PromoDigital e il casino dei post a pagamento

Il 16 Marzo Wikio e PromoDigital hanno annunciato la fusione, che nasce con l’obiettivo di “creare una nuova piattaforma di relazione tra brand e bloggers”.

Per la cronaca: a settembre 2009 PromoDigital NON riuscì ad acquisire BlogBabel, ma evidentemente l’obiettivo che si poneva la nota buzz company si è concretizzato qualche giorno fa grazie a Wikio: l’obiettivo, in estrema sintesi, è avere a disposizione una base di ottimi blog da coinvolgere nella scrittura di articoli a pagamento (per tutti i dettagli, leggiti questa FAQ).

Inutile che esponga il mio pensiero sul tema: nel tempo ho maturato fortissimi sentimenti anti-marchetta, anti-buzz e anti-infiltration, che renderebbero troppo di parte la mia valutazione.

Preferisco invece linkarti 3 discussioni, grazie alle quali potrai capire meglio il putiferio che la cosa ha generato nelle ultime ore:

• DElyMyth: “Scusate. Questo blog e’ mio, e resta mio. Per guadagnarmi da vivere, ho un lavoro. Per 66€ non mi vendo. Scrivo quello che voglio, quando voglio. Come ho fatto per sei anni e mezzo.”
Wolly“PROMODIGITAL ti paga solo previa censura di quello che tu scrivi sul tuo Blog, in pratica se tu vuoi prendere dei soldi devi prima farti approvare il post da PROMODIGITAL e poi puoi pubblicare sul TUO, ribadisco TUO, Blog.”
• Gaspar Torriero: “Si tratta di strategie nobilissime, perfettamente lecite ed efficaci, ma marginali. E se da una parte è vero che internet aumenta il cerchio degli amici, e quindi il potenziale target (aargh!), è anche vero che la reputazione, sia del venditore che del prodotto venduto è molto più soggetta a scrutinio di una volta, con tutto ciò che ne consegue.”

L’argomento è talmente caldo che a tempo di record è stata organizzata una tavola rotonda operativa sull’etica nell’advertising (si terrà domani alle 15:00 a Milano in C.so Magenta 43, c/o The Fool s.r.l.)… ma forse la vera essenza l’ha colta Gianluca Diegoli: “Il marketing tradizionale c’ha messo 40 anni per putrefarsi, quello social dopo 4 già puzza.”

P.S.: nei prossimi giorni pubblicherò un intervista ad Andrea Febbraio, CEO di PromoDigital, circa la sua visione sul “marketing alternativo”: vendendo pubblicità per un grosso editore web dalla condotta integerrima (=da più di 12 anni campiamo vendendo spazi pubblicitari, NON publiredazionali 🙂 ), voglio proprio capire se il vento sta girando… e stavolta a mio sfavore.

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32 Comments

  • Questi “stati generali dell’etica” mi fanno sganasciare. E comunque – in tempi di crisi – la convenienza economica di chi ti vende pubblicità risparmiando l’acquisto degli spazi “tradizionali”, unita a qualche report acrobatico esibito a gente che fino a ieri misurava i risultati col GRP, seppelliranno la pubblicità online, peraltro già tramortita dai cpm in picchiata da motori e centro media.

    Interessante come in tutto questo, quel famoso potenziale di monitorabilità delle campagne online, sia servito solo ad azzerarne il valore…

    Scusate il pessimismo 🙂

  • Deve essere qualcosa di eccezionale (non ho ancora letto l’articolo), ma per scrivere di sabato. 🙂

  • Premesso che ognuno è libero di pensarla come vuole sui post-marchetta (io ad esempio non sono contrario a prescindere, in alcuni miei blog li inserisco, in altri ritengo non sia opportuno farlo), mi sembra che le condizioni di Promodigital siano comunque chiare e più che accetabili.

    In particolare mi hanno colpito positivamente questi due punti:

    – “Il processo di convalida consiste nel semplice controllo della presenza del disclaimer “sponsored conversation” e dei link no follow di modo da assicurare ai lettori del blog la massima trasparenza. La convalida quindi non prende in cosiderazione la natura dei giudizi espressi nel post nel quale il/la blogger può esprimere liberamente le proprie opinioni sull’oggetto della campagna”

    – È intenzione di PromoDigital non confondere il search engine algorithms creando una popolarità “artificiale”. Per questo aggiungiamo automaticamente l’indicazione “no follow” a tutti i link embeddati negli articoli di sponsored conversation.

