, trasmettete fiducia…

  • Discorso sensazionale, hai descritto in pieno la conoscenza italiana del web. In bocca al lupo ragazzi, spero che Mashape diventi un’enorme società 😉

  • Bell’articolo, a parte l’odioso:
    “…che vuole rivoluzionare il modo di creare applicazioni web e mobile.”

    State umili 🙂

  • Oggi se il tuo CEO non ha grosse ambizioni, e’ out of business il giorno dopo. Se poi quel CEO e’ giovane, le deve avere di default. Pensare in grande e’ un bene, ancora una volta e’ qualcosa che non si riesce a vedere facilmente nel nostro paese. Steve Jobs, quando aveva 20 anni e stava in un garage, aveva le stesse grosse ambizioni che ho io ora. La differenza che lui lo ha poi fatto, io sto ancora sognando 😉

  • “ Il nostro timore più profondo non è di essere inadeguati, ma di essere straordinariamente potenti”

    Nelson Mandela 1994

  • In bocca al lupo. Mi piacerebbe rileggere un tuo post sul tagliablog fra un anno e sapere come sta andndo

  • in bocca al lupo Augusto, continuiamo a seguirvi!
    keep on doing !
    Paolo

  • sarebbe interessante sapere come negli USA riescono a monetizzare un aplicazione come Mashape e come ne giustificano l’investimento… questo potrebbe dare luce agli investitori italiani e aprire a tutti noi gli orizzonti…

  • Augusto, quasi mi ci scappava la lacrima 😀
    Complimnti per la tua nuova vita e per la tua “folle” idea.
    Un emigrato in Uk.

  • Mi sono letto l’articolo dall’inizio alla fine tutto d’un fiato! Complimenti davvero per il coraggio e la forza di volontà che avete avuto! ^_^
    In Italia basta vedere le piccole realtà per accorgersi dell’uso di internet che se ne fa e della ignoranza che c’è, ma spero sia anche un vantaggio per quando anche l’amata Italia capirà il potenziale dei giovani e come funziona/gira il mondo in internet!

  • Sapevo già di questa storia, ne ho parlato con Augusto ma sostenerli e dargli sempre i miei migliori auguri è la cosa migliore.

    Ragazzi siete grandi ed in bocca al lupo per i vostri sogni 😉

  • La cosa che fa più rabbia è vedere un paese come l’Italia, una miniera d’oro di cultura, turismo, inventiva affondare in mezzo alla grettezza e all’ignoranza non solo dei politici ma anche delle classi dirigenti. Il problema maggiore in Italia oggi è sempre la domanda che ti poni spesso a contatto con alcune figure istituzionali o private: ma questa persona messa in questo ruolo rappresenta una selezione che ricerca i migliori e i più preparati? A me sembra il contrario. Una persona presa a caso darebbe sicuramente un risultato migliore. In poche parole: la meritocrazia. Invece siamo diventati il paese delle logge, delle mafie, delle parentele, dei depredatori di posti. Innovazione, scuola, Università. Un paese che non solo non investe ma affonda questi tre comparti è destinato all’oblio. Pensate soltanto all’humus minimo sindacale dell’innovazione: la banda larga. Siamo ancora al monopolio e i 600 milioni del governo destinati a questo comparto svaniti…
    Un in bocca al lupo ad Augusto e a tutti i ragazzi che levano le vele per qualsiasi parte del mondo perseguendo i propri sogni. Ha ragione Augusto: è il modo migliore per aiutare il proprio paese. Qui in Italia la primavera (la ventata di aria fresca della quale parla Augusto nel post)purtroppo tarda ad arrivare….

  • Ragazzi, è lunedì, leggo questo post e riguardo continuamente la vostra foto… che bello! ottimismo ed entusiasmo senza le “tare” del belpaese… ci ritrovo diverse delle difficoltà che ho incontrato prima di poter aprire la mia EZD… COMPLIMENTI!

  • Complimenti ragazzi, per la scelta intrapresa e per la costanza. Siete dei giovani atipici molto lontani dallo stereotipo itliano (Gf, tronisti, fiscoteva, ecc.).

    Leggevo il vostro articolo e subito la mente mi riportava all’elenco infinito di “false promesse” fatte dalla nostra classe politica (passata e futura). Ultima, quella di Fini a Mirabello dove invitava il paese a credere nei giovani.

    Tutte belle parole le loro, che immancabilmente restano chiuse in un cassetto.

    Amo l’Italia (nel 2011 mi trasferirò all’estero), ma giustamente come avete riportato nel post, è la mentalità che deve cambiare. Coinfido in una classe politica giovane che spazzi via i parassiti che da anni infettano le nostre carni.

    Senza questo passaggio, ogni invito all’azione ed elogio ai giovani, rimane pura utopia.

    Che dirvi. Continuate così e che Dio vi benedica!

  • @Alessandro: a me piace pensare invece che LORO siano il prototipo delle nuove Italiche generazioni, ed i tronisti&co l’anomalia 🙂
    (manco da poco dall’Itlaia ma già mi scollo: che è “fiscoteva”?)

  • Complimenti ragazzi. Ve lo dico da giovane (più o meno) Lighting designer che ha provato 8 a lanciarsi come free lance invano e alla fine si è rifugiato in azienda. Ad un tratto ti si insinua il dubbio se effettivamente sia colpa dell’italia o sei tu che non vali quello che credi, per fortuna (purtroppo) vedi tuoi colleghi che faticano nonostante la loro preparazione e bravura e allora capisci che è l’Italia che non da spazio alle nuove leve.
    Quest’estate sono stato a Londra e mi è venuta una gran voglia di andarmene…
    ancora bravi!

  • Bellissima lettera Augusto!

    In bocca al lupo per la vostra attività.

    @Mik non so se hai mai avuto a che fare con VC o cmq realtà che ci si atteggiano.
    Il problema qui in Italia è che ti fanno storie anche per investimenti iniziali piccoli, a fornte di idee che potrebbero essere molto interessanti. Poi è fisiologico che questi finanziamenti non generino tutti un google o un YT o un FB, fa parte del rischio di impresa. Altrimenti non si chiamerebbero Venture, ma Secure Capital 😛

    E poi… se davvero valuti (tu VC) che l’idea possa essere interessante ma 19 anni ti sembrano pochi per la gestione di un’azienda, metti in campo le risorse anche per quello. Nel nostro paese, per via della crisi, da un po’ di anni ci sono a spasso tantissimi manager e professinisti di alto livello.
    Potrebbero tranquillamente occuparsi di queste start-up dando un contributo di esperienza e di professionalità non indifferente.

  • Provengo da una storia abbastanza triste, qui i visionari non sono ben accetti, ancor meno se hai 30anni dovresti essere maturo. In questo modo un progetto di una vita (non nel campo IT) finisci per regalarlo, sì perchè soffri, perchè le persone (anche ragazzi della nostra età) non capiscono, non capisco la passione, non capiscono la ricerca, non capiscono che una cosa per maturare ha bisogno di tempo… e tu soffri, soffri perchè lavori 12 ore ( e non arriva un minimo di gratificazione, soffri perchè un anno di sviluppo concordato diventano sei mesi, soffri perchè quello che hai sviluppato non lo riconosci più e non ti riconosci più in quello che hai fatto.. ma non importa perchè sei in Italia. Le tue innovazioni, le tue visioni diventano solo mercificazioni, da sviluppare subito e senza soldi..è pronto, non è pronto l’importante è il commercio.. vendere prima di aver creato.
    Non rimane che rimboccarsi le manche e ripartire da soli, ma qua devi pagare ancor prima di aver consumato.

  • @Angelo, fiscoteca = discoteca (sulla tastiera la “f” sta accanto alla “d”). Sei parecchio fiscale…

  • no, assolutamente, mi scuso ma sono solo curioso (davvero credevo di non conoscere un termine “nuovo”)

    suerte! 🙂

  • Molto di quel che dici è vero, ma quando parli dell’Italia come paese, della sua economia e della sua crisi, tralasci cose molto più importanti…
    Fino agli anni 70, e anche 80, l’Italia, sul piano economico, è stata una potenza di livello mondiale.
    Ma quando ha provato a fare il salto, i paesi che tu esalti, gli hanno fatto capire che NON doveva farlo.
    Ci sarebbero tante cose da raccontare…
    Come il jet di Mattei che esplose in cielo.
    O la visione di un’Italia capace di muoversi autonomamente fra i grandi dell’economia mondiale che aveva Moro, e che dava fastidio a gente ben più importante delle BR.
    O una runione su un panfilo inglese a largo di Civitavecchia, dove venne decisa (da quei paesi che tu vedi così innovatori) la spartizione a mani basse dell’industria e dell’economia italiana…

    Ho solo qualche anno più di te, e ti faccio i miei migliori auguri.
    Solo che, attenzione, il bene non sta mai solo da una parte, e la storia la raccontano sempre i vincitori…

  • Sono pienamente daccordo con voi, l’Italia è fatta così. Ecco perche se si hanno buone idee è meglio andare nel paese che offra maggiori occasioni per attecchire, che sia l’America, l’india, la Russia etc etc.

    Oramai siamo in un contesto globale, dove ognuno ha la facoltà di muoversi, quindi come dite voi, sfruttiamo a pieno questa possibilità. Conosco molte persone che si piangono addosso, dando la colpa dei propri insuccessi a questo paese.

    Forse continuiamo a lamentarci perche pensiamo che questo paese sia potente tra i potenti, ma sfortunatamente non è cosi.

  • leggere queste parole mi ha fatto venire le lacrime agli occhi
    io il mio sogno l’ho inseguito
    ho creato la mia impresa online 10 anni fa, contro tutto e tutti, soprattutto per i contenuti e perché il web era un emerito sconosciuto ai più
    ho 37 anni, ormai non sono più under 30, ma vedere che ci sono ancora persone che credono in quello che fanno, che non si limitano all’apparire, mi commuove.
    io l’Italia l’ho lasciata mentalmente tanti anni fa, e anche se fisicamente sono qui, capisco perfettamente le tue parole.
    vi auguro il meglio, di realizzare i vostri sogni, e di continuare il vostro viaggio che sicuramente non si fermerà in America

  • @Roberto
    Gli italiani non san fare il VC così come gli americani non sanno fare la pizza.
    Gli operatori italiani fanno già abbastanza nel contesto ingessato in cui vivono.

  • @Mik … che non facessero eprdere tempo alle persone allora i presunti VC italiani.
    Se fosse stato epr i loro gradi di giudizio FB o Twitter non sarebbero mai partite.
    Figuriamoci un Foursquare o Gowalla poi.

    Avrebero passato almeno 2-3 anni a convincere qualcuno a dargli qualche spicciolo e nel frattempo gli sarebbero passati sulle orecchie altri all’estero.
    Cmq, visto il numero delle start-up europee di successo di un certo livello, credo siamo in buona compagnia con gli altri colleghi nel vecchio continente.

    [Acid mode on]
    Forse se si chiama “vecchio” un motivo ci sarà 😛
    [Acid mode off]

  • L’unica cosa è fare come Augusto & company (se puoi ovviamente), andarsene, ricevere le stesse cose chieste in Italia (se non di più), tornare e dire: “signori, io ho ancora 19 anni”

  • Fantastico.

    Mi sorge però una domanda: ma quindi chi resta in Italia e riesce senza finanziamenti a creare qualcosa di importante … è un cretino? 😀

    E chi ancora più testardo parte dalle terre del Sud Italia?

    Io sono perfettamente d’accordo con voi e vi faccio un grande in bocca al lupo cari Augusto, Marco e Michele.

    Però…c’è un però.

    Sarei in grado di scriverlo al contrario l’articolo che voi avete fatto, dando lode a chi rimane, a chi si scontra, a chi fa sacrifici, a chi ogni giorno si sbatte da dentro, soffre, non può fare altro ma va avanti e spacca tutto e tutti. Vincendo nel proprio business. Cambiando già ora l’arena competitiva ed il settore. Ne conosco a centinaia 🙂

    Ma non lo faccio…perchè io sono a metà. Sono tra quelli che rimangono e quelli che partono. Rimango e parto in continuazione vivendo nel mondo e presto facendo business nel mondo. Dall’Italia…dall’estero..in tutte le nazioni.

    Quello che mi dispiace è che sta creando una divisione tra chi parte e chi rimane. Nel vostro articolo è chiarissimo, come se ci fosse una barriera.

    Io essendo nel mezzo la vedo bene.

    Secondo me è arrivato il momento di iniziare a parlare di come voi potete aiutare quelli che rimangono a partire e di come loro possono aiutare quelli che partono a rimanere.

    Non fisicamente, ma nel business. Perchè ci sono dei vantaggi e degli svantaggi a stare e partire.

    Almeno…questo è quello che penso…giusto o sbagliato…prendetelo come un pensiero ad alta voce.

    🙂

  • Cari Mashaper ,
    E’ bello attirare l’attenzione in questo “momento” in Italia mentre abbiamo altri problemi da gestire , riesce bene attirare l’attenzione , molto . Diciamocelo è il tipico argomento che un giornalista (in genere quelli di Panorama…) sogna di scrivere in un momento come questo.

    Ma forse state un po’ esagerando e non ve ne state rendendo conto, vi state caricando di così tante responsabilità che al vs primo “intoppo” (non ve lo augurerei mai) vi arriveranno tweet di “fango” ( e dico fango) fin sotto casa.

    Già.

    Dovete imparare a comunicare , dovete imparare a capire che la storia del web è si fatta dei vari Zuck e Larry Page ma che ciascuno di questi ci ha cambiato il mondo, ha cambiato il ns modo di comunicare, ha cambiato le regole della privacy , ha cambiato il modo di cerare qualcosa in rete. Proprio come altri : mai sentito parlare di Marconi ? Si quello della Radio , non Radio Deejay, quello che ha creato le basi della telecomunicazioni. Sapete chi è Mauro Sentinelli ? Un romano come voi che vi permette di telefonare anche negli USA come una ricarica telefonica, già perché lo sapete che negli USA fino a qualche anno fa gli SMS erano preistoria ?
    Avete mai sentito parlare di gente come Marchetti di Yoox ? Vende abbigliamento in tutto il mondo ed è a Zola Predosa , vicino Bologna , e di Gualandi ? Quello che con Giocodigitale ha ri-dettato le regole del poker on line a tal punto che Bet&Win sta puntando tutto su di lui.
    E di Mauro del Rio e Paolo Barberis ? Due imprenditori che con le loro aziende fanno il 50% di market share mondiale sul mobile entertainment.

    NO. Voi questi nomi non li troverete mai su libri “Google e gli altri”….

    Già perché al primo ostacolo, o al primo di una lunga serie (direte voi…) avete fatto GIVE UP… salutato mamma e papà e detto a tutti che presto vi danno la green-card.

    Ora , in silenzio, e con molta attenzione e maturità cercate di ascoltare alcune semplici regole che il mercato ha dato fino ad adesso e sappiate farne tesoro, cercate di fare così tanto successo da finanziare voi un domani qualche italiano.

    Ma fatelo in silenzio. O meglio con delle righe di Python o Ruby.

    1) Capisco la bellezza di San Francisco (non avete neanche la più pallida idea di quanto la vita sia triste lì…) ma continuate a non capire che gli USA (300 mln circa di abitanti) non possono essere paragonati all’ Italia (50), siete mai stati in India ? E in Israele ? Nel distretto hi-tech di Catania ?
    REGOLA N.RO 1 : mai fare l’errore di paragonare USA con ITALIA. Mai.

    2) Venite da Roma, purtroppo non vi fa onore , non vi è un caso di successo che venga da Roma nella storia della new economy (escluso il buon Luca di Studenti.it che è sbarcato poi a Milano) , a Roma non c’è cultura , c’è politica , la Perl Conference o il migliore Linux User Groups è a Ferrara non a Roma.
    REGOLA NR. 2 : CHI SEI E DA DOVE VIENI CONTA PIU’ DELLA TUA IDEA.

    3) Torniamo a voi adesso. Lo avete dichiarato : avete cominciato a cercare soldi in giro quando avevate 17 anni . Leggetevi un bel libro :”7 Habits of Highly Effective People ” c’è un capitolo bellissimo : “Seek first to be understood ” ovvero come analizzare su di sè molte cose per capire meglio le risposte del mondo. Bene, voi , immaginatevi a 40 anni, con un bel gruzzoletto di soldi, a fare gli angels tra SF e Ostia : investitereste mai anche solo 50K su 3 17enni che dicono che vogliono rivoluzionare il mondo con la loro idea ?
    REGOLA NR.3 : CHI SEI, COSA HAI FATTO IN PASSATO, QUANTI ANNI HAI, CONTA PIU’ DELLA TUA IDEA.

    Non citatemi a tal proposito nè Zuckemberg nè i 2 di Google (lo abbiamo letto tutti quel libro….) perchè voi non avete la minima idea di chi erano e di cosa hanno fatto per arrivare a quel successo. Standford non è come Tor Vergata o la Luiss, è un altro mondo. E non lo avremo mai in Italia.

    E su quei libri non vi diranno mai il fango ( e dico il fango) che hanno dovuto spalare prima di diventare qualcuno e soprattutto che Google è diventata grande grazie a Schmitd , già i due matematici di Stanford non davano fiducia agli investitori.

    4) Passiamo alla vostra idea : state caricando tutti di aspettative su mashape, ma non è chiaro quello che è e quello che sarà, o per lo meno sui vostri ppt lo è , ma il mondo non ruota attorno ai ppt. Siete ancora in alpha ( e da un pezzo) e quindi mi chiedo: 2 anni fa quando cercavate i soldi eravate almeno in PPT, anche qui, investireste mai in 3 ragazzini di 17 anni con un bellissimo power point ? Cercate di far vedere subito quello che state facendo, portate unique visitors sul vostro sito, developers, e fra non molto anche revenues. Già REVENUES, una bella idea, cari ragazzi la si valuta ormai da quello e non da dove vivi !
    Attenzione però : al primo insuccesso (mai ve lo augurerei ) le pagate tutte le critiche.
    In italia non abbiamo Techcrunch ma tanta gente che nemmeno conoscete che è abbastanza incazzata che ha un prodotto esistente, ha trovato i soldi e sta cercando di farlo diventare un’impresa .
    REGOLA NR. 4 : Go live as soon as you can and don’t generate so many expectations or you’re F***ED.

    5) L’altra domanda sorge spontanea : ma che ve ne frega di fare tante polemiche con l’Italia ? Voglio dire avete trovato i magici guys di Youtube che vi hanno dato i soldini (2 founders li trovavate anche in Italia .. il punto è che a 17 anni forse non sai nemmeno a chi chiederli i soldi…) siete a San Francisco nella vostra amata terra ? Bene stateci , divertitevi, se volete non tornate più (chi si allontana non deve tornare …) e raccontateci tra qualche anno com’è il Nasdaq. Noi siamo rimasti al Nuovo Mercato .
    REGOLA NR. 5 : DECIDI DOVE VUOI VIVERE E FAR NASCERE L’IDEA E NON GUARDARTI MAI INDIETRO.

    Ora io non sono nè un guru nè uno che detta le regole agli altri , ma uno a cui il vostro atteggiamento sta un pò sulle balle e non ho problemi a metterci nome e cognome e dirvelo, per di più se :

    – ne ho 33 di anni e da 12 lavoro nella industry
    – di soldi ne ho trovati tanti nella mia vita e con tanta gente disposta ad investire
    – i PPT non mi piacciono , mi piace un prodotto figo ed una GUI da impazzire che tutti usano
    – Io FREDWILSON lo seguo su twitter ma di persona in Italia parlo con Dettori, Boni e tanti altri. Molto meglio .

    Vi auguro quanto di meglio nella vita , e spero di ricevere tante cartoline da voi sulla mitica Valley e su come i vini californiani siano fantastici.

    Ora devo andare, alle 12.00 ho una call con altre 5 imprenditori italiani, vogliamo essere parte del cambiamento dell’Italia, vogliamo unire le ns forze, e idee e capitali per cambiare questa Italia.

    Ma senza prendere voli per gli USA. L’alta-velocità ci piace e collega Roma con Milano in quasi 3 ore.

    Un abbraccio.

