SEO d’Italia, unitevi!

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E’ da un po’ che non mi faccio vivo perché nell’ultimo articolo avevo detto che mi era venuta un’idea e avevo promesso di scriverci su qualcosa, e per realizzarla ho chiesto aiuto a una collaboratrice che si occupa di comunicazione. Forse qualcuno già conosce i dati che seguono, ma quello che voglio davvero dire, lo dirò dopo.

Si tratta di un’analisi di mercato sulla “visibilità” che hanno le Piccole e Medie Imprese (PMI) nel panorama della comunicazione e della pubblicità off-line sui vari media “tradizionali” (TV, carta stampata, radio). Ricordo un dato: l’80% circa del tessuto microeconomico italiano è composto da PMI, quindi si parla di numeri abbastanza grandi (qualche milione di aziende).

La ricerca è abbastanza ampia, ma propongo dati sintetici (nei limiti del possibile) per non appesantire la lettura.
La ricerca parte dall’analisi (effettuata da Nielsen Media Research) dei dati relativi all’evoluzione del mercato della pubblicità nel periodo 1975-2008.

Evoluzione del mercato della pubblicità fra il 1975 e il 2008


Questo grafico evidenzia che, dopo una fase in cui era cresciuta di più la stampa, la televisione ha aumentato il suo predominio nel periodo 1990-1997. Sembrava che nel 1998-2001 ci fosse l’inizio di un’inversione di tendenza, ma nel 2002-2005 la pubblicità televisiva è salita a un livello ancora più alto di quello che aveva in passato.

I settori economici in cui è maggiormente concentrato l’investimento di comunicazione e pubblicitario sono settori come: l’alimentare, l’automobilistico, le telecomunicazioni, l’abbigliamento, quello delle bevande-alcoolici, il bancario (finanza e assicurazioni); il petrolifero, il turismo e viaggi; quello degli elettrodomestici; quello dei giochi e degli articoli scolastici. I prodotti “di largo consumo” che negli anni ’80 rappresentavano quasi metà degli investimenti totali, nel decennio seguente erano scesi a meno di un terzo. Sono cresciuti i servizi, le comunicazioni (in particolare la telefonia) e le attività finanziarie. In questo senso il quadro italiano si sta gradualmente avvicinando a quello dei paesi più evoluti nell’economia e nelle strategie d’impresa.

Le prime 30 imprese che partecipano e alimentano questo “gioco” della comunicazione e della pubblicità sono sui media tradizionali sono:

Le prime 30 imprese del mercato adv

Questo grafico mostra che sono le grandi imprese dei settori “tradizionali”, come il “largo consumo” e le automobili ad avere maggiore “peso” nel mercato delle pubblicità e della comunicazione, e che c’è stato un forte aumento della pubblicità in alcuni settori “nuovi”, in particolare quello della telefonia. Ma in ogni caso stiamo parlando di multinazionali…

Secondo un’analisi dell’UPA (Utenti Pubblicità Associati), ci sono più di 11.500 imprese in Italia che investono in pubblicità, ma questo dato è caratterizzato da una forte concentrazione: le prime 60 (cioè lo 0,5 % delle imprese) coprono il 40 % degli investimenti totali (dieci di queste hanno un investimento annuo superiore ai 100 milioni di euro). Le prime 500 (cioè il 4 % delle imprese) spendono l’80 % del totale. Il restante 20 % degli investimenti complessivi è suddiviso fra più di diecimila imprese, con un investimento medio di circa centomila euro all’anno. Sebbene i costi della pubblicità sui media tradizionali si siano fortemente ridimensionati, continuano comunque ad essere fuori dalla portata delle PMI ed esclusivo appannaggio delle multinazionali a causa degli esorbitanti costi delle campagne.

Ma la ricerca Nielsen evidenzia anche un altro dato molto interessante e cioè il forte calo degli investimenti pubblicitari nei canali tradizionali a tutto vantaggio del WEB. Si sta assistendo ad un “trade off” tra le due forme di pubblicità e comunicazione. Il 2008 ha fatto registrare un +19,7% sul 2007 per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari sul WEB, e siamo in attesa dei dati 2009, che già nei primi 9 mesi dell’anno mostrano ancora segnali positivi sul 2008.

