I conti in tasca ai quotidiani online

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Sul numero dell’Espresso in edicola in questi giorni c’è un pezzo di Carola Frediani dal titolo “Huffington Post all’italiana“, che prova a rispondere alla domanda se possa o meno funzionare, in Italia, il modello di un sito di news che negli USA è stato valutato 300 milioni di dollari.

La Frediani, prima di pubblicare l’articolo, mi ha scritto chiedendo anche un mio piccolo parere sulla vicenda, e devo ammettere che ho trovato molte difficoltà a dare una risposta precisa e circostanziata al suo quesito.

Per riuscire a fare i conti in tasca ad un quotidiano online è infatti necessario avere in mano parecchi dati, molti dei quali estremamente variabili (e molti dei quali sconosciuti, o che comunque non vengono rivelati dai diretti interessati: ecco perché a suo tempo sparai un po’ a casaccio i costi e i ricavi de Il Post).

Fra questi:

• numero di pagine visualizzate al mese
• numero di banner per pagina
• tipologia dei formati pubblicitari diversi dai banner (es.: sfondo personalizzato del sito, DEM, newsletter…)
• tipologia dei contenuti del sito
• CPM

In particolare gli ultimi 2 fattori sono estremamente legati fra loro, e sono in grado di spostare considerevolmente le revenue di un sito (a parità di tutti gli altri parametri).

Fra i costi abbiamo invece il “costo per contenuto” (in un’epoca di content farm potrebbe essere di qualche euro ad articolo, ma c’è chi preferisce servirsi di giornalisti/pubblicisti con stipendio fisso), quello dell’affitto di una sede (il telelavoro è un classico, ma alcune testate online preferiscono avere una sede “fisica”, con tutte le bollette del caso) e quello di dominio/hosting/banda (che può variare parecchio in base alla quantità di traffico che il sito riceve). Anche in questo ambito, la massima variabilità sembra dunque essere la regola.

Infine – cosa che pochi valutano come importante ma è invece oggi un problema immane – NON è assolutamente facile acquisire traffico e utenti fidelizzati in un ambito competitivo come quello delle “notizie orizzontali”. La coperta corta del tempo speso online può infatti coprire i piedi o le spalle, ma non entrambi: se aggiungo una fonte ai miei bookmark o al mio feed reader probabilmente ne toglierò un’altra, oppure passerò meno tempo su tutt’e due.

Pertanto, per riuscire a far decollare un sito di news nel 2011 non basta solo scrivere bene e in un modo “SEO-friendly”, ma occorre investire parecchio tempo (e denaro) in iniziative promozionali di vario genere: per emergere (e poi sopravvivere) nell’arena dei quotidiani online, bisogna inevitabilmente rosicchiare la fetta di torta di qualcun’altro, il quale cercherà a sua volta di rosicchiare la tua.

Autore
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
×
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
Latest Posts
  • Google search
  • Sviluppo App
  • Google shopping
  • Facebook rooms

13 Comments

  • Volevo collegarmi a questo post dimostrandovi ciò che avevo scritto con i dati del sito lettera43.it un sito nato da pochi mesi, ma che ha già dei numeri da grande testata.

    “fanno 140.000 unici al giorno con 600.000 pagine viste!!!! E hanno chiuso i primi 3 mesi dell’anno con 650.000 euro di pubblicità.”

    Aldilà delle visite che sembrano tante, ma non giustificano un fatturato così grande, in questo caso abbiamo dei fattori che difficilmente noi comuni mortali possiamo raggiungere.

    Reply
    • D’accordissimo sul lato adv (=impossibile fare tanto senza le giuste “entrature”). Circa unici e pageview, IMHO, comprano traffico: impossibile fare quei numeri in pochi mesi partendo da zero e in un’arena così competitiva come quella dei quotidiani online.

      Reply
  • Scusami se non l’ho specificato, ma io ho un network di siti, e da qualche anno la mia strategia è quella di non scegliere un unica concessionaria per tutti, ma di trovare quelle specializzate in degli specifici settori. Al momento ne utilizzo 3 diverse, escluso Adsense. In Italia secondo me quella che attualmente sta facendo dei buoni numeri è Leonardo Adv, soprattutto dopo l’unione con il gruppo Triboo, altre con cui lavoro vogliono comunque numeri intorno al milione di utenti unici. Prova a contattarli… notte

    Reply
  • ok Marco, mi hai convinto!
    A questo punto ti chiedo quali concessionarie sono da prendere in considerazione?

