Lettera aperta agli imprenditori italiani

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Approfitto dell’opportunità di Davide e di TagliaBlog per riprendere un tema già affrontato in rete nei giorni passati. Peraltro con un post apposito di Fausto Boni, Partner di 360 Capital Partner, uno dei Top VC europei, che trovate qui. All’epoca i ragazzi di @mashape sembravano condividere il tema “Go West? Not always a good idea”, per di più dopo aver pubblicamente , durante la trasmissione IO REPORTER di @marcomontemagno dichiarato: “A tutti coloro i quali hanno una propria idea e vogliono lanciare la propria startup in Italia: prendete un aereo e volate a san Francisco come abbiamo fatto noi. Il video è disponibile qui (minuto 21:10).

Bene, parto da questo spunto.

Il messaggio dato, per di più, in televisione dai ragazzi di mashape non è un messaggio “sano” né utile agli altri, è poco corretto da italiani comunicare in questo preciso momento economico il messaggio Lasciate perdere l’Italia e volate negli USA, per di più se a farlo è un ragazzo di 19 anni che ha iniziato a misurarsi sul mercato dalla tenera età di 17.

Non ne faccio una questione di età, di longevità, ma una questione di maturità e di responsabilità che, non me ne voglia nessuno, ma a 19 anni non puoi avere. Io ne ho 33, ho una figlia di quasi 10 anni e a 19 anni quando anche io ho mosso i primi passi nel mondo online ero pieno di adrenalina ma evidentemente anche molto immaturo. Le ho pagate tutte le mie immaturità.

Non sto a parlare di cosa ho fatto 12 anni fa, con la mia startup, suppongo sia noto, e poi non è difficile scoprirlo.
Però 12 anni fa l’Italia, la telefonia mobile, (quasi inesistente negli USA) furono il nostro trampolino di lancio, per un’espansione mondiale. Ho vissuto in 3 continenti diversi USA, Latin America, Europa, parlo 4 lingue, ho gestito 70 persone, e l’ho fatto partendo dall’Italia, il garage all’epoca era un benefit, la mia cameretta universitaria era il mio HQ. A Bologna.

Ho fatto un’esperienza incredibile in 12 anni, ma da italiano, con soci italiani, con un HQ in italia e con una mentalità italiana (del Sud aggiungo) che ho visto essere fortissima in tutto il mondo.

Sono rientrato in Italia dal 2009, vivo a Bologna, sono ripartito da qui per la mia nuova startup musiXmatch, esattamente a 250m da dove ero partito 12 anni fa con la mia prima, ho soci e investitori italiani, mi alzo ogni mattina, vado a correre nel mio parco e raggiungo in ufficio 4 soci/collaboratori con cui lavoro da 10 anni che ritengo i migliori a livello internazionale in quello che fanno.

Latitudine e Longitudine nella mia esperienza sono servite a poco, la lingua che ho parlato per la maggiore è stata l’italiano, ma conoscere spagnolo, inglese e francese mi ha aiutato tantissimo.
Ho avuto successo, ho avuto insuccessi, ho combattuto verso tanti che non credevano a quello che facevo ma ho avuto tanti al mio fianco, tutti italiani, gente tosta, e con loro siamo partiti alla conquista del mondo, aprendo sedi in ogni paese, basandoci sulle nostre idee, sulla nostra cultura e sul nostro modo instancabile di non cedere mai, già quello italiano.

In tutto questo tempo ho conosciuto tanta gente, imprenditori di ogni religione ed esperienza, veri e propri inventori, alcuni capaci di venderti un’idea irrealizzabile (ma finanziabile) altri fin troppo sinceri da ammettere che senza un aiuto economico non avrebbero mai potuto realizzare nulla (speculatori).

Quelli che più ho apprezzato però sono stati quelli che definisco “Global Enterpreneur”, ovvero quelli che volevano e che vogliono cambiare il mondo, migliorarlo, migliorare il modo di comunicare in rete, innovare al punto da cambiare le regole, cambiare il mondo insomma.

Rimanevo affascinato ad ascoltarli, altro che sogno nel cassetto il loro: svegliarsi e voler cambiare il mondo o la rete o le regole su cui questa si basa non è una banale ambizione, se solo hai il coraggio di dire che lo vuoi fare (cambiare il mondo) devi avere le palle (scusate).

Devi avere le palle (ri-scusate) perché poi la gente ti segue, aumentano i tuoi followers, devi gestire la tua ambizione, gestire le loro aspettative, perché poi se non lo fai o non ci riesci entri nel limbo di quelli che “ci hanno provato ma non ci sono riusciti” e lì sei fottuto. Marchiato a vita. Perdi followers di continuo.

Amo quindi ed apprezzo in particolar modo la gente con ambizioni, con adrenalina, con challenging ma ho imparato che:

1) Se stai zitto e crei un prodotto che usano tutti. Sei qualcuno.
2) Non conta quanti mq2 sia il tuo garage ma come disse il buon Steve “be hungry be foolish” cerca di essere sempre affamato ma altrettanto spensierato. Insomma non pensare ai soldi.

Il www è accessibile dal mondo intero, non solo da un garage, e da un garage posso accedere al mondo intero, non importa dove io sia geograficamente, ma cosa voglio comunicare, in che modo, in che lingua e attraverso quale prodotto.

In Italia manca questo focus e si procede diversamente: ho un’idea, o meglio un mashup di idee (all’inizio non ce l’hai mai chiara si sa…) la metto su ppt e vado a cercare i soldi, nel frattempo realizzo una demo e lancio online il progetto in un meta-italiano.

Mai che si guardi ad intercettare un problema, un’esigenza della rete, trovare veramente qualcosa che possa cambiare il modo di fare certe azioni in rete. MAI in Italia.

La naturale conseguenza è quella di vedere interfacce poverissime, GUI (Graphic Guide User Interface) orrende, inusabili, piene di 404 errors, in un fantomatico inglese (perché ricorda i film di Totò…).

Qualche mese fa ho ritenuto intelligentissimo oltre che interessantissimo un post fatto da Stefano Bernardi su segnalazione di Marco Magnacavallo (founder di Blogo) su come creare una startup/prodotto con solo 10,000€. Che serva di lezione a molti!
Leggetelo qui.

Marco ha centrato il tema: non servono soldi all’inizio, ma un prodotto che funzioni, che piaccia, che sia costato poco, che abbia degli Unique Visitors e stia per generare la famosa “J curve” dei ricavi. Dopodichè, con metriche alla mano, approcciare un VCs o un angels è cosa ben diversa.

Se sei bravo lo sei in qualsiasi posto del mondo in cui il tuo garage abbia sede, e se sei abbastanza intelligente capisci che vivere negli USA dove si registra la più bassa qualità di vita nei paesi civili, solo per coinvolgere qualcun altro a finanziare la tua idea, beh allora sei entrato dalla porta sbagliata.

A sentire i VCs e i vari angels (quei pochi angeli italiani immersi nel cloud…) arrivano nelle loro inbox migliaia di idee, molte solo su carta, i più audaci vanno con il loro commercialista a trovare i VCs e peraltro in giacca e cravatta (loro e il commercialista).

A sentire molti imprenditori, si viene spesso respinti in malo modo dai VCs.

C’è qualcosa di sbagliato alla fonte allora. Nell’imprenditore di questa industria.

Il Paese sta cambiando, lasciatevelo dire. Abbiamo VCs che twittano e bloggano: Gianluca Dettori, e Fausto Boni, direttori di giornali quali Wired come Riccardo Luna che ha candidato (è sua l’idea. E’ italiana) Internet a Premio Nobel per la Pace e che ha lanciato Italian Valley.

La Puglia, la mia terra, ha un nuovo evangelist sulla rete e sull’innovazione, si chiama Annibale D’Elia e crede nei “bollenti spiriti”…

Gli imprenditori stanno cambiando, ora si confrontano apertamente in rete raccontandoti le loro esperienze con i VCs.

Insomma, caro imprenditore e giovane start upper, se vuoi andartene via dall’Italia proprio ora che le cose cambiano e a soli 19 anni, beh vattene pure, vorremo sempre il meglio per te e ti considereremo sempre un fratello.

Ma al tuo primo insuccesso, quando ti rivedremo a Malpensa rientrare con un low cost da San Francisco, non aspettarti comprensione né sussidio.

Già, perché non hai fatto nulla per cambiare questo Paese, ti sei solo lamentato e te ne sei scappato.

Autore: Massimo Ciociola, per il TagliaBlog.

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

110 Comments

  • Rileggere questo post, dopo l’ispirante speech di Massimo al MTB open start-up camp a Milano venerdì scorso, mi ha fatto ritrovare quella luce che da sempre brilla nel mio progetto.
    Ho ancora voglia di trovare il modo di cambiare le cose in rete; io sono appassionato (maniaco ossessivo) di montagna e continuo a credere che rendere “libere” le informazioni (e gli strumenti per rendere le attività all’aperto più sicure) sia un dovere. La sicurezza e le esperienze altrui dovrebbero essere a disposizione di tutti e davvero gratuitamente!

    Cheers,
    G. di YouTrail.com

    Reply
  • @Mario: e chi non ha soldi? deve lasciare perdere gli angeli? why? perche secondo te come nascono tanti nella silicon valley (che oggi hanno idee penso molto piu propositive della tua). i’m sorry se dico cosi ma non conosco il tuo “ottimo progetto online”. Conosco quello dei taiwanesi, dei russi e ucraini sbarcati nella valley o negli usa e che hanno sfondato con gli angeli e chi ha creduto in loro. twitter? linkedin? zynga? friendster? fecebook? idee nate fuori certo, ma che hanno conosciuto la luce del web dopo esseresi trasferite nella valley. jerry young? sergey brin? max levchin? steven chen?

    PS: sn abbastanza ignorante in materia, ma ho i miei dubbi sugli “speculatori”, sugli “angel capitalist”. per me sarebbero una manna dal cielo per tanti innovatori

    Reply
  • @ARthur tira fuori le palle dai firmati. Troppo facile così.
    Lo sfigato sei te che di sabato 13 agosto senza firmarsi viene a scrivere qui.

    Enjoy !

    Reply
  • @arthur non per creare malumori, siamo anche in vacanza, ma uno che non si firma, si rende anonimi e spara questo messaggio in verità un tantino “cattivello” … non credi?

    Reply
  • Tante, tantissime chiacchiere, spocchia a pioggia, qualche righetta illegale, e nemmeno mezza idea su cui investire. Se invece di stare qua a giocare agli startupper coi soldi di zio studiaste, magari qualche idea verrebbe anche a voi. E lascereste noi (ovvero chi deve) a investire.

    Reply
  • Ragazzi… imprenditori si nasce, è difficile diventarlo, soprattutto nel settore internet dove si uniscono sia conoscenze tecniche, tecnologiche, creative ed esecutive.

    Il problema è che i politici si sono accorti da poco della rete e stanno cercando degli speculatori di “speranze giovanili” per lanciare messaggi alla Berlusconis utili a far buttare le persone in settori molto pericolosi e speculativi. Un esempio che consiglio di seguire, per non seguire, è appunto “l’imprenditore” che tempo fa scrisse su questo sito per la questione delle “startup” inveendo contro qualche giovane che aveva reso pratiche le proprie speranze negli USA, perché qui in Italia con le speranze dei giovani ci si gioca solamente.

    Chi vi scrive è solo uno dei tanti giovani che viveva al sud che ora ha degli ottimi progetti on line, ma solo grazie al proprio sudore, perché Internet cari ragazzi è come tutti gli altri settori, ci vuole solo “un pò” di sacrificio senza scegliere mai le scorciatoie che “speculatori” come i fondi di investimento, venture capital o qualche “business angel” vi indicano, altrimenti imparerete solo ad essere come loro che non solo altro che degli “imprenditori” che lo fanno con i soldi degli altri, e questa non è imprenditoria, ma è solo un pidocchioso modo di fare soldi sulle spalle altrui.

    Reply
  • Credo che questa intervista a Riccardo Donadon fondatore dell’incubatore H-farm, pubblicata proprio oggi su Datamanager, possa fornire ulteriori elementi di discussione: http://bit.ly/bgwI8a

    Reply
  • @Massimo

    Ciao simpaticone,
    grazie della risposta e del link.

    Di quello che c’è scritto a me è piaciuto questo:
    “Business Plans and Demos Are Useless
    BPlans and Demos are controlled environments with no customer interaction. They can’t survive in the real world and will never work out there. No one cares about them and neither should you.”
    E a te?

    Io voglio invece condividere questo libro del 2007 che ho trovato ieri per caso: http://ht.ly/2Eb3U. L’autore ha studiato una nuova specie di imprenditori. Copio e incollo:
    “The new Argonauts–foreign-born, technically skilled entrepreneurs who travel back and forth between Silicon Valley and their home countries–seek their fortune in distant lands by launching companies far from established centers of skill and technology. […] The new Argonauts–armed with Silicon Valley experience and relationships and the ability to operate in two countries simultaneously–quickly identify market opportunities, locate foreign partners, and manage cross-border business operations.”
    Mi dà un motivo in più per augurare a chi se ne va solo il meglio e di sperare che tornino pieni di soldi e/o esperienza, da reinvestire nel posto dove sono nati.

    Ad maiora,
    Floriano.

    ps: Esiste ancora La Tua Piadina?

    Reply
  • @Floriano
    io non minaccio nessuno, esprimo il mio parere , non è illegale 😉

    Detto ciò se il post in oggetto funge da pretesto per parlare di mamma, papà, e che nessuno ci mantiene allora forse è meglio un altro blog.

