Report vs. Internet: cade l’ultima trasmissione TV decente

La puntata di domenica di Report è stata uno schifo.

Il titolo – Il prodotto sei tu – lasciava prevedere un episodio dedicato allo “scivolamento” del concetto di privacy che Internet (nella persona di Google ma ancor più di Facebook) ha introdotto nel corso degli ultimi anni, e invece…

…invece è stato uno dei peggiori minestroni, pieno di luoghi comuni in chiave negativa, per dimostrare la solita vecchia tesi che “la Rete è il Male Assoluto” grazie ad una serie di imprecisioni e inesattezze (un po’ volute e un po’ frutto di totale incompetenza) da record.

La TV di stato non è nuova a queste sparate contro Internet. Ricordo piuttosto bene quanto successo 3 anni fa a Porta a Porta: allora i social non erano così di moda (almeno dal punto di vista televisivo), e il Male Assoluto era il Blog (l’ospite in trasmissione legò i blog al sesso/prostituzione in un modo davvero imbarazzante).

Tornando indietro di un altro anno ricordo l’intervento di Marco Montemagno a IAB Forum 2007.

Allora come oggi, i vecchi media raccontavano che:

• Internet è PERICOLOSO
• Internet è DIFFICILE
• Internet è PORNOGRAFIA
• Internet è per PERSONE STRANE
• Internet è INAFFIDABILE
• Internet porta all’ISOLAMENTO
• Internet è VIRTUALE (=non esiste)

In 4 anni non è cambiato quasi nulla. Ma forse il vero dramma è che in 16 anni, da quando vendevo abbonamenti Internet dial-up, è cambiato davvero poco.

I vecchi media, in particolar modo la TV, anziché provare a esplorare (anzi direi che il termine più giusto sia capire) han sempre pestato sul tasto della denigrazione: Internet è buono per il gossip o per le truffe, non c’è voglia di spiegare alla massa (ancora attaccata al tubo catodico) il “lato virtuoso” di questo fantastico mezzo.

I vecchi giornalisti, ignoranti (nel senso pieno della parola, ovvero “che ignorano”) e attaccati ai loro grassi stipendi, fanno lo stesso: e il buon De Bortoli, anche se mesi fa ci ha provato, non è riuscito a scheggiare il guscio dentro il quale si nasconde una intera categoria di “nobili decadenti”.

Già, il decadimento: le nuove generazioni avvertono la caduta di TV e carta, ma sembrano non avere la forza, o forse la volontà, di dare la spallata finale. E nel frattempo sentiamo dire che cliccando sui like di Facebook si arriva in prima pagina su Google, e si raccolgono 12.000 euro per rifare il pavimento dell’oratorio. Oppure che con Firesheep puoi fregare magicamente i parametri degli account di Twitter. Gossip e truffe, Internet è tutta qui.

P.S.: a seguito delle polemiche che la trasmissione ha suscitato, la Gabanelli è intervenuta sull’Unità: “…noi abbiamo portato in una tv generalista un argomento che di solito viene discusso in rete tra competenti. Abbiamo dovuto ovviamente adattare il linguaggio, semplificare…”

E in effetti ha senso: è difficilmente digeribile in TV, in prima serata, una trasmissione per geek e nerd, anche per il solo rispetto delle logiche della battaglia dell’audience alle quali anche Report deve ovviamente sottostare. Ma la semplificazione strumentale, che piega la verità per mandare acqua verso certi mulini o per far dire (o non dire) cose agli intervistati è una logica vecchia e furbetta, e fa parte di modi di operare che Report dovrebbe contribuire a distruggere, e non ad alimentare.

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92 Comments

  • Meno male che dovevano semplificare il linguaggio. Hanno parlato di LikeJacking e di Firesheep che non conoscevo… magari parlare del fenomeno mashup, di strumenti che svolgono da base per la creazione di centinaia di varianti…. vabbè lasciamo perdere.

    Continuate a fare copia incolla con “modica < copia" #fail!

  • Proprio come i nobili in decadenza, il vecchio mondo 1.0 agisce con lo stesso sprezzo nei confronti del nuovo (insomma, mica tanto, 20 anni sono un’era geologica per il web).

    Mi aspettavo più equilibrio da Report, ma evidentemente c’è proprio un problema culturale alla base per questa non-comprensione. Bah, io direi di tirare avanti a lavorare. Non vedo perché dovrebbero fare paura certi fantasmi.

  • La cosa peggio è che ora si legge in giro che la rete è diventata permalosa e suscettibile. E che a protestare sono solo alcuni fighetti perchè non citati!

  • Aggiungo che l’intervista della Gabanelli dopo le proteste (Unità) e la successiva videochat sono stati due ulteriori colpi bassi.

  • non sono d’accordo, un inchiesta che si è soffermata su uno dei tanti aspetti dei social e si è posta delle domande. l’argomento è complesso ed ostico anche per chi come noi ci “vive dentro”.
    figuratevi di fare un servizio di 20 minuti su un unica questione, la sicurezza.
    parlando ad una massa che un forum od un blog si sogna (beppegrillo a parte).
    non capisco proprio tutte queste polemiche.
    non dovevano tenere una tesi su i social, ma avevano delle domande sulla sicurezza dei dati su i social e sono andati a chiedere ed approfondire… non sono state dette cose non vere, quindi anche questo è uno degli aspetti dei social.
    Sup.

  • Report non l’ho visto, ma ho “vissuto” la diretta Twitter che faceva piuttosto ben indovinare come non ci avesse azzeccato nulla.

    Se è vero e corretto dire che i giornalisti non ci capiscono un gran che (occhio, non tutti, Ostellino – per esempio – tirò fuori il problema della cattiva qualità di siti come Demand Media tantissimi mesi fa sul Corriere), io proverei a capire se per caso la colpa non è anche nostra.

    Ovvero: noi facciamo realmente in modo che la gente mainstream, quella che ancora in gran maggioranza non usa quotidianamente Internet, davvero comprenda cos’è questa cosa di cui noi parliamo ogni giorno?
    Non può essere che noi ci parliamo troppo addosso e non parliamo invece a chi davvero dovremmo?

    In fondo, è come quando i SEO si lamentano che tutti i clienti considerano la SEO una specie di arte da truffatori e non quella specie di arte e scienza che combina il meglio della tecnologia e della creatività pura.

    Cosa facciamo noi per educare realmente le persone? Per andare al di là dei nostri blog?

  • Questa mattina ho visto gente che urlava e si strappava i capelli perchè ora ha paura di internet.

    Io propongo una raccolta fondi per facebook e google.

  • Aggiungo, perchè non mandare in esilio Robin Good?
    ha detto una marea di cavolate e cose false giusto?

  • @Gianluca perchè vuoi andare oltre al tuo blog? perchè tanta presunzione?
    la “nuova” we-economy (si il noi-economy) non ti chiede di educare, ma di unirti e collaborare con chi fa web e chi non fa web.
    perchè questa paura di parlar male di internet, scusate se insisto e non offendetevi, la avete veramente la presunzione di difendere l’intero web?
    dalla lontanissima ARPA si era capito che è inarrestabile e fondamentale.
    Report ha solo messo il dito su una delle tante ferite!
    embe…? la tv ha si la potenza per acculturare, ed istruire i “turisti” del web può far meno danni di quello che si crede!
    Sup

  • Hai ragione, ho cercato di non dargli molto peso ieri mattina ma ho dovuto sentirmi in imbarazzo nel difendere i social network con alcuni conoscenti sulle solite frasi di luoghi comuni. La tv ha una paura cottura del web, i governi ancora di più. Su twitter da stamattina e non sono nessuno Mi segue un candidato sindaco di Torino, forse non ha capito che sono io semmai a seguire chi mi interessa o almeno vederlo menzionato e valutare i suoi contenuti. in questo modo tanta bella figura non l’ha fatta.
    Potrei drasticamente pensare che la crisi e le basse prospettive che i governanti vecchi e ignoranti offrono alle future generazioni con la crisi economica non permettano di intraprendere strumenti modierni con le tecnologie future come le tv collegate ad internet. Io credo che i social network tutti nessuno escluso possano essere fonte di organizzazione sociale dove ognuno possa apprendere e formare un giudizio senza che venga imposto per i propri gusti e attitudini.

  • Hai ragione, ho cercato di non dargli molto peso ieri mattina ma ho dovuto sentirmi in imbarazzo nel difendere i social network con alcuni conoscenti sulle solite frasi di luoghi comuni. La tv ha una paura cottura del web, i governi ancora di più. Su twitter da stamattina e non sono nessuno Mi segue un candidato sindaco di Torino, forse non ha capito che sono io semmai a seguire chi mi interessa o almeno vederlo menzionato e valutare i suoi contenuti. in questo modo tanta bella figura non l’ha fatta.
    Potrei drasticamente pensare che la crisi e le basse prospettive che i governanti vecchi e ignoranti offrono alle future generazioni con la crisi economica non permettano di intraprendere strumenti modierni con le tecnologie future come le tv collegate ad internet.

