La SEO nel 2014 (secondo SEO Book.com)

La SEO, nel 2014, deve ormai considerarsi una parte integrante del marketing digitale.

Per fare SEO oggi, seguendo le regole whitehat di Google, è necessario pensare ad una integrazione col marketing, che rende la cosa più complessa ma anche molto più varia ed interessante.

Queste le 10 cose su cui puntare per fare SEO nel 2014, secondo SEO Book.com:

1. Focalizzati sul brand

I grossi brand non solo hanno il “free pass”, ma ottengono maggior visibilità e promozione, anche quando vengono bannati. Prendi l’esempio di Rap Genius: una strategia sbagliata di link building li ha portati alla deindicizzazione su Google. Hanno fatto un grosso mea culpa, e cos’hanno ottenuto? Non solo sono stati reintegrati, ma hanno preso una valanga di link legittimi (da parte di chi ha citato il loro caso). Geniale.

Non mostrare fra i risultati quello che le persone si aspettano di trovare, come il caso di un grosso brand, non è buona cosa per Google. Anche Expedia ha subito un trattamento simile, in quanto sembrava andare contro le norme di Google. Un sito sconosciuto potrebbe superare una revisione manuale, se beccato a fare link building aggressivo? Improbabile.

Ciò dimostra che se si è un brand sufficientemente importante, al punto che i risultati di Google potrebbero perdere di qualità nell’escluderlo, allora si avranno dei vantaggi che i siti sconosciuti non hanno. Sarà più probabile superare eventuali controlli manuali, e ottenere un reintegro rapido in caso di penalizzazioni.

Ma cosa è un brand?

Dal punto di vista dei motori di ricerca, è un sito che per essere trovato viene cercato col suo marchio, col suo nome. Non è necessario essere Apple, TripAdvisor o Microsoft. Rap Genius non è così grosso. Domandati: “I risultati di Google sarebbero peggiori se non mostrassero questo sito?” Se la risposta è sì, significa che quel brand è sufficientemente importante.

Nel campo della pubblicità, i brand sono associati al concetto di “identità univoca”, che identifica per il cliente un prodotto o un servizio. Nei motori di ricerca, la parola chiave ritorna invece una serie di risultati. Se per una certa parola chiave il motore mostra un gran numero di risultati, e la competizione si fa quindi serrata, puntare a sviluppare una “identità univoca” diventa un buon modo di procedere.

Se non l’hai già fatto, inizia a lavorare sullo sviluppo del tuo brand. Se hai già un brand, punta a generare più awareness: ciò può significare spendere di più in pubblicità/promozione rispetto agli anni precedenti. La metrica del successo è l’aumento delle ricerche che includono il tuo brand (o il nome del tuo sito web).

2. Sii ovunque

L’idea di puntare esclusivamente sul proprio sito web, è miope. Nel 2014, è necessario essere in tutti i luoghi frequentati dai tuoi potenziali utenti. Se questi passano tutto il giorno su Facebook, o su YouTube, è lì che devi essere. Come dice il detto, “se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna”.

Punta ovviamente a portare visitatori sul tuo sito, ma pensa ad ogni altra piattaforma come ad una estensione del tuo sito. Le pagine o i contenuti che pubblichi su queste piattaforme sono porte d’ingresso per il tuo sito, e spesso possono finire fra i risultati di Google. Se non sei dove sono i tuoi potenziali utenti, stai certo che invece ci sono i tuoi concorrenti, soprattutto se han deciso di puntare sui social media.

Usare tutti i canali possibili, nonché la pubblicità retargeting/remarketing, aumenta la percezione del tuo brand presso l’utente. Secondo Google, la pubblicità display aumenta del 20% le branded search.

3. Promuoviti ovunque

Hai difficoltà a posizionarti in prima pagina sui motori? Valuta se promuoverti con AdWords o sui siti web che ricoprono già quelle posizioni, cosa che ti permetterà di aumentare l’awareness e di ottenere un po’ di branded search. Un annuncio pubblicitario su questi siti web, che offre un prodotto o un servizio legato al contenuto, potrebbe anche essere più conveniente che investire in SEO per puntare alla top 10, e sicuramente è una cosa immune dai capricci algoritmici di Google.

Lo stesso vale per i guest post e il content placement, anche se è necessario stare attenti alle recenti linee guida di Google in proposito. Devi assicurarti che il contenuto sia unico, di valore, utile. Chiediti se lo pubblicheresti sul tuo stesso sito, se qualcun altro te lo proponesse. Se la risposta è sì, allora procedi.

4. Contenuti di valore

Google fa un gran lavoro per cercare di identificare i buoni contenuti (anche se non sempre ci riesce). La sua missione è fornire all’utente risposte pertinenti e utili. Soprattutto utili: qualsiasi strategia tesa a produrre e fornire contenuti utili, è allineata con gli obiettivi di Google.

