SEO e SMM… binari paralleli?

Il post di settima scorsa sullo shopping online, che mostrava i dati di un report in un certo senso favorevole ai motori di ricerca e sfavorevole ai social media, ha innescato una discussione nella quale sono emersi 2 schieramenti contrapposti: quello dei SEO specialist e quello dei Social Media Marketer.

E’ infatti curioso notare come il “mi piace” in coda all’articolo sia stato cliccato principalmente da personaggi che lavorano nella SEO – o anche che Andrea Cappello abbia ripreso l’indagine con una certa enfasi -, mentre chi è più spostato verso i social si è lasciato andare nei commenti a frasi piuttosto acide (una fra tutte, “la ricerca da te postata Taglia è davvero ridicola e palesemente viziata”).

Sia chiaro, a me non frega nulla di parteggiare per una fazione o per l’altra, per una persona o un’altra, ma ho 2 domandine da porre.

1. SEO e SMM non sono forse i 2 lati della stessa medaglia?

Molte agenzie e molti professionisti operanti nel web marketing si sono in fretta e furia riconvertiti al social media marketing, non appena si è capito che il vento tirava in quella direzione.

E d’altra parte il cliente finale un po’ ama le mode, un po’ vuole visite e traffico. E non credo gli importi molto se gli utenti/prospect/contatti gli arrivano da Google piuttosto che Facebook, da Bing piuttosto che Twitter.

2. La SEO è misurabile, perché il SMM no (o non così bene)?

Odio ripetermi, ma questo è il punto cruciale.

Per anni il web è stato sinonimo di estrema misurabilità. Sui siti web si misurano e analizzano gli accessi e i percorsi degli utenti, nel campo della pubblicità le impression e il CTR, nella SEO si misurano tutti questi dati mescolandoli con tanti altri (posizione della pagina nel motori, quantità/qualità dei link, fluttuazione dei competitor…) con lo scopo finale di incrementare il business del cliente.

E nel Social Media Marketing? Lì troverai chi ti parla di “conversazioni”, chi ti dice che bisogna stabilire l’“engagement”, chi afferma che bisogna andare dove ci sono gli “influencer” o gli “opinion leader”. E a me sta roba fa girare parecchio i maroni.

Perché la stessa persona che spende 1 euro in SEO o in una campagna PPC poi spacca il capello in 4, pretendendo report ultradettagliati e ROI istantaneo, mentre se spende lo stesso euro in SMM gli bastano un po’ di fan/follower (tarocchi), e qualche discussione (finta) creata dall’ambassador di turno su qualche sito per essere felice e contento?

In un report c’è un foglio excel con dentro numeri al centesimo, e nell’altro le slide con lo screenshot della Fan Page di Facebook, di un po’ post pagati su qualche blog “autorevole” e magari dell’infiltration nei commenti di qualche forum?

Spiegami sta roba, perché proprio non la capisco…

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44 Comments

  • Ciao e Complimenti per il post..osservazioni precise a mio parere, concordo pienamente con il fatto che molte agenzie/ operatori del settore hanno incluso nel ventaglio dell’offerta il SMM perchè è “quello che tira” adesso.
    Certamente c’è un approccio differente e qui sta nell’onesta di chi vende..ha ha a..per una campagna PPC..o un’attività SEO si può prevedere, stimare, tempi e fattibilità delle attività, cosa che con i social media diventa un po’ più difficile in quanto a priori non si puo sapere quante persone parleranno del tuo prodotto ad esempio..a maggior ragione se non vendi commenti (infiltration) a “CPM”!! 😀
    Penso che sia la SEO/SEM ecc.. e il SMM devono essere parte di un media mix, di una piano di comunicazione integrato dove ogni attività ha scopi ben precisi e tecniche adatte per raggiungerli.

  • Massi dai un po’ di trollaggio non ci sta male.

    SMM è marketing, e come tale appartiene alle “scienze umanistiche”.

    Sono scienze umanistiche quelle in cui, puoi dire una cosa e il suo esatto contrario ed essere ugualmente creduto ed accettato.

    E’ un ossimoro definirle scienze, perché la “scienza” propriamente detta è una sola, e ammette una sola verità, mai una verità e il suo opposto contemporaneamente.

    Questo accade perché nelle scienze umanistiche si gioca con le parole (immagini ecc), e sopratutto con le suggestioni che esse provocano nella parte irrazionale del cervello.

    “Chi fa da se fa per tre” e “L’unione fa la forza” sono affermazioni opposte a cui tanti comunque credono.

    SEO invece è tecnica, e quindi è parte della scienza.

    SEO e marketing trovano un terreno di incontro nel copywriting, anzi di scontro.

    Il testo del SEO recita:

    Se vuoi comprare una casa vacanze, o una casa al mare, oppure un appartamento sardegna (monolocali, bilocali, trilocali, quadrilocali, cinquina e loft), il sito Casa-Vacanze-Sardegna.it te li offre in vendita e in offerta a bassi prezzi, sconti, low cost, gratis e free.

    Il testo del webmarketer invece:

    Vuoi realizzare il sogno della tua vita e trascorrere ogni tua meritata vacanza in un posto da favola, e vivere in un lussuoso appartamento con vista mare?
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    Dopo lunghe lotte il SEO sembra cedere.
    Il webmarketer felice della vittoria si regala una vacanza tet-a-tet con Set Gudin, ed è qui che collegandosi da altro IP scopre il tiro mancino del SEO: l’ha fregato con il clocking!