  • anche io sono convinto che ci sia più buono che marcio nei social, ciò non toglie che Report abbia svolto un’inchiesta su un particolare problema!
    meglio saperle alcune info che restare con il dubbio.
    no?

  • Certo ma specialmente in tv se vuoi parlare di qualcosa di spessore come i social network devi esporre difetti certo ma anche pregi.
    Non ho visto il servizio, ho letto qualcosa e ti ripeto me ne hanno parlato.
    É incredibile come certe volte, certi giorni, certi argomenti vengano martoriati come se di negativo prima non c’é stato altro e pure peggio.
    Certo non si può nascondere che i social network permettono di far iscrivere chiunque ma il controllo c’é e ci sarà sempre di più per una serena convivenza.
    Ti faccio un esempio: su facebook siamo “amici” e non fa testo ma ad esempio con twitter ed uno smartphone con il gps posso vedere su una mappa chi twitta vicino a me, potrei circuire una bella ragazza e può essere mostruosamente pericoloso per una mente malata. Vuol dire che prima di twitter non ci sono mai state violenze?
    Il lato positivo é che in talcaso l’indagine é già bella e pronta su un hard disk.
    É un esempio ma in una società onesta e civile non c’é nessun problema a condividere le proprie informazioni anzi a volte proprio possono rendere difficile la vita ai delinquenti e abbiamo già sentito in passato qualche caso. É un discorso complesso.
    Se faccio una vita onesta, ho le mie password, ho una VISA ricaricabile che ogni centesimo che spendo mi arriva un sms, non vado con win7 sui siti porno, non ho alcun problema, fino ad ora.

  • I social network hanno migliorato la vita di molti, ci mettono tutti sullo stesso piano, ci tolgono imbarazzo ad esprimerci, ci strappano una lacrima od un sorriso, ci insegnano e ci fanno riflettere, un “like” o un ” follow” o una menzione sono ottime medicine, ci fanno confrontare e usare cosa che purtroppo poco accade una netiquette, eliminano classi e confini che sono solo nella mente di chi ce li crea. Su twitter addirittura posso menzionare un amico o un presidente contemporaneamente e se di fastidio giustamente vengo oscurato a chi non mi vuole.

  • ho pensato le stesse cose vedendolo, con domande come:
    – “ma stanno scoprendo l’acqua calda?”
    – ” ma mica Facebook è una società di benefattori, è normale che ti usa per la pubblicità e che abbia un regolamento”
    – “i giochi Facebook sono a anche a pagamento? e che scandalo sarebbe?”
    – “ma ti pare che la polizia va a catturare tutti quelli che denunciano insulti su Facebook”
    – “le statistiche di google sono aggregati mica con nome e cognome, può dare fastidio ma che male fa?”
    – “Ma quello che si è fatto fregare la password di skype con il banale phishing, è un esperto di settore????”
    – “lettera43 fa 140 mila visite al giorno?” non ci credo, pubblicità.
    – la storia dell’https l’hanno messa un po’ vaga, sembrava quasi che un hacker potesse facilmente sniffare password da internet a chiunque usando solo un programmino

    Poi c’erano altre cose trattate davvero con superficialità.
    La persona con cui vedevo la trasmissione, mi ha detto “ma questo è per gente come mia madre che non sa nulla”
    boh… forse si, ma non dite cose banali con tutto sto terrorismo e con aria da denuncia grave.

    sul mio blog in compenso sono aumentate le visite sugli articoli di sicurezza, magari non è un effetto negativo far aprire gli occhi ai navigatori della domenica.
    Perchè guarda che in Itala siam messi davvero male come cultura generale del computer.

  • Ciao @sup… non voglio entrare in polemica, ma il tuo commento mi fa domandare se tu hai a che fare con Internet a livello professionale o no.
    Lo dico perché, come professionista, giornalmente affronto lo scoglio della disinformazione (o dell’informazione superficiale) che di Internet viene data.
    Perché l’immagine che i mezzi di comunicazione che si offre del Web sono invariabilmente due:
    1) o è un luogo democratico (falso di ogni falsità)
    2) o è un luogo dove tutti possono diventare una voce autorevole (come? io non esisterei, allora, e le imprese e i liberi professionisti non avrebbero problemi in diventare visibili su Internet)
    3) o che è un luogo per forza di cose pericoloso

    Mi dici che non devo educare. Purtroppo il 50% del mio tempo è educare. Educare il cliente che alcune cose si possono fare e altre no, che Facebook forse non è il salvagente che manterrà a galla la sua azienda, che aprire il sito del suo albergo – per esempio – alle recensioni buone e/o cattive non può che essere positivo, che se vuole fare affari su Internet la trasparenza è il primo valore che deve seguire.

    La noi economy è – lasciamelo dire – un’enorme demagogia. A parte casi rari, ogni successo su internet risponde a una precisa strategia di marketing. Se questa non è evidente se non a posteriori è perché l’agenzia che l’ha creata è un’ottima agenzia. Questo è il segreto dei migliori CM e dei migliori Link Baiters.

    Io non ho la pretesa di difendere il Web, non sono così pretenzioso nè così capace. Ma mi mandano in bestia le visioni miopi del Web.
    So che Report voleva parlare di un tema specifico – la privacità dei dati. E mi sembra corretto. Ma parlare di privacità nell’era di Internet mi sembra assurdo. E come dire: vado in piazza in mutande perché è un mio diritto ma non voglio che gli altri mi vedano.
    Quella visione del Web, per esempio, fa sì che si producano aberrazioni come condannare un algoritmo perché in Google suggest o instant accanto a un nome viene fuori la parola truffatore… stupido: forse quella persona è abbastanza ignorante da non conoscere che esiste qualcosa che si chiama ORM (Online Reputation Management) e che il vero “cattivo” è qualche suo concorrente che ha assoldato un buon black hatter.
    Piuttosto che dire perché il Web è cattivo e pontificare sul fatto che Google is evil e Facebook un chupasangre, quello che io chiamo educare è spiegare in parole che tutti possano capire come utilizzare il Web in maniera vantaggiosa per tutti: vuoi privacy, allora ecco come fare opt out in Facebook, o come evitare che Google non tracci con le cookies tutti i tuoi movimenti in Rete e così via. Vuoi fare affari in Internet, allora sappi che questo è lecito e questo no, e chi ti propone la via del no… beh, allora sii cosciente delle conseguenze…. e così via.
    E soprattutto voglio che si spieghi una volta per tutte che il Web non è il luogo della libertà assoluta, della democrazia senza regole. Questo nessuna televisione non lo ha ancora spiegato.

    Ok, scusatemi il rant 🙂

  • Il programma è stato eccessivo. Su internet ci sono anche i truffatori, chi ti ti ruba password e dati, ma è un mondo meraviglioso che consente, soprattutto a noi giovani, di esprimerci e in molti casi di trovare (o creare) un lavoro che off-line non esisterebbe.

    Buona giornata a tutti.

  • Beh, non ho visto – per una volta Report – per cui non posso giudicare la trasmissione.
    Per essere un minimo obiettivi, trattandosi di una delle poche trasmissioni che fa ancora giornalismo d’inchiesta e lo fa seriamente, direi che il titolo qui è del tutto ingeneroso però 😉
    Do per scontato lo scivolone pazzesco sul tema social, visto che in così tanti lo avete fatto notare, ma direi che “abbattere” una trasmissione così pofessionale per una sola puntata mi sembra un po’ eccesivo…
    Sapendo che sono dei professionisti seri, penso che alla prima occasione avranno modo di ritornare sul pezzo e fare un mea culpa.