Alcuni dati elaborati dal’EIAA MEDIASCOPE EUROPEAN STUDY dicono che circa il 41% degli utenti internet hanno cambiato idea sul marchio che stavano per acquistare dopo avere consultato il WEB.
Cosa sta succedendo? Semplicemente che in questo canale di comunicazione e pubblicità le “big company”, le PMI e i privati se la giocano ad armi pari!!

Concludo l’analisi citando una ricerca condotta da ASSOCOMUNICAZIONE la quale sostiene che le aziende italiane investono su internet (in termini di pubblicità e comunicazione) meno delle aziende americane e dei principali paesi europei. Se negli USA l’investimento medio pro-capite in comunicazione commerciale è di 700 euro, in Gran Bretagna 600, in Francia e in Germania 500, in Italia siamo “fermi” a quota 270 euro. ASSOCOMUNICAZIONE dice che questo ritardo è dovuto, oltre che alla mancanza di una cultura della comunicazione da parte delle PMI e ai costi di cui ho detto sopra, anche al fatto che la comunicazione viene ancora vissuta come un costo, piuttosto che come un vero e proprio asset competitivo delle PMI.

Fine della ricerca. Ci sono altri dati, ma credo che questa sintesi vada bene.
Cosa potrebbe significare tutto ciò? Torniamo al dato iniziale: l’80% del tessuto microeconomico italiano è rappresentato da milioni di PMI che cercano (o potrebbero cercare) una visibilità che ora non hanno per promuoversi, che sono tagliate fuori da un certo gioco competitivo, e che sono in attesa di qualcuno che apra loro gli occhi senza esagerare nell’aprirgli anche il portafogli…

Secondo me, questo induce a riflettere sullo spalancarsi di sconfinate praterie da cavalcare per tutti i SEO italiani. Ci sono immense opportunità di business (ma questo lo sapete anche voi) che, se organizzate in modo scientifico, potrebbero dare vita a nuove realtà imprenditoriali molto forti sul mercato della consulenza SEO. Sicuramente, possono fare di più dieci SEO che si coalizzano e si mettono in società, piuttosto che uno da solo, il quale rischia (come giustamente commentato da qualcuno nel post del SEO INDIPENDENTE) di dovere fare anche le pulizie nel suo ufficio…

In dieci ci si divide i compiti, si studiano i mercati, si fa pubblicità, si incontrano i clienti, si lavora in team. In dieci ci sono più capitali, che servono anche per le pulizie della sede. Dieci SEO messi insieme che investono 2.000 euro l’uno, fanno un capitale di 20.000 euro che serve per lo start-up della nuova iniziativa. Poi, potrebbe bastare mettersi insieme a studiare le mosse da fare scrivendo un business plan, valutare la coerenza economico-finanziaria del progetto e partire per lidi lontani.

I dati di mercato ci sono. La speranza anche.
Mancate solo voi.

Autore: Dott. Giancarlo Barbarisi di Business Plan Vincente (per il TagliaBlog).

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27 Comments

  • L’analisi è sicuramente interessante, il giudizio finale è molto ottimista.

    Fare un team formato da 10 seo, significa equipaggiare un veliero con 10 capitan Jack Sparrow! E mettere due galli nel pollaio si ottengono casini a tutto spiano, figuriamoci 10 🙂

    Una cooperativa di SEO potrebbe essere interessante come esperimento…

  • Non ti servono 10 Totti o Del Piero. Così non fai una squadra. Sviluppa prima il tuo business plan e poi vai a proporti. Vedrai che verranno fuori cose inaspettate. Anche se e’ evidente cosa manca a questa squadra. Trattasi sempre di un’impresa a prescindere dalla ragione o forma associativa.