    Per vendicarsi corre a sputtanare il nemico sui social network,
    dove “casualmente” ne incontra la fidanzata
    Comincia con un “ma che fantastica felpa di lana merinos!”, poi piano piano sfoggia le sue migliori balle per incantarla, ed infine se la porta su un materasso della eminflex.

    E’ per questo che i marketer stanno sempre su facebook.

    Guardatevi alle spalle, o meglio alle corna, colleghi SEO 😉

  • … torno ad aggiungere solo una cosa, per non essere frainteso.

    Ho scritto il commento senza nemmeno aver letto tutto l’articolo, mi ha scatenato il tema.

    L’ultima parte è uno scherzo, ovviamente.

    La prima è quello che penso, estremizzando solo il concetto.

    Che ognuno faccia il suo mestiere 🙂 però sono anche interessanti questi confronti.

  • Ciao Taglia…di do la mia opinione.

    Quando ti poni la domanda ” SEO e SMM non sono forse i 2 lati della stessa medaglia?” centri proprio il punto.
    Io penso che le reazioni un po’ acide (comprese le mie) son state causate dal fatto che hai comparato insieme 2 cose diverse, come fossero nello stesso lato della medaglia…per questo l’ovvio risultato da te ottenuto ha suscitato reazioni un po’ animate…

    Per quanto riguarda il discorso della misurabilità non mi trovi d’accordo, specialmente quando dici

    “Perché la stessa persona che spende 1 euro in SEO o in una campagna PPC poi spacca il capello in 4, pretendendo report ultradettagliati e ROI istantaneo, mentre se spende lo stesso euro in SMM gli bastano un po’ di fan/follower (tarocchi), e qualche discussione (finta) creata dall’ambassador di turno su qualche sito per essere felice e contento?”

    beh credo che sia una concetto molto riduttivo…sarebbe un po’ come dire che il SEO è mettere qualche bel title, i tag h1 con le keywords a modo etc etc… non sono esperto ma so che il SEO è molto di piu’. E anche il SMM è molto di piu’ che creare “conversazioni finte”.

    Dici che per anni il web è stato sinonimo di estrema misurabilità… nella mia opinione è stato sinonimo di FINTA estrema misurabilità. E anche oggi se ingaggiassi te (per esempio, giusto per capirci) per farmi una campagna SEO e Ale Sportelli per farmi una campagna su Facebook e la campagna avesse successo non saprei veramente a chi dare il merito…

    la devo dare al Taglia che mi ha fatto arrivare al posto giusto al momento giusto oppure ad Ale che forse ha generato la domanda o ha messo la persona nelle condizioni di fiducia giuste per poter poi effettivamente concludere le transazioni ?

    Non per fare pubblicità, chi segue quello che scrivo nei vari forum/blog sa come io sia categoricamente contrario a spam e marchette di tutti i tipi, ma sempre Ale Sportelli ha realizzato una guida molto interessante dove spiega in che modo un sito internet alimentato dal SEO ad esempio possa fondersi estremamente bene con un meccanismo di SMM ad esempio su facebook, aumentando anche la probabilità di avere uno straccio di misurabilità degli accessi che vengono da SITO a FACEBOOK e importante da FACEBOOK a SITO.

    La tanto decantata perfetta misurabilità NON esiste. Nel tuo caso puoi misurare con piò o meno precisione quanti accessi hai nel sito, le loro fonti etc etc … ma TU non sei blog.tagliaerbe.com … ma sei il Tagliaerbe o Davide. La misura delle tua popolorità à data da meccanismi social. Se io scrivendo “blog di webmarketing” casco nella tua pagina e mi iscrivo di chi è il merito ? di chi ha fatto il SEO del blog o di chi già in precedenza mi ha convinto della tua preparazione (io avevo sentito parlare di te prima di averti trovato su internet) ?

    Ma non puoi comparare due meccanismi che sono completamente diversi. dicendo che uno è meglio dell’altro. E’ un po’ come se compari una banana e un martello…dicendo che il primo è un frutto migliore 🙂

  • …o meglio è un po’ come se compari l’uovo e la gallina 🙂 dicendo che la gallina è un animale migliore dell’uovo 🙂

  • Mah…. Misurabilità, ci sono software per misurare il SMM in modo MOLTO accurato. Fare SMM è un CASINO, e io che faccio questo e quello mi accorgo che non possono, ad oggi, esistere da soli.

    Il metro di misura giusto è solo e soltanto uno: LE CONVERSIONI.

  • hahahah mi ha fatto morire il commento di Mik… il post invece pare la risposta di un bambino a un altro bambino a mo’ di litigio nel campetto di scuola. Senza offesa, eh! 😀

  • @Evil Ataru: senza offesa, ma non hai capito una mazza 🙂

    Siccome io nella vita non faccio né il SEO specialist, né il “Social Media Marketer”, mi pongo in posizione neutrale.

    Lo so che c’è gente che lavora bene anche nel SMM, così come ne esiste parecchia che lavora male nella SEO. Purtroppo però nel social ci sono più paroloni e concetti fumosi rispetto alla SEO, nonché (come ha evidenziato Mik) il concetto del “vale tutto e il contrario di tutto”. E a me sta roba non va giù.