  • Report rimane sempre report!
    Anche io ho storto il naso in relazione a molte imprecisioni ma far vedere il filmato di WikiLeaks ha riequilibrato il tutto.
    Credo che i tempi per la preparazione di un report su “internet” non siano scientificamente quelli con cui si confeziona Report, tanto magmatica è questa materia.
    Report ha denunciato i pericoli di Internet, che esistono, e che molti utenti, soprattutto usando windows assolutamente ignorano.
    Magari ce ne fossero di trasmissioni che mirano ad informare e che permettono all’utente televisivo di capire fenomeni come Twitter o Foursquare.
    Dici che in 4 anni è cambiato poco? Io incontro imprenditori analogici che oggi capiscono il valore di Facebook e non capiscono come si manda una mail.
    Qualcosa su cui riflettere…
    Marco

  • Report è sì una gran bella trasmissione perchè fa inchieste “scomode” o meglio, è l’unica trasmissione che fa inchieste. Fa giornalismo, gli altri fanno show!
    RAI3 è un canale generalista, anche Current TV fa trasmissioni che parlano di internet e sono più “precise”, più per addetti ai lavori.
    Il punto è questo, gli addetti ai lavori…è l’unica categoria che si autoalimenta, autocelebra, … che hanno creato anche qui in rete una casta con decine di follower.
    Agli eventi siamo quasi sempre gli stessi, ai convegni parlano quasi sempre le stesse persone…io vengo al tuo convegno, tu vieni al mio, ecc.
    E’ questo forse che limita internet in Italia, essersi chiusi in sè stessi!
    Aver dimenticato che c’è bisogno di evangelizzazione, quella che facevano gli ISP che Davide conosce bene.
    Invece di aprire questo mondo a tutti anche Report parla solo dei pericoli perchè fanno notizia? forse…invece di dire quante persone però oggi lavorino col nuovo media e di come sia democratico, sei sai vai avanti e viceversa.
    Concludendo, secondo me è tutta una questione di target piuttosto che di report, in Italia chi vede la TV generalista è fatta di persone con un livello culturale basso perchè è così che qualcuno ha deciso. Non dimentichiamo che in Italia oggi, le persone comprano i pc per connettersi a Facebook.
    La democrazia digitale fa paura a tutti, a chi ci governa ed anche a chi fa TV…

  • Forse abbiamo visto 2 trasmissioni diverse, perché in quella che ho visto io non si è parlato di Internet, ma di facebook, google, twitter ecc.

    Con un linguaggio semplice, e quindi le dovute semplificazioni adatte agli ignoranti (la maggioranza) ha spiegato al popolo social abituato a diffondere messaggi virali del tipo “attenzione: non dare l’amicizia a pinco pallo, è un hacker che prima ti formatta il pc e poi ti stupra la figlia” che i pericoli sono ben altri.

    Grande Report, grandissima la Gabanelli, come sempre.

  • @Davide: sbagli, non sto attaccando la singola “comparsa”, o ciò che questa ha detto durante la trasmissione.

    La mia è una critica al sistema, assai furbetto, di mettere insieme tanti pezzi di verità, tagliati sapientemente, con lo scopo di tirar fuori una certa tesi (che si rivela una grossa bugia). E questa è una tecnica tipica di certi media e di certi giornalisti, che stanno solitamente all’opposto di dove siede Report.

  • Io sono piuttosto vicina a quanto scritto da Sup nel suo primo commento e da Gianluca Fiorelli.
    Taglia, ho visto Report allettata dal fatto che trattasse quegli argomenti. Ho trovato la puntata di sicuro parziale (cioè ha analizzato solo una parte del vastissimo tema) ma non certo cosi’ negativa e in malafede.
    In compenso in rete non ho trovato uno, dico un commento, analisi o critica che si prendesse la briga di spiegare, argomentare, puntualizzare. O anche, contrastare con metodo e logica.
    Nessuno, insomma, che tiri fuori le palle, insieme a una capacità logica ed espositiva che appunto faccia pensare: “Ah, pero’ quelli della rete, sanno quello che fanno e quello che dicono”.
    Com’è che a parte Robin Good – che, al contrario della sua solita boria e sicumera aveva un aria dimessa, da ultimo della classe, da fratello povero – non c’è stato nessun rappresentante del web italiano a parlare?
    Forse ci sono dei seri problemi di visibilità, credibilità e comunicazione e ciascuno per sé se ne deve fare carico.
    Sono convinta che prima o poi Report tornerà sul tema, con l’intenzione di giustificarsi o fare ammenda. Mi domando se per allora qualcuno si sarà preparato per un confronto credibile.

  • Non ho seguito la trasmissione, ma chi bazzica la rete non può non accorgersi delle polemiche scatenate.

    La cosa preoccupante è che si mette in discussione l’intero format.
    Mi chiedo: se in questa puntata sono state dette delle castronerie, siamo sicuri che in tutte le altre sia stato fatto un lavoro impeccabile?

    Mah…

  • Io ero tra quelli che twtttava l’hashtag #report mentre andava in onda e c’erano centinaia di profili twitter che si lamentavano.. giustamente!

    Report questa volta non mi sei piaciuto -1

    Ciao

  • @Ilaria

    Io spero invece che nessuno sia così presuntuoso da andare in TV con la pretesa di rappresentarmi. Con quale titolo? Con quale delega?

    Report non è un talk show politico, dove si cercano di far valere degli interessi tramite rappresentanti democraticamente eletti, ma una trasmissione di informazione. E questo ha fatto.

    Nel momento in cui ha parlato di Facebook ecc., ha intervistato un suo addetto stampa. E poi ha sentito altre voci, perché avevano qualcosa da dire o avevano fatto qualcosa di interessante di cui parlare. Non perché avevano degli interessi corporativi da difendere.

  • Internet e l’Italia sta uscendo da una Matrix .. 🙁 .. bravo Montemagno, bravo ma.. surrealista 🙂

  • Questa volta Davide non sono del tutto d’accordo. Ho visto la trasmissione e certo non posso nascondere che le semplificazioni (proposte anche dallo stesso Robin Good intervistato se vogliamo proprio dirla tutta) ci sono.
    Però mi sembra che non ci sia stata parzialità nel trattare gli aspetti del web e dei social. Nel giornalismo di oggi si tende sempre a “romanzare” e sottolineare gli inghippi più che le cose positive che non fanno grande notizia. Su questo ti do ragione. Ma tutto sommato l’ho seguito con interesse e se noi spettatori possiamo chiudere un’occhio sulla forma… credo che Report lo meriti più di molte altre trasmissioni, no?
    Credo che col tempo e col crescere della consapevolezza del web (quella che noi abbiamo e che manca agli “ignoranti” giornalisti) le cose saranno trattate con maggiore profondità.

  • Un lato positivo senz’altro è stata la serata in se stessa, su Twitter. Forse la mia frase preferita è stata “Quando la tv fa un programma su internet, 4000 tigri albine vengono sbudellate per fare le ciabatte del Sig. Burns. #report – soulplace”

  • @ Mik: io ho forse detto che qualcuno debba andare in TV a rappresentare te?
    O che ci siano degli interessi corporativi da difendere?
    Non è utile attribuire agli altri quel che noi pensiamo, Mik: se tu pensi queste cose, non supporre che le pensi anch’io o mio zio 🙂 .
    Sono d’accordo invece sul fatto che “ha sentito altre voci, perché avevano qualcosa da dire o avevano fatto qualcosa di interessante di cui parlare.” Evidentemente chi non c’è e chi non parla non ha saputo dare l’idea di avere qualcosa da dire o fatto qualcosa di interessante.
    Su questo mi trovo d’accordo ed è quello che ho anche scritto nel mio commento 🙂

  • Vediamo un po di andare controcorrente :

    report non è la verità assoluta e non è la prima volta che cerca di mettere un po troppo in ombra alcune situazioni in maniera forse esagerata ma …io dico : grazie report di esitere perche altrimenti rimane ben poco a livello informativo in tv se eliminiamo anche report.

    Le critiche di robin good sono giuste e non è stato polemico : ha fatto delle giuste richieste!

    Anche molte critiche a facebook non sono campate in aria.
    Certo, parlare in tv, in uno spazio ridotto ad un pubblico costituito anche da persone che non usano il web, non è semplice.

    Ma in fin dei conti quando non sei piu solo una grande azienda web ma di fatto sei il MONDO di generazioni giovani e meno giovani (facebook) e sei il regolatore dell’economia web (google) , è anche giusto che non ci si confronti con queste aziende con critiche tipiche del mondo dell’impresa ma stiamo analizzando (in pratica) il comportamento di istituzioni sovranazionali che tutti i giorni (sia che tu vada on line o meno) influiscono nella tua vita.
    E quindi anche un approccio critico a certi temi non deve essere visto come pregiudiziale.

  • Oh, se sto tizio dice di nuovo E’ PEEEEEERICOLOSO lo cerco e lo meno

  • Ho rivisto la trasmissione ieri sul sito della RAI.
    Sinceramente non mi è sembrata male. Era palesemente incentrata sui rischi della Rete, questo è innegabile. Ma è come quando si diceva “non prendere caramelle dagli sconosciuti”. Mica tutti gli sconosciuti sono cattivi, ma è meglio sapere che si può correre il rischio di incontrare quello cattivo ed è bene sapere che forma hanno le caramelle, per non cascarci.

  • Ho letto con attenzione le critiche e le orse di posizione (positive e negative) che esse vogliano essere e difficilmente si può aggiungere qualcosa di più costruttivo senza udibattito serio ea tu per tu.