    Massimo Ciociola

  • @Massimo
    allora penso che non avresti problemi ad ascoltare anche noi ti pare?

    neanche io ho mai avuto problemi a mettere nome e cognome e vorrei davvero fare una chiacchierata con te con il nostro Meemi.com e vedere dove sbagliamo, perchè da qualche parte dovremmo pur sbagliare visto che in Italia non ci cagano di striscio 😉

    resto in attesa 🙂

  • @Enrico

    volentierissimo di fare due chiacchere. Quando vuoi.

    Ma attenzione sul perchè non vi “cagano” :

    – non è che vi portate il commercialista dietro ? 😉
    – L’Italia è un mercato troppo piccolo ancora sul web , ha una magnitudo molto piccola, come la Spagna che però ha il vantaggio della lingua…
    Indi proporre un’idea solo italiana e scritta solo in italiano.
    Già desta alcuni dubbi sull’investitore che cmq deve garantire una rendita a quei soldi investiti e si chiede : “ma quanto varrà mai questo mercato di questa start up in Italia ? ”

    – Non è che chiedete soldi per investire in pubblicità ? L’ho visto fare a molti. La pubblicità non porta sempre revenues e rende spesso il business poco scalabile.
    Non è meglio investire dei soldi facendo bene il SEO ?

    Forse sarebbe condividere con tutti delle regole per presentare al meglio la propria idea a chi deve valutarne 1000 all’anno (3 al giorno) ma soprattutto a chi amministra soldi di altri.

    m.

  • Il commento di Massimo credo sia l’altra faccia della medaglia o forse the dark side of the moon.

    Sarebbe bello però avere maggiori visibilità dei casi di successo italiani (ma anche Europei) per evitare poi commenti come il mio precedente, che a fare i nichilisti è fino troppo facile 🙂
    Una serie di Case history italiane di successo nate e cresciute in questa terra di Navigatori, Inventori e Sognatori.
    Magari si riesce anche a rispolverare un po’ di amor patrio. (si l’ho rifatto, alla fine son sempre nichlista… e che ci posso fare?).

  • @Roberto
    hai ragione, bisogna rendere più visibili i casi di successo e dare più credibilità al mercato italiano e far capire che non siamo da meno a nessun altro.
    Il punto è garantire a investitori e imprenditori un “environment” giusto non fatto solo di moltiplicativi ed exit ma anche di COME SI FA UN PRODOTTO FATTO BENE ? COME SI FA AD AVERE SUCCESSO CON UN PRODOTTO FATTO BENE ?

  • Emergere in Italia è difficile in tutto, semplicemente perché mancano le opportunità. E’ difficile creare progetti web, è difficile diventare scrittori, è difficile fare musica, è tutto difficile.

    Ma non è detto che debba essere tutto facile o che altrove è tutto facile.

    Io credo che tutto si basi su opportunità che vengono offerte. Da noi sono scarsissime, in altri luoghi più possibili.

    Io dico sempre a chi conosco che se i nonni di Frank Sinatra, di Robert De Niro o di Al Pacino solo per dirne tre non avessero lasciato la Sicilia a suo tempo non sarebbero mai diventati quel che sono o sono stati.

    Ma la questione di opportunità è ancora peggio nel nostro stesso paese. E’ difficile emergere per un siciliano rispetto ad un milanese. In Sicilia c’è il deserto. A Milano qualche fiore.

    Ma nell’insieme io contesto la visione romantica di una grande Italia del passato. Studiando la storia si vede come i geni italiani riconosciuti in patria sono molto rari.

    Quasi tutti i nostri grandi navigatori sono partiti da paesi stranieri.

    Leonardo ha avuto pace e ricoscimenti solo in Francia. E se proprio dobbiamo parlare di quel periodo unico che è stato il nostro Rinascimento, tutte le opportunità date a quell’abbondanza di geni si deve solo al fatto che i signorotti italiani (identici e bigotti come i nostri politici di oggi) non potendo fare che scaramucce militari fra loro, trovavano la possibilità di primeggiare solo nell’arte.

    L’Italia è una causa persa. Lo è sempre stata tranne brevi momenti di luce.

    Questa è l’amara realtà.

  • @massimo @roberto

    ma io sono daccordissimo su questo, ma dopo 1 anno e mezzo di sole “chiacchiere” un po te scocci, tutti a dire “bel progetto andrete avanti” ma nessuno che conclude, o almeno ci dice: “ragazzi non siete competitivi” … questa è la mia unica amarezza, poi per il resto sono un Italiano convinto

  • @Massimo & Giorgio: Premetto che sono fra quelli che sono andati via (in realtà, mi ritrovo più nella definizione di Tave, in quanto faccio ancora molto avanti-indietro, lavorando in diversi paesi)…

    Due analisi sicuramente molto interessanti le vostre, ma non mi pare di aver sentito nessuno qui dire che non sarebbe felice di sviluppare la propria idea sotto casa, così come tanti (come me, ad esempio) sono totalmente indifferenti al “dove”, e puntano magari alla qualità della vita OLTRE al lavoro, ma io sono vecchio rispetto a voi (doh shit!) quindi magari ho una visione deformata.

    Se qualcuno è felice di aver trovato a 19 anni chi crede in lui senza spalare merda o dover dare il … a politicanti e ras locali più o meno legittimati, non vedo perché criticarlo, casomai c’è da essere felici per il suo successo. 🙂

    Sul fatto poi che si cada… da Andressen in poi (per non andare troppo indietro) ce ne sono tanti di esempi, ma non mi pare sia una motivazione da citare in questo genere di discorsi, salvo a voler sottolineare una certa immodestia dell’articolo iniziale, ma se a 19 anni fossi andato negli usa finanziato da YT… non sarei stato meno immodesto, e voi?

    @Massimo: su cose come le tue regole 2 e 3 (sarei curioso di capire da dove viene questa ennesima lista dogmatica) non sono assolutamente d’accordo, le considero proprio parte di quella mentalità che fa’ fuggire la gente dallo stivale.

    Concludo (che me lo son già fatto a fette da solo): riuscire in Italia, in Slovenia, sul Kilimangiaro o in fondo al mare, trovare ventures e successo sotto casa o sotto il monte Fuji non è un vero tema per nessuno, ma è un fatto che in alcuni paesi sia necessario spalare (troppa?) merda mentre altrove il terreno sia più “fertile”, e su questo, concedetemelo, non credo ci sia da far polemica.

    ah, btw: ottimo consiglio quello di capitalizzare parte dei frutti del successo facendo i VC/funders/seeders/comebelinvolete seri in Italia, è una cosa che penso di fare anche io (appena possibile).

    suerte!

  • Massimo sei sicuro di conoscere bene la storia delle persone che dici? Marietti con Yoox è partito con tre miliardi (di lire) di investimento, tutti sulla carta. Gualandri (ho lavorato in una sua start-up) è arrivato con Virgilio al momento giusto, e con Matrix ha raccolto cifre difficili anche da scrivere. Mauro Del Rio (sono stato tra i primi abbonati alla newsletter di Buongiorno, e poi ho collaborato anche con lui) così come Paolo Barberis sono partiti in altri tempi

    Dodici anni fa almeno, forse di più

    Ora fammi un esempio simile relativo agli ultimi cinque anni. Dettori e Boni compresi

    Sul come si fa un prodotto / viable business gli aspiranti imprenditori italiani hanno lavorato parecchio, creando un mercato forse ancora immaturo ma praticamente dal nulla, dal basso e aiutandosi tra di loro. Non mi sembra altrettanto abbiano fatto gli investitori. Non è colpa loro, come giustamente ricorda Augusto. Però sono loro che dovrebbero fare pressione

    Per la storia di Mashape puoi trovare qualche altra info nel mio post linkato sotto la foto

  • @Enrico
    Per alcuni investitori alcune idee potrebbero non essere così innovative da scommerterci su. Il problema di avere un progetto che riprende ed amplia sistemi già esistenti è anche quello.

  • ammiro il vostro coraggio e la maturità che dimostrate a soli 19 anni…

    ho fatto scelte diverse (quella di restare), con “l’aggravante” di rimanere nel sud d’Italia. Certo, oltre venti anni fa, quando avevo anch’io 20 anni, i tempi erano decisamente diversi… internet era solo un progetto militare…

    Se avessi oggi la vostra età e la consapevolezza di avere una bella idea, non dico geniale… ma semplicemente bella, beh… probabilmente farei le stesse vostre scelte…

    quindi, in bocca al lupo e mostrate a questa Italia cosa si può fare con la meritocrazia. STOP alle raccomandazioni! Hanno affossato l’Italia…

  • @Alberto …. che in questo periodo ne sa di queste cose 🙂

    In effetti quelli citati sono esempi della “prima” infornata di società prima dello scoppio della bolla. In quel periodo era effettivamente più semplice anche in Italia. C’è anche da dire che c’era anche più terreno libero da esplorare e pochi casi di fallimenti dai quali apprendere importanti lezioni (e meno paura!).

  • @roberto

    non lo metto in dubbio, in fondo inventare l’acqua calda è cosa di tutti i giorni, ma se mi dici: “ragazzo ci spiace ma il tuo progetto non ci interessa” è diverso se mi dici: “guarda ti faccio parlare con questo, ti passo il contatto domani … ci risentiamo fra 1 mese perchè il progetto è vincente …” e cose cosi, è frustrante e degradante.

  • Complimenti ragazzi, vi capisco benissimo, nel mio piccolo ho provato a vivere all’estero e mi è servito tantissimo sia a livello personale sia per vedere come sono diverse le cose fuori dall’Italia! Nessun paese è il paradiso in terra ma basta vedere poche cose (regole che funzionano, infrastrutture, poca burocrazia, sistema meritocratico) per avere la sensazione di una qualità della vita che qui ci sogniamo! peccato, peccato davvero! ho la sensazione che il “sistema” politico è talmente radicato che la volontà e la passione di persone oneste e dotate di buon senso non possa bastare per un vero cambiamento.. 🙁

  • In bocca al lupo ragazzi.
    Da un 20enne coinvolto in una StartUp tutta italiana…

    G

  • Io (senza presunzione) ho una storia di 12 anni tra mia ex-startups Wireless Solutions, la nuova musiXmatch che mi dice l’assoluto contrario di quello dei ragazzi di mashape :

    – i soldi si trovano ma bisogna presentarsi bene
    – l’Italia non è gli usa e chiunque faccia benchmarking non ha capito nulla
    – chi è partito in Italia ed ha avuto successo aveva un prodotto fatto bene

    Parlate tutti di fondi e di soldi, ma bisogna far vedere il prodotto fatto bene, UV che arrivano sul sito, esperienze utenti, siti indicizzati sul seo in maniera da avere traffico da tutto il mondo, apps iphone fatte bene.

    IL VERO PROBLEMA E’ CHE MANCA LA CULTURA DEL PRODOTTO IN ITALIA.

    Poi i casi assurdi : Liquida.it , stupendo , utilissimo, ottima la UI, ma è solo in italiano. ;-(

    La morale qual’è ? un prodotto figo, UI fantastica, tanti UV e gente che usa il prodotto e utilizzato ovunque.

    Ma se continuamo a fare prodotti mediocri, dalle pessime interfacce e solo in italiano non troverete chi metta mai dei soldi.

    m

  • @Mk: “Il fallimento non è una buona cosa, ma è anche vero che troppa paura di fallire porta all’immobilità.”

    Ciò che dici è corretto, e vorrei approfondirlo un istante in più. Il problema del fallimento non è il fallimento in sé, che appunto non è una buona cosa, ma il fatto che il fallimento di per sé dice qualcosa rispetto al passato e non al futuro. Il problema è che in Italia c’è una stigmata che viene apposta su chiunque fallisca. Ed è questo il problema, anche perché porta al terrore di fallire e alla difficoltà di prendere rischi.
    Dobbiamo liberarci dalla pressione sociale di questa stigmata e, quando si fallisce, si impari dai propri errori e si ignorino gli altri, perché il fallimento può essere ignorato – male – o può essere preso come occasione di crescita – bene.

    @mino: “State umili”

    Anche questo è a mio avviso un problema. No, non bisogna stare umili. Bisogna essere umili in tante cose, ma non negli obiettivi! Quando loro dicono “…che vuole rivoluzionare il modo di creare applicazioni web e mobile” significa porsi un obiettivo di quelli che hanno senso. Poi, si deve essere umili nel cercare investitori, nel collaborare con le persone, nel capire che non si è ancora raggiunto l’obiettivo. Insomma, in tante altre cose. Ma è un errore MADORNALE definire un obiettivo piccolo.
    Se Google quando nacque avesse detto di voler essere “il motore di ricerca di San Francisco” o se Microsoft avesse pensato che il suo sistema operativo era “l’ideale per i computer amatoriali”, entrambe cose vere ai tempi, non sarebbero dove sono ora, perché non avrebbero inserito il loro modo di pensare nel contesto globale, che è quello fondamentale per competere oggi. Perché se oggi voglio essere “il motore di ricerca di Milano” e fallisco, allora non ho niente. Se voglio essere “il motore di ricerca migliore di Google” e fallisco… beh è molto probabile che in mano ho ancora molto valore, magari divento il motore di ricerca italiano, che è già comunque tanto.

    @Giorgio Taverniti: “Sarei in grado di scriverlo al contrario”

    Si, ma è una questione di punti di vista. Questo è il loro punto di vista, una delle possibilità, tra l’altro una delle possibilità che mostra dove sono i problemi.
    Anche se non avessimo questi problemi ci sarebbe sempre qualcuno che fa altre scelte, ed è molto importante che tutte queste scelte vengano descritte e motivate, perché permettono di fare vedere il ventaglio di possibilità.
    L’importante, fondamentale, è non trasformare questo confronto in una guerra, ma creare un circolo virtuoso di discussioni costruttive.

    @Massimo Ciociola: “avete fatto GIVE-UP”

    Ed ecco invece la trasformazione del confronto in una guerra. Massimo, io non sono d’accordo, per niente. E non perché io abbia fatto certe scelte, o perché tu dici cose fondamentalmente sbagliate.

    Ma perché la tua risposta trasforma quello che potrebbe essere un confronto attivo e fantasticamente costruttivo in una guerra.
    Il tuo orgoglio e probabilmente quello che stai facendo è fantastico, ma che sia costruttivo ANCHE verso chi ha scelto strade diverse dalla tua.

    Non voglio entrare nel merito di quello che dici, perché può essere riassunto con quanto ho già detto, ma una cosa sì, non posso evitare di dirla: “Ma fatelo in silenzio” mi sembra un PESSIMO consiglio, molto negativo e soprattutto mi sembra ancora fortemente sott’intendere che tu sei l’adulto e loro i bambini.

    Il che può darsi, perché comunque tutti hanno da imparare. Ma ti prego, trasforma quella frase e tutto il discorso in parole di un padre che vogliono vedere il figlio crescere, e non di parole di un padre che vogliono tenere la figlia chiusa in camera per terrore del mondo fuori.

    Siamo costruttivi.
    Per favore.
    🙂

    Al tuo elenco di esempi italiani vorrei aggiungerne uno recente quello che ritengo essere uno dei più validi e che ha fatto molto rumore – di quello buono – sia in Italia che all’estero, anche per lo stile che è estremamente in linea con quella che è l’idea di organizzazione del business “leggera” possibile nel web. Per certi versi i nostri personali 37 signals. Ovvero, Balsamiq, grande di obbiettivi e con delle bellissime persone. 🙂
    Che però… è molto atipico. Però la sua atipicità è trasparente e quindi può essere guardata e studiata e… duplicata da chiunque voglia intraprendere la stessa strada.

    Oggi, se dovessi dare un consiglio strategico per giovani italiani, gli direi di studiare attentamente Balsamiq e magari andare a stringere la mano a Peldi (che sperò non mi odierà ora se arriveranno turbe di ragazzi di talento a stringergli la mano).

    ~

    In generale, anche solo in questi commenti, vedo persone di grande esperienza e persone di grande entusiasmo.

    Dobbiamo riuscire a fare una cosa rara in Italia, che è forse la mia prima critica al sistema: fare gruppo.
    Ci saranno differenze, sì. Ma facciamo che sian differenze costruttive.
    Ci saranno ostacoli, si. Ma facciamo che diventino pietre su cui costruire.
    Ci saranno attriti, si. Ma facciamo che portino creatività.

    E’ una questione di attitudine.
    Dobbiamo dare fiducia a noi stessi e agli altri.

    Credo che se anche solo le persone che han partecipato a questo post si unissero in qualche modo, già sarebbe un grosso cambiamento.

    Uniamoci. 🙂

  • Lol Roberto vero, e con dolore 🙂

    PS Correggo mistype in cmt precedente, volevo dire Marchetti, ofc

  • @folletto: credo tu abbia posto le migliori fondamenta dalle quali “forkare” la discussione in qualcosa di positivo. Chapeau.

  • @folletto: sono d’accordo con Angelo… bella idea quella di unirci in qualke modo…

  • @folletto

    daccordissimo con le tue parole … ma sarà fattibile?

  • Ho co-fondato Passpack nel 2006. A fine 2007, dopo sei mesi di fund-raising i fondi li abbiamo trovati. Ma in parte li abbiamo spesi male.

    Quello che ho imparato è che i soldi non servono a molto se non ci sta intorno tutto il resto. Che la gente creda in te o meno, quello che conta è un ecosistema che ti sta intorno e ti fornisce stimoli e strumenti per andare avanti al meglio.

    La settimana prossima ho un volo di sola andata per San Francisco. Ma non per le ragioni che esprime questo post. Bensì perché se vuoi fare cinema vai a Hollywood. Passpack ha bisogno di cose che in Italia non siamo riusciti, probabilmente per colpa nostra, ad ottenere. Se ci riusciremo o meno nella valley non lo so. Ci proveremo però senza ritegno.

    L’Italia risente di leggi obsolete sul piano formale e di una mentalità poco collaborativa sul piano personale. Qualcuno citava la difficoltà di fare gruppo. Sottoscrivo in pieno. Noi abbiamo avuto soprattutto difficoltà a creare sinergie. Siamo restati soli, isolati. Tranne rari casi, nessun supporto dalla blogosfera o dai “colleghi”. E’ triste ma si può andare avanti lo stesso, come dimostrano le nostre vendite e i ricavi che quasi bilanciano le spese oramai.

    Credo che si debba cambiare prima di tutto mentalità. Poi le cose arriveranno. Gli investitori ci sono e cercano con la massima convinzione startup in cui investire. E’ che le startup spesso fanno ridere. Nelle manifestazioni in cui si presentano progetti nuovi, raramente vedo qualcosa che mi stimola l’attenzione. Perlopiù si tratta di idee che hanno zero possibilità di successo. Io non investirei un euro.

    Che se poi vai a vedere, i progetti che hanno un senso, in qualche modo i soldi li trovano. Andatevi a guardare il portfolio di dPixel e vi farete un’idea. Mica hanno investito in rosticcerie, no?

    Però sono anche d’accordo con quello che dice Davide sul fatto che certe cose si debbano gridare, aggiungerei con arroganza. Perché se vuoi arrivare a 100 devi puntare a 1000. Altrimenti non arriverai neanche a 10.

