I banner entreranno nelle foto, è inevitabile

“Un’immagine vale più di mille parole”.

Trovo questo motto tremendamente vero, e credo che il motivo risalga a qualcosa di ancestrale, di quando millenni fa si comunicava esclusivamente con disegni e graffiti.

O, senza scomodare la storia, di quando da bambini si guardavano i libri illustrati privi – o quasi – di didascalie. E quindi, anche da adulti, si continua a preferire un testo inframezzato da qualche immagine, piuttosto che un pagina fitta di parole senza interruzioni.

Non sono un amante della fotografia, ma qualche giorno fa ho voluto sperimentare la condivisione di una foto su Facebook (cosa che faccio assai di rado). Scatto (con lo smartphone), condivido, e in pochi istanti ricevo decine di “like” e commenti.

Tutta l’operazione ha richiesto pochi secondi, e l’onda di interazioni è stata istantanea. Nulla di paragonabile ad un post, che dalla scrittura alla pubblicazione può richiedere parecchi minuti, se non ore.

Le foto, scattate e condivise tramite un telefono, e magari prima “filtrate” tramite qualche app, sono un’incredibile forma di comunicazione e di aggregazione. In un’epoca dove dominano fretta e velocità, dove al massimo si arriva ai 140 caratteri di Twitter, ecco che l’immagine riesce a surclassare il testo scritto.

Ed ecco che Instagram, che con una dozzina di dipendenti ha superato i 30 milioni di utenti e non so quante centinaia di milioni di foto, viene comprata da Facebook per 1 miliardo di dollari.

OK, ma come si monetizzano le immagini?

Se Facebook ha scucito una cifra simile per Instagram, qualche soldino – spettro della bolla a parte – ce lo vorrà pur cavare.

E se è vero che l’occhio dell’uomo indugia di gran lunga sulle immagini – rispetto agli altri elementi della pagina – è inevitabile che dentro queste farà capolino la pubblicità: dove ci sono degli occhi che si posano, puoi star certo che qualcuno ci appenderà un banner.

Publishers Need a Plan to Engage the Audience and Make Money — With Pictures“, riporta il sottotitolo di un articolo apparso il mese scorso su AdAge, che nel titolo cita proprio Instagram (insieme a Pinterest, altro incredibile fenomeno nel panorama del photo sharing): “Marketers Need An Image Strategy”.

Fare soldi con le immagini, pianificare una strategia. Da anni si parla di un possibile AdSense for Image, non solo marchiato Google, ma magari con nomi meno altisonanti, come Pixazza/Luminate (azienda nella quale proprio Google Ventures ha investito diversi milioni di dollari), oppure Vibrant Image (con i quali ho parlato personalmente proprio alcuni mesi fa, e pare si stiano preparando ad un lancio ufficiale da qui a breve).

Il tempo è dunque giunto, e l’in-image advertising sembra pronto ad invadere il web: vedremo se sarà proprio Facebook – con Instagram – a sdoganare il nuovo trend.

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6 Comments

  • Abemus Papam!!!
    Je l’avemo fatta!!
    Io direi che se devi vendere qualcosa devi far passare al cliente il messaggio nel modo più facile, ossia attraverso il senso principale (la vista).
    Se lo fai ragionare con mille chiacchiere quello ringrazia e tira dritto dal primo che gli fà vedere chiaramente e nella forma che al cliente è più simpatica: 1) il prodotto 2) a che serve 3) come si usa 4) perché é indispensabile comprarlo 5) perché é indispensabile che lo compri da te.
    Più fai carina l’immagine (ovvero più rispetta i criteri di cui sopra più diversi altri) e più è probabile che il cliente paghi senza riflettere più di tanto.
    Il banner nella foto è un passaggio intermedio che non serve secondo me, meglio la foto e basta.
    Altrimenti c’è il rischio se la foto è bella che il banner venga ignorato, se la foto è brutta che il banner venga cliccato così tanto per farlo.
    Parere interessato ovviamente il mio.

  • Personalmente non vorrei condividere le mie foto inzozzate da Ad. Sceglierei un servizio che sua forme meno invasive.

    E poi gli algoritmi non sono ancora in grado di comprendere adeguatamente le ambientazioni, di posizionare in modo non invasivo e coerente con il messaggio del banner. Un conto se l’Ad viene prodotto all’esterno dell’area, come si fa oggi, oppure se appare davanti come su Youtube. Lì il titolo, i tag ed altre informazioni aiutano AdSense a capire di cosa si sta parlando.

    Ma qualcosa come nell’immagine, che appaia sulle foto di spiagge o vacanze in modo automatizzato, ancora non c’è. E sinceramente non lo vorrei, a meno che non mettano un doveroso bottone per chiudere…

  • Aggiungo, a meno che non parliamo di sharing di immagini note. Che vengono riconosciute e automaticamente catalogate come fa Skimlink. Un’altra possibilità è riconoscere i loghi nelle immagini e aggiungere gli Ad, ma il logo è già di per sé una pubblicità.

  • non mi pare una buona idea.
    Una foto sporcata da un banner diventa penosa… già la gente non guarda i banner su YouTube, figuriamoci sulle immagini. Non è una cosa accettabile. il servizio perderebbe subito utenza.

  • Studiare il mercato prima di entrare con un nuovo prodotto è naturalmente la prima cosa da fare anche se spesso identificare quali sono veramente i punti sensibili non è così semplice. Da quando è arrivato Google Panda inoltre l’attenzione ai contenuti è diventata totalizzante e non è facile far capire ad un certo tipo di clienti che se non parte da loro la creazione di contenuti di qualità non è possibile poter pretendere il raggiungimento, almeno nel breve tempo, dei risultati prefissati. Devo dire che in questo Melascrivi è un valido partner ma è sempre necessaria una supervisione dei testi da parte di chi come me si occupa di SEO

  • L’adv nelle immagini rischia di esser davvero uno dei trend che caratterizzerà il futuro dell’online adv. Quello che mi chiedo è: quand’è che i crawler si adegueranno ? Perchè mai i SEO dovrebbero perder tempo a scrivere del testo, quando google potrebbe capire che una gran bella immagine è molto più importante ed esplicativa?

    Quand’è che i crawler cominceranno a pesare davvero le immagini?

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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