    Qui si sta discutendo sull’organizzarsi, condividere, e confrontarsi sulla nuova imprenditoria , in un Paese come l’Italia che ha le basi ma che evidentemente non le sfrutta.

    E che andar via dall’Italia non ha mai fatto male a nessuno, ma andarci pensando di far fortuna fuori e non essere capito qui è diverso.

    Allego un post molto interessante sulle 10 cose che le startup in USA hanno imparato dal Bootcamp :

    http://onstartups.com/tabid/3339/bid/14104/Lessons-Learned-From-StartupBootcamp-2010.aspx

    m

    Reply
  • Pensieri in ordine sparso.

    A me questa storia dello stai in Italia e sei bravo contro vai all’estero e sei un codardo che molla la ciurma sa di vecchio, da pre-globalizzazione.

    Le cose stanno ultimamente cambiando? Per favore Massimo, dai qualche numero? Io ho letto gli ultimi e penultimi sulla disoccupazione.

    A me che ho 36 anni a dei ragazzi di 19 viene in mente di dargli dei consigli, non di minacciarli di non tornare più. Quindi, ai ragazzi romani in partenza per gli USA mi permetto di dire di non crucciarsi troppo, se vogliono far bene all’Italia potranno anche farlo e subito anche dagli USA. Sanno meglio di me come si usa la Rete ed in culo alla balena! A chi sta in Italia e non può o non riesce ad andarsene per trovare miglior fortuna dico coraggio. Mio padre era insegnante e mia madre insegna tutt’ora, quindi anch’io senza spalle coperte. Per fortuna la moglie… Rigirarsi le maniche e giù a testa bassa che siete in bella compagnia. A chi vuole stare in Italia per contribuire a cambiare le cose, invio un sentito ringraziamento. Contate su di me.

    In ultimo mi viene in mente una battuta di un ricercatore italiano prima in USA ed ora in Europa:”Gli italiano sono maestri nei rapporti sociali, il networking l’abbiamo inventato praticamente noi. Peccato che la maggior parte delle volte non sappiamo cosa farne”.

    Floriano Bonfigli.

    Reply
  • Massimo è vero, mi reputo io stesso inventore (la cosa mi fa tanto ridere) e sono a breve al mio quarto brevetto. Ma mi reputo anche imprenditore e come imprenditore sa che il cpaitale è un ingrediente importantantissimo dell’impresa. Ma un brevetto non nasce solo perchè hai fatto una presentazione in PPT o ti sei svegliato la mattina con un idea geniale. Richiede un sacco di tempo. E’ progettare ed avere un prodotto pronto da sviluppare (con i capitali) in proprio 8allora sei anche Imprenditore) o dare in licenza (resti Inventore). Io all’epoca e ancora tutt’oggi investo in IP , anche perchè i VC vogliono una protezione intellettuale dell’idea. Ove possibile. Ma a prescindere dei VC sono molto paranoico e penso all’impresa che ne può scaturire: senza un buona protezione hai solo un vantaggio che dura poco, rispetto alal concorrenza.
    Ma mettere un’idea in pratica, richiede spesso capitale (nella mia nuova venture qualcosa che va da 100 mila a un paio di milioni, ma ho scoperto – con ritardo i finanziamenti pubblici ) se non sempre. Il problema è quanto capitale. Se ne serve poco puoi fare a meno dei VC. Se è tanto beh servono. Compito del VC è mettere fuori il capitale, nel momento che serve. Altrimenti sono dei PC = Paraculi! :-DDD
    Quanto all’estero finora non ci sono andato è perchè sono un fottuto idealista – che crede che in Italia si possa cmq fare qualcosa, che qualcosa può cambiare, come la pensi tu daltronde – e mi piace la pasta asciutta! Ma ovviamente questa volta se sarà necessario mi accontenterò anche della pasta asciutta che potrò cucinarmi all’estero! Anche perchè per il resto l’Italia è messa davvero molto male.

    Un abbraccio e l’anno prossimo magari ci facciamo una bella corsettina insieme! Nonostante la pancetta e le sigarette arrivo a correre anche per un ora e mezza!

    Michele

    PS: Ovvio che non hai fatto suonerie, ma da cosa nasce cosa! Anzi hai fatto benissimo, e sei stato un vero IMPRENDITORE hai capito quello che il mercato voleva! Io non ne sarei mai stato capace! Considero sempre il consumatore razionale e non sempre è così.

    Reply
  • Michele,

    i VC li ho avuti e li ho adesso. Io non facevo solo suonerie solo ma Mobile Entertainment (c’è ancora il ns sito corporate http://www.wseurope.com)

    Quanto a quello che dici , mi riconoscerai che da anni ti “solletico” e “provoco” che i VC non finanziano INVENTORI (ammetti di esserlo un pò dai 😉 ma IMPRENDITORI.

    “Mi ricordo quando all’epoca mi consigliasti di fare una demo o una beta o di andare dai VC con qualcosa che funzionasse: ma è il problema uovo gallina. Se non ho i soldi per fare una buona demo o qualcosa di funzionante come faccio a tradurre l’idea in qualcosa di concreto?? Per me i VC questo devono fare: trovare una buona idea, un buon mercato e un buon team e finanziarlo: con quei soldi si fa il “prodotto”

    Sei un’inventore se ragioni così . Tutti abbiamo idee geniali.

    Ma pochi le fanno !

    Caro michele, la capacità non sta nell’avere idee, ma nel metterle in pratica, nel fare in modo che si adattino al mercato , che si adeguino ad esso, che battano le idee dei concorrenti, etc

    Ma avere un’idea , su un PPT, non serve a nulla.

    Bisogna mettersi in discussione e crederci : se molti come te pensano che l’Italia sia difficile su questo perchè non hanno mai provato all’estero ?

    Mashape ha per esempio dimostrato che un Seed o Angel Round è più facile e semplice negli USA : ma si sono trasferiti li per ottenerlo !

    bisogna mettersi in gioco.

    un abbraccione!

    max

    Reply
  • @Massimo
    sono il Michele Giudilli che conosci! 🙂 Ancora oggi ho letto della lettera di Mashape e la tua reply.
    Sono d’accordissimo con i ragazzi di mashape e un bel pò meno con quanto dici.
    Citare il tuo “case study” non fa testo. Io me li ricordo quegli anni, eravamo in piena euforia dot-com in Borsa e se molti non lo sanno, hai sfondato con un prodotto che in soldoni vendeva suonerie e faceva il download di suonerie personalizzate. Una cosa figa per l’epoca per carità. Una cosa che è stata con il senno di poi una vera cash cow per te e per Dada, ma chiamarla quella innovazione tecnologica (anche se c’era tutta l’innovazione che vuoi per l’epoca) mi fa un pò ridere.
    Per me le suonerie e il modo in cui sono vendute dovrebbero essere proibite, ma questa è la mia opinione.
    Quindi il tuo caso è isolato, bastava che facevi qualcosa già nel 2001-2002 e magari saresti anche tu dovuto andare negli States.

    Poi i VC italiani sono un “closed circle” è un circolo chiuso, sono pochi, si conoscono tutti, sono tutti autoreferenziali e se vai a veder ei loro successi sono ben pochi. E poi tu all’epoca ti sei trovato al posto giusto e al momento giusto con Dada che acquisiva l’impossibili con aumenti di capitale fatti con paper. Tu non sei stato finanziato da un VC ma sei stato acquisito direttamente. Quindi il tuo parlare di VC è solo per conoscenza dei VC ma mai hai subito dei VC italiani (che io sappia sicuramente mi sbaglio). Se prendi le vere aziende di successo finanziate dai VC in Italia sono pochissime, e cmq non fanno Hi-tech in senso stretto: Yook è un reseller di abbigliamento, mutionline ti trova il mutuo migliore, Tiscali (finanziata da Piol ma anche dal suo founder Soru) era ed è un operatore mobile, qualche VC ha finanziato un distributore di mobili come Co.Import (360Capital partners) insomma roba che con il pure hi-tech: biotech, semiconductor, network, tecnologie internet, greentech etc non hanno nulla a che fare. Quindi duole dire ma in Italia c’è spazio per un middle/low hi-tech e per i portali/siti che si possono avviare con 10.000 euro (e qui ti dò ragione). In Italia non può nascere una Cisco, o una società che sviluppa tecnologie intermedie o d alta tecnologia nei settori citati. Perchè i VC conoscono poco il mercato e non c’è il sistema che c’è in SV: se un tizio lavora in Cisco e ha avuta un’idea su come aumentare le prestazioni del routing (dico due cazzate) può andare da un VC americano che ha competenze nel networking e può beneficiarsi di relazioni con Cisco stesso o altri competitors del settore. Insomma è un’altro pianeta che ispira molte più idee di quanto facciamo qua, perchè qui le esiegenze del mercato sono limitate e il processo di scoperta di nuove soluzioni e innovazioni deve fare i conti con l’humus che c’è in Italia. Magari quei ragazzi oggi faranno Mashape e far qualche anno gli verrà un’idea ch epoteva sono nascere nell’habitat della VC.
    Mi ricordo quando all’epoca mi consigliasti di fare una demo o una beta o di andare dai VC con qualcosa che funzionasse: ma è il problema uovo gallina. Se non ho i soldi per fare una buona demo o qualcosa di funzionante come faccio a tradurre l’idea in qualcosa di concreto?? Per me i VC questo devono fare: trovare una buona idea, un buon mercato e un buon team e finanziarlo: con quei soldi si fa il “prodotto”. Altrimenti se uno ha il prodotto mezzo pronto può andare sul mercato e magari finanziarsi da solo. E i VC hanno perso cmq un deal.
    Quindi dal tuo “alto” è facile parlare. Ma ad occhio non puoi essere d’esempio per gli altri, perchè ti sei trovato nel mezzo di una “congiunzione astrale” che per un bel pò non capiterà, ovvero una nuova euforia su una qualche nuova tencologia. Oggi quindi le strade sono quelle del bootstrapping, del fare collette tra amici (ma essendo in Italia è difficile trovare amici “illuminati”), dell’avere un buon prodotto fatto con pochi soldi e da sè e lanciarlo, magari nell’usare qualche finanziamento pubblico (come sto cercando di fare per la mia nuova avventura che è nel rinnovabile), ma i VC italiani son quelli che sono. Oppure andare in America e bussare a tutte le porte di Sand Hill Road. Qualcuno magari scucerà dei soldi, perchè nè sono tanti, ma tanti e c’è competizione far di loro oltre ad una maggiore propensione del rischio. hanno più fame. Mi fa ridere l’ultima trovata pubblicitaria della telecom: Working Capital, che in sostanza non ti da il becco di un quattrino ma i server… qualcosa che puoi comrpare in termini di servzio di hosting per qualche centianio di euro. Ma prima di andare su un server occorre il prodotto e quello se non sei capace di farlo, lo devi far fare fuori e costa: e i programmatori italiani non sono come quelli della Silicon Vallwy che capiscono il valore di stock option e di condivisione del rischio, e qui pensano che la borsa sia solo un posto dove perdere i soldi. Vanno pagati e in fondo hanno ragione, perchè non ci sarebbe cmq un mercato pe rlel loro stock option. Perchè se in America oltre ai VC hanno il Nasdaq, il mercato OTC, un mercato di investment bank piccole che tra prestiti mezzanini, reverse merger e un pò di equity è molto più efficente di tutto il sistema italiano fatto da una manciata di VC (altamente risk adverse), di un Nuovo Mercato o AIM che è costosissimo (1 milionata di euro per quotarti) e un sistema di merchant bank di grosso taglio. Insomma dire che anche qui si può fare qualcosa qua è vero, ma come cantava qualcuno “1 su 1000 ce la fa”. E se tra i 999 c’erano le prossime Google, Youtube, Skype e non hanno avuto la forza e la determinazione di andare in fondo, di andare oltreocano chi ci perde?? Un pò tutti. VC italiani in primis, ma anche gli utenti internet e il sistema Italia.

    Per finire una cosa giusta l’hai detta Annibale D’Elia e io aggiungerei un VC atipico: Nichi Vendola, che ha scommesso du D’Elia e i suoi bollenti spiriti e altre politiche per l’innovazione. Ma non tutti in Italia hanno la residenza in Puglia. E sinceramente da buon liberalista preferirei che a fare i VC fossero VC privati piuttosto che il pubblico. Ma purtroppo l’Italia è un paese a libero mercato “condizionato” e quindi magari ci fossero dei Vendola in ogni regione d’Italia, che ha posto al centro i giovani (scusa la reclamè politica) della sua politica. Sono anche d’accordo con te quando dici che il problema è anche fiscale-giuridico: fare una LTD o una LLC costa pochi soldi, fare una srl e mantenarla (perchè andare da un VC con una snc non ha senso) ha il suo costo che una start-up proprio perchè deve fare “prodotto” non può sostenere e i suoi fondadori sono programmatori e non fiscalisti. Idem per la tassazioen degli investimenti in capitale di rischio. Ma questo è qualcosa che può risolvere solo la politica. Stammi bene!

    Reply
  • Lello,
    vedo la TV e leggo i giornali quanto te, sono italiano come e te e credo di conoscerlo bene, ho le tue stesse sfiducie e quando vedo un certo personaggio in TV mi scatta l’autozapping esattamente come a te 😉

    Il tema è che la fortuna “aiuta gli audaci” e qui non possiamo permetterci di dormire e lamentarci (non mi riferisco a te) , ma dobbiamo diventare audaci, perchè :

    audaci=propositivi=generare_rumore=esser_partecipi=cambiare_l’italia

    ti torna ? 😉

    un abbraccio

    Reply
  • Ciao Massimo. Ci conosciamo almeno di vista. Abito a qualche km dalla tua amata città.