    @igor: a tal proposito, se vuoi farmi un bel guest post su “Come misurare il SMM”, te lo ospito volentieri 😉

  • @taglia… bah che l’ambiente dell’SMM sia piu’ “fumoso” di quello della SEO non ne sarei cosi’ sicuro…
    Come giustamente dicevi c’e’ gente che lavora bene nel SEO e gente che lavora bene nel SMM … e secondo me e’ di QUESTE persone bisogna parlare. (ovvero non associare chi lavora male all’ambiente in cui opera)

    Anche nel SEO. i meno esperti, e anche i clienti stessi… collegano un qualcosa di molto distorto… “Voglio essere primo su Google…” una frase delirante di questo tipo non è nuova… cosi’ come non sono poche diffuse frasi da parte dei SEO del tipo “dammi 1000 euro e ti metto primo su google per 5 keywords (senza sapere nemmeno quali)…

    Per cui che dire… non son veramente sicuro quale sia l’ambiente piu’ limpido e transparente…

    Per quanto riguarda l’intervento di Igor penso intendesse che comunque anche azioni di SMM sono un pelo misurabili.

    Nel senso che se l’obiettivo di un SMM è quello di portare poi traffico al sito che avrebbe lo scopo di converitire (come dovrebbe essere) allora a seconda della fonte di traffico che ti trovi nel tuo programma di analitycs puoi PIU’ o MENO, ripeto PIU’ o MENO dare anche dei valori numerici alla tua campagna….per quello che valgono, almeno a livello di Trend.

  • @Skerozzo: sisi, di cialtronerie SEO se ne vedono a mazzi, ma facciamo un piccolo distinguo.

    Il concetto del “primo su Google per 5 keyword” è vecchio, sbagliato, pure “immorale” (a livello di vendita). Ma è MISURABILE. Nel senso che se il SEO (disonesto quanto vuoi) riesce a piazzare 5 inutili parole chiave in vetta ai motori, ha comunque fatto qualcosa che il cliente può verificare.

    Sull’altro lato, se parliamo sempre di persone disoneste, abbiamo invece la più completa “non misurabilità”: “ti faccio la Fan Page”, “ti faccio l’account Twitter”, “vedi che puoi conversare con i tuoi prospect?”, “guarda che bel branding che stai facendo!”… e poi? al cliente bastano un po’ di (più o meno) falsi like, retweet, fan e follower?

  • beh taglia… la misurabilità nel caso di truffa è uguale e identica.

    Il SEO disonesto dice “ti faccio arrivare 100.000 accessi al sito (che importa poi se di gente completamente non interessata)”

    Il SMM disonesto dice “Ti faccio arrivare 100.000 fans alla pagina (che importa poi se di gente completamente non interessata)”

    Entrambe le azioni sono tracciabili e numericamente quantificabili sia nel primo che nel secondo caso…ma è quantificare la fufa….

    Ora so già cosa starai pensando “ok Skerozzo sono d’accordo…pero’ con il SEO posso tracciare con esattezza se poi converto…con il SMM no”.

    almeno penso che tu stia ragionando in questi termini… beh ti do ragione al 50%… 🙂

    Questa tracciabilità SEO di cui parli…non è alla fin della fiera una metrica di visite provenienti esclusivamente dal traffico di motori di ricerca che ne sono il referral ?
    beh allora potresti dire che se il referral è una tua pagina facebook o un tuo account twitter puoi essere in grado di eseguire le stesse identiche statistiche che fai per un’azione SEO.

    Ovvero il fatto di tracciare un’azione SMM non è un delirio..o almeno non lo è completamente…

    Sempre mia opinione da non espertissimo del settore..

  • anche se poi ripeto… il fine ultimo del SMM non è la conversione che proviene direttamente da sè…. ma è creare le condizioni di aumento del branding. Per cui non puoi tracciare l’azione di conversione semplicemente perchè il social non è nato per creare un’azione di conversione che sia imputabile direttamente a lui…

  • @Skerozzo: …che poi è un gran controsenso.

    Intendo dire questo: in un’epoca di crisi, dove le aziende dovrebbero spendere oculatamente, in azioni di “ROI veloce” e solo in settori estremamente… misurabili 😀 , ecco invece che tolgono soldi (ad esempio) dall’advertising sul web (forse la cosa più misurabile che ci sia) per metterli sui social. Non trovi sia strano?

  • E’ il contesto che crea la misura: sulla luna in oggetto “pesa” meno che sulla terra.
    Google dà una classificazione di risultati: io posso dire sei primo, secondo, terzo. Anche il cliente può dirlo. Stessa cosa per gli accessi. Piaccia o non piaccia, è qualcosa di abbastanza oggettivo, è questione di numeri.
    Il social è più fuzzy: la gente non è classificata, la gente conversa, dice, carica foto, si appassiona e qualche volta si azzuffa. E’ questione di atmosfera.
    Ma è inutile credere che siano due lati della stessa medaglia: una medaglia ha un valore unico, da qualsiasi lato la si giri. SEO e SMM sono piuttosto due medaglie dello stesso valore ma di due paesi diversi: al cambio sono uguali ma poi conta anche dove e come le spendi.

  • non so… ti do la mia opinione.

    Azioni di ROI veloce ? uhhmm… esistono ancora ? non ne sono sicuro.