    Insomma, mi sembra che si cerchi di proporre una tipologia di marketing eticamente corretta:

    – ti propongono una campagna, tu puoi o meno chiedere di partecipare

    – puoi scrivere i giudizi che ritieni più opportuni, rispettando alcune condizioni di forma (esplicitazione della natura pubblicitaria dell’articolo e nofollow). I controlli sono solo di forma e non di contenuto.

    – non alterano gli equilibri “SEO”. La campagna non è quindi paragonabile ad una vendita link.

    Sulla carta non mi sembrerebbe niente di così terribile, se poi un blogger non è filosoficamente d’accordo, nessuno lo obbliga a partecipare (ma a quel punto, per coerenza, non si dovrebbero neanche mettere PPC, PPL o vendere spazi!)

  • Ma il pubbliredazionale non lo avevano già inventato qualche tempo fa?

  • O non ho capito bene il sistema, oppure mi sembra che facciate troppo i bacchettoni.

    Non capisco cosa ci sia di scorretto in un post pagato quando è evidente ai lettori che è stato pagato, quando ha i link con l’attributo rel=nofollow.

    Il buzz a mio avviso scorretto è quello che si infiltra in forum, blog, … spacciando collaboratori sottopagati con utenti sinceramente soddisfatti di un prodotto o un servizio.

    Se non vuoi scrivere post a pagamento, non farlo, chi ti obbliga?
    Ma perché criticare chi permette di farlo e chi lo fa?
    Nuoce alla salute? all’umanità? a chi?

    Oppure scoccia che dai favori e favoritismi ai danni di altri si passi ad un mercato in cui c’è trasparenza?

    E’ come la battaglia contro la prostituzione di certe donne e dei loro clienti, le prime hanno conquistato certe posizioni (in parlamento, in tv, …) in cambio di favori sessuali, i secondo vanno fieri di essere stati accompagnati da loro.

    Non amano la trasparenza del mercato (libero e regolamentato come dovrebbe essere pure quello della prostituzione) perché le prime non avrebbero potuto presentare conti così salati (ai cittadini non ai clienti), e i secondi non potrebbero figurare come dei dongiovanni, e non dei puttanieri che nemmeno pagano il conto.

    Poi ci sono quelli che per principio vorrebbero vietare qualsiasi tipo di prostituzione, il fatto è, che inconsapevolmente favoriscono la seconda, perché è molto più difficile da dimostrare, ed è quella più dannosa, perché i favori li pagano i cittadini o gli utenti, la verità, l’onestà, la trasparenza.

  • i giornalisti, mi pare, vengono retribuiti per scrivere i loro articoli. solitamente più il giornalista è bravo e autorevole, maggiore è il suo compenso.

    non capisco perché lo stesso principio non debba valere per i blogger, non c’è nulla di male a ricevere un compenso per il proprio lavoro. il post va semplicemente valutato per quello che c’è scritto.

    chi non capisce questo principio elementare è un ipocrita o un ingenuo

  • Un giornalista può permettersi di essere imparziale perché deve lealtà alla testata e al rispettivo codice deontologico, non ad un’azienda che ti modera i pezzi per conto del produttore. La differenza c’è e si vede…

  • @Alessio Il fatto che non è direttamente l’azienda a seguire questo tipo di campagne, ma noi è evidente. Ripetiamo: gli articoli non sono moderati, positivi o negativi che siano. Quesllo di cui ci accertiamo è che i link siano No-Follow w ci sia sponsored post nel post.
    Ci accertiamo in oltre che chi partecipa non sia uno che si “vende” per pochi soldi, ma che si impegni a scrivere un post a valore aggiunto con dei contenuti e non die parole tanto per essere pagato.
    Quello che facciamo è stimolare la creatività dei blogger con dei contenuti in anteprima, e dale libero spazio alla loro opinione. A differenza delle attività classiche di PR non è possibile obbligare il blogger a scrivere che è stato coinvolto in un attività di marketing, in questo caso si.
    Come abbiamo semopre fatto con i prodotti o gli eventi, in quel caso il blogger potrebbe ricevere anche pochissimi soldi proprio per non alterare il loro contributo, ma cmq possiamo in tal modo assicurarci il fatto che specifichi la sua partecipazione ad un attività di comunicazione.

    Come saprai la lealtà ad una testata potrebbe anche essere falsata da appartenenze politiche, si pensa che un blogger deve tenere conto solo della sua opinione e di nessun altro.

    Non credo per fortuna che nessuno si venderebbe per 60 euro, sapendo tra l’altro che anche se ne parla male viene pagato.

  • @ Promodigital: una curiosità, selezionate i prodotti di cui parlare? Se arriva un cliente con un prodotto palesemente inferiore alla concorrenza, ma con un budget elevato, lo rifiutate perché non c’è verso di parlarne bene? O pagate lo stesso anche per parlarne non bene? O scegliete persone disposte a parlarne bene comunque?