    Mi fa piacere aver letto tutta questa tua risposta. Anche io conosco Riccardo Luna, Annibale D’Elia, qualche pezzo di Zooppa, conosco la storia di Daniele Trinchero, insomma persone veramente superiori che stanno facendo molto bene per il nostro Paese. Ho fatto una minima esperienza estera e la rifarò a breve per imparare “le lingue” nonostante i miei 34 anni. Ho scritto pure un soggetto abbastanza importante per I4P inserendo tutte le figure che si adoperano per portare la pace nel mondo, da Yoani Sànchez a Saed Nashef, passando per Matt Flannery.

    Conosco quindi una parte buona del nostro Paese. Purtroppo però, convivo tutt’ora e da almeno 10 anni con questo malessere italiano. Non ti sto a spiegare adesso tutta la mia vita, ma credimi per te è stato molto più facile.

    Nella vita ci vuole anche tanta fortuna nel riuscire a chiudere operazioni finanziarie “importanti”. Operazioni finanziarie che per la civiltà più moderna hanno un valore abbastanza elevato: per esempio come hai fatto tu (circa 10 anni fa) nel riuscire a vendere (con bravura) un sito che faceva suonerie per telefonini…. e da li investire risorse importanti che ti hanno portato li dove sei.

    Da almeno 10 anni seguo con attenzione l’andamento civile e politico del nostro Paese. Ovviamente con mezzi di informazione che non si chiamano certo TV e giornali. Leggendo le tue parole mi viene spontaneo pensare che oltre a dare lavoro a 70 persone, non conosci molto bene l’attuale situazione di stallo che il nostro Paese vive. Un Paese dormiente, che viene superato da numeri e altri Paesi quasi mensilmente. Che non riesce a far fronte più a nulla, e che va verso l’autunno più caldo della sua storia. Pensi che i ragazzi/e, insomma i giovani “d’oggi” abbiano tutti la “fortuna” che ha avuto un giovane studente di 23 anni?

    Se permetti, io adoro quei ragazzi come Augusto.

    Saluti

    Reply
  • Come primo passo proporrei che ciascuno postasse nella sezione pagine un breve CV dove riepilogasse le proprie esperienze professionali e quindi sulla base delle quali, cosa pensa di poter offrire come contributo alla causa. Inutile dire che al di la di persone capaci ed esperte con linguaggi di programmazione, html, seo, SN, per capirci mondo web, serve anche chi abbia capacità ed esperienza in ambito commerciale, marketing, amministrativo, fundraising, sponsorizzazioni, PR, legale ecc. insomma tutto ciò possa servire a mettere in piedi una creatura che sappia funzionare, reggersi in piedi e camminare, il tutto a low low low cost, altrimenti le nostre esperienze a cosa servirebbero?

    Nell’area discussioni invece siete invitati ad iniziare a mettere giù le idee relativamente alla creatura a cui vogliamo dar anima e vita, in questa fase non focalizziamo l’attenzione sul discutere rispetto alle proposte che ognuno potrebbe avanzare, piuttosto cerchiamo di indicare tutto ciò che ci passa per la testa quindi largo a fantasia, genialità e creatività, sulla falsa riga di un vero e proprio brainstorming, solo alla fine inizieremo a verificare la bontà, fattibilità e utilità delle singole proposte.

    Penso che per il momento possa andare, in giornata vi indicherò anche un indirizzo dove potremmo lavorare tutti insieme con una Mind Map, dove vedremo graficamente quello a cui stiamo lavorando e progettando.

    A dopo.
    p.s.: io sto continuando ad utilizzare questo spazio per comunicare con tutti circa questa idea/proposta di business come se fosse un piccolo SN e di questo me ne scuso con Tagliaerbe e lo invito a comunicarmelo se fosse un problema, anche per questo motivo invito tutti coloro che hanno detto di voler aderire a questa idea di spostarsi nell’area momentanemante individuata per discutere di tutto quanto sopra.

    Alfonso

    Reply
  • @Corrado (post 88) ho letto tua lettera condivido quello che hai scritto e quello che proponi, invito gli altri a leggere e dare un cenno di adesione.
    Bon nuit

    Reply
  • Grazie a tutti, in particolare a Mario, sbagliare è umano riconoscerlo è solo delle persone intelligenti, qua la mano.
    A tutti gli altri dico, io ho condiviso solo una parte delle mie conoscenze così come sono convinto che ognuno abbia tantissimo da dare e fare, quindi anc’io mi aspetto molto.
    Vedo che il consenso cresce, direi che il numero inizia ad essere + che sufficiente, se a noi si aggiungesse anche la vasta esperienza di chi in un qualche modo c’è l’ha fatta, Massimo, Luca, Taglia… beh allora potremmo dar vita ad un incubatore nell’incubatore, caso contrario, faremo a meno e sono convinto che potremmo fare qualcosa di veramente interessante.
    Ragioniamo su come e dove (al momento anche solo virtualmente) poter iniziare a condividere, idee e progetto e da domani mi aspetto di inziare a scambiare opinoni pratiche su come partire e tanto per essere subito concreti ho creato un primo spazio dove poter iniziare a discutere e poi si vedrà http://groups.google.it/group/incubatore-per-start-up/
    Ora vi saluto che sono di corsa e ci aggiorniamo a domani.

    See you soon

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  • @Alfonso, hai ragione, mi scuso era una battuta fuori luogo. Però 🙂 sono soddisfatto di averti provocato ed averti fatto proporre cose molto costruttive, seguirò l’evolversi e vi appoggerò.

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  • @Alfonso: sul resto non mi soffermo, ma devo veramente farti i complimenti per le proposte ed i links, almeno per me, sconosciuti e pieni di spunti.

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  • @Mario, io sono una persona abbastanza moderata, discretamente tollerante, non razzista e per niente illiberale, una delle poche cose che non digerisco invece è la stupidità delle persone, la stessa stupidità che ha rovinato e sta rovinando il nostro paese e lo ha consegnato nelle mani di coloro di cui e i tuoi simili sanno solo lamentarsi.
    Visto che vuoi parlare di qualcosa di costruttivo, e ne sai più di altri dopo le affermazioni stereotipate che hai fatto, prego accomodati facci vedere e leggere qualcosa di interessante a parte le poche stupidità che già hai scritto e se invece non hai niente da dire cortesemente non rovinare quel minimo di costruttività e positività che anche da una discussione come questa, dove siamo quasi divisi 50/50, sta emergendo per provare a fare qualcosa di buona nonostante il paese sia quello che sia.
    Detto ciò vengo a quello che invece volevo dire agli altri che seppure tra le differenze hanno mostrato intelligenza e rispetto nonostantye a volte i commenti possano non essere condivisi.

    @thesp0nge, @daniele, @alberto, @enrico, @davide, @oliver, @angelo, cosa dire ragazzi che non ho già detto io ci sono, quindi +1.
    Dato che sono uno a cui piace concretizzare straight away, per quanto concerne i finanziamenti invece che tutto free modello beneficenza, che potrebbe essere disincentivante per chi deve dare e troppo allettante per chi riceve (qualcuno che faccia il prendi e scappa lo potremmo trovare senza problemi), proporrei qualcosa tipo questo (http://www.terzovalore.com ) un portale che Banca Prossima ha creato per il settore No-Profit, dove domanda (associazioni non lucrative) e offerta (chi ha soldi da investire) si incontrano con benefici per entrambi.

    Oppure come questo (http://www.kapipal.com/) che si potrebbe usare come mezzo con cui raccogliere contributi sulla base del progetto o sempre come spunto per creare una modalità per raccogliere fondi per destinare ai progetti.

    Inoltre personalmente non chiederei ospitalità a nessuno, se mettiamo su qualcosa dobbiamo essere svincolati da qualsiasi tipo di limite mentale e non, che altri potrebbero imporci, dobbiamo creare qualcosa che invogli altri a volerne far parte e quindi fornire il proprio contributo in termini economici o di conoscenze, le competenze professionali e tecniche che molti o tutti tra noi hanno, sia specifiche del web, che di business o legali o chennesò io non dovrebbero essere da ostacolo nel trovare o creare un luogo/spazio nostro, dove dare vita e alloggio a questo progetto.

    Per gli esterofili e innamorati persi della Silicon Valley che hanno rimpianti nel non aver mai abbandonato questo paese o che vorrebbero presto farlo, vi cito un famoso detto, “Se Maometto non va alla montagna, la montagna va …http://www.growvc.com/main/ ” ovvero la SV viene da chi ha le idee, anche questo potrebbero essere o utilizzato per la ricerca di fondi o preso come spunto per creare qualcosa utile alla causa.

    Allora? come, quando e da dove vogliamo iniziare?
    Alfonso

    p.s.: @Tagliaerbe non so se la mia prima parte di post sia stata un po sopra le righe oppure no, semplicmente non mi è andato giù quel commento che si inseriva dopo molti altri propositivi, anche da parte di chi su questo argomento ha visto solo fumo, vero Enrico/Capobecchino? se per te lo fosse fammelo sapere del resto qui è casa tua e quindi…

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  • L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla FUFFA. La sovranità appartiene alle LOBBY, che la esercitaNO nelle forme e nei limiti della Costituzione. Detto questo, parliamo di qualcosa di costruttivo.

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  • Molto interessante! Non ho le possibilità economiche per contribuire fattivamente a questo “network”, ma se posso dare dei consigli di SEO e Web Analytics per aiutare delle Startup, mi piacerebbe davvero tanto farlo.

    Magari lo esplicito anche nel mio blog…

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  • Cosa aggiungere? Da neo imprenditore che ha lasciato il posto fisso in un grande gruppo spero, mi auguro e prego che la verità stia nel mezzo, che si possa fare impresa in Italia nonostante tutto e tutti e che ci sia al contmpo la reale possibilità di essere credibili e avere delle opportunità all’estero.
    Credo che la chiave sia nel prendere il buono che queste due realtà così diverse possono offrirci e non restare fermi su una posizione statica, del tipo è meglio così o è meglio colà, ci sono pro e contro.
    I contro del sistema italiano li sto vivendo tutti sulla mia pelle, per aprire una società si perde un mese solo in faccende legali con costi davvero spropositati, ma vedo come un’opportunità il mercato italiano per il nostro specifico prodotto e ho deciso di fare quello che lavora in silenzio e poi eventualmente passa alla verifica con i VC dopo aver raggiunto dei risultati. Questa decisione è giunta dopo aver perso un anno e più ad aspettar risposte, finanziamenti, collaborazioni ecc. Meglio rischiare che perdere il momento aspettando che qualcuno rischi per te…

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  • @Daniele: ottima idea, e forse si potrebbe pensare di convertire il “regalo” in una percentuale (con un semplice gentlement’s agreement, visto che si parla di farlo fra persone oneste) di partecipazione del fondo che, invece di generare revenues per gli investitori, re-alimenta il fondo stesso, così è davvero virtuoso: + idee finanzi, + puoi finanziarne (ammesso che generino revenues)…

    in ogni caso, per il poco che conta: +1

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  • @alberto, @daniele, @alfonso: contate anche su di me per il network. +1

    Direi che può aver senso, mi viene così di getto, chiedere ai ragazzi di mindthebridge.org di coordinare/ospitare questo network o wiki o elenco in un foglio di testo.
    Che ne pensate? Può aver senso come cosa?

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  • @Daniele: +1, count me in. E aggiungo: no profit

    Guarda proprio ieri mi scrive in mail giovane amico “di blog” che, a Genova, sta partecipando a una startup. Mi chiede consigli su un paio di punti tech e legal, poi racconta che sta chiedendo ad altri startupper che lo stanno aiutando e conclude:

    “Nel nostro piccolo stiamo cercando di fare sistema e aiutarci tra di noi. Speriamo vada bene”

    No way, that’s the way. Don’t ask, just do it

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  • Ciao a tutti,
    mi aggiungo alla discussione per provare a fornire un contributo costruttivo che aiuti l’intero network di giovani (ma non solo), di imprenditori e di investitori.

    Ritengo che la questione del luogo sia rilevante quanto lo sia la capacità di esecuzione, di presentazione e di critica su quelli che sono le proprie capacità e i propri limiti.

    Lo dico da un territorio che ha una bassa propensione all’innovazione e un altissimo tasso di analfabetismo, di laureati e un alto tasso di abbandono scolastico.

    Non vedo nulla di male se Augusto ha scelto di volare a San Francisco per risolvere un problema per portare avanti Mashape. Così come non vedo nulla di male se Massimo è riuscito a trovare le sue opportunità in Italia. Anzi!

    Quello che conta è che entrambi abbiano trovato una soluzione e si siano spaccati il culo per fare passi avanti.

    Una considerazione e una proposta che mi piacerebbe avanzare è quella di iniziare a costruire un sistema di fiducia tra coloro che, in un modo o nell’altro, hanno le stesse difficoltà.

    Le difficoltà, oltre che finanziarie, possono essere di competenze (es: sviluppatori che non hanno idea di come impostare un piano finanziario) e di esperienza.

    Ritengo che una buona cosa possa essere:
    1 – condividere i sogni e le ambizioni e fornire support, limitatamente alle capacità e disponibilità di ciascuno, per migliorarsi l’un l’altro su aspetti specifici.

    Su questo il lavoro di molti (stimolati da Alberto, Emil, Roberta, etc…) è un inizio e penso sia nella direzione giusta.

    2 – sostenersi, finanziariamente, l’un l’altro.
    Su questo aspetto penso possano esserci delle ottime opportunità per fare bene.

    In particolare più che il problema del seed o altri round di investimento, penso che il credito alle imprese (spt nella loro fase di start-up) sia un problema davvero importante. Che si può risolvere dal basso.

