I fattori di posizionamento su Google del 2013, secondo Moz

Dopo i fattori di posizionamento di Searchmetrics, siamo giunti alla volta di quelli di Moz (meglio conosciuto col nome di SEOmoz).

Moz effettua questo studio ogni 2 anni (eccoti quello del 2011 e del 2009), per determinare quali attributi contengono le pagine e i siti web meglio posizionati all’interno di Google.

La ricerca di Moz si compone di 2 parti: un sondaggio effettuato su un gruppo di professionisti della SEO, e uno studio sulla correlazione. Questi i 5 punti salienti per il 2013:

1. La Page Authority ha una correlazione più alta di tutte le altre metriche misurate
2. I “segnali sociali”, in particolare i +1 di Google e le condivisioni di Facebook hanno una correlazione molto alta
3. Nonostante il Penguin, la correlazione relativa all’anchor text rimane più forte che mai
4. Sono emerse nuove correlazioni per schema.org e l’uso dei dati strutturati
5. Altri dati sono stati raccolti sui link esterni, le parole chiave e i domini a corrispondenza esatta

Il sondaggio

Quest’anno sono stati intervistati ben 120 SEO specialist.

Agli intervistati è stato chiesto di valutare molti fattori diversi, su una scala da 1 a 10, a seconda di quanto pensavano che questi fattori fossero presenti nell’algoritmo di ranking di Google. Qui sotto viene presentato il punteggio medio fra tutte le risposte: i fattori più votati hanno registrato punteggi medi di 7-8, mentre quelli meno votati fra 4 e 6.

Le correlazioni

Per calcolare le correlazioni è stato utilizzato lo stesso metodo del 2011. Partendo da un ampio set di parole chiave di Google AdWords (oltre 14.000), che si estendevano su un’ampio volume di ricerche in tutte le categorie di argomenti, ai primi di Giugno sono stati estratti i primi 50 risultati delle ricerche effettuate su Google (versione U.S.A.), ovviamente in modo spersonalizzato.

Per ogni risultato sono stati presi tutti i fattori che si volevano analizzare, e infine è stata calcolata la media di correlazione di Spearman su tutto l’insieme dei dati. Questo è lo stesso sistema che hanno utilizzato Searchmetrics e Netmark nei loro recenti studi.

Per interpretare correttamente i risultati, è sempre bene ricordare che la correlazione NON prova la causalità: Rand Fishkin ha spiegato molto bene la cosa in un post sul suo blog.

Ora basta, iniziamo a vedere un po’ di dati!

Partiamo con le correlazioni a livello di pagina e di dominio:

Correlations: Page level

Correlations: Domain level

La Page Authority, all’interno dell’indice di Mozscape, predice la capacità di posizionarsi in base ai link e ai fattori correlati in modo migliore nello studio. Come nel 2011, le metriche relative alla diversità delle fonti di link (blocchi C, IP, domini) presentano correlazioni più alte. A livello di domini/sottodomini, la correlazione dei sottodomini è più alta di quella dei domini.

Anche nel caso del sondaggio, i SEO pensano che i link sono molto importanti:

Survey: Links

Anchor text

Nel corso degli ultimi 2 anni, Google ha penalizzato gli anchor text sovraottimizzati. Ma nonostante questo, le correlazioni relative alla corrispondenza esatta e parziale sono molto forti nel set di dati analizzato da Moz:

Anchor text

E’ interessante notare che anche i SEO intervistati pensano che una distribuzione “biologica” dell’anchor text (un buon mix fra branded e non-branded) è più importante del numero di link:

Anchor text

Le correlazioni relative all’anchor text presentano una delle differenze più significative fra i risultati dello studio di Moz e quello di Searchmetrics, probabilmente perché Moz ha incluso le navigational query mentre Searchmetrics no. Molte di queste query sono infatti branded, ovvero in molti casi l’ancora corrisponde al nome del brand, e quindi questo potrebbe spiegare la differenza.

On-page

Le parole chiave sono ancora importanti all’interno della pagina?

Moz ha misurato il rapporto fra la parola chiave e il documento, sia utilizzando il TF-IDF score che il language model score, e ha rilevato che il title tag, il body dell’HTML, il meta description e i tag H1 presentano tutti una correlazione piuttosto alta:

Correlations: On-page

Per approfondire questi concetti, puoi leggere questo post di Matt Peters.

I SEO intervistati concordano inoltre che le parole chiave nel title e nella pagina sono fattori importanti:

Survey: On-page

Moz ha anche conteggiato ulteriori correlazioni on-page per verificare se il markup strutturato (schema.org e Google+ author/publisher) hanno un rapporto col posizionamento. A quanto sembra, tutte queste correlazioni sono prossime allo zero, cosa che fa pensare che questi segnali di ranking non sono ancora utilizzati.

On-page

Domini a corrispondenza esatta/parziale

La capacità di posizionamento dei domini a corrispondenza esatta (EMD) e parziale (PMD) è un tema molto dibattuto in ambito SEO, e sembra che Google stia ancora lavorando su questo fronte (vedi questo recente post di Dr. Pete). In base ai dati raccolti da Moz (e risalenti a prima dell’update del 25 Giugno 2013) si notano correlazioni relativamente alte, molto simili a quelle del 2011:

Exact/partial match domain

La cosa è per certi versi sorprendente, visto che i dati di MozCast mostrano invece che la percentuale degli EMD è in calo; e infatti si può notare che la percentuale di EMD (linea blu) è in discesa da un annetto a questa parte:

Exact/partial match domain

Tuttavia, si può notare che le correlazioni legate agli EMD (linea rossa) sono calate nell’autunno 2012, per poi risalire nel corso degli ultimi mesi. Moz attribuisce la “colpa” all’annuncio dell’EMD update, fatto da Matt Cutts il 28 Settembre 2012. L’aumento delle correlazioni fra Marzo e Giugno 2013, dice però che gli EMD sono ancora ben presenti nelle SERP, anche se un po’ meno di prima. Potrebbe essere che Google ha penalizzato solo gli EMD di scarsa qualità?

Social

Come nel 2011, i “segnali sociali” si sono evidenziati come uno dei fattori a più alta correlazione, con i +1 di Google davanti alle condivisioni di Facebook e ai tweet di Twitter:

Correlation: Social

I SEO intervistati, invece, NON pensano che i “segnali sociali” impattino molto sull’algoritmo:

Survey: Social

Questo è il tipico caso in cui la correlazione può essere spiegata da altri fattori, come i link, e può non esserci un rapporto di causa diretta.

Già nel 2011, dopo la pubblicazione dei dati relativi ai social, Matt Peters ha cercato di dimostrare come le correlazioni di Facebook siano spiegabili principalmente dai link. Moz suppone che Google scansioni ed indicizzi i contenuti di Google+, e che i link su Google+ passino link juice. Google scansiona e indicizza anche le pagine pubbliche su Facebook e Twitter.

Il futuro della SEO

In base alle interviste raccolte, questa è la torta dell’algoritmo di Google:

Survey: Future of Search

Possiamo notare che:

1. I link sono ancora la parte più importante dell’algoritmo (40% circa)
2. L’utilizzo delle parole chiave nella pagina è ancora fondamentale, a parte i link che si pensa siano il fattore più importante
3. I SEO NON pensano che i fattori sociali siano importanti nell’algoritmo del 2013 (solo il 7%), in contrasto con le alte correlazioni

Guardando al futuro, i SEO vedono un passaggio dai fattori di ranking tradizionali (anchor text, exact match domain, etc.) ad una analisi più approfondita del valore del sito percepito dagli utenti, all’authorship, ai dati strutturati e ai “segnali sociali”:

Survey: Future of Search

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8 Comments

  • Bellissimo post sulla seo.

    Una cosa che mi lascia un po’ perplesso è il fatto dei microdata e authorship, dove si sostiene che la loro rilevanza è pressoché nulla.

    Secondo i miei test invece, l’ancoramento ben strutturato con il profilo di Google Plus porta un po’ di benefici, mentre i microdati aiutano molto per la Local Seo.

  • Ottimo articolo, complimenti.
    Ho molti dubbi sulle interpretazioni della correlazione Social: secondo me le variabili in gioco per renderla determinante sono troppe e difficili da controllare.