    Tuttavia per quante imprcisazioni siano state mandate in onda, non scordiamoci che il vero e grande problema dell’Italia, oltre ad una assurda ma casa di informazione sulla materia, é.a carenza di infrastrutture e di persone qualificate che si preoccupino di allineare le nostre esigenze (mostrerò professionisti) con quelle di una popolazione che ancora non ha capito le potenzialità della rete.

    Un esempio per tutti, quanti Italia fanno shopping on line con la carta di credito? L’1%. In Uk sono il 14% della popolazione.

    Questo divario la dice lunga su tante cose.

    Quindi mi sento di spezzare una mezza lancia in favore della gAbanelli e del suo team che purtroppo hanno dovuto affrontareun argomento spinoso dove l’ignoranza é il padrone.

    Poi, d’accordissimo con taglia qua dIce che di tante cose il risultato é solo una gran mezza verità.

  • Sono d’accordo con Ilaria Cardani, Sup e Forelli, moderati ed obiettivi. Aggiungo che Milena Gabanelli non è una ricca giornalista (l’80% dei giornalisti italiani sono a pane e acqua, leggere le statiche please e non merita le continue offese da luoghi comuni) perchè è una freelance (non è contrattualizzata ma pagata a puntata), non è vecchia e non mi sembra ignorante.
    Anna

  • @pligg Questo è un bel blog ma non sparare numeri a caso perchè fai disinformazione. In Rete ci sono professionisti che sanno misurare e leggere ancora le statistiche dei blog. 35.000 unici al giorno di questo blog? Glieli auguro a Davide ma dagli strumenti e dal buon senso sembra che non sia così. Anna

  • Mi dispiace non sono d’accordo con voi. Secondo me hanno fatto un ottimo lavoro, bisogna far capire alle persone che internet non è Facebook e sopratutto che non è un servizio pubblico gratuito e che il suo obiettivo è monetizzare piu velocemente possibile in ogni modo.

  • Scusate mio terzo intervento, ma credo che la discussione stia andando per tangenti un poco fuorvianti.

    1) Report è un’ottima trasmissione (altrimenti non sarebbe una delle pochissime italiane che mi vedo dalla Spagna);

    2) Nel tema specifico della privacy esistono ovvi motivi di preoccupazione, però – siamo sinceri – a me quello che mi da ai nervi è il classico pressapochismo italico per cui uno fa qualcosa (sia online che offline) e poi si lamenta. Di sistemi per poter essere invisibile e/o di proteggere la propria privacy esistono anche in Internet. Oddio! Esistono anche in Facebook, per complicato che te lo ponga. Quindi se un giornalista parla del problema della privacy in Internet, che spieghi per prima cosa come questa privacy si può difendere.
    Se ci sono poi delle persone che usano Facebook per parlare male del proprio capo e lo hanno come “amico”, o che usano Google per cercare siti porno in ufficio e non sanno che esiste una cosa chiamata log, o che pubblicano foto dei loro bimbi su Picassa e non mettono l’album come privato, o se dicono che sono in una riunione e poi fanno check in un pub, o qualsiasi altro assurdo esempio… beh, la colpa non è (solo) del sistema Internet, ma anche e soprattutto di quelle persone. È come nel caso delle leggi: l’ignoranza di una norma (in questo caso di un regolamento) non esime dalla colpa chi l’infringe o non la applica per il semplice fatto di ignorarla.
    3) Google, Facebook e qualsiasi altro sistema che utilizziamo sono entità private. È corretto porre loro dei limiti perché rispettino il diritto alla privacy dei cittadini o perché non arrivino a occupare economicamente una posizione di monopolio. Ma è totalmente sbagliato imporre ogni tipo di regola per controllarli. Ripeto, sono entità private, come la mia attività o la Fiat. Quindi hanno la libertà di imporre le proprie regole all’interno della loro attività, sempre che rispettino determinate regole generali. E fino a prova contraria, per complicate che possano essere, quelle regole le applicano anche quando non sono d’accordo. Quindi, il giornalista dovrebbe – nuovamente – aiutare a capire meglio come applicare quelle opzioni di privacy e non semplicemente dire che Google, Facebook e altri vogliono solo i tuoi dati… cosa volete che facciano? Che diventino una Onlus senza scopo di lucro?
    4) In mio commento anteriore ho detto quello che secondo è il più grande errore che la gente commette quando pensa a Internet: pensare che Internet è un luogo anarchico dove ognuno è libero di fare quello che vuole con gli strumenti che Internet stesso gli mette a disposizione. In realtà non è così: Internet è un sistema in cui uno può essere il più libero possibile, sempre a patto che accetti le regole del gioco.
    Per esempio: non si può esigere a Google di posizionarti più in alto di un altro sito se il tuo sito non è ottimizzato, però sì si può pretendere che agisca per eliminare quei siti che sono primi perché utilizzano bugs del algoritmo.
    Oppure non si può pretendere – certo sì criticare – se Facebook non permette l’uso di determinate immagini in profili e pages, perché il giocattolo è suo e le regole le stabilisce lui. Sarebbe come dire al Monopoli che non si è d’accordo che un vicolo valga meno del viale delle Vittorie.

    Avendo lavorato più di 10 anni in televisione, so bene che quando devi parlare di qualcosa di molto complesso in pochi minuti, è assai probabile che si rischi di non entrare realmente in profondità nell’argomento.
    Quello che in realtà ha dato fastidio è la sensazione di parzialità, di reportage a tesi, che ha generato Report.

  • Scusate gli errori di battitura, ma l’iPad non e’ certo il miglior strumento di scrittura su un treno traballante 😀

  • @Ilaria, rappresentare me nel senso che anch’io vivo e lavoro sul web.

    Mi riferivo a queste frasi:

    “non c’è stato nessun rappresentante del web italiano a parlare?”

    “Mi domando se per allora qualcuno si sarà preparato per un confronto credibile.”

    Secondo me, se prendono di mira servizi di aziende private come Google o Facebook, non c’azzecca che intervengano per difenderle dei rappresentanti del web (chi poi?).

    Comunque sono ancora in tempo per farlo, dopo lo sfogo iniziale, si può sapere quali falsità ha raccontato Report?

    Per rendere la trasmissione interessante a noi che conosciamo l’argomento, avrebbero dovuta renderla incomprensibile per la maggioranza.

    Se mi dimostrate quali sono queste falsità, almeno a me risulta interessante il dopo trasmissione, perché imparo cose nuove.

  • @ Mik: e dove nelle frasi citate c’è riferimento al corporativismo?

    Molto semplice: non si è d’accordo con la Gabanelli? Si scriva a lei e la si convinca a essere intervistati o leggere una dischiarazione “opposta”. A proprio nome, ovvio, non di un settore.
    E’ giusto? E’ sbagliato? Non lo so. Fatto sta che funziona cosi’. Per avere voce, bisogna tirare fuori la propria voce.

    Quanto al tema delle supposte falsità, concordo e sottoscrivo. Ma credo fosse chiaro fin dall’inizio.

  • Cito dal post: “… semplificazione strumentale, che piega la verità per mandare acqua verso certi mulini …” Allora mi chiedo (forse ingenuamente): quali sono i “mulini” di Report? O ti riferisci alla tv generalista?

    Cioè, se ascolto Bruno Vespa – nel video di Montemagno/min. 9:21 – mentre si sfrega le mani e con tono compiaciuto da “signorotto” dice “Considero Internet un mondo spaventoso … forse per ragioni di età …”, ne vedo di mulini all’orizzonte. L’intento denigratorio è evidente.

    Ma nel caso di Report? Cioè, da trasmissione “decente” (unica) a “indecente”? Quindi: non obiettiva – informativa – imparziale. Forse mi sfugge qualcosa, tra le righe.

    Grazie dell’attenzione e, ovviamente, del “tagliablog” 🙂
    Dario

  • @Dario: la trasmissione ha tirato per tutto il tempo verso rischi e pericoli, mai verso le opportunità.

    E’ stata messa al fuoco tutta la carne possibile e immaginabile (social, virus, phishing, furti d’identità, wikileaks…) quando sarebbe stato opportuno fermarsi e approfondire un solo argomento, per bene, obiettivamente, senza tagli furbetti e “incastri” ad-hoc.

  • @Ilaria

    La mia obiezione al tuo intervento è tutta e solo nel primo paragrafo.

    Quello che segue è un ragionamento a supporto della stessa, non ho scritto ogni parola in antitesi alle tue.

    La settimana scorsa Report il dito nella piaga l’ha messo alla Fiat, io non ho visto proteste da parte dei suoi operai contro Report.

    Cosi come gli interessi dei manager Fiat non necessariamente coincidono con quelli dei suoi operai, quelli di Zuckemberg non coincidono almeno con i miei.

    Da qui il termine corporativo, difendere perché si appartiene alla stessa categoria.