  • @ Promodigital: sono più preciso:

    Posso dire esattamente quello che voglio nell’articolo?
    Non facciamo nessun censura sulle opinione espresse. Ma la tua idea deve essere argomentata. E’ importante che gli articoli possano evidenziare lo stile, il sapere, la creatività dell’autore ma, allo stesso tempo, che rispettino il brief della campagna veicolando le corrette informazioni.

    Domanda: come si fa a esprimere le proprie idee, qualsiasi esse siano, rispettando un brief? Per la mia esperienza nel mondo pubblicitario si chiama brief qualcosa di estremamente vincolante per, p.es. il reparto creativo. In pubblicità il brief non contempla opinioni di chi lo esegue, ma stabilisce gli obiettivi di comunicazione e lascia solo la possibilità di interpretare creativamente quegli obiettivi. Se l’obiettivo è X, lo si può infarcire in qualunque modo, ma non ci si può presentare con Y.

  • @Alessio

    Gli articoli non servono solo per esprimere pareri positivi o negativi,
    ma anche notizie, prove sul campo, recensioni ben motivate del tipo
    i punti di forza del prodotto sono x, y, z, i sui punti di debolezza a, b, c, ritengo il prodotto valido per chi in particolare …. e non invece per …

    Credo siano ben rari i prodotti palesemente inferiori alla concorrenza, come dici, sarebbero già usciti dal mercato.

    E se te ne capita uno, non accetti di recensirlo, ce ne saranno molti di più che invece sono validi, almeno per certe esigenze.

    Quello che apprezzo dell’iniziativa sono i patti chiari nei confronti di tutti, utenti blogger agenzia inserzionista, o preferisci che queste cose si continuino a fare sottobanco?

  • Sono iscritto alla campagna di promodigital, da fine della scorsa settimana, sabato mi è arrivata una prima proposta che però riguarda un prodotto che ha poco a che fare col mio blog.
    Quindi anche se la retribuzione sarebbe notevole, non parlerò del prodotto.
    Vediamo nei prossimi giorni cosa mi verrà proposto e le condizioni della singola campagna.
    In linea di massima, lo sapete, non sono contrario al pay per post, purchè ovviamente sia dichiarato.
    L’autorità e l’onestà del blogger consentirà ai suoi lettori di comprendere quanto fidarsi di quello che leggono…

  • Ciao a tutti,
    ho collaborato con promodigital in passato come buzz ambassador, in quel caso ero pagata perchè mi presentavo a nome del brand in questione per scrivere dei post su alcuni forum (verrei precisare che tutti i commenti lasciati dagli utenti non sono mai stati censurati, anche se negativi).
    Diverso è il discorso quando si è trattato del mio blog personale.
    Ad esempio, di recente ho scritto un post sul libro dedicato al buzz marketing scritto proprio dai ragazzi di Promodigital. Lo staff mi ha solamente fornito in anteprima il libro, chiedendomi poi di pubblicare le mie LIBERISSIME OPINIONI. NIENTE soldi, NINENTE censure, seguendo i principi del “BUZZ ETICO” (espressione che ho imparato nei primi 5 minuti di colloquio con Andrea Febbraio un anno fa!!!).
    Tutto spontaneo come spontaneo è questo mio intervento.
    Questa è la mia personalissima esperienza e mi sentivo in dovere di spezzare una lancia in favore dell’agenzia.

  • @ Sonia
    Approfitto della tua disponibilità per rivolgere a te una domanda che finora non ha ancora avuto risposta: puoi dirmi in che consiste il “brief” e cosa si deve fare per rispettarlo?

  • @ Alessio
    Ti rispondo io.
    Il brief in questione sono le linea guida che ogni azienda (immagino in accordo con Promodigital) indica per il lancio della propria campagna.
    Questo non vuol dire che ti dicano cosa scrivere, ma SU cosa scrivere.
    Esempio.
    In questo momento è attiva una campagna per un widget legato ad un videogioco.
    Il brief ti descrive cosa fa questo widget, ti suggerisce tag e link.
    Richiede (quindi questa è la parte “obbligatoria”) di parlare del widget, di inserire un paio di screenshot ed il link al sito.
    Mi sembra evidente che sono cose che qualunque blogger farebbe parlando di un prodotto del genere.
    A mio modo di vedere non è altro che un comunicato stampa un po’ più schematico e dettagliato.

