Quando il blogger non prende i soldi (e si incazza)

Come probabilmente saprai, in Italia l’editoria cartacea intasca parecchi soldi dallo Stato, mentre l’editoria web non ha mai visto il becco di un quattrino.

In Francia, invece, alle testate giornalistiche su Internet spetteranno 60 milioni di euro di contributi, distribuiti su un triennio.

Ai blogger, nulla.

Proseguendo la lettura dell’ottimo articolo di lsdi, vengono riportate varie lamentele di questo o di quel blogger, che si lagnano circa la mancata ricezione di sovvenzioni e criticano i criteri di assegnazione dei fondi.

Ebbene, stavolta io mi schiero CONTRO I BLOGGER lamentosi. E se hai la pazienza di leggere questo post fino alla fine, probabilmente mi darai ragione.

60 milioni… su quanti blog?

La cifra da spartirsi è di 60 milioni in 3 anni. 20 milioni all’anno.

Bene, quanti blog e quanti blogger ci sono in Francia? già riuscire a dare questa risposta è un bel problema.

In Italia, il recente rapporto su blog e informazione online parlava di 1,2 milioni di “gestori di blog”. Penso che in Francia siano almeno altrettanti, o probabilmente un pò di più. Ma quanti sono i blog? ogni blogger potrebbe gestirne tranquillamente più d’uno…

OK, per semplicità, facciamo 20 milioni da distribuire su 2 milioni di blog. Davvero credi sia possibile dare 10 euro/anno ad ogni singolo blog? e, soprattutto, credi sia corretto?

Su 2 milioni di blog, probabilmente la metà sarà inattivo da anni, o con un post ogni tanto. Qualcuno avrà contenuti assolutamente personali, come i tanti blog pieni di foto delle proprie gite e delle proprie vacanze. O forse conterrà testi e/o immagini inopportuni per una certa audience. Oppure sarà un blog made for AdSense, che “ruba” articoli da vari feed, li mescola e li ripubblica per farci qualche spicciolo.

Tutte queste categorie di blog hanno diritto ai loro 10 euro? non credo proprio.

E quindi, come determinare i meritevoli? un “censimento dei blog e dei blogger” attivi mi pare alquanto improbabile. Stesso dicasi per una “giuria” che si mette a valutare i blog da finanziare e quelli da scartare: me li vedo una dozzina di giurati ottuagenari a guardarsi/leggersi un paio di milioni di blog… 🙂

Si potrebbe utilizzare il vecchio metodo delle classifiche: si prende, ad esempio quella di Wikio (che in Francia ha un certo seguito), e si sovvenzionano i primi 10 di ogni categoria. Ma che senso avrebbe? qualcuno potrebbe (giustamente) far notare che certi ambiti sono molto più competitivi di altri. Allora si potrebbero prendere i primi 100 della classifica assoluta. Ma questa classifica è calcolata mensilmente: come fare a distribuire il gruzzolo, se c’è chi continua ad uscire ed entrare dalla top 100?

Eppoi il web mica è fatto solo di blog. Tutti coloro che hanno un sito, un forum, un portale hanno almeno gli stessi diritti dei blogger di spartirsi la torta.

Con esempi simili potrei andare avanti per ore, e comunque giri la cosa capirai che non c’è modo di distribuire un importo all’interno di una community così numerosa ed etorogena senza scontentare questo o quello, senza creare più rabbia che gioia.

I blogger lamentosi sono, anzi, quelli da tenere più d’occhio: chi allunga oggi la mano per un piatto di lenticchie (più o meno grosso) e pesta i pugni perché non riesce ad agguantarlo, è probabilmente lo stesso che domani pubblicherà marchette, post a pagamento, pubbliredazionali e qualsiasi altra cosa convertibile in denaro. Perché è al denaro che punta.

Alla faccia dell’indipendenza e della libertà che dice di propugnare.

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31 Comments

  • Ma perchè non si taglia la testa al toro e ognuno si finanzia con la qualità del proprio lavoro?