    Perchè se è vero che ci sono i grant pubblici è anche vero che i tempi, le modalità e i sistemi di rendicontazione non sono assolutamente vicini alle reali esigenze delle PMI.

    Così come è vero che chi non ha solide garanzie patrimoniali non ha assolutamente accesso al credito per avviare una azienda.

    Purtroppo sappiamo quali sono i limiti normativi (si vedano i soli costi di costituzione delle società di capitali…) e immaginare il setup di una azienda pari a zero euro è fantasia.

    Questo, ovviamente, scoraggia dall’attivarsi chi non ha le spalle coperte e/o adeguate possibilità di sopravvivere (mutuo, figli, etc…) o il giusto seme di follia.

    Ritengo, quindi, possa essere utile creare una sorta di user-generated-fund in cui, chiunque abbia voglia, può versare un contributo economico che la comunità decide di regalare (quindi non è un prestito e non è investimento, così da non avere grane e/o vincoli) al team che ha in mente di realizzare qualcosa di valido.

    La selezione e il processo di crescita dell’idea imprenditoriale sarebbe seguito, trasparente e coinvolgente.

    A sua volta le PMI che ricevono il regalo si impegnano, successivamente, a regalare a loro volta.

    Questo sistema permette di ottenere alcuni risultati:
    – partecipazione all’idea d’impresa con feedbacks, suggerimenti e tanti contributi in merito ad aspetti specifici prima di iniziare a sviluppare
    – velocità di esecuzione e pratica del networking a prescindere dal luogo
    – stimolazione alla partecipazione e attivazione sul territorio

    Partecipare al network permetterebbe a moltissimi di dare un contributo serio alla causa (denaro e competenze) che, sfruttando i grandi numeri, può rappresentare un ottimo step per incoraggiare l’imprenditorialità.

    Ovviamente in questo processo nessuno esclude la possibilità di aggregare altri soggetti a partecipare (es: sponsorizzazioni, partnership, etc…).

    Se pensate che WorkingCapital e Principi Attivi (mitico Annibale) hanno ricevuto un buon riscontro, ritengo che possa essere un modo per incoraggiare e darci da fare insieme.

    Chi ci sta?

    Reply
  • Interessante davvero tutta la discussione e come il @folletto credo che sia giusto che i 2 post vengano letti.

    condivido in parte quello che ha detto Massimo ed andiamo avanti per la nostra strada anche se presentandoci con un prodotto finito, ci hanno rimandato indietro a mani vuote invece di aiutarci 😉

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  • @ Stefano “jimmy3dita” cosa puoi fare a 19 anni invece che spalare m…a?
    Puo ricordarti di essere un cittadino italiano con diritti e doveri e tra questi ultimi, che poi sono esempio di democrazia, quando ci sarà da votare i nostri bei rappresentanti politici, invece di fare spallucce e dire “tanto sono tutti ladri; tanto non cambierà mai nulla” e via dicendo trovando in queste affermazioni la scusa per non votare, andare invece nella cabina ed esprimere con il proprio parere, mandando a casa se è il caso chi ritieni che non ha fatto niente o poco per migliorare il nostro/tuo paese.
    Anche io come detto vengo dal sud, da zone (Campania) dove l’arte di arrangiarsi è un vanto per chi la esercita, quando invece dovrebbe esprimere il degrado socio-economico di un paese, la si dovrebbe combattee, ci si dovrebbe indignare e sollevare, perchè un paese democratico, libero e solidale, non può demandare ai suoi cittadini attraverso le proprie capacità di “arrangiarsi” la possibilità di evolvere, crescere o come sta avvenedo in questi anni di sopravvivere.
    Quindi io so di che parli, so cosa vogliano dire le tue parole, questo però a maggior ragione non deve far scoraggiare i giovani e pensare che questo paese sia solo da abbandonare.
    @thesp0nge, quoto la tua proposta, io sono disponibile da subito ad una collaborazione per un progetto che possa essere uno spazio dove le startup possano mettersi in mostra, provando a fare da collante tra le loro idee/proposte e chi ha i soldi e dovrebbe investirli.

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  • Vediamo se dopo tutti sti sfoghi un pò inutili si può ragionare con calma, a partire dagli ultimi due commenti pragmatici e costruttivi del caro amico Folletto 🙂

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  • @Alfonso
    Scusami ma io non parlo di soldi in senso stretto: quelli non te li regala nessuno, neanche in America.

    Il problema è che a 19 anni, qui in Italia, sei da solo: la famiglia vuole vederti laureato e con il posto fisso (o sullo scranno che era di tuo nonno…), gli amici ti vogliono tronista lampadato e magari un po’ “accannato”, in banca gli devi lasciare come pegno la casa dei tuoi genitori per avere due spicci e all’università ti fanno studiare Visual Basic così hanno la coscienza pulita se un domani cerchi lavoro.

    Cosa puoi fare a 19 anni, da solo, con tanta passione ma nessuno che ti guida concretamente nel mondo “dei grandi”? Una cosa soltanto: imparare a mangiare merda e farti strada tra faccendieri, “amici di amici” e una manciata di clienti a cui fai il sito a nero e incroci le dita sperando che ti paghino entro l’anno. L’arte di arrangiarsi insomma, quella in cui noi italiani eccelliamo senza rivali.

    E dimmi cosa si può sperare di cambiare con queste premesse?
    Poco o nulla, se contro ti ritrovi palazzinari che hanno fatto carne di porco con il passaggio all’Euro (sulle spalle della gente normale) mentre all’estero si investiva (e si buttavano soldi!) su Internet e su ragazzi come Brin e Page che poi hanno gettato le basi di quello che c’è oggi.
    Poco o nulla se qui ti arrivano denunce per i commenti anonimi di un post e l’unica legge che tirano fuori è l’equo compenso sui diritti d’autore!!!

    A 19 anni puoi essere un professionista che realizza prodotti con la passione del gioco, praticamente una macchina da guerra: date un “parco giochi” a questi ragazzi (come HFarm per dirne una), un bravo “maestro” che gli sappia dire le regole di questo gioco e vediamo se l’aria non cambia veramente.

    Nel frattempo nessuno vieta di prendere i soldi altrove e sviluppare qui, c’è Capobianco di Funambol che può dirci qualcosa a riguardo…

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  • Io ho letto tutti i commenti e devo dire che, da uannabe che sta passando all’azione, un po’ mi sono spaventato.

    Con moglie e figlioletto ho pensato “oddio che faccio…” anche perché per n motivi non posso andare all’estero in pianta stabile.

    Mi sembra di capire sia un problema di difficoltà e di ambiente poco propenso o di ecosistema.
    Bene.
    Però questi due post hanno scatenato una bella discussione, quindi immagino che il problema di ecosistema, visto che noi siamo l’ecosistema, potrebbe essere risolto.
    Un portale coi link delle risorse italiane come questa che parlano di startup?
    Un gruppo su linkedin?
    Un enorme foglio di testo?

    Che ne dite?
    Proviamo a costruire quest’ecosistema che sembra mancare?

    Paolo
    ps: spero che nessuno si offenda per il mio entusiasmo da wannabe che per ora sta rischiando 0 e cerca di creare webapps di notte dopo aver fatto il consulente it di giorno 🙂

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  • Con amici stiamo cercando un po’ di fondi per un progetto (roba HW e ci servono per il prototipo). Ma non ci siamo mica posti il problema: stiamo contattando ovunque VC e Angels e anche aziende (magari in kind ci abbassano i costi di sviluppo): in Italia, negli USA, in Israele, in India, in Olanda. Perché farlo diventare un problema? Perché pensare sempre “Italia qui, Italia là, bla bla”: focalizzate su quello che volete fare e fate in modo che accada 😉

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  • Next steps?

    Questi due post erano la fase comunicativa. E’ importante che girino e vengano letti (magari anche i commenti). E’ molto importante che tutte queste discussioni abbiano la maggiore audience possibile, twitter, facebook, blog, ma perché no magari anche uno stampato lasciato in bacheca nelle università.

    Credo che non sia emerso nessuno in questi commenti in grado di prendere atto di un pensiero o idea comune e portarla avanti. O magari è solo che quest’idea comune è ancora vaga, chissà.

    Personalmente credo che i “next steps” siano nelle mani di tutti coloro che han letto questi due post e i loro commenti, e gli sia girata l’idea di provarci. A fare seguire fatti, dopo tante parole. A rendere le critiche attività costruttive. A far qualcosa.

    Per chi invece ha già fatto, sarebbe fantastico come dicevo altrove di avere i dettagli, e magari mettersi in gioco per fare girare quei “network” di persone che citavo. La cosa fantastica è che questi imprenditori riescano a trovare tempo di rendersi disponibili a creare la pragmatica per essere un imprenditore oggi. Per dire: se oggi venisse qualcuno da loro e gli dicesse “voglio fare una startup?” e loro lo volessero supportare passo a passo, cosa si dovrebbe fare? A partire dalle banalità (come si apre una società? quanto costa?) fino ai veri ostacoli (come trovo la persona che mi aiuti a fare il business plan?).

    Io credo che un blog anche a più mani che nel tempo pubblichi questi post di dettaglio, che credi delle “checklist” passo a passo, che generi questa cultura…. magari con un po’ di brio e tanta passione… senza demotivare o lamentarsi (è IMPORTANTE!)… beh sarebbe fantastico. A quante persone servirebbe!

    Fare il jumpstart di una startup in Italia.

    jumpstartup.it è libero. 😉

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  • Ci raccontano e raccontiamo in giro, che Internet è il luogo dove incotrare e collaborare, confrontarsi con gli altri nel modno ormai globale, per far crescere se stessi e/o le proprie idee.
    Beh tutti questi commenti (a parte qualche eccezione) ci vedono l’un contro l’altro armati, chi è pro e chi contro facendone una questione numerica di post o tweet o giù di li.
    Perchè non cerchiamo di prendere quello che c’è di buono nelle cose (c’è ne in questo articolo, così come in quello di ieri) uniamo le forze, che questo nostro amato/odiato paese sia un po scassato, che il sistema non funzioni e di conseguenza tutto quanto ad esso può essere collegato penso non sia discutibile da nessuno.
    Però invece di stare solo a lamentarci adoperiamoci ognuno a far si che le cose cambino, non deleghiamo sempre a qualcun altro quello che ognuno di noi nel proprio piccolo può fare, io non sono più un giovanissimo, sono un uomo del sud che non vive più al sud, che ha vissuto, lavorato e viaggiato abbastanza anche fuori dai nostri confini, spesso mi sono lamentato e ho maledetto questo paese, però nel mio piccolo comabtto tutti i giorni contro le piccoli o grandi ingiustizie economiche e sociali che avvengono introno a me.
    Qual’è il problema la politica? Bene cambiamoli questi politici, i nuovi sbaglieranno, li ricambieremo e poi ancora e ancora, finchè non capiranno che non siamo noi a dover seguire loro ma il contrario e cambiare non vorrà dire rivotare le solite facce anche dopo 15/20 o 25 anni
    Siamo l’unico paese al mondo dove un primo ministro si può riproporre come candidato dopo aver governato per 3/4 volte, negli altri paesi non è possibile, però di questo nessuno si scandalizza salvo poi lamentarsi della politica che non ti aiuta, non ti permette, non ti agevola o e la prima a rubare soldi.
    @Stefano jimmy3dita – «L’Italia non la cambiano i ragazzini di 19 anni che mangiano merda per realizzare le proprie idee…» e perchè no? Perchè ai ragazzini di 19 anni qualcuno dovrebbe “regalare” qualche centinai di miglia di euro per una idea e loro invece non si possono adoperare per cambiare questo paese.
    Questo è il concetto che ci frega, prendere/chiedere ma non dare/prodigarsi non per gli altri, ma per se stessi, perchè se io faccio qualcosa seppure apparentmente piccola affinchè questo paese cambi, anche io potrò beneficiarne poi.
    Per concludere sono proprio i disfattisti, quelli che vedono nero, che vogliono scappare e a mai più rivederci, quelli che contano i numeri di tweet o I like, che fanno il gioco di tutti quelli che volgiono tenerci con la testa sotto i piedi.
    Io sono incaxxato come tanti di voi, ma la mia rabbia, la canalizzo contro chi la ha generata, non contro chi con mille sacrifici è riuscito a fare qualcosa (questa è invidia) o propone qualcosa di nuovo (Italianvalley) migliorativo e di oportunità, in un panorama comunque desertico, invece di criticare, cechiamo di cogliere le opportunità laddove nascono, indipendentemente da chi le genera, questo forse genererà valore, il resto solo tante chiacchiere e polemiche.

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  • @folletto siamo sulla stessa lunghezza. Chiaro . Mi piace quello che scrivi. Ed i modi.

    Accetto il feedback, ma non torno indietro su quello che ho scritto LOL

    Vedo tanta gente in gamba qui, tante belle premesse cmq…

    Al di là di “inondare” di traffico questo blog .

    NEXT STEPS ?

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  • @Massimo
    “1) Non è facile andare all’estero e non è detto che andandoci realizzi il tuo progetto e non bisogna incentivare all’esodo. Sui thread, su twitter e nella mia inbox ci sono un sacco di persone che la pensano così. Ma ripeto è il MIO di parere.”

    Guarda che *questa* parte del discorso credo che nessuno te l’abbia contestata. 😉
    Sono i passaggi in cui sembri minacciare, dettare legge, dare consigli dall’alto il problema (anche perché suonano alle mie orecchie come a quelle di molti le solite formule contro le quali ci siamo scontrati decine o centinaia di volte).

