Il Social Media Marketing sta fallendo?

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Nel corso dell’ultimo anno un sacco di aziende son saltate sul carro dei social media, aumentando le spese di marketing in quel campo, ma ben poche han visto i rendimenti che avevano sperato.

Come evidenziato da AdAge, Burger King ha fatto fuori un paio di CMO (Chief Marketing Officer) e ha mollato l’agenzia Crispin Porter & Bogusky dopo la produzione di campagne su Facebook e di video virali che da un lato hanno ottenuto un sacco di attenzione, mentre dal punto di vista del business la società ha registrato 6 trimestri consecutivi di vendite in calo.

Quando mi ritrovo a parlare con i colleghi, li ho più volte sfidati a fornirmi le prove inconfutabili che le campagne sui social media possano essere accuratamente progettate, pianificate e messe in opera con un ROI “prevedibile“. La chiave è proprio nella parola “prevedibile“… Posso prevedere, nel corso del tempo, i risultati di una campagna email, pay per click, SEO… ma mai di una campagna social. Non abbiamo ancora scoperto un magico algoritmo per penetrare a fondo nei social.

Non è che penso che non ci sia valore nei social media… ma penso ci siano 2 elementi chiave per sfruttare i social media in modo efficace:

1. L’azienda che intende sfruttare i social deve già essere social! Invitare tutti a conversare e poi non rispondere, nascondersi o cercare di manipolare le risposte può fare più male che bene. Molte, se non tutte le campagne di successo sui social media di cui si parla sono state effettuate da società che avevano già una presenza sui social.

2. L’azienda che intende sfruttare i social deve avere già in essere una strategia efficace nell’ambito dell’online marketing. Dovrebbe avere un buon sito, un blog consolidato, landing page che convertono bene, un’ottima presenza sui motori di ricerca e anche un’efficace strategia nell’email marketing.

Se stai cercando di sfruttare i social media prima di averli utilizzarti realmente… sei fuori di testa. E’ molto più facile fare affari con coloro con cui hai già sviluppato una relazione, piuttosto che buttare qualche strana e costosa applicazione su Facebook aspettandoti ottime risposte ed il ritorno dell’investimento.

Credo che i social media siano un amplificatore. Quando vuoi amplificare un messaggio, innanzitutto è necessario avere messaggio rilevante, un pubblico a cui distribuirlo e un luogo dove radurare gli ascoltatori.

Non credo che i social media siano morti come strategia di marketing… penso solo che è sempre stato commesso l’errore nel mettere i social al centro della strategia, quando invece non dovrebbe essere.

Liberamente tradotto da Social Media Marketing is Failing, di Douglas Karr.

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

48 Comments

  • Arrivo da una 3 giorni di marketing online + offline e posso solo dire che se non c’è strategia pensata prima ed integrata con tutto sono solo tempo e soldi buttati.
    Altrimenti è un’opportunità senza precedenti.

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  • Si comincia a vederci piu chiaro nel mondo social. Bene, ma un anno fa sembrava che il social fosse per tutti, e che esserci fosse di vitale importanza.

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  • @ Gianluca Fiorelli ottimo commento! in pratica abbiamo lo stesso punto di vista sull’argomento.

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  • Concordo. A me però ricorda – mutatis mutandi – quanto diceva un consulente per l’internazionalizzazione alle piccole imprese in difficoltà che vorrebbero esportare: “L’Export è come un figlio. Bello e molto impegnativo… ma soprattutto difficilmente risolleva un matrimonio in crisi!”
    Idem per i social media. E’ il modo di fare business che va ripensato, a partire dall’organizzazione interna…

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  • Da buon vecchio SEO vedere come il Social Media stia sbattendo la sua faccia contro il muro del ROI mi sembra quasi divertente.
    Non me ne vogliate, ma lo è perché è qualcosa che noi Search Marketers abbiamo vissuto sulla nostra pelle (rankings rankings e poi nessuna conversione).

    Personalmente credo che il Social Media stia vivendo una crisi di crescita. È normale che sia così. La bolla, perché di bolla dobbiamo parlare, è abbastanza evidente.

