Lettera aperta agli imprenditori italiani

Approfitto dell’opportunità di Davide e di TagliaBlog per riprendere un tema già affrontato in rete nei giorni passati. Peraltro con un post apposito di Fausto Boni, Partner di 360 Capital Partner, uno dei Top VC europei, che trovate qui. All’epoca i ragazzi di @mashape sembravano condividere il tema “Go West? Not always a good idea”, per di più dopo aver pubblicamente , durante la trasmissione IO REPORTER di @marcomontemagno dichiarato: “A tutti coloro i quali hanno una propria idea e vogliono lanciare la propria startup in Italia: prendete un aereo e volate a san Francisco come abbiamo fatto noi. Il video è disponibile qui (minuto 21:10).

Bene, parto da questo spunto.

Il messaggio dato, per di più, in televisione dai ragazzi di mashape non è un messaggio “sano” né utile agli altri, è poco corretto da italiani comunicare in questo preciso momento economico il messaggio Lasciate perdere l’Italia e volate negli USA, per di più se a farlo è un ragazzo di 19 anni che ha iniziato a misurarsi sul mercato dalla tenera età di 17.

Non ne faccio una questione di età, di longevità, ma una questione di maturità e di responsabilità che, non me ne voglia nessuno, ma a 19 anni non puoi avere. Io ne ho 33, ho una figlia di quasi 10 anni e a 19 anni quando anche io ho mosso i primi passi nel mondo online ero pieno di adrenalina ma evidentemente anche molto immaturo. Le ho pagate tutte le mie immaturità.

Non sto a parlare di cosa ho fatto 12 anni fa, con la mia startup, suppongo sia noto, e poi non è difficile scoprirlo.
Però 12 anni fa l’Italia, la telefonia mobile, (quasi inesistente negli USA) furono il nostro trampolino di lancio, per un’espansione mondiale. Ho vissuto in 3 continenti diversi USA, Latin America, Europa, parlo 4 lingue, ho gestito 70 persone, e l’ho fatto partendo dall’Italia, il garage all’epoca era un benefit, la mia cameretta universitaria era il mio HQ. A Bologna.

Ho fatto un’esperienza incredibile in 12 anni, ma da italiano, con soci italiani, con un HQ in italia e con una mentalità italiana (del Sud aggiungo) che ho visto essere fortissima in tutto il mondo.

Sono rientrato in Italia dal 2009, vivo a Bologna, sono ripartito da qui per la mia nuova startup musiXmatch, esattamente a 250m da dove ero partito 12 anni fa con la mia prima, ho soci e investitori italiani, mi alzo ogni mattina, vado a correre nel mio parco e raggiungo in ufficio 4 soci/collaboratori con cui lavoro da 10 anni che ritengo i migliori a livello internazionale in quello che fanno.

Latitudine e Longitudine nella mia esperienza sono servite a poco, la lingua che ho parlato per la maggiore è stata l’italiano, ma conoscere spagnolo, inglese e francese mi ha aiutato tantissimo.
Ho avuto successo, ho avuto insuccessi, ho combattuto verso tanti che non credevano a quello che facevo ma ho avuto tanti al mio fianco, tutti italiani, gente tosta, e con loro siamo partiti alla conquista del mondo, aprendo sedi in ogni paese, basandoci sulle nostre idee, sulla nostra cultura e sul nostro modo instancabile di non cedere mai, già quello italiano.

In tutto questo tempo ho conosciuto tanta gente, imprenditori di ogni religione ed esperienza, veri e propri inventori, alcuni capaci di venderti un’idea irrealizzabile (ma finanziabile) altri fin troppo sinceri da ammettere che senza un aiuto economico non avrebbero mai potuto realizzare nulla (speculatori).

Quelli che più ho apprezzato però sono stati quelli che definisco “Global Enterpreneur”, ovvero quelli che volevano e che vogliono cambiare il mondo, migliorarlo, migliorare il modo di comunicare in rete, innovare al punto da cambiare le regole, cambiare il mondo insomma.

Rimanevo affascinato ad ascoltarli, altro che sogno nel cassetto il loro: svegliarsi e voler cambiare il mondo o la rete o le regole su cui questa si basa non è una banale ambizione, se solo hai il coraggio di dire che lo vuoi fare (cambiare il mondo) devi avere le palle (scusate).