  • @Enrico: Posso trasformare la tua domanda in qualcosa di attivo e fattibile: tu cosa stai facendo ogni giorno per rendere quella una realtà? Bisogna capire che nessuno è fuori da questo problema, perché tutti lo diamo come status quo, neppure ce ne accorgiamo.
    E’ in parte il motivo per cui spesso le persone che vanno all’estero se ne accorgono: nel contrasto figura sfondo diventa evidente. 🙂

    Quindi, come diceva @mino sopra, umiltà, e cerchiamo di lavorarci giorno per giorno, anche nei dettagli e nelle piccole cose, evidenziando i valori delle persone e lavorando assieme sui problemi. Non è difficile, solo non siamo abituati. 🙂

    E in questa discussione? Beh, credo che tutti potremmo imparare da un confronto trasparente. L’aiuto delle persone che hanno esperienza per fare crescere chi ne sa meno con consigli, già sarebbe moltissimo. Condividere esperienza pratica e conoscenze, esprimere dubbi e ricevere risposte calme e motivanti, esplicitare i propri fallimenti e dire cosa si è imparato… è già un ottimo inizio. 🙂

  • @folletto

    la mia era una provocazione, io credo in quello che dici ed infatti lo faccio ogni giorno con il nostro progetto 😉

  • @Enrico: puoi perdonarmi allora se ti faccio notare una cosa? 🙂
    Basta provocazioni. Le provocazioni servono a fare guerre, non a unire persone. 🙂

    Invece: tu cosa consiglieresti di fare? Qual è la tua esperienza? Hai qualche consiglio da dare che potrebbe essere utile a tutti? 🙂

    Grazie. 🙂

  • @folletto

    perdonami ma a volte le “provocazioni” servono anche a stimolare la discussione, sicuramente non era fatta con cattiveria.

    quello che posso semplicemente dire dalla mia esperienza è che dovrebbero imparare ad avere “rispetto” delle persone senza discriminazioni e senza nascondersi dietro a frasi tipo: “ma sai quante segnalazioni riceviamo?” … è il loro lavoro.

    rispetto perchè frasi del tipo “avete 19 anni” oppure come nel nostro caso: “se sviluppate qualcosa per FB o Twitter vi prendiamo in considerazione” oppure “ci risentiamo fra 2 settimane” … “ah! no, ancora non ho letto ci ribecchiamo” …

    se il progetto non ti piace basta dirlo senza dire: “bella idea, avrà successo, ci risentiamo”

    avere un interlocutore che ti ascolta per quanto noiosa possa essere la mia prosa (parlo di me stesso) purtroppo io sono uno sviluppatore e non tutti hanno amici che ne capiscono di economia o di marketing.

    se mi presento con il mio bel Business Plan dicendo: “signori i vostri soldi non mi servono per lo sviluppo perchè è gia tutto on line e funzionante, mi servono per assumere un commerciale” mi sento dire dopo 3 mesi: “non vi diamo i soldi perchè vi manca una figura commerciale” … non posso neanche dire vi faccio un disegnino per farvi capire a cosa mi servono i vostri soldi, perchè era già una presentazione disegnata.

    sono consapevole che i soldi girano ma bisogna anche mettersi dalla parte di chi ha l’idea ed aiutare a sviluppare quest’idea.

    noi dal nostro piccolo mondo, oltre portarci la pagnotta a casa con un altro lavoro, sviluppiamo il nostro business, senza soldi è un rischio perchè il tempo è tiranno e sicuramente qualcuno potrebbe rilasciare qualcosa con le nostre stesse idee ma non possiamo far di meglio attualmente, siamo gia al massimo.

    e tra l’altro non ho mai nascosto le nostre “idee” sul nostro progetto, avendo paura di esser fregato proprio perchè credo nella condivisione, infatti ogni nuova novità che introduco in meemi, ne discutiamo con gli utenti stessi … e credimi da questo fronte, i risultati mi ripagano un casino in amicizia e conoscenze 😉

  • La conversazione sta diventando molto interessante e io ho solo tanto da imparare visto che sono da poco in questo mondo..

    Però già vedendo diverse cose, la vedo dura unire tutti senza che ognuno abbia interessi personali e molte volte posso vedere anche che ognuno pensa di essere il migliore, quando tutti abbiamo sempre bisogno di imparare… grandi e bambini…..^_^

  • @ Enrico
    Ho conosciuto il Meemi tramite il tagliablog, l’ho usato poco, lo ammetto, ma sono poco social oriented, ma ho visto delle buone potenzialità nel prodotto. Non tanto (o meglio non solo) per i privati che vogliono un sistema alla twitter ma più completo, ma per le aziende, soprattutto medio/grandi, che abbiano bisogno di condividere informazioni e far relazionare i propri dipendenti su temi specifici… ma anche no.

    Il commerciale vi serve per questo genere di clienti b2b?
    Se così fosse, sul sito però già manca una parte “commerciale” dove si fa riferimento alla possibilità di utilizzo del sistema in questo modo.
    Il miglior commerciale alle volte è il sito stesso e magari ci sono molti potenziali clienti che fanno ricerche di questo genere sui motori per capire se esiste uno strumento di questo tipo.
    Penso a BasecampHQ o altri strumenti collaborativi di quel tipo.
    Sicuramente alla 37signals avranno dei commerciali o degli account per un certo tipo di clienti di fascia alta, ma per gli altri si affidano agli strumenti on-line.
    E poi, da qualche parte avranno cominciato anche loro 🙂

  • @roberto

    si diciamo che essendo l’unico a svilupparlo, la moglie è grafica pubblicitaria, il tempo è quello che è dalle 5 alle 7.30 di mattina e dalle 18.30 alle 21 di sera, so che l’interfaccia (intesa come strumento informativo per tutti) è un po ostica, ci abbiamo studiato e ci apprestiamo a sfornare una nuova release a breve che dovrebbe colmare queste lacune

  • @Enrico
    Date la precedenza allora al sito “promozionale” per il B2B rispetto alle nuove feature, queste ultime vedranno la luce quando ci sarà budget o cmq dopo aver dato la priorità al “commerciale”, no? 😀

    Forse siamo OT, sorry a tutti hehe

  • Ah!! Ci voleva un post di questo livello, rivoluzionario e che “dice la verita”, senza peli sulla lingua, tutti atteggiamenti e modi di fare estranei alla maggior parte degli italiani, abituati ancora all’assistenzialismo, allo scrocco, o ad aspettare che il lavoro arrivi dal cielo, o magari, ce lo cerchi qualcuno tramite raccomandazione, ecc.

    I miei complimenti, concordo in tutto, tranne il fatto che non bisogna avere sensi di colpa, per chi lascia l’italia, soprattutto, ammesso che in futuro ci siano le condizioni per ritornare, se ci si trova d’incanto in un paese straniero, precedentemente scelto, per quale motivo bisogna ritornare? Nessun Dio vi castigherà per questa decisione 😀

  • Leggendo i commenti mi stupiscono alcune cose:
    – l’astio di Massimo Ciociola. Caro Massimo, alcuni punti delle tue “regole” sono l’esatto opposto di come la penso, e toccano valori importanti per me. Quindi, per favore, non imporre regole. Meglio i consigli.

    – scoprire un sottobosco italiano fatto di tanta gente in gamba che invece di scrivere 58 commenti e animarsi come dei dannati per poi tornare tutto nella normalità nei giorni successivi, non si incontra e decide di fare qualcosa. Niente, da questo atteggiamento non ci scrolliamo.

    – che esiste ancora una questione “qui” vs “là”. Ci addossiamo le colpe come due fan di squadre opposte. Siamo come gli ultrà da stadio o i politici che ben ci rappresentano.
    Il luogo di nascita per me è incidentale, non determinante. Sono nato in Sicilia e, dopo le “prime difficoltà” ho abbandonato. Chi resta e sviluppa un business qui gode della stessa stima professionale che ho nei confronti di chiunque altro.

    Pace.

  • Vorrei aggiungere una cosa che sembra spesso sfuggire ai più.

    Noi siamo stati in California da settembre 2009 a gennaio 2010 a fare fund-raising. Vi posso garantire che il modus operandi degli investitori è lo stesso, anzi lì pretendono di più perché di startup su cui potenzialmente investire ce ne sono a bizzeffe.

    Ciò che veramente fa la differenza è la quantità.
    Nella sola California ci sono migliaia di fondi angels contro i 4-5 presenti in Italia. Per cui è più probabile che si riesca a trovare qualcuno che creda in un business. Qui quando hai fatto il giro dei nostri quattro gatti, hai finito. Ma di chi è la colpa?

    dPixel, IAG e qualche altro mica possono caricarsi il peso del mondo. Sono a loro volta delle startup in qualche modo. Devono sopravvivere innanzitutto loro per poter investire in altri. Insomma, come disse una volta Tornatore a proposito dell’Oscar dato a Nuovo Cinema Paradiso: “Sì, lo so che una rondine non fa primavera, ma la rondine che colpa ne ha?”

    Il problema, secondo me, è che ci sono poche rondini e la colpa non è delle rondini ma di un paese che non aiuta in alcun modo l’investimento di rischio, cioè non aiuta le rondini a moltiplicarsi.
    E lo dico da imprenditore che fatica a trovare i fondi di cui avrebbe bisogno in questo momento. E’ troppo facile sparare a zero contro chi investe fregandosene delle difficoltà che incontra. Dovremmo avere più pazienza ed umiltà, tutti, e guardare agli altri con atteggiamento positivo.

  • @Luca: quoto in toto (belìn che rima)

    per l’incontrarsi guarda, io tutte (o quasi) le volte che torno in Italia partecipo ad un *IN, una *table o *group che si ripromette di mettere intorno ad un tavolo ecc… (sostituisci * con una delle tante declinazioni) risultato: diversi conoscenti che diventano amici, pessimi buffet, intrattenimento con risse all’arma bianca (ego spettatore) ma raramente fatti… cmq sono sempre disponibile a partecipare, o ad ospitare qui da me un eventuale “Canarias chapter” 😉

    suerte

  • ragazzi la parola astio mettiamola da parte, anzi la mia è simpatia.
    Ma si sta degenerando con questa storia di San Francisco e del fund raising in america, le mie regole sono suggerimenti dettati da un’esperienza, per di più gli investitori in Italia sono quelli e si parla di mashape come una bella idea ma troppo giovane .

    Bello che tutti voi postiate altri problemi/esigenze che avete riscontrato ma sento in tutto quello che dite che manca la base :

    – ovvero non è un diritto essere finanziati solo perchè si è giovani e si ha un’idea . Ahimè non è scritto da nessuna parte.

    – io spero di aver solleticato i vostri animi facendovi capire che non è trasferendosi a SF che si viene finanziati.

    Ma lanciando un prodotto fighissimo.

    Io sono uno come voi ma che ha riscontrato il contrario di quello che dice Mashape .

    Apriamo un dibattito serio ? su un blog a parte ?
    Vi va ?

    m

  • auguri ragazzi per la vostra attività!
    però una cosa, visto che volete rifuggire alle logiche di questo paese, perchè non vi siete ispirati anche in questo post, alla filosofia pragmatica degli americani, raccontandoci in concreto come è andata la vostra storia?

    voglio dire invece che quel tono in po’ poetico/politico: “addio italia…”, magari sarebbe stato interessante leggere un: “abbiamo provato qui… abbiamo provato là… ci hanno detto x… ci hanno detto y… pam pam pam…”

    ve lo scrivo perchè è una case history interessante che potreste raccontarci in un approfondimento.

    in ogni caso, grazie!

    ciao, o.

  • @Massimo Ciociola: ma quale blog a parte!

    Ti invito ufficialmente a fare QUI un guest post dove esponi il TUO punto di vista, e te lo pubblico molto volentieri. Vista la distanza fra il tuo punto di vista e quello di Augusto, e vista anche la tua esperienza, potrebbe nascere un bel dibattito e soprattutto bell’arricchimento per tutti i lettori.

    (Scrivimi pure a tagliaerbe [at] yahoo [dot] it 😉 )

  • Taglia punta ad avere un post da n mila commenti 😀

  • Quante parole giuste e sagge Augusto, sono decisamente impressionato.
    E anche un po’ invidioso perche’ a me ci sono voluti 6 anni in piu’ per intraprendere piu’ o meno la stessa strada. E adesso di tornare in Italia dal punto di vista professionale non ci tengo affatto. E per alcuni versi neppure dal lato non professionale…
    Come credo sia implicito nel tuo post il problema – che a me fa imbestialire – e’ che noi italiani siamo tutto fuorche’ dei cretini e in molte cose non siamo secondi a nessuno, ma poi in un modo o nell’altro facciamo sempre harakiri, soprattutto quando si pensa all’Italia piuttosto che ai singoli. Che la colpa sia della politica, della societa’, del benessere, o di quello che vuoi non e’ argomento da discutere qua, ma sentir parlare male dell’Italia e parlarne male io stesso in certe circostanze (perche’ quando accendi la tv e vedi un tg italiano non possono che cascarti le braccia), trovo sia (o meglio, dovrebbe essere) immeritato. Se si riuscisse a dare sfogo al potenziale dei giovani (quelli che ancora ne hanno) le cose sarebbero diverse e paradossalmente l’unica speranza che vedo e’ quella di un’ulteriore caduta in basso dell’Italia per mano delle economie emergenti. Forse cosi’ si tornera’ in una situazione simile a quella del secondo dopoguerra in cui gli italiani affamati di successo e di emergere si sono imposti in svariati campi. Se si tornera’ ad una situazione del genere, in cui le motivazioni permeeranno l’agire dei piu’, si dovra’ passare attraverso un processo molto doloroso, che forse al giorno d’oggi non si saprebbe sopportare (ma l’alternativa sarebbe quella di ‘scomparire’).

  • @Roberto Fumarola: guest post = articolo con la stessa evidenza data a Augusto di Mashape… un commento non ha lo stesso appeal… 😉

  • @Tagliaerbe
    Si Taglia, lo so 🙂
    Visto il risultato generato da questo post, immagino l’altro… 😀

  • Il mio punto di vista è simile a quello di GiorgioTave (continuo a vivere in sud Italia e non ti nego che spesso mi sento sfiancato)… ma ciò che hai scritto è davvero troppo bello e motivante per non esser lodato.

    Credo sia necessario coraggio sia per rimanere (e sbattersi ed autofinanziarsi) sia per andare via (e non sapere esattamente cosa ti aspetta).

    Mi complimento con voi dato che molti altri non hanno nè voglia di sbattersi nè le palle per andar via. Un certo tipo di “atteggiamento” è la prima fonte di ricchezza materiale e spirituale. Continaute così lasciandovi alle spalle i disfattisti, gli invidiosi incacreniti, i pessimisti per passione…. continuate così che andate forte 🙂

    Ale

  • Quale è l’esatto senso e messaggio della lettera? La mancanza di VC in Italia e quindi l’invito ai giovani imprenditori no-fund ad andare in America? O il raconto ennesimo sul self made man? o la conferma di una gerontocrazia italiana che spinge fuori i migliori? Tutto vero, per carità: Si può benissimo testimoniare la propria storia ma sul senso ed il messaggio veicolato occorre una maturità maggiore, ossia una responsabilità. Questo distingue un imprenditore dal suo messaggio, la responsabilità.e fa si che pensando che la’more per il proprio paese significa 2 cose: amore per gli italiani come comunità e per l’ìitalia come territorio. e l’amore ha i suoi costi ma anche le sue delizie. Se ho colto bene il senso della lettera concludo indicandovi il vero messaggio mancante: fate soldi in america e fondate una VC in Italia. Proprio come quelle che avete trovato voi. Poi felicemente vedremo a quanti giovani italiani darete i vostri soldi per comniciare. Mi pare un augurio di grande respiro

  • scritto di fretta, scusate gli errori.in uff non si ha mai la testa davvero libera per postare con esattezza.

  • Wow!
    Devo dire che ci ho messo un pò a leggere tutto. Ed è stato detto tutto e il contrario di tutto, quindi non mi dilungo oltre però mi preme fare tre cose:

    – un in bocca al lupo ad Augusto, perchè un anno fa molti li hanno sfidati (“vediamo dove sarete tra un anno”), e intanto oggi ci sono e sono in piedi. Non importa se qui o li.

    – chiedere @Massimo di scrivere della sua storia, i suoi progetti: raccontando le nostre esperienze, ne avremo tutti da guadagnare.

    – fare i complimenti al TagliaBlog che riesce a fare traffico senza lavorare grazie ai guest posts! 😛

    Gino

  • In Italia come la politica dimostra per fare qualsiasi cosa devi conoscere l’amico dell’amico, connesso con l’amico dell’università, che fa il dipendente presso una società amica di quell’altro, ecc, ecc… In poche parole in Italia c’è il metodo “mafioso” che si basa sui finanziamenti pubblici dove non è l’idea che conta, ma come la si confeziona, perché tutto sta nel prendere i soldi e mantenersi alle spalle di qualcuno, mentre in america contano le idee e le persone.

  • Avrei potuto scriverlo io, questo post, molti anni fa. L’Italia è un bel posto per le vacanze. Fine. Triste da dirsi, ma fare business in italia è come nuotare contro corrente in un fiume in piena. Ma una piena di M&#$@… Beh, doppi, tripli, quadrupli complimenti e congratulazioni a coloro che ce la fanno, in Italia, oggi, a fare strada. Le stesse energie, in un altro paese, li porterebbe sulle stelle. Se lavorano con etica, cosa che in Italia ti uccide. Vivo all’estero da ormai 18 anni, con qualche rientro in patria, fatto di tento in tanto. Difende a spada tratta l’Italia chi all’estro c’è stato per una vacanza, nella migliore delle ipotesi, ed è tornato in patria lamentandosi in quanto la pastasciutta, fuori dall’Italia, non la sanno cucinare a modo. In molti mi dicevano “ma dove vai, è qui l’America”. Certo! Facile a dirsi, facile difendere il proprio paese, vivendo nell’ignoranza di come la vita sia in un qualsiasi altro paese “normale”. Ho vissuto 12 anni in USA. Non solo fare business lì è piacevole (in Italia, all’epoca, uccidevano le startup con la MINUMUM TAX, chi se la ricorda?), ma invece di venire ostacolati, si viene aiutati. E’ una questione culturale. E grazie a Dio siamo Italiani. Sappiamo combattere, conquistarci le cose, gestire anche la burocrazia più difficile. Essere Italiano vuol dire avere nella vita una scuola che pochi altri hanno. E all’estero ci aiuta. Ora vivo in un paese del terzo mondo (ora chiamati in via di sviluppo), e devo dire che l’Italia è più indietro, quando si tratta di esercitare una attività commerciale, rispetto a dove mi trovo adesso. Ribadisco, ci vorranno diverse generazioni per cambiare le cose inItalia, supposto che da ora si insegnino i valori di etica ai giovani. Per sopravvivere in Italia, o giochi al gioco imposto dalla cultura, o giochi da solo, e non vai da nessuna parte. E’ romantico vedere che molti difendono l’Italia, e ribadiscono che non è vero che non si può riuscire ad emergere. Concordo. Ma abbiamo una sola vita, e perderla dietro alle chiacchiere non mi va. In Italia tutto va al rilento, ci vogliono mesi per fare cose che in qualsiasi altra parte del mondo si fanno in giorni. E per chi vive in Italia questa sembra la regola, in quanto è sempre attorno a chi in Italia ci vive: costruzioni e restauri che vanno avanti anni, processi che durano decenni, mesi per appuntamenti all’ospedale, etc. In USA incontro il cliente, il giorno stesso mando un’offerta, il giorno dopo un deposito è pagato (non esistono pagamenti a 180 giorni DOPO che il lavoro è finito!), consegno il lavoro nel tempo che veramente ci vuole ad eseguirlo, mi pagano il saldo, e fine. In Italia la stessa cosa richiede mesi. Un esempio per capire l’Italia è un avvocato. Tutti se fate business avete a che fare con un avvocato. Chiedete quante cause aperte ha, quanti cliente sta servendo in una volta sola. Saranno centinaia (se non è un avvocato di grido), ma di media sono migliaia. Un avvocato di qualsiasi altro paese al mondo segue una causa alla volta, o due, massimo 5 se sono complesse. In Italia si lotta per la sopravvivenza, e questo non garantisce la qualità. Purtroppo chi non ha mai vissuto all’estero non capisce gli abusi che vengono perpetrati quotidianamente sui cittadini Italiani. Se la popolazione se ne rendesse conto farebbe una rivolta. O se ne andrebbero tutti in massa.

    Saluti dall’Indonesia.
    Roberto CX

  • La farse corretta è :

    UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI

    e si sottolinea “TRASMIGRATORI”

  • @Roberto Capodieci – hai spiegato esattamente la realtà, poi coloro che vedono positivamente le cose sono coloro che hanno fatto meno fatica degli altri e fanno new economy qui in Italia con “giacca e cravatta”, perché se qui in Italia ti presenti con il look di Steve Jobs (jeans e maglietta) non sei credibile, perché qui in Italia l’abito fa il monaco e i VC in Italia sono legati al metodo italiano, ti finanziano solo perché sei un amico.

  • Facciamo così, creiamo un processo costruttivo :

    – Ognuno di voi inserisca una lista delle top 5 issues che lo hanno portato ad avere difficoltà di fund raising in Italia

    – Cerchiamo di estenderla a tanti altri

    – Una volta completata la lista vediamo di coinvolgere VCs e fondi sul tema, faccio io da tramite.

    Della serie : “senza aeroporti nè biglietti per SF, vediamo di creare un confronto con i VCs nel nostro paese ”

    Vi assicuro che nessuno si permetterà aggredire nessuno, anzi, sapranno cogliere molti spunti .