    Personalmente penso che l’immagine che hai messo all’inizio del post sia la piu’ chiara in assoluto. Penso che ormai SEO senza SMM è il nulla e SMM senza SEO…è ancora il nulla… la nostra azione di marketing in effetti è quel treno che viaggia sfruttando entrambi i binari. (che rappresentano l’uno il SEO e l’altro il SMM).

    Non c’e’ competizione fra le due cose ma complementarietà. Per questo non li si puo’ confrontare come hai fatto tu all’origine del post….

    Penso che se una persona volesse aprire un e-commerce e si posizionasse a meraviglia per un prodotto stra-cercato (ma si riesce ancora veramente a farlo senza spendere di piu’ di quello che si guadagna ?) e non sfruttasse la leva del social…sarebbe cmq spacciato…ne sono stra-convinto. E allo stesso modo sarebbe spacciato chi si volesse solo affidare ad un buzz generato ad esempio dalla straordinarietà del prodotto, senza curarsi di alimentare con il SEO il traffico necessario a spingere il motore, ad avviarlo costantemente.

    Se consideriamo la nostra azione di marketing come una bicicletta che va costantemente mi vengono in mente i due cerchi della catena… vedi ? non c’e’ solo un cerchio ma ce ne sono due…ciascuno fornisce potenza all’altro…è stato un’evoluzione delle prime biciclette dove si pedalava direttamente su una delle due ruote (e l’altra di muoveva per inerzia).

    Io la vedo cosi’….se dovessi destinare il mio budget pubblicitario ne riserverei una parte al SEO e una parte al SMM.

    Se fossi con l’acqua alla gola, stile “se non mi entrano soldi entro domani chiudo baracca”… farei un’azione di marketing con ADWORDS che garantisce risultati immediati (risultati…non risultati assolutamente positivi).

    Ora la questione è che non tutti sono disperati o con l’acqua alla gola per cui in questo contesto è giusto avvalersi anche di strategie di incremento dell’autorità del branding.

    Circa nello stesso piano è il famoso discorso pubblicità sulla Rete di Contenuti VS pubblicità sulla Rete di Ricerca… molti hanno liquidato la prima dicendo che “non produce conversioni”… dimenticandosi che però produce “branding” che è responsabile in ugual misura al successo di un’azienda.

    Concludendo il discorso se l’idea era “NON è giusto che ci siano SMM che promettono tramite la propria campagna di portare DOMANI soldi all’azienda” sono d’accordo con te al 100%.

    Un SMM onesto deve sempre dire che si tratta di una strategia a lungo termine, di aumento del branding e per questo meno tracciabile di un’azione SEO.

  • LOL

    forse la tua conclusione è un po’ riduttiva ma mi trova comunque molto d’accordo.

    Personalmente credo siano entrambe necessarie e complementari. Inutile fare un distinguo su cosa è meglio e cosa è peggio. E’ ancora presto, IMHO, per valutare le potenzialità del SMM e per vedere il declino (?) della SEO.

    Ad ogni modo, complimenti per il post.

  • @Taglia un guest post sul tuo blog? La proposta mi onora alquanto. Mi impegnerò per realizzare un contenuto completo ed interessante.

    L’unico vero problema è che le procedure sono descrivibili teoricamente perchè i software sono realizzati ad uso interno e non in commercio. In forma privata se vuoi posso darti i riferimenti di un’azienda che si occupa esclusivamente di questo tipo di analisi (e programmi).

    Anche io all’inizio ero convinto che fosse solo questione qualitativa, poi quando mi hanno esposto il “metro” del SMM ho detto “cavolo, è vero!”

  • @igor: se l’azienda non ha problemi a “mostrarsi in pubblico”, nel guest post puoi pure fare il nome, per me non ci sono problemi 🙂

    Rimango in attesa… (l’email al quale mandarle il pezzo è tagliaerbe [at] yahoo [dot] it)

  • Alcune considerazioni:
    il social media è giovane e fa “notizia”, ma un aumento della diffusione del brand è generalmente un aspetto positivo. Poi è ovvio che essendo agli albori non si può ancora dire “ok hai speso tot e hai ottenuto questo”. Ci si basa su strumenti esterni per misurarlo (esempio free socialmention.com) ma sono approssimazioni. Si arriverà a strumenti di misurazione precisi come google analytics, ma ci vuole tempo per questo.

    Chi crede che il seo sia solo cloacking dei contenuti e keyword stuffing, probabilmente non ha mai lavorato con _ditte_ ma continua a fare siti made for adsense o thin affiliate. Nessun problema, come seo specialist quando vedo queste tecniche applicate a miei clienti le faccio togliere. Se le vedo applicate a concorrenti dei clienti le segnalo all’antispam di google. Dopotutto in guerra e in seo tutto è lecito, no ? 😀

    “Roi istantaneo” so che è una iperbole, ma se qualche cliente davvero si aspetta dei risultati istantanei (meno di 2-3 mesi) nel campo del seo, la colpa non è del cliente o del seo, ma del commerciale che ha gestito la trattativa e che per chiudere l’accordo ha fatto la puttana con il cliente. Questa è la gente che rovina il mercato.

  • @Gareth: quando parlavo di “ROI istantaneo” mi riferivo più che altro al PPC 😉

  • Vi racconto una storiella dedicata a tutti i SMM.