Devi avere le palle (ri-scusate) perché poi la gente ti segue, aumentano i tuoi followers, devi gestire la tua ambizione, gestire le loro aspettative, perché poi se non lo fai o non ci riesci entri nel limbo di quelli che “ci hanno provato ma non ci sono riusciti” e lì sei fottuto. Marchiato a vita. Perdi followers di continuo.

Amo quindi ed apprezzo in particolar modo la gente con ambizioni, con adrenalina, con challenging ma ho imparato che:

1) Se stai zitto e crei un prodotto che usano tutti. Sei qualcuno.
2) Non conta quanti mq2 sia il tuo garage ma come disse il buon Steve “be hungry be foolish” cerca di essere sempre affamato ma altrettanto spensierato. Insomma non pensare ai soldi.

Il www è accessibile dal mondo intero, non solo da un garage, e da un garage posso accedere al mondo intero, non importa dove io sia geograficamente, ma cosa voglio comunicare, in che modo, in che lingua e attraverso quale prodotto.

In Italia manca questo focus e si procede diversamente: ho un’idea, o meglio un mashup di idee (all’inizio non ce l’hai mai chiara si sa…) la metto su ppt e vado a cercare i soldi, nel frattempo realizzo una demo e lancio online il progetto in un meta-italiano.

Mai che si guardi ad intercettare un problema, un’esigenza della rete, trovare veramente qualcosa che possa cambiare il modo di fare certe azioni in rete. MAI in Italia.

La naturale conseguenza è quella di vedere interfacce poverissime, GUI (Graphic Guide User Interface) orrende, inusabili, piene di 404 errors, in un fantomatico inglese (perché ricorda i film di Totò…).

Qualche mese fa ho ritenuto intelligentissimo oltre che interessantissimo un post fatto da Stefano Bernardi su segnalazione di Marco Magnacavallo (founder di Blogo) su come creare una startup/prodotto con solo 10,000€. Che serva di lezione a molti!
Leggetelo qui.

Marco ha centrato il tema: non servono soldi all’inizio, ma un prodotto che funzioni, che piaccia, che sia costato poco, che abbia degli Unique Visitors e stia per generare la famosa “J curve” dei ricavi. Dopodichè, con metriche alla mano, approcciare un VCs o un angels è cosa ben diversa.

Se sei bravo lo sei in qualsiasi posto del mondo in cui il tuo garage abbia sede, e se sei abbastanza intelligente capisci che vivere negli USA dove si registra la più bassa qualità di vita nei paesi civili, solo per coinvolgere qualcun altro a finanziare la tua idea, beh allora sei entrato dalla porta sbagliata.

A sentire i VCs e i vari angels (quei pochi angeli italiani immersi nel cloud…) arrivano nelle loro inbox migliaia di idee, molte solo su carta, i più audaci vanno con il loro commercialista a trovare i VCs e peraltro in giacca e cravatta (loro e il commercialista).

A sentire molti imprenditori, si viene spesso respinti in malo modo dai VCs.

C’è qualcosa di sbagliato alla fonte allora. Nell’imprenditore di questa industria.

Il Paese sta cambiando, lasciatevelo dire. Abbiamo VCs che twittano e bloggano: Gianluca Dettori, e Fausto Boni, direttori di giornali quali Wired come Riccardo Luna che ha candidato (è sua l’idea. E’ italiana) Internet a Premio Nobel per la Pace e che ha lanciato Italian Valley.

La Puglia, la mia terra, ha un nuovo evangelist sulla rete e sull’innovazione, si chiama Annibale D’Elia e crede nei “bollenti spiriti”…

Gli imprenditori stanno cambiando, ora si confrontano apertamente in rete raccontandoti le loro esperienze con i VCs.

Insomma, caro imprenditore e giovane start upper, se vuoi andartene via dall’Italia proprio ora che le cose cambiano e a soli 19 anni, beh vattene pure, vorremo sempre il meglio per te e ti considereremo sempre un fratello.

Ma al tuo primo insuccesso, quando ti rivedremo a Malpensa rientrare con un low cost da San Francisco, non aspettarti comprensione né sussidio.

Già, perché non hai fatto nulla per cambiare questo Paese, ti sei solo lamentato e te ne sei scappato.

Autore: Massimo Ciociola, per il TagliaBlog.

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Max Valle
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