    Sulla base della mia esperienza sottopongo una lista di 5 issues, in ordine di importanza, se vi va usate questa , sennò proponete nuove issues voi :

    LE DIFFICOLTA’ NEL FUND RAISING CHE HO AVUTO IN ITALIA :

    1) Valutazioni troppo basse. Non voglio dare il 40% della mia azienda all’esterno. Voglio esserne l’azionista più importante. Non voglio capi insomma. Ma Partner.

    2)Difficoltà di comprensione dei Term Sheet (il contratto tipidoc di chiusura con un fondo VC o Seed che sia) , ovvero regole e clausole troppo complicate / toste

    3) Networking/Conoscenze verso soggetti VCs/Fondi : non conosco di persona questa gente, ho provato a contattarli ma senza successo , non mi hanno risposto.

    4) Approcio dei partners del VC e dei mie interlocutori : troppo aggressivi, non capiscono la mia idea, non gli sono piaciuto, etc

    5) Per sviluppare la mia idea ci vogliono troppi soldi e me ne hanno proposti pochi per il mio sviluppo . Quindi quantità di denaro.

    6) Poca esperienza : mi hanno detto che sono troppo giovane ed ho poca esperienza sul mercato e che non ho avuto altre esperienze imprenditoriali.

    7) Difficoltà nel creare il Business Plan : sono un tecnico non una persona con background finanziario (della serie mi ci vuole il commercialista.)

    Vediamo di raccogliere dati su questo.
    Stanno emergendo N tematiche differenti.

    Tutto molto interessante.

    massimo

  • @Mauro @Roberto : state cadendo in luoghi comuni, ora ci manca solo che citate Berlusconi e Di Pietro.
    Cavolate quelle degli abiti e delle giacche e cravatte, ho il sentore che siate entrati nella industry dalla porta sbagliata. Sicuri che eravate nell’ambiente giusto ?

    Rispondete al sondaggio e vediamo fuori quello che esce.

  • @Mauro: ma il problema sono proprio questi “luoghi comuni” (che purtroppo sono così comuni da apparire normali). Non nego che in Italia si possa riuscire (a mio modo ce l’ho fatta anche io da giovane), ma se ti facessi un’esperienza all’estero.. capiresti. Potrei rispondere a Costanzo (vedi http://www.youtube.com/watch?v=h33pgeq-cpM ) a 40 anni sarò stato talmente deluso dall’Italia, che vivo all’estero… E non sono entrato dalla porta sbagliata, credimi. Sono entrato da quella principale, e sono uscito, piangendo, da quella di servizio. Farei più soldi in Italia che qui, ma mangiare pupù ogni giorno? no grazie!

  • Caro Max non racconto la mia storia perché sarei noioso e non voglio dare lezioni a nessuno, non scrivo il mio nome perché voglio rimanere anonimo e non voglio farmi pubblicità, cosa molto importante, operando in Italia è sempre meglio non esporsi con le proprie idee se non sei in qualche lobby.

    Sono uno che come te è nella new economy da più di 10 anni, ha un prodotto di successo e si guadagna da vivere direttamente da Internet senza essere passato da nessuna porta, perché grazie al DIO che ha inventato Internet, quando ho iniziato, i politici e la gente che ama mettere i bastoni tra le ruote era ancora lontana. Ora grazie alle leggi o alla scusa della legalità ci sono “squali” che vogliono guadagnare dalle idee altrui senza muovere un dito.

    Quello che consiglio ai giovani in generale è quello di cercare di stare lontani per quanto più è possibile dal mondo del puro business e dei VC ed anche se con ritardo, le idee è meglio strutturarle da soli, perché non contano né i soldi né come si presentano, contano, ripeto… le idee e le persone !!!

  • @Massimo: il grande problema che ho trovato in Italia, non solo nella questione angel investors, ma in genere nel condurre business, è principalmente un fattore culturale. L’Italia è una repubblica fondata sulle chiacchiere. Si parla tanto, si fa poco nulla. Prova a lavorare in un ufficio a Singapore. TI viene mal di cuore. Dal punto di vista Italiano sembra di essere l’unico essere umano in mezzo a robot. Ho imparato in USA cosa vuol dire concentrarsi nel lavoro, non distrarsi, etc. Dovrebbero insegnarli fino dall’asilo certi metodi, valori, etc. Alcuni Italiani che hanno avuto la fortuna di frequentare scuole private, dove vengono insegnate cose tipo parlare in pubblico, raggiungere obiettivi, organizzare un lavoro, etc, le danno per scontate certe cose, ma la maggior parte degli italiani vive in uno stato “comatoso” e quando lavora produce il 10% di quello che produce un suo simile in altre parti del mondo. Questa metodologia di vita si applica a tutto, ed è una bella cosa, che rende l’Italia un paese fuori dal comune, e ci fa voler bene in tutto il mondo. Ma quando è il momento di voler far le cose sul serio, ritrovarsi in mezzo a gente che parla per perdere tempo, diventa snervante. Come dice Augusto nel suo post, se gi avessero detto: “non ci interessa il tuo progetto” avrebbero risparmiato il suo tempo, il loro, risparmiato speranze, soldi, etc. Invece il “virus” italiano ti fa dire “ok, lo farò vedere a tizio, caio e sempronio, tra un mese ti chiameremo, etc, etc.” e chi lo dice magari ci crede, ma lo fa soprattutto in quanto ha tempo da perdere, e da far perdere. Se fosse serio, obiettivo, conciso, farebbe muovere tutto il processo molto più velocemente. Se una attitudine positiva diventasse cultura per tutti, l’Italia si rimetterebbe in piedi ed andrebbe alla velocità del resto del mondo. Ma sembra che tutti avanzino, e in Italia si resta fermi nel limbo.

  • Lol, prima di finire il cmt sotto mi è venuto a trovare un ragazzo che ha letto un mio tip su fuorsquare e voleva uno scambio d’opinioni su una sua idea da sviluppare. Ormai il cmt suona un po’ fuori luogo, ma avendolo scritto lo lascio sotto. In più riprendo la proposta di Massimo sui cinque punti dolenti in un post sul mio blog


    @Luca, Angelo e di nuovo Massimo: ma questa cosa del “passare dalle parole ai fatti” e di “incontrarsi” è da chiarire. Massimo tu eri ancora in Dada nel 2007, quando il gruppo Netwo ha portato una dozzina di nuove iniziative dell’allora sparuto “web 2.0” italiano a incontrare Paolo e il resto del mgmt? e’ stato il secondo incontro del genere, e ha dato luogo a una valanga di altre robe. erano solo tre anni fa ma sembrano dieci, perché allora a dire “startup” si veniva guardati come folli, oggi working capital (cioè dpixel che ne cura il deal flow) conta +500 idee presentate, e ogni evento con “startup” nel titolo – che sia un cocktail, un weekend, un barcamp o un convegno – conta centinaia di partecipanti

    Forse, come detto prima, mercato ancora immaturo, cioè idee ancora non abbastanza buone, applicazioni ancora non abbastanza killer. però chi ha fatto investimenti di tempo risorse e fatica a saltare su e giù per l’italia per incontrare persone e scambiare idee? questa gente qua. questa è creazione di valore, e il movimento di opinione sull’idea stessa di startup che c’è oggi ne è il risultato

    Noi non siamo stati a piangerci addosso: abbiamo fatto e cambiato le cose. Chi / cosa mancava? Mancavano gli imprenditori esperti come voi, chi già ce l’ha fatta, una diffusione aperta delle esperienze da parte dei più esperti

    Non è solo Augusto a dire agli investor che se vogliono giocare c’è da mettere un cip sul tavolo un po’ più complesso dell’investimento quando le metriche sono verificate

  • @Mauro è un altro luogo comune il tuo , ora vuoi convincerci che se sei bravo meglio solo che mal’ accompagnato ?
    Sorry..puzza di vecchio quello che dici e scusami (senza offese ti prego) mi suona tanto di chi non ha ottenuto il successo che voleva e si “rimbocca” le coperte dicendo “almeno io sono uno libero…non ho bisogno di nessuno”.

    Io rilancio una provocazione : ma qualcuno di voi un prodotto che usano in almeno 500,000-1 mln persone al mese lo ha mai realizzato ?

    Posso dirti una cosa : non esiste la lobby nella ns industry ma il networking, e se pensi che è difficile farlo, beh allora meglio starsene da parte.

    Trovatemi un caso di un’azienda finanziata solo per conoscenze, lobby o perchè fondata da un figlio di papà . Voglio un nome.

    P.s: Ma voi Jumpy, Ciaweb, Kataweb, ve li ricordate ??????

    m.

  • ERRATA: il commento settembre 6th, 2010 at 17:04 era @Massimo, non @Mauro.

  • @massimo

    ma io ti faccio una domandina, scusa tanto se io vengo da te come VC (te = esempio) e ti dico: “io ho questo progetto, questa idea ma mi manca ovviamente la parte commerciale, mi manca chi alza il telefono fisicamente non l’idea di come venderla, mi aiuti te con i tuoi soldi ad assumerla?” e tu VC mi rispondi: “senti torna quando hai la persona nel commerciale e ne riparliamo” … secondo te come dovremmo sentirci?

    nessuno (o almeno io) metto in dubbio il lavoro di un VC che è quello uguale a tutte le aziende, cioè guadagnare per poter finanziare gli altri e fin qui ci siamo, però è inutile girarci intorno o è un SI o è un NO la risposta.

    nel mio esempio se avessi avuto un commerciale, non avevo bisogno di scrivere io un BP, perdere del tempo levato allo sviluppo e dire signori con i vostri soldi mi pago questa persona …

  • @Massimo: io aggiungo alla tua lista:

    – Difficoltà di pacing dei VC (burocrazia che non si sposa col timing del Biz, troppo lenti a decidere)

    – Difficoltà di timing con il VC (troppo presto, non credo funzionerà – troppo tardi: ormai ci sono altri)

    Credo che per Mobnotes siano stati questi i punti critici nelle trattazioni (oltre ad alcuni mooolto importanti che hai evidenziato tu…)

    Gino

  • Complimenti, da imitare ma…

    …vi SBAGLIATE di GROSSO proprio sulla nostra storia: la nostra storia è una gran ricchezza, una delle più grandi.

    Sarebbero da elencare gli inventori, geni, scrittori, poeti ecc che gli americani ci invidiano. Dante (Medioevo), Giotto, Ferrari, Mattei, Lorenzetti…
    bastano?

    Adesso è propria la storia che il Potere italiano sta imbavagliando per i suoi interessi da marciapiede. A partire dalla scuola.

    Conoscere la propria tradizione, avere qualcuno che la vive adesso, verificarla
    personalmente.
    Questo tiene e magari un giorno ci vedremo in america brindando anche al passato 🙂

  • @massimo

    caro massimo io devo per forza di cose pensare vecchio in un paese di vecchi.

    Non parlo da uno che non ha ottenuto successo, anzi !!! il mio progetto da qualche milione di utenti unici al mese ce l’ho ed il mio valore aggiunto non sono le chiacchiere, ma ben altro… non ho bisogno di visibilità che ho già ed alla fine anche se un articolo su wired non me lo faranno (e questa è la mia frustrazione :), fa nulla se sembro uno che “non ha ottenuto il successo che voleva e si “rimbocca” le coperte dicendo “almeno io sono uno libero…non ho bisogno di nessuno”” anche perché quello che conta per me è ben altro che le chiacchiere…

  • Grande Folletto. Bel post e commenti. In bocca al lupo a tutti.

  • Un caro saluto da uno che ha investito tanti soldi in idee e start-up. Denaro faticosamente guadagnato durante una vita di lavoro e sacrifici… un saluto da uno che ha creduto in giovani con buone idee… che si sono impegnati, divertiti, hanno viaggiato all’estero, hanno fatto orari assurdi, hanno sognato, ma poi non hanno concluso nulla e i soldi sono finiti… Si si, forse a loro il fallimento servirà… e a me a cosa serve ? Soldi persi, “n” volte, fiducia persa, voglia di riprovarci nessuna… piuttosto mi faccio il giro del mondo dieci volte, investo su me stesso l’unico imprenditore che (iniziando a 23 anni) ha avuto un discreto successo che continua e garantisce il sostentamento a tante famiglie da decenni… Prima di criticare gli investitori prudenti, il sistema bancario, un intero stato e sistema-paese… guardatevi allo specchio… siete proprio voi che state volando.. ma usate i soldi degli altri per sognare, ma chiedetevi se avete davvero i numeri per creare valore per chi crede in voi? create valore reale o create una bolla pronta per essere pagata da un altro investitore più ricco che ne fa’ una bolla ancora più grande?? non ditemi che l’importante è uscire dalla bolla prima che scoppi avendo fatto i soldi.. questo non è economia reale, è fuffa… spesso le startap puntano a questo… frega nulla se è sostenibile, se crea valore, se i conti tornano…basta che qualcuno la paghi bene, iniziare da un sogno e vendere un sogno… ragazzi, mettere il piombo nelle scarpe prima di giocare con il denaro altrui. (Naturalmente non parlo di voi 3, non vi conosco, ma in generale dei tantissimi ragazzi che si lamentano che si investe poco capitale ad altissimo rischio sulle loro favolose idee)

  • Ho letto la lettera di Augusto Marietti su Taglia Blog. Il suo post si intitola ‘Lettera aperta all’Italia, investitori e startup’. Lettera appassionata ma a mio modesto avviso non ci siamo.
    Premetto che personalmente sono convinto che non solo ognuno ha il diritto, ma anche il dovere, di andare a esprimersi dove trova le migliori opportunità e per Augusto questo luogo pare essere San Francisco. Sono però anche persuaso che il testo di Augusto sia, benché ben scritto e ricco di spunti, privo di un messaggio nuovo, mi spiace ma si rischia di scivolare nella retorica: l’America è meglio dell’Italia, in America puoi fallire in Italia no, in America ti danno i soldi (???) in Italia no ecc. E poi? E quindi? Proposte? Idee? Suggerimenti a parte la fuga “Lasciate l’Italia se l’amate veramente” conclude Augusto ed è a mia visione un messaggio distruttivo e non costruttivo.
    Vorrei utilizzare alcuni spunti di Augusto per provare a disegnare un quadro un po’ meno fosco. Intanto in Italia negli ultimi cinque anni molto si è fatto, la stessa cultura imprenditoriale ha fatto passi da gigante, poi non è vero che in Italia non ci sono storie di successo, io stesso ho avuto modo di scriverne, di raccontarle, di conoscerle anche da vicino e ogni giorno ne vedo nascere di nuove potenzialmente pronte a conquistarsi il loro ruolo nel mondo del business senza per forza andare in America (non faccio elenchi in questa sede ma per chi vuole saperne di più posso fornire nomi e cognomi). Poi non posso credere che l’innovazione nasce perché a San Francisco c’è il ‘chaos’ come scrive Augusto: disadattati e barboni nemmeno Milano se li fa mancare, arabi (beh ne sono viva testimonianza), designer e artisti ne è quasi capitale. Scheletri nell’armadio vecchi di 2mila anni, beh, ma anche storia vecchia di 2mila anni, cosa che l’America non ha e della quale sente moltissimo la mancanza. Qualcosa ancora non va come le leggi sull’immigrazione scrive Augusto, sicuro? Solo quello? Vogliamo parlare di sanità pubblica? Giusto per esempio. Con ciò non voglio dire che l’America ha più difetti dell’Italia, ci ho vissuto in America, nel sud della California, ci torno sempre con piacere, mi piace l’America ma non è l’Eldorado, nemmeno per le startup. E insisto Augusto e i suoi hanno fatto bene ad andare in America perché li hanno trovato ciò che cercano, ho anche sviluppato una certa idiosincrasia al termine ‘fuga dei cervelli’ preferendo il più, sempre a mio modesto avviso, opportuno e realista ‘circolazione dei cervelli’.
    Insisto però anche sul fatto che in Italia siamo in tanti, tantissimi a impegnarci affinché il Paese migliori su questo fronte, c’è chi ci mette soldi, chi competenze, chi rischia, chi tutto insieme, chi lavora per dare una concreta possibilità ai giovani, anche a quelli di 19 anni, c’è anche chi lavora per unire i due mondi l’Italia e l’America solo apparentemente separati da siderale distanza e perfino chi, benché possa risultare difficile da credere, dall’America è tornato ed è contento.
    Va bene tutto, vanno bene le lettere aperte, perfino le denunce, va bene raccontare le proprie storie, ma tutto deve essere supportato da idee e proposte, altrimenti resta solo il grido di dolore per il rammarico di esser stati costretti a partire in cerca di fortuna benché, questa volta, senza la tappa forzata a Ellis Island …

  • Anche a sostegno di quanto dice Emil, avviso tutti i commentatori che fra poche ore pubblicherò su questo blog l’articolo di un autorevole personaggio che ha una visione diametralmente opposta a quella di Augusto.

    Che il dibattito continui 🙂

  • Davide spero non ti dispiaccia se allego qui il link a un’altra mia riflessione sul tema, oltre a quanto già espresso nei commenti: http://infoservi.it/nvnzf

    Aspetto con curiosità la prossima puntata

  • Mah, ho come l’impressione che si dicano tante cose senza sapere di cosa si sta parlando. E questo è, di fondo, il vero problema.

  • Congratulazioni, anche io sono un giovane startupper non pronto ancora a chiedere fondi 😉

  • In bocca al lupo ragazzi, fa molto “pillola blu-pillola rossa”!

  • Ciao Massimo,

    mi fa piacere che hai dedicato tanto del tuo tempo prezioso alle riflessioni di un sognatore 22enne. Ho scritto
    questa lettera proprio perche volevo generare emozioni, opinioni e contraddizioni.

    Vedi Masssimo non ce’una soluzione universale per tutti, ognuno ha le sue storie, ogni startup e’ diversa, ogni uomo e’ diverso; e’ ovvio che si puo scrivere il contrario
    di tutto, infondo sono soltanto parole.

    – “L’Italia è scesa al 48esimo posto, per livelli di innovazione…L’Italia è il solo tra i Paesi ad alto reddito a non occupare una
    delle prime 40 posizioni” Fonte: http://bit.ly/cUutaS

    Poche settimane fa Sergio Marchionne, CEO di FIAT, ha detto una cosa molto importante: “Molto spesso le ragioni del declino sociale ed economico
    di un Paese hanno a che fare con cio che non abbiamo saputo o voluto transformare, con l’abitudine di mantenere sempre le
    cose come stanno.”(Fonte di Fabrizio Capobianco: http://www.siliconvalleyitalia.com/).

    Certe cose bisogna gridarle e non essere timidi, quando sei fidanzato e le cose non vanno inizi a dire alla tua fidanzata che ci sono dei problemi da risolvere, se
    non lo fai finisci che dopo un mese vi lasciate o peggio tradite. I VC italiani in realta’ sono dei mezzi eroi che lottano contro il sistema.

    Ci sono dei problemi reali (come dici tu, i soldi ci sono, ma…), nello specifico:

    – manca la mentalita’ diffusa
    – mercato M&A quasi inesistente
    – Fondi VC piccoli
    – Pochissime IPO
    – non ce’ un ecosistema su cui scalare e dividere il rischio
    – capitalizzazioni basse
    – Governo
    – Fondi Pubblici spesi male, perche gestiti da gente non competente
    – Poca competizione = Poca innovazione

    [Se mi dimostri il contrario, facciamo togliere questo post dal blog]

    Poi, sempre come dici tu, (top 5 issues) i term sheets e varie sono inacecettabili, il network non e’ potente, etc…Nel nostro caso specifico abbiamo provato a farlo in italia,
    ci abbiamo provato seriamente come tante altre realta’ (ci siamo anche chiusi in uno scantinato di Milano per 9 mesi a programmare, facendo i conti con le nostre economie fragili), ma non ci siamo riusciti, abbiamo fallito. Avremmo fatto GIVE UP, se ci fossimo fermati li e spento tutto.
    Come dice (Francesco Sullo) non e’ vero che vai in America e prendi l’investment in 3 settimane. Siamo andati su e giu in America 5 volte, ormai sono piu di 9 mesi che ho vissuto a San Francisco (non ti so dire se e’ una citta’
    divertente o noiosa dato che il mio unico divertimento e’ Mashape, in discoteca non mi diverto piu’) e abbiamo preso parecchi no anche li, credo che la differenza l’ha fatta
    lo aver continuato, e lo aver continuato ancora fino a quando eravamo rimasti in 3 a dormire e lavorare dentro un motel, mangiando riso, con 2000 dollari in banca (leggere qui: http://bit.ly/cdW8Dr).
    Molte volte le persone guardano solo la punta dell’iceberg (perche’ e’ piu facile) senza sapere o ragionare sull’immensita’ di sacrifici che sta sotto.

