Si può vivere di solo blog?

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Anzi, riformulo meglio la domanda: “è possibile guadagnare abbastanza per mollare il lavoro, e vivere e mantenersi solo bloggando?”.
Probabilmente no, ma prima di andare nei commenti a scrivere “non è vero, guadagnare con un blog è possibile!”, lasciatemi spiegare le motivazioni.
In Italia, ci sono sicuramente persone che guadagnano con un blog.
Però va chiarito:

  1. quanti sono
  2. quanto guadagnano (anzi, sarebbe meglio dire quanto gli rimane in tasca DAVVERO al netto delle tasse)
  3. sono blogger o no?

Procediamo per punti.

Quanti sono
In questo istante, di persone che guadagnano TANTO, mi vengono in mente Robin Good e Geekissimo. Non ne conosco altri.

Quanto guadagnano
Robin Good mi ha detto di fare circa 20.000 euro/mese, Geekissimo mi ha detto di guadagnare abbastanza bene per mantenersi a Roma, pagare le spese degli articolisti, tasse, connessione internet, bollette e ufficio.

Sono blogger o no?
Robin Good è un editore indipendente con un network di siti multilingua; Geekissimo potrebbe essere un buon esempio, ma credo che punti anch’egli al nanopublishing; insomma, in entrambi i casi non stiamo parlando del singolo blogger che scrive sul suo singolo blog. Parliamo di professionisti con una rete di collaboratori e di siti.

4 motivi che impediscono di campare di solo blog

A parte quanto ho già esposto in Perchè non farai mai i soldi col tuo blog, ci sono 4 grossi problemi che limitano fortemente i (pro)blogger italiani:

  1. la lingua
    Scrivere in italiano riduce notevolmente la propria audience: meglio sicuramente puntare all’inglese (e, in prospettiva futura, magari al cinese :-)).
  2. la pressione fiscale
    In Italia le tasse si portano via circa il 50% di quello che guadagnamo. In altri paesi, probabilmente, molto meno. Ecco spiegato perchè Leo Babauta riesce a fare il problogger a tempo pieno e a mantenere 6 figli: abita a Guam (isola dell’arcipelago delle Marianne).
  3. la pubblicità
    In Italia siam tutti “adagiati” su Google AdSense. La maggior parte di siti e blog espongono esclusivamente annunci contestuali di AdSense, e vivono unicamente di quello. E per chi viene bannato da AdSense son dolori: senza alternative serie, significa la fine del business.
  4. la mentalità
    Questo è il vero punto dolente. L’italica propensione al posto fisso, magari statale, è agli antipodi del concetto di rischio imprenditoriale.
    Se poi il mettersi in proprio vuol dire farlo in un settore avventuroso e pionieristico (come viene ancora oggi considerato il web), capite bene che spesso viene preferito il lavoro sicuro (che NON esiste più da anni, svegliatevi!) dalla libera professione. Chi vi sta scrivendo ha aperto la sua prima partita IVA 13 anni fa, per (indovinate un pò?) vendere abbonamenti internet dial-up… 😉

Concludendo

Come scrissi a suo tempo nei 10 benefici di un blog, grazie al blog potreste riuscire ad ottenere qualche buona proposta di lavoro e a creare un’ottima rete di contatti.
Mi vengono in mente personaggi come Luca Conti e Tiziano Fogliata, bravissimi blogger e comunicatori, che credo si guadagnino da vivere facendo enne altre cose (oltre a bloggare).
Oppure, con un grosso impegno, potete pensare di arrotondare, di guadagnare qualche centinaio di euro al mese, ma probabilmente non uno stipendio stabile (nel tempo) in grado di mantenere voi stessi e famiglia.
Insomma: si può vivere di solo blog? probabilmente no, o meglio (come cantava Morandi) “uno su mille ce la fa”.
Vogliamo continuare ad illudere gli altri 999?

Autore
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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22 Comments

  • Con il blog, dove ho annunci adsense guadagno 4500 euro all’anno, ma secondo voi devo aprire la partita Iva?