    TV pubbliche, giornali e compagnia bella non dovrebbero prendere finanziamenti da nessuno se non da chi decide di comprare il servizio perchè lo reputa valido. Mi pare tanto chiaro come concetto.

  • Io eliminerei pure i finanziamenti all’editoria, alla stampa, al cinema, alle orchestre filarmoniche, …

    Se sei un privato devi reggerti sulle tue gambine, se sei un ente senza fini di lucro altrettanto, troppo comodo fare beneficienza con i soldi di altri che non hanno possibilità di controllare se con la mercedes dell’associazione te ne vai a cortina per una sciata di rappresentanza.

    Il libero mercato è l’istituto più meritocratico, lasciamo decidere a lui, e allo stato di sopperirne i limiti e di controllare che non degeneri in monopoli.

  • Sono d’accordo col Tagliaerbe. Ancora una volta. 🙂

  • Credo che il discorso sia un po più complesso! oggi un blog nasce con la stessa semplicità con cui si fa una scorreggia (scusate ma mi sembrava che rendesse bene l’idea), una testata giornalistica no!

    L’iter che sta dietro la realizzazione di un giornale ufficialmente riconosciuto è piuttosto complesso e va dall’iscrizione al tribunale fino alla presenza di un direttore responsabile iscritto all’albo dei giornalisti.

    La logica di distribuzione iperdemocratica di cui parli nel post è, come scrivi, irrealizzabile. Sarebbe come se il giornalino della scuola o dello stadio ottenesse dei finanziamenti dallo stesso fondo che viene messo a disposizione per le grandi testate….cio che nella realtà infatti non accade!

    In teoria i fondi dovrebbero essere distribuiti sulla base dell’importanza editoriale, nella pratica invece vengono distribuiti solo sulla base del peso politico che hanno le singole testate.

    Se si applicasse la stessa regola alla blogsfera in teoria beppe grillo dovrebbere prendere dei bei soldoni…ma sono più che certo che i soldi andrebbero molto più probabilmente a finanziare i blog personali dei politici….in gran parte letti solo dai loro amministratori!

    Spero che la blogsfera non riceva mai dei finanziamenti di questo tipo…indipendentemente da come poi sarebbero distribuiti. E’ meglio lottare per tracciare sempre di più la differenza tra il vecchio e il nuovo….anche se con meno soldi in tasca!

    p.s. riconosco cmq il fascino del quesito che ti sei posto, sarei favorevole solo come ripicca nel caso in cui provassero seriamente a mettere il bavaglio ai bloggers

  • Più che altro in Italia è già tanto se possiamo possedere blog, ricordate qualche anno fà la proposta di legge che obbligava a esser una testata giornalistica per pubblicare contenuto on-line ?

    Comunque secondo me la soluzione è una ed unica, far decidere il mercato, diminuire la burocrazia della comunicazione, e lasciare che ognuno si sorregga con le sue gambe.

    Ci son giornali ridicoli che campano grazie a contributi statali paurosi e ci sono ragazzi volenterosi che rischiano pesanti sanzioni perchè semplicemente non hanno le risorse per costituire una società (cosa che in italia costa qualche migliaio di euro all’anno) per rendere legale la propria ttività sul web.

    Le persone serie, non vogliono uno stato che faccia regali, vogliono la possibilità di comunicare e di poter svolgere la propria attivita senza esser uccisi da un burocrazia e da una pressione fiscale assurda fatta per difendere antiche lobby e impedire lo sbarco sul mercato di nuovi player.

  • @Filippo, ma perchè l’Italia è un paese serio secondo te? Quante volte si smentisce 1 minuto si e l’altro pure?
    L’ultima ieri con Maroni che dice che vuole gli aereoporti sicuri e la vicenda Ryanair che bloccherà i voli interni perchè Enac impone loro di accettare anche un badge lavorativo come documento d’identità.

    @All, come già detto, confermo che i sostegni vanno levati, anche alle grandi testate che sebbene hanno tutti quei cavilli da rispettare, cmq proprio perchè sono grandi hanno più possibilità che quelle piccole e tartassate.