    Vi ricordate quando tutti dovevano avere un sito web? E tutti entravano in Internet senza realmente capire come funzionava il giocattolo? Era la fine degli anni ’90… dopo poco si ebbe la crisi delle punto Com.

    Adesso potremmo essere di fronte a un fenomeno similare: tutti “devono” essere sociali, perché sennò non sei cool, non sei hip e i clienti non ti filano. Ed ecco lì tutte le aziende creando le loro belle pagine in Facebook, Twitteando slogan senza senso e cercando di avere più gente concorrendo per essere Mayor che la città di New York.
    Ma, in realtà e come dice Douglas Karr e postilla in nostro caro Taglia, le imprese che hanno davvero capito cosa significa Social Media Marketing sono veramente poche. Le altre… beh, non ci hanno capito nulla.
    Social Marketing è conversazione. Conversazione è engagement… creare brand ambassadors che vadano ad ingrossare la tua forza e potenza commerciale. Insomma, il SMM è sostanzialmente Brand Marketing.

    Quale KPI dare al Social? Non credo che debba essere la vendita economica di un prodotto (anche, ma è secondario). No… da buon SEO e Conversion Rate Optimizer, per me il KPI dei Social Media è la diffusione del brand, la reputazione dello stesso, la creazione, appunto di un’elite di persone che diffonderanno il verbo del mio Brand perché lo sentono come suo. E, sostanzialmente, traffico al mio sito.

    Perché questo è il rischio che io soprattutto vedo. Che le imprese, tutte affannate ad essere sociali e presenti nei social network, si dimenticano che hanno una casa (il sito) che forse sta andando a pezzi. Che si dimenticano che è il loro sito il loro bene più prezioso: è lì che la gente deve atterrare perché si realizzi la conversione che davvero importa.
    E, diciamolo, ci sono imprese che stanno invertendo fior di soldi in stupende Pages in Facebook e hanno un sito che è un controsenso a livello SEO (occhio, i motori di ricerca sono ancora la fonte più importante di traffico) e un catalogo di cose da non fare a livello di usabilità e conversion rate optimization.

    Infine, una nota a margine:

    ricordatevi che porre tutto lo sforzo di marketing online in Facebook (dico Facebook perché è il caso più eclatante) è un controsenso strategico:
    1) Facebook non è di tua proprietà, quindi non sai mai quando Mr. Zuckemberg cambierà le regole del gioco, mandando così all’aria una strategia che magari hai impiegato tempo a elaborare
    2) Facebook non è (ancora) sinonimo di Internet. La gran maggioranza delle persone in questo mondo è fuori di Facebook. Se non curi il tuo sito, se non lo posizioni, ti perdi la fetta più grande dei tuoi potenziali clienti
    3) Il marketing di un’impresa non si può affidare su un solo strumento, ma deve essere un sapiente mix di differenti tattiche.

    Ah… la bolla esploderà. Facebook sopravviverà e così pure gli attori più grandi nel panorama Social. Ma uno soprattutto continuerà dominando e si approfitterà della crisi dei Social Network: Google.

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  • Quoto, straquoto, quoterrimo.
    A parte il titolo molto provocatorio, queste parole dovrebbero essere proposte come “decreto legislativo” all’interno del “fantastico mondo della comunicazione”.
    Fondamentalmente è ciò con cui mi scontro tutti i giorni. Ripeto una cosa detta poche settimane fa in un tweet: al momento i social media marketers sono come venditori di ciccioli nel Deserto del Gobi.

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  • Il social media marketing deve essere fatto con criterio e seguendo quelle che sono le regole del social network che si intende sfruttare per le proprie campagne pubblicitarie. Giustamente è stato scritto nel post che l’azienda deve essere già social e laddove non lo sia “colmare” questa lacuna se vuole sfondare anche il web. Nello specifico FB può raggiungere oltre seicento milioni di potenziali clienti e permette di scegliere il pubblico in base alle sue esigenze, gusti e località.
    Non è un caso che Mark Zuckeberg abbia convocato nell’headquarter di Facebook, i big della pubblicità inglese per dare le linee guida precise sul nuovo modo di fare pubblicità online. I social media impongono regole nuove per tutti. Infine una buona strategia di marketing debba sempre tener conto del target che vuole colpire e oggi come non mai dialogare con esso.

