Quanto vendono davvero le riviste su tablet?

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

Con l’avvento di ebook reader e tablet, qualcuno ha pensato che la fruizione – a quindi le vendite – non solo di libri, ma anche di quotidiani e riviste in formato digitale, sarebbe esploso.

“New times demand new journalism”, disse Rupert Murdoch quando lanciò The Daily nel Febbraio 2011: purtroppo, però, 100 giornalisti e 30 milioni di dollari (annui) di investimento non sono bastati a salvare Murdoch dal flop, che a Dicembre del 2012 ha chiuso il suo tablet-quotidiano dichiarando“non abbiamo trovato un pubblico sufficiente abbastanza in fretta da convincerci che il business model sarebbe stato sostenibile sul lungo periodo”.

Già, il modello di business.

Il concetto di (riuscire a far) pagare l’informazione pare sia un’utopia sul web: dove c’è gente che si rifiuta pure di visualizzare un banner, figuriamoci se è possibile applicare un costo per la fruizione di un contenuto.

E’ quindi con una certa sorpresa che ho letto i dati di diffusione di quotidiani, settimanali e mensili digitali italiani, relativi a Giugno-Luglio 2013.

Ho scaricato i fogli excel relativi alla “classifica copie digitali”, giusto per capire se i numeri che leggevo sulla pagina (numeri piuttosto interessanti, perlomeno per le posizioni alte della classifica) fossero confermati.

In effetti i numeri sono giusti, ma nella parte superiore del foglio di calcolo leggo “copie + vendite multiple + vendite abbinate”.

E qui inizio a sentir puzza di bruciato: vuoi vedere che le vendite delle “copie digitali” sono state pompate ad arte da abbinamenti o cavallotti strani con le copie cartacee o altre riviste digitali? Scarico allora i fogli excel relativi ai “dati integrali”, ed ecco cosa scopro.

Parto dai mensili, perché mi ha colpito il balzo al primo posto di Focus, passato da 2.973 copie/mese di Maggio a 112.257 (!) di Giugno: la colonna “vendite copie digitali” segna però 3.360.

In “vendite abbinate copie digitali” vedo 108.897, che sommato a 3.360 fa proprio 112.257: quindi, senza “l’abbinamento” (che immagino sia inteso con qualche altra rivista digitale o cartacea: se non è così qualcuno che sa lo dica nei commenti), il valore del digitale è irrilevante, se preso da solo.

Ed è anche economicamente NON sostenibile: Wired, che dovrebbe avere un pubblico più predisposto ad acquistare un magazine su tablet, segna 2.143 vendite mensili (e 1.682 nella colonna “vendite abbinate copie digitali”).

Scorro la classifica e vedo al quinto posto Sale&Pepe, con 29.069 copie (e 2.125 “vendite copie digitali” nel foglio excel).

Di Sale&Pepe, su App Store, trovo sia un’app (“Le Ricette di Sale & Pepe”), venduta a € 3,59, sia un'”app-contenitore” gratuita, tramite la quale è possibile acquistare i singoli numeri della rivista di cucina; una versione, sempre gratuita, della stessa “app-contenitore” è disponibile anche sul Play Store di Google.

Mondadori ha anche una sua “app-kiosk” proprietaria, denominata “Abbonamenti.it”, disponibile sia su iOS che su Play Store. All’interno di questa è possibile acquistare enne riviste, molte delle quali sono ben posizionate nella classifica.

Ma queste riviste, come la stessa Sale&Pepe, sono acquistabili anche fuori dal kiosk di Abbonamenti.it, per esempio tramite il sito web di Abbonamenti.it: se vado in questa pagina posso acquistare 13 numeri di Sale&Pepe a € 27,00 (anzichè € 45,50), e sulla pagina leggo anche che “Per tutti gli abbonati alla versione cartacea, la VERSIONE DIGITALE è inclusa! Comodamente sfogliabile, in anteprima, su Pc e Tablet!”.

L'acquisto online di Sale&Pepe

La domanda è dunque la seguente: le 29.069 copie come sono calcolate? Sommando gli acquisti effettuati nell'”app-contenitore”, nell'”app-kiosk” proprietaria, e tramite il sito Abbonamenti.it, incluse quelle omaggiate? Non si rischia di perdersi qualcosa (o, peggio, di sovrapporre i numeri) mischiando tutti questi mezzi e le diverse forme e modalità di acquisto?

Concludendo

Se io vado da un inserzionista a chiedere soldi, e nel frattempo gli dico che la mia rivista, digitale o non, è acquistata/letta da meno di 3.000 persone al mese, penso di uscire dalla porta con uno sputo in un occhio.

E’ quindi ovvio che si cerchi di “accomodare” questi numeri facendosi aiutare da abbinamenti più o meno alla luce del sole, usando la forza della carta (e del brand) per gonfiare cifre altrimenti inconsistenti.