    Reply
  • Sono precario nella pubblica amministrazione e da dicembre sarò disoccupato (uno dei fortunati rispetto a tanti altri), per farla breve mi sto dando all’attività sul web. Per ora ho pochi guadagni, ma ho iniziato 10 giorni fa. Un blog non da la possibilità di vivere? Probabilmente no con adsence, probabilmente no in italiano! ma perchè uno? In america o in altri paesi c’è gente che vive grazie a click di altri, grazie ai loro acquisti alle loro speranza… il segreto? Piccoli “pozzi di petrolio” cioè la tecnica del 100 lì 200 lì 50 là altri 300 lì e le probabilità di guadagnare aumentano. Io con bux.to guadagno 5 $ al giorni, pochi vero? ma son solo 10 giorni… se per un paio di mesi rinvestirò tutto guadagnerò buone cifre senza fare niente! Per quanto riguarda le tasse trovo scandaloso dover pagare in italia per qualcosa che non viene prodotto in italia, che è su server americani, con soldi americani e pagato da società americane, su conti americani, con carta di credito americana. Semplicemente perchè vivo in Italia. Quell’Italia che mi sta dando un bel calcio nel c…o! Ho una grande fortuna però che se dovrò pagare il 50% di tasse e guadagnerò quello che spero (parliamo di cifre di tutto rispetto) non ho nessun problema a prendere la residenza in un Paese più civile! Considera solo che per togliere qualunque distacco con l’italia sto pensando di produrre solo siti web in inglese. Se guadagnerò veramente molto giuro che non paghero 1 € di tasse e che passino pure 10 anni di causa… anche perchè poi pagando in america non pago le tasse di quello che compro e quindi non detrarrei niente… quindi investo 20 e guadagno 20 devo dare 10 euro di tasse? MA SIAMO PAZZI!!!!

    Reply
  • Seguirò allora questo tuo test.

    Problogging.it è ancora all’inizio, per quanto mi riguarda, ma studierò anche io qualcosa di simile per il futuro. Anche perché credo che qualcosa di buono si può fare.

    Reply
  • Antonio, non so se è possibile, ma probabilmente sarà un test che farò col TagliaBlog (non appena sarà pronta la nuova grafica) 😉

    Reply
  • Ciao a tutti, ciao Tagliaerbe.
    Commento per la prima volta qui, nel tuo blog, perché ho scritto un post linkando proprio questo tuo post e un altro della stessa “serie”.

    L’argomento è interessante. Ma c’è un altro punto che mi permetto di aggiungere dopo aver letto i commenti precedenti. I blogger americani, per esempio, ma non solo, ottengono la gran parte delle loro entrate dagli spazi pubblicitari messi in vendita privatamente. Giusto qualche giorno fa, John Chow ha comunicato i suoi guadagni di gennaio. Ebbene, dei 30000 dollari guadagnati (30000!), più della metà è dovuta alla pubblicità (piccoli banner 125X125, text link e altro) privata. Molto altro lo ottiene da Kontera, Text Link Ads e altri sistemi. Fino a quell’incredibile totale.
    Questo si ricollega a quanto dicevi tu, Davide, nel post. Introdurre questo tipo di sponsorizzazioni consente ai blogger seri di sdoganarsi da Adsense (con i vantaggi che ne conseguono: molti, secondo me) e costruirsi da soli discreti guadagni.
    Vi chiedo, a questo punto, se secondo voi è possibile intraprendere in Italia una strada simile.

    Ciao, e scusate per il commento forse troppo lungo.

    Antonio

    Reply
  • Accessi per Sistema Operativo negli ultimi 30 giorni sul mio sito…

    1. Windows 84,12%
    2. Macintosh 14,04%
    3. Linux 0,85%
    4. iPhone 0,44%
    5. iPod 0,20%
    6. SymbianOS 0,14%
    7. (not set) 0,11%
    8. Playstation 3 0,04%
    9. Playstation Portable 0,04%
    10. SunOS 0,01%

    Tra iPhone, iPod Touch, Symbian e Playstation Portable, Windows Mobile arrivo al 0,92% il tema del sito è l’iPhone però, per un sito non così tematico credo che sia difficile raggiungere uno 0,5% da dispositivi mobile.