    Senza quelle parti, avresti ricevuto quasi tutti consensi, nei commenti al precedente post, come anche qui.
    Perché il nocciolo del tuo discorso è sensato. Ed è quello che devi portare avanti. Cerca solo di non “cadere” nel tranello di quelle frasi.

    I punti non sono quei due.

    I punti sono (riassumendo entrambe le parti, entrambi i post)
    1. Provarci. Provarci. Provarci.
    2. Il fallimento NON è una stigmata.
    3. L’età NON è un stigmata.
    4. Riuscire in Italia o all’estero non importa. Fatelo.
    5. Pensare in grande
    6. Lavorare con umiltà
    7. Accettare le critiche, sia che siate startupper o VC.

    Cosa serve?
    A. Serve capire che il problema non è una delle parti, ma tutti ne facciamo parte.
    B. Serve capire che dobbiamo per prima cosa lavorare perché le differenze diventino confronto e non separazione.
    C. Serve capire che dobbiamo unirci e collaborare.
    D. Serve capire che dobbiamo trovare un modo per spiegare come fare business e una startup (sia che possa partire con 0€ sia che richieda 100.000€).
    E. Serve capire che dobbiamo creare comunicazione fra tutte le parti coinvolte.

    E, suppongo, molto altro ancora. Credo che ognuno possa prenderne un pezzo e tentare di farlo. E credo che il punto principale sia: collaborare.

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  • Certo Massimo pensa alla tua startup tanto il tuo new business che di new non ha nulla, sicuramente ha il successo assicurato, visto che quello che stai facendo è qualcosa che avrebbe si, potuto fare chiunque, ma solo chi ha una rete di CONTATTI lavorati e sudati, spalando %&$&% poteva intraprenderla. Da qui contenuto e creatività zero, ma molta POLITICA commerciale con l’obiettivo un giorno molto vicino di creare un valore e vendere sempre agli amici degli amici. Mi dispiace caro Massimo, tu puoi convincere con la tua leadership i sognatori, gli studenti che sono in un garage a lavorare sulla propria idea, ma non puoi convincere chi come me e come altri su Internet ha avuto successi ed insuccessi e ci lavora da più di 10 anni. Con questo chiudo ed in bocca al lupo a tutti, anche a te 🙂 !!!

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  • @Angelo: no, non sono andato con questo, che, purtroppo, per mancanza di tempo non riesco ad aggiornare, anche se dovrei farlo…

    a dire il vero, all’inizio non ci sono andato con un sito o con una demo, ma solo con la mia idea. Al mondo che ruota attorno ai VC ci sono capitato davvero per caso. Ho visto l’opportunità e ci ho provato. Sono stato scelto e da lì il rapporto è andato avanti fino alla rottura… e nel frattempo è passato più di un anno…

    @Mauro: parole sante le tue! con questo non voglio dire che bisogna essere disfattisti o non provarci, ma affrontare con il giusto spirito, disincantato, la possibilità di avere un VC al tuo fianco. Fermo restando che bisogna provare prima di tutto in proprio e considerare il VC un’opportunità in più e non quella “sine qua non” la tua idea risulta non fattibile

    Reply
  • @mauro perdonami , ho la inbox con 200 post da Tagliarbe oggi 😉
    Ed una startup da mandare cmq avanti 😉

    @Davide ‘Folletto’ Casali : il feedback per natura non si discute perchè sennò non è più feedback 🙂 Indi accetto il tuo e mi metto a disposizione per collaborare.

    Io ho vissuto 4 anni in Spagna, 2 a NY e 1 a Londra. Nessuna lezione italiana quelli erano esempi di realtà italiane.

    Anyway a 19 non si ha la maturità per decidere bene, si ha però quell’entusiasmo che ti porta a far bene , questo non lo dico io ma la storia.

    Anyway il punto non è mashape qui o il mio, a me è stato chiesto di esprimere il mio parere (che rimane tale). Non è che goda nell’avere ragione o nel vedere un Paese (come dicono molti) andare a puttane…

    Qui i punti sono (x riassumere) :

    1) Non è facile andare all’estero e non è detto che andandoci realizzi il tuo progetto e non bisogna incentivare all’esodo. Sui thread, su twitter e nella mia inbox ci sono un sacco di persone che la pensano così. Ma ripeto è il MIO di parere.

    2) La difficoltà di cui tutti parlate in Italia c’è ed è dovuta ad una mancanza di cultura in generale , cha va dall’imprenditore al VCs, nessuno escluso. SU QUESTO NON SI DISCUTE. Ma se leggete i post qualcuno continua a parlare di politica, figli di papà e altro. Questo non c’entra nulla.

    Il tema più grande qui è se vogliamo che questi dubbi di questo Paese, queste incertezze, queste difficoltà rimangano oppure se vogliamo affrontarle per risolverle (non siamo la Grecia in fondo…).

    Se lo vogliamo fare allora mettiamo da parte polemiche e come dice il buon @folletto COLLABORIAMO.

    massimo

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  • @Nicola Boccardi – purtroppo sarebbe una lotta impari tra i tipici incravattati che sfruttano quelli che veramente producono idee. Purtroppo siamo in un paese dove l’abito e le parole la fanno da padrone, da questo post ti puoi rendere conto. O stai con loro o sei contro di loro, come in politica o nel calcio. E se non sei con loro ti distruggeranno e butteranno fango.

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  • OT e scherzosa (MI RACCOMANDO!): Nicola, ‘sto sito lo vogliamo aggiornare? se sei andato con quello dai VC hanno fatto bene a maltrattarti 😉

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  • @Mauro: e infatti Massimo il mio commento non l’ha neppure guardato…

    ho avuto una pessima (e per di più era la prima…) esperienza con chi si spaccia per VC…

    Credo molto di più nella rete fatta di persone come me, te e tutti quelli che credono in quello che fanno e lo fanno onestamente…

    La vera rivoluzione culturale può venire solo da noi… se abbiamo la forza di connetterci e imbrigliare le nostre forze (anche se possono sembrare piccole all’esterno), è possibile fare il salto e creare valore.

    sono da sempre un convinto sostenitore del lavoro in team, ma ho sempre avuto difficoltà ad incontrare persone che siano contemporaneamente talentuose, piene di iniziativa, indefessi lavoratori e oneste. Quelle rare volte che mi è capitato, mi son dovuto scontrare anche con i rapporti personali che necessariamente devono esistere. E tutto questo mi ha fatto capire quanto difficile sia formare un team motivato e coeso…

    Reply
  • L’altro post era sbilanciato, ma ha creato un’ondata di positività.
    Questo post è sbilanciato nell’altro senso, ed è creato un’ondata di disfattismo.

    Di cosa abbiamo bisogno?
    Il primo cambiamento è nella testa delle persone. Perché se anche in Italia la percentuale di riuscita è bassa, se però le persone fossero motivate a provarci sarebbe l’1% di 100.000 e non l’1% di 100.

    Una cosa però è certa: la mentalità giusta è quella dei ragazzi di Mashape che ci han provato per 2 anni in Italia prima di tentare all’estero. Non arrendersi, come diceva D’Ottavi sopra.

    E comunque, mi sembra si stian ignorando i commenti di Francesco Sullo, che per ora sono i più equilibrati – anche rispetto ai miei stessi.

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  • @garethjax “La politica c’entra nel momento in cui per mettere su una srl dei giovani devono spendere 5000 euro invece che 300 dollari per una LLC. La politica che non risolve i problemi della burocrazia, c’entra sempre…”.

    Un governo regala a una società ( collegata a un ministro che ha proposto questo sito …) 55 milioni di euro per fare un sito che si e no ne vale 3.000

    550 ragazzi avrebbero ricevuto 100.000 euro a testa per aprire una attività … in un paese onesto con politici onesti.

    550 ragazzi continuano a essere precari, disoccupati o cmq vivono alla giornata.
    un gruppo di persone, ricche, ha guadagnato 55 milioni di euro in piu, utili per i loro figlio, per le barche d’estate
    o le ville d’inverno.
    Questa è la differenza, sostanziale, per cui in Italia non avremo mai un mark Zuckenberg, ma al massimo il nuovo imprenditore del futuro sarà il figlio di Briatore o quello di Berlusconi, in Italia si nasce ricchi, non ci si diventa.

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  • @Massimo
    “Non ne faccio una questione di età, di longevità, ma una questione di maturità e di responsabilità che, non me ne voglia nessuno, ma a 19 anni non puoi avere”

    Perdonami, ma dici una cosa e poi la smentisci. Se ne fai una questione di maturità e dici che a 19 anni non la puoi avere, stai facendone una questione di età.
    Ed è esattamente questa la mentalità che ci blocca. 🙂

    Vedi, non è tanto perché quello che dici è sbagliato: è sicuramente vero che a 19 anni non hai la stessa esperienza di uno di 30 anni (cosa che comunque è molto diverso da dire che “non puoi avere maturità”). E’ una questione di differenti approcci.

    L’approccio che hai a 19 anni è quello di una persona dall’energia infinita che è capace di dare il tutto per tutto per una idea. Davanti a questo, la persona con più esperienza (e ancora, non è questione di età) avrà la possibilità di unire le forze con il ragazzo di 19 anni in modo da compensare le sue mancanze e creare qualcosa di grandioso.

    E’ la sinergia della potenza della gioventù e del freno dell’esperienza che creano le cose migliori (e il mondo è pieno di questi esempi di startup create da due giovani nelle quali entra qualcuno di grande esperienza).

    “entri nel limbo di quelli che “ci hanno provato ma non ci sono riusciti” e lì sei fottuto. Marchiato a vita. Perdi followers di continuo.”

    Anche questo è un PROBLEMA ITALIANO. E questa volta scritto con le lettere maiuscole. Perché fra tutte le persone che ho conosciuto in giro per il mondo, le esperienze lavorative e il feedback ricevuto quando chiedevo cosa succedeva, solo in Italia ricevi la stigmata se hai fallito. Nel resto del mondo (a me noto quantomeno) se hai fallito… hai guadagnato quell’esperienza che sopra è un valore.

    ~

    Massimo, mi spiace dirlo, ma le lezioni che hai imparato sono lezioni italiane. Sono lezioni per giocare in questo contesto, in questo ruolo. Non sono, e non saranno mai, universali.

    Con la tua esperienza dovresti spingere i giovani per la loro strada, indipendentemente se la strada sia italiana o estera, non dirgli che “non hai maturità”, che “le pagherai tutte”, che “devi stare zitto”.
    Però di contro dici che devi essere sempre affamato, “stay hungry, stay foolish”. Bene. Allora dai peso alle tue parole e dai supporto, cercando di evitare anche quelle poche frasi che contestavo sopra – e anche la conclusione del tuo post, che mi fa venire i brividi talmente suona come una minaccia. 😐

    Anche perché dici tantissime altre cose sensate! Ed è fantastico sia perché hai questa esperienza, sia perché sei disposto a spendere del tempo per divulgarla. 🙂

    Quindi?

    Quindi cerchiamo di trovare, tutti non solo tu, una posizione più equilibrata di collaborazione.

    Collaborazione.

    E per collaborare bisogna smetterla con le frasi a un senso. Che siano “andatevene dall’Italia” o siano “tornerete con la coda fra le gambe dopo essere scappati”. Basta. Stop. Non sono utili, creano divisioni e nessuna delle due accuse rappresenta la realtà dei fatti.

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  • Sono un disfattista. E me ne vanto.
    Perché ho tanta rabbia e tanta indignazione in corpo nei confronti dell’Italia e degli italiani.

    Francamente non mi dovrebbe interessare molto il problema Italia. Ho venduto le mie attività, ho creato un network online e vivo di rendita. Ho fatto un patto con me stesso per lo stato italiano. L’ho accettato come socio, senza pretendere nulla in cambio. Il 50% dei miei guadagni li giro allo stato. Non è una cosa scontata dato che la maggior parte dei miei concittadini non lo fa e spesso a ragione. Ma la mia etica di vita mi impone di non rinunciare a nulla dei miei obblighi.

    Ciò non toglie che sono disfattista. Ho rinunciato a dare il mio contributo.

    Sono stanco di una fiscalità assurda e disarmante. In tempi passati nonostante abbia lavorato tanto, a fine anno le tasse li ho quei soldi! Ahimé rispondeva il commercialista. Lo stato li esige!

    Sono stanco dei commercialisti, dei consulenti del lavoro, dei dipendenti che credono di aver preso un posto statale nella tua azienda.

    Sono disfattista e vedo l’Italia il mio amato paese cadere in rovina, avviarsi in un lento ed inesorabile declino. Mi fa rabbia. Dico è possibile?

    Eppure è così.

    Oggi come ieri, come da anni a questa parte, l’agenda nella nostra politica non è focalizzata sull’economia, sullo sviluppo, ma su problemi enormi: giustizia e leggi elettorali.

    Al supermercato, per strada, vedo massaie, impiegati, pensionati a non quadrare i soldi a fine mese. Mi viene un senso di colpa nel pensare che io non sono come loro, io me la sono cavata. Ma loro, i loro figli come faranno?

    L’Italia va in declino semplicemente perché non c’è alcuna politica di sviluppo economico.

    Siamo ancora ancorati a vecchi settori quali abbigliamento ed industria meccanica che stanno ricevendo sberle enormi dalla globalizzazione.

    Caro Massimo, in Italia le cose non vanno mica bene.

    Se vogliamo proprio parlare di web, non ci sono leggi specifiche.

    Per i politici non è nemmeno un settore economico, non è niente. Qualcuno di loro ha un blog, qualcosa su Facebook, ma non hanno capito che lì girano soldi, tantissimi soldi.

    Se ogni tanto senti un politico parlare di internet è per imbavagliarlo, perché sanno che lì parla quel rompicoglioni di Beppe Grillo.