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  • Questo “p.s. la gente acquista spesso proprio mentre sta “perdendo tempo”.” è una grandissima verità, sopratutto a seconda dei tipi di prodotto di cui si sta parlando.

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  • secondo me bisogna prima dare un valore a facebook e capire che non si può andare più veloci o più lenti della sua “evoluzione”. In ogni caso la pubblicità sui social potrebbe avere riscontri molto diversi da settore a settore. Secondo me un ecommerce avrebbe molta più facilità a trovare dei risultati che una catena di fast food.

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  • Indamix liberissimo di investire il tuo denaro come meglio credi, ci mancherebbe… però io al tuo post farei così. Fatto 100 il budget proverei 10 su adwords, 10 su ads (ben ben ben ottimizzato) e 10 su altro (è solo un esempio). Se avrai conferma che adwords risulta in quel caso specifico (ed in termini di costo per lead) il migliore allora ci investirei con tranquillità tutto il resto. Prendi i numeri solo come esempio naturalmente.

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  • Ehehhe lo so Davide tranquillo 🙂 il mio intento è solo quello di invogliare a fare un piccolo sforzo entrando nel merito di ciò che si può e non si può fare. Io stesso dico spesso che FB non è il paese dei balocchi ed allo stesso tempo fare dei piccoli test su casi specifici e, lo ripeto, con cognizione di causa, può farci rendere conto di aspetti che ignoravamo… positivi e negativi naturalmente 🙂 Ti abbraccio

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  • Fb e utile per fare branding; e molto simile alla rete dei contenuti di google; se fb riuscisse ad intercettare le ricerche sui motori e riuscire a riproporre degli annunci relative alle ricerche precedentemente fatte guadagnerebbe qualcosa in termini di efficacia. Che fb converta di più di google lo posso accettare magari per qualcosa tipo “groupon” ma nel 99% dei casi, soprattutto se si parla di lead generation google regna; quindi se ho un budget prima lo investo su google ricerca, se mi avanza qualcosa google contenuti e email; se proprio proprio avanza qualcosa fb.

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  • @Ale
    non avevo capito l’ironia 🙂 sai che qui sui commenti una parola puo’ scatenare un putiferio.

    Comunque la mia era una tesi a tuo sostegno.

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  • Davide 🙂 se intendi analizzare ciò che dico parola per parola allora condivido il tuo pensiero. E’ poi ovvio che quella frase è un pò “ironica” e l’ho pensata proprio per contestare quest’altra molto più diffusa “facebook serve a perder tempo” … e simili. La verità sta nel mezzo ed io e te non possiamo sapere la “verità di tutti”.

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  • Questa del fatto che non portino niente in maniera diretta è, permettimi, tutta da verificare. Faccio diverse prove su Facebook proprio perchè lo trovo nuovo e quindi molto stimolante.

    Parliamo ad esempio di lead generation. Ho fatto una prova in un settore per cui, credetemi, non avrei mai pensato Facebook potesse funzionare. Si tratta del noleggio auto lungo termine. Quasi per gioco qualche giorno fa ho messo su un test con FB ADS e mi sono accorto dopo qualche giorno, ripeto con vero stupore, che la fonte FBADS convertiva meglio dei risultati organici di Google (parlo di tasso di conversione della landing page).

    Questa cosa mi ha tanto stupito che ho deciso di investirci ulteriormente implementando il sistema SALG su una pagina creata ad hoc (che alimento sempre tramite ADS, dopo aver individuato un target molto molto proficuo).

    Ancora una volta quindi la generalizzazione ci porta a credere che qualcosa funzioni o non funzioni in tutti i casi allo stesso modo. Io stesso spesso mi trovo a Sconsigliare FB… ma da oggi in poi consiglierò almeno un piccolo test.

    Racconto questa storia non per dire che FB porta sempre risultati diretti ed a breve termine, direi una grossa cazzata. Voglio solo dire che ogni caso fa storia a sè. Ogni caso andrebbe testato possibilemente sapendo ciò che si sta facendo.