  • L’ultima proposta finale del post mi lascia perplesso. Io leggendo i dati vorrei fare un’altra considerazione. E’ una cosa che dico da tempo: i SEO che campano della loro attività sono pochi, i più fanno anche tutto il resto dalla creazione di siti ecc.. La soluzione che si propone qui è di creare un team di esperti…Per la mia esperienza il 90 % di quelle piccole e medie imprese non hanno mai sentito parlare di web marketing ma vorrebbero lo stesso approdare sul web (o ci sono già approdate con risultati nulli). Siccome la stragrande maggiornaza di queste imprese non ha un bacino di clienti a livello nazionale ma solo a livello provinciale o regionale, sarebbe abbastanza facile fare ottenere loro risultati in internet facendo loro, anche gratuitamente, una prima ottimizzazione del sito. Questi non hanno bisogno di seo professionisti per ottenere visibilità, hanno bisogno di webmaster che ne capiscano almeno un pò…Ma nel passato non hanno ottenuto neanche quel poco e a rimetterci sono stati tutti: i clienti in primo luogo, i web master incapaci che ragionavano nell’ottica del “prendi i soldi e scappa” e che alla fine hanno chiuso, i web master capaci che ora si scontrano con la diffidenza generalizzata dei clienti che sono rimasti scottati, i SEO veri e propri che non hanno mai visto crescere la cultura del web marketing a livello capillare concentrandosi solo su chi poteva sborsare soldi per avere visibilità in Internet.

  • Lavoro in una società che opera anche nel settore SEO, in qualità di Biz Dev e conoscendo il mercato non posso far altro che commentare positivamente l’analisi e l’idea.
    Cio’ nonostante devo ammettere una cosa, della serie “I know my chickens”:
    Voi SEO siete personaggi fondamentali, che bilanciano spiccate doti di analisi e di soluzione con alte fasi di paranoia mistica. Detto che come categoria vi apprezzo moltissimo, non posso far altro che sottolineare che professionalmente parlando i SEO si sentono troppo delle prime donne per potersi riunire in un gruppo si SOLI SEO e cooperare assieme per un progetto si prestigioso ma che abbasserebbe l’ego personale di ogni singolo individuo.

    Il SEO è un artista del web e si sente fondamentale come si sentiva fondamentale l’Art director agli inizi del decennio. In un certo qual modo fondamentale lo è. Vuole la propria firma in basso a destra nell’opera, vuole sentirsi fautore di un risultato derivato da un personale apporto al progetto.
    Ho visto cooperative di grafici/sviluppatori/programmatori/sales lavorare a testa bassa con le proprie difficoltà. Con i SEO la vedo un po’ più dura.

    Spero di non aver dato l’impressione di considerarvi delle checche impazzite che vogliono il red carpet. Spero di essere smentito con i fatti.. Sto sull’uscio a vedere come si muove il mercato..e se si creeranno nuove sinergie..

  • Ciao.

    1) All’autore del post. In Italia esistono 3 tipi di reltà che fanno SEO: le agenzie, i free lance e SearchBrain. Searchbrain è esattamente quello che immagini tu ovvero un gruppo di professionisti che si coordinano per fare economia di scala. E’ un modello da replicare? Forse si, se si ha la loro esperienza perofessionale.

    2) @mattia moretto e altri. Smettiamola di considerare i SEO come gente diversa da qualunque altro professionista che lavora nel mondo di internet. Fa male ai SEO e a tutti gli altri. Il SEO è una professione come un’altra c’è gente che lo fa bene (poca) e molti amatori. Punto. Il fatto che si sia in pochi è un grosso handicap che finisce per far ingrossare l’ego di qualcuno che si sente si aver scoperto chissà quali segreti. Del resto scontiamo il fatto che l’Italia è l’ultima provincia dell’impero.

  • @Mattia: il SEO non è una primadonna, piuttosto è l’unica persona che quando ti prende in mano un sito internet lo “sventra” a fondo per conoscerlo, lo frammenta per dare ad ogni piccolo pezzo un significato legato ad una keyword e si destreggia nella rete per far sì che tutte queste operazioni lo facciano galleggiare sul altri milioni di siti.

    E’ normale che ci chi riesce bene poi si possa anche permettere di tirarsela un po’… in ogni caso, come in tutto il mondo dei professionisti dove c’è da “saperne” e da usare davvero la testa per lavorare, ci siano 646841563 persone che pensano di essere Gesù Cristo e con esse sia difficile rapportarsi.