    Premesso che la mia non era una lettera da Mashape, ma una lettera di una persona che ha dovuto lasciare l’Italia se non voleva fallire, non e’ stato facile lasciare il
    mio paese. Ho dovuto lasciare tutto (i miei genitori si sono separati quando ero piccolo, e ho conosciuto la sofferenza e la solitudine molto presto) andando incontro al
    niente, quendo ero in aereo per SF ho pianto, ho pianto anche quando ho scritto questa lettera, le mio sono lacrime di rabbia. Sono venuto al mondo da madre e padre italiani,
    non americani, se mai riusciro’a creare qualcosa di positivo per questo mondo, be’ il mio DNA e’ Italiano, l’italia mi ha creato.

    Per risponderti nello specifico:

    – Abbiamo gia avuto tantissimi intoppi, e mangiato tanto fango, ormai e’diventata una abitudine. Ancora una volta saro’ felice di sbagliare.

    – Sono stato in quei posti, (fin da quando sono piccolo ho avuto la fortuna di viaggiare tantissimo, mio padre quando viaggiava per lavoro mi portava con lui per non
    lasciarmi a casa da solo. (L’italia ha 60M di abitanti)

    – Non tutti gli under30 fanno grandi cose, me la maggior parte delle piu grosse opere fatte nella storia dell’umanita’ sono fatte da giovani.

    – Vengo da Roma, ma a 18 mi sono trasferito a Milano, Marco e Michele sono di Milano, Michele ha 28.

    – Conosco tutte le storie che mi hai elencato, e loro sono dei grandi. Il problema e’ proprio li, sono poche, troppo poche da avere ecosistema. Non comparo li Stati Uniti
    con l’Italia, ma la Francia.

    – A noi ha aiutato proprio il fatto di essere 3 poveri italiani che stavano vivendo come dei barboni pur di rincorerrere il loro obbiettivo. Hanno visto il commitment, troppo facile starsene sul divano ad accettare gli eventi.

    – Conosco Standford benino, nel 2008 ho iniziato il mio primo viaggio in SV e ho fatto una settimana di entrepreneurship a Stanford, effettivamente non centra niente con le Uni Italiane (anche questo va cambiato).

    – Quando arrivera’ l’insuccesso voglio le critiche, non devono mai essere viste come un nemico. La SV cresce sui feedbacks.

    – Mi dispiace ma non posso ignorare. Quando vedo che le cose non funzionano le dico, e continuero’ a farlo fin quando non cambieranno. E un giorno mi adoperero’ anche nella pratica.

    – Lo scorso Startup School di YCombinator ho avuto la fortuna/sfortuna di conoscere Mark di Facebook. Non ha spalato niente, si e’ trovato una bomba tra le mani, pensa che non
    ha mai fatto un pitch ai VC, erano i VC che piombavano per investire nella allora [TheFacebook].

    – Prendere un investimento non e’ un successo ma un punto di partenza, anzi e’ forse un mezzo fallimento perche ancora non hai trovato il modo per farcela da solo (vedi il mitico
    PELDI di Balsamiq).

    Credo che tu sia una persona in gamba, e nel tuo inconsco hai provato rabbia nel leggere questo articolo, la stessa che ho io nello averlo scritto, questo e’ bene. Sembra che gia desso
    stiamo tutti iniziando a cambiare l’Italia un commento alla volta. BTW, piacere di averti conosciuto e ti consiglio vivamente di fare una chiaccherata con Fred Wilson,
    ti assicuro che ne vale la pena; se ti va mandami uno SlideDeck di musiXmatch o meglio il prodotto, se credo sia cool, ti introduco personalmente a Fred. [augusto AT mashape.com]

    “La determinazione nel conseguire il successo conta piu di qualsiasi altra cosa” – Abraham Lincoln

    Cheers,
    Augusto

  • Anche io ho 19 anni, anche io sono in Italia e anche io sono alla ricerca di finanziatori. Onestamente non ho mai cercato un VC perchè i progetti erano sempre a me accessibili e preferivo lavorare facendo consulenze e auto-finanziarmeli in modo da essere indipendente.

    Oggi per la prima volta ho incontato un CV perchè con un amico abbiamo un progetto parecchio grosso, la mia impressione non è stata negativa. Ovviamente non sò ancora dirvi come e se andrà bene, ma per ora mi sembravano interessati. Certo, in Italia è più difficile semplicemente perchè siamo di meno rispetto in questo settore rispetto agli USA, questo richiede un maggiore sforzo ma quando ho cercato di fare una cosa per ora sono sempre riuscito.

    Tra qualche mese potrò essere più realistico, per ora posso solo dirvi che l’avere 19 anni non mi ha causato particolari problemi e riesco giornalmente a lavorare con alcuni dei più grossi brand italiani.

    Certo è che se fossi in America molte cose sarebberò più facili, il finanziamento non sarebbe di qualche centinaia di miglia di euro ma di qualche milione. O forse sono solo idee create dai libri su GG, APP e YT… solo il tempo me lo potrà dire… certo non approvo ne la semplicità di alcuni che banalizzano la ricerca di un VC ne la difficoltà quasi impossibile di altri… forse troppo offuscati dal sogno americano!

    In ogni caso faccio i miei auguri a questi tre ragazzi che come me stanno partendo per una nuova iniziativa, in bocca al lupo!! (e beati voi che avete trovato quelli di YT, noi dobbiamo pensare ancora in piccolo!)

  • @osky… clicca sui credits sotto la foto, ce’ un gran pezzo di storia in quell’articolo!

    ciao

  • Prima di tutto, una cosa che ritengo fondamentale. Il problema come ha evidenziato Francesco Sullo non è solo nei VC. I VC sicuramente han la loro parte nella questione, ma è inutile continuare a martellare che il problema sono i VC.
    E d’accordo, sarà forse l’unico (davvero? siamo sicuri?) ma Balsamiq ne è la prova: il problema è… tutti. Non un solo pezzo.

    —> Assieme all’alzata di critiche deve esserci anche l’alzata del culo dalla sedia.

    @Angelo
    Partecipare ad eventi non vuole dire “niente” di per sé, ma intendo una cosa particolare. Gli italiani hanno GIA’ la capacità di fare network, molto sviluppata. Il problema è che è al di fuori di qualunque flusso di efficacia. Già solo questo sarebbe uno spunto interessante: probabilmente in Italia funzionerebbero meglio gli HackDay che i BarCamp, non tanto perché funzionerebbero – sarebbe infinitamente più difficile se avete ben inteso cosa sto dicendo – ma gli HackDay *servirebbero* a creare un pezzo della cultura che manca. (so che ce ne son già stati, e infatti son stati ottime idee!).

    —> Quindi, idee? Qualcuno che prova a portare avanti questo concetto? HackDays? 😉

    @Osky
    La domanda la trovo molto interessante, e la rivolgerei a chiunque abbia raggiunto un successo: sarebbe bello sentire le storie con i dettagli, tutti i dettagli. A volte anche quelli che sembrano inutili.
    Io ho visto che molte volte nella mia vita i “successi” sembrano arrivare per determinazione o per caso, ma c’è anche un altro elemento che a volte non appare (e che Peldi nell’ultima presentazione a BetterSoftware ha ben evidenziato): ci sono anni di preparazione spesso, la costruzione del network giusto, delle conoscenze necessarie, dell’esperienza. E questi anni possono anche essere fra i 15 e i 18, why not? Però sono spesso la parte determinante della storia… una parte che non viene quasi mai detta. 😉

    —> Chi può, dovrebbe condividere i dettagli. Ancora, come fa Peldi: trasparenza massima. Sono le cose che aiutano davvero.

    @Mauro
    La storia delle conoscenze per scalare per quanto possa essere vera, rischia di nascondere una parte fondamentale. C’è una domanda migliore a mio avviso che si dovrebbe fare.

    Perché in Italia si chiama “mafia” e all’estero si chiama “networking”?

    La mia parziale risposta per ora è che in Italia tendiamo ad aiutare gli amici, prima delle competenze, e le persone che conosciamo non le facciamo “girare” dove potrebbero portare più beneficio al sistema tutto. Il networking invece significa che le persone si conoscono perché hanno competenze e sono le competenze che girano. E se io non posso avere un vantaggio, non mi tengo una conoscenza per me ma creo il contatto. Questo permette anche alle persone di confrontarsi con il mondo, perché dopo che ho girato un amico due volte e le persone a cui l’ho girato mi dicono “hey, guarda che non è mica bravo” questa banalità comunicativa permette a tutte e 4 le persone coinvolte di avere ottenuto un vantaggio.

    Personalmente peraltro trovo ridicolo il termine “opportunismo” come spesso viene usato: se io ho bisogno di te, perché dovrebbe essere un problema se ti chiamo quando ne ho bisogno? Ben venga!

    —> Dobbiamo imparare a fare girare contatti, conoscenze, competenze, skill.

  • Ciao a tutti,
    sicuramente un grande pregio di questo post è di aver generato un thread molto interessante e formativo.

    Mi riconosco molto nella posizione forse un po’ tagliente ma chiara di Massimo (sarà che siamo coetanei e con percorsi simili).

    Mi sembra che per certi versi questa discussione possa essere metaforicamente assimilata ai forumers che si scannano su ViviMilano mentre fanno paragoni tra Milano e New York/Londra.

    Non si possono paragonare 2 cose completamente differenti. In Us basta una idea e aprono la valigetta con i soldi? Ok, ma il rischio è di trovarsi 10 prodotti concorrenti simili dopo pochi mesi e il tasso di mortalità delle startup è comunque altissimo.

    In Italia occorre applicare lo spirito delle PMI che producono bulloni in Brianza: fare una cosa, farla meglio di tutti gli altri e trovare dei clienti disposti ad acquistarla, in italia e nel resto del mondo.

    Ho lanciato la mia startup a ottobre 2009 (dopo altri tentativi meno fortunati negli anni passati, perseveranza e’ la parole chiave dell’imprenditore o aspirante tale) ed ho creduto nel boom di iPhone e poi iPad quando in Italia si parlava ancora solo di suonerie e giochi java (che pure mi hanno dato da mangiare per anni).

    Ho lasciato il mio posto da dirigente in cui venivo pagato ‘solo’ per fare riunioni e prendere aerei nel momento peggiore della crisi economica passata (speriamo), mi sono rimesso a studiare giorno e notte e dopo pochi mesi con 2 computer e 2 iphone sono arrivati i Clienti e la cosa piu’ importante per un impresa, ovvero il Fatturato.

    E nel momento in cui la tua impresa si sostiene da sola io ritengo si possa andare da un VC senza ansie da prestazione e fare scelte ponderate e senza svendersi.

    Quindi, con un po’ di follia, visione, perseveranza e disponibilità al sacrificio si è in grado di far qualcosa anche in Italia. Oltretutto in un paese in cui la maggioranza dei giovani sogna il posto fisso c’è anche poca concorrenza e credo che se ci fossero centinaia di angels/vc avrebbero gli uffici desolatamente vuoti.

    Alessandro

  • Devo dire, grandi ragazzi!! l’entusiasmo e la soddisfazione dell’essere riusciti a mettere in piedi la vostra idea trasuda palesemente dalle vostre parole..ma non credete di essere arrivati..è solo il primo step..continuate cosi…in ogni caso i miei complimenti!! sentiti!

    Avete fatto la scelta migliore..e devo dire che l’Italia vi ha aiutato..proprio non dandovi la possiblità..quindi paradossalmente vi ha aiutato ma ovviamente non è da ringraziare…

    magari lì riuscirete a fare le cose come volete ..qui mi dispiace non è possibile…la meritocrazia, il rispetto degli altri, la responsabilità sociale, la voglia di collaborare sono cose che non esistono…il nepotismo, la corruzione, modelli di governance che non prevedono la separazione fra proprietà e controllo, mancanza di cultura manageriale, la cultura del posto fisso, il se freghi gli altri sei un figo e se fallisci sei un coglione, il materialismo ..sono tutti i malanni che caratterizzano il nostro bel paese..sintomo di grande arretratezza.. ma non più vostro.. Negli stati uniti le persone sognano di lavorare in kpmg, accenture, mckinsey..in Italia nelle banche, o nei brand delle grandi e note famiglie…c’è un divario culturale che non è colmabile……siamo indietro..troppo!

  • Caro Augusto,
    a 19 anni ci si innamora.
    Tu ti sei innamorato dell’America. Bene. Vivi la tua esperienza in pieno. Goditela.
    Tieni presente che nel 99% dei casi poi l’amore finisce.
    Io ti auguro che questo tuo colpo di fulmine duri per sempre e che tu ricada nell’1% dei casi, ossia quello in cui l’amore non finisce mai.

    Per tutte le altre considerazioni, fate qualcosa che funzioni e fate 2 numeri e vedrete che il resto viene da se.

    Buona Fortuna.

  • Ciao

    Bellissima lettera. Non ho la tua età anagrafica, ma vivo negli US da nove anni e sono passato attraverso molte situazioni interessanti. Sono a circa 3 ore da San Francisco, se ti metti in contatto possiamo sicuramente fare quattro chiacchiere.

    Nel frattempo, in bocca al lupo….

  • ragazzi io ho una storia simile per certi versi alla vostra.

    Si, L’Italia non crede in noi, quando ho aperto la mia piccola agenzia 4 anni fa avevo 23 anni e i clienti mi dicevano “mi fai parlare con il tuo capo?”..

    vorrei aggiungere

    Lavoro completamente online e quindi i luoghi fisici sono per me più facile da accedere dal momento che posso lavorare da dove voglio.
    Sono 4 anni che viaggio e la prossima tappa è Berlino (fra un mese).

    andare cavalli da corsa!

  • Bhé… di sicuro questa lettera è il thread che ne è nato è la cosa più interessante che io leggo in rete da almeno 3 mesi a questa parte.

    Quindi grazie.
    Per l’esperienza dei ragazzi mashable.
    Per chi li ha criticati.
    Per chi li ha incoraggiati.
    Per chi ha dato la sua esperienza.

    Di sicuro a me leggere tutto questo è servito un sacco.
    Ora però faccio una domanda ingenua.

    Da quanto ho capito, a parità di idea e soprattutto di execution, il trasferirsi in silicon valley è un passo obbligato per la raccolta di capitali. Questo perché se io vado, con la mia webapp, dagli investor italiani ho poche probabilità di poter far crescere il mio business.
    Corretto?
    Bene, nel caso io abbia capito bene il problema quello che mi domando è, ha senso scrivere 120+ commenti su “italia sì, italia no”? Perché come dice @Fullo, non ci dedichiamo alla costituzione/consolidamento di un network di startupper e poi ognuno implementi la propria idea nel paese che li torna più consono?
    Mi domando, proprio perché io ho molte ancore che mi legano qui, se rimango a Milano per il 90% del mio tempo ma la mia execution è buona le mie probabilità sono comunque 0 a prescindere?

    Perdonate l’ingenuità di un newbie del campo.
    Cmq, up per le storie di successo. Io mi faccio una pera di mindthebridge.org per l’ispirazione 🙂

  • complimenti ragazzi !
    Bologna appoggia in pieno tutti i vostri sforzi e l’impegno profuso..
    ed altre nobili menti informatiche nostrane che rifuggono all’estero …

  • Mi trovo d’accordo con l’opinione di Massimo (non solo per omonimia :)), sarà che ho avuto la fortuna di lavorare in alcuni casi di successo fatti in Italia da Italiani (Yoox su tutte), ma secondo me la situazione del nostro paese non è completamente da buttare.

    Ovviamente, bisogna considerare la differenza dei mercati (1/5 di popolazione 1/8 PIL, predominanza linguistica a culturale degli US, stato del mercato tech/online nei due paesi), per cui fare un paragone è qualcosa senza senso.
    Non a caso, la stessa azienda negli usa fattura 15/20 volte in più che nel nostro paese (ad esempio google fa più del 50% del suo fatturato solo negli stati uniti).

    Per cui, alcuni prodotti, non avrebbero mai potuto partire se non in US, da cui è molto piu facile ovviamente generare revenues per il mercato americano, e sopratutto “lanciare” un prodotto.
    In Europa per mentalità e “necessità” credo che le nuove iniziative imprenditoriali debbano in maniera più rigida far vedere subito agli investitori potenzialità di fatturato, nel breve.

    In ogni caso, anche in Italia, di imprenditori partiti nella loro cameretta ce ne sono…

  • Interessantissimo dibattito.
    Vi darò i miei due cents, ma prima mi presento brevemente (ma senza abbandonare l’anonimato).

    La mia esperienza è diversa da quella di tutti voi: non lavoro nel web, non ho il sacro fuoco dell’imprenditore, anzi, fino a 3 anni fa manco sapevo cosa fosse il business, visto che avevo sempre lavorato nel pubblico. E ho 35 anni, alcuni dei quali passati all’estero. Sono comunque abbastanza geek (non rispetto a voi ma rispetto all’italiano medio… ci vuol poco, d’accordo)

    Da tre anni a questa parte lavoro come consulente per un importante fondo PE/VC (che non opera nel web ma in un altro settore), e ho visto una quantità infinita di progetti, imprenditori e società, sia in Italia che all’estero, per cui un po’ di esperienza ce l’ho, ma dalla parte opposta della barricata.

    Quello che ho visto è questo.
    Sono tutte generalizzazioni, per cui prendetele cum grano salis.

    In media, i progetti presentati da Italiani sono presentati male, non c’è una strategia chiara, i financials sono confusi, la conoscenza del mercato è vaga.
    L’esperienza nel settore business spesso è scarsa, mancano le basi per rapportarsi con un investitore, e – incredibile – non è del tutto chiara una cosa: la missione dell’investitore è fare soldi, MOLTI soldi.
    Gli investitori non fanno beneficienza, e SE vi daranno del denaro, ve lo faranno pagare molto caro.

    Il che significa che, in genere (se parliamo di società pre-revenues, ma non solo) che il VC/PE di turno farà di tutto per avere la governance della vostra creatura, vorrà la maggioranza, vorrà miliardi di diritti di veto, e vi presenterà un term sheet durissimo che – se riuscirete a comprendere, e non è così facile – troverete addirittura offensivo.

    Andare da un fondo a chiedere soldi è un gioco duro, preparatevi a combattere.

    Lato fondo.
    E’ vero, i fondi tendono ad essere “conservatori”, non sono veloci, anzi spesso sono lentissimi, non sono chiari (“si, dunque, forse potrebbe interessarci, ma…”), spesso hanno anche una conoscenza limitata del settore in cui operate (non tutti sono geek!).

    Non sto dicendo che questo sia giusto (anzi…), ma spesso è così, per cui preparatevi e agite di conseguenza.

    E soprattutto: siete sicuri, almeno all’inizio, di aver bisogno dei soldi di un fondo?
    I fondi sono un partner utlle ma molto ingombrante, il mio consiglio è – se la strada è percorribile – di provare anche altre strade.

    Infine una chiosa, che forse farà incazzare molti, ma prendetela per quello che vuol essere, una provocazione mirata a farvi riflettere: al mondo non esiste solo il web.

    Cercate di mettere tutto quello che state facendo in prospettiva, prima di trarre giudizi affrettati (e negativi) sull’Italia (che peraltro in buona parte condivido): la Silicon Valley è sicuramente un posto fantastico per fare start-up web, ma non per fare qualsiasi cosa.

    Comunque, a fare questo mestiere mi è venuta di fare l’imprenditore.
    Devo solo decidere in cosa 😉

    Siete voi quelli che si divertono, non quelli che vi danno i soldi, ve lo assicuro

    Un caro saluto, e in bocca al lupo a tutti!

    jn

  • @sinzone

    Ciao Augusto, mi piace molto di più l’approccio di questo tuo thread, vi seguo e vorrei il massimo da voi e ho vissuto tutte quelle emozioni che tu hai vissuto in passato e non siamo distanti come età, siamo molto vicini.

    Condivido molte cose che dici, manca una cultura sicuramente, ma da ieri ce n’è il 200% in più grazie a tutti questi post.

    Dopo il vs messaggio a IO REPORTER ho visto gente affranta e triste : della serie mi tocca partire per gli USA per avere successo.