    Nel 1999 mi feci fare dei preventivi per l’ecommerce in cui lavoravo a tutti i big del web advertising italiano dell’epoca, circa una decina:
    matrix, 24/7, lycos, il sole 24 ore, ecc.

    Ma già il fatto che la maggior parte invece che mandarmelo via email preferiva farsi centinaia di km in auto pur di parlarne di persona ed accapararsi il cliente, mi faceva pensare che avevano dei margini alti.

    I prezzi andavano dalle 60 lire di un ROS (run of site) alle 150 di un banner su un canale tematico.

    Ed erano intesi A SINGOLA IMPRESSION!

    Tradotti alla metrica attuale sono 30-75 euro CPM dell’epoca, quindi valore attuale 40-90 euro CPM. Insomma una ernormità.

    Tutti soldi che feci risparmiare al datore di lavoro, fu in quell’epoca che cominciai ad occuparmi di motori di ricerca (non esisteva ancora il termine SEO) con risultati straordinari perché i concorrenti (e tanti in genere) non la facevano.

    Con il senno di poi ho capito il perché di prezzi così gonfi.

    La maggior parte dei potenziali clienti non aveva la minima idea di quanto valeva un banner, perché non lo avevano mai provato, e magari nemmeno chi li vendeva.

    Quando poi si sarebbero resi conto che l’investimento era antieconomico, non c’era problema, perché quando il settore è in grande crescita di clienti vergini se ne trovano sempre.

    Ora per me sta accadendo lo stesso con i social, con l’unica differenza che nessuno si sta arrichendo con questo “nuovo mezzo”, nemmeno i consulenti SMM (quindi solo a facebook & c. tutto ciò è estremamente conveniente).

    Non dubito nella vostra buona fede, e venite giustamente remunerati per il tempo che impiegate.

    Solo che ce siete in tanti, e altrettanti stanno arrivando, ma di soldi i social non ne portano molti ai clienti finali, e prima o poi se ne accorgeranno.

    Fino a che il trend è di crescita non c’è problema, ma io starei in guardia.

  • @Mik,

    visto che sei stato l’ultimo a commentare riprendo alcune cose da te dette nei commenti precedenti.

    “…SMM è marketing, e come tale appartiene alle “scienze umanistiche”.

    Sono scienze umanistiche quelle in cui, puoi dire una cosa e il suo esatto contrario ed essere ugualmente creduto ed accettato.

    E’ un ossimoro definirle scienze, perché la “scienza” propriamente detta è una sola, e ammette una sola verità, mai una verità e il suo opposto contemporaneamente…”

    Bene, ma scusa, ne sei certo? Io ho studiato Marketing, ma non in facoltà umanistiche ma era un corso di laurea della facoltà di Economia. Ho studiato il marketing aziendale, economico e di scienza economica e gestionale e non umanistica e poi, personalmente mi sono messo a studiare la parte di “comunicazione” che insegnano nelle facoltà umanistiche e che spesso viene confusa col termine “marketing”.

    Ora la prima parte era per dirti che il marketing non è una scienza umanistica, ma economica (marketing=economia e tecnica di mercato). Poi tornando al post in questione, io attualmente faccio seo e sem, e un’agenzia puo’ fare quello.

    La strategia resta in mano all’azienda, e il social media marketing è una strategia. Il Social media manager può al massimo vendere la consulenza strategica e configuare i mezzi (ottimizzazione profilo social (SMO) e integrazione al sito web, realizzazione blog), ma la gestione spetta sempre all’azienda, al responsabile comunicazione ad esempio.

    E comunque smettiamola di continuare a parlare di ROI per i social media, è una strategia nuova che non può essere misurati con i parametri standard ideata sulla base di qualcosa differente.

  • @Dario Ciracì: per il bene di chi vende SMM: trovate in fretta il modo di misurare ‘sto benedetto ROI, anche “a spanne”, altrimenti (come ha accennato anche Mik) quando finisce la “moda” dei social saran volatili per diabetici.

    Aspetto comunque il guest post di igor, che magari saprà illuminarci…

  • @Dario

    Anch’io mi ho fatto economia.

    Il vero problema delle scienze umanistiche è che studiano la cosa più complessa che ci sia: l’uomo.
    Inoltre è uno studio che incide esso stesso sull’oggetto dello studio.

    Se studio come vola una farfalla, quella continua a volare nello stesso modo.

    Se studio gli andamenti di borsa, il risultato del mio studio se creduto da molti influenza gli andamenti borsistici.

    Però almeno in economia si cerca di misurare i fenomeni, adottando poi un approccio scientifico.

    Se non puoi misurare un fenomeno, non puoi controllarlo.

    Poche scuse, tutto è misurabile o stimabile.

    All’inizio lo strumento di misura compirà grandi errori, ma questi aiuteranno a perfezionarlo.

  • @Mik,

    scuse? Qui nessuno si scusa, c’è già gente che misura il social media marketing con alcuni software algoritmici che scansionano le parole testuali come Radian6, Nielsen e Social Mention, ti danno una stima approssimativa di chi parla del tuo brand e soprattutto di quello che dicono, riuscendo a capire se parlano positivamente o negativamente del tuo brand. Compito del responsabile è poi quello di interpretare il cosiddetto “sentiment” e intervenire laddove si parli male del tuo brand.