    In ogni caso un “gruppo di lavoro” può anche essere interessante dal punto di vista dell’ottenimento del risultato finale, dato che comunque un “brainstorming” è sempre costruttivo, specialmente in un settore come questo dove gli elementi da conoscere sono pressochè infiniti.

  • Beh complimenti! Io non sono un SEO ma trovo molto interessante sia lo studio (che certamente andrà approfondito e di cui avrai dato solo qualche sprazzo qua e là in questo post), sia l’idea!

    L’idea, l’idea mi piace tantissimo. Credo che con gente in gamba potrebbe diventare una vera e propria professione, un’azienda di SEO Consulting insomma.

    Mica sarebbe brutto no? 🙂

    Mi piace un sacco quando qualcuno si lascia entusiasmare dalle proprie passioni fin tanto da farle diventare vere e proprie professioni! Cavolo, è fantastico quando uno ci riesce! Dunque ti auguro – e vi auguro come gruppo SEO 🙂 – di far davvero qualcosa di buono.

    Chi lo sa, magari in futuro, usufruirò anche io della vostra consulenza! 😉

    In bocca al lupo!

  • 10 SEO significa, molto semplicemente, un fatturato minimo di 600-700 mila euro annui solo per mantenere in piedi la struttura aziendale e corrispondere stipendi (minimi) a ciascuno. Io dubito che una supersquadra del genere riesca, pure in uno start-up rapidissimo, a raggiungere questo minimo obbiettivo nel primo anno.
    in 10 finisce che prima o poi qualcuno deve veramente fare le pulizie dell’ufficio perhé non ci sono più soldi.
    Ma non mi sembra poi così degradante per nessuno, anzi è una esperienza che ognuno dovrebbe fare periodicamente…

  • Io credo che lo scenario prospettato da Giancarlo Barbarisi, non sia da intendere a solo uso e consumo dei Seo, ma di tutte quelle figure professionali che possono entrare in gioco nel momento in cui:
    1. le piccole e medie imprese entreranno nel mercato
    2. il Digital Divide sarà un ricordo.

    Comunque, è sempre un piacere leggere cose positive! 🙂

  • Ottima analisi, ma l’idea finale non mi fa impazzire.
    Sono perfettamente d’accordo sulla cooperazione tra SEO, un pò meno sulle società di SEO.
    Mettere 10 SEO insieme porterebbe solo a una gran confusione.

    Inoltre la mia considerazione personale è che prima di preoccuparsi di creare società di SEO bisognerebbe insegnare alle PMI l’importanza di internet e del web marketing, perchè questo è quello in cui siamo veramente indietro.

    Educare le imprese, ma anche le persone sull’importanza di avere un sito usabile, indicizzato e con un buon piano di web marketing, rappresenterebbe la vera svolta per l’Italia

  • In teoria sono d’accordo sul concetto di “vantaggio del web”.

    In pratica però l’articolo si riferisce alle PMI che secondo me in questo momento soffrono forti mancanze di liquidità e sono troppo impegnate nel recupero credito per poter investire nel seo marketing e forse fanno men fatica a comprare una paginetta di carta stampata sperando in un ritorno più immediato. Lo avete scritto. Non si può semplicemnte vendere una consulenza Seo. Da sola è insufficiente.

    Occorre un piano di web marketing, un rifacimento del sito e dei suoi contenuti, una parallela campagna di mailing per mettere a frutto i risultati, per ofrire vantaggio e opportunità a una PMI cliente.

    Ecco trovare la sinergia tra freelance provenienti da tutti i settori del web e costituire delle piattaforme di lavoro comune, magari con dei tariffari condivisi, sconti, scambio di clienti e brainstorming congiunti, potrebbe essere un piccolo volano per questo momento di difficoltà.