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  • @Ale
    non penso che la gente acquisti mentre sta perdendo tempo, ma piuttosto che si informi quando sta perdendo tempo.

    Se un mio amico condivide un link con la recensione di un cellulare, io la apro, la leggo e mi informo. Non è che di botto acquisto.

    Però mi sono informato e quindi ora sono a conoscenza di quel prodotto, mentre prima non lo ero e forse non ne sarei mai venuto a conoscenza se non fosse stato condiviso quel link.

    Quando avrò bisogno di un cellulare terrò in considerazione anche il cell segnalato dal mio amico e magari lo acquisterò.

    Quindi secondo me dire “la gente acquista quando perde tempo” è solo una frase fatta tanto per attirare gli amministratori delle aziende.
    La verità è che la gente si informa quando perde tempo, il che non è un male anzi. Come spiegato è l’informazione che porta all’acquisto.

    Porti l’informazione dove solitamente non c’è.

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  • Secondo me bisogna differenziare, ciò che siamo noi, che con Internet ci lavoriamo e ciò che fa la gente comune. Sono convinto anche io, visto che ho attivato varie campagne sui social network, che questi siti non portino nulla in modo diretto, ma devono far parte di una campagna a 360 gradi.

    Per quanto riguarda gli utenti che perdono tempo, con il quale ho ogni giorno a che fare, perché sono il mio target principale, Internet deve il proprio successo al porno ed agli utenti che perdono tempo, che “ripagano” alcuni servizi utili al “sociale” che altrimenti da soli e con utenti come “noi” non potrebbero esistere. Internet è come il mondo reale, sta solo raggiungendo pian piano la maturità.

    Noi che siamo qui da oltre 10 anni ne abbiamo visti passare progetti di successo, che servivano, inizialmente, solo a gonfiare le bolle per chi gioca con la finanza.

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  • 🙂 certo. Questo approccio tra l’altro dà spessore etico e senso di un genuino “spirito di servizio” a quel che si fa.

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  • @ Alessandro: chi si occupa di marketing sa che non si generalizza, ma che si fa riferimento a “comportamenti” statistici, a dati, a ricerche scientifiche… Che non sono la realtà – questo è il limite di tutte le scienze, di tutte le indagini, di tutte le ricerche umane – ma cercano di fotografarla al meglio e sempre al meglio. Anche perché i dati e i comportamenti vengono testati e ritestati (questo fa parte del marketing in sé e per sé).
    Faccio presente che la tecnologia, online e offline, rende possibile una sempre piu’ dettagliata tracciabilità dei dati e quindi l’individuazione di comportamenti e schemi comuni. Oltre che la rapida effettuazione di cambiamenti e di test…
    Nel contempo la mia esperienza professionale e umana mi hanno insegnato a non pensare che quel che faccio io sia “generalizzabile” anche agli altri. 😉

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  • p.s. riguardo le tipologie di acquirenti ne esistono di diversi tipi e quindi la ragione non va a nessuno dato che la generalizzazione induce in errore. Io acquisto in maniera impulsiva anche online e spesso faccio cazzate, ma questo è un mio problema. Non siamo tutti uguali

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  • @ Taglia: probabile. E comunque confermi che c’è dell'”intrattenimento” nell’acquisto.

    @ Taglia e Matteo Hsia se leggete che cosa ho scritto nel mio primo commento, non ho parlato di acquisto d’impulso per tutto, anzi, ho fatto una chiara distinzione. Quello che accomuna l’acquisto d’impulso e l’acquisto “ponderato” è la spinta emotiva. Quella c’è sempre, che si compri una cicca o una villa con piscina. Che vi piaccia o no, che ci crediate o no :).

    P.S.: le motivazioni “razionali” vengono “tirate fuori” dopo l’acquisto, perché c’è l’impellente necessità di giustificare con la logica la spesa effettuata.

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  • Taglia io ho scritto “spesso” non ho scritto “sempre” 🙂 A questo va aggiunto che andrebbe ben definito il significato di “perdere tempo”. Se io perdo tempo quando non sono impegnato a lavoro e mi dedico a cose più futili, allora acquisto tutto proprio mentre sto perdendo tempo sia online sia offline.

