Come sopravvivere alla giungla del Web Marketing italiano

a Giungla del Web Marketing

Voglio essere Franco: da libero classico stile Baresi – in questo caso freelance – mi è capitato, nella mia trascurabile esperienza, di vedere e conoscere dall’interno le più svariate situazioni che quotidianamente si presentano da addetto ai lavori digital in Italia (e da un annetto in Svizzera, ma riparliamone fra un lustro a riguardo).

La critica al settore del Web Marketing del padrone di casa ha suscitato una mole di risposte pachidermica, lovecraftiana persino, se messa in confronto ai post più tecnici che spesso sono presenti in questo spazio. Ovviamente non ho la stessa esperienza del Taglia, anzi fu lui stesso che mi indirizzò al primo corso SEO Training quando stavo ancora a fare lo straspammone nell’epoca d’oro pre-Google Panda.

La sua dickiana analisi del settore a oggi, “io ho visto cose” non è il rimbrotto di un orso che rimurgina “giovinastri” tipo Clint Eastwood ma un resoconto cinico della giungla lavorativa dove ci si cala ogni giorno.

Sopravvivere alla giungla come Dutch

Sì, perché non è una giungla come le altre ma con i Predator intorno, roba che bisogna ingegnarsi come il soldato interpretato da Arnold Schwarzenegger. Sia che la cosa piaccia o meno. Ne parlavamo tempo fa anche con l’amico Pierluca Del Frate, un professionista di esperienza alta nel settore.

Per questo motivo, insieme alla dott.ssa Francesca Ungaro stavamo redigendo degli articoli sulle soft skills per lavorare nel digitale.

Ti sembrerà una roba che va in contrasto con uno dei punti sollevati dal Taglia, quando parla della conversione di addetti ai lavori in maestri di vita, MA in realtà qua c’è solo la volontà di voler dotare degli strumenti “personali” giusti chi ha già avuto una formazione operativa.

Lo sto vedendo con i ragazzi del Master in Web Communication di RomEur, da dove è tratto il post: ho trasmesso quel poco che so (e per fortuna che ci stavano anche altri docenti) ma la vera chiave di volta è farsi la corazza nel gestire a livello relazione i clienti e le varie situazioni.

Lo ha asserito anche Kotler in passato: nei paesi mediterranei, soprattutto, il business è fatto di relazioni. Aggiungo, parafrasando l’amico Gian Marco Cattini, che la stortura in questo caso è dovuta al fatto di dover mostrare sé stessi CONTINUAMENTE altrimenti è come se la propria esistenza si spenga.

Mi è capitato personalmente quando mi è stato chiesto che fine avessi fatto e già di base non sono uno che posta tantissimo. Come se mi fossi spento, mentre banalmente stavo/sto lavorando sottotraccia.

Risulta davvero difficile trovare un equilibrio fra due sfere “il mostrato” e “il realizzato” che devono coesistere.

Ultimamente si va verso la prima area con conseguenze che “tutti siamo in vetrina, tutti siamo qualcuno” (cit.) ma l’altra estremizzazione rischia di cadere nel rischio di “fare qualcosa bene e nessuno sospetterà che tu abbia mai fatto nulla” (ari-cit.)

5 colpi di machete alla giungla

Se chiudessi il post al paragrafo precedente, sarebbe ancora più evidente il mio sproloquio ma i consueti “5 punti per” faranno la parte della pittura facciale mentre sei immerso nella selva.

Credo che se non avessi seguito questi piccoli accorgimenti, sarebbe stato meglio lavorare in un’agency, attività nobilissima e che ti permette di sollevarti anche da alcune incombenze come “fasse notà”, purtroppo sono cresciuto a pane e Boba Fett, collaborazioni si, inquadrato mai.

  • Vai agli eventi per il networking.
  • Diffida dagli schieramenti.
  • Corretto sempre ma con la sambuca.
  • Puntuale come un treno svizzero, “cattivo” uguale.
  • Non firmare un assegno se non puoi coprirlo con il tuo culo.

1.Vai agli eventi per il networking: Oscar Wilde diceva che i “migliori affari si fanno a tavola” e dannazione se è vero. Anche se sei formato, anche se sai che l’evento X è per newbie ma ci sono nomi che vorresti intercettare, vai. Non è essere opportunisti, togliti dalla testa ‘sta visione catto-comunista del business, a me mica contattano per la mia brutta faccia o per i tatuaggi.