  • Probabilmente tutti allo stesso livello con pari capacità senza una guida porterebbe ad un mezzo disastro. In questi casi è importante capire la suddivisione dei ricavi, per evitare che se uno lavora di più non si arrabbi, ed i ruoli precisi….una guida è necessaria. …. Ribalto la domanda 🙂 ma invece valutare l’importanza che può avere un bravo SEO in una startup? Mi spiego, se penso ad una startup l’idea di avere tra i soci un bravo seo potrebbe non essere male…

  • Salve, articolo molto interessante per quanto riguarda l’analisi. Sono d’accordo sulle potenzialità inespresse e sull’idea di creare cooperazione tra SEO. Ho dei forti dubbi, però, sulla sua applicazione in ambienti piuttosto chiusi, specialmente in territori dove ancora non esiste la reale comprensione dell’importanza di investire sul web. Già si fa grossa fatica a far capire come è utile e vantaggioso il web marketing.

    Teniamo presente che molti SEO vivono la loro professionalità come una sorta di manifesta superiorità verso altri e spesso utilizzano le loro esperienze come se fossero cimeli da dover esporre durante la visita di un cliente. Personalmente sto seguendo la via della libera professione e mi piacerebbe coinvolgere qualcuno che si occupa di SEO. Ho provato a farlo ma senza alcun risultato. Forse perchè siamo in pochi, forse perchè sono già impegnati, forse perchè molti voglio solo ed esclusivamente tirare l’acqua al proprio mulino. Vedremo che ne esce fuori.

    Spero tanto che il SEO e il web marketing in generale riescano ad aiutare le PMI ad aprirsi verso nuovi mercati, una nuova comunicazione, una nuova riprogettazione di se stessi.

  • Che ci siano delle opportunità per il settore non c’è dubbio.
    In realtà sappiamo tutti che la figura del SEO è solo una delle figure che partecipano alla riuscita di un progetto Web.
    In un mondo in continua evoluzione, dove bisogna essere sempre aggiornati ed allineati con le novità, la singola figura del professionista non ha molto senso (è destinata a soccombere o almeno a restare a galla con gran fatica).
    Per questo motivo condividere le esperienze è positivo e l’idea di un gruppo di professionisti, aggiornati, entusiasti pronti a gestire le novità è un’idea che mi piace.

    Il vero problema sono l’arretratezza culturale informatico di questo paese e le poche risorse finanziarie dedicate dalle PMI al marketing.
    Ho partecipato e partecipo attivamente a comunità di piccoli imprenditori sul mio territorio e posso veramente confermare che il web occupa una piccolissima parte nei pensieri di una azienda.
    Ma devo anche constatare che quelli che riescono a percepire le potenzialità del web e a gustare i risultati si entusiasmano.
    Quello che è necessario è riuscire a colmare questa lacuna culturale e quindi oltre a SEO, webdesigner, programmatori, ecc serve un facilitatore tecnologico.
    L’idea di confrontarmi e collaborare con altre persone mi entusiasma…. io sono di Torino…

  • Il lavoro in società alla pari spesso è difficile, serve comunque avere un leader con capacità organizzative e in un esempio di gruppo di soci alla pari è difficile ciò, comunque io adoro lavorare in team e credo che un gruppo di persone giuste possa ottenere ottimi risultati.

  • Ho letto tutti i commenti e vi ringrazio, poichè pare che la questione suscita interesse.
    Le mie considerazioni partono proprio dall’analisi e dalla tipologie di “potenziali clienti” a cui sono riferite.
    L’ho premesso all’inizio: si parla di milioni di PMI tagliate fuori da un certo gioco competitivo al quale pare che vogliano partecipare attivamente, ma non possono perchè la quota di iscrizione è troppo alta…

    E non caso parlo di potenziali clienti, perchè si tratta di quello che predichiamo nel nostro sito e ai nostri, di potenziali clienti. E’ inutile mettere un prodotto nel mercato, se prima non si conosce cosa vuole proprio quel mercato. Questo è l’ABC del marketing, e il web marketing ne è l’applicazione in rete.

    Garethiax: hai fatto riferimento al veliero all’interno del quale ci sono troppi capitani e Business Plan.it, hai fatto riferimento a Totti e Del Piero.

    Quello che intendo io è esattamente questo: Totti da solo nella Roma combina ben poco, anche se ne è sicuramente l’anima e, per l’appunto, il capitano. Stessa cosa dicasi per Del Piero. Se non c’è dietro (difesa) qualcuno che passa la palla in avanti (centrocampo) che poi la ripassa all’attacco (Totti e del Piero) che segnano, non si vincono partite, nè campionati.

