Splinder chiude. Perché?

Da alcuni giorni, sulla home page di Splinder è comparso un box con questo annuncio:

Splinder chiuderà il 31 Gennaio 2012

La popolare piattaforma di blog italiana, acquisita 5 anni fa da Dada per 4,5 milioni euro, si avvia dunque verso una mesta chiusura; cerchiamo di comprenderne, per quanto possibile, i motivi.

Evitando di entrare nelle vicissitudini che hanno caratterizzato Dada.net negli ultimi mesi, culminate con l’acquisizione da parte di Buongiorno ad Aprile di quest’anno, partiamo dai numeri di Splinder.

Quando fu acquisita da Dada, nel 2006, eravamo nel pieno boom delle piattaforme di blog: Splinder poteva già vantare 220.000 blog attivi (con una crescita di quasi 12.000 unità al mese), 5,2 milioni di visitatori e 35 milioni di pageview/mese.

In quel periodo i social network non erano di moda, Facebook e Twitter erano ancora nella culla, e il modo più semplice per esprimersi passava dall’aprire un blog: gli user generated content, i contenuti generati dagli utenti finivano infatti dentro blog e forum, e non – come succede ora – all’interno dei social network. Splinder (in Italia) e Blogger/Blogspot (all’estero) erano sulla cresta dell’onda.

Ma veniamo al 2011. I numeri riportati su Wikipedia, per quanto non aggiornati/verificabili, dicono che Splinder conta più di 470.000 blog aperti e circa 745.000 utenti iscritti, oltre 10 milioni di utenti unici/mese e più di 55 milioni di pagine visualizzate.

I numeri che riporta oggi AdPlanner, per quanto spannometrici, sono invece i seguenti:

I numeri di Splinder, secondo Ad Planner

circa 100.000 utenti unici al giorno, 5,1 milioni di visite e 16 milioni di pageview/mese.

(Lento) declino a parte, perché chiudere la baracca? Davvero non è possibile monetizzare adeguatamente tutte quelle pagine? O i costi sono troppo elevati?

Partendo da questi ultimi – e perdonatemi i numeri buttati a caso – non credo che occorra più di un armadio di server e 100 mega di banda per reggere quel traffico. Non essendoci costi legati alla produzione dei contenuti (=gente pagata per scrivere), parliamo dunque di poche migliaia di euro/mese.

Soluzione semplice? Inserendo “forzatamente” un banner (o due) all’interno del layout dei vari blog, per esempio in testa (e/o in un’altra posizione rilevante), probabilmente si potrebbero salvare capra e cavoli.

Eppure ci sono già illustri precedenti, che mi fan dubitare sulla lungimiranza (anche economica) di certi colossi del web. Il caso più simile (e noto) è quello di Geocities: fondato nel 1994 e acquisito da Yahoo per 3,57 miliardi (si, MILIARDI) di dollari nel 1999, in quell’anno fu il terzo sito più visitato al mondo, ed arrivò a contare 38 milioni di “pagine” (allora non si chiamavano ancora blog…) e 11 milioni di utenti unici prima della chiusura, avvenuta nell’ottobre del 2009.

E anche allora c’è chi propose di non staccare la spina, lanciando l’idea di un revenue sharing del 50% sulle entrate pubblicitarie. Proposta che cadde nel vuoto, e che cancellò per sempre un pezzo della storia del web.

Splinder si avvia a fare la stessa fine? O piuttosto andrà a morire fra le braccia di qualche content farm? 🙂

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Max Valle
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