  • Non vedo cosa ci sia di male nella proposta di PD, credo in fin dei conti che non sia molto diverso dall’inserire banner e link di affiliazione di prodotti tra l’altro mai testati personalmente, anzi credo che in questo modo sia molto più completo in quanto è possibile scrivere delle proprie opinioni indicando punti favorevoli e punti contro del prodotto/servizio pubblicizzato… Poi alla fine che deciderà sarà come sempre il visitatore/lettore, ma almeno in questo modo potremo dare maggiori informazioni a riguardo, rispetto al semplice link o banner esposto sul nostro blog.

  • Quoto Alb3rt1 ed aggiungo che domani mattina pubblicherò il mio primo sponsored post con PD, dopo averne scartato un altro per poca affinità col mio blog.

  • @ Alb3rt1
    Mah di male c’è che in siti dove il 50% e più dei visitatori arriva da motori per una toccata e fuga, con tempi di visita brevissimi, lo sponsored post non si distingue facilmente dalla pubblicità tabellare, che al contrario appare in spazi ben delimitati.
    Non è il solo modo per confondere pubblicità con contenuti, ma di certo è il più efficace inventato finora…

  • @ Alessio
    Lo sponsored post non è (o non dovrebbe essere, secondo la mia visone) pubblicità.
    Domani mattina parlerò di qualcosa di cui avrei parlato comunque e sarà uno sponsored post.
    Se mi capita qualcosa non di mio interesse non ne parlo.
    Mi rendo conto che probabilmente non tutti si comportano come faccio io, ma ribadisco che credo anche che chi è in cerca di una notizia verifichi fonti diverse prima di darla per certa e riesca così a discernere verità e menzogna (pagate o gratuite che siano)

  • @Alessio
    effettivamente posso darti ragione che i visitatori non possano riconoscere un post promozionale da uno che non lo è, qui dovrebbe stare all’etica del blogger, evidenziare bene che si tratta di un post sponsorizzato.
    Ma son sicuro che anche se tu lo scrivessi in rosso blinkante alcuni visitatori non capirebbero che si tratta di un post pubblicitario…..

    Poi comunque farei una selezione di argomenti e prodotti da pubblicizzare, non farei il marchettaro al 100% con tutte le aziende fuffa che ci sono in giro.
    Ma ad esempio un prodotto Sony com GOW3 io lo avrei pubblicizzato alla grande perchè so che non mi sputtano a parlarne bene perchè conosco il prodotto (anche se in anteprima) a priori.

    Certo non pubblicizzerei preservativi che si rompono, essendone a conoscenza…

    In fin dei conti questo sistema hai dei vantaggi: innanzitutto pagano bene, (anche se il prezzo può ulteriormente salire secondo me) puoi selezionare il prodotto da pubblicizzare, scegliere il testo (in parte se non ho capito male) pubblicitario cioè il post, a differenza di annunci e banner di affiliazioni sempre uguali per tutti i siti e blog a cui regali enorme visibilità e che troppo spesso non pagano commissioni… Questo è un payperaction in direzione dei blogger!

    Credo sia un enorme vantaggio anche per le aziende affidarsi a questo tipo di marketing, in quanto permettono di “noleggiare” blogger in qualità di testimonial (hey se B.Grillo pubblicizza quel prodotto deve essere buono penseranno i potenziali clienti), ottima visibilità per i propri prodotti sia sui Motori che nei social (il post è sempre unico e non copiato), traffico ai propri siti garantito grazie ai link inseriti nei post. Insomma una manna dal cielo per loro. Ed infatti i colossi aziendali si stanno già muovendo in questa direzione.

    Poi a me ricordano molto le televendite televisive dove Mike Bongiorno era il leader, (gente come Mastrota e non solo che ci campa alla grande con quel lavoro!) soltanto prestando la propria immagine ad un prodotto/società anche il più ridicolo, riuscendo ad incrementare le vendite in modo esponenziale!

    Io credo sia una grande opportunità per un blogger che vuole monetizzare il proprio operato sul web, certo facendo selezione e non il marchettaro evitando quindi di sputtanarsi con i propri visitatori.

    Ma persone che dicono il blog è mio e ci scrivo quello che voglio io, per me sono liberi di farlo ma non hanno capito niente di marketing e guadagneranno soltanto spiccioli da adsense e simili. Certo magari a loro non interessa guadagnare perchè hanno un lavoro ed il blog è una passione, ma per me questa è una valida alternativa a chi è interessato a monetizzare. Opinione personale.

  • Allora, sul mio blog questa mattina trovate uno dei post legati a PD (non vi metto il link per non spammare troppo ma sapete come arrivarci).
    Mi piacerebbe sapere da chi è contrario al Pay per Post se un pezzo come quello mio di oggi, anche in relazione a quello di cui (e al modo in cui) parlo di solito, è considerato “meno efficace” o “meno credibile” rispetto agli altri miei post.

