Quotidiani online a pagamento in Italia, dal 2013?

Leggo che è tornato in auge, stavolta con qualche fondamento in più, il rumor secondo cui Corriere.it e Repubblica.it passeranno a pagamento, a partire dal 2013.

In buona sostanza, fra un paio di mesi l’accesso ai 2 più grossi quotidiani online nazionali non sarà più gratuito, se non per un piccolo numero di contenuti mensili (vedremo poi se e come la cosa sarà aggirabile, visti i precedenti…), ma solo dietro il pagamento di un abbonamento.

Succederà davvero? E se sì, potrà funzionare?

A mio parere, potrà esserci qualche piccola probabilità di successo solo se si verificheranno 3 (anzi 4) cose:

1. “Cartello”

Tutti i grossi quotidiani online dovranno fare cartello, ovvero partire contemporaneamente con l’offerta a pagamento. Non dovranno lasciare all’utente la possibilità di ottenere (più o meno) la stessa informazione altrove. Pertanto il cartello non dovrà essere solo fra Repubblica.it e Corriere.it, ma dovranno saltare da subito sul carro giornali come LaStampa.it, IlSole24Ore.it, IlGiornale.it, IlMessaggero.it, Quotidiano.net, etc.

E per far passare il messaggio che “da ora la cosa è uniforme e vale per tutti”, magari anche notissimi quotidiani sportivi, come Gazzetta.it e CorrieredelloSport.it.

2. Piattaforma condivisa

Sempre nel solco dell’uniformità, la piattaforma di pagamento dovrà essere la stessa. Anche per evitare di reinventare enne volte la ruota – e magari dividere i costi – credo che tutti dovranno sviluppare e adottare la stessa identica piattaforma, con le stesse opzioni di pagamento e – possibilmente – gli stessi prezzi, o almeno un listino con opzioni molto simili.

3. Pagamenti super-semplici

La procedura di acquisto dovrà essere la più semplice e completa possibile: siamo uno dei paesi più arretrati per quanto riguarda gli acquisti online, e pertanto dovranno essere previste tutte le forme di pagamento possibili e immaginabili, incluse quelle più “antiche” (bonifico e vaglia postale) o più “digerite” (micropagamenti via mobile).

E, suggerimento mio, preparate centinaia di signorine nei call center, per fare ore e ore di help desk e customer care

4. Bonus: servizi aggiuntivi

Per convincere indecisi e perplessi, sarà necessario regalare (o affiancare all’offerta, ad un prezzo contenuto) qualcosa di valore: per esempio il giornale cartaceo, l’accesso alla versione mobile, l’applicazione per la Smart TV, l’accesso ad archivi inediti, etc.

E gli esclusi?

E i portaloni come Virgilio.it o Libero.it? Le agenzie come Ansa.it? I giornali “alternativi” come IlFattoQuotidiano.it, IlPost.it, Lettera43.it, Linkiesta.it, Fanpage.it o l’ultimo arrivato HuffingtonPost.it? Di certo ti sarai posto questa domanda.

Ebbene, è fin troppo chiaro che ci sarà sempre qualcuno, grande o piccolo, che non salterà sul carro, e starà alla finestra a guardare cosa succederà agli altri.

E probabilmente quel qualcuno godrà della migrazione di migliaia e migliaia di utenti che da un giorno all’altro andranno a pestare il muso su un duro paywall, e non vorranno mettere mano al portafoglio per leggersi, a pagamento, l’ultima inutile notizia di gossip/sport/dolore.

Che sia la volta buona per la riscossa dei contenuti di qualità? 🙂

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9 Comments

  • Noi abbiamo già iniziato da un mese, anche se Elettronica Open Source è un Blog tecnico (di elettronica e tecnologia) e non un quotidiano.
    Alcuni contenuti sono riservati agli abbonati.

    Un articolo tecnico di qualità dove è possibile approfondire nuove tecnologie come ad esempio NFC o RFID oppure un tutorial completo su come compilare il Kernel Linux partendo da zero, NON può vivere soltanto di banner e affiliazioni. Ma potrebbe sopravvivere grazie ad una sorta di crowdfunding, dove, a fronte di un micro pagamento, la community stessa sostiene il progetto. Ed anche la stessa community ne trae beneficio perché altrimenti quanto tempo dovrebbe perdere online, rimpallando di sito in sito per trovare l’informazione tecnica che cercava?

    Certo è una scommessa, ma ci stiamo provando, dobbiamo provarci se vogliamo andare avanti…..

    Qualsiasi commento/suggerimento è ben gradito 🙂

  • Interessante prospettiva, forse poco attuabile nel nostro Bel Paese…chissà come impatterebbe un servizio come Google News?

  • Io credo che i grossi quotidiani cartacei sono sempre esistiti più per il guadagno intrinseco dovuto al potenziale condizionamento dell’opinione dei lettori che per il guadagno sulla vendita della carta.

    Sull’online vale più o meno lo stesso discorso: se si mettono a pagamento perdono tantissimi lettori e quindi perdono il loro potere di condizionare le opinioni, che vale molto di più di quello che prenderebbero di abbonamento dai lettori fedeli (che di solito sono anche quelli che non devono essere particolarmente condizionati perchè la pensano già così).

    Quindi non mi aspetto che i GROSSI vadano verso un modello a pagamento. Piuttosto potrebbe essere una buona mossa per i piccoli, per chi da un reale valore aggiunto.

    Ma vedremo..

  • Nel punto uno, nella lista che hai fatto, uno dei quotidiani da te elencato non lo farà assolutamente 😉

  • A questo punto che rinunciassero ai rimborsi all’editoria facendoci risparmiare un mucchio di milioni.

  • @Tagliaerbe

    Grazie della segnalazione Davide ma non mi ha molto convinto quel sistema (che lessi a suo tempo) ma piuttosto una delle ispirazioni è venuta da:
    https://blog.tagliaerbe.com/2010/11/chiudo-il-blog-e-apro-una-newsletter-a-pagamento.html

    Certo, così è abbastanza brutale, ma considerandolo un punto di partenza per un progetto molto più ampio, penso la cosa possa funzionare.
    Ovviamente non stiamo parlando di gossip e nemmeno di news (troppo ridondanti) e nemmeno di articoli da 250 parole (il vecchio minimo sindacale per l’indicizzazione).

  • Secondo me gli utenti di internet stanno diventanti sempre più preparati e anche disposti a fare pagamenti on-line, come già funziona bene con le app.

    Analisi perfetta del tagliaerbe

  • Un altro punto a mio avviso riguarda le opzioni di condivisione dei contenuti sulle principali piattaforme di social network. Se posto un articolo “pay” su Fb o Twitter che succede lo possono vedere solo gli “abbonati”? Su questo secondo me ci sarà da riflettere un po’ anche perché i paradigmi dei contenuti free e della condivisione sui social network vanno piuttosto a braccetto.

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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