    Quando in questo caso personalmente ho un atteggiamento da consumatore o da lavoratore, sono quasi solo i big a fare le cose contestate nel servizio, sfruttando la loro posizione dominante sul mercato.

    Si mi era chiaro quanto hai scritto sulle supposte falsità, e concordo, infatti ho usato il plurale per riferirmi a coloro che hanno criticato senza scendere nello specifico.

    @Tagliaerbe

    Io la puntata l’ho seguita, e non voglio rileggerla tutta per poi dover indovinare dove tu puoi ritenere che sono state dette delle mezze verità che portano a falsità.

    Report, su qualunque argomento, si dedica sempre all’altra faccia della medaglia, quella scomoda, che nessuno racconta.

    Per sapere l’altra mezza verità, cioè quanto è bello e figo Facebook, dovrebbe bastare tutta la pubblicità che altri programmi gli fanno continuamente.

  • @ Mik, si certo, non ti preoccupare tutto chiaro.

    D’accordo anche su quanto dici al Taglia e ribadisco: per contestare è necessario essere precisi e puntuali e commentare punto su punto. Richiede impegno, si sa, ma diversamente non è utile a sé e agli altri lamentarsi “genericamente”.

    Faccio presente che in trasmissione sono stati intervistati i portavoce di Google e di Facebook e non parevano né sulla “difensiva” né in posizione di “contrasto”.

    Inoltre sono state date (anche attraverso queste interviste) delle info utili, ad esempio, con grande chiarezza, quella sulla possibilità di utilizzare filmati
    di YouTube: non si possono utilizzare “liberamente” ma solo con l’autorizzazione di tutti coloro che compaiono.

    Io sono convinta – ed è questo il messaggio implicito che hanno dato anche gli intervistati di Google e di Facebook, con approccio tipicamente anglosassone – che di fronte alle novità e alle complessità date da internet, dai social etc etc sia interesse di tutti approfondire e trovare soluzioni a problematiche oggettive, che se permangono e si intensificano, possono danneggiare tutti.

  • @Taglia La Gabanelli ai tuoi occhi è colpevole di aver mostrato solo un risvolto della medaglia. Sono una giornalista professionista, butto il sangue e mangio pane e acqua ogni giorno. Non mi sono piaciute le accuse ad un’intera categoria (leggi, aggiornati, partecipa a poi puoi parlare e scrivere) che ha la “colpa” di essere capace di scrivere e informare. Questo inciso “I vecchi giornalisti, ignoranti (nel senso pieno della parola, ovvero “che ignorano”) e attaccati ai loro grassi stipendi, fanno lo stesso: e il buon De Bortoli, anche se mesi fa ci ha provato, non è riuscito a scheggiare il guscio dentro il quale si nasconde una intera categoria di “nobili decadenti”.” mi ha dato molto fastidio perchè scritto da chi non conosce la nostra categoria. Non hai usato lo stesso metodo (con l’aggiunta di offese) della Gabanelli che se una colpa ha è quella di essere rimasta in superficie (come te)?

  • @Tagliaerbe: d’accordo, può darsi che la bilancia pesi di più gli “aspetti oscuri” di Internet e non le opportunità; ma – ti chiedo e giro volentieri la domanda anche agli altri frequentatori del blog – questo dipende da un’impostazione giornalistica sbagliata (cosa non sarebbe trascurabile, ovviamente) o da un’intenzione “nascosta”?

    Cioè, semplifico un po’ alla carlona, sarebbe questa l’intenzione di Report: “Cari utenti (o utonti), voi pensate di essere liberi grazie alla rete, invece non lo siete perché la rete (FB, Twitter, Google ecc.) è il grande fratello che vi controlla, vi ruba le password, crea profili di navigazione, ecc.”?

    Non so, ho qualche dubbio …

    A questo proposito, riporto dalla trascrizione della trasmissione un passaggio interessante:

    ANDREAS TÜRK GOOGLE
    Per esempio se vai su un sito del meteo noi sappiamo che ti interessa che tempo fa. E lo sappiamo perché c’è un codice di Google su quella pagina che fa comparire pubblicità lì. Così noi lo veniamo a sapere dal comportamento della sessione di navigazione e costruiamo un
    profilo di quello specifico utente… Non è dell’utente di Google ma del navigatore…
    WIELAN D. HOLFELDER – GOOGLE FUORI CAMPO
    …No, no!
    STEFANIA RIMINI
    Profilo è una brutta parola?
    ANDREAS TÜRK – GOOGLE
    Sì…
    WIELAN D. HOLFELDER – GOOGLE
    Noi non costruiamo profili con i dati degli utenti registrati, no.

  • Sinceramente la Gabanelli mi ha deluso e non penso che da oggi guarderò REPORT con lo stesso occhio. Perché aldilà di tutte le polemiche, di difendere il nostro lavoro ecc, ecc… mi chiedo a questo punto se tutte le INCHIESTE sono state fatte proponendo “solo una faccia della medaglia” come dice qui su la giornalista professionista che si è sentita offesa. A questo punto la professionalità del giornalista non esiste, perché tutti sanno scrivere quello che pensano e soprattutto lo scrivono come glielo chiedono. io invece cerco di essere razionale ed anche se non sono berlusconiano, alcune critiche che Berlusconi fa al sistema sono giuste. Siamo in una nazione di idealisti e moralisti, dove l’obiettivo è quello di far rimanere tutto com’è perché alla fine dei conti ci va anche bene, parlo dei giornalisti, politica e trasmissioni che vorrebbero dire la verità, ma che alla fine fanno il gioco dello spettatore e di ciò che si vuol sentire dire.

    Purtroppo l’ultima trasmissione che pensavo fosse decente, ai miei occhi ha perso di credibilità e le prossime volte starò più attento a pensare che ciò che dicono è la “razionale verità”.

  • @Anna Bruno: ci sono sempre le eccezioni, in tutte le categorie 🙂

    Se uno offende i “venditori di banner”, io mica me la prendo (anche se di mestiere lo faccio da anni). Non conosco il giornalismo come lo conosci tu, ma da anni sono “immerso” fra giornalisti/pubblicisti che operano esclusivamente online; alcuni li stimo, altri meno, quelli televisivi/cartacei ancora meno.

    Report sarà anche l’ultimo baluardo delle trasmissioni TV, e probabilmente rispetta sempre la famosa regola delle 5 W, ma non credo che il buon giornalismo sia solo questo. Lo ripeto nuovamente: bastava togliere un po’ temi, focalizzare la puntata solo su un aspetto (per esempio, facebook+google+privacy) e raccontare anche l’altro lato (bastava spiegare, per esempio, come impostare una password decente, come settare i livelli di privacy ad un certo livello, cosa mettere o non mettere dentro un profilo… cose che anche la casalinga di Voghera, se ben spiegate, può capire). E invece non è stato fatto.

  • @Marco Sono libera di offendermi o devo chiedere a te se posso farlo, di grazia?
    Tu non sei libero di offfendermi perchè “non ho mai scritto qualcosa che mi hanno chiesto”. Rettifica please, perchè la tua libertà finisce lì dove inizia la mia. Grazie

  • Utonti mi piace moltissimo.

    Comunque: ci si lamenta perché la comunicazione è manipolatoria (quella “istituzionale”, quella commerciale e quella politica) e che non si debba essere manipolati e poi, quando una trasmissione evidenzia un dato piuttosto scontato e cioè “Oh! Guardate che su Facebook voi vi divertite un sacco, ma Mark Zuckerberg tiene in piedi quel po’ po’ di roba non perché è un filantropo il cui obiettivo principale è la vostra felicità attraverso l’intrattenimento – e il far perdere ore di lavoro alle organizzazioni per le quali lavorate – ma il lucro (sacrosanto e legittimo, dico io, se ottenuto con correttezza), perché così e perché cosà…” non va bene lo stesso…

    Altra cosa: la trasmissione a un certo punto ha citato anche i possibili rischi che comporta, per alcuni imprenditori, lo strapotere di Google.

    Mi è sembrato un buono spunto di riflessione e un utile semino.

    Su su. Un po’ di obiettività.

    Comunque, il Taglia, privo di malizia e ignaro delle dinamiche sulla comunicazione ;), ha scritto un post che, suo malgrado, sta ottenendo una valanga di commentii.

    Probabilmente qualche collaboratore/precario/stagista della redazione di Report sta seguendo il dibattito e, magari, si sta chiedendo se segnalare la cosa a sua maestà Milena Gabanelli.

    Ehi, Milena, un saluto!

    E sappi che anch’io sono convinta che su quella trasmissione tu debba ritornare e chiarire, puntualizzare, approfondire: sei solo all’inizio.

    Ma le cose da dire sono molte di piu’.

    Sono fiduciosa.