    Io adesso sto per avviare siti in Inglese. Lo stato dovrebbe dirmi: Fammi capire, Tu fai siti per gli americani ed i ricavi pubblicitari li porti qui in Italia e ci paghi le tasse in Italia senza utilizzare nessuna infrastruttura tipo strade, porti, energia. Sei un Mito!

    E lo stato dovrebbe dirmi cosa posso fare io perché tu o altri come te possano fare lo stesso e portare ricchezza in Italia? Come posso aiutarti in questo?

    Queste cose caro Massimo lo stato non ce le dirà mai, perché non lo sa.

    In Italia come dici te, qualcuno riescie, è chiaro, ma lo fa a proprie spese lottando contro tutto e tutti. Lo stato ti guarda come un nemico e non come una risorsa.

    Questo nostro sistema ci indebolisce e porta chi ha talento e capacità ad andare altrove. E’ giusto che lo faccia perché è la sua vita.

    Però per non essere proprio disfattisti, proprio l’anno scorso il nostro presidente del consiglio si accorto di internet, gli hanno spiegato che eiste un motore di ricerca che fa un fatturato di gran lunga superiore di tutte le sue televisioni.

    E lui ha detto è una bella cosa questo “gogol!”

    Reply
  • La politica c’entra nel momento in cui per mettere su una srl dei giovani devono spendere 5000 euro invece che 300 dollari per una LLC. La politica che non risolve i problemi della burocrazia, c’entra sempre… 😉

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  • Senza tanti giochetti, basta andare a leggere i bilanci delle società elencate da Massimo, da lì ti accorgi cosa vuol dire essere italiani. Società sempre in perdita.

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  • @massimo .

    in questo post si parla di metter su un attività, di un paese l’italia, di ragazzi che cercano di emergere, se la politica non c’entra, allora quei signori che prendon tutti quei soldi cosa ci stanno a fare?

    Wired non e che non mi piace, ma tu hai nominato un progetto sostenuto da un giornale abbastanza conosciuto famoso e quindi con fondi da investire.
    ( e cmq da più di 10 anni ci sono tanti bravi blogger che parlano di high tech, ma nessuno forse è riuscito a metter su un attività per crearne una rivista … )

    Non telo nomino Beppe Grillo, tranquillo non mi appassiono di politica, semplicemente penso che quando si parla di giovani, di futuro, di lavoro, di attività imprenditoriale, la politica c’entri sempre e se le cose in un paese non vanno la colpa è principalmente loro.

    Se la politica non c’entra con queste cose allora non capisco perchè in Irlanda si è passati da una economia rurale a essere il cuore tecnologico d’europa, questo solo ed esclusivamente grazie al governo irlandese e le leggi fatte all’epoca per avvicinare i colossi dell’informatica in Irlanda, portando una nazione “rurale” a crescere ogni anno di percentuali a 2 cifre ……

    la politica non c’entra nulla, hai ragione, “conta come sai fare il prodotto”.

    Reply
  • @Nicola Boccardi – hai colto il senso di quello che Massimo cerca di difendere, la fuffa dei VC, italiani e non. Il VC italiano fa quello che farebbe qualsiasi banca. Volete sapere la verità ? Un VC, sia USA o Italiano, non guarda all’idea o al rischio, ma guarda a ciò che può far lievitare come valore capitale. Mi spiego meglio, se ho un’idea, un’applicazione o qualsiasi altra cosa che vale 1€ il VC attraverso i suoi contatti la fa lievitare come valore finanziario a 10€. Quindi se tu prima avevi il 100% di 1€, ora hai il 20% di 10€, teoricamente parlando in soldoni ti conviene, ma fai il loro gioco e la tua idea si baserà sempre su algoritmi finanziari.

    Quindi morale della favola, tutto gira sui soldi e non sulle idee o i sogni di un 19enne. Ma signori miei vi chiedete come twitter o facebook o tanti altri valgono milioni di dollari ? O come youtube che perdeva 1 milione di dollari al giorno e se l’è dovuto “accollare” Google ? La silicon valley si basa su questi VC che giocano e decidono chi deve vendere e chi deve comprare. Per questo il senso dei miei interventi è quello di stare lontani, per quanto è possibile, da questi capitalisti di ventura, che di imprenditoriale conoscono ben poco se non l’arte della POLITICA.

    @Max – tu elenchi queste società come imprenditori non figli di papà. Per carità non li conosco tutti di persona, ma che differenza c’è tra chi è obbligato a essere iscritto ad una lobby/associazione pagando 30 mila euro all’anno ed un figlio di papà che i soldi già ce li ha ??? per me sono sullo stesso livello. Tutte queste startup di successo hanno all’interno persone collegate tra di loro, amici di amici e sempre le stesse e tutte iscritte alle solite lobby della rete e della pubblicità, che per un servizio ridicolo ti fanno pagare migliaia di euro solo per esserci. Il metodo è lo stesso, non si chiama politico, ma se non hai all’interno della tua società uno che lecca il culo tutto il giorno ai centri media o ad altri presidenti di lobby non penso che in italia vai avanti, da qui italian style…

    Reply
  • @antonio scusami ma torni su temi politici , non è un thread politico questo.
    Ci sono blog appositi sul tema.

    Cosa vuol dire c’è wired dietro ??
    Ma le hai lette le aziende ? Sei entrato nei loro siti , hai visto di dove sono ?

    Non riesco a capire, sembra che ti dia fastidio il fatto che si parli di aziende italiane che vengono citate o che hanno avuto successo.

    Non ti piace wired ?

    Beh , sappi che da 10 anni non c’era una rivista che parlasse degli italiani nell’hi-tech .

    Ora c’è che ti piaccia o meno.

    Cosa c’entra italia.it ???

    ti prego non citarci Beppe Grillo ora.

    😉

    Reply
  • “conta come sai fare il prodotto”.

    Benissimo, bella frase, peccato che il Italia quelli che sanno fare i prodotti(di certo non io) non vanno avanti mentre quelli che non lo sanno fare il prodotto, ma sanno con chi farlo, hanno successo.

    Italianvalley lasciala stare, c’è wired dietro, se non erro. Di certo non c’è il quotidiano della provincia cosentina.

    Tutti i siti da te segnalati sono poco o nulla in confronto ai siti esteri, e non parlo di stati uniti ma di realtà anche più piccole, come belgio o germania, per es.

    Un esempio su tutti? Carsonified.com e gli eventi che organizza … le aziende da te citate nemmeno minimamente si avvicinano a cio che ha fatto(guadagnato) Ryan Carson con la sua azienda, in una piccola provincia inglese …. in un campo minuscolo e ristretto(rispetto alla grandezza di internet) che è il web design.

    Stesso discorso dicasi per una donna belga di nome Veerle Pieters, in Italia una cosi al massimo la mandavano dalla de filippi di certo non avrebbero creduto in lei e nel suo lavoro.

    “Conta come sai fare il prodotto”.

    il sito italia.it e tutte le polemiche derivate? quello è un prodotto fatto bene?

    Quel sito ,fatto male, ha fatto guadagnare 55 milioni di euro a chi lo ha fatto.

    Togli quei 55 milionicini e dalli a 550 ragazzi e vedi quanti siti internet sarebbero usciti, quanti start up e quante attività avrebbero avviato con 100.000 euro a testa, invece che regalarli a chi a fatto quella oscenità.

    Ecco questa è l’Italia, e questo la differenzia dagli altri paesi europei.

    Reply
  • Belìn dai… nessuno che apporti nulla di positivo? mi pare ormai chiaro che non è necessariamente il dove, pur essendo l’Italia uno dei paesi più difficili, e che “conta l’idea”, per favore mettiamolo nel mucchio con le altre perle dell’inventore dell’acqua nei pozzi (nessuno in particolare, è una figura retorica ereditata dagli avi).

    Non avendo particolari cose da raccontare, evito di farci un post, neanche un guest-post ché, vedo, ci sarebbero ben più adatti spiriti del mio, in quest’agorà, e non tedio oltre perché son già abbastanza prolisso d’abitudine, ma sono facilmente reperibile, se pensate che possa aiutare in qualsiasi modo; che non sian soldi, ché son Ligure! 😉

    Una cosa rileggendo i commenti: Massimo, l’idea di dare uffici ecc sfruttando il nostro paese spettacolare è grandiosa, tant’è che senza aspettare noi diversi stranieri si sono comperati interi borghi, ristrutturati e rivenduti fra loro con gli ex-residenti che stavano a guardare qualcuno che arrivava a far fruttare un territorio fantastico estremamente sottovalutato e per nulla stimolato allo sviluppo…peccato che la maggior parte, scottata dall’ambiente e dai mille lacciuoli trovati, abbia poi deciso che l’idea era ottima, ma di borghi da ristrutturare ce n’erano ovunque, e se ne sta tornando a casa, non riuscendo a far decollare il progetto; lo dico con cognizione di causa, avendo fatto da consulente in molti di questi progetti per Inglesi, Olandesi, Tedesci e Russi… il “sentiment” (belìn che parolone 2.0) è ormai tendente al “portiamo via il culo e voi tenetevelo, st’accrocchio di vincoli!”

    oh, poi se cambiano le cose ben venga, io casa in Italia ce l’ho ancora… e se non venite a salutarmi all’aeroporto beh, me ne farò una ragione!

    Suerte!

    Reply
  • @antonio

    – splinder era fondata da 3 napoletani ed un sardo
    – io sono pugliese
    – yoox ha sede a Zola Predosa (nella provincia Bolognese)
    – Studenti.it è di roma
    – dada di firenze

    non conta se sei del sud o del nord.

    Conta come sai fare il prodotto.

    @gino Liquida potrebbe avere successo in tutto il mondo come Flipboard ma chi l’ha fondata forse non ha voglia di andare oltre l’italia.

    da rispettare cmq.

    Reply
  • manca una cosa fondamentale: quel 19enne ha bisogno di sbatterla per conto suo la testa, non di sentire un 33enne che gli racconta come vanno le cose.

    Reply
  • @riffraff era quello a cui volevo arrivare.

    Me ne hai citati 3 , ancora troppo pochi.

    In Francia se ne contano 100/200 .

    dobbiamo investire TUTTI maggiormente nel prodotto e attrarre investitori dall’ estero come accade per esempio in Israele.

    Il processo deve cominciare nelle università.

    Le ns sono al top , non sono scarse ma hanno tempi ancora troppo lunghi.

    Poi serve una legge per de-tassare gli investimenti/plusvalenze dei VCs, in spagna esiste la legge Beckam (dal famoso giocatore) , se sei straniero e vivi in Spagna paghi solo il 25% di tasse.

    Serve questo.

    Ma non sono un politico, anzi mi riesce malissimo, anche io non riesco a fidarmi più di nessuno, leggo la vostra rabbia, avete ragione in molte cose.

    Ma cavolo siamo gente che ha saputo innovare in ogni settore, piene di spirito !

    Reply
  • Certo Massimo, alcune di quelle startup hanno avuto successo (a parte che per esempio citi Liquida, ben lontano dal cash flow), ma un successo neanche lontanamente paragonabile a quello delle startup create in Silicon Valley, un motivo ci sarà?

    Da noi una Facebook non sarebbe MAI potuta nascere, vorrà dire qualcosa? Eppure ora fattura quasi 2 miliardi di dollari l’anno in continua crescita, dopo soli 6 anni dalla creazione…

    Reply
  • ma guarda che io sono risollevato non preoccuparti per me 😉

    Triste? vieni a vivere in Calabria mister “io so tutto” e dopo vienimi a parlare di imprenditoria, startup e roba varia …

    Io mi informo prima di parlare, ho solo espresso un giudizio su un articolo( non sulla persona come hai fatto tu).

    Briatore, Berlusconi, Ricucci non c’entrano?
    Allora spiegami come mai questi comandano in Italia .. I mark zuckerberg in Italia non esisteranno mai …. a meno che non si fa come le persone sopracitate …..

    Venite nella profonda calabria a portare le vostre idee , venite ad aprire una attività qua, provate a chiedere finanziamenti, provate ad emergere voi, provateci .
    Ma non da un blog, venite sul posto a “respirare” l’aria vera italiana, e poi parlate….

    IO sarei banale?? ma sai quanti ragazzi calabresi hanno provato ad aprire una attività e sono dovuti scappare a gambe levate? ma cosa pensate che sia tutto cosi facile come si legge su qualche blog? ma avete mai provato seriamente sul campo a riuscire ad emergere?

    Due ragazzi calabresi provarono qualche anno fa con la ricerca sui tumori, li hanno fatti scappare per nepotismo, ora in canada hanno ridato speranza a milioni di malati di cancro, grazie alla fiducia del governo canadese, non di quello italiano.

    Vuoi sapere quanti calabresi hanno avuto fortuna all’estero?
    tanti, ma tanti, ma molti di più di quelli che invece sono rimasti…

    Recentemente un ragione simile a questo l’ho sentito fare ad un ragazzo che poi dopo mi ha dato del vigliacco perch’ero “scappato” DALL’ITALIA senza restare a “lottare” … oggi quel ragazzo è segretario di un partito, non ha mai fatto un solo giorno di lavoro in vita sua e gira con un bmw …

    Io ho sempre fatto l’onesto, lavorato sia all’estero che in Italia, lavorato anche come muratore per 25 euro al giorno in nero …. eppure ancora giro con un clio vecchio tipo e a fatica riesco a fare l’assicurazione alla macchina ….

    lasciamo stare va …. non è il luogo per parlare di questo … vieniti a fare una passeggiata dalle mie parti, ci prendiamo un caffè e ti faccio vedere la differenza tra cittadini onesti – politici – mafiosi in calabria, poi mi dici chi fra queste 3 categorie ha avuto successo ed è in grado di realizzare uno “startup” come dite voi..