    Voi direte: “si ma mica posso misurare sto benedetto ROI o monetizzare l’attività al cliente…”, e io credo che presto avverrà anche questo. Recentemente VivaldiPartners ha effettuato uno studio estrapolando un nuovo modo per misurare e dare valore all’attività social di un brand, la cosiddetta “Social Currency” -Social currency is a means, not the end; nor is it just about buzz or conversation.
    Rather, it is about creating meaningful experiences around the brand.-

    Se volete approfondire qui il link: http://www.fastcompany.com/magazine/145/next-tech-five-steps-to-social-currency.html?page=0%2C0

    Per il resto che dirvi, vi preoccupate che noi falliamo, ma forse non sapete che anche io faccio SEO e SEM (che di certo è più vendibile, ma solo perchè il social è troppo nuovo) ma a differenza vostra credo nei social, sia come strumenti da integrare al classico web marketing per portare più traffico e visitatori unici fidelizzati, sia come nuovo approccio di gestione e di business per le aziende, che continuerò a promuovere.

  • @Dario Ciracì: bene! Finalmente si parla di algoritmi, e ora che ci penso un accenno alla misurabilità di cose diverse dai “soliti parametri SEO” lo avevo fatto pure io in questi 2 vecchi post (https://blog.tagliaerbe.com/2009/05/misuriamo-brand-e-reputazione.html e https://blog.tagliaerbe.com/2009/11/come-misurare-le-citazioni.html ).

    Io non mi preoccupo che la SMM fallisca, semmai mi urta il fatto che vengano tolti soldi all’adv (con il quale campo da qualche anno) per darli ad agenzie cialtrone, che li spendono in azioni fuffose e fumose. Quindi ben vengano quelli che la SMM la vendono seriamente e onestamente, gli altri chiudessero pure, ora.

  • Ho provato vari software di brand reputation, anche quelli nominati da Dario. Ne ho trovato solo uno
    1) dia risultati che si avvicinano alla scientificità
    2) sia basato sull’italiano (la lingua è un problema con i software USA)
    3) non ragioni solo su base keyword ma su base semantica, e quindi crei un modello personalizzato per ogni brand che si analizza

    I restanti sono “quasi aggregatori” a cui si dà un voto serio come le pagelle del calcio.
    I produttori dello stesso software stanno mettendo a punto anche uno strumento complesso per il social, che identifichi le azioni dell’agenzia e le interazioni prodotte. Per lo stato attuale del mercato direi che sono andati fin troppo avanti.

  • @Dario

    > Voi direte: “si ma mica posso misurare sto benedetto ROI o monetizzare l’attività al cliente…”, e io credo che presto avverrà anche questo.

    Penso sia cosa buona e giusta, certo che se gli operatori del settore liquidano questa innovazione come una boiata non la agevolano.

    Pure tu pochi post fa dicevi:

    > E comunque smettiamola di continuare a parlare di ROI per i social media

    > la cosiddetta Social Currency

    Poi però ci sarà bisogno di un tasso di cambio social/euro currency 😀

  • @Mik,

    il vostro problema è che volete solo misurare, volete dati che poi probabilmente non siete neanche in grado di interpretare.

    C’è un esperto di Web Analytics, Avinash Kaushik che nel suo blog Occam’s Razor, e nel suo libro Web Analytics 2.0, descrive dettagliatamente tutti i modi esistenti per analizzare i social media, utilizzando semplici piattaforme di Web Analytics come Google An. Webtrends, ecc. e dargli un valore economico sostanzialmente sulla base dei conversion rate e dei conversation rate.
    http://www.kaushik.net/avinash/2010/07/viral-social-sentiment-mobile-data-web-analytics-tools.html

    Io ho detto che presto queste attività si monetizzerà, visto che l’analisi è già possibile in diversi modi, non ho detto che deve per forza essere usato il roi classico come parametro, ma con la web analytics puoi tracciare il successo di una campagna social e attribuirgli un costo e un utile come si fa già con le campagne di seo e ppc.

    E mo non fatevi scrivere più, senno questo blog schizza ancora di più alle stelle! 😀

  • @Stefano Piotto: puoi pure dire il nome dei software (“buoni e cattivi”), su questo blog si può fare 🙂

  • > Poi però ci sarà bisogno di un tasso di cambio social/euro currency

    Ecco….

  • @Taglia
    eh già, ma ai software sono legate le aziende, quindi taccio per par condicio: d’altra parte non abbiamo mai fatto nomi di agenzie seo “buone e cattive” 😉

  • Io del SMM misuro anche le conversioni (quando la conversione è l’obiettivo finale)… sono un alieno?

    Stiamo coninuando ad alimentare le chiacchiere da BAR Taglia ed a generalizzare nella maniera meno opportuna. Stiamo continuando a generare pregiudizi e soprattutto (cosa anche piu importante) a rendere alternative SEM e SMM che non lo sono affatto perchè comunque parte del web marketing.

    Anche parlare di SMM può indurre in errore dato che ognuno di noi può pensare ad una cosa differente. C’è chi pensa al social media marketing ancora come la realizzazione di una paginetta su facebook o una qualche ridicola applicazione e misura il ROI col numero di impression. Bene, anche per me questo è a dir poco ridicolo. C’è chi invece sta cominciando a capire (sputando sangue) come ottenere dal social mediamarketing “conversioni”…. si tratta ancora di pochissime persone. Tutti gli altri come ben dici fanno speculazione.