2.Diffida dagli schieramenti: si sono venute a creare, specie negli ultimi anni, come delle “scuole di pensiero” nella SEO italiana. Roba che Hokuto, Nanto e Gento scansatevi. Prendi il buono da tutte, se c’è, e segui la tua strada. Soprattutto, non prendere PER FORZA posizione. Purtroppo l’indole italica è di essere ultrà partigiani per tutto (e poi cambiare schieramento quando conviene). L’indipendenza è tutto: per questo mi capita di lavorare, senza problemi e senza conflitti, anche con diversi professionisti/agency che si stanno vicendevolmente sulle scatole. Alla fine si tratta di lavoro e basta, ragazzi.

3.Corretto sempre ma con la sambuca: soprattutto se agisci come al punto 2, oppure nelle più svariate situazioni, la correttezza è un enorme pregio. Fosse anche solo per non ritrovarsi con il vuoto intorno dopo, a livello meramente di calcolo è anche più conveniente che fare il voltagabbana. “Con la sambuca” nel senso che non è che devi avere la lancia nel didietro tipo un paladino, si può essere corretti e non essere pesanti a pontificare sul pulpito.

4. Puntuale come un treno svizzero, “cattivo” uguale: anche se umanamente è difficilissimo da gestire, se c’è da spingere, si fa pure notte. Mi si è chiusa la vena quando un ex collaboratore mi è venuto a dire “eh però, ho saltato l’aperitivo stasera“. Oh, la ricreazione è finita, sei nella giungla. Ovvio che poi essere puntuali dà un enorme vantaggio: pretendere che dall’altra parte, ad esempio i clienti, lo siano. E non c’è fianco al quale possono infilarti.

5. Non firmare un assegno se non puoi coprirlo con il tuo culo: immortale citazione di Sucker Punch, versione più colorita del trapattoniano “non dire gatto se non l’hai nel sacco“, perché ‘sto settore, una volta usciti dalla giungla, è una landa di occasioni infrante. E farsi la bocca prima ti fa perdere una marea di tempo che di certo non bagna queste sponde.
Se fosse possibile calcolare quanto ne ho perso, ne uscirebbe un anno lavorativo almeno.
OK che è il nome che si dà all’esperienza, ma qui non voglio fare il motivatore, se non te la trovi da te ogni giorno e hai bisogno del video del guru di turno; fatti di cocaina, è più coerente.

E in ultima battuta, “parla con tutti, lavora con alcuni, sii amico con ancora meno“.

My two cents.

Autore: Benedetto Motisi, per il TagliaBlog.

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8 Comments

  • E poi c’è chi dice che Web Marketing & co. sono poco più che hobby un po’ troppo cresciuti…

  • Ben fatto,
    diciamo le cose come stanno, per Jabba! ^_^

  • Bel post, scritto bene e con un tono ironico ma non certo superficiale. 🙂
    In tutta franchezza (IMHO) aggiungerei anche un “ascolta tutti ma poi esegui per conto tuo mille test” perché, in questo mondo del web, tutto dicono tutto ed il contrario di tutto.
    My two cents (per parafrasare).

  • @Andrea: il mio vero lavoro è organizzare scazzottate clandestine con gli operatori ecologici del turno di notte.
    @Ilario: Ya ma da poonoo.
    @Nicola: regolare, c’è un relativismo di quelli forti. Per fortuna 😀

  • E dura… ma con passione .cuore e mente, ce la posso fare. Non esistono guru.ma solo tanta esperienza.

  • Mi trovo perfettamente d’accordo con ciò che dici sugli schieramenti. Spesso non ci si concentra abbastanza sul lavoro vero e proprio e si fanno tante distinzioni per nulla.
    In particolare mi riferisco ai diversi tipi di SEO: Black Hat, White Hat e Grey.
    La mia filosofia è ed è sempre stata di essere un SEO Money Hat. Secondo me è il risultato che conta e tu l’hai spiegato bene in poche parole 😉

  • Fra le tante citazioni aggiungerei anche “Un borghese piccolo piccolo”

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Max Valle

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