    Reply
  • Le concessionarie bisogna saperle scegliere, e si impara a sceglierle cambiandone almeno 3 o 4.

    Reply
  • vi andrebbe di suggerirmi una concessionaria seria, disposta a vendere gli spazi di un network che al momento fa 200.000 visite al mese? Sarebbe una gran cosa avere una concessionaria in grado di venderci gli spazi. In questo modo miglioreremmo tutti i nostri risultati a vantaggio di molti.

    Reply
  • io faccio poco meno di 8000 visite al giorno, non ho adsense all’interno, ho una concessionaria che però lo scorso anno ha venduto solo dem, anzi diciamo pure che non vende praticamente nulla di nulla e quel che vende x fartelo pagare devi starle dietro x 6-7 mesi. poi insistendo e faticando ottieni i tuoi soldi e ti viene un’immane voglia di abbandonarli nella loro inefficienza.

    Reply
  • Molte iniziative di questo genere dietro hanno una redazione che pensa soltanto al profitto e quindi a un editoria basata sul page view e non a fidelizzare gli utenti creando contenuti di qualità. Credo che è meglio avere un numero di utenti molto più basso e cercare di dare qualche cosa in più e poi trovare i finanziamenti attraverso canali diversi.

    Reply
  • Da puro editore on line vi posso dire, e statene certi, che un sito non guadagna (SOLO) in base alle caratteristiche che ha elencato il TAGLIA. Secondo me ha dimenticato quella più importante. I conti dipendono soprattutto dalla concessionaria, da chi ti vende (e quanto sei simpatico).

    Con questo voglio dire, che ci sono siti che fanno 1000 visite al giorno, che guadagnano di più di chi ne fa 100x, solo perché ha scelto una buona concessionaria.

    Reply
    • Certo Marco, la capacità di vendere (sia direttamente, che tramite concessionaria) e di ottimizzare al meglio gli spazi (e i diversi canali) è fondamentale.
      C’è comunque da dire che devi superare un consistente numero di pageview se vuoi “entrare nel radar” di concessionarie/centri media…

      Reply
  • Per un giornale on line generalista il problema è la raccolta della pubblicità. avere inserzionisti istituzionali (grandi aziende , enti pubblici, ecc.) permette ad alcune testate di fare la differenza rispetto ad altre in termini di incassi pubblicitari.
    Dagospia a questo proposito sul sito accennò a questo problema alcuni mesi fa in cui sperava di ottenere l’attenzione dell’agenzia pubblicitaria che segue il sole 24 ore.

    Questo, fermo restando l’analisi corretta che hai fatto.
    Altrimenti, un giornale on line generalista che ha comunque costi importanti se punta sulla qualità, difficilmente puo riuscire a stare in piedi con una raccolta pubblicitaria di poco peso.

    Reply
  • Ciao Davide,

    interessante questo post. Grazie ancora dell’ampia consulenza, che purtroppo ho dovuto sintetizzare all’osso per farla stare negli spazi della carta. 🙂

    Un saluto e a presto!
    Carola

    Reply
  • Secondo me non hanno dei buoni CPM, perché manca la possibilità di fare pubblicità contestuale su mercati remunerativi.

    Sulla guerra in Libia e sul caso Ruby che banner a tema ci possono mettere? Quelli di un AK47 e di un sito di escort? 😀

    Il mercato italiano è piccolo e occupato dai quotidiani tradizionali.

    O quelle new entry escono dagli schemi del quotidiano generalista (come ha fatto Dagospia), con le doverose rubriche “interni”, “esteri”, “politica” ecc., oppure per me hanno poche possibilità.

    Salvo invece Blogosfere e progetti simili che, per il solo fatto di non definirsi quotidiani, hanno una grande libertà d’azione.

    Complimenti Tagliaerbe per l’ennesima meritata citazione.

    Reply

Rispondi

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Iscriviti alla Newsletter
Main sponsor

Sponsor

Scroll to Top

Vuoi capire perchè il tuo sito non traffica?

REPORT SEO GRATUITO
ancora per i prossimi

Giorni
Ore
Minuti
Secondi
anzichè 399€+iva