  • @ Taglia: ti sei distratto “come impostare una password decente”, ad esempio, l’ha spiegato… 🙂

  • Tutte le inchieste sono parziali +/-. Quella sulla FIAT di Marchionne ad esempio, fecero le pulci su quanto guadagna ed i lavori di ristrutturazione della casa in Svizzera.
    Nessuna menzione sulla crisi di prodotto della FIAT!
    Si rievocano nomi del passato ma i tempi di Ghidella non torneranno più!
    Occorre vedere il taglio che hanno voluto dare, di Robin Good hanno riportato solo la sua vecchia storia del banner nulla di quanti soldi continui a fare GRAZIE a Google.

  • @Dario: dipende dall’effetto “content farm” 🙂

    Ti ringrazio per l’assist; in effetti nel post avrei voluto inserire proprio questo discorso, ovvero che la TV e la carta, come anche Internet, stanno andando a prediligere la tecnica di produrre contenuti in base a ciò che vuol sentirsi dire l’utente, e non in base alla (dico una parolona…) “verità”… proprio come per le famose content farm di cui tanto si parla negli ultimi tempi.

    Con questo non voglio dire che tutte le trasmissioni di Report siano su questa falsa riga, però (come ha appena detto anche Marco) magari mi viene il dubbio che anche in passato non abbiano detto tutto che andava detto, e questo mi spiace davvero.

  • @Taglia Mi trovi d’accordo in questo tuo ultimo commento (l’ho scritto nel mio editoriale: la trasmissione è stata superficiale e troppo sbilanciata verso l’allarmismo con cattivo assemblaggio. Non voglio salvare la Gabanelli e Report, non ce ne bisogno. Ma tu che sei un uomo di Internet e di marketing conosci bene il mondo della comunicazione e forse anche quella dell’informazione. Il mio primo commento è stato che forse avrebbero dovuto fare una puntata dedicata a Facebook così da sviscerare meglio l’argomento. Poi mi sono messa nei panni di chi fa televisione. Come saprai a Report viene assegnato un budget ogni anno (a volte la trasmissione è anche a rischio). Non sarebbe stato permesso fare una puntata intera dedicata a Facebook (esempio) perchè poi ci sarebbero volute altre puntate dedicate a Google, etc. La televisione è indietro ma è anche schiava della pubblicità (questo sì che è un argomento che conosci). Chi avrebbe dovuto sponsorizzare la puntata intera dedicata a Facebook? In definitiva, credo che il sistema televisivo che ha ancora una massa critica a seguirlo, difficilmente potrà sviscerare argomenti così tecnici e ampi come quelli relativi a Internet.

  • @Anna Bruno ti rispondo giusto per dirti che non ho nulla contro la tua persona, non ti conosco e non so cosa scrivi. Conosco però la tua categoria, come la conoscono tanti che la stanno “giudicando”. Dire “mi ha dato molto fastidio perchè scritto da chi non conosce la nostra categoria” è veramente strano, come fa secondo te una persona a non conoscere la “vostra” categoria, visto che in televisione se non hai l’iscrizione all’albo non puoi presentare nemmeno la puntata di Amici. Mi dispiace, e mi scuso se ti sei offesa, ma non è colpa mia se la stima nei confronti della tua categoria è piuttosto bassa, come la stima nei confronti della categoria di quelli che lavorano con Internet ?! 😉

  • ecco cosa succede quando il giornalista, per quanto stimato e celebre, fa ancora da “filtro” anziché da “nodo” del flusso informativo

  • @Anna: quello è sicuro.

    Alla fine, l’audience tv della prima serata non è formata dalle persone che stanno leggendo e scrivendo qui, se non in rarissimi casi (come quella puntata di Report).

    Anche se ricordo con tanta nostalgia MediaMente, trasmissione (IMHO) ben fatta e gradevole (anche se “leggera”, non ricordo grossolane imprecisioni), che ebbe il suo discreto successo (secoli fa…).

  • @Ilaria: però non possono fare un pezzo che parte con “per quanto sicura, la posta di un utente di Gmail di Genova è stata violata”, eppoi il tizio ammette che la colpa è stata di “una password assolutamente debole”. Eddai! 😀

  • @Taglia Ricordo MediaMente. Era una trasmissione a basso budget sulla quale si puntava poco. Oggi Internet produce interessi (soprattutto economici) e l’attenzione è diventata molto più alta. Stiamo subendo lo scotto della crescita esponenziale.

  • @Marco Io faccio parte della categoria di giornalisti e posso dirti che c’è tanta gente in gamba in giro costretta ad elemosinare per farsi pagare un pezzo scritto e non copiato ed incollato. Mi disturba leggere che l’intera categoria è da buttare. E’ chiaro che anche nella mia ci sono i bravi e cattivi, i meritevolie e i raccomandati. Ma dire l’intera categoria è come dire che Berlusconi ha ragione quando dice che “tutti i giudici sono corrotti o comunisti”.

  • @Taglia: non mi pare che i miei commenti facciano pensare che io consideri la puntata dell’altro giorno di Report perfetta, o impeccabile… 🙂

  • l’ho vista a sprazzi e ho avuto le tue stesse sensazioni. a parte le inesattezze e la solita “demonizzazione” trapelava anche una vena seriosa ridicolizzante di certi fenomeni (farmville etc.). è li che vedi l’abisso che ci separa dalla cultura americana che nonostante tutto sa ancora sognare e giocare.
    noi abbiamo paura.

  • In un certo senso è anche comprensibile l’ottusagine dei vecchi media, nonchè il continuo denigrare, riguardo i nuovi media.
    Mantenere lo status quo, far sì che, quello che in Italia è ancora la stragrande maggioranza del pubblico, utilizzi ancora la televisione ed i giornali cartacei come principale mezzo di intrattenimento/consultazione.
    Come dicevo giorni fa altrove, non ho *MAI* sentito la parola “Twitter” da qualcuno, inserita in un discorso, fino a quando non sono andato negli USA.
    Gli unici commenti che si possono ascoltare qui, appunto, sono relativi al fatto che… Internet è per gli strani, è pornografia (anzi, pedofilia, fa più figo), ed è “pieno di pirati che ti craccano la carta di credito”.
    Non è che un segno della poca mobilità del nostro Paese, segno che è possibile apprezzare anche nella nostra classe politica.

  • E non siamo ancora ai ritmi che ci prospetta il futuro.

  • wuè… ho perso un ora a rileggere tutto.
    grazie a tutti e complimenti. opinioni diverse senza per forza ricorrere ad esagerazioni.
    cosa che non si vede più in tv da almeno 15 anni…
    devo rettificare quanto scritto da me. ebbene si lo ammetto, in una parte siamo proprio noi ad acculturare i novizi o i turisti del web.
    la mia affermazione era un pò più generica visto che si stava prendendo il discorso alla larga (o almeno io lo avevo inteso così).
    di sicuro però per tutti gli sforzi che possiamo fare, il web e i grandi social andranno avanti con noi o senza di noi.
    ripeto, report ha messo il naso su i pericoli, è un inchiesta sulle cose negative, le inchieste in genere sono denunce, oerchè mai avrebbe dovuto parlare dei lati positivi?
    è questo che mi stupisce da te Tagliaerbe, stai gestendo un gran bel blog e spesso con argomenti interessantissimi (a mio avviso), ma sembra che non ti venga la voglia di capire che un inchiesta di pochi minuti su un argomento vastissimo non abbia il tempo e ne la voglia di parlare di cose positive. anzi per aiutare alla prevenzione di calcare pure la mano.
    ti giusro leggo astio nelle tue parole e non ne capisco il motivo anche se ho letto tutte le tue argomentazioni, mi sembra una reazione spropositata. perdonami sarà una mia lettura errata.
    Sup.

  • @Sup: non è astio (personalmente non riesco a provare odio per nessuno 🙂 ) ma lottando contro certi mulini a vento da ormai più di 16 anni, su certi temi mi girano i maroni 🙂

    Se certe caste difendono il loro territorio, mi pare giusto che anche noi difendiamo il nostro, con le nostre piccole voci.

  • ok, ho compreso! sono conte su questo, non l’ho letta così la puntata di Report, anzi credo che forse possa essere l’unica possibilità di interscambio tra i due sistemi.
    si sa mai.
    mo contatto la Gabanelli e vediamo che mi dice….
    😀

  • ehm… non sono conte ma sono con te…
    Report la reputo una trasmissione (l’unica forse) che urla le cose che non vanno e possono essere pericolose, da loro apprendo solo questo. che è una delle questioni ma non tutte!
    non ho letto la difesa della tv, però a rivedere la puntata ora sei tu che mi metti la malizia… ma per tutto il lavoro svolto da Report in questi anni non riesco a condannarli anche se avessero spinto questo concetto!

  • Per @sup @tagliaerbe e tutti gli altri.