  • Scusatemi ma la finalità di PD così come di tutte le analoghe agenzie, non è quella della promozione? Come si può rivendicare l’imparzialità di ciò che si scrive quando lo si fa dietro mandato? Mi piace credere che la totalità dei parlanti valuti negativamente le commistioni fra potere politico/economico e i media “tradizionali”, che allontanano l’obiettività, evitano i punti scomodi e in sostanza favoriscono i poteri di riferimento. Come non notare il parallelismo fra questo patente conflitto d’interessi – che non ha colore politico, beninteso, o meglio, che ce li ha tutti – e quello che si solleva riguardo la scrittura sotto mandato?

    Vorrei ricordare che, perlomeno in teoria, uno dei cardini della funzione e dell’indipendenza giornalistica, è la selezione che si pratica a monte sul notiziabile dal non notiziabile, il che in un sito personale diventa forse ancora più rilevante. Rinunciare a questa funzione significa cedere una bella fetta della propria autonomia. Di lì in poi il raggiungimento di un risultato distorto è automatico. Quando poi questo risultato venga fruito nelle modalità “istantanee” che ho descritto sopra, la frittata è bella e servita, su grande scala.

    Chi volesse insistere sull’indipendenza della scrittura sotto mandato, mi farebbe la cortesia di indicarmi qualche stroncatura, cui seguono nuovi affidi? Ho qualche difficoltà a credere che un’agenzia sia lieta di pagare per pareri complessivamente negativi…
    O vogliamo forse convincerci che dopotutto nulla meriti stroncature, e dunque tutto – certo, dietro adeguato brief – meriti l’attenzione e l’interesse del pubblico?

  • @ Alessio
    Due considerazioni per contestare il tuo pensiero.
    Prima di tutto dovremmo sforzarci di pensare ad un mondo (che per ora è la rete ma che spero possa allargarsi) in cui un parere negativo serva ad un’azienda per migliorarsi.
    Se parlo male di un prodotto, il produttore è libero di venire sul mio blog a contestare e a dire la sua.
    Riconosco però che questo sistema è ancora agli albori (il caso Nestlè docet).
    In secondo luogo (e qui siamo più vicini alla realtà attuale) il sistema di PD non mi obbliga a promuovere una campagna, me ne suggerisce alcune. Mi sembra naturale che il blogger prenda in considerazione quelle che ritiene adatte o funzionanti e magari lasci perdere quelle in cui non si ritrova o che considera poco valide…
    Se quindi vogliamo vederla da un punto di vista della conveninza economica e basta il blogger può beinissimo limitarsi a parlare dei prodotti che ritiene validi, non mi sembra una scappatoia ma una buona soluzione.

  • @alessio

    Scusami Alessio, ma mi sembra che tu stia scendendo un po’ nella facile retorica.

    Innanzitutto sei libero o meno di partecipare a PromoDigital ed alle sue campagne (piena libertà).

    Anche se ti iscrivi, sei libero o meno di partecipare o meno alle campagne (piena libertà nel prodotto da commentare).

    Quando parli di giornalismo, vuoi forse farmi intentendere che un giornalista tradizionale non subisce nessun vincolo dalla propria redazione (a partire dagli argomenti da trattare, dalla lunghezza dei pezzi, fino ad arrivare a richieste di rivedere i contenuti?) e, volendo pensar male, non abbia conflitti di interessi e sia sempre oggettivo (pensiamo ad un critico cinematografico, secondo te non avrà mai pressioni o “regalini” da parte delle case produttrici?).

  • @ soloparolesparse

    Due considerazioni per contestare il tuo pensiero.
    Prima di tutto dovremmo sforzarci di pensare ad un mondo (che per ora è la rete ma che spero possa allargarsi) in cui un parere negativo serva ad un’azienda per migliorarsi.

    Sappiamo che non è così che vanno le cose, un’azienda, particolarmente in Italia, non pagherà mai per un parere negativo.

    Mi sembra naturale che il blogger prenda in considerazione quelle che ritiene adatte o funzionanti e magari lasci perdere quelle in cui non si ritrova o che considera poco valide…

    Sì ma se poi il blogger come molti non gode di rendite, magari che su quei soldi ci conta; nel frattempo da adsense prende quel che basta per comprarsi le sigarette, e magari finisce per cedere alla sua “selettività” per qualche euro in più al mese.
    Il che non è tanto un problema a livello personale – non m’interessa nulla se i lettori fidelizzati di quel blog iniziano ad allontanarsi per eccesso di post sponsorizzati – quanto su grande scala: con questi oboli le aziende, tramite agenzie come PD, comprano di fatto SERP. SERP fruite da utenti spesso inconsapevoli del “trucco”, che diventano sempre più piene di risultati irrilevanti e distorti.