    Non mi è piaciuto e l’ho detto ! Non è stato positivo per nessuno quel messaggio.

    Ora al di là di Fred Wilson (che le ferie le viene a passare in Italia), capirai ben presto che il successo più grande non lo fa l’investitore che hai dietro ma quanta gente usa il tuo prodotto e la tua piattaforma , le valutazioni sono “giochi matematici” , le exit spesso una chimera .

    Insomma è difficile questo settore. E’ tosta. E non è volando oltre oceano che ottieni successo.

    Mi sono incazzato si. Ma solo perchè vorrei che foste QUI e non li.

    Non sono vecchio e non voglio farti la parte di quello che dice “vedrai vedrai…” ma ti assicuro che non c’è cosa più figa che creare il tuo successo in casa , nel tuo Paese, tra la tua gente, assumere amici, creare del valore attorno a te.

    Attenzione ho detto successo. Non fare i soldi.

    un abbraccio.

    m

  • @Massimo
    “ma ti assicuro che non c’è cosa più figa che creare il tuo successo in casa , nel tuo Paese, tra la tua gente, assumere amici, creare del valore attorno a te.”

    So che è difficile non parlare per regole e assoluti a volte. Vedi, anche su questo tua ‘assicurazione’ non sono d’accordo Massimo.

    Quando scatta qualcosa nella tua testa per cui le divisioni nazionali diventano un inutile artificio, “nel tuo Paese” è una frase che suona fuori luogo e addirittura ti fa incazzare ogni volta che la senti, perché, davvero, non riesci a capire l’utilità di questi fittizi confini che servono solamente a isolare le persone.

    Punti di vista. Non assoluti.
    E dai punti di vista possono nascere confronti. 🙂

  • @jamesnach
    Ottimo punto di vista e credo tu abbia bilanciato in modo equo il problema.

    Rinnovo anche io quello che dicevi tu e Sullo più sopra nel tentare di capire tutti i fattori del problema e non puntare il dito su un lato o su un altro. 😉

    E qui ad esempio esce un altro problema, che peraltro ha già delle iniziative che tentano di risolverlo (mi riferisco a Roberta Profeta). Dal punto di vista dei VC le proposte sono spesso sghangherate, senza filo, senza ritorno, etc. Il problema anche qui è culturale: in Italia non esiste un substrato che forma le persone con la giusta forma mentis sui fattori importanti per un business, a meno che tu non abbia fortuna di conoscere amici o familiari che hanno quella mentalità (e questo infatti coincide con la natura familistica delle imprese italiane).
    Quindi, un altra cosa che andrebbe supportata è sono quelli che vorrebbero un finanziamento ma non saprebbero da dove partire per considerare il giusto insieme dei fattori.

    Per dire, io so molte cose più della media, ma sicuramente se volessi fare oggi una startup anche io avrei bisogno di aiuto per formulare un business plan (e tutti i fattori collaterali). E oggi, io non saprei a chi rivolgermi, se non fare girare la domanda fra qualche amico nella speranza che qualcuno conosca la persona giusta o voglia darmi una mano.

    Ci sono incubatori o figure così in Italia? E se sì, perché non sono diffusamente note, perché non organizzano BarCamp ed eventi per spiegare come fare? E se li organizzano, com’è che non ne sapevo nulla? 😀

  • @Davide ‘Folletto’ Casali

    hai centrato un tema importante : mancano i SeedCamp o BarCamp in Italia, concordo, il workincapital è troppo accademico.

    il seedcamp sta crescendo ovunque come evento itinerante alla ricerca di idee/nuove startup

  • ragazzi tutto il mondo è Paese, sono solo stati un po’ fortunati in America, la regione puglia offre finanziamenti di 25.000 EURO con il progetto bollenti psiriti non c’è bisogno di andare in AMERICA
    Ciao

  • Ciao,

    innanzitutto un in bocca al lupo. Sono un 40enne che la pensa (o crede di pensarla) ancora come voi. E nonostante l’età si è buttato in una piccola startup. In Italia, però.

    Credete nel vostro progetto ed inseguitelo. ne vale la pena.

    L’Italia è mostruosamente sbagliata: si esce dall’università per andare in cerca di “un posto” facendo squallidi colloqui. Ventenni brillanti accettano di spegnersi alle dipendenze di 50enni, magari brillanti a loro volta ma con voglia zero di rischiare. Perché è così difficile uscire dall’università – o anche prima – e “provarci”, invece di castrare le proprie idee da subito?

    Vedo una scuola che “spegne” le idee, una TV che le omologa, una università che azzera le ambizioni ed un mercato del lavoro che tratta le persone come bestiame. Il risultato? Persone assunte per raccomandazione a fare (male) un lavoro per il quale non sono tagliate.

    Triste. Ma anche strategicamente sbagliato. Le statistiche sull’innovazione sono figlie anche di quello. Non innovi, se non ti piace quello che fai.

    In bocca al lupo ancora. Ma prima o poi …tornate a “salvare” qualcuno di quelli che è rimasto in patria.

  • Purtroppo fino a che gli italiani ragioneranno da “tifosi” non creeremo , mai la squadra ITALIA: abbiamo potenzialità, idee, “cervelli”, tradizioni, arte, cultura, cucina, paesaggi, prodotti che ci invidiano da tutto il mondo…ma non sappiamo apprezzarli e valorizzarli !!!
    Non sappiamo neanche distinguere dove è il giusto e dove è lo sbagliato, specialmente se la proposta viene da un nostro “avversario” !!!!
    Non vogliamo capire chI centri di potere sono in mano agli stessi personaggi da anni (tra i rossi ed i neri ci sono…i “grigi”…quelli che manovrano nell’ombra…Cuccia docet) e noi…stiamo in finestra a guardare cercando di salvaguardare il nostro piccolo “gruzzoletto”.
    Gli americani saranno (…opinione comune, non la mia…) arroganti, presuntuosi, megalomani, eccessivamente nazionalisti, militaristi….MA CI CREDONO VERAMENTE e soprattutto INVESTONO IN QUELLO IN CUI CREDONO !!!
    Noi, per riuscire ad ottenere qualcosa, invece di tirare fuori gli attributi ci “rivolgiamo” a qualcuno, aspettiamo la grazia, ci facciamo raccomandare…..
    Giustamente, poi, chi ci ha raccomandato torna per presentare il conto e noi siamo, così, alla loro mercè.
    Fortunatamente non mi sono mai trovato nelle condizioni di dover “chiedere” ma……CHAPEAU !!!
    In bocca al lupo e…fate vedere chi sono veramente gli Italiani !!!!

  • Aggiungo i miei in bocca al lupo ai 134 già ricevuti.

    Avete perfettamente ragione, anche io stanca di sentirmi dire che non sono un uomo e quindi non ricopriro’ cariche importanti nonostante più brava di 100 dei miei colleghi UOMONI. Sto a 36 anni pensando e cercando di lasciare l’italia.

  • Inizialmente posso sembrare off topic ma poi mi ricollego.

    Vi ricordate la “new economy”? E le “dot com”? Ora nessuno le nomina più perché sono state associata alla bolla 1.0 e qualcuno magari si starà toccando.

    Però insieme a quei termini si diffuse pure “startup”, tuttora in voga, che si è salvato perché la colpa è stata attribuita alla finanza e non anche a progetti del cavolo.

    Tutti questi neologismi hanno contribuito a far pensare che su Internet possano valere logiche diverse, che i profitti non contano ecc.

    Lancio una proposta: cominciamo a usare il termine “azienda”. Io in meritò alla mia attività online l’ho sempre fatto.

    Aziende che rispondono a precise esigenze, che devono produrre profitti prima possibile e non possono rimanere nella fase di “start-up” ad interim.

    Aziende come quella del panettiere, del fruttivendolo, la Standa …

    Capisco che fa meno figo dire di avere una azienda piuttosto che una start up, ma volete mettere:

    – quanta fuffa se ne andrà
    – quante persone in cerca di gloria lasceranno Internet per andare a fare i provini di “Uomini e Donne”
    – quanti sogni infranti si risparmieranno

    Passo successivo: smitizzare la Silicon Valley. Non è possibile che ci siano tanti progetti finanziabili solo là, ma sopratutto non autofinanziabili con pochi soldi.

    Com’è che discussioni come questa riscuotono un interesse pari a quelle sulla installazione di wordpress ed in mezzo ci sia il vuoto?

    Quando si parla per esempio di programmazione, usabilità, progettazione di database, ecc. Pochissimi blog se ne occupa, evidentemente non c’è domanda e interesse.

    A inseguire delle chimere come Youtube, Facebook, ecc., casi più unici che rari, poi si perdono le vere e solide opportunità di business.

  • @Mik: mi piace davvero il tuo intervento per il fatto che cmq qua in Italia la maggior parte delle aziende sono medio-piccole dove ancora hanno mentalità un “po” arretrata che se solo capissero un po’ più come funziona il web, forse ci sarebbe anche troppo da lavorare per tutti!

    Per fare un esempio pratico molto semplice e generale: quando una qualsiasi azienda deve fare un sito, prima pensano a fare il sito e spendere il meno possibile, poi gli viene in mente che si deve posizionare, dove la maggior parte delle volte non si intende investire in questo tipo di cosa in un secondo momento o addirittura ancora molti non sanno nemmeno cosa voglia dire posizionare un sito su internet.

    Però forse questa è una tematica un po’ diversa da quello delle sturt-up, dove mi sembra di aver capito che devono essere idee vincenti, qualcosa di nuovo, al passo con le tendenze o addirittura prevenirle, che cmq sono create per produrre soldi se si vuol far vedere di essere vincenti. Io invece, siccome non ho un punto di partenza per creare una cosa innovativa o almeno per il momento non ho il tempo, anche se mi piacerebbe fare diverse cosette che in teoria si dovrebbero fare in team, ma che in pratica per diversi motivi non riesco a fare, mi arrangio!

    Mi piace il discorso delle AZIENDE e non sturt up che ci riporta sicuramente più alla realtà dell’Italia e se più aziende di piccole medie grandezze potessero vantare successi su internet grazie agli aiuti degli esperti, forse allora si potrebbe far girare la voce per qualcosa di sempre più grande!

    Guardando il mondo di oggi in Italia, vedo molti giovani allo sbaraglio. Io ho appena compiuto 25 anni e ho finito l’Università a 22 cercando di muovermi il prima possibile per darmi da fare in qualcosa che non sapevo nemmeno cosa all’inizio (per fortuna ho trovato subito dopo un mese). Mi reputo davvero all’inizio ma sono davvero soddisfatto di quello che faccio e delle gratifiche che prendo sia a parole che in termini economici per il momento… Una mia domanda è però, quanti di questi nuovi giovani sono disposti a sacrificare nottate intere davanti al pc come me e tantissima altra gente che scrive in questo blog o soprattutto come i ragazzi di Mashape che si sono davvero sbattuti a cercare finanziamenti in qualcosa forse troppo difficile da capire in Italia ancora?

    Mi volevo ricollegare al fatto dell’Italia, dove penso che chi abbia voglia possa trovare diversi spunti per creare ricchezza a discapito di tutte le leggi sbrigose che dovrebbero essere alleggerite o almeno tutelare meglio lavori che si ricollegano al settore del web… Sicuramente adeguandosi un po’ alla mentalità che c’è qui, però se si trova il canale giusto e la voglia di fare penso che la bravura alla fine verrà premiata! (spero di non essere troppo ottimista, ma mi piace esserlo sperando che quando il nostro bellissimo paese ridecolli io possa dire di esserci) ^_^

  • Ciao Augusto,

    complimenti per aver chiuso funding. Ora come sai inizia il difficile. Anche se da “vecchio” VC Italiano dovrei offendermi, in realtà mi compiaccio se qualche giovane imprenditore che ha difficoltà a finanziarsi in Italia vi riesca “emigrando”…. in fondo è vero che investitori italiani siamo pochi e spesso non capiamo nulla ! Attenzione pero nemmeno a illudersi o abbagliarsi tropo facilmente … Anche in US non proprio tutti vengono finanziati e anche tra quelli capaci di raccogliere un po di “angel money” sono molto pochi quelli che arrivano a un vero VC funding e tra questi poi quelli che arrivano alla fine.

    Raccogliere “Angel Money” su una tech company come la vostra nella valle è naturalemente un pò piu facile che altrove anche solo per legge dei grandi numeri…. cosi come forse per un giovane stilista di moda che ha frequentato l’ambiente in Italia è piu facile che per uno stilista belga nato tra miniere e accierie.

    I due anni di ricerca vi sono serviti sicuramente a chiarirvi idee e migliorare concept, chi riesce a finanziarsi troppo facilmente spesso è un po viziato e rischia di arrendersi alla prima difficoltà.

    In bocca al lupo !

    PS: Un dubbio ma se veramente è stato periodo cosi lungo come mai siete passati da noi giusto 2 mesi prima di andare a cercar fortuna all’estero ??

  • Bravo @Mik !!!
    Mi trovi perfettamente d’accordo. Vedo sempre più spesso che la parola “start-up” viene usata per giustificare tante importanti lacune, sia del progetto imprenditoriale, che del team manageriale.

    Chi pensa ad una start-up, pensa ad un “embrione” di azienda, e poi si rivolge ad altri per completarla, finanziarla e portarla al successo !

    Non parlo direttamente dei ragazzi di Mashape, che non conosco e non posso quindi entrare nel merito, ma la tendenza generale è questa.

    Sulle start-up si stacreando un falso mito, frutto del tanto parlare e del poco fare. Tanti eventi, blog, articoli che vedo sempre più spesso fini a se stessi. E’ un argomento che “va di moda” e allora “cavalchiamolo” per avere contatti sui blog, per scrivere articoli, per organizzare eventi, per trovare sponsor, per creare realtà fittizie.

    @NickStone dice “Noi, per riuscire ad ottenere qualcosa, invece di tirare fuori gli attributi ci rivolgiamo a qualcuno, aspettiamo la grazia, ci facciamo raccomandare…..”

    Io penso, è vero, infatti ora si ha un’idea, e si va in giro a cercare qualcuno che la realizzi per noi !!

    Gianluca

  • @Fausto

    penso che posso risponderti io, visto che ci siam passati, i tempi biblici che passano dall’inviare il materiale e ricevere anche una semplice risposta “si grazie” oppure “no non ci interessa”

    non so se è il vostro caso ma ci è capitato con altri, in verità non ricordo se voi ci avete risposto o meno a noi di meemi quando vi abbiamo contattati

  • @Boni:
    Il tuo intervento mi ha davvero rattristato. Fa davvero male vedere che uno dei rappresentanti di uno dei pochi fondi italiani non riesca ad evitare una frecciatina nei confronti di una delle startup che non hanno finanziato per giunta neppure apertamente, ma facendolo seguire ad un augurio, che in questo modo non può che suonare finto.

    Con che fiducia dovrebbero venire le persone a proporti la loro idea se poi questo è l’atteggiamento?

    Spero davvero che tu possa fare seguire a quello un altro commento in grado di dissipare ogni dubbio causato dal precedente. 🙂

  • @ Fausto Boni / Davide Folletto Casali

    Ciao Fausto,

    quando sono venuto in USA, ho iniziato ad interrogarmi sul perche in italia avessi fallito nel round di investimenti. Ragionando ho scoperto che voi siete sono la punta dell’iceberg, e per quanto armati di buone intenzioni, il problema e’ molto piu grave e NON RISOLVIBILE in tempi brevi:

    – manca la mentalita’ diffusa
    – mercato M&A quasi inesistente
    – Fondi VC piccoli
    – Pochissime IPO
    – non ce’ un ecosistema su cui scalare e dividere il rischio
    – capitalizzazioni basse
    – Governo
    – Fondi Pubblici spesi male, perche gestiti da gente non competente
    – Poca competizione = Poca innovazione

    Ci vorrebbe un Bill Gates che investe a fondo perduto 20B in italia destinati alle startup tutti di un botto, a patto che il governo tolga tutti i carichi i i fiscali possibili…come le tasse sul capital gain che probabilmente conoscerai molto bene.

    Ho conosciuto 360 al minibar di Milano a febbraio del 2008, ben 2 anni prima della mia partenza. Ho conosiuto te (novembre 2009) due mesi prima della partenza in quanto eri parte di una cordata che poi non si e’ mai realizzata, poiche i leader del round si sono dati (come sempre). A febbraio del 2008, quando ho conosicuto 360, ho capito subito che il vostro fondo aveva il focus su stadi successivi al nostro. Cosi ho iniziato con altri fondi, e come ben sai quando firmi le due diligence poi ti blocchi per 3 mesi con il vc di turno. Di due diligence in due diligence sono passati due anni. La decisione di partire a fare i 3 mesi della speranza e’ arrivata solo a gennaio del 2010.

    Fausto, non siete voi il problema vero..e’ l’underlying architecture che non funziona.

    @Davide Folletto Casali

    Ciao Davice

    In realta’ in questo caso Fausto non centra, perche era parte di una cordata dove quando i leader crollano poi ci volgiono mesi per risistemare le cose, e non non avevamo piu tempo, stavamo fallendo. Fausto avrebbe comunque intrapreso l’investimento da solo come angel perche 360 non puo investire in USA, e la nostra Inc. era stata fatta in Delaware.

  • Non c’è dubbio che i due articoli di Augusto e Massimo abbiano un tema comune che merita un approfondimento: non è facile fare startup, e non è facile farlo in Italia.

    Personalmente però, ed è stato questo l’unico personale consiglio che ho dato ad Augusto oltre un anno fa, non trovo sia facile nemmeno farlo negli USA.

    Innanzitutto abbandoni una burocrazia che conosci per trovarne un’altra (a cui si sommano i problemi di visto e green card), ma soprattutto ti trovi all’inizio a scontrarti con un altro sistema.
    Come ho scritto qui, negli USA come in Italia serve prima di tutto un network, una rete di conoscenze, per entrare nel “salotto buono” della SV.

    Poi, che sia più o meno facile “entrare” nel network, e soprattutto quale sia la differenza di temperamento, la velocità delle persone, solo chi ha fatto questa esperienza (come Augusto) può raccontarlo.

    Ma è sempre un punto di vista parziale, come lo è il nostro (che in America volevamo andarci ma ci siamo fermati) e quello di Massimo.

    Per quanto riguarda i VC Italiani, sempre limitatamente alla nostra esperienza, il vero problema è che non c’è “concorrenza”: sono pochi, e considerando poi la loro specializzazione su varie fasi e round, il numero di interlocutori si riduce ancor di più.

    Per cui se non trovi l’accordo sul term sheet col fondo X che si occupa di seed, probabilmente non riuscirai mai a raggiungere il momento giusto per parlare col fondo Y che ti può aiutare col round A.

    E qui iniziano i problemi per le startup italiane. Perchè da qui in poi i tuoi interlocutori diventano:

    – fondi esteri (USA, UK, Luxemburgo, Israele): in questo caso i costi per seguire contemporaneamente le trattative con diversi fondi a diverse latitudini possono diventare proibitivi: costi di viaggio, differenti legislazioni da interpretare e valutare, etc.

    – l’improbabile sottobosco di pseudo-fondi, Angels, amici, amici di amici, etc. In questo caso ci è capitato di trovare persone illuminate che però non erano in grado di aiutarci (o solo in parte), ma anche persone “poco serie”.

    Risultato? Passano mesi e mesi, il prodotto che avevi realizzato, testato e validato sul mkt invecchia perchè il tuo focus diventa il fund raising.

    Però, e qui divento un pò ottimista, provo a ripensare a com’era lo scenario italiano 5 anni fa, quando ero in Splinder.
    Anzi, penso a quando avevo l’età di Augusto (12 anni fa) e andavo in giro con un mio collega di università a proporre a negozianti vari di acquistare spazi pubblicitari sul portale cittadino (un portale “WAP”!!!) che stavamo realizzando.
    Abbiamo anche trovato un paio di commercianti che ci hanno dato 50mila lire così, forse solo per togliersi dai piedi quei due ragazzini pedanti.

    Però allora non c’erano gli XYZcamp, non c’erano fondi di seed, non c’erano opportunità per confrontarsi con gli imprenditori che stavano realizzando la prima era di Internet in Italia.
    Non c’era Wired e l’ottimismo di Luna, non c’erano blog dove poter leggere e confrontarsi su esperienze, non c’erano VC che intervenissero in una discussione come questa per portare il loro punto di vista.

    Lentamente, qualcosa è cambiato.