    Se a bordo di Luna Rossa volessero essere tutti De Angelis, la barca starebbe ferma in porto, altro che Luis Vuitton Cup!!
    cosa voglio dire?

    Parlo dell’ignoranza media delle aziende italiane e della relativa mancanza di una certa cultura d’impresa, com e dici tu yesWEBcan!
    parlo del nanismo di cui sono affette le nostre aziende che sono, per l’appunto, PMI (80%). Dove per PMI non dovete pensare all’azienda con 50-100-150 addetti, ma a quella con 5-15 addetti.

    Se nel pollaio ci sono troppi galli che vogliono cantare, sappiamo come va a finire. Il problema è proprio questo: che tutti vogliono cantare e pochi accettano un ruolo di back-office, se lo vogliamo chiamare così.
    Perchè chi becca gli applausi e i cori di incitamento, sono Totti e del Piero, per l’appunto. Peccato però che, senza un passaggio partito dal proprio portiere, col cavolo che fanno gol…

    Io mi riferisco ad aziende organizzate in un altro modo:parlo di un concept diverso di azienda.
    Tu sei un SEO, e sei anche un bravo commerciale? Bene, mettiti a fare la parte commerciale del business.
    Tu sei un SEO con attitudini all’organizzazione? Bene, mettiti a fare l’organizzazione.
    E tu, oltre che con i siti, l’ottimizzazione e tutto il resto, ti trovi bene anche a fare l’amministrativo? Mettiti a fare l’amministrativo.

    Piano piano si delinea l’organizzazione dell’azienda. Ma qui occorrerebbe fare un bagno di umiltà e spazzare via le smanie di protagonismo, se ci sono (non lo so, mi riferisco a qualche commento fatto da qualcuno).
    Certo che mettere insieme 10 SEO tutti con attitudini imprenditoriali (di comnado e organizzazione) sicuro che crea il delirio!

    E allora, data per scontata l’uguaglianza professionale in materia SEO, sarebbe interessante cercare i SEO con diverse attitudini, e iniziare a ragionare proprio sul business plan e sul chi è che fa che cosa.
    Nelle aziende c’è un mansionario che ci dice proprio:”tu fai questo e tu fai quello!”
    Poi, le lotte di potere interne per i vertici & CO, lasciamole ai momenti successivi in cui l’azienda parte verso l’infinito. Se pensiamo già alla fine, l’inizio non sarà molto incoraggiante.

    Per le PMI che hanno bisogno di consulenze WEB marketing e che operano a livello locale e non nazionale, la questione mi sembra che si possa risolvere con la geolocalizzazione…

    SEO d’Italia: io non sono uno di Voi, ma quello che dico lo penso per davvero.

  • Sono tutte ottime idee Giancarlo, ma secondo me la struttura ideale è composta da 4-5 persone. Un account/project manager che gestisce i clienti e l’organizzazione del lavoro, un seo Senior e 2 junior.
    Il senior pianifica e si occupa di fare analisi, previsioni e reportistica.
    I Junior fanno il lavoro di “manovalanza” (senza voler squalificare il lavoro di nessuno, semplicemente il junior può essere un asso tecnico, ma non sa come gestirsi il lavoro o non sa come fare una reportistica soddisfacente per il cliente.

    Questa è la struttura più stabile che vedrei, incentrata su search marketing puro.
    Ci potrebbe benissimo stare un quinto uomo, un esperto PPC come terzino fluidificante, o un esperto di web e usabilità come libero. 😀

    Per quanto io odii profondamente il calcio, credo che la miglior struttura, per il nostro ambito italiano, sia una squadra di 5 elementi.

    Di più si crea solo confusione e dissidio, sopratutto nel SEO dove in certi casi è una questione di opinioni personali perchè operiamo all’oscuro dei meccanismi di google!