    @ guadagni facili etc.etc.

    Scusami Alessio, ma mi sembra che tu stia scendendo un po’ nella facile retorica

    Facile retorica? Io la chiamerei deontologia…

    Quando parli di giornalismo, vuoi forse farmi intentendere che un giornalista tradizionale non subisce nessun vincolo dalla propria redazione (a partire dagli argomenti da trattare, dalla lunghezza dei pezzi, fino ad arrivare a richieste di rivedere i contenuti?) e, volendo pensar male, non abbia conflitti di interessi e sia sempre oggettivo (pensiamo ad un critico cinematografico, secondo te non avrà mai pressioni o “regalini” da parte delle case produttrici?).

    Tutti quelli che esprimi sono dubbi legittimi – per quanto la linea editoriale non sia di per sé immorale – a cui bisogna richiamare severamente tutta la categoria professionale. Detto questo, è sulla base delle peggiori derive del giornalismo tradizionale che giustifichi la prassi del pay to write? È un po’ qualunquista, non credi?

  • @Alessio

    Non giustifico il Pay to Write citando i peggiori giornalisti.

    Dico solo che anche un giornalista che segue alla lettere il proprio codice etico e deontologico è pagato per scrivere e che, quindi, avrà bene o male delle influenze più o meno influenti: date dai propri lettori, dalla propria redazione, etc.

    Non vedo niente di male nell’essere pagato per fare delle recensioni, quando:

    – posso decidere liberamente se partecipare o meno
    – posso scegliere liberamente quando recensire un prodotto o meno
    – posso esprimere liberamente la mia opinione sul prodotto (entro delle linee guida richieste come lunghezza minima, inserimento di immagini e motivazioni valide per sostenere la mia opinione).

    Le linee guida richieste non mi sembra che vadano contro l’etica giornalistica. Anzi, ritengo che se non venissero rispettate in un giornale, il pezzo verrebbe rifiutato all’istante. Ma non per censura, ma perchè una schifezza!!!

    Per questo ho scritto che fai “facile retorica”: perchè mi sembra che si sia trasformato quello che è un contratto che prevede dei livelli qualitativi minimi da rispettare (e che comunque uno è libero o meno di accettare), ad un dibattito filosofico sulla libertà di espressione che è argomento interessantimo, ma che non mi sembra applicabile alla situazione specifica.

    Teniamo anche conto, infine, che il contratto stesso prevede che sia dichiarato esplicitamente che il post è a pagamento e che pertanto l’autore è stato incaricato, a pagamento, di recensire quel determinato prodotto.

  • @ Guadagno su Internet
    Ho tutto chiaro, come dicevo prima a soloparolesparse i problemi sono due:
    – come accade per adsense, il blog che ospita questo tipo di iniziative ha in conto le economie che ne derivano e, per la natura stessa del danaro, potrebbe prima o poi “assuefarsi” arrivando a perdere lettori; di questo tuttavia me ne frego altamente, sono scelte personali che non posso né minimamente m’interessa contestare;
    – la somma del lavoro tuo e di tutti quelli che fanno questo mestiere, sono SERP popolate da risultati sponsorizzati, che manipolano e distorcono la percezione di un prodotto; se questo è l’obiettivo dell’agenzia e del committente, per l’utenza è dannoso e ingannevole. Come dicevo, è un problema di scala più che personale.

  • @Alessio
    Il problema dello “svendersi per soldi” (che possono anche essere soldi per necessità) è valido in qualunque campo.
    Pensiamo (caso grave ed estremo) al costruttore che utilizza materiali scadenti per assicurarsi un appalto. Non rende un servizio a nessuno, compreso il suo buon nome…
    Ovvio che son cose da evitare, in qualunque campo

  • @Alessio

    Ho chiarissimo anche io il tuo punto di vista, però se accendi la radio, apri un giornale o guardi la TV sei costantemente sommerso da pubblicità di quella o quell’altra compagnia telefonica che ti dice che loro sono belli convenienti e che non possiamo fare a meno di loro.

    Non vedo una grossa differenza. Così come non vedo una grossa differenza tra lo scrivere una recensione a pagamento (scrivendo il mio parere e non quello del committente e specificando che sono pagato per farlo) e mettere un banner pubblicitario.