  • Sarebbe bello, è anche ovviamente giusto, se si potessero eliminare i sovvenzionamenti statali per cinema, editoria e compagnia bella. Che questi fondi siano abusati è chiaro e ovvio: vedi “film di interesse culturale per l’Italia” che di culturale non hanno nulla, vedi giornali “regalati” in edicola per poter raggiungere la quota minima per i finanziamenti pubblici.
    Ma lo stato deve farsi “protettore” di alcuni campi per “pareggiare” i gusti del popolo, perché alla fine è questo che regge l’economia delle pubblicazioni, siano esse cartacee o meno.
    Nessuna opera teatrale di un certo livello riuscirebbe a reggersi sulle sue gambe, nessun giornale riuscirebbe ad andare in stampa se dovesse far conto sulle vendite e sulla pubblicità. Se lasciassimo decidere “al mercato” probabilmente nessun pianista potrebbe esibirsi per più di due volte l’anno, perché il prezzo del biglietto salirebbe ulteriormente se dovesse coprire tutte le sue spese.
    Il problema è quando, come ogni cosa, queste sovvenzioni vengono mal gestite. Secondo me non è un problema di quanto si investe, ma di dove si investe con i soldi pubblici. Lo stato deve proteggere la cultura del cambiamento del gusto, pena il ritrovarsi con “Uomini e Donne” dovunque, anche a teatro.

  • Scrivere sul proprio blog dovrebbe essere solo passione, voglia di comunicare e condividere il proprio “sapere” con gli altri. Cosa dovremmo fare con 10 euro l’anno? Sono perfettamente d’accordo con te. Scriviamo solo per passione e divertimento, se poi i soldini arrivano meglio ancora, ma dovrebbero essere solo frutto del nostro lavoro.

  • Solo nella mia città (60mila abitanti) esistono 5 giornali-monnezza locali che, logicamente, vendono poche decine di copie ognuno e che, facendo due conti, campano solo con i contributi dello Stato (cioè i nostri).
    Concordo con Andrea Moro : se un giornale o Tv che sia è valido e ha contenuti interessanti va avanti, gli altri a casa! La cosa è da stimolo a far bene e non ad aprire giornali e tv tanto per farlo.
    Sul fronte blog, difficile stabilire un criterio (Visite/mese oppure abbonati al feed?), ma vedendo quello che succede per i giornali e tv capisco anche perché un blogger che gestisce con sudore e fatica un blog valido e molto seguito si incazzi….non mi sembra molto strano!

  • In linea di massima sono d’accordo con Tagliaerbe ma, direi che in Francia qualcosa (anche se minimo) almeno si muove. Per il resto anch’io sposo l’idea meritocratica: se sei valido vai avanti…

  • Da poco ho letto di una società americana che aveva acquistato un blog calcistico italiano, pagandogli una bella cifra mensile, praticamente uno stipendio. Solo che la società in questione ha sbagliato completamente modello di business, se si può dire così, e ha smesso di pagare il blogger, che aveva messo sotto contratto per l’ottimo lavoro svolto da blogger indipendente (grande seguito, blog commentato, conosciuto, che riusciva a bucare lo schermo, diciamo così).

    Insomma, io stesso tre anni fa fui notato via blog (col vecchio, generalista e cazzegione) e ricevetti delle proposte interessanti. Secondo me devi essere fortunato. Ma non tanto a scrivere bene o a fare un bel blog, quanto a trovare chi crede nella meritocrazia.

    Perché a crederci in Italia sono solo i meritevoli, che solitamente non sono molti. Ciao.