Rivedi la tua strategia su questi basi. Contenuti di bassa utilità, è improbabile che oggi possano funzionare. Se rimane una buona idea quella di utilizzare la keyword research come spunto per creare contenuti, è una idea ancora migliore quella di focalizzarsi su certe aree tematiche e creare contenuti coinvolgenti, e di grande utilità. Rilevanza, utilità: non corrispondenza ad una determinata parola chiave.

Torna ai principi base della search: Navigational, Informational, Transactional. In base alla parola chiave, crea un contenuto che soddisfi il giusto criterio. Fai attenzione quando si tratta di query informative: se le tue pagine si occupano di fatti accertati, che chiunque altro può produrre, se non c’è differenziazione o valore aggiunto, Google rischia di fare man bassa di quelle SERP col suo Knowledge Graph.

Cerca invece di andare in profondità, di espandere le informazioni, di associarle ad altre, di incorporare i pareri dei lettori.

5. Risolvi problemi reali

Questo prosegue il discorso del “assicurati di offrire contenuti utili”. Vai oltre le parole chiave, oltre la rilevanza del tema. Domandati: “Che problema sta cercando di risolvere l’utente? Cerca intrattenimento? Cerca una guida? Come potrebbe essere la soluzione reale a ciò che sta cercando? Quale dovrebbe essere la miglior soluzione?”

Non ci sono scorciatoie per determinare cosa è utile per l’utente: è necessario comprenderlo. Per fare ciò puoi utilizzare interviste, questionari, ricerche, sessioni di chat, monitoraggio di forum e social. Dimentica per un attimo la parola chiave, e prova ad entrare nella testa del tuo utente. Qual è il suo problema? Quindi scrivi una pagina che lo affronti, ed offra una soluzione.

6. Massimizza il coinvolgimento

Google osserva se l’utente clicca su un risultato della SERP e poi torna indietro a cliccarne un altro, per capire cosa ha trovato rilevante e cosa meno, dal punto di vista dell’utilità. L’utilità effettiva di un contenuto è ormai un dato di fatto.

Grandi blocchi di testo denso, anche se rilevanti, possono scoraggiare l’utente. Aggiungere immagini e video alla pagina può essere utile ad aumentare l’engagement. Assicurati che l’utente compia qualche azione sul tuo sito, per esempio cliccare un link o un bottone. O guardare un video. O rispondere ad una domanda. Qualsiasi cosa, basta che non torni subito alla SERP.

Punta a pubblicare qualcosa di realmente utile, che risolva un problema, invece che creare solamente un contenuto che risponda ad una parola chiave.

7. Pensa come chi fa PPC

Pensa ad ogni singolo click come se pagassi per ottenerlo. Una volta che un visitatore è arrivato sul tuo sito, cosa vorresti che facesse? E’ chiaro il percorso che deve seguire? Pensa sempre a come coinvolgere il visitatore una volta che è arrivato da te. E se possibile, chiedigli di compiere una azione.

8. Pensa come chi ottimizza le conversioni

Ottimizza le conversioni in modo da ridurre il bounce rate, assicurandoti che la pagina soddisfi completamente le esigenze dell’utente. Testa vari design, frasi, colori, elementi.

E’ piuttosto complesso farlo (dal punto di vista della SEO), ma è sempre bene domandarsi: “Quali pagine del mio sito funzionano bene, e quali no? Potrebbe essere un problema di design o di disposizione degli elementi? Cosa succederebbe se cambiassi qualcosa? Che cosa hanno in comune i primi 3 siti web meglio posizionati nella mia nicchia? Se hanno un link pattern simile al mio, che cos’hanno di diverso che potrebbe aver contribuito a farli posizionare meglio?”

9. Usa strategie di marketing

E’ davvero difficile fare SEO su siti “me-too”. E’ difficile ottenere link. E’ difficile trovare qualcuno che ne parli. Le persone tendono a non condividerli. Questi siti non generano branded search. L’unica cosa che rimane da fare, è quella che Google considera blackhat, ovvero comprare link.

In questi casi, punta al marketing. Cerca una storia da raccontare. Trova qualcosa di unico e non comune nell’offerta. Se il sito non ha qualcosa che lo differenzia dagli altri competitor meglio posizionati, è difficile farlo emergere dalle ricerche organiche, restando nelle linee guida di Google.

10. Link

C’è un motivo per cui Google mette una grande attenzione sui link: è perché funzionano. Altrimenti non se ne curerebbe.

I link sono importanti. Non importa se sono no-follow, dentro uno script, in un social network: sono ancora oggi le strade sulle quali gli utenti viaggiano. E questo ci riporta ai concetti di differenziazione, di vera utilità, di brand coerente: è molto più facile – e sicuro – ottenere link, se hai tutte le altre basi coperte.

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11 Comments

  • Ottimo articolo che mostra come ormai il brand sia diventato l’asse portante per rimanere fuori dalle penalizzazioni ed emergere nei risultati.

    Purtroppo per i siti “Me-Too” la vita è sempre più dura, anche se il post può essere interessante e di alta qualità. Come detto nell’articolo, il segreto, secondo anche me, è quello di differenziare sempre!