    Gino

  • La differenza tra gli USA e il resto del mondo (Italia tra gli ultimi) è che in USA i privati sono disposti ad investire su nuovi progetti (rischiosi), in Italia c’è solo lo Stato o le Banche (che però non sanno valutare i business plan e relativi progetti e prestano i soldi solo a che gli ha già – vedi Alitalia, Piaggio-Aprilia, …)

  • @sinzone

    Augusto,
    sbagli il modo di comunicare , sei molto gasato ed adrenalico si sente, vogliamo il massimo successo per te, sia chiaro. Ma vacci piano.
    Ribadisco quanto già detto : smettila di dare messaggi denigratori sull’Italia, concentrati bene sul tuo prodotto/business.

    In ultimis : hai trovato due ex dipendenti di youtube che ti hanno dato soldi e ospitalità nella Valley, bellissima la tua storia. Ma 2 angels.

    Ma trovavi tutto questo anche in Italia e vivendo meglio e poi sbarcando negli USA.

    Ora , da quasi coetaneo (10 anni nn li sento con te) fidati :

    – silenzio e focus sul prodotto.

    Vogliamo sentire che hai fatto il botto perchè mashape lo usa il mondo intero, e non perchè sei andato via !

    un abbraccio forte.

    m

  • non può essere che il problema sia il diritto? in Italia se investo e vengo fragato non recupero più un becco di un quattrino, anzi ne smeno altri a cercare di recuperarli per anni;

    in America probabilmente arriva la SWAT con i lacri
    mogeni, fanno irruzione e sbattono dentor il malfattore…

  • @Massimo: non posso esimermi dal continuare a dirti che consigliare il “silenzio” non è positivo. 🙂

    Che sbagli anche lui a denigrare l’Italia ci sta, ma no, non “silenzio”. Perché è proprio grazie al fatto che non è stato in silenzio che in questi due post sta succedendo quello che sta succedendo.

  • @ Massimo
    “Ribadisco quanto già detto : smettila di dare messaggi denigratori sull’Italia, concentrati bene sul tuo prodotto/business.”

    Perchè denigratori? Io non ho letto nulla di denigratorio. Ho letto solo osservazioni le quali sono condivisibili o meno. Chi sbaglia a comunicare sei tu. Uno non può essere libero di dire le cose che non gli piacciono di questo sistema-italia? Il tuo modo di comunicare è del tipo “non dovete dire nulla contro questo fantastico paese, a prescindere”, oppure “io so io e posso dire quello che dico, mentre voi siete lattanti e non avete il diritto di esprimere il vostro pensiero”. Chi è che sbaglia a comunicare? I tuoi interventi dimostrano e rafforzano la veridicità di quanto espresso da Augusto. Sembra che “ti bruci il peperone” per un qualche motivo nei confronti dei mashapers.

  • Purtroppo le cose stanno proprio così…non ci resta che andarcene…emigrata a Praga…

  • Bello spunto che ha generato un altrettanto bella discussione. Tanto che ho ritenuto opportuno condividerla anche con gli utenti del mio sito (ah a proposito. Complimenti per il blog!).

  • Buondi a tutti!
    Mi sento tirato in causa e quindi non posso non contribuire a questo “piccolo” dibattito.
    Per chi non mi conosce faccio l’angel a tempo pieno dal 2006, quando ho iniziato a fare questa attività in Italia eravamo veramente pochi, full time soprattutto, dopo un anno e mezzo ho creato con altri 8 soci Italian Angels for Growth, ora siamo 65, abbiamo finora fatto 8 investimenti, 5 da inizio di quest’anno, la maggior parte in Italia.
    Da quando faccio questa attività il mercato lato offerta di capitali si è molto evoluto. Non solo noi come gruppo siamo cresciuti in meno di tre anni probabilmente come nessun altro gruppo di angel in Europa, ma ci sono molti più angel veri che cercano startup innovative ad alto potenziale e che investono. Dobbiamo però tenere tutti in considerazione che il mercato italiano è giovane e lo è sotto tutti i punti di vista. Se parliamo di VC la storia italiana è nata praticamente con la bolla di internet, spesso in modo estemporaneo, e quando quella bolla è scoppiata sono rimasti in pochi. Gli amici di 360 sono probabilmente gli unici che tuttora fanno venture capital dopo quell’era li. Il resto è ripartito dal 2005-2006 in poi. Quindi si, siamo meno e meno esperti di altri mercati. Augusto l’ho conosciuto e incontrato varie volte a eventi, non abbiamo mai discusso seriamente la possibilità di finanziare la loro iniziativa. Sicuramente in US c’è maggiore quantità di investitori e maggiore propensione a cercare the next big thing, è anche un mercato dove è più facile sviluppare startup nel campo internet new media perché molto del grosso movimento avviene li, però non è tutto oro quello che luccica e ci sono opportunità anche in Italia per chi ha una buona idea, ben strutturata e con un buon team.
    Detto ciò però è importante sottolineare alcune cose. Questo è un mercato fatto di NO. Mi spiego, strutturalmente il settore, in Italia come nella maggior parte del mondo, è fatto di investitori che investono su 1-2 iniziative ogni 100 che ne vedono. Come ha detto Fausto in questo blog, poi arriva il bello e di ogni 10 aziende che ricevono funding un paio forse fanno il botto, 2 o 3 vivacchiano e le altre muoiono. Il tasso di successo finale è attorno al 2-4 x 1000. Non vi voglio scoraggiare ma chi intraprende questa strada deve sapere che i NO ci stanno, sono tanti, sono soggettivi, non sono tombali, ma fanno parte del gioco.
    L’immaturità del mercato italiano non è però solo sul lato offerta di capitali ma anche aimè sul lato domanda. Tra le altre cose io mi occupo in IAG, con l’aiuto di qualche giovane volenteroso, di fare il primo screening dei progetti che arrivano, ne riceviamo 400 l’anno al momento, e ne scartiamo 7 su 10 solo nel primo filtro. Può darsi che tra le 7 che scartiamo ci sia la prossima Google ma vi garantisco che è veramente dura trovare dei progetti con idee brillanti, decentemente strutturati e con team che stanno in piedi e non sto parlando di niente di completo, perfetto, totalmente esauriente. Il mercato lato domanda deve fare ancora molti passi avanti in Italia in termini di strutturazione delle idee, capacità e completezza dei team, cultura imprenditoriale contemporanea, dove si riesce non solo a pensare al mercato globale ma ci si struttura e sviluppa il progetto con le competenze, le risorse umane e i partner adeguati.
    Io e i miei soci siamo liberi imprenditori e investiamo i nostri capitali personali però vi garantisco che anche noi soffriamo la difficoltà di fare questa attività in un Paese dove le istituzioni, la classe dirigente e in particolare quella politica fanno ben poco per aiutare il nostro ecosistema e da liberi imprenditori ci chiediamo quanto abbia senso fare quello che facciamo con un focus particolare all’Italia. Detto ciò continuiamo a farlo cercando di offrire competenze e soldi a imprenditori italiani per aiutarli a realizzare i loro sogni magari accompagnadoli poi negli US per sviluppare ulteriormente il loro progetto. Non possiamo però esentarci ogni tanto da investire anche su qualche imprenditore straniero che ci presenta un progetto molto solido, magari più attraente di quelli che vediamo in Italia. Siamo in un libero mercato e chi fa una startup in Italia deve anche pensare che sta concorrendo anche con chi fa una startup in Israele, Francia o Uk.
    Ho già scritto troppo e non mi dilungo oltre, in sintesi penso che non sia necessario andare in US per avviare una startup ma in alcuni casi può aiutare, penso anche che il mercato dell’early stage financing in Italia sia sviluppato almeno tanto quanto la capacità degli imprenditori italiani di metter su progetti meritevoli di essere finanziati.
    A presto,
    Lorenzo

  • Vorrei esprimere anch’io la mia opinione.
    La discussione è molto interessante, quello che noto però è che si è dato molto spazio alle critiche e poco alle idee (e vi assicuro che ne vedo tantissime di buone in giro). Quello che secondo me manca in Italia sono 3 cose fondamentali: 1 la formazione 2 la propensione al rischio 3 un sistema di relazioni o network strutturato capace di valorizzare le idee e mettere in contatto chi finanzia con chi fa impresa.

    Vedete qualche anno fa anch’io la pensavo come molti di voi. Perché nonostante avessi insieme ad altri ragazzi delle belle idee non avevamo quelle basi che permettono di passare da qualcosa su carta o ppt a qualcosa di concreto e finanziabile. Da allora abbiamo ricevuto qualche delusione ma non ci siamo mai dati per vinti e nel tempo libero da lavoro o università ci siamo dedicati a capire come muoverci, studiando a fondo articoli, libri, chiedendo umilmente consigli a chi ne sapeva più di noi.

    Da tutto questo sono arrivato alla conclusione che

    1. per quanto riguarda la formazione L’università ti da la struttura mentale giusta da cui partire ma la cultura d’impresa te la devi fare tu sul campo nessun libro di economia ti potrà mai dire come gestire i problemi che molti di voi hanno citato.

    2. la propensione al rischio che c’è negli usa non è paragonabile a quella che si trova in Italia. E questa non vuole essere una critica ma un invito a gente preparata e in gamba come Lorenzo Franchini a proseguire sulla strada che ha tracciato con la rete di Angels IAG. Iniziative come questa andrebbero incoraggiate e sostenute anche dal governo a livello pubblico attraverso un fondo per le start-up.

    3. Ultima lezione che ho imparato, forse la più importante: Da soli non si va da nessuna parte credetemi. Per crescere, migliorare, farcela bisogna sostenersi a vicenda, darsi consigli, suggerimenti, non aver timore di scendere dal piedistallo, perchè come mi ha detto un mio amico che ora lavora all’estero:” la principale causa di insuccesso delle imprese italiane è data dalla volontà di fare tutto da sè senza farsi appoggiare da nessuno”. Creare una rete di relazioni forte, magari di giovani alle prese con le stesse difficoltà aiuta tantissimo, perchè la dove uno non sa una cosa magari l’altro la sa e viceversa”.

    Infine come quarto punto bisogna creare un team strutturato e coeso, redarre un bp realistico completo (ci sono tanti ingegneri gestionali preparati in questo campo basta cercarli), fare un’analisi di fattibilità seria, meglio anche una demo e cercare di formare un proprio know how di competenze che poi potranno tornare utili per altri prodotti, diversificare e partire già con un approccio internazionale (applicazioni in inglese fin dalla prima versione).

    Inutile dirvi che la passione e l’impegno sono altre due leve su cui premere per realizzare ciò che all’inizio è solo un’idea molto confusa.

    Infine puntare su un’idea semplice, con un mercato possibilmente vasto. (Business to Consumer è la soluzione ideale).

    Spero di esservi stato d’aiuto. Aspetto le vostre opinioni in merito.

    Andrea

  • Condivido assolutamente quello che ha detto Andrea e ringrazio per i complimenti alla nostra iniziativa.
    Vorrei sottolineare l’importanza di andare oltre il progetto su carta, difficilmente oggi un investitore finanzia un progetto su carta, vuole vedere una beta, una demo o un prototipo, vuole anche vedere una seria dimostrazione di commitment da parte di chi ti chiede di investire nel suo progetto, bisogna dimostrare di crederci veramente con i fatti iniziando a sviluppare da soli il progetto.
    Questo mi da lo spunto anche per dire una cosa sull’esperienza di Augusto & co. Quando Augusto ha iniziato a girare per cercare finanziatori aveva il progetto nella sua testa ma non l’aveva ancora messo su carta, mi immagino che in questi due anni abbia fatto dei bei passi avanti e che i vari interlocutori italiani che ha incontrato lo abbiano anche indirizzato nel sviluppare qualcosa che poi li ha portati a raccogliere funding in US, insomma magari mi sbaglio ma non penso che l’esperienza italiana sia proprio stata una perdita di tempo.
    Lorenzo

  • Get back to me by email and lets discuss some opportunities 🙂

  • Una discussione di enorme valore. Augusto ha fatto benissimo a scrivere “di pancia”. C’è tantissimo materiale utile in questo post, in questi commenti, nelle critiche e in tutti i post in relazione a questo che stanno girando per la blogosfera

  • Grandi, ragazzi; ma non tornate in questo sciagurato Sultanato in cui vige la prevalenza del cretino, del figlio del figlio…., della bella presenza e della “disponibilità” ad ogni tipo di prestazione…. Un Paese vecchio e finito, con un livello di Istruzione Tecnica da terzo mondo per i tagli selvaggi che subìsce da anni (ma che si può pretendere da un Ministro che ha il solo merito di essere stata presentata al “Premier” dall’ architetto del “giardino dei cactus”???) Coraggio, speriamo in una rivoluzione che prepari il terreno ad una nuova generazione di Italiani……

  • un augurio sincero per dei ragazzi che hanno la testa sulle spalle.

  • vi auguro di poter godere di un’ottima salute: se non va in porto la riforma di Obama, non sperate di potervi curare con pochi soldi…

    Sì, questa è una critica a chi abbandona l’Italia a 19 anni etichettando secoli di storia come “2000 anni di scheletri nell’armadio”, a chi elogia un imprenditore che esternalizza gli stabilimenti lasciando a casa centinaia di persone, una critica a chi pensa che le app dell’iphone cambieranno il mondo e che facebook sia una meraviglia, a chi sente importante perche twitta…

    Cerchiamo di svegliarci e di ricominciare a lavorare e produrre sul serio, piuttosto che a divertirci creando due programmini sul web. Un tempo la gente usciva in piazza, oggi facciamo le rivoluzioni stando dietro una tastiera o scappando dal nostro Paese. E’ vero, ci vuole coraggio ad andar via, ma in questo momento forse ci vuole più coraggio a rimanere.

    Probabilmente non è colpa nostra…non solo almeno, ma io dico che se i miti di coloro che vogliono cambiare questo paese si chiamano alessandro magno e zuckerberg allora siamo messi davvero male..ah no, è vero: quelli sono i miti di chi va via..per fortuna direi.

    Aldilà della critica, auguri sinceri per tutto, davvero: avete ragione nel dire che questo è un paese vecchio governato da over 60, sì, è un paese di merda destinato a peggiorare…ebbene, godetevi l’america allora…

    E grazie, per aver stimolato questa discussione, ha un valore immenso nonostante le posizioni divergenti (ma sono sicuro che non pensavate di ricevere solo applausi, rivelerebbe un’immaturità senza paragoni…)

  • Per chi critica, soprattutto l’ultimo commento di Massimiliano, non ho capito come mai non c’è la proposta alternativa.

    “Cerchiamo di svegliarci e di ricominciare a lavorare e produrre sul serio, piuttosto che a divertirci creando due programmini sul web.”

    Eh ma c’è anche gente che per vivere fa software (i programmini sul web di cui sopra).
    Tu ti occupi i marketing e sei un pricing manager, altra gente è un imprenditore nel campo del software web. Non credo sia meno meritevole o non significhi “lavorare e produrre sul serio”.

    Alcune critiche allo scegliere di fare startup in Italia hanno senso, ma altre sono completi Off Topic.

    Se si accompagnano le critiche all’emigrazione di questi 3 imprenditori negli states, cerchiamo di appoggiarle con dei fatti reali (bene, chi l’ha già fatto).

    IMHO ovviamente

  • Una iniziativa sta cercando di partire in seguito a tutti questi commenti, ma c’è bisogno di persone che decidano di mettersi a fare un pezzettino invece di parlare 😉

    Questo è lo spazio dove si sta provando a costruire qualcosa, aperto, trasparente, è invitato chiunque voglia mettere un pezzettino e portare positività:
    http://groups.google.com/group/jumpstartupit

  • @thesponge

    1) la mia si chiama iperbole..ma vabbè è lo stesso. I programmini sul web non sono i software. C’è una bella differenza. Sostanziale. Questi tre ragazzi non hanno fatto ancora niente e sputano sopra all’Italia, io dico che sarebbe meglio, semplicemente, lavorare. Senza volere e DOVER dimostrare qualcosa.

    2) C’è gente che pensa che Zuckerberg sia un mito, sia il re del mondo…i miti veri sono quelli che lavorano, che fanno, che sanno fare, sono i John Postel, non i ragazzini che hanno avuto un’idea e tanto culo. Se poi pensiamo che avere sull’iphone centinaia di app possa risolvere tutti i nostri problemi…beati voi. Beati voi che pensate che Facebook sia un vero bisogno e non un’esigenza imposta. E’ questo che critico.

    3) Leggo una serie di complimenti che hanno molto meno senso e costrutto e solidità rispetto alla mia critica. Come se parlassimo di 3 infermieri precari che hanno deciso di andare a lavorare in Africa. Oh! Sveglia! Parliamo di tre giovanotti che sono andati negli States a fare un lavoro che a loro piace… complimenti per cosa??? bravi, spero che diventiate famosi e ricchi…punto. Ne è nata una bellissima discussione, evviva. Li ringrazio per questo.

    4) parliamo di concretezza? in due anni i mashaper hanno incontrato, se ho letto bene se no scusatemi, 50 possibili investitori… 50?? in 720 giorni 50 appuntamenti? Avrei detto 100, 200, 300…e hanno chiesto finanziamenti portando delle slide?? dai su…e chiedi a me di parlare di concretezza? hanno chiesto finanziamenti a tutte le regioni e province? Hanno chiesto finanziamenti a tutte le aziende IT?

    5) paragone Italia-USA: quando impareremo che non ha senso, sarà troppo tardi. logistica, geografia, cultura, dottrina, storia… è TUTTO diverso e dovrebbe essere uguale la mentalità e l’approccio degli investitori verso una start-up???? ma perchè??? me lo spiegate??? io non voglio abitare in un paese dove vige la pena di morte e dove senza assicurazione medica mi lasciano morire. Mi basta uno di questi due elementi per tenermi BEN lontano dagli USA. Ben lontano. Per me questo è un paragone sufficiente…ovvero, ogni paragone è soggettivo e fuorviante e inutile. Io contesto questa ossessione verso il paragone, non la scelta soggettiva dei ragazzi.

  • @Massimiliano
    Proprio nn mi piace il tono mi spiace, anche perché il tono come se parlassi con un povero ignorante è fuori luogo “la mia si chiama iperbole..ma vabbè è lo stesso”. Perdonami se non padroneggio ancora bene le figure retoriche.

    “Questi tre ragazzi non hanno fatto ancora niente”
    http://mashape.com/howitworks/

    Tu la butti sulla politica e lo scontro sociale. Ma qui il confronto Italia-USA è solo sul piano dell’ecosistema della microimpresa in ambito tecnologico.
    Magari se torni in topic puoi darci “iperbole” più significative.

  • 1) assolutamente no…non era un tono del genere.

    la mia era un’iperbole –> Voglio dire, non sono rimasto nel microsistema di cui stiamo parlando, ho voluto apposta allargare il discorso

    vabbè è lo stesso –> significa, appunto è lo stesso, non mi hai capito, pace 🙂

    2) http://mashape.com/howitworks/
    cioè il fare sarebbero 4 slide? non ho capito, giuro, non sono polemico.

    3) no, appunto, è allargando il discorso ed esagerandolo che ho fatto un’iperbole. nel mio intervento ho spiegato che il confronto Italia-Usa non può e non deve essere fatto (nemmeno su un piano di dettaglio come questo) proprio perchè è tutto diverso: dai semi di un melo nasce un melo, che produre mele. Non ho mai visto un albero di mele con delle pere sugli alberi. A meno hanno insegnato che paragonare mele con pere è sbagliato. Anche se ne paragoniamo una piccola parte per il tutto, ad esempio la buccia o il torsolo. Quindi per me, in qualsiasi contesto, paragonare Usa e Italia è sbagliato e fuorviante. Mia opinione personale ovviamente.

    mi piacerebbe però, in tutta sincerità, un tuo commento su un altro mio punto:

    “C’è gente che pensa che Zuckerberg sia un mito, sia il re del mondo…i miti veri sono quelli che lavorano, che fanno, che sanno fare, sono i John Postel, non i ragazzini che hanno avuto un’idea e tanto culo. Se poi pensiamo che avere sull’iphone centinaia di app possa risolvere tutti i nostri problemi…beati voi. Beati voi che pensate che Facebook sia un vero bisogno e non un’esigenza imposta. E’ questo che critico.”