    Non sono banale, sono realista … è diverso… molto diverso …

    E visto che ho vissuto sia in Italia che all’estero, penso di avere il diritto di esprimere la mia opinione …. il problema fondamentale che molti magari parlano come hai fatto tu, senza magari avere mai lavorato all’estero.
    ciao

    Reply
  • @stefano Diamo uffici per startup hi-tech a Capri o tra le Dolomiti, una connessione in fibra per la teleconferenza e un pacchetto di costi agevolati per chi si trasferisce, poi voglio vedere se il flusso non si inverte e non ci vengono da Stanford per fare le startup qui…

    geniale ! Ecco un bel modo di reagire !

    concordo ! bravo.

    Reply
  • @Ciociola

    Detto da uno che si esprime come te mi giunge come un complimento, grazie 😉

    Sui contenuti ho già detto la mia, e in parte sono d’accordo con te, ma è tutto il resto (e nel tuo caso tutto il resto è la maggior parte).

    update: 580 mi piace 187 tweet

    Reply
  • Mashape ha buttato nel cesso due anni per avere i soldi per rampare, in questo lasso di tempo potevano già essere sulla luna, specialmente in un mercato come questo.

    Chi gli ha fatto perdere tempo dovrebbe venire qui e scusarsi perché anziché favorire l’innovazione l’ha bloccata e rallentata.

    Il problema non sono i soldi, sono le persone che scimmiottano la SV ma rischiano di essere maldestre e peggiorare una situazione già disastrosa per motivi già ampiamente discussi.
    L’Italia non la cambiano i ragazzini di 19 anni che mangiano merda per realizzare le proprie idee, ma chi ha il potere economico di aggirare le barriere a cui tutti gli imprenditori italiani sono soggetti, per promuovere un progresso “reale” anziché mettersi a fare il palazzinaro.

    Ora la parte costruttiva 😀

    Abbiamo dei valori unici e irripetibili: clima, paesaggio, stile di vita, immobili in luoghi fantastici. Praticamente i motivi per cui alcuni di noi restano qui anziché andare lì, nonostante si mangi merda quotidianamente.

    Diamo uffici per startup hi-tech a Capri o tra le Dolomiti, una connessione in fibra per la teleconferenza e un pacchetto di costi agevolati per chi si trasferisce, poi voglio vedere se il flusso non si inverte e non ci vengono da Stanford per fare le startup qui…

    Reply
  • mi son perso il contesto del “datemi 3 prodotti italiani di successo nel mondo”. Funambol, balsamiq, zooppa?

    O si intendeva in un ambito più ristretto (tipo fondate nell’ultimo anno e sempre rimaste in italia da italiani che sono sempre stati in italia ?)

    Reply
  • @antonio : stiamo cadendo nel banale… ma tanto… informatevi perfavore di quante startup di successo in Italia create da gente qualunque hanno avuto successo , vuoi la lista ??

    – splinder
    – dada
    – buongiorno
    – banzai
    – studenti.it
    – wireless solutions
    – blogo.it
    – blogosphere
    – mutuionline
    – yoox
    etc , etc

    http://www.italianvalley.it lo avete mai visto ?

    cosa c’entra briatore e i politici ?

    Ma quanta tristezza c’è nel tuo post ? Non c’è nessun politico in quelle aziende e nessun figlio di papà perchè per nostra fortuna nè politici nè figli di papà capiscono di questo mondo.

    Coraggio risollevati !

    un abbraccio

    Reply
  • Da italiano che ha vissuto all’estero e, per motivi personali, è stato costretto a tornare posso solo dire che questo post, lo trovo sbagliato e non lo condivido assolutamente.

    E troppo facile che l’imprenditore di successo in Italia, dica “restiamo qua e facciamo crescere il nostro paese”, è troppo facile farlo quando le cose vanno bene.

    La realtà è che invece non è cosi, che nessuno startup partirà, che i soldi non te li da nessuno, che non avrai prestiti dalle banche o da qualche finanziaria.

    Se poi invece, da bravo italiano, ti fai amico un politico che ti aiuta, evadi le tasse e sfrutti chiunque possa essere utile allo scopo che vuoi raggiungere, allora si che conviene restare in Italia …

    Quelle persone del video hanno ragione, al 100%.

    io sono partito con un volo low cost per la spagna, sono tornato con un low cost ma con una esperienza diversa, quella di sentirsi un lavoratore “vero” non uno dei tanti ragazzi calabrese sfruttati che devono leccare i piedi al politico di turno per avere un “posto di lavoro” da 1000 euro al mese da precario, quando il figlio di Umberto Bossi ha già in tasca 13.000 euro al mese e sappiamo tutti le sue esperienze scolastiche.

    Chi son i grandi imprenditori italiani???

    Agnelli? Briatore?? Berlusconi??
    Come si sono arricchite queste persone?
    E i Ricucci, gli amici del quartierino???

    “L’importante non è vincere ma partecipare” disse De Coubertin ….

    ” Il fine giustifica i mezzi” … gli rispose un italiano …

    Reply
  • @Mik in tutti gli ilike e in tutti i re-tweet il tuo è il post più stupido.
    Parli di battaglia, gare, rosicamento

    ma tu hai capito di cosa stiamo parlando oppure no ?

    Reply
  • Grande, mi piace tantissimo quest mentlità nonostante rimnga affascinato anche dall ricerca di possibilità all’estro.

    Mi ha colpito questo: se crei un prodotto, stando zitto, nascosto, che tutti usano, vrai un ritorno 🙂 questa è la mentalità giusta che avrà successo.

    Crere qualcosa di utile, di valore, per il resto viene da se, divertendosi.

    Reply
  • Io penso che non bisogna cedere troppo facilmente a miti quali “Vai in America e li trovi il paradiso”… mi sembra che lezioni storiche non siano servite.

    Vi parlo da ex emigrato in UK dove ho vissuto per tanti anni. Anche li si diceva che era un mondo perfetto pieno di chance etc… poi la verità ? molto ma molto ma molto diversa…

    Per cui ragazzi, non parlate dell’America se non ci siete mai stati (a vivere per lungo tempo dico…non da turisti) perchè semplicemente non sapete minimamente di cosa parlate…state in un certo senso delirando.

    Quando uno va a giocare d’azzardo e perde tutti i soldi…non lo dice a nessuno. Quando uno vince… va al telegiornale! E questo il vero meccanismo diabolico che distorce la realtà.
    Per la gente che si trasferisce all’estero è la stessa cosa… quei pochi che ce la fanno lo dicono a tutti… gli altri…inventano scuse.

    Reply
  • @Ciociola

    Il post di quello di Mashape fino ad ora ha ricevuto ben 570 “mi piace” e 185 tweet in continua crescita.

    Mai visto delle cifre del genere nè sul Taglia nè su altri blog.

    Lo hai sfidato a duello, ma la perderai miseramente sta sfida, anche per il tuo atteggiamento.

    Ti ricordo che è romano e ha 19 anni
    … buon rosicamento! 😀

    Reply
  • Andando avanti con le generalizzazioni imperanti in questo post e in quello di ieri, vi chiedo: ma se un’idea è valida, lo è di meno se sviluppata in Italia e diventa magicamente più valida se sviluppata in America?
    Chi si sposta è più startupper di chi rimane?
    Chi sogna più in grande merita d’ufficio di percorrere la strada del successo?
    Ma davvero chi investe in Italia è talmente ottuso da farsi sfuggire un grande progetto che promette ritorni importanti?

    Mi sembra si stia perdendo di vista il punto: l’IDEA IMPRENDITORIALE. E quella o c’è (ed è valida tanto in Italia, tanto in India, quanto in America) o non c’è (in quel caso nessun viaggio, nessun ecosistema, nessun party potranno porre rimedio).

    Piuttosto che cercare cause esterne (i VCs, i Fondi d’investimento, la Scuola e via dicendo) perché non pensiamo alle idee?

    Queste grandi idee in Italia ci sono? Mostratecele!

    Reply
  • @Massimo: riguardo ai problemi incontrati nel fund raising… parlando di start up su web, secondo me il principale problema è quello che, dopo aver presentato l’idea, ti chiedono non una semplice demo ma l’applicativo praticamente finito…

    Poiché spesso l’investimento più consistente, sia in termini di costi che di tempo, è proprio la realizzazione del software, mi chiedo dove sia l’aspetto “venture” di questi capitalist.

    Una volta finito il software e se ho raggiunto una certa massa critica tale da intravvedere i primi guadagni, a cosa mi serve dividere i profitti con un VC?

    Per me un vero VC, una volta capita l’idea con l’ausilio di una semplice demo, deve scommettere sulla tua idea, altrimenti che razza di VC è?!?
    Quelli che vedo in giro più che VC mi sembrano dei parassiti a caccia di nuove idee, magari da sfruttare senza di te che l’hai pensata…

    Reply
  • Il post di ieri era tutto sbilanciato da una parte. Questo è tutto sbilanciato dall’altra. Direi, a occhio e croce, che non avete capito come va il mondo.

    Non siamo più nell’Italia o negli USA degli anni cinquanta, quando o stavi qui o stavi là. Siamo nel 2010, in una società interculturale che fa dello scambio la sua fonte di vita.

    Non è meglio o peggio chi sta qui o chi sta là, ciò che un uomo (di qualsiasi età) di questo secolo deve fare, oggi, è muoversi. Perché tutti coloro che conosco che hanno montato startup di successo si muovono e girano laddove è necessario muoversi o dove li portano il sentimento e la passione.

    Smettiamola una buona volta con il provincialismo del “se vuoi fare qualcosa te ne devi andare all’estero” o “se sei un vero italiano devi restare e fare le cose qui”.

    Sono cazzate obsolete. Linguaggi vecchi e decrepiti.

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  • Io ho l’impressione che si cerchi di scimmiottare gli americani, ma che in fin dei conti questa italianità, in Italia, non paghi.

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  • Ciao Massimo,
    dici delle cose interessanti, hai sicuramente acceso in me la voglia di proporre una mia idea per un servizio online (bravo!), ma forse verresti meglio in video, perchè leggendoti in alcuni punti sembri un po’ un leader religioso che mette alla berlina i dissidenti che vanno contro il regime 😀

    Vorrei aggiungere alcune cose: l’esperienza che faranno questi ragazzi è sicuramente interessante. Il fatto di farla in america, gli garantirà come minimo di farla più in fretta, perchè li sono quantomeno più veloci nel “passare le carte”. Se anche torneranno con le pive nel sacco (cosa che non auguro), nessuno gli impedirà di provarci altre 5-10 volte nel 10 anni successivi: a quell’età le idee fioccano in testa, basta essere attenti alle necessità delle persone.

    Se dovessero farla in italia la stessa esperienza, ci metterebbero il doppio del tempo!

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  • Non leggo i commenti, non mi importano, mi è piaciuto l’articolo, lo ammetto sono di parte. Anche io Pugliese, Salentino, alle prese con un garage pieno di ambizioni e di roba scassata coperta di polvere ma sempre lì insieme al mio socio a credere che qualcosa possa cambiare, a cercare l’idea buona, tra scatoli e scaffali zeppi di progetti iniziati ed accantonati in 3 anni di attività. Ho letto anche il Post di cui questo è la replica e mi sono riconosciuto in entrambi. Nel primo, perchè è vero è difficile restare con determinati presupposti, nel secondo perchè anche io ho avuto il coraggio di restare (e ne serve parecchio), di credere di poter riuscire seguendo una passione vero motore del perseverare. Ebbene, mi ritrovo in questo: “… Se sei bravo lo sei in qualsiasi posto del mondo …” ed in questo: “… non pensare ai soldi. …” (se cominciassi a farlo chiuderei domani, anzi no, oggi) … ed in quest’altro: “… non hai fatto nulla per cambiare questo Paese, ti sei solo lamentato e te ne sei scappato …”. Mi ritrovo in queste parole che non riesco a capire come mai, ma sono le stesse che penso e mi ripeto io da 3 anni mentre con il mio socio, nel nostro garage, pensiamo facciamo e disfiamo per cercare quel qualcosa che alla fine ci torni ragione. Ma lo ammetto, è difficile, “E’ mara la cicora” (“è amara la cicoria” [it]), soprattutto quando i tuoi clienti hanno in media 20/30 anni in più di te con un GAP di conoscenze abissale… quando, il 70% dei tuoi coetanei sono impiegati nelle forze dell’ordine/esercito sacrificati insieme al loro cervello per la tranquillità del posto fisso, l’altro 20% ancora studia accumulando pezzi di carta ed il resto non ha idee … è difficilissimo fare proseliti e cercare di evangelizzare un territorio senza risorse, senza infrastrutture, refrattario alle novità …. è difficile e spesso riflettendo ci chiediamo ‘ma per cosa lo facciamo?’…. lo facciamo perchè vogliamo migliorarlo. Siamo parititi senza chiedere una lira a nessuno consci del fatto che Abbiamo 30 anni e niente ancora è scritto. Grazie per i suggerimenti.

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  • Quello che dice Max è giusto, non puoi presentarti senza un prodotto e sperare di raccogliere tonnellate di denari nè qui nè in nessuna parte del mondo. La domanda più giusta l’ha fatta ieri (“voi investireste anche solo 50k di soldi vostri su dei ragazzi come voi con un bel ppt?”).

    Per quel poco di esperienza che ho (negli ultimi 5 anni ho avuto la fortuna di investire parecchi soldi per la mia società), la risposta è sempre “ma nemmeno per sogno!!!!”.