  • hai scritto un post ottimo!

    e condivdio anche l’idea della meritocrazia di pietro. ma allora: se il blog sta sulla rete, perché non dare alla rete (intesa come persone, non come bot) il potere della meritocrazia?

    un saluto

  • fare il confronto tra blog e editoria e’ totalmente sbagliato dato che per essere editore devi essere un giornalista iscritto all’albo cioe’ devi fare un esame ( che non e’ semplice ) devi saper scrivere in italiano e sei responsabile di quello che scrivi
    per i blog : un po di tempo libero e pochi euri ad aruba per l’hosting
    quindi fare un confronto tra le due categorie mi sembra molto scorretto

  • Senza contare che per un aspirare a qualsiasi forma di sovvenzione pubblica per il settore editoria/informazione da noi bisognerebbe avere una legge che assogetti i blog alle pubblicazioni online, con l’iscrizione all’albo della testata, a qualche ordine del “tenutario” o direttore responsabile… Questo comporta tutta una serie di conseguenze legali rispetto alla possibilità di perseguiti, diffamati, querelati come testata, prospettiva che mi pareva tutta la blogosfera italiana detestasse profondamente.

  • Condivido del tutto il post. Vi immaginate cosa succederebbe se dessero 10€ per ogni blog? Quanti blog al giorno verrebbero aperti?
    Non so se già adesso succede, ma al più, IMHO, potrebbero essere concessi finanziamenti pubblici alle testate iscritte all’albo che pubblicano solo online.

  • Sappiamo tutti benissimo come andrebbe a finire in Italia: i 20 milioni di euro se li spartirebbero i giornali online di gruppi quotati in borsa (e che quindi di soldi dovrebbero averne già abbastanza) e i blog dei soliti amici degli amici (già me lo vedo il blog di qualche figlio di politico che si becca tipo 500’000 euro così tanto per gradire!).

    Se fossi un blogger non vorrei contributi pubblici ma non vorrei nemmeno che li prendessero gli altri! Così come sono contrario ai contributi all’editoria cartacea (applauso a Il Fatto Quotidiano che non prende contributi pubblici!).
    Sarebbe però bello se i soldi pubblici venissero usati per lo sviluppo di Internet in questo paese di vecchi: a partire dai fondi del CIPE (800 milioni di euro) per la banda larga e con altri fondi si potrebbero fare tante cose; ad esempio una trasmissione sulla RAI che istruisca la gente su che cos’è il WEB facendo vedere quante cose utili si possono fare su Internet: invece ora ogni volta che si parla del web in TV si dice che è un covo di pedofili, terroristi, malati di mente che inneggiano alla morte di qualcuno..non se ne può più!!!

  • @Alessandro Piconi

    Cosa te ne fai di sapere che esistono opere teatrali se poi non le vai a vedere?

    Gli Stati uniti non hanno queste sovvenzioni, eppure i loro musical sono esportati in tutto il mondo, hanno la più florida industria cinematografica, …

    Da noi invece si tengono per esempio esecuzioni solistiche di musica classica, finanziate tramite la SIAE a tua insaputa con i soldi cha tu hai speso per comprare l’hard disk, la penna USB, il DVD, la videocamera, … che sono concerti fantasma, esistono solo sulla carta, non sono pubblicizzati perché se qualcuno ci va, poi gli tocca suonare sul serio.

    L’occasione rende l’uomo ladro, più incentivi ci sono e più ladri ci sono.

  • Sono d’accordo che i blogger non devono essere pagati ma nello stesso tempo sono d’accordo di eliminare i sovvenzionamenti statali per cinema, editoria ecc.. Non credo sia vero che si diminuisce il servizio culturale (in generale), per 2 motivi:
    il primo se lo stato toglie i sovvenzioni (in teoria) avremo un reddito più alto non dovendo più pagare la percentuale delle tasse che vanno per l’editoria ecc..
    La seconda, domanda e offerta mettono in equilibrio il mercato anche se non subito diminuendo cosi la gente che ruba.

