Personal Branding e monetizzazione: un difficile equilibrio

In un lungo post di Chris Brogan di qualche settimana fa, dal titolo “When YOU Are the Brand“, c’è un passaggio interessante che recita: “You can’t feed your family on a personal brand. You have to deliver something of value. You have to have a product or a service or something else where you make the real money. The brand is just the powerful emotional flag that people can rally around.”

In poche parole, si pone l’accento sul fatto che il brand che hai sviluppato deve essere la leva per attrarre le persone ma poi, per portare a casa lo stipendio, devi avere qualche prodotto/servizio da vendere. E la cosa è sacrosanta.

Ma è anche assai delicata: online vige una sorta di “regola non scritta”, che associa l’autorevolezza di un personaggio alla gratuità. In pratica, si è tanto più stimati e autorevoli quanto più si dispensano consigli gratuiti. Per ogni link di affiliazione che metti, perdi qualche punto e qualche lettore. Più sposti la barra verso il guadagno, più il tuo pubblico si allontana da te.

Seth Godin lo spiegava molto bene, quando parlava degli “starnutatori“: “ogni volta che accettano di “diffondere un virus”, il loro potere diminuisce”.

Lo ammetto, il sottoscritto è una vittima di questo perverso sistema: non amo legarmi troppo ad altri brand, non amo promuovere prodotti/servizi di terzi, non amo dare consigli per ottenerne di riflesso un ritorno economico. In nome di una mia “etica”, cerco di ben differenziare la pubblicità (che sta qui a destra) dai contenuti.

E quindi, probabilmente, perdo delle opportunità economiche. O forse dovrei monetizzare ciò che faccio in un altro modo. Che consigli mi daresti? 🙂

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23 Comments

  • Potresti iniziare a creare qualche tuo infoprodotto e venderlo. Per il resto lascierei tutto cosi, il Taglia Blog è perfetto! 😉

  • Direi che il TagliaBlog ha un ottimo rapporto contenuti/pubblicità, ma soprattutto (oltre ai contenuti interessanti) è molto apprezzato il fatto che la pubblicità non cerchi di farsi cliccare come succede invece in moltissimi siti …e quindi è sempre piacevole ritornare a visitarlo 😉
    Anche secondo me potresti implementare il sito con la vendita di qualche TUO servizio o prodotto attinente, credo che sarebbe apprezzato dai tuoi lettori che ormai ti seguono da anni… continua così !!!

  • dovresti fare un sito figlio in cui vendi corsi online per seo cosi mantieni pulito questo e monetizzi con la tua conoscenza
    oppure scrivi un libro

  • Quindi, mi pare di capire, il consiglio è quello di produrre/vendere SOLO propri prodotti/servizi, e non prodotti/servizi di terzi… giusto?

  • Si parlava di Tavernello in un blog sul vino. Ebbene, nonostante esso sia decisamente un prodotto che può avere molti nomi tranne che “vino”, è al primo posto in Italia e al quarto nel mondo. Perchè è un brand e vende qualcosa, seppur non di qualità eccelsa. Come il McDonald, per esempio.

    Ma il confine fra l’autorevolezza e la vendita non è semplice da superare, lo so per esperienza e lo sperimento ogni giorno. Perchè la gente non ha niente da perdere col GRATIS, ma quanti dei tuoi 965 fan di FB comprerebbero da te se tu avessi qualcosa da vendere? Prova, sperimenta.

    Ho creato una fan page dove si parla di un certo prodotto di nicchia e tutti a dirmi “Bello, ci voleva, sono interessatissssssssimo”, ebbene, quando è arrivato il giorno in cui ho annunciato “bella gente, ecco il prodotto, è qui da comperare”, sai quanti interessatissssssssssimi hanno comperato? Z-E-R-O :))

  • @Mauro: grazie per il contributo, proprio a quello volevo arrivare.

    Fino a che si dispensano informazioni, dritte, notizie gratuite, tutto bene. Quando chiedi anche solo 1 euro, le stesse “meravigliose” cose che dispensavi aggratis diventano di colpo “evitabili”. E da persona stimata e amata, cadi nell’oblio.

    Quindi, delle due l’una: o le cose facevano schifo pure prima (ma siccome eran gratis te le digerivi), oppure diventano immediatamente schifose non appena ci appendi a fianco il cartellino del prezzo. E’ così? 🙂

  • mmhhh, magari non proprio così estremo il tuo ragionamento anche se può starci. Perchè se una cosa fa schifo, io non la voglio manco gratis.

    La cosa importante, secondo me, non è tanto avere persone che viralizzano il tuo gratis, ma che viralizzano il tuo “ho comperato”.

    Perchè tu puoi essere anche un meraviglioso copywriter, un ottimo motivatore, avere un prodotto eccezionale, ma la gente vuole essere rassicurata, vuole prima farsi dire dall’amico che ha già comperato quanto è buono il tuo prodotto prima di fare il grande passo dell’acquisto. Oppure provarlo per un giorno, una settimana, un mese e allora poi, forse, acquisterà. Ma se acquista ed incomincia a far girare la voce, allora diventa più facile, perchè Gino potrebbe anche fidarsi di Tagliaerbe, ma si fida di più di Carlo.