    Potremmo continauare ad alimentare la chiacchierata da bar per giorni. Io ad esempio con gli anni ho capito che parlare a fare “solo” SEO può rivelarsi del tutto inutile se non abbinato ad una reale strategia di marketing caratterizzata da definizione di obiettivi, analisi della domanda ed analisi dei risultati. Il posizionamento non è mai l’obiettivo di niente. Ho rinunciato a diversi lavori di chi mi chiedeva il posizionamento per una certa keyword quando sapevo che non avrebbe portato risultati reali…. avrei potuto farlo tranquillamente.

    Allo stesso tempo io stesso reputo penosi i tentativi di misurare il social media marketing tramite i software di Buzz analysis…ripeto, l’ho detto più e più volte, PENOSI.

    Il fatto che i tuoi inserzionisti tolgono budget dai banner in favore dei social potrebbe esser stimolo per capire cosa fare di più e meglio. Non credo che chi ottiene RISULTATI BEN MISURATI tramite i banner sia così pazzo da rinunciarci… o no?

    Sono da’ccordo con @Mik quando dice:

    Solo che ce siete in tanti, e altrettanti stanno arrivando, ma di soldi i social non ne portano molti ai clienti finali, e prima o poi se ne accorgeranno.

    Fino a che il trend è di crescita non c’è problema, ma io starei in guardia.

    Esatto, lo sforzo comune non sta nel capire come poter vendere a tutti i costi qualcosa di poco valore ma come poter utilizzare questo qualcosa per aggiungere del valore a ciò che già esiste.

    Il social media marketing secondo me va intergrato al 100% con il resto della strategia e raramente funziona da solo…. per “funziona” mi riferisco a conversioni.

    Se vogliamo parlare seriamente sono anche pronto a farlo di persona con chiunque. Se vogliamo alimentare le chiacchiere da Bar credo che il blog perderà di qualità e professionalità… ma questa è una scelta che non spetta a me 🙂

    Buon Agosto 🙂

  • Messaggio per chi intende fare SMM: studiate prima di tutto ciò che già esiste e funziona molto bene come la lead generation che racchiude in sè molte delle più importanti competenze di web marketing… questo vi aiuterà a capire come può esser utilizzato efficacemente il social.

  • @Alessandro Sportelli: non so tu che clienti abbia, o che esperienze abbia.

    Qui non sto parlando del TagliaBlog. Sto parlando del mio lavoro, di “venditore di pubblicità” per un un sito che viene considerato (dati Nielsen Rating) come fra i principali siti italiani in ambito ICT, un network che passa i 4 milioni di unici al mese secondo Google Analytics (giusto per capirsi).

    E sai cosa ho visto succedere? ti cito i primi 2 casi che mi son venuti in mente:

    – un enorme produttore di telefoni cellulari, fra i più grossi al mondo, che per un evento di lancio chiama i blogger (da tutta Europa), NON i giornalisti. E sai cosa consiste la cosiddetta “coverage” per un blogger? una telecronaca via FriendFeed di quello che vede succedere sul palco, seguita dalla solita 50ina di suoi accoliti. Sai cosa avrebbero fatto i nostri giornalisti? articoli, foto, video… sparati ad un pubblico di più di 4 milioni di unici.

    – un enorme produttore di elettrodomesti “bruni”, fra i più grossi al mondo, che lascia che sia una buzz agency a compiere una azione pietosa sul nostro forum (il più grosso forum italiano in assoluto e attualmente al 34° posto al mondo). Quando la responsabile marketing viene chiamata (da me) dicendo che sarebbe successo un disastro (abbiamo un pubblico che un “ambassador” di quel tipo se lo mangia vivo) finge di cadere dalle nuvole, che non ne sa nulla, etc etc.

    Quando mi dici “i tuoi inserzionisti tolgono budget dai banner in favore dei social potrebbe esser stimolo per capire cosa fare di più e meglio. Non credo che chi ottiene RISULTATI BEN MISURATI tramite i banner sia così pazzo da rinunciarci… o no?”, mi spiace dirtelo, dimostri non sapere come funzionano certe cose in certe aziende, dove i budget vengono gestiti dall’alto, spesso da fuori Italia (paese periferico per la maggior parte delle multinazionali).

    Io i soldi delle campagne me li vado a prendere in tutto il mondo, ma se dall’alto di certe multinazionali (non sto parlando del clientino…) preferiscono, per MODA, darli ad una blogstar o ad una buzz agency, io non posso farci una mazza. E se sta “MODA” prende piede, se si inizia sempre di più a parlare di “publiredazionali” o di mescolare contenuti ad adv, son volatili per diabetici.

    Anche per te, caro pelato, che quando vai a leggere un articolo su un sito (che credi autorevole) non sarai più in grado di capire se è una marchetta o meno. Altroché “chiacchere da bar”…

  • Taglia qui di pelati ce ne sono almeno due 😀
    Sai qual è la cosa bella? Che io e te siamo d’accordo e te lo dimostro: http://www.ilgiornale.it/techweb/il_marketing_facebook_non_e_ancora_sbocciato/24-02-2010/articolo-id=424707-page=0-comments=1

    Ripeto rischiamo di parlare di SMM intendendo cose diverse e ciò che scrivi me lo dimostra. Capisco cosa intendi quando parli di blogstar e cose simili anche perchè ne abbiamo parlato diverse volte anche privatamente. Ma permettimi di dirti che se è vero che io non so come vengono fatti i budget nelle grosse aziende tu forse non sai come è possibile utilizzare facebook per ottenere conversioni 🙂 Abbi pazienza eh… collaboriamo?