Questi dati mi continuano a far pensare che l’unica via percorribile, soprattutto da chi non ha alle spalle un corrispettivo cartaceo, sia quella del free: zero rogne a livello fatturazione, possibilità di fare in fretta numeri spendibili con gli inserzionisti, e nessuno che si può lamentare perché ha dato un paio di euro “al buio” per una rivista che non lo soddisfa appieno.

Il dato di YouTech – 11.000 download a 5 giorni dal lancio e più di 1.000 giudizi in un paio d’anni di attività – sembra confermare la bontà di questa “via del gratis“: vedremo se altri editori la percorreranno in futuro.

2dc13395536c431966c0b7bc5282437b
Autore
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
×
2dc13395536c431966c0b7bc5282437b
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
Latest Posts
  • Strumenti in google search console per webmaster
  • intervista alessia martalò
  • web stories
  • seo checklist

11 Comments

  • Quoto: Questi dati mi continuano a far pensare che l’unica via percorribile, soprattutto da chi non ha alle spalle un corrispettivo cartaceo, sia quella del free: zero rogne a livello fatturazione, possibilità di fare in fretta numeri spendibili con gli inserzionisti, e nessuno che si può lamentare perché ha dato un paio di euro “al buio” per una rivista che non lo soddisfa appieno. D’accordo al 100%! E’ per questo motivo che gli editori devono smetterla di guadagnare dalla vendita del magazine ma di guadagnare da quello che mettono (interattivo) dentro al magazine.

    Reply
  • @cannaWH non è così. Apple prende il 30% al netto dell”Iva (attenzione però: Iva lussemburghese al 15%). Quindi, per ogni euro di prezzo di vendita lo sviluppatore prende meno di 60 centesimi (1*0,85*0,7)

    Reply
  • E la guerra tra editori per accaparrarsi inserzionisti con tutti i mezzucci possibili è appena cominciata. Un concorrente di Mondadori regala abbonamenti trimestrali alle proprie riviste – in formato cartaceo o digitale – per ogni acquisto di tre tavolette di cioccolato: sic! [http://bit.ly/15dlyic pdf]

    Reply
  • Tutto ciò peggiora la marginalità del content provider, rendendo meno conveniente la copia digitale.

    Reply
  • Nel caso delle riviste residenti su iTunes il problema dell’Iva non si pone. In soldoni, il sistema funziona così: cedo a Apple i miei contenuti, che Apple distribuisce pagando l’Iva nel paese in cui ha sede (o in cui l’Iva costa meno, il che tende a coincidere). Io produttore di contenuti ricevo il 70% circa del prezzo di copertina, su cui l’Iva è già pagata. Altrove

    Reply
  • Non banale è la considerazione del fatto che la tassazione è diversa a seconda della modalità di fruizione del medesimo contenuto: IVA agevolata al 4% in caso di pubblicazione cartacea ed IVA al 21% in caso di (medesima) pubblicazione digitale. E’ così che lo stato combatte il Digital Divide? Credo che ciò porti gli editori stessi a non spingere troppo l’editoria digitale. Bisognerebbe fare i conti precisi fra costi di stampa e distribuzione. In ogni caso il divario è veramente alto.

    Reply
  • Più nel dettaglio, ha senso proporre su un oggetto dinamico e connesso alle notizie in tempo reale come il tablet, il banale clone dell’edizione cartacea di un mensile che non muta fino al mese successivo? O peggio, farlo con un quotidiano? Ricordo l’edizione pdf del Corriere della Sera la mattina delle elezioni americane: mentre Obama teneva il suo primo discorso da presidente rieletto, la copia digitale aveva come titolo di apertura “testa a testa nella notte”. Inaccettabile pagare per questo tipo di informazione

    Reply
  • All’inizio pensavo che le persone in forza di un prodotto dal grande TRUST fossero disposte a spendere dei soldi, ma evidentemente non è così.

    Quale sarà il futuro che ci attende? Io una mia opinione me la sono fatta…

    Reply
  • Il punto è che Ads accetta dati di diffusione solo se la copia è costata almeno 39 cents. Quindi dando la copia gratuitamente in quella colonna di copie digitali troveresti 0.

    Reply
  • Il punto però è che la via del gratis è quella che impera da più di 15 anni in rete. E nemmeno quella è molto sostenibile.
    La verità resta sempre la stessa, ad oggi non esiste un modello solido che funzioni per l’editoria elettronica.
    E, tristemente, ciò che continua a funzionare quel tanto che basta per far vivacchiare alcuni, sono i vecchi banner.

    Reply

Rispondi

Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Iscriviti alla Newsletter
Main sponsor
logo kleecks

Sponsor

Wordlift
Prova Seozoom
Quanto vendono davvero le riviste su tablet?
Scroll to Top

Vuoi capire perchè il tuo sito non traffica?

REPORT SEO a soli 47€

anzichè 197€+iva
Giorni
Ore
Minuti
Secondi