  • Il prezzo per qualcosa deve motivare un “valore aggiunto” che una nicchia dei visitatori totali è disposto a pagare.
    Non compri un servizio, compri un’estensione del servizio. Compri delle features, degli extra (es. gmail) o del tempo risparmiato (es. hotfiles).
    Il servizio di base resta comunque gratuito.

    Questo per quello che riguarda le company.

    Per il personal branding il discorso è simile: devi comunque distribuire un “servizio gratuito”, nel tuo caso perle di saggezza su SEO e web in genere, e affiancarlo magari con un servizio esclusivo per potenziali clienti. Che non sono i singoli utenti, ma dei pesci più grossi.
    I lettori devi tenerteli stretti, sono loro che ti fanno essere “qualcuno” (se tu parli e nessuno ti ascolta non sei nessuno, se tu parli e tutti ti ascoltano sei qualcuno… ti conviene cercare di far pagare?). Un pò come Charlie Todd per improve everywhere, tanto per dirne uno.

  • Dal mio punto di vista…non mi ha mai dato fastidio la pubblicità prima o all’interno degli articoli, anzi..se il blog è fatto bene e trovo quello che cerco, vado a cliccare come ricompensa 🙂 Non sopporto invece le pubblicità che ti si aprono appena accedi al sito in un’altra finestra.

  • Dimenticate anche un fattore importante che si annida nei lettori. Si chiama invidia….

  • …riflettendo, cosa mi ha spinto ad acquistare un determinato prodotto/servizio nel campo del SEO e SEM? (ovviamente parlo per me)
    1) Risparmio di tempo per acquisire nozioni
    2) Informazioni che non avrei trovato facilmente

    Come ho scelto il servizio da acquistare?
    1) Feedback inequivocabili (ed anche contattabili)
    2) Autorevolezza dell’autore
    3) Possibilità di testare PRIMA ciò che si compra
    4) Soddisfatti o rimborsati

    …e ovviamente ho continuato a spendere con chi mi ha dato un prodotto/servizio all’altezza delle aspettative (alcuni li ho silurati)

    Poi in qualche modo ho anch’io contribuito alla viralità dei feedback del prodotto/servizio scelto

    Quindi per chiudere il cerchio il prodotto/servizio deve veramente essere al top se no tutto decade…

  • Sto studiando per produrre applicazioni per iphone… non ti dico l’enorme differenza che ci puo’ essere tra offrire una cosa a 0 e a 0,79 centesimi. Di contro c’e’ poca differenza tra offrirla a 0,79 o a 3,99.

    Tra l’altro io penso che ormai si sia diffusa, come giustamente dicevi, l’idea che l’arte, la conoscenza, la musica devono essere gratuite. Senza considerare che come giustamente dicevi chi la fa ci deve campare.

    Io rimango di questa prospettiva. Offrire un qualcosa STRAORDINARIO gratuito e la seconda parte a pagamento. La cosa che offri non deve essere solo Ottima ma Straordinaria.

  • Dai Taglia nessuno è perfetto.

    Come si suol dire meglio poveri ma belli 😉

    Io ho deciso di sdoppiarmi. Ho siti il cui unico scopo è guadagnare badando al sodo e senza sentimentalisti.

    Di riflesso però mi tengo due blog uno sul senso della vita ed uno con i miei scritti letterari. Questi sono sacri, sono il mio diletto e la mia passione. Da loro la pubblicità è bandita.

    Quindi il mio consiglio è: lascia il tagliablog così com’è, ma grazie alle tue conoscenze crea qualcosa di altamente remunerativo…

  • Il mio consiglio è : vivi di aria e fai vivere di aria anche i tuoi figli o, molto piu’ trendy al giorno d’oggi, vivi di luce e fai vivere di luce anche i tuoi figli ;).

    Com’è che online l’autorevolezza di un personaggio è legata alla gratuità?

    Quello che mi interessa capire è qual è il principio psicologico e quali sono le profonde ragioni emotive che portano a una considerazione del genere.

    Perché capire questo mi farebbe ben inquadrare coloro che danno autorevolezza solo a chi offre cose gratis: non è detto che interessi averli tra i propri clienti e forse nemmeno tra i propri lettori…

    Arrivare addirittura a fare piu’ siti in modo che su alcuni si possa vendere e su altri si aumenti l’autorevolezza dando cose gratis?
    E perché? Non è una forma di menzogna e di asservimento?
    Non sarebbe già questo qualcosa di profondamente poco autorevole e anche in qualche modo non etico (asservirsi non è mai etico)?

    Quel che non vale la pena pagare, non vale il mio tempo, il mio impegno e i miei neuroni nemmeno gratis…

    Sono sempre stupita – dico addirittura impressionata – nel vedere quanti soldi le persone spendono per un paio di scarpe firmate, una maglietta, un’auto etc. e poi come si mettono a fare le pulci sui costi o a risparmiare a tagliare su qualcosa che sarebbe davvero utile per la loro crescita personale, la loro cultura, la loro capacità di vivere meglio in un mondo sempre piu’ sfidante.

    In certi ambienti si dice che quel che viene dato gratis è percepito come di poco valore: invita (o dai, fai scaricare a) qualcuno a un corso gratis e il corso non avrà grande effetto su di lui, perché lo prenderà sotto gamba; faglielo pagare a peso d’oro e otterrà enormi risultati perché lui si impegnerà moