Ricordando la “Dot Com Bubble”

In questi giorni si “festeggiano” (si fa per dire…) i 10 anni dal picco della Dot Com Bubble, che in Italia prese il nome di “bolla della new economy”: il 10 Marzo 2000 il Nasdaq toccava infatti quota 5.048,62, vetta mai più raggiunta (e nemmeno lontanamente avvicinata) nei 2 lustri successivi.

Preciso subito che il sottoscritto NON riuscì, in quell’epoca, a fare il colpaccio: è vero, dopo solo 3 mesi cedetti un nodo Internet (aperto a inizio 1995), ma non mi rimase in tasca granchè. Qualche tempo dopo riprovai con Yahoo.it, ma andò… maluccio 🙂 Infine nel 2000 fui assunto in una nascente società (che ancora oggi opera e prospera), “costola” di una più grande che si quotò (e fece un discreto botto): praticamente tutti i miei ex-colleghi erano dipendenti dell’azienda quotata, e almeno i soldi di un’auto nuova se li fecero, mentro io aspettai con pazienza la quotazione del nascente astro… quotazione che non avvenne mai 🙂

Se hai tempo di rileggerti un po’ di “archivi storici” del Corriere.it ci troverai l’euforia della prima quotazione al Nuovo Mercato (Opengate, a Maggio 1999… qui scrissi come andò a finire), la febbre di qualche mese dopo, i record del giugno del 2000 e la crisi che già pesantemente colpiva nell’autunno dello stesso anno.

Negli USA andò pure peggio, con Dot Com che fecero crack leggendari, fino ad arrivare alla “pietra tombale” di WorldCom che chiuse definitivamente un’epoca (a giugno 2002).

Chi è rimasto a galla da allora? le aziende sopravvissute alla bolla sono probabilmente quelle con le basi più solide, con un modello di business che ha saputo evolversi e tenere il passo: sono i camaleonti del web, come Amazon.com che dal 2000 ad oggi è cresciuta del 93% (mentre Yahoo!, nello stesso periodo, ha perso l’81%).

Significa che oggi sono presenti solo aziende di questo tipo? purtroppo (e per fortuna) no. Ci sono tante matricole ampiamente sopravvalutate (non dirmi che il valore di Facebook è quello “corretto”, per carità), ma anche tante startup che comunque meritano di ricevere dal mercato una opportunità. Gli investitori sono sicuramente più accorti, e le aziende non hanno tutta quella fretta di entrare in borsa e monetizzare che c’era a cavallo dal millennio.

E in Italia? anche da noi, pur fra 1.000 difficoltà, qualcosa si muove. A parte il Working Capital (che ripartirà con un nuovo “tour” anche nel 2010), ci sono tante piccole iniziative (mi viene in mente, ad esempio, StartupMstr di Gianluca Dettori) che coinvolgono i nostrani startuppari: ne puoi trovare un nutrito elenco spulciando il calendario di Geek Agenda.

Chiudo con un quiz “per nostalgici”: leggi i nomi dei 100 siti web inclusi nel PDF qui sotto, e dimmi quanti te ne ricordi (e quanti ne apri oggi giornalmente…)

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Max Valle
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.