  • “cioè il fare sarebbero 4 slide? non ho capito, giuro, non sono polemico.”
    No, sono quattro video che devono fare dire a tutti che questi ragazzi un prodotto l’hanno confezionato. Non un programmino così campato per aria, ma un prodotto software. Che sia bello, brutto, da migliorare, da cestinare possiamo parlarne, ma dire che non hanno fatto niente non mi sembra giusto nei loro confronti.

    Io non sono d’accordo che si possa estendere a piacere il dominio di un confronto per arrivare alla conclusione che il confronto non sia possibile.
    Chi l’ha detto che in Italia il prodotto tecnologico non lo si può fare? Chiediamo a balsamiq, funambol?
    Visto che si può fare, che è più difficile, ma che si *può* fare allora si può anche confrontare due ecosistemi e dire le lacune di uno e i pregi dell’altro.
    Partire dalle startup per finire a parlare di servizio sanitario e di quanto sia cattivo Bush che bombarda è come parlare del sesso degli angeli.

    Tu vuoi un mio commento su una tua frase perché non credo che Zuckenberg sia un eroe. Credo sia un buon imprenditore, che ha valorizzato la realizzazione di un’idea e ci ha fatto un impero.
    Eroe? No.
    Imprenditore di successo? Si.
    Voglio emulare un imprenditore di successo anche se è un eroe? Certo, perché no?
    Stiamo parlando dell’ambito lavorativo, non di quello personale. Gli eroi che emulo sul piano personale me li scelgo da me.

  • Se ti dico che “niente” era un iperbole non ti arrabbiare…:-) ma dai un valore al mio “niente” …voglio dire…niente rispetto a chi è andato, si è fatto il culo, ha avuto successo e ha potuto dire, dopo anni: ce l’ho fatta!

    Ma il confronto Italia-Usa non è si può fare o non si può fare, che dici?? è stato messo sul piano “è più facile o meno facile COMINCIARE”…ed è ovvio che negli States è più facile cominciare, ci mancherebbe ancora che non fosse così. 6 volte la popolazione e non so quante volte maggiore il territorio…solo per il calcolo delle probabilità e per le distribuzioni dei redditi, belin è ovvio che è più facile e quindi non ha senso una lettera in cui si dice “cattiva Italia non mi hai fatto COMINCIARE, che belli gli USA che mi hanno accolto con un sorriso”…
    Il valore di tutto questo lo vedremo alla fine. Ma diciamo così: un mashape partito dagli USA avrà sempre meno “valore” di un mashape tutto italiano… su questo possiamo concordare, ma anche questa è retorica. Sì, sarò stato troppo retorico nei miei interventi a gamba tesa…ma è dovuto al fastidio che provo quando vedo che dei ragazzi si sentono “arrivati” per il solo fatto di aver cominciato… (sarà solo apparenza, ma già il solo fatto che appaia…stona!) … aver cominciato è una conquista, senza dubbio, ma mi sembra che siano già state spese troppe parole…aspettiamo gli eventi!

  • personalmente penso che le aziende italiane sono ossidate da incompetenti che ricoprono ruoli strategici senza avere nessuna competenza. Molti “imprenditori” vivono lontano dalla realtá mondiale, racchiusi nel loro “piccolo mondo” costruito ad arte.

  • Beh, tra la fine dell’800 e la Seconda Guerra Mondiale sono emigrati 20 milioni di italiani, ovvero la metà della popolazione di allora. Magari c’è un problema strutturale da qualche parte, no?

  • Ciao a tutti,
    vedo solo ora il post e tutto quanto ne e’ disceso; anche io sono uno startupper, anche se purtroppo non 19enne, insieme a tre miei amici abbiamo lanciato una web application in 5 lingue pensando “in grande” sin dall’inizio, pero’ i ragionamenti che vengono fatti qui li condividiamo tutti.

    In Italia non è vero che non si riesca a trovare fondi, ma è vero che è molto difficile perché la cultura del dare spazio alle idee nuove ultimamente non va per la maggiore..

    Auguro quindi a quelli che se ne sono andati la massima fortuna, ma ritengo che chi riesce, è riuscito e riuscirà stando qui e creando valore avrà ancora di più la mia stima, perché se non si inizia da qualche parte anche quelli che verranno dopo di noi troveranno il deserto in cui ci stiamo ritrovando noi…

    Matteo

  • Vedo che anche per chi a parole dà la buona volontà, preferisce poi utilizzare il suo tempo per dividere, polemizzare, criticare, dire che non si fa così.

    Invece di denigrare l’altrui idea, sostenete quella che ritenete migliore. Se non si fa così, dimostratelo. Unitevi a chi sta facendo. Invece che 800 caratteri di post, scrivere 400 caratteri di codice, o 400 caratteri di mail per costruire con qualcuno, o 140 caratteri di tweet per diffondere un’idea che vi piace.

    Invece di dire che non siete d’accordo, fate il cambiamento che desiderate vedere! 🙂

  • Mio figlio mi ha mandato un pezzo del vs post …ringrazio lui e voi della boccata d’aria che mi avete fatto respirare…giovanna ’55

  • Credo che questa intervista a Riccardo Donadon fondatore dell’incubatore H-farm, pubblicata proprio oggi su Datamanager, possa fornire ulteriori elementi di discussione: http://bit.ly/bgwI8a

  • ciao ragazzi
    sono con voi – portroppo!
    purtroppo perché l’Italia é unica in tutto, anche nei suoi difetti, non similabili ad altri paesi.
    ma non é un paese adatto a contenere persone che hanno stimoli non solo intelletttuali (…..) per fare le cose e per muoversi. é diventato un paese adatto a dipendenti statali-parastatali, ai figli della politica, ai frequentatori di dubbi ambienti.
    sto lavorando per lasciare l’Italia agli italiani. in questo momento ho dei dubbi anche sulla mia italianità.
    l’estero lo vedo come la boccata d’aria fresca nella prima mattina di un inverno nevoso, in montagna. quella freschezza che ti stordisce se non stai attento a non respirare al 100% con i tuoi polmoni artrofizzati dalla vita viziosa di città. rischi di cadere a terra per una sincope.
    ho assaggiato l’attivita da italiano all’estero: stimoli da impazzire! !
    ci sto lavorando su, ma non é facile e gli esiti sono dubbi.
    la ricerca di finanziatori stabili per progetti durevoli non é affatto facile.
    nessuno ti aiuta.
    ne avvocati. ne commercialisti. ne le strutture pubbliche. ne gli imprenditori.
    non demordo. sono segno zodiacale del toro, io ! e sono un terrone del centro Italia. é una sfida contro tutti e tutto a 52 anni, con esperienza commerciale di 30 anni in aziende piccole e grandi – italiane e straniere.
    in bocca al lupo a tutti quelli che hanno ancora qualche neurone che da segni di vita.

  • Visto il successo del dibattito in rete , ho pensato di fare un post ad hoc dal titolo : Tu Vuò fa l’americano nel WWW , ovvero come lanciare un business in rete negli USA ma stando in Italia :

    http://maxciociola.tumblr.com/

  • Ho incontrato Augusto una sera a marzo a San Francisco. Era verso la fine dei suoi 3 mesi on the road (lavoravano computer sulle ginocchia nei marciapiedi…). Un cavallo di razza, scappato dal maneggio italiano in cui il sistema lo teneva (per non dare fastidio a chi dovrebbe fare l'”innovazione”). Era da solo, senza alcun tipo di supporto istituzionale o imprenditoriale. Era italiano e con una delle più interessanti idee di impresa del momento. Anch’io ero lì con lui nella stessa situazione, senza lo Stato dietro di noi. E allora che ci adotti il mondo, che ci adottino gli americani, i cinesi. E la nuova Italia la facciamo fuori dall’Italia. Torneremo?

  • Augusto sono in parte d’accordo con te e in parte in disaccordo. Come ho scritto sul mio blog prendendo spunto dalla tua lettera:

    http://gianlucadettori.nova100.ilsole24ore.com/2010/09/italia-investitori-e-startup.html

    in buona sostanza penso che (mi autocito) “se dobbiamo aspettare che i vari talenti imprenditoriali come Marietti che qui senza dubbio esistono emigrino, abbiano successo per reinvestire nel loro paese ci vorranno almeno una decina d’anni e non mi sembra che l’Italia abbia tutto questo tempo a disposizione.”

    Detto questo sono totalmente d’accordo con te, avete fatto benissimo ad andare negli USA. Hai una startup e non trovi i soldi in Italia? Vai in Silicon Valley o in qualunque altra parte del mondo se ti consente di partire.

  • A mio avviso il grosso problema {di chi cerca finanziamenti, dell’Italia, del sistema accademico, etc} è l’autoreferenzialità.

    Tutto qua. Ci si sottrae al giudizio esterno, ci si confronta poco, si parte dalla propria idea con il presupposto che è “L’Idea”. Sapientino Scuola diceva “Rrrriiprooova e cooontroollla”. Questo perché finché non ci passi di persona non te ne accorgi. Perché quel pizzico (o secondo alcuni, vagone) di presunzione e arroganza necessari a “crederci”, ti portano a essere poco lucido. E magari il meccanismo altamente speculativo VC-based (diciamolo, un po’ lo è 😉 ) alimenta pure grandi bluff che rischiano di ritorcersi(gli?) contro…

    Questo è un post che deriva da un’esperienza personale, arrivata ad un punto di svolta nel momento in cui qualche porta iniziava ad aprirsi. E persone competenti ci hanno fatto riflettere su quanto erano solide le nostre basi, facendo emergere criticità che ora sappiamo di dover affrontare (piccolo fallimento, molto formativo). Non c’e’ età che tenga: personalmente ho conosciuto giovani timorosi e 50enni lanciatissimi… Né luogo geografico.. insomma, non possiamo esultare per le distanze che si azzerano, per il villaggio globale, per Internet che moltiplica le opportunità e poi, quando ci fa comodo, tirare in ballo USA vs Italia vs Francia… think global, act local. E se il local non ti piace, lo cambi (ed entrambi i sensi della frase sono leciti 😉 )

  • Certo, congratulazioni ragazzi ed in bocca al lupo di cuore.
    Io ho fatto i 40 e lavoro da 10 per un istituto di ricerca..so già che capite.. Ho fatto tanto ed il lavoro non mi è mai mancato, anzi ne faccio troppo/i, con troppe responsabilità in un’unica struttur, ma solo per sopravvivere e non vedo molto spazio per uscire dalla mia condizione di precario, o non strutturato come loro vogliono che io mi definisca,sia perché i concorsi sono fatti per pricipini, portaborse e leccapiedi, sia perché politicamente vogliono tagliare fuori già la mia generazione, ma hanno cominciato a ferire anche la vostra… non lo possono e non lo vogliono capire che non potranno mai comuncare con la generazione successiva, la quale si allontana dalla coscienza sociale …
    Vi stimo perchè siete già coscenti che il problema in italia non si limita al fatto che non esiste un sistema meritocratico ma pubblica una miopia mazionale che frena a tutti i livelli un cambiamento buono ed una crescita del Paese. Il sistema funziona in maniera deviata, moltissimi però vivono drogati da finto benessere malgrado io li vedo come omertosi-zombi-prodromici-ingranaggi del sistema, mentre altri sono condizionati dalla vita e dal lavoro che hanno scelto..vedi me che mi occupo di olivo e di alimentazione, dove altro lavorare se non in italia?, eppoi sono già emigrato una volta…sono Siciliano, cittadino maledetto…..anche io sono indeciso se uscire dal tunnel, proprio mentre a questo punto avrei un bel po di conoscenza, brevetti e tecniche da trasferire..allora vi racconto la breve storia di un popolo che muore di malattie a causa di stress sicuramente abiotici, ma anche biotici (cancri), giacché ci avvelenano quotidianamente e non cercano tutela di controlli di qualità che baipasserebbero l’odierno sistema di tracciabilità alimentare che è tutta una farsa..quando paghi, il bollino te lo devono dare per forza, anche perchè come ogni buona famiglia mafiosa da essa dipendono migliaia di persone che lavorano per la cupola, molti incoscentemente, mentre altri -ma che mi frega io me la cavo e c’ho pure una bella macchina una moglie e perchè no anche una escort..-
    io la mia ricchezza me la porto sempre dietro ché sta nella mia testa e nel mio corpo che preservo come posso da tossina Italia..
    Un politico mi ha detto che analisi di qualità sull’olio, ma anche su altri alimenti, venduto per extravergine non sono richeste perchè le massaie sono ignoranti e non potrebbero capire la differenza di prezzo che c’è tra un olio sano e nutriente e ricco di antiossidanti e che ripaghi produttori e operai specializzati non interessa, rispetto al fatto che la maggior parte degli oli prodotti da industriali sia tagliato cho olio di nocciolo, cotone, lino ecc. e magari fosse solo quello, e noi tenuti allo scuro di tutto continuiamo a morire di cancro e continuiamo a pensare che l’olio industriale (sagra, farchioni, monini ecc..) venduto a due euri sia veramente olio, quando poi per farne un litro ne sernono almeno 7 di euri…ho trovato perfino olio di giseng miscelato…invece se controlassi la mozzarella di bufala che è un alimento di nicchià che ha molto valore, mi può trovare fondi.. comunque oggi i controlli di qualità appartengono a pochissime grossissime aziende di controllo-patentate..
    c’è molto altro ma per questa sera vi ho tediato abbastanza.. intanto vi saluto e credo nelle vostre mosse

  • In bocca al lupo ragazzi, vi capisco!

  • Grazie all’autore, rivivo in quelle parole il mio destino di eterno precario-ricercatore all’università, dove ignoranti ‘titolati’ (leggi ‘raccomandati’, perché quelli sono i titoli che valgono in Italia) vanno avanti e i bravi restano nell’ombra.Penso ai tanti ricercatori precari tanto migliori di tanti titolati, associati e ordinari che rubano solo soldi.
    Personalmente ho lasciato la città e mi sto dando alla campagna, sperando che questa emigrazione, più socio-antropologica che geografica, possa dare i suoi frutti…

    Saluti a tutti.
    Amedeo

  • Ciao, prendo in prestito qualche frase dalla tua lettera in quanto mi è piaciuta moltissimo.
    Devo fare una ricerca per l’università e devo dire che la tua lettera è il modo migliore per concludere il mio discorso, ovviamente citando il tuo sito come fonte perchè è corretto così.
    Gabriele

  • Se volete sentire il punto di vista sull’argomento di un’altra startup italiana.. spreaker.. noi di hinii li abbiamo videointervistati qui http://startupblog.hinii.com … mi piacerebbe estendere la conversazione.. 🙂

  • seppur in estremo ritardo vorrei innanzitutto fare i complimenti ai ragazzi di mashape.
    Onestamente quelli che giustificano l’Italia e i VC italiani hanno addotto delle argomentazioni un pò ridicole e facilmente smontabili.
    Poichè anche la California è nota perchè stra tassa le nuove imprese molto più di altri stati.
    I modi di evitare tali problemi si trovano…(in maniera del tutto legale)

    Anche la storia che loro sono giovani, senza esperienza manageriale, ecc…
    è indicativa del nulla.
    le top 10 startup della storia sul web sono partite da gente come loro (Facebook, Groupon, Youtube, Google, ecc)

    Detto questo è chiaro che anche l’America non è “l’America”
    Ad esempio i creatori di Twitter vennero gentilmente “rimbalzati”, quando contattarono investitori come la famosa Kleiner Perkins Caufield & Byers.

    Quale fu il problema?
    Semplice! Twitter è un’idea stupida, che non serve a nulla, che è facilmente replicabile.
    I fondatori non avevano neanche un business model su come monetizzare, e infatti tutt’oggi nonostante i milioni di utenti Twitter continua a non essere “capital efficient”.
    A tutto ciò dovete aggiungere che all’epoca i Twitter non aveva neanche un utente!
    Adesso ditemi in tutta sincerità: CHI DI VOI AVREBBE INVESTITO UN CENTESIMO IN UNA COSA DEL GENERE?

    Non stiamo parlando di una nano tecnologia, o di creare cellule artificialmente.
    Stiamo parlando di un semplicissimo sistema di messaging online
    che non aveva neanche un utente!

    Quindi premesso che gli investitori Italiani hanno evidenti limiti, c’è da dire che spesso anche gli imprenditori Italiani con troppa faciloneria giungono a conclusioni errate, vedendo che le stupidate americane hanno successo credono di poter attrarre investitori con le loro personali stupidate
    Sono certo che molti imprenditori hanno idee davvero valide, ma purtroppo l’idea per quanto rivoluzionaria non vale nulla senza l’esecuzione.

    PS. Augusto io è da maggio che ho richiesto l’invito sul vostro sito….ma ancora non mi avete dato risposta!

  • Ciao ragazzi!
    Benvenuti nel mondo degli expat che guardano casa con una sensazione mista a rabbia e nostalgia.
    SP

    (Faccio parte anche io dei giovanissimi che, trovate tante porte chiuse, se ne sono andati. la mia storia e’ piu’ ortodossa: dopo avere fatto richiesta di lavoro a qualche azienda in Italia e avere ricevuto dei “no” sulla sola base della mia eta, mi ha assunto una banca di investimento a Londra e non per fare la segretaria!)

  • complimenti
    ma qui credo che si parli proprio della mancanza di investimenti di tipo early stage e seeding

    se dovessimo cominciare a elencare la mancanza di opportunità di lavoro in generale che c’è in Italia, non oso immaginare quanti milioni di lettere aperte dovremmo scrivere….LOL

    PS. anche io sono espatriato a Londra, quindi posso capire il sentimento che accomuna chi ha avuto un’opportunità all’estero

  • Siete stati grandissimi!!! Portare, nonostante tutto, alto il nome del nostro Paese vi fa onore. Ma sarà per pigrizia o per voler dimostrare a tutti i costi che quella frase nella piazza romana non è “defunta”, che io scelgo di restare in patria e aiutare il mio paese.
    L’Italia ha bisogno di NOI Italiani…e te lo dice un meridionale arrabiatissimo con l’attuale classe dirigente. Ho 23 anni e voglio risollevare il mio Paese, non voglio credere che tutti lo abbandonino!!!

  • Bravi ragazzi,la vostra lettera sprigiona entusiasmo e freschezza da ogni parola,le stesse di cui questo paese stanco e incancrenito avrebbe un bisogno disperato…
    In bocca al lupo,forse a breve me ne andrò anch’io in cerca di un posto dove poter finalmente VIVERE!!!

  • Con la presente per comunicarVi che siete stati selezionati tra i blog candidati per l’assegnazione del Premio “Premio Ischia Social Network”.

    A decidere sarà il popolo della rete che dall’1 giugno potrà scegliere il vincitore on-line sul sito ufficiale del “Premio Ischia” (http://www.premioischia.it), accedendo al sito del premio si potranno votare una serie di blog preselezionati durante l’anno da una giuria di esperti giornalisti della rete.

    Il coordinamento della sezione social network è curato da Cristina Sivieri Tagliabue e si arricchisce quest’anno di una giuria costituita dai principali responsabili delle testate internet italiane.

    Lorenzo Viscanti WIKIO, Andrea Santagata LIQUIDA E BLOGBABEL Roberta Cocco MICROSOFT, Massimo Sebastiani Ansa.it, Alessia Lautone AdnKronos.it, Paolo Rastelli Corriere.it, Anna Masera Lastampa.it, Daniele Bellasio Ilsole24ore.com, Giuseppe Smorto Repubblica.it, Peter Gomez Ilfattoquotidiano.it, Marcello Foa Ilgiornale.it, Maurizio Crippa Ilfoglio.it ,Piero Santonastaso IlMessaggero.ti, Cesare Buquicchio Unita.it, Marco Pratellesi VanityFair.it Vogue.it Wired.it.

  • Wow! Ancora in bocca al lupo ad Augusto e ai Mashapers!
    E devo dire che rileggere tutto questo post (e i commenti) è stato, a distanza di un anno, ancora più istruttivo… 😉

    G.

  • [Blog Post] Mentre l’Italia va a puttane @Mashape raccoglie 1,5 mln$ da Bezos e Schmidt tumblr.com/xqt4jy426k

  • In realtà, il colpo di grazia all’Italia glielo state dando proprio voi.
    [Uno startupper tornato in Italia dalla Francia]

  • 24 marzo 2017, il post sembra sia stato scritto oggi. Augusto esiste, mashape.com esiste e dall’Italia bisogna scappare sempre più presto! 🙁

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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