  • Per quanto mi riguarda credo che l’editoria, compresa quella online, debba reggersi, come già è stato detto, sulle proprie gambe, altrimenti lo stato, cioè noi, continua a sovvenzionare enti, pubblicazioni e società in modo più o meno chiaro e senza chiedere poi che si arrivi a risultati tangibili, il fondo perduto dovrebbe essere una piccolissima percentuale, per i casi estremi, per non far morire le nicchie, anche se in realtà i soldi alle nicchie non arriveranno mai, per cui direi che il fondo perduto dovrebbe essere eliminato, il mio pensiero evolve mentre scrivo. I blogger se vogliono fare soldi devono cercare di essere unici, per qualità e originalità di contenuti, se questo lavoro viene fatto nel tempo è possibile che in prospettiva si potrà cercare con qualche sistema di tramutare il proprio spazio in qualcosa che possa effettivamente garantire delle entrate serie. Ma bisogna essere al Top o riuscire ad individuare un sbocco economico sul quale buttarsi, con sbocco non intendo un sito adsense friendly su un tema che va di moda, ma qualcosa di più complesso, partnership, fusioni, creazioni di redazioni di siti che hanno raggiunto l’eccellenza nel proprio settore, alleanze ecc… perché per muovere più soldi bisogna inevitabilmente crescere, il mercato italiano è troppo piccolo, negli USA ci sono blogger che guadagnano molti soldi con i propri siti, ma spesso fanno anche altro, diversi giornalisti, non a caso, lo stesso Beppe Grillo ha un sito che sfrutta per fare soldi o raccoglierli per le sue battaglie ma è pur sempre un comico che continua a fare spettacoli.

    In poche parole sono d’accordo con chi dice che non si dovrebbe sovvenzionare l’editoria, compresa quella online, inclusi blogger, scrittori, ecc…

  • Riccardo, il tuo commento non fa una piega come non fa una piega il post di Tagliaerbe.

  • Condivido pienamente quanto scritto da Adriano Cotella, anzi, volevo proprio scriverlo io 🙁

    Sarebbe meglio togliere i fondi per tutti e solo in questo modo, sia su internet che offline, resterebbero solo siti di informazione e testate veramente seguite dalla gente.

    Per quanto riguarda il fatto che le testate giornalistiche hanno spese e responsabilità maggiori piuttosto che dare contributi milionari a tutti sarebbe più intelligente, magari, semplificare le procedure e ridurre i costi in tasse e affini per aprire una testata.

    (@Iron Mauro in particolare ma anche a tutti)
    Per la responsabilità è vero che le testate ne hanno di maggiori ma anche adesso se hai un blog e diffami o fai altre “cazzate” vieni perseguito comunque.

  • ps:
    Stavo dimenticando…

    Come ricordato da Adriano comunque anche per i giornali è possibilissimo reggersi sulle proprie gambe e non pesare sullo stato.
    Il Fatto Quotidiano, infatti, non riceve finanziamenti pubblici né da altri enti eppure riescono a coprire tutte le spese e logicamente a pagare gli stipendi.
    Avevano dichiarato che servivano 30000 copie al giorno circa per coprire i costi. Ci sono 30000 abbonati e in questi primi mesi hanno venduto in media altre 70000 copie. Questo dimostra che è possibile…

    Indipendentemente dalla linea editoriale che può non piacere penso siano un ottimo esempio che andrebbe seguito da tutti per quanto riguarda i finanziamenti.

    Chi se lo merita guadagnerebbe comunque e ci sarebbero però più soldi da investire in altre cose importanti come ad esempio lo sviluppo di internet citato prima e magari quantomeno ridurre i tagli fatti alla ricerca.

    Ora smetto se no vado off-topic e inizio a parlare di politica.. 🙂

  • Forse la cosa si potrebbe fare, ma in modo più pragmatico. Ammettiamo che ci siano tot milioni da spartire per finanziamenti. Si potrebbe farlo come si fa con tutti gli altri finanziamenti: si presenta il proprio progetto, i numeri, il motivo della richiesta del finanziamento, ecc.. ecc… Insomma, si fa una domanda (la cosa potrebbe essere gestita dalla Regione, come per gli aiuti agli affitti).
    Già qui escludi tutti coloro che non hanno una posizione fiscale (vedi webmaster privi di p.iva) o che non hanno un vero progetto da finanziare. E lo farei su tutti i siti, non solo i blog. Ovvio, come per il cinema e il resto, ci deve essere una “mission” culturale o informativa… il blog che parla di prodotti geek non rientrerebbe, mentre un blog che fornisce informazioni di un certo spessore e utilità per la comunità potrebbe meritare il finanziamento. Questo lo deciderebbe l’ufficio predisposto, con pro e contro del caso ovviamente… ma d’altra parte non c’è altro modo.