    E’ chiaro che chi paga avrà un tornaconto, così come avrà un tornaconto facendo una campagna AdWords o acquistando link o comprando banner pubblicitari sulla Gazzetta dello Sport (vogliamo parlare della sezione Poker Online della Gazzetta?) o Repubblica o il Corriere.It

    Non mi sembra ci sia niente di poco chiaro o trasparente o eticamente scorretto.

    Se poi si vuole fare un discorso filosofico, allora, togliamo dai blog, dalle radio, dai giornali e dalle Televisioni qualsiasi forma di pubblicità o sponsor, ma sappiamo entrambi che, a quel punto, chiuderebbero tutti (fatta forse esclusione per molti blog, su cui probabilmente i singoli continuerebbero a scrivere, magari con meno frequenza, anche senza ritorni economici).

    Se poi la tua opinione è che PD faccia censura e pubblichi solo le recensioni favorevoli al prodotto del proprio committente, allora citami qualche caso di qualcuno a cui è stato rifiutato immotivatamente un articolo e poi ne discutiamo. Perchè al momento mi sembra si facciano solo supposizioni e teorie.

    Come dicevo, forse è un problema più filosofico che applicabile a questo caso concreto.

  • @ soloparolesparse
    Quanto blogger e siti siano disposti a fare compromessi per soldi, lo registriamo quotidianamente dall’uso furbetto che si fa degli annunci adsense, per confonderli coi contenuti. I post a pagamento risolvono il problema alla radice, non nel migliore dei modi mi pare…

    @ Enrico

    Ho chiarissimo anche io il tuo punto di vista, però se accendi la radio, apri un giornale o guardi la TV sei costantemente sommerso da pubblicità di quella o quell’altra compagnia telefonica che ti dice che loro sono belli convenienti e che non possiamo fare a meno di loro.
    Non vedo una grossa differenza. Così come non vedo una grossa differenza tra lo scrivere una recensione a pagamento (scrivendo il mio parere e non quello del committente e specificando che sono pagato per farlo) e mettere un banner pubblicitario.

    La differenza è il tuo contenuto viene indicizzato dai motori al pari di contenuti non pagati, dai quali è presumibile maggiore obiettività. Come tutti i contenuti fruiti da motori, è lecito supporre un uso “mordi e fuggi” che potrebbe non dare sufficiente risalto alla natura del contributo.

    Le agenzie tipo PD cavalcano la tua reputazione, anche presso i motori, per spingere pareri pilotati “nel mucchio”. La pubblicità al contrario si trova in spazi ben delimitati e riconoscibili, che puoi isolare ed ignorare facilmente.

    E’ chiaro che chi paga avrà un tornaconto, così come avrà un tornaconto facendo una campagna AdWords o acquistando link o comprando banner pubblicitari sulla Gazzetta dello Sport (vogliamo parlare della sezione Poker Online della Gazzetta?) o Repubblica o il Corriere.It

    Fermo restando che se il vino è buono non si chiede all’oste, la legalizzazione del gioco online, da cui operazioni come quelle che citi discendono, non parte dalla stampa.

    Non mi sembra ci sia niente di poco chiaro o trasparente o eticamente scorretto.

    Se mi riporti il caso del poker significa che qualcosa di eticamente scorretto ce la vedi, come ce la vedo io. Comunque la differenza fra un banner e un contenuto sponsorizzato è che quest’ultimo finisce nelle SERP come contenuti normali. Se è tutto eticamente corretto, se non v’interessa confondere post sponsorizzati con materiale non pagato, perché non mettete un bel NOINDEX sui post sponsorizzati? Prova a chiedere se te lo fanno fare…

    Se poi si vuole fare un discorso filosofico, allora, togliamo dai blog, dalle radio, dai giornali e dalle Televisioni qualsiasi forma di pubblicità o sponsor, ma sappiamo entrambi che, a quel punto, chiuderebbero tutti (fatta forse esclusione per molti blog, su cui probabilmente i singoli continuerebbero a scrivere, magari con meno frequenza, anche senza ritorni economici).

    Non è filosofia, è la fondamentale distinzione fra pubblicità e contenuto.

    Se poi la tua opinione è che PD faccia censura e pubblichi solo le recensioni favorevoli al prodotto del proprio committente, allora citami qualche caso di qualcuno a cui è stato rifiutato immotivatamente un articolo e poi ne discutiamo. Perchè al momento mi sembra si facciano solo supposizioni e teorie.

    Io parto dal presupposto che se il vino è buono non si chiede all’oste. Puoi citarmi tu qualcuno che ha espresso pareri negativi su un brand ed è stato comunque richiamato dallo stesso brand alla successiva tornata?