    Poi si continua a parlare di Facebook in maniera superficiale senza comprendere che Facebook non è nè la paginetta fan nè il profilo privato, ma più di ogni altra cosa è il grafo sociale (che sembra voglia creare anche Google con il suo +1 e di certo non è un caso: http://www.facebookstrategy.it/articolo/125/Google-crea-il-suo-Social-Graph.aspx ).

    Quindi che piaccia o no Facebook non è neanche lontanamente paragonabile a nessun social network esistente a prescindere che possa stare simpatico o meno.

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  • straquoto il taglia! compriamo allo stesso modo online! come penso facciano la stragrande dei consumatori!
    Per fare un esempio concreto:
    Gestisco un blog sulla tecnologia e la gente che vuole comprare questi prodotti non compra proprio per niente per impulso nei vari siti online dove vendono cellulari e optional….
    in tanti mi chiedono consigli prima di comprare gli smartphone o accessori e mi chiedono pareri e in alcuni casi su certi prodotti ne sanno anche più di me proprio perchè si sono già informati da altre parti…etc. etc…

    Riferito alle piccole realtà come i blog che citava Ilaria… sinceramente non vedo un gran ritorno in termini di visite da parte di Facebook ad esempio usando i vari plug-in di condivisione… e con l’ultima possibilità di installare Facebook insights sul proprio blog, hanno confermato molto i dati di Analytics! Un sacco di impression su facebook, ma poche azioni di ritorno! non mi riferisco a campagne su Facebook, ma semplicemente usando plug-in di condivisione….

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  • Ho capito!!! Non è che non ho capito!!! L’ho anche scrittoooo!!!! Ribadisco: non sono convinta che ci siano tutte queste differenze, anzi!!! Se il processo emotivo/ipnotico è partito, fai qualsiasi cosa per pagare, sicuro! Questo è come la penso io ed è confermato da molti, molti studi. Oltre che dal successo di un’infinità di prodotti che si vendono online, di cui, ti assicuro TUTTI possono fare senza.
    Credo che il discorso sia molto piu’ complesso e un po’ difficile da approfondire attraverso lo scambio di commenti, ti faccio notare per esempio che se hai un account Paypal, fai due click e compri, che è molto piu’ d’impulso che stare le mezz’ore in coda al supermercato o all’IKEA – mi dirai che la coda all’IKEA non ti scoraggia? (“tu” impersonale) – e su Amazon io ho addirittura l’opzione “paga con un click” – e infatti una volta ho comprato 2 copie dello stesso libro per errore. E poi non tocchi il denaro… Sai quante sensazioni negative ci sono legate al maneggiare denaro, che farebbero passare la voglia di acquistare?
    No no no, ripensandoci: online tutto è ancora piu’ forte e potente.

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    • Allora sono il tipico caso differente dalla massa 🙂

      D’altra parte, se proprio devo dirla tutta, mi diverto molto di più in tutte le (lunghissime) fasi precedenti all’acquisto, che dopo aver comprato il prodotto 😉

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  • @ Sicuro Taglia? Mai mai mai? Compri SEMPRE TUTTO in quel modo? Faccio presente che numerose teorie dimostrano che l’acquisto avviene sempre per ragioni emotive, seppure con modalità diverse: il dentifricio si compra d'”impulso”, l’auto dopo aver considerato vari aspetti, ma la motivazione è sempre emotiva (cito come fonte “a clado” “Neuromarketing”, ma non è la sola, questo è un dato assodato del marketing). Vi sono ragioni che sostengono queste teorie anche nelle modalità di funzionamento della mente umana (si pensi ai processi ipnotici in cui si entra naturalmente e in cui si viene indotti dalle varie modalità di comunicazione).
    Mi rendo conto che si debbano fare delle distinzioni fra online e offline, ma nemmeno troppo. Io sono convinta che acquistare rientri, per il consumatore del nostro mondo nella vasta area dell'”entertainment” e questo vale offline e online, in ugual misura.
    Direi che propendo – molto – per quanto scrive Alessandro Sportelli.