  • per Alessandro Piconi. Sono perfettamente d’accordo su tutto quello che hai scritto. Con il nostro video blog, stiamo cercando di creare una massa critica intorno alla questione di come riuscire a valorizzare un certo tipo di cultura. Il nostro ‘core’ per ora è la tanto bistrattata danza contemporanea che riceve fondi del tutto esigui. Da domani iniziamo a postare dei video e ci piacerebbe avere un tuo feedback ed eventuali suggerimenti/consigli relativi il blog.
    Grazie!

  • Sono tendenzialmente d’accordo con quello che dici, nel senso che una spartizione sensata e con criteri equi non potrebbe mai avvenire.
    E sono d’accordo sul “piatto di lenticchie”.

    Però sono anche stufa di ricevere mail di GRANDI aziende, anche del settore che tratto io, che vogliono sfruttare un lavoro serio e articolato.
    “Ma, si offriamole due pacchi di pannolini in cambio delle ore che lei passa a fare informazione e sostegno, tanto, sempre di Web si tratta”.
    Inizialmente salivo su quasi ogni carro, perché era anche gratificante, adesso ho il rigetto, nonostante si tratti di aziende enormi e conosciute, di chi pensa che sul Web viga ancora la legge del baratto.

  • L’ho aggiunto ai preferiti, stasera, prole a nanna, me lo leggo per bene.

  • lavoro per un giornale on line in attesa di diventare pubblicista e ti posso assicurare che facciamo molta fatica a trovare investimenti e pubblicità, nonostante il portale offra le stesse notizie dei quotidiani cartacei locali e sia totalmente gratuito. Il problema sarà sicuramente individuare come ripartire eventuali fondi, ma anche quello di combattere un’ignoranza ed uno scetticismo di fondo degli italiani (non tutti ma una discreta parte) nei confronti dell’informazione sul web….

  • Il problema italiano è che per ottenere finanziamenti ci sono talmente tanti cavilli che (numero di giornalisti professionisti assunti regolarmente, non li puoi avere subito ma dopo tot anni…) praticamente finiscono solo per foraggiare i soliti noti o chi è collegato a partiti politici, quindi non servono a FARE NASCERE nuove realtà o ad aiutare giovani che vogliono mettersi in gioco nel settore… come dice francesca poi… non parliamo di raccolta pubblicitaria o altro.
    Pensare che un privato (blogger) possa prendere dei contributi mi sembra una follia assoluta. I contributi devono essere dati eventualmente a imprenditori non certo a privati (la polemica dei blogger francesi mi sembra alquanto ridicola, anche se non ho approfondito e potrei non avere capito bene).
    Il senso dei contributi dello stato dovrebbe essere proprio questo secondo me: aiutare giovani o nuove realtà che vogliono impegnarsi nel settore, ma una volta che si è fatto il passo e messo in moto il tutto, dovrebbero pian piano venire meno. I contributi devono essere poi collegati all’effettivo lavoro svolto e non, come per la carta stampata, ad esempio, sulle tirature, cosa che oggi produce il saccheggio di denaro pubblico come unica finalità.
    L’Italia poi ha l’anomalia dell’Ordine dei Giornalisti che è una barriera spesso invalicabile per chi vuole mettersi in gioco senza far parte di questo ipocrita e anacronistico albo professionale (anche se oggi, mancando degli editori puri in Italia è comunque l’unica garanzia per i giornalisti).

  • Bè! Qualcuno in un commento ad un post ha segnalato un progetto che secondo me creerà anche un mercato per i blogger oltre ad un informazione piu’ trasparente! Vi consiglio di dare una sbirciata qui http://www.net1news.org Secono me puo’ essere una buona soluzione! Voi che ne pensate???

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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