    Reply
  • Francesco, per me il blog è una fonte di divertimento, non di guadagno 🙂
    Comunque si, ricomincerei, magari partendo da WordPress però (invece che con Blogger/Blogspot) 😉

    Reply
  • Anche io penso che vivere di solo blog in Italia sia davvero difficile.
    Io non potrei viverci, forse uno studente potrebbe.
    Ma se riportiamo le statistiche, negli Stati Uniti le cose non cambiano. Infatti solo il 2% dei blogger riescono ad ottenere uno stipendio dal loro blog.
    La verita’ a parer mio e’ che si puo’ riuscire a guadagnare con un blog ma ci riescono in pochi.
    Provarci, crederci, sperarci, non e’ sbagliato. Io ricomincerai immediatamente. E rifarei tutto quello che ho fatto.
    E tu Tagliaerbe? Ricominceresti?

    Francesco

    Reply
  • La questione lingua è fondamentale.
    Forse viene leggermente bypassata con i traduttori di siti, anche se rendono uno scritto inadeguatamente ridicolo per errori banali di traduzione (Masque legge – Masque law, strappa una risata amara).
    Ma se il lettore rimane cosciente di questo limite potrebbe anche gustarsi ugualmente lo scritto.

    Il problema di AdSense è un altro paio di maniche, perchè, per ora non c’è una grande concorrenza, e chiunque offra un servizio simile punta solo su blogger di medio/alto livello (ovvero chi ha migliaia di visite al giorno)

    Ora, anche a me(come penso a tutti) piacerebbe guadagnarci 2 lire col blog, ma è la lotta sta diventando abbastanza spietata, perchè è facile per tutti aprire il blog, e anche perchè solo ora (sopratutto noi italiani) stiamo uscendo dalla concezione che il blog è una robettina da mocciosetti.

    Bloggare sta diventando un vero e proprio lavoro, non retribuito!

    Basta solo fare un esempio concreto.

    Guardate OkNotizie (o qualsiasi aggregatore famoso).
    Per poter emergere, e riuscir a far andare la propria notizia in home bisogna passare tantissimo tempo a guardare le notizie degli altri, a commentarle, a partecipare attivamente alle discussioni.
    A farsi pubblicità insomma, in maniera tale da farsi conoscere e attirare gente a leggere le proprie news, che votate finiscono in home e portano quindi visite a valanga al proprio blog.

    Ma questa è ancora solo gavetta, perchè non basta ancora avvicinarsi all’idea di guadagno.

    Scusate per il lungo commento, ma l’argomento è molto interessante e degno di discussione.

    Reply
  • Non avendo adsense sto in mano a DSNR, il problema è che pasticcia troppo con gli annunci non sempre mostrando i banner rivolti ad un pubblico italiano. Però in alcuni blog mi genera degli eCpm mostruosi, naturalmente traffico internazionale. Dagli emirati arabi ho un eCpm di 20 euro, peccato che le pagine viste da questo paese siano poche centinaia a settimana. Buono anche l’ecpm italiano circa 6. Quello USA scende a 3.
    A mio avviso bisogna puntare su paesi emergenti, ormai quelli più “navigati” sanno distinguere una pubblicità dal resto dei contenuti. Diciamoci la verità il principale problema è questo, noi le clicchiamo?? MMM non credo.. le evitiamo sempre come la peste, almeno io sono così.

    Reply
  • guarda 10miala €uro all’anno…si è sotto la soglia di povertà se devi pagare affitto e bollette e tutto il resto…

    Reply
  • Mah… quello della pressione fiscale per me è un falso mito e problema. Se si hanno dei redditi bassi (sotto i 12-10 mila euro) – attenzione, parlo di redditi e non di ricavi – per un autonomo o piccolo imprenditore la pressione fiscale è molto bassa… alla fine paghi l’INPS (e credo che sia nel proprio interesse quello di garantirsi almeno un minimo di pensione), paghi poco o niente di IRPEF, nulla di IRAP, etc…
    Se superi i 25-30 mila euro ecco che comincia a pagare più o meno come un dipendente (55-60%), ma allora ci può stare, credo, nella situazione attuale.
    Quanto al poterci vivere, sembra dura anche a me; io mi sono “buttato” da un anno e più nello sviluppo di alcuni progetti (come parte marginale della mia attività), ma per avere risultati per me è imprescindibile investire. Senza investimenti per me non riesci a sviluppare il tutto, e non è nemmeno detto che gli investimenti siano sempre azzeccati.
    E’ facile poi scoraggiarsi, quando i risultati non ci sono, o AdSense fa le bizze e ti mette tra i lebbrosi dello smart pricing

    Reply
  • Beh, dai… tu da quanto blogghi? John Chow ha iniziato con TTZ ai tempi delle dot com (1999/2000), se mentre aspertt il colpo grosso il blog ti aiuta in altri modi oppure ci fai quel po’ per toglierti qualche sfizio e aiutare a pagare il mutuo, posso starci. Bloggare in inglese potrebbe esseere una soluzione, ma come dice giustamente Riccardo c’è troppa concorrenza. Il mercato in spagnolo sapete come va?

