Quel giorno che registrai yahoo.it

yahoo
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

Questa è una storia che in pochissimi sanno.

Si tratta di un episodio del lontano 1995 (se la memoria non mi inganna…), epoca nella quale Internet iniziava timidamente a diffondersi nel Bel Paese, ed è scritto solo per dimostrare quanto ero ingenuo, poco furbo (o sognatore ?) all’età di 26 anni.

La storia

Già allora passavo la maggior parte della mia giornata immerso in Internet, usando Trumpet Winsock (per connettermi), Eudora (per l’email) e Netscape (come browser). Non facevo ancora il consulente SEO, anche perché Google non esisteva e i motori di ricerca stavano emettendo i primi vagiti. 🙂

Allora utilizzavo spesso Yahoo!, del quale ricordo era attiva anche l’URL www.stanford.edu/yahoo (sembra incredibile pensare che un motore così famoso avesse come indirizzo una sottodirectory di una università, ma tant’è).

Yahoo! iniziava pian piano a diffondersi in vari stati e in varie lingue, ma non in italiano: digitando www.yahoo.it non si otteneva un bel nulla, il dominio non era registrato.

Proprio così, nel 1995 esistevano ancora milioni di nomi a dominio interessanti (e soprattutto liberi), e ancora oggi penso che se avessi investito qualche centinaio di milalire (allora non c’erano gli euro…) in qualche bel dominio (anziché in un router Cisco 2511 con 16 modem 14.400, collegati ad una CDN 64K), magari a quest’ora sarei ricco… ma le cose andarono diversamente.

Come dicevo, yahoo.it non esisteva, né come sito, né come dominio. Mi venne quindi la malsana idea di registrarlo.

Contattai un caro amico, F.F., il quale già allora aveva uno spazio web su Hurricane Electric (e al quale, fra l’altro, avevo venduto pochi mesi prima un abbonamento internet dial-up 🙂 ), e partimmo con la registrazione del dominio .it. Quelli di Hurricane Electric, avvisati del fatto che volevamo puntare il DNS verso di loro, ci risposero via email con una cosa del tipo “are you really really sure???”, ma noi andammo avanti.

Io iniziai a tradurre tutto l’albero della directory da inglese a italiano, e lavorammo anche sul logo (Yahoo! Italia con una torre di Pisa al posto del punto esclamativo 😀 ).

Prova Seozoom

Tengo a precisare che, nella mia assurda ingenuità di quel tempo, l’obiettivo non era di lucrarci rivendendo il dominio a Yahoo!, bensì di andarci a lavorare, magari nella futura costituenda filiale italiana.

Comunque sia, il dominio venne registrato, e già allora, nel “lontano” 1995, la prima pagina vuota che mettemmo online (costituita esclusivamente da un piccolo form con un bottone “cerca”) faceva valanghe di accessi spontanei (alcuni dei quali, verosimilmente, anche da PC collegati alla rete di yahoo.com), che monitoravamo costantemente con occhi (quasi) lucidi.

Scrivemmo quindi a Yahoo!, descrivendo il nostro assurdo progetto, ovvero quello di far parte della futura filiale italiana, e del fatto che ci stavamo già lavorando sopra giorno e notte.

La risposta via email (ovviamente) non arrivò mai.

Dal mio fax, alcuni giorni dopo, uscirono invece alcune pagine, la cui prima era come una doccia gelata: conteneva infatti esclusivamente nomi di avvocati.

Mi recai nel loro studio, a Milano, e mi spiegarono (molto gentilmente) che il marchio Yahoo non è registrabile e/o utilizzabile da nessuno in nessun luogo del mondo, e pertanto, se non volevo impelagarmi in problemi legali, avrei dovuto immediatamente restituire il dominio.

Ovviamente lo feci, non guadagnandoci sopra nemmeno una lira, e da allora mi passò per sempre l’idea di guadagnare col cybersquatting (o domain grabbing che dir si voglia).

P.S.: poco tempo dopo, inspiegabilmente, il dominio yahoo.it se lo prese un cybercafé di Roma, che penso abbia poi ricevuto una “letterina” simile alla mia…

Conclusione

Con questo episodio, mi rendo conto di essere stato, mio malgrado, uno dei primi cybersquatter italiani, cosa che non mi fa assolutamente piacere (anzi, fondamentalmente me ne vergogno).

Alcuni probabilmente non crederanno a questa storia, o mi prenderanno in giro, o penseranno che voglia solo “bullarmi” e vantarmi di una bravata fatta anni fa.

In realtà voglio solo riportare in vita il ricordo sbiadito di un piccolo frammento della prima new economy, e consegnarlo alla storia 🙂

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
×
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

35 Comments

  • Storia fighissima… ecco perché quando io registrai semiepiante.it mi facesti l’intervista… collega.
    https://blog.tagliaerbe.com/2007/06/adsense-il-caso-semiepianteit.html
    Questo mi porta a due considerazioni: Yahoo e Google si sono lasciati scappare due personaggi italiani che avrebbero potuto fare la differenza.
    P.S. a me non è mai arrivata nessuna comunicazione da Google ed il dominio è ancora mantenuto per ricordo.

    Reply
  • Questa la racconto anche io allora, era il 1997 più o meno e lavoravo come consulente per una P.A. che stava facendo un progetto particolare di “dialogo tra PA” (non posso dire di più ovviamente) e nello specifico mi occupavo della parte sistemistica del progetto (server, raid, tipi di connessione necessarie, ecc. ecc.) Quasi a presentazione del progetto (sviluppo durato tipo due anni) mi accorsi che il dominio su cui tutto si basava non era stato registrato da nessuno, praticamente se lo erano dimenticato. Che avrebbe fatto un bravo Boy Scout come me? Ovviamente feci tutta la trafila di allora (fax e non solo) per registrarlo. (ricordo qualche vincolo di p.iva, forse, ma è passato tanto tempo…)
    Successivamente, mi ci comprai una Polo Gt 1.3 usata del ’91. 🙂

    Reply
  • Io, nel 1999, registrai hotmail.it. Ricordo la mole di traffico che generava il sito pur non avendo nulla sopra. Poi mi arrivò una lettera di un noto studio legale di Milano per conto della Hotmail Corporation….. e la mia storia con il cybersquatting finì in quel momento 🙂

    Reply
  • Non l’avevo mai letto…. mi ricorda alla mente le battaglie in Naming Authority sul mio dominio virzi.it e Nicky Grauso che, invece, faceva cybersquatting puro 😀
    E la storia di Armani contro Mr A.R.Mani, ve la ricordate?

    Reply
  • P.S.: non sono il Roberto che ha commentato precedentemente, giusto per precisare. 😉

    Saluti

    Reply
  • Gmail.it è stato registrato nel 2000 (basta un banale whois eh, non ci vuole una laurea). Gmail di Google è nato nel 2004. E’ ovvio, quindi, che il dominio non possa essere percepito, da parte di Google, come un tentativo di speculazione sul loro marchio. O perlomeno, una ipotetica causa porterebbe ad un risultato incerto persino per loro.

    Totalmente diverso sarebbe registrare “MicrosoftWindows7.com” e poi farci sopra un sito pubblicitario sfruttando il traffico naturale.

    L’applicazione “del cavolo” acquistata da Yahoo è stata scaricata da 850.000 persone, quindi di assoluto interesse commerciale (oppure pensa che Yahoo si diverta a buttare milioni per niente?). Oltretutto non vedo il nesso con il discorso di un dominio registrato al costo di 5 euro con l’unico scopo di una banale speculazione, senza alcun valore aggiunto.

    E ancora: ci sono centinaia di cause, tutte rigorosamente vinte dai rispettivi proprietari, la invito a frequentare qualche forum specializzato sull’argomento e a documentarsi, visto che parla di “realtà”.

    Nei casi in cui ciò non accade, è semplicemente dovuto al sostanziale disinteresse commerciale da parte dell’azienda (da ritenersi una bella fortuna, per l’appunto), oppure ad una registrazione antecedente alla nascita del marchio “più famoso” (vedi Gmail.it).

    Ovviamente ci sono anche casi in cui qualcuno è riuscito ad estorcere denaro al grande marchio di turno, ma è come giocare a poker scommettendo la propria casa.

    Reply
  • Quello che lei dice non mi sembra per niente realistico caro Roberto. E la realtà a smentirla. Anche in questo blog abbiamo un commentatore titolare del sito http://www.gmail.it. Ed è di ieri la notizia che yahoo ha offerto 30 milioni di euro a un ragazzo 17 enne per un app del cavolo che aggrega e sintetizza le news, quindi mi sembra del tutto lecito ricevere delle proposte di contrattazione per chi ha dei nomi a dominio registrati che nel nome riportano il nome di una società famosa. Io attualmente ne ho un paio ma sono ignorato

    Reply
  • Il problema non è tanto registrare il dominio, che non è un reato di per sé (in quanto non è condizione sufficiente per determinare il dolo e la speculazione), ma il suo sfruttamento. In pratica ci si ritrova in un “cul de sac”, senza la possibilità di fare niente (nemmeno il parking). I pochi che ci hanno guadagnato, hanno avuto semplicemente fortuna, anche perché il discorso “quanto gli sarebbe costata una causa” non regge… visto che la causa la paghi tu, dopo averla persa. :p

    Reply
  • Bella Davide, non l’avevo ancora letta ancora questa!
    ROTFL
    Un altro racconto per i nipotini.
    ciao

    Reply
    • @Umbex: se mi invitate ad una qualche lezione in Digital Accademia, posso raccontarvene a mazzi di ‘sti aneddoti… ma non vorrei che poi risultassero troppo “demotivational” 😀

      Reply
  • Salve,
    io ho 3 domini famosi con estensioni meno famose,

    ma per quale motivo dovrei aspettarmi una mail dagli avvocati?

    Il mondo è libero, se queste aziende non hanno voluto comprare il dominio cosa vogliono da me?

    Piuttosto mi aspetto come è successo per live.ext se è vero quello che dice il commento sopra di me che mi arrivino delle offerte sia economiche che lavorative

    Per il momento è circa un anno non ho ricevuto niente, mi sembra davvero strano anche perché un dominio è davvero molto famoso.
    Cosa mi consigliate come potrei attirare l’attenzione dell’azienda e non quella degli avvocati?

    Reply
  • Io ricordo che diversi anni fa lavoravo in una web agency che aveva un dominio (live.it) che aveva un portale sul no-profit..

    Un bel giorno Microsoft decise di acquistare tutti i domini live.ext per la nuova piattaforma di ricerca e servizi etc.. e mandò a tutti i proprietari dei domini live.ext una bella richiesta da parte di register di vendere/cedere il dominio.. diciamo che molti hanno guadagnato un bel pò dalla vendità.. anche se in parte costretti, in quanto in un modo o nell’altro lo zio bill li avrebbe fatti suoi ugualmente 😛

    Reply
  • Stupendo, posso fare qualcosa per lei mr yahoo.it? ne ho fatte pure io ma cosi’ no 🙂

    Reply
  • Complimenti per il racconto!

    Lavorando in uno studio di consulenza in proprietà industriale (marchi, brevetti, domini etc…) mi fa tantissima tenerezza 🙂
    Mi occupo infatti, tra altre cose, della gestione di domini di un bel po di clienti “famosi” che ricevono a tonnellate proposte “furbe” più o meno di questo genere.
    Purtroppo, per evitare di perdere tempo inutilmente, si parte effettivamente subito con una comunicazione firmata da avvocati.

    Mi dispiace molto per te perchè, al contrario di tutti gli altri, non avevi cattive intenzioni ma di sicuro Yahoo! non avrà avuto il tempo di approfondire la questione…

    Grazie ancora per avere condiviso questa esperienza, è proprio una bella storia… 🙂

    Reply
  • ciao Taglia, hai sbagliato a farti “intortare” dagli avvocati quella volta e ti spiego perchè: nel 1999 io personalmente ho registrato per conto della società presso la quale lavoravo il dominio, udite udite, google.it!
    Se vai a vedere su Archive.org la prima pagina che trovi è l’under construction della società. Intuizione del mio titolare di allora il quale contattato dai “soliti” avvocati non ha ceduto facilmente ed è arrivato al compromesso, per una cifra che non ricordo con precisione ma che comunque non rivelerei….
    Sei stato troppo buono ed hai perso l’occasione per fare un bel po’ di soldi!
    ciao

    Reply
  • Ciao, la tua umiltà e onestà intellettuale è ammirevole. Concordo con chi dice che forse intentando una causa avresti ottenuto qualcosa ma tant’è, credo che hai fatto ugualmente il tuo percorso professionale e umano grazie ad internet e non ti devi rammaricare di nulla. A volte penso a chi ha venduto il dominio sex.com a 9 milioni di dollari o a quella società tedesca di Ratingen che non si sa perchè detiene il dominio blasfemo porcodxx.it… ce ne sono di cose strane sul web…

    Reply
  • Questa storia mi fa venire in mente un caso non uguale, ma interessante: il dominio Alice.it prima che fosse scelto come nome da Telecom per il suo servizio adsl, era un sito se non erro di poesie, testi, letteratura. E lo è rimasto per qualche tempo nonostante il marchio fosse già stato lanciato da Telecom. Secondo voi quanto avranno pagato il proprietario? E secondo voi avrà lo stesso saputo cogliere il vero valore del dominio?

    Reply
  • Ciao,
    Ho conosciuto un’altra persona che aveva registrato il dominio Yahoo.it ed il risultato da quello che mi ha raccontato lui (non abbiamo approfondito molto l’argomento) è stato praticamente lo stesso, ovvero che ha dovuto restituire il dominio registrato senza vedersi assolutamente niente indietro.

    Reply
  • Caro Davide,

    mi dispiace dirtelo, ma hai sbagliato e lo dimostra il fatto che subito dopo lo ha registrato un altro.

    Avere paura solo perché ti scrive un avvocato è normale, ma dopo la paura iniziale, dovevi reagire.

    Quanto sarebbe costate una causa per Yahoo? 10 milioni di lire? A te ne sarebbero bastati 5 o un posto di lavoro nella nuova filiale.

    Dalle nostre parti si dice: “Meglio un male accordo che una causa vinta”, mi spiego meglio, se una persona cita in giudizio un’altra, quanto tempo deve impiegare per vincere una causa? Ne consegue che è meglio accordarsi, piuttosto che impelagarsi in una causa civile.

    Si è disonesti, se ci si comporta così? Gli americani così ragionano e si sono sempre fatti i soldi, gli italiani pensano di essere onesti, ma poi sotto sotto sono più disonesti degli altri; non c’è una persona che sia onesta al 100%; lo si può essere al 98, al 95, al 80%, ma al 100% nessuno e sfido chiunque a contraddirmi.

    @ Cristiano Leoni

    Chi registra un nome con brevetto internazionale ha diritto ad usare quel nome in tutto il mondo, soltanto che deve far causa per far valere il proprio diritto e quindi si ritorna al discorso di cui sopra.

    I Beatles fecero causa alla Apple quella di Steve Job perché questi avevano usato una mela, informatiti come è andata a finire.

    Reply
  • Interessante storia, penso che gli avvocati convincendoti a mollare il dominio aggratis in realtà abbiano fatto una mossa furba ma senza fondamenti legali.

    Non sono un esperto, ma non credo che il fatto di aver registrato un marchio es. yahoo o un nome anche in modo internazionale mi renda automaticamente “padrone” di qualunque dominio nel mondo con quella parola.

    Insomma secondo me se non usi il logo grafico (o uno somigliante) la parola e il dominio a esso associato sono tue. Semmai sarà la ditta in questione a preoccuparsi subito dopo ma meglio ancora PRIMA di registrare il logo, di rastrellare i vari domini corrispondenti .com .net .it .eu per il mondo… saranno ben fatti suoi!

    Anche perchè come farei io, prima di registrare http://www.vattelapesca.it a sapere se nel mondo qualcuno ha messo un brevetto internazionale su “vattelapesca”?

    Reply
  • Vedi cunctus, nella vita si fanno esperienze, errori, è normale: l’importante è saperli ammettere, crescere e migliorarsi.
    A proposito di ignoranza: chissà come mai i “mostri sacri” di Yahoo! (come li chiami tu), dopo che io ho “consegnato” loro il dominio, non l’hanno registrato, lasciandolo nelle mani di un cybercafè di Roma… vuoi dare degli ignoranti pure a Yahoo!? 🙂

    Reply
  • C’era bisogno che te lo dicesse un avvocato che un logo, qualunque esso sia, è coperto da proprietà d’intelletto prima ancora che da trade mark o copyright e andare a toccare mostri scari, che lo erano anche nel 95, come yahoo usando poi lo stesso logo per giunta con la torre di pisa….
    Io non lo avrei scritto questo post dimostra la tua immensa ingoranza in materia

    Reply
  • Grande Tagliaaaaa !! Un italiano sognatore che sfida le multinazionali!! Grandissimo!!
    A parte gli scherzi, il fine del vostro progetto avrebbe dovuto portare Yahoo a considerare la vostra proposta invece di reagire in questo modo. Ma pazienza… In fondo, se fossi entrato in Yahoo anni e anni fa, magari ora il TagliaBlog non ci sarebbe… e io quale blog starei leggendo ora??
    Altro che Yahoo Italia… Noi c’abbiamo il TagliaBlog !

    Ciao e ancora complimenti !

    Reply
  • Ciao,
    hai fatto benissimo a non far questioni in merito, anche perchè ti avrebbero pelato il portafogli, ed alla fine avresti dovuto rendere ugualmente il dominio.

    Se tu invece ti chiamassi Yahoo di cognome, o avessi avuto un’attività qualsiasi (un locale ad esempio) con tale nome, si sarebbero dovuti aggrappare al c…., ed il dominio sarebbe rimasto tuo di diritto.

    Una cosa simile alla tua è capitata a Norauto. Leggete qui se avete voglia, chiarisce molte cose in merito a queste discussioni.

    http://www.crdd.it/decisioni/norauto.htm

    Tanti saluti.
    Maurizio

    http://www.Zigolo.net

    Reply
  • Grazie per la bellissima testimonianza sugli albori di internet (almeno in Italia). Credo fermamente nella tua buon fede, io avrei fatto lo stesso.

    Reply
  • Un pezzo di storia della rete. Mi piace sempre poi vedere dallo spioncino questi retroscena. Grande Taglia.

    Io invece mi sono accaparrato nel 2000 i domini per il mio cognome e quello di mia moglie.

    Forse siamo l’unica coppia in italia che ha le mail nome@cognome.it 😀

    Reply
  • ahh secondo me se tenevi duro e non ti fossi fatto spaventare dai nomoni di un po’ di avvocati, due lire le facevi 😛

    Reply
  • mah! non dovresti vergognarti di niente. stiamo parlando di 10 anni fa, la parola cybersquatting manco esisteva, l’hai fatto in buona fede e non hai pestato i piedi quando hai dovuto restituirlo.
    Sei stato onesto e dignitoso. ti pare che ci sia da vergognarsi? 🙂

    Reply
  • Che storia! Che belli i primi tempi di internet, ne sono cambiate di cose in dieci anni. Io ai bei tempi per connettermi con il mio 28.800 avevo un abbonamento che mi consetiva una sola ora di connessione al giorno!

    Reply
  • pensa se sempre nel ’95 registravi altri domini italiani, semplici, libero.it, blu.it, tre.it ecc 😀

    Reply

Rispondi

Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Iscriviti alla Newsletter
Main sponsor
logo kleecks

Sponsor

Quel giorno che registrai yahoo.it
Scroll to Top