    Io sono dalla tua parte e contro il fuffa party, ma continuare a discutere generalizzando e non facendo altro non credo porterà fortuna a nessuno. Io dal mio canto sto studiando tantissimo. Uno scambio con Mik di qualche tempo fa mi ha fatto riflettere…sempre parlando di ROI del SMM ed a suo modo ha ragione: bisogna in qualche modo calcolarlo.

    Sto studiando come fare e non è per niente facile ma qualcosa si può e qualcosa l’ho già fatto. Per tutto il resto concordo con te… ti chiedo solo di parlare di SMM SPORCO specificando sempre a cosa ti riferisci esattamente, come hai ben fatto in questa tua ultima risposta.

    p.s. vattene in ferie 😀

  • @Alessandro Sportelli: le ferie son fatte per chi ha nulla da fare 🙂

    Come forse ho già detto, io non difendo e non condanno nessuno. Prendo solo atto di una situazione, della fuffa che sta invadendo l’online, delle vecchie logiche della carta e della TV che la rete diceva di voler combattere e che ora stanno entrando dalla finestra sotto il nome di “conversazione” (e tutte le paroline correlate), per colpa di CERTI personaggi.

    CERTI non vuole dire TUTTI, sia ben chiaro, ma io vorrei che tu, Alessandro, e tutti quanti operano nel tuo settore evitassero di “difendere la categoria” e fossero sempre al 100% obiettivi. Tutto qui.

  • Difendere? Ma stai scherzando Taglia? 😀 Hai letto l’articolo che ho postato? Vedi, generalizzi anche quando parli di “categoria”… quale sarebbe la mia categoria? Io non ho categoria e non ho nessun interesse e voglia di difendere nessuno. Permettimi però di intervenire quando si parla si SMM, che è una delle cose di cui mi occupo specie riferito a Facebook, senza sapere di ciò di cui si sta parlando o ancor peggio generalizzando.

    Diciamo invece che il buzz sui forum è una cazzata pazzesca…questo si che è più chiaro rispetto al parlare di social media marketing.

    Personalmente sto studiando un sistema che mi permette di incrementare il numero di conversioni nelle campagne di lead generation facendo leva su facebook. Le conversioni vengono misurate come è giusto che sia.

    Permettimi quindi di alterarmi un attimo quando qualcuno parla di marketing su facebook per sentito dire o perchè non sa come farlo funzionare, esprimendo giudizi affrettati e generalizzando.

    Se parliamo di misurazioni fuffa, vendita fan e cazzate varie siamo d’accordo ma invito nuovamente a non generalizzare. SMM da solo non significa nulla.

  • @Alessandro Sportelli: come ho fatto con gli altri tuoi colleghi 🙂 , ti invito ad un guest post dove esporre in dettaglio il tuo sistema per calcolare le conversioni su Facebook: qui, se non l’avessi ancora capito, si sta proprio cercando di far emergere il buono (sperando crepino presto tutti i “cattivi”).

  • @Taglia non c’è nessun sistema segreto per tracciare le conversioni. Io lo faccio semplicemente utilizzando analytics. La strategia sta nel fare in modo che l’attività “produca” conversioni… tracciarle e misurarle è importante…quando ci sono. Qualunque genere di attività di web marketing, anche il SEO o adwords o i banner può portare effetti differenti in termini di conversioni. Gli effetti possono essere a breve termine e direttamente riconducibili alla campagna e quindi facilmente misurabili con un qualunque software di analisi….altri possono essere a medio termine e non direttamente riconducibili ad un mezzo specifico e quindi più difficili da misurare ma pur sempre stimabili (esempio ricerca del brand su google).

    Gli effetti diretti ed a breve si misurano come si misura tutto il resto, cioè dando una semplice occhiata ai referrer. Per gli altri è necessario definire dei KPI che però fanno riferimento alla totalità delle strategie messe in campo sia social sia non social.

  • Tornando ai binari (e con questo chiudo che stamattina devo andare al MARE :D)… per quanto personalmente mi riguarda l’unica strada è l’integrazione. Si parla di web marketing ed i social sono al servizio di tutto quanto è stato fatto e si continua a fare efficacemente anche oggi… probabilmente i social sono anche al servizio dei banner ma questo te lo spiego in privato testone di un Taglia 😀 ehehhe

    Quindi binari paralleli? si se non si vuole ottenere nulla di concreto.

    Stessa medaglia? si se vogliono ottenere risultati degni di esser chiamati tali.

    Se ci pensi tutte le attività che funzionano sono a loro volta “alimentate” da altre. Esempio il SEO alimenta le visite sul tuo sito che alimentano i click sui banner, che redirezionando (forse) ad una landing page, etc. etc….. i social per funzionare bene deve entrare a far parte di questi processi/cicli con un ruolo ben definito.

    Non si può mica fare i miracoli con i social da soli e non è detto servano a qualunque genere di azienda ed attività (per questo va fatta un’analisi PRIMA). Diffidate da chi senza alcuna analisi vi parla di miracoli o ancor peggio vi tira fuori la storia di OBAMA eheheh

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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