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    • Ilaria, come ho “grassettato”, sto parlando di acquisti online, non offline 🙂

      Posso comprare un oggetto d’impulso sullo scaffale di un supermercato, ma certamente non online (quando magari devo estrarre la carta di credito e scriverla dentro un form… e lì vedi come ti passa l’impulso! 😀 ).

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  • Interessante il post e interessanti i commenti: da una parte dissipano qualche dubbio “atroce” 😉 riguardo l’utilità di un certo tipo di comunicazione, dall’altra ne fanno sorgere altri.
    Quello che mi interessa capire – pro domo mea – è la differenza che passa tra usare certi strumenti – Facebook su tutti – da parte delle grandi aziende e, invece, da parte di piccole realtà come potrebbe essere un blog personale.
    Cioè: probabilmente quello che vale per le une vale al contrario per le altre. O no?

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  • In completa controtendenza sto curando una nuova start-up di un sito di e-commerce ebbene nonostante sia posizionato bene (4 risultato nelle serp) sulle keywords migliori inerente alla nicchia di questo sito, ho avuto un riscontro altamente maggiore sui risultati.

    Vi lascio uno spunto su cui da discutere:

    E se il social marketing avesse più effetto su un audience femminile?

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  • p.s. la gente acquista spesso proprio mentre sta “perdendo tempo”.

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    • Alessandro, hai qualche studio che dimostra che “la gente acquista (ovviamente online) spesso proprio mentre sta “perdendo tempo”?

      Perché a me non è MAI capito di acquistare mentre sto perdendo tempo, anzi… mi metto a cercare il prodotto, faccio confronti di prezzo, mi documento sulle caratteristiche, leggo pareri, ci penso su… tutto il contrario dell’acquisto casuale.

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  • Mi piace ripeterlo… Facebook non è il paese dei balocchi e non rende più belli i prodotti, più fighe le aziende e più buoni i concorrenti. Fino a quando non lo si approccia con cognizione di causa si è destinati a fallire… soprattutto se lo si considera come strategia a sè stante (ben venga quindi l’integrazione ragionata nel piano di web marketing).

    Altro errore di valutazione… il “virale”. C’è la tendenza ad associare il social al virale dimenticando che se di virale c’è solo lo “spot” e non il prodotto/servizio stesso si sta probabilmente perdendo tempo e denaro. Come ben dice il tizio nel suo post, il virale fine a se stesso serve solo ad attirare l’attenzione… il bello viene dopo.

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  • Che Facebook (e i social network in generale) stiano scollinando la “curva di Hype”: dal ‘picco dell’infatuazione’ alla ‘gola della disillusione’? 🙂

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  • Ma i social network cosa sono? A me quando ci penso mi viene sempre in mente la risposta che dava il grande G. Fabris, cioè “comunità territoriali rivisitate” ( sto semplificando molto). Tribù e community dove si solidarizza su una marca, e gli user condividono esperienze… io ritengo che in questi spazi l’impresa debba entrare in punta di piedi per potenziare il suo ascolto del cliente e incrementare la relazione, ma senza strafare. Si va più per imparare, insomma, che dettare le regole del gioco, a meno di non essere molto bravi…
    Gli effetti di una campagna social poi andrebbero misurati, secondo me, nel medio lungo periodo, per valutarne davvero l’utilità..cmq sono d’accordissimo con tutto l’articolo.

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  • Credo che la causa di molti “fallimenti” del social media marketing la sua applicazione a realtà che non vi si adattano. Come si mette in chiaro in questo post, l’azienda deve essere social, o almeno possedere un potenziale lato social. Altrimenti, malgrado l’euforia legata a questi nuovi media, il social media marketing non funzionerà. Difficile, in linea di massima, promuovere una fabbrica di serramenti sui social, molto meglio una libreria. Comunque, l’idea per tirare fuori il lato social da una realtà che a prima vista non sembra averne, talvolta si può trovare (“will it blend” docet).