    Sarà difficile oggi come domani, che i fattori di maggior influenza siano diversi dal dominio e da tutto ciò che riguarda i link. Questi due fattori sono oggettivi e non interpretabili, quindi facili da misurare e valutare con un algoritmo.

    Non ho mai creduto che l’algoritmo di Google sia così complesso come vogliono farci credere, e andare a “pesare” i social è troppo complesso per perderci tempo.

    Naturalmente IMHO.

  • Ciao,
    dopo l’articolo pubblicato da Searchmetrics si è scatenato un pò di putiferio agli alti livelli SEO (ho letto almeno 3 articoli di feroce critica a riguardo da SEO abbastanza illustri); chissà se succederà la stessa cosa anche adesso…
    Da un lato comprendo la critica di “poca scientificità” ma credo che debbano anche essere presi e considerati per quello che sono: sondaggi e tentativi di previsioni, aleatori, non sò dire quanto profondamente scientifici ma da prendere con un pò più di leggerezza… Non credo che i grandi esperti SEO abbiano nulla da temere da questi articoli!
    Grazie, ciao!

  • Come al solito ottimo articolo, alla fine le parole chiave nel title e nella pagina sono i fattori più importanti dopo i link ma sono convinto che la parte sociale (soprattutto G+) diventerà sempre un fattore più rilevante per la SEO.

  • @delizard: essendo una delle persone che è sempre stata critica nei confronti di questi calcoli privi di senso vorrei spiegarti perché, al di là della loro oggettiva farlocchità, io ed altre persone riteniamo che produca un danno al settore.

    Per ogni persona che è in grado di comprendere la natura ingannevole di certi “studi”, ce ne sono decine che invece non lo comprendono.

    Riuscire a interpretare questi studi nel modo corretto è un grande indicatore delle capacità di discernimento di una persona. Se devo fare un colloquio di assunzione ad un candidato e so che la SEO va sempre più a braccetto con la web analysis, vengo favorevolmente colpito da chi sa individuare gli inganni di uno studio sui fattori di ranking e sa indicarmi quali caratteristiche rendono tali prodotti fuorvianti. Questa capacità di analisi vale oro quando c’è da interpretare le azioni degli utenti/visitatori/clienti, quando è necessario risalire ad una causa (o più cause) partendo dagli effetti osservati, quando c’è da progettare un test SEO o un esperimento per l’ottimizzazione del CTR.

    Un candidato che è in grado di fare ciò vale tanto, proprio perché rappresenta una mosca bianca nel mare di persone che non sono in grado di individuare la natura igannevole di queste campagne di marketing (perché questo sono, e nient’altro).

    La ragione per la quale io ritengo che tali studi producano un danno è che sfruttano contesti di “fanboy” di un brand/guru alimentando la cultura del “prendo sta roba per valida perché l’ha detta/condivisa il guru/brand X”. Che equivale a demandare ad altri le proprie capacità di ragionamento.

    Questa cultura è a mio parere dannosa, non solo per questo specifico settore, ma in qualsiasi settore.

    L’obiezione che mi viene fatta spesso quando esprimo questo mio parere è che esistono persone che sono perfettamente in grado di comprendere la natura di questi “studi” e di metterli da parte. Ma il punto è che queste persone rappresentano una percentuale irrisoria e secondo me è giusto farsi sopratutto scrupolo della maggioranza.

  • @enrico: ciao, e ti ringrazio per la risposta. Come ho detto all’inizio comprendo bene il senso della critica ma ho avuto soltanto la sensazione che fosse in alcuni casi una “reazione sproporzionata” rispetto all’azione… Inoltre, ironicamente parlando, per le poche “mosche bianche” queste campagne di marketing sono alla fine una manna dal cielo, no? Livellano verso il basso.. 🙂
    ciao e buona serata!

  • Sono molto perplesso riguardo alle dichiarazioni sui fattori del Social e dell’authorship e secondo me ora più che mai sono determinanti nei risultati organici di Google. Comunque ottimo articolo, come al solito! 😉

  • @Riccardo

    L’authorship non può essere utilizzato da Google come fattore di ranking per semplici questioni statistiche: meno del 10% dei siti web ha implementato il rel=”author”, e senza questo l’authorship non esiste…
    Utilizzarlo come fattore sarebbe profondamente erroneo e fuorviante.

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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