    Concordo anche sul secondo punto, lasciare l’Italia è un sacrosanto diritto di ognuno di noi, sputare nel piatto in cui si è mangiato o sul paese in cui si è cresciuti è totalmente fuori luogo, perchè è grazie all’Italia che siete quello che siete, ma questo lo capirete molto meglio quando starete all’estero per un po’. Allora vi renderete conto di quanto questo paese possa mancare, e se vi resteranno un po’ di energie magari tornerete sul serio per cercare di renderlo un paese migliore.

    Fino ad allora però siate equilibrati e onesti e cercate di non rendere un fallimento personale (per quanto condivisibile – lanciare una start-up in Italia oggi è più difficile che in tanti altri posti) una crociata contro un paese che di questo proprio non ha bisogno. Rispettate chi rimane, e lasciatevi alle spalle i risentimenti.

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  • E la miseria!

    Predicone con anatema e minaccia finale!

    Accidenti, se questo è il modo di cambiare il mondo…

    Interessanti le affermazioni che negli USA si registra la più bassa qualità di vita nei paesi civili (mica male, eh!) e che in Italia le cose ora cambiano (davvero? e in che modo? in quale direzione?).

    Non è che ognuno puo’ fare quello che vuole e come vuole nella propria vita e nel proprio business?

    E che non c’è bisogno di far partire l’Inquisizione, seppure per far polemica e far parlare di sé?

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  • Pizza
    Mafia
    Berlusconi

    _ok, vado a fare in c*, non urlate, era una (scontata) battuta per raccogliere il giustissimo appunto sul non fare polemica ma essere costruttivi per chi è alla ricerca di spunti, mi scuso (nel caso) per quel che attiene ai miei commenti 🙂

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  • Ragazzi se fare questi post serve a fare così tanta polemica allora siamo messi bene !

    Rendiamo il thread costruttivo !

    Non vi sto vendendo nulla, semmai vi REGALO il mio punto di vista che è diverso da mashape e siete liberi di accettarlo o no, la ragione tanto non sta nè da me nè da mashape : la ragione sta nel successo della startup ovunque essa si trovi.

    Nel frattempo scusate ma nessuno di voi ha risposto ieri ai miei 5 quesiti sul perchè avete difficoltà in Italia a cercare seed/finanziamenti.

    Nessuno ha detto che la colpa è vostra, manca un “environment” sicuramente in Italia che garantisca maggiore serenità alle nuove imprese high-tech , però fate attenzione : il processo di fund raising è difficile e tosto di per sè, lo è sempre stato e lo sarà sempre e il quadro economico internazionale degli ultimi anni o ha complicato sicuramente.

    Poi fate attenzione a come vi vengono raccontate le cose :
    Mashape dice che è stata finanziata dai ragazzi di Youtube .

    Sono du ex dipendenti, non i founders di youtube .

    Chiedegli quanto hanno raccolto e a che valutazione.

    Poi molti di voi si affacciano sulla scena adesso e non sanno di tante altre idee finanziate.

    Io però vi ho lanciato una PROVOCAZIONE che vedo che avete colto in pochi :

    voglio 3 casi di successo di un prodotto italiano nel mondo o anche solo in europa .

    Datemene 3.

    buona giornata a tutti.

    P.S : ho ricevuto 9 email di imprenditori che chiedono aiuto. Non è il mio mestiere, non sono un VC , ma metto felicemente a disposizione la mia esperienza e i miei contatti (a GRATIS)

    By the way

    Reply
  • Ottimo articolo, e che merita sicuramente di essere condiviso.
    Complimenti a Tagliaerbe ma soprattutto agli autori degli interventi di questi giorni.

    Reply
  • Non mi voglio dilungare ulteriormente, ho già detto quello che penso nel precedente post confermando, leggendo questo articolo, ciò che pensavo. Dico solo che questa è la dimostrazione del fatto che in Italia abbiamo personaggi come il nostro/vostro presidente del consiglio “imprenditore/politico”, d’altronde Massimo si è solo adeguato al metodo italiano… sta vendendo qualcosa, ma “non si sa” esattamente cosa… forse vuole diventare un VC ??? O forse vuole dire ai VC italiani che lui è un ottimo esempio… ultima cosa che voglio evidenziare è che sia questo, che il precedente articolo potevano essere pubblicati con solo le foto che raccontano tutto e abbastanza 😉

    Reply
  • cavolo… mi ha tolto i finti tag “servile on” e “servile off” prima di “magistralmente messi a frutto dal taglia”… belìn così mi si rovina la leccata e, di sicuro, a ‘sto giro non mi meriterò una quota Nespresso 😉

    Reply
  • Quoto Alberto (chapeau) sul giudizio in merito all’approccio… magari se avessimo meno l’approccio da guru, meno orgoglio nella lista di personalità (molta gente in gamba, per carità) da snocciolare in un post condito di frasi tipo “L’Italia sta cambiando”*, sarebbero meno le persone che si lamentano dell’approccio altero ed altezzoso ricevuto…

    Io nel settore, da modestissimo artigiano senza eclatanti successi, of course, ci sono dai tempi di FidoNet (uot’s faidonet?), e quindi da anzianotto mi sarebbe piaciuto dilungarmi sul concetto di “successo”, “cambiamento” e su come siano parole destinate a mutare significato al mutare del contesto e del quotidiano, ma sono sempre prolisso, oggi mi modero…

    Un dei pochi consigli sensati che ho letto nei millemila post-commenti generati in tema magistralmente messi a frutto dal taglia è questo:

    Non conta dove fai fortuna, ma quando la fai, torna ad investire nel paese che, davvero ed al netto di tutta la frattaglia nazional-populista, è strapieno di gente in gamba con un enorme potenziale.

    Avete una buona idea? sbattetevi per realizzarla, lo fate in Italia? Bravi! lo fate su Marte? altrettanto bravi… gli assolutismi e le generalizzazioni, come le chiacchiere, stanno a zero!

    Concludo concordando con te su una cosa, le reminescenze dei films del DeCurtis, anche nel folto sottobosco di guru che (essendo anzianotto) avuto la ventura di incrociare, rivedo molto dei nobili di facciata di quelle pellicole… 😉

    Mucha mierda, y suerte!
    (azz, ed avevo detto che mi sarei moderato…belìn!)

    * si, l’Italia sta cambiando…e “l’estate sta finendo”, diceva un gruppo dei miei tempi…scusa ma su questo argomento: vedere moneta…

    Reply
  • Ciao,
    condivido appieno il commento di Mik! Il mondo è bello perché è vario. Il fatto che i ragazzi di Mashape siano partiti in quarta in USA con l’ambizione di cambiare il mondo non significa che abbiano già vinto la sfida. Questo è solo l’inizio. D’altra parte dire loro che così facendo sono dei traditori della patria mi sembra fuori luogo (si veda questo post su NFA: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/L%27emigrazione_come_scelta). Se avessi 19 anni e le ambizioni di questi ragazzi farei esattamente come loro, e checché se ne voglia dire, la Silicon Valley è e rimarrà ancora per anni il cuore tecnologico del mondo. In particolare, la SV non è solo un luogo, ma una cultura che ne permea l’aria e una volta che l’hai respirata è difficile tornare indietro, soprattutto in un paese come l’Italia, che, nonostante le tante persone che stanno provando ad emergere dal fango, rimane sostanzialmente stagnante e intriso di una cultura anti-liberale.
    Detto questo, approvo la chiamata ad un modo più serio di approcciarsi alla creazione di startup. Avere una qualsiasi idea e pretendere che questa sia finanziata a prescindere è sostanzialmente insensato. E’ vero che esistono rari casi in cui servizi nati senza una finalità evidente sono esplosi (si veda Twitter), tuttavia queste sono rare eccezioni. Se l’idea ha un mercato, l’opzione del bootstrapping (autofinanziare l’impresa) è sicuramente valida. Con un prodotto già sul mercato e un certo numero di utenti paganti è più facile trovare VC disposti a investire per far crescere l’impresa.

    Reply
  • Ottimi stimoli. Ma come ho già detto nei cmt ieri, il paragone tra la tua startup del 2000 e quel che succede oggi nel 2010 non regge davvero. Tipsandtrip: ma tu conosci Juliette e Marco, quanta esperienza hanno? E poi, è una startup profittevole o un’idea?

    Cmq non è questo il tema. Il tema è cosa stai facendo tu. Cosa ci stai mettendo di tuo, per l’ecosistema? Non lo dici mica. Non si capisce mica. Ripeto quanto detto ieri: i ragazzi di Mashape, e come loro altre centinaia di altri, sono anni che fanno su e giù per la Penisola investendo il proprio tempo e denaro perché hanno trovato voci convincenti che gli hanno detto che si può realizzare il sogno

    Be’ vuoi sapere una cosa? Non ce la stanno facendo. Now choose: meglio che la smettano, o devono insistere? Be’ se devono insistere di chi è la responsabilità di creare un ecosistema sostenibile?

    Ma veramente, come puoi dire a un ragazzo di 19 anni “Non hai fatto nulla per cambiare questo Paese” e “Al tuo primo insuccesso non aspettarti comprensione né sussidio”??? Ma come stai?

    Ragazzi sentite questo: voi provateci finché non vi staccano le unghie. Provateci dove diavolo vi pare, perché noi, come diceva Howard Rheingold, “siamo parte di quella comunità transnazionale che vive nel futuro”. Smettetela di farvi mangiare in testa da chi in Italia i business li gestisce a vostro discapito, e andate dove meglio riuscite. Anche in Italia: uno dei pochissimi startupper di successo degli ultimi anni (Massimo, non hai risposto ai miei cmt di ieri, ecco qui un esempio dei due che si possono fare) che ha venduto a milioni di euro vive in Sicilia. Per cui è vero, si può fare, ma non fatevi mettere limiti, non fatevi intimidire, non fatevi trattenere.

    Non fatevi incantare. Viaggiate più che potete. E, come fanno tutti i bravi imprenditori, andate a cercare opportunità là dove ci sono

    Tanti saluti,
    Alberto D’Ottavi

    Reply
  • Grazie Davide, per questi articoli, sono molto utili. Grazie Massimo per aver indicato la tua esperienza.
    In merito a questo post, credo che l’importante sia provare, in Italia e all’Estero cercare di trovare la giusta via e la giusta dimensione. Alla fine i progetti sono fatti di persone e conta sempre chi si trova per fare un progetto. Io ho sempre fatto bene in Italia ma sono partito sempre dal punto 1 indicato da Massimo “Se stai zitto e crei un prodotto che usano tutti. Sei qualcuno.”
    In Italia si può fare molto bene e sicuramente, credo molto nel Made in Italy. Proprio in questi giorni mi sto interessando per trovare dei VC partendo dall’Italia per un progetto mobile. Vediamo come andrà, se dovrò rimanere in Italia o partire per San Francisco.
    In generale mi piace comunque l’atteggiamento di Massimo, prima di partire all’estero meglio sbattere la testa in Italia.
    Nel prossimo futuro spero di passare dall’altra parte, quella dei VC e sicuramente sarò aperto alle idee degli italiani magari più di quanto veda ora.

    Reply
  • Mi sembrate come 2 persone, una che si trova Napoli e l’altra a Rimini che volete insegnare ad torinese la strada per arrivare a Roma.

    “Segui il lungomare verso nord” dice il primo, “ma che scherzi? devi andare a ovest e poi a sud” gli risponde l’altro.

    Ognuno parla della propria esperienza, ognuno si è costruito la propria mappa della realtà in base a questa, ma non tenete conto che per forza è rappresentazione molto parziale.

    Avete detto entrambi delle verità, secondo me, l’errore sta nella vostra estrema generalizzazione.

    Se vogliamo sfruttare la nostra intelligenza, in casi come questo usiamola per capire sotto quali condizioni è vera una affermazione come il partire per la Silicon Valley, e quali altre no.

    Ma a parte la sana e costruttiva dialettica, far apparire che chi se ne come quasi un traditore della patria, lo trovo veramente provinciale.

    Poi di quanti amici influenti hai personalmente non me ne frega niente.
    Anzi, io ammiro chi si fa da se senza appoggiarsi a nessuno.

    “se vuoi andartene via dall’Italia proprio ora che le cose cambiano”

    Ti vuoi candidare alle forse imminenti elezioni?
    Non importa che mi dici il partito 😀

    Reply
  • Grazie a Massimo, il suo commento e la sua lucida ed esperta disamina del problema ha finalmente spiegato (a differenza di Luna, che scritto quel bel Login, aveva perso l’opportunità di chiarirne i motivi) come e perchè anche in questo paese “scassato” le buone e valide idee, possono avere quartiere.
    Del resto se vogliamo che le cose cambino in meglio, non ce lo possiamo augurare andandocene e lasciando agli altri il “lavoro sporco”.

    Reply
  • Hai detto che “Il Paese sta cambiando”. In che modo? Io ho notato soltanto che da un anno (o due) a questa parte, stiano sbucando sempre di più i VCs qui in Italia. E già questo è ottimo, però non capisco cos’altro si stia evolvendo… puoi spiegarmi meglio per piacere? 🙂

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  • Massimo. Complimenti per il tuo post…. pero lasciamelo dire…. La mia esperienza con gli amici Angels e VC italiana e’ stata veramente povera…. non mi perdo d’animo a San Francisco mi para proprio che non ci vogliano andare loro.. Dai un occhiata ad Opinno e Dog Patch Lab nonche’ Betaworks… ovviamente tu li conosci bene… be io non li vedo a Milano o Roma ne tantomento a NYC, Boston e San Francisco finanziati da i nostri fondi. Kodus a Funambol per essere inventato la palestra…. vediamo cosa altro si puo fare…. saluti… e attendo news…. Saluti e buon Lavoro

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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