    Come dicevo, forse è un problema più filosofico che applicabile a questo caso concreto.

    Per me il problema è estemamente pratico: o si mettono paletti precisi alle “marchette” – da qualunque direzione arrivino – o si legittima la manipolazione delle opinioni. Delle due l’una.

  • @ Alessio

    Ho citato il Poker Online, non tanto per l’eticità del gioco online, quanto perchè con la scusa di articoli sullo sport (il poker in questo caso), inserisce un bel po’ di pubblicità tematiche ben mimetizzate (e ben retribuite) tutte intorno.

    Per il resto mi sembra che partiamo da visioni completamente divergenti e non riusciremo mai a trovarci, per cui rinuncio ad occupare oltre uno spazio non mio, rischiando di monopolizzare la conversazione.

    Mi sembra comunque che tu dia per scontato che PD dica un sacco di frottole (mettendole anche nero su bianco contrattualmente) e che invece faccia solo gli interessi dei propri clienti censurando le opinioni negative.

    Il fatto che loro vogliano cavalcare le SERP è il motivo per cui pagano e mi sembra lecito. E’ sul fatto che le opinioni non possano essere oggettive (e che il lettore non sia in grado di distinguere tra un post dichiarato a pagamento ed uno spontaneo) che non ci troviamo proprio d’accordo!

  • Fin da quando ho aperto il blog ho inserito le faq: nelle faq ho sempre specificato che le opinioni negli articoli erano mie e solo mie, e che qualora un giorno mi avessero proposto di scrivere articoli sponsorizzati lo avrei fatto solo se l’argomento mi interessava, se avrei potuto dire la mia e col disclaimer “articolo sponsorizzato”. Siamo sicuri che qualcuno se le legge? Ho spesso avuto la prova che non lo fanno.
    Alcune volte che ho scritto delle recensioni per film che per me sono belli, non erano articoli sponsorizzati, erano mie recensioni e basta, qualcuno storceva il naso perché gli sembravo troppo contenta. Altrettanto, certi film li ho smontati pezzo per pezzo, e mi hanno detto “E che c’hai contro il regista”. Niente, dico e argomento la mia, come fai tu a casa tua. Cosa ci vedi di sospetto proprio non lo so.

    Questo mi ha fatto capire che la gente, se vuole vedere un complotto la vede pure se non c’è e se vuole vedere l’autorevolezza la vede anche dove c’è solo uno che scopiazza.

    Venendo agli articoli sponsorizzati: sono stata contattata anch’io tempo fa, laddove erano argomenti non compatibili col blog ho declinato l’offerta, e ho aderito solo quando l’argomento era attinente, mi interessava e ne avrei comunque parlato anche se fosse stato gratis. Essere pagati per cose che comunque avresti detto, secondo me è fantastico.
    Non ho subito alcuna censura, ho potuto dire la mia e dilungarmi quanto volevo e ho scritto gli stessi articoli che avrei scritto per conto mio. Se avessi ricevuto correzioni che non condividevo avrei anche potuto non pubblicare, le 72 ore scadevano e amici come prima. Invece gli articoli mi sono stati approvati così come li ho liberamente scritti.

    Per quanto mi riguarda ho la coscienza a posto, ho le faq, so di avere scritto quello che penso, però non posso leggere la testa delle persone e levargli la eventuale malafede.
    Si dice che basti l’autorità del blogger per non far insorgere le persone con gli articoli sponsorizzati. Probabilmente è così, vediamo tutti i giorni gente con i Vestiti dell’Imperatore e li applaudiamo.
    L’autorevolezza è importante certo, ma anche l’autorevolezza può essere ottenuta artificialmente: un blogger che conosco, all’inizio mi sembrava autorevole eccome, poi ho fatto indagini su google e ho scoperto che copincolla parti di articoli scritti da gente autorevole. Grazie che passa per competente e autorevole. Inoltre dice sempre e soltanto quello che la gente si aspetta. Se tutto il mondo dice che il film Pinco Pallo è un capolavoro lo dirà anche lui, anche se non lo pensa o addirittura se non lo ha mai visto. Però è bravo ad assemblare recensioni prendendo articoli diversi scritti dai critici.

    Quindi, consentitemi di esprimere qualche dubbio sul fatto che la gente apprezzi e riconosca chi scrive di idee proprie, o se invece è un venduto.

    Ho fatto un giro e ho trovato blogger che avvertivano i lettori dicendo che poiché erano articoli sponsorizzati, anche se scritti da loro, non dovevano considerarle delle recensioni e di non stupirsi se avrebbero visto articoli su argomenti che non c’entravano un tubo sul blog. Se uno parte già prevenuto…

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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