Quali notizie rendono di più?

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Il web è inondato da notizie “soft”, ma sono quelle “hard” ad avere una resa economica più elevata: questo, in estrema sintesi, il risultato emerso da un recente studio di Perfect Market (qui sotto l’infografica),

I 10 temi che rendono di più online

ripreso anche da LSDI.

Attenzione: per “hard” non si intendono news a luci rosse, ma contenuti “impegnativi”, come quelli legati al lavoro, alla disoccupazione, alla politica, alle rate del mutuo.

Per arrivare a questa affermazione, Perfect Market ha monitorato più di 15 milioni di articoli pubblicati su 21 siti di news nordamericani, durante tutta l’estate 2010 (dal 22 Giugno al 21 Settembre); ha quindi ordinato i temi su una scala da 1 a 5 (in base a importanza e traffico) e l’RPM (Revenue Per 1.000 Impression) dei primi 10 topic è risultato il seguente:

L'RPM dei primi 10 topic

Speriamo che anche gli editori italiani sappiano ben interpretare queste indicazioni, e la smettano di parlare solo di gossip e reality show.

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

15 Comments

  • Purtroppo parlare di gossip e di politica, nella realtà italiana attuale, è la stessa identica cosa. Forse l’unica differenza sta nell’uso delle parole chiave che possono orientarsi ad un target o all’altro a seconda del tipo di lettori che vogliamo raggiungere.

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  • C’è un altro fattore importante da tenere in considerazione, ed è il costo di produzione delle notizie. Un post un tanto al chilo può costare meno di 2 euro. Un’inchiesta sul campo 20.000. In mezzo ci sono articoli di varia complessità: da quelli più o meno presi dalle agenzie o scopiazzati, a quelli che hanno costi tra 10 e 100 euro.
    In Italia, credo che sul web che non si superi mai questa soglia, mentre sulla carta (ancora, raramente) si trovano articoli che impiegano un dipendente per più giorni, o che richiedono viaggi e altre spese. Migliaia di euro per un articolo si possono recuperare se – sparati in copertina – aumentano la vendita di una rivista di qualche migliaio di copie. Online, non è altrettanto semplice né garantito riuscire a fargli fare le centinaia di migliaia di impression che servirebbero per rientrare dell’investimento (parliamo di pi sul singolo articolo, non del sito ovviamente).

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  • L’analisi del mercato americano non riflette però quella italiana o europea in generale.

    Motivo?
    Questione di stato sociale.

    Salvo alcuni casi, infatti, gli altri sono tutti fenomeni di vita quotidiana dove lo stato americano non interviene e lascia al privato l’onere di risolversi il problema.

    Sussidio di disoccupazione, assistenza sul lavoro, assistenza medica, ecc sono tutte cose che in Italia non hanno mercato perchè già fornite dallo Stato.

    In Italia restano forse validi l’argomento “trovare lavoro” e mutui. Il resto c’è poco o niente; o mi sbaglio?

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  • Se in Italia le notizie sono prevalentemente incentrate su tempi “futili” o, peggio ancora, “simil-horror” (omicidi, stupri e quant’altro), evidentemente è perchè la gente vuole sentire e parlare di questo, il che chiaramente non è un segnale incoraggiante.

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    • @Ilaria: i due termini sono stati utilizzati solo per amor di sintesi (come ha titolato anche questo pezzo: http://www.prweb.com/releases/2010/10/prweb4663624.htm ), ma in realtà il discorso è un po’ più “sfumato”.

      Se prendi infatti questo: http://perfectmarket.com/blog/perfect_market_vault_index_summer_2010 , si dice:

      “Most news sites aren’t set up to capture the full value that’s out there with respect to immigration (and other very specific news stories) because they rely on sales efforts and strategies that are too broad for individual story targeting – they either sell against a geographic audience (local), broad demographics (men, 18-24) or they sell into broad content categories (national news, sports, etc). And any unsold page views get remnant rate ads at bargain-basement rates. Because none of these approaches captures reader interest or advertiser demand at a more granular level, the value is locked up at that level, inaccessible to publishers.”

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  • Allora: innanzitutto finalmente qualcuno lo dice. Poi, però, mi viene in mente che (forse, molto forse) la rpm gossippara è più bassa perché il gossip ha un pubblico più elevato e quindi il divisore aumenta. Noto, in particolare, come il valore di rpm tenda a essere inversamente proporzionale a “traffic score”, che immagino essere un valore crescente in funzione del maggior numero di pagine viste.

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  • Immagino che quando si parla di editori italiani ci si riferisca sia a quelli online sia – soprattutto – a quelli offline, anche se per lo più i grandi editori, online e offline, sono i medesimi.

    Del resto le ragioni per le quali in Italia imperversano gossip e reality show sono note e notorie: gli italiani paiono essere ben più affamati di “circenses” che di “panem” e poi da qualche tempo – prima dell’avvento di internet – Tv e giornali si sono fatti carico di diffondere una “pedagogia” e uno “spirito del tempo” che orienta più all’entertainment di basso livello che non all’informazione documentata.

    E’ la via più facile: banale fare audience con le “perversioni casalinghe” del “Grande Fratello”, molto più difficile farla con le inchieste inquietanti di “Report”.

    Soprattutto: uno spettatore spensierato e tutto preso dalle competizioni di “Amici” è un elettore senza incertezze e molto fedele…

    Internet potrebbe essere il luogo e lo strumento della “riscossa”, ma forse è già troppo invaso dal “mainstream”.

    Domanda seria: ma questo blog è nell’area hard? E’ una via di mezzo?

    E i siti e i blog di “servizio” (salute, benessere etc.) come possono essere considerati?

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    • @Ilaria: questo blog segue le passioni e gli interessi di chi lo scrive 🙂
      L’area in cui opero e il “taglio” del blog lo rendono, a mio parere, ben poco redditizio, anche perché il pubblico di chi mi legge è assai skillato, fidelizzato e di conseguenza molto poco propenso a cliccare sui banner. Diverso sarebbe, forse, se vendessi attraverso il blog miei servizi/consulenze, cambiando di consequenza l’approccio…

      Circa i settori salute/benessere posso dirti che attualmente sono considerati una delle (poche) “vacche grasse” della pubblicità, quindi regolati di conseguenza 🙂

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  • Il gossip fa vendere subito, si consuma già con il titolo. I media si limitano alla ricerca senza sosta del sensazionale e questo inevitabilmente desensibilizza l’attenzione della gente. E’ la ragione del successo dei reality show e come mai diventano sempre più crudi. E’ una spirale che alla fine termina su un binario morto.

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  • sono d’accordo con Andrea e Benedetto.. è da tempo cerco di capire quanto su facebook (in Italia) riesca a circolare l’informazione “hard” rispetto alle tematiche leggere, se non demenziali… il risultato del monitoraggio è davvero triste…

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  • Purtroppo se guardi gli argomenti e le parole di ricerca sul web e non ,
    scopri che più che di rate di mutui e di crisi ed altri argomenti seri (almeno per l’italia ) trovi invece :
    ruby, grande fratello, omicidio vetrana, veline, lele mora, belen, ecc.
    mi spiace ma gli argomenti ‘hard’ più seri hanno richieste (sia sul web che non) molto inferiori di questa …

    Reply
  • Perfettamente d’accordo. Ma credo che il problema dell’editoria (web o meno) italiana di parlare di gossip e reality show dipenda da due fattori IMHO: 1) la fetta d’utenza maggiore (=più pubblicità) la prendi parlando di news veramente leggere. Anzi, più sono cretine.. meglio è. 2) parlare di argomenti politici in Italia rischia di bruciarti fortemente.

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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