    Sapete quello che mi ha veramente deluso, adesso poi che ho rivisto con calma (a freddo? forse) la puntata di Report?

    Che di Internet si ha dato una visione tremendista, di come dietro il volto sorridente di Zuckemberg, Page e Brin ci nascondano alieni alla Visitors il cui unico scopo è profilare target pubblicitari.
    Non nego che sia così… ma non è solo quello e non solo Internet fa quello (la televisione lo fa imperfettamente da quando esiste l’auditel e Nielsen).

    Quello che veramente mi ha deluso non è che non ha probabilmente capito nulla della personalizzazione delle ricerche online, dell’esperienza social media e che forse non conosca concetti come il retargeting, no! è che invece non abbia voluto rispondere a una domanda che secondo me è molto ma molto più importante:
    Perché negli USA (e in altri paesi Europei) sono possibili cose come Facebook, Google, Foursquare, Quora, Reddit, Namesake… mentre in Italia no. Perché lì esiste un humus che permette la nascita e l’evolversi di startups tecnologiche mentre qui i giovani con idee imprenditoriali si scontrano contro ogni possibile muro a livello accademico, gerontopolitico e gerontoimpresariale?
    Quello è il vero problema. La privacy lo è, ma con una corretta campagna informativa si può spiegare come preservarla, se si vuole preservarla.

  • @Taglia: molto interessante e da approfondire la relazione tra “content farm” e “scrivere ciò che gli utenti si aspettano di leggere” rivolto a chi fa della scrittura un mestiere 🙂

    @Gianluca: hai ragione: – privacy + opportunità 🙂 Sollevi il problema cruciale dell’Italia: come fare a “ringiovanirne la testa”? Se la tv volesse occuparsene, dovrebbe farlo ogni giorno. Vabbè.

    @tuttigliautorideicommenti: apprezzo l’educazione in tutti gli spunti critici (beh … mi andava di scriverlo 🙂

  • @Gianluca

    “Perché negli USA (e in altri paesi Europei) sono possibili cose come Facebook, Google, Foursquare, Quora, Reddit, Namesake… mentre in Italia no”

    Penso in parte per la legislazione sulla privacy, molto blanda negli USA.
    Se fosse severa il primo a violarla sarebbe il governo stesso e le aziende con cui collabora.

    Vedi alla voce Echelon per avere un vecchio esempio … magari adesso è in funzione la versione 2.0 … ovviamente social 😀

  • Ciao Mik 🙂
    spero che il tuo commento sia solo una battuta, perché penso che quel motivo sia solo il meno importante.
    Ma forse sarebbe necessario un altro post per poter discutere la cause delle rachitiche possibilità che hanno le startup italiana di passare dalla fase “garage” alla fase “impresa” vera e propria (hint hint @tagliaerbe)

  • Imprecisioni a parte, penso che causa di cotanto sdegno per la puntata sia da attribuire ad un semplice fatto: finora, in ogni puntata, Gabanelli & co. dopo aver trattato un argomento, mettendo a nudo gli aspetti negativi della cosa, hanno sempre fatto vedere esempi positivi, o quanto meno possibili soluzioni per ridurre o risolvere il problema.

    Perchè stavolta dopo aver creato allarmismo nei confronti di tanta gente che magari usa internet solo per cazzeggiare non ha spiegato anche i possibili rimedi per eliminare o almeno ridurre drasticamente il furto di identità, la violazione della privacy e tutto il resto?

    Sarebbe bastato aggiungere ad esempio: ok, questi sono i problemi della rete (che comunque sono identici a quelli off line) però se usate le password sicure, evitate di scrivere vita morte e miracoli di voi e della vostra famiglia su facebook o in altri luoghi e magari non pubblicate foto o video vostre e dei vostri figli, internet è anche una grande opportunità.

    Perchè stavolta è stato dato un taglio diverso dal solito alla trasmissione? Dov’è finita la voglia di promuovere la cultura digitale in Italia, visto che rispetto agli states siamo indietro di almeno 5 anni?

    Io mi sono iscritto a fb solo l’anno scorso e tranne chi mi conosce di persona o qualche altro contatto, nessuno sa dove vivo, quanti anni ho, per chi lavoro, che titoli di studio ho oppure dove ho studiato.

    Report ha toppato in questo: ha fatto vedere i rischi della rete senza mostrare anche come evitarli e sopratutto ha perso l’occasione di far capire alla gente che internet facilita la vita, offre grandi prospettive ed è ormai insostituibile nella quotidianità.

    Comunque sono sicuro che la Gabanelli tornerà domenica prossima sull’argomento e vedrete che saprà riacquistare i punti persi.

  • Sono un divoratore di giornali e delle (poche) trasmissioni di approfondimento. Da anni mi capita di trovare per ogni fatto di cui ho conoscenza diretta delle inesattezze enormi in ogni articolo o servizio.

    Non pensate che anche Report, come altri, imposta le trasmissioni in modo superficiale e soltanto cercando di dimostrare una propria tesi.

    In questo caso ce ne siamo accorti perchè siamo addetti ai lavori. Negli altri casi abbiamo pensato che fosse tutto oro colato. Se fossimo stati esperti degli argomenti delle altre puntate sicuramente avremmo avuto di che dibattere.

    In Italia il giornalismo pulito non esiste. Report era l’ultimo baluardo. Siamo vecchi e ignoranti. E,come ha detto qualcuno, attaccare in questo modo il web (quasi unicamente gestito da giovani) è l’ennesimo tentativo di arroccarsi in difesa di un modo che non esiste più.

  • @Gianluca

    Può avere varie interpretazioni il mio messaggio, pure quella ludica.

    Solo una riflessione.

    Il governo degli Stati Uniti, che ha sempre investito nella sicurezza (inter)nazionale, tramite NSA, CIA e FBI, cifre spopositate, può avere interesse che i dati di persone, imprese ed enti pubblici di tutto il mondo transitino su server o router USA?

    Non dico altro, senno vengo soppresso, o da una valanga di risate o dai servizi segreti 😀

  • Mi permetto un’autocitazione: “quando si parla di un media su un altro media si tende sempre a discutere in maniera o dozzinale o addirittura sbagliata”

  • Certamente @Mik, ma il senso della mia domanda non aveva proprio nulla a che fare con i dati personali.
    La mia era una domanda di “Impresa”. Perché negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Svizzera, Germania e mille altri paesi le startup tecnologiche riescono a passare la fase iniziale e ottengono l’attenzione di Venture Capital e Business Angels, mentre qui in Italia o muoiono in un garage o scappano all’estero?
    Come vedi, il tema privacy non c’entra molto 😉

  • @Gianluca

    Infatti ho scritto “in parte”, e la mia illazione potrebbe spiegare “in parte” il primato USA.

    Riguardo al confronto con altri stati europei, se siamo in fondo alle classifiche per diffusione della banda larga, per crescita economica, per occupazione giovanile, per libertà di informazione, per libertà di impresa, per la giustizia civile … per me sarebbe strano se non accadesse quello che dici.

  • Non sono d’accordo con te. La puntata di Report come al solito è stata interessante e ben argomentata.

    La puntata ha sostenuto una tesi molto semplice: ogni azienda per stare sul mercato deve fare profitti. Come fanno business google e facebook visto che non fanno pagare a noi i servizi? grazie ai nostri dati. Tutto qui! Sta al singolo utente valutare se i propri dati valgono la presenza e l’utilizzo e stare attento nel gestirli.

    Mi viene il dubbio che tu non abbia visto o comunque non abbia visto con la dovuta attenzione la puntata. Anzi visto il fatto che la commenti di martedì forse ti sei voluto solo inserire in un argomento prendendo una posizione su un hot topic che un blog quale il tuo forse non può non trattare.

    p.s. in ogni caso saresti stato preferibile tu a robin good quale opinionista.

  • Ho beccato la trasmissione sul finire, e mi ha lasciato perplesso il fatto che abbiano dato spazio a lettera43 facendo passare per verita’ assodata (io non ci credo) la dichiarazione che hanno 140.000 unici al giorno, e li hanno in pratica equiparati al fattoquotidiano che invece fa numeri importanti per davvero.

    Sara’ un dettaglio, ma ci sono piccoli editori “seri” che fanno veramente 150.000 unici e non sono certo stati citati…. spero sia stata solo una leggerezza… e non una marchetta 😉

  • l’ho rivista in straming e pure a me non mi ha garbato moltissimo! Oltretutto la Gabanelli dicendo che è stato fatto così perchè la tivu è generalista non mi pare una scusa sufficiente. Buoni gli argomenti trattati (anche se alla fine non centravano nulla con il tema della puntata, ah già ma report è generalista 🙂 ), purtroppo trattati in maniera superficiale in un gran minestraio di tutto quanto e hanno cercato di bucare lo schermo facendo credere allo spettatore che internet è pericolosissima e non ci sono soluzioni!