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  • Appoggiarsi puramente sui Social Network, e farlo senza criterio e senza apertura mentale alla conversazione e discussione con i fan, follower che siano, è un limite e dimostra di non sapere sfruttare al meglio le nuove tecnologie di marketing..

    E’ vero secondo me che il Social Media Marketing da solo non può generare automaticamente profitti, più che altro può contribuire a costruire relazioni con potenziali clienti ed investitorie e nel tempo dare risultati positivi anche in termini di immagine – online identity.

    Piuttosto, credo che la giusta direzione verso la quale andare, siano le community all’interno del sito, il blog per dar voce alla filosofia all’azienda, e siti creati con la logica web 2.0 che avvicinano ancora di più le persone alle aziende.. questa è una strada che probabilmente può andare in direzione di maggiori vendite..

    In ogni caso non bisogna dimenticare che la congiuntura economica ha colpito il mondo intero e che non è ancora passata.. penso che sia un dato da non sottovalutare prima di programmare qualsiasi campagna promozionale..
    Valentina

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  • Completamente in linea con quello che affermi nel post. I brand che ritengono, erroneamente, di avere un ROI a breve termine approcciando per la prima volta i Social Media, si sbagliano di grosso. Molto spesso vedo brand che approcciano la loro presenza su queste “piattaforme” in un’ottica di planning dei contenuti, non considerando che sono degli ambienti sociali in cui la relazione è fondamentale. Se quest’ultima è l’elemento discriminante, va da sè che frequentare questi ambienti è molto delicato, ed il ritorno commerciale è sospostato molto in là nel tempo. La mia personale esperienza abbraccia un arco temporale di 4 anni prima mi poter dare un numero al ROI. Negli ultimi miei due post (il primo http://www.drwho.it/2011/03/26/roi-is-changed/) ed il secondo (http://www.drwho.it/2011/04/01/roi-how-to-get-it/) propongo un approccio per percorrere quella che definisco la “long way”. Ridurre l’orizzonte di osservazione a soli due semestri, mi sembra veramente miope.

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  • “per alimentare il rapporto e il dialogo. si deve dialogare, pena il silenzio e l’incomprensione”… ecco per alimentare il dialogo, ahimè, l’azienda deve implementare procedure e acquisire il know how adatto per perseguire il dialogo dai social che potrebbe poi rivelarsi un mezzo per acquisire nuovi clienti…

    Il problema che noto è che spesso le aziende (turistiche ad esempio) credono che affidandosi solo ai consulenti, sia possibile realizzare tutto ciò senza capire che occorre innanzitutto curare in prima eprsona questo tipo di comunicazione (sia per i rapporti interpersonali, sia per l’organizzazione dei lastminute/offerte)… Forse la mia visiione è troppo lanciata sul turistico però, nella mia piccola realtà, ho potuto osservare proprio questo…

    Quando non si riesce a creare questo tipo di rapporto, che definirei “COMPLICITA'”, estendendolo, oltre al mero interesse ad acquisire dei clienti, alla possibilità – non di acquisire – ma condividere e favorire UGC… l’implementazione dei social in azienda e sui suoi riferimenti ufficiali diventa molto simile ai tanto decantati cd con vetrinetta e sito web che andavano tanto di voga qualke decennio fa…

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  • Sono d’accordo in pieno con questo articolo.
    Per le aziende una campagna sui Social Media significa ridefinire i propri messaggi in un’ottica Social,quindi aprire un canale tra Azienda e Cliente.
    Se poi come giustamente detto l’azienda invita a conversare ma poi non interviene,viene meno proprio l’essenza dei Social Network ovvero la partecipazione.
    Non sono d’accordo invece con il commento di @Guida Di Praga che dice che su Fb si va solo per perdere tempo.
    FB utilizzato insieme ad un buon sito,un buon blog e un’efficace strategia di web marketing puo’ dare ottimi risultati sia per la targettizzazione molto precisa dei messaggi che l’azienda vuole lanciare sia,come sottolineato dal tagliaerbe nell’articolo,per la sua natura di amplificatore degli stessi.
    E’ chiaro che senza una precedente strategia di online marketing,senza un buon sito,senza una presenza sui motori di ricerca (leggi SEO) ma solo e soltanto con un abbozzata pagina fan su facebook mai aggiornata,con poche discussioni e senza la minima presenza dell’azienda pronta ad accendere le conversazioni o mettersi in gioco,il marketing social dell’azienda si puo’ rivelare solo una perdita di tempo.