  • Giancarlo,

    ho letto con attenzione il tuo post, inizialmente sembrava molto interessante, sai ..di quelli veramente unici .. poi, in quel bel grafico non ho trovato traccia della componente legata agli investimenti pubblicitari su internet .. peccato

    l’idea di una “seo agency”: ci sono già aziende specializzate solo in quella attività. il mio parere è che alcune (poche?) aziende specializzate (o business unit di grandi web agencies) solo in quella attività hanno storicamente arrecato più danni che benefici ai loro clienti. ne ho viste alcune lavorare in modo discutibile, con una serie di trucchetti non permessi da google. ho visto anche una grossa azienda che è stata esclusa dall’indice di google per “merito” di una seo agency. non vedo un gran futuro per una “seo agency” come non vedo un gran futuro per aziende che si specializzano troppo su un singolo aspetto della promozione di un sito.

    la strada è solo una per chi ha professionalità seo: lavorare in team in una web agency oppure in una (grande) azienda per fare in modo che il sito sia fin dall’inizio search-engine-friendly per integrare le proprie competenze nel processo di produzione di un sito. a quel punto le seo agencies o i seo potranno al massimo fornire consulenza, ma è proprio quello il bisogno

    p.s.: per quanto riguarda le PMI da 5-15 dipendenti qui http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_e_media_impresa trovi la definizione di piccola e micro impresa

  • Secondo me un’azienda formata da soli seo specialist potrebbe essere una grande iniziativa se rivolta la mercato internazionale dove esistono le figure dei PR che distribuiscono i lavori delle aziende!
    In Italia la piccola e media impresa viene sempre intercettata da una web agency che propone anche i servizi seo :(!!!

    Quello che sicuramente manca in Italia è un’azienda che faccia solo consulenza strategica web marketing e che non venda siti internet o campagne pubblicitarie…….

    A presto

  • Si Garethiax! 10 è un numero che ho messo lì a caso. Il concetto che volevo esprimere è quello vecchio come il cucco in base al quale “l’unione fa la forza”, e nessuno deve pulire le scale dell’ufficio. Non volevo proporre un modello di business qui sul blog, ma solo fornire dati di mercato!!Se pooi sono 5, va bene lo stesso.

    Mauro, la ricerca è alquanto ampia (un mese di lavoro…), e l’ho sintetizzata per questioni di leggibilità del post. Aggiungo qualche dato che ti può interessare.

    WEB: media con lo sviluppo più rapido degli ultimi anni (dati IAB)
    Pubblicità on line: 5,8 miliardi di dollari nel 2008 (+18% sul 2007, dati IAB)

    Sviluppo e-commerce (Europa-Italia):
    – tasso di conversione da ricerca on line ad acquisto: nel 2004 era il 50%, nel 2008 è 87% (+74%)
    – acquisti on line: nel 2004 era il 40%, nel 2008 l’84% (+110%)
    – ricerche on-line, acquisto off.line: 2004 era il 57%, nel 2008 85% (+49%)
    (fonti:FCP Assointernet)

    Nel 2008 il + 14% generale registrato da internet è così suddiviso:
    – ad banners + 20%
    – sponsorizzazioni e bottoni + 14%
    – altre tipologie +23%
    – email e newsletter + 0,3%
    (dati IAB)

    Lo stesso IAB stima :
    – display advertising, +43% (da 202 ml€ del 2006, a 290 ml€ del 2007)
    – email marketing, + 30% (nel 2008 è stato 15 ml€)
    – paid search, + 58% (da 130 ml€ del 2006 a 205 ml€ del 2007)
    – mobile marketing, + 33% (da 15 ml€ del 2006, a 20 ml€ del 2007)

    Alcuni di questi dati sono riferiti al raffronto 2006/2007, poichè non sono ancora disponibili quelli del 2008 (e figuriamoci quelli del 2009 che non è ancora finito), e quindi le stime sono state elaborate dai rispettivi organi su base statistica (interpolazione lineare).

    Anche facendo un pò “sconto” sui dati di cui sopra (per via dello scarto quadratico medio), si tratta comunque di dati ampiamente positivi che mostrano come, per davvero, le PMI se la battono con le BIG proprio on line, riuscendo a trovare quella visibilità loro preclusa per via della quota di iscrizione troppo alta.