  • Ottimo articolo. Secondo me però la strategia è più “sottile”: occorre porre differenza tra un “brand” e un “brand autorevole”.

    Voglio dire: io, me stesso, sono un brand, e sono il brand più conosciuto nel mio condominio. Nel mio condominio sono tutti miei followers e fan della mia FB page, e conoscono a memoria i miei video su YouTube.

    Però Tommy Emmanuel è un brand più autorevole di me. Forse abita in un condominio più grande 🙂

  • Ottimo articolo, Davide, hai fatto bene a condividere questo pezzo su tagliablog. Ancora una volta google va nella direzione del branding, e sempre più il SEO deve avvicinarsi al social media marketing ed al web marketing. Condivido l’articolo sulla pagina Facebook di Monetizzando, buon lavoro! E quando vuoi sei sempre il benvenuto per un guest post (di qualità si intende!);)

  • Ciao,

    condivido in linea di massima quanto scritto tranne i punti 2 e 3 che vedo poco praticabili in blocco… insomma il tempo è denaro… per tutti grandi e piccoli.
    Essere ovunque e un po’ come dire fai tutto, e per cui non vedo dietro una strategia percorribile. Piuttosto cercherei di dare un ordine di priorità ai social media o altre strategie da utilizzare oltre alla SEO, sperimentarle una per volta e poi valutare se ampliare o passare alla successiva.

  • Molto interessante, ma per i punti 2. e 3. non è semplice di pensare di “essere ovunque” soprattutto come per chi, come noi, ha una piccola startup, in un settore molto specifico come l’elettronica ma anche molto competitivo, dove è davvero molto difficile ‘condividere’ e ‘far girare’ contenuti altamente tecnici e riservati solo ad una piccola schiera di appassionati. Ecco il dilemma.

  • Si preannuncia un anno interessante in campo SEO! Ci sarà da lavorare, soprattutto per essere ovunque con contenuti di qualità, cercando di essere utili e risolvere i problemi altrui creando, magari da una piccola attività a gestione famigliare un BRAND! su rimbocchiamoci le maniche!!
    😛

  • Certo sono consigli utilissimi e da mettere in pratica, ma il problema vero è il Budget, chi lavora con le aziende italiane sa che non hanno budget a sufficienza neanche per attivare una campagna Adwords di tre mesi, figuriamoci di fare una cosa del genere.

  • Sicuramente questi sono consigli validi, ma la domanda che spesso mi chiedo è: come si fa ad emergere pubblicando contenuti di alta qualità quando i tuoi concorrenti sono grandi aziende / siti web di rilievo?

    Un buon contenuto a mio parere può essere utile per l’utente, ma Google è ancora parecchio indietro quando si trova a comparare un colosso con una formica. Diciamoci la verità: quante volte si trovano siti famosi con contenuti appena sufficienti nelle prime posizioni, e quant’altre invece siti qualitativamente migliori?

    A mio parere proprio con gli ultimi algoritmi chi ne ha tratto più vantaggio sono proprio i portali più famosi e presenti sul web da anni (e che ovviamente hanno un brand intorno al proprio nome).

    Comunque l’articolo è interessante e degno di nota!

    Un saluto

    Gianluca

  • In merito all’ottimo resoconto, mi permetto di far notare che due punti del nuovo corso intrapreso da Google appaiono alquanto in contrasto con quello “spirito democratico” a cui si tende normalmente ad associare Internet.

    Il primo riguarda il maggior peso conferito ai brand. Privilegiare un marchio soltanto perché è più noto di un altro non significa di per sé fornire il risultato atteso, ma fornire semplicemente il marchio sorretto dal potere economico maggiore, in virtù del quale l’azienda è appunto in grado di esercitare una maggiore pressione marketing e ottenere più visibilità sui vari media. Questo non ha ovviamente alcun tipo di attinenza con il merito. Anzi rischia di ottenere che valenti start-up innovative ma prive di grandi capitali, che proprio attraverso Internet dovrebbero essere fatte emergere, siano invece “oscurate” da una batteria di marchi poco interessanti, solo perché più vecchi e blasonati. Allora il “baronaggio” non è un male solo italiano!

    Secondo punto, questa storia dei contenuti di valore. Sembra concepita da intellettualoidi mancati, più che da veri esperti di knowledge engineering. Finché si tratta di e-magazine e comunque di query con intenti puramente informativi va bene, ma è mai possibile che adesso anche le aziende di produzione e servizi debbano trascurare il loro mestiere e trasformarsi tutte in altrettante e-magazine giulive per ottenere un minimo di considerazione da Big G? Di nuovo, sembra non si voglia dare importanza all’arrosto, ma soltanto al fumo!

    Dico sciocchezze?

  • Quoto @Massimo
    La storia del brand è un modo elegante per raggirare sospetti sul miglior posizionamento di chi paga pubblicità.
    Anche se però devi ammettere Massimo che in questo articolo non discute tanto l’etica, quanto suggerire di migliorare la brand awarness ai fini del posizionamento, che poi è quello che interessa ai Seo…

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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