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  • Credo che come spesso accade si carichino tutte le novità di esagerate aspettattive, per poi restare delusi, è evidente che il social è uno strumento in più nel mix delle attività di maktg, uno strumento che sta acquisendo importanza e sempre più ampia diffusione. Proprio la crescente diffusione lo rende più difficile e impegnativo in termini di gestione, non è uno strumento di comunicazione uni-direzionale, ma interattivo e questo nella gestione è una priorità da non dimenticare. Come per andare in bicicletta si deve pedalare, per alimentare il rapporto e il dialogo. Si deve dialogare, pena il silenzio e l’incomprensione. Al di là di tutte le possibili strategie e tattiche di marketing. Nella semplicità è il nuovo futuro.

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  • Sono d’accordo, in particolar modo con il secondo punto. Buttare soldi nel social marketing senza avere già una consolidata esperienza nel settore del marketing online nella speranza di aver trovato un magico canale di pubblicizzazione è senza dubbio la via più diretta al fallimento delle proprie campagne. Anche perché, se rimane sempre vero il famoso detto “content is king”, di certo i social media non adempieranno a tale dettame. Cosa che, invece, potrebbe essere fatta invece da un buon sito e da un buon corporate blog.

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  • Una grandissima pianificazione strategica ma soprattutto, come già si diceva nel post, una forte implementazione dei social da parte del personale interno all’azienda che andrà a sviuluppare il discorso social: è+ impensabile riuscire a vendere camere, ad esempio, senza che lo staff non abbia dimestichezza dei sistemi e delle logiche che sono nel social che viene utilizzato… Ecco in questo senso se l’azienda è già social, allora può essere proficuo attivare una campagna social… se invece l’azienda pensa di esternalizzare un servizio di social media e rimanerne estranea e dio raccoglierne i semplici frutti… bhè forse prenderà qualke vantaggio SEO perdendosi gran parte della funzione fondamentale, il contatto diretto coi prospect…

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  • I Social media sono una tendenza troppo recente e rivoluzionaria perché sia già stato definito un metodo per prevedere il ritorno sull’investimento futuro. E’ vero c’è sicuramente un hype sui Social. Ma e’ sui Social che nel futuro le aziende concentreranno le loro attività perché il costo contatto ed il livello di interazione diretta degli utenti sono molto migliori rispetto a molte altre forme di comunicazione. Gli investimenti sui Social non potranno che aumentare.

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  • Le tecnologie possono essere solo degli acceleratori alla crescita dell’azienda e mai la soluzione ai problemi della stessa.

    Buona giornata a tutti

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  • Seguo il blog da tanto tempo ma non mi sono mai inserito nella discussione. Invece questo articolo mi ha spinto a dire la mia. Non ero mai un amante dei Social Media Marketing per i siti commerciali. Questo soprattutto perche FB ed altri mi sembrano come sistemi per passare il tempo ma sicuramente non per cercare informazioni ed acquistare … cioe dal mio punto di vista uno s’attacca al FB giusto perche non ha altro da fare.

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  • La bolla è l’immagine ideale per questo articolo! Penso a chi in questi anni ha strutturato il proprio business solamente sul posizionamento e penso a quelli che ora concentrano tutte le risorse sui social.

    Sono del parere che spesso il web marketing venga gestito dai più senza alcuna base di marketing tradizionale. Così lo strumento che rende di più diventa l’unico strumento utilizzato.

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  • Completamente d’accordo che si debba vedere il social come una parte integrante della strategia, ed anche esplorativa se abbiamo la possibilità di spalmare una parte del budget nella sperimentazione per vedere se porta davvero qualcosa al nostro business.

    Sempre mettere al centro le cose che già funzionano e non lasciarci incantare dalla tendenza del momento, magari perdendo di vista le cose che appunto già funzionavano! 🙂

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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