    Considerazioni a margine: i miei commenti partono dalla cosiddetta “parità di condizioni”: danno, cioè, per scontata la competenza professionale, la serietà e la professionalità del SEO.
    Se poi c’è qualche azienda che è stata mandata a pag 8.000 da Google perchè qualche SEO magari ha fatto black hat (o altre pratiche scorrette), io non lo so, e non lo voglio/posso commentare.

    In ogni professione ci sono “i furbetti del quartierino”, non solo nella SEO, che fanno danni sparsi a destra e a manca!

    Mauro, grazie per il link sulla definizione di micro impresa. La conoscevo, solo che forse ho sbagliato nel volere generalizzare un concetto sotto l’unico acronimo di PMI, che è quello con cui la prassi professionale distingue un certo tipo di azienda da un’altra, in termini di fatturato e dipendenti.

    I dati sopra non esauriscono la ricerca: ce ne sono molti altri (circa 18 pagine A4), davvero interessanti proprio sulla pubblicità e sulla comunicazione delle PMI (e/o micro-imprese) e su altri aspetti del lavoro di un SEO.

  • grazie Giancarlo, di dati in rete se ne trovano davvero tanti, ma quello che mi era molto piaciuto all’inizio del tuo post era che sembrava “originale”, intendo una rielaborazione di dati recuperabili in rete ma presentati in modo opportuno a supporto del tuo post. forse non mi sono spiegato bene nel mio precedente commento, ma sarebbe stato molto interessante vedere nel primo grafico anche la parte “web” come evolveva nel mercato (a proposito, a quale nazione si riferiva? italia, se non ho capito male)

  • Ciao Mauro,
    lungi da me l’idea di fare qualsiasi polemica, ho premesso all’inizio del post che i dati che avrei pubblicato sarebbero stati sintetici per facilità di lettura; così come ho premesso che forse qualcuno certi dati li conosceva già. E ho scritto anche che il senso del post lo avrei specificato alla fine dei dati che avrei pubblicato.

    Io ho chiesto a una collaboratrice di fare una ricerca (che serve a me per altre cose…), lei l’ha fatta e a me è parsa fatta bene perchè mi ha dato dei dati che mi servono non per il post, ma per altre cose (sono 18 pagine di dati che analizzano per filo e per segno una serie di parametri).

    Poi, se si è limitata a fare il copia-incolla di dati facilmente reperibili in rete, io questo non lo so e, sinceramente, mi interessa anche abbastanza poco perchè a me servono sintesi facilmente fruibili per i miei scopi. Se il lavoro non è “originale”, beh…mi sembra ovvio visto che di solito le ricerche vengono fatte su eventi ricercati, analizzzati ed elaborati da qualcun altro. E’ il lavoro che fa l’ISTAT, per citarne una a caso… L’unica cosa che mi interessa è che i dati non siano inventati per “fare bene i compiti”, e che quindi le fonti siano certe.

    Il senso del mio post era un altro, non tanto la “…rielaborazione di dati recuperabili in rete ma presentati in modo opportuno a supporto del mio post…”. Così come non era la specificazione pedissequa della definizione tra PMI e micro imprese.

    Mi scuso con te e con tutti i lettori se ho pensato di condividere una parte dei miei dati nel blog; e mi scuso anche del senso generale del post che non sono stato in grado di trasferire come avrei voluto.

  • Molto tempo fa ho provato a parlare di associazionismo non so dove e mi hanno linciato

    Comunque se avessi modo di mettere insieme 10 teste come la mia non lavorerei di certo conto terzi, ma svilupperei un progetto unico dal potenziale illimitato

    Poi continuo a non capire perchè molti SEO lavorano solo come “Operai” e non producono più di un blog personale.. Mah.. secondo me è una questione di palle sfaccettate, e pochi le hanno

    Bacio, un salutone al Taglia!

    P.s. Sabato sono a Riccione, per caso sei in zona?

  • ESPERTO SEO,
    cosa intendi “per un progetto unico illimitato”?
    e poi per “Poi continuo a non capire perchè molti SEO lavorano solo come “Operai”?

  • oggi è il 13 febbraio 2011 sono leggermente in ritardo?
    saluti alfredo

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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