    Reply
  • Argomento interessante e che, come vedo, porta tanti commenti.

    Dici, perchè in Italia non è possibile mantenersi facendo il blogger ?

    Credo un po per tutti i motivi che hai detto ma, sopratutto, per la platea di riferimento assai limitata in ragione della lingua.

    Ciao

    Reply
  • Non e’ detto che l’evoluzione italiana segua quella americana. Puo’ succedere che il fenomeno Blog in Italia non superi una certa soglia e che venga, per esempio, rimpiazzato in fretta da micro-blog, twitters ed altre forme di editoria.

    Vivere bloggando in Italia secondo me ancora non e’ possibile. E’ invece ipotizzabile il fatto di utilizzare il Blog come uno strumento indispensabile per allargare i propri contatti, cosa fondamentale per qualsiasi tipo di attivita’ lavorativa.

    Reply
  • Beh, se riesci a postare per 5-10 anni di fila senza prendere un euro, se non guadagni bene sicuramente sei da ammirare almeno per la costanza 😀

    Reply
  • Se l’Italia sta 5-10 anni dietro gli USA, credi sia possibile tra 5-10 anni vivere di solo blog scrivendo in italiano? E in quel caso noi che abbiamo iniziato almeno 5-10 anni prima, potremmo guadagnare bene?

    In quanto alle tasse io sto a casa di Zapatero…

    Reply
  • Riguardo alla lingua, il lato negativo dello scrivere in inglese è che la concorrenza aumenta notevolmente… siamo sicuri che alla fine convenga?

    Ciao,
    Riccardo Salmo69

    Reply
  • Ciao Tagliaerbe, penso che la vera questione sia il CPM degli annunci italiani. Ci sono siti in Italia che con oltre 3 milioni di pagine viste al mese non riescono a superare i 2.000 dollari!!! Una vera miseria se si considera il cambio poco favorevole con il dollaro e la vergognosa pressione fiscale. Sarebbe da chiedere a Robin Good la differenza tra il CPM della parte italiana e quella della parte inglese

    Reply
  • Beh guarda, fintanto che continueremo ad avere il nostro socio invisibile che si fotte il 50% di tasse non ci campi manco con la libera professione, a meno che ovviamente non fare cose poco ortodosse per la legge italiana.

    Ma tanto, siamo in Italia, caduto questo governo (con somma gioia di molti) ecco si prepara il nuovo branco di pecoroni pronti per andare a votare le solite figure.
    Stamattina mi è venuto veramente da sorridere poi leggendo le testate dei quotidiani, anzi del quotidiano in cui Berlusconi adesso ci riprova con 7 punti.
    Non è stato capace di rispettarne 5, figurarsi 7. Deve essere proprio malato di antagonismo.
    E peggio ancora sono gli italiani che ancora credono nella politica.

    Io ho smesso da anni … e dopo 10 di partita iva ho smesso di credere da anni nello scarpone in cui vivo. Ma con moglie e figlia a carico è difficile dire mollo tutto e vado in un altro paese.
    Sistemarti in un altro paese richiede almeno 6 mesi di startup … se fai il dipendente … e non è facile come si possa immaginare.
    Quindi continuaiamo tutti a credere a questi signorotti feudali … che faremo grandi passi … verso la retrocessione certa.

    L’Italia deve solo ringraziare che nell’era della sua conformazione geografica, lo stivale non s’è staccato dall’Europa per andare ad attaccarsi all’Africa, perchè quello è il posto che ci meritiamo. Nel terzo mondo.

    Reply
  • Bhe uno studente che arrotonda quelle cifre che dici tu…credo che abbia raggiunto il suo obiettivo.
    o almeno è quello che piacerebbe raggiungere a me se mi ci dovessi dedicare a tempo pieno.
    per ora sono “distratto” dall’università :p

    ciao 🙂

    Reply
  • visto la professionalita’ e la cura che dimostri, meriteresti di essere fra quei pochi…complimenti!

    Reply

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Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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