  • Ai fatti esposti della Gabanelli si replica con critiche sullo stile usato dalla trasmissione. Pessime obiezioni nel metodo e nel merito.
    Report parlando delle truffe informatiche, della spregiudicatezza nell’uso dei dati personali ha informato su uno dei lati oscuri del web. Nelle obiezioni dei guru del 2.0 ci si è per lo più limitati a fare delle accuse di allarmismo e terrorismo senza però entrare nel merito di quanto detto dalla Gabanelli. Il miglior modo per liberarsi dei rischi della rete è farli consocere, non metterli sotto silenzio.

    Report, i rischi dei social network e le critiche pelose dei guru del web.

  • Segnalo quanto detto da Ainio che a mio avviso riassume abbastanza bene e con il suo solito garbo (ti dà uno schiaffo ma non riesci ad avercela con lui, c’è da imparare….) i limiti di quella puntata di Report fatta in quel particolare modo: http://www.ilpost.it/2011/04/14/ainio-report/

  • Mi fa tenerezza sentire SU INTERNET qualcuno difendere INTERNET. Alzi la mano chi non ha un account facebook, chi non ha un account twitter o di altri social. E proprio voi non vi rendete conto che per il 90% degli utenti dei sn questi non sono altro che un mezzo per mostrarsi o farsi gli affari degli altri (con effetti avvilenti nella maggior parte dei casi)? Non sto difendendo Report, il focus lo pongo sul fatto che voi difendete a spada tratta i social network quando non capite che sono i loro utilizzatori nella maggior parte dei casi ad essere indifendibili perchè ignoranti, analfabeti e orgogliosi di esserlo (il tutto nell’accezione “informatica” del termine ovviamente).
    Insomma, rimproverate a Report di essere “di parte” e “pieno di luoghi comuni” quando non ho letto altro, al riguardo, (a parte qualche illuminato possibilista) che difese a spada tratta ed altrettanti luoghi comuni (sì, i luoghi comuni “nerd”).

    Rimango scettico sulla presa delle moderne tecnologie in Italia e soprattutto sulla possibilità che queste portino PROGRESSO culturale e sociale. Giusto perchè si chiamano “social” no?

  • PS: ho letto il posto di Ainio e mi viene da ridere… il fornaio che dice che il pane è buono… Comunque, a parte la facile e scontata ironia che post come quello provocano occorrebbe ricordare (non l’ho fatto in quella sede perchè non volevo registrarmi) all’autore (ed ai lettori) che “il prezzo è giusto” non è un’espressione azzeccata. Report (ma lo cito solo per “rispondenza al tema”, potrei dire equivalentemente “tutti quelli che parlano di questi meccanismi”) mira ad informare chi queste cose non le sa, mira o almeno dovrebbe mirare ad informare i TANTI utenti che usano i sn come se stessero parlando con un amico, quando non sanno (o ancora più colpevolmente non vogliono sapere) che è una società, e come tale non opera come un amico.

    La storiella del “dati e privacy in cambio di servizi gratuiti” la si può vendere a chiunque, ed è perfettamente legittimo. Ma la si dovrebbe vendere appunto, ovvero far conoscere agli utenti. Questi (e ripeto, anche e soprattutto per loro colpevole manchevolezza, anche se non possiamo generalizzare) in gran parte forse non sanno come funziona il trattamento dei loro dati.

    Dopo di che la storia finisce qui, io so che FB usa i miei dati, so che la mia banca usa i miei dati, so che la mia compagnia telefonica usa i miei dati, etc etc e acconsento a ciò. Ma ciò non toglie che si possa disquisire sulla legittimità dell’uso di dati sensibili e personali (è LA LEGGE che dice che lo sono, fortunatamente, non l’arbitrìo del singolo).

    Poi, altrettanto ovviamente, se si va dal panettiere a chiedere se il pane fa bene…

  • Mi dispiace ma questa volta non sono con te, tagliaerbe. Ti seguo con attenzione e stima, ma la difesa d’ufficio di Facebook e Google non ttovo che sia nelle corde di un autore con le tue capacità critiche. Sono consulente webmarketing e amministratore di una web agency dal 2000 e ho visto Report per intero (con twitter aperto sull’ipad). La trasmissione è stata preecisa per quanto una divulgazione lo può essere. Come si può negare che ci sia una problematica di pluralitá sui Motori (tra l’altro citata anche in tuoi post)? Non è vero che la maggioranza degli utenti Facebook c’è una inconsapevolezza tale da pubblicare foto di chiunque senza minimamente porsi la domanda se gli altri sono d’accordo? Se tu non pubblichi la foto di tuo figlio, è legittimo vederla pubblicata da altri ingenuamente? Penso che quello che la trasmissione cercasse di fare è di rendere più consapevole una massa di utenti impreparati su aspetti minimi e fondamentali. Questo vale anche per il marketing. Pianifico e gestisco campagne ADWords e Facebook ma ritengo che sia giusto che riceve i messaggi sappia come funziona il gioco. Parlare dei rischi di un rapporto sbilanciato tra Concessionaria Pubblicitaria (google) ed editori (ad es. Iscritti ad ADSense) non è demonizzare ma un apporto sano e costruttivo all’evoluzione di questo mondo.
    È vero invece che la televisione è il passato, in decadenza. Ma proprio per questo credo che il nuovo debba essere costruito anche con occhi critici: chi non vede che oggi il potere di Google e di Facebook è immenso, o no sa (il grande recente pubblico del web) o è troppo vicino e innamorato (quelli che domenica twittavano incazzati).
    Sono convinto che stia nascendo un movimento interno al web, che riconosce anche quello che internet ci ha tolto (diversi libri pubblicati di recente) ed è la cosa più vitale del web degli ultimi anni. Il web sta male, W il web

  • Ho sempre pensato che Report fosse l’unica trasmissione seria rimasta. Però in questo caso ha toppato. Qualcuno si chiedeva se si fosse trattato di superficialità e approssimazione giornalistica o di malafede.
    Secondo me, è davvero difficile – lo dico a malincuore – pensare che si sia trattato di semplice superficialità. Ci sono indizi che fanno riflettere. Ad esempio: non tutte le applicazioni FB rubano i tuoi dati e li vendono a terzi. A quanto ne so – ma potrei sbagliarmi – solo alcune lo fanno. Citare proprio quelle, fa pensare che se le siano andati a “capare” proprio quelle lì per fare poi di tutta un fascio. Che dire dell’approssimazione sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto Google? E’ evidente che Google non può agire sui contenuti a livello preventivo, ma solo successivamente e dietro segnalazione. Non occorre essere esperti informatici per capire che esistono limiti tecnici che non si possono superare (le macchine non sono intelligenti). Che dire del furto degli account su FB? Il problema del protocollo https su FB è ridicolo: ogni volta che ti colleghi ad Internet (FB o non FB) sei potenzialmente soggetto al cosiddetto “man-in-the-middle attack” (una persona si mette in mezzo tra te e il sito, http://it.wikipedia.org/wiki/Man_in_the_middle). Per dire, se usi un gestore di posta elettronica che non usa https, sei soggetto allo stesso rischio. Sarebbe come dire che se prendi l’autobus, rischi il furto del portafoglio da parte dei borseggiatori. Sì, può accadere, ma può accadere anche nella metropolitana, mentre fai la fila alla posta, mentre fai la fila da McDonald’s, etc. Non avrebbe senso demonizzare gli autobus per questo, no?
    Tra l’altro l’https non ti protegge dal cosiddetto web spoofing e dal phishing (finti siti delle banche o delle poste, http://it.wikipedia.org/wiki/Phishing).
    Insomma, se cito tutte le inesattezze e imprecisioni fatte da quelli di Report, facciamo notte.
    Ora, quelli di Report sono troppo intelligenti per non capire queste cose. Perciò la “leggerezza” sembra proprio attuata deliberatamente. Ripeto, dico queste cose a malincuore.

  • @Sir Vester

    “non tutte le applicazioni FB rubano i tuoi dati e li vendono a terzi”
    “problema del protocollo https su FB è ridicolo”

    E’ come dire: è inutile chiudere a chiave la porta di casa, tanto un ladro ci può entrare lo stesso, e anche le porte blindate non servono a nulla, con del tritolo si buca la parete e si entra da li.

    Io ai miei utenti, e per le loro aree private, l’HTTPS glielo metto obbligatorio, così come non possono impostare password insicure, non sono soggetti ad attacchi XSS, likejacking o simili ecc.

    Anche se molti non ne capiscono l’utilità, lo faccio perché questo significa avere cura dei propri utenti e fare bene il proprio mestiere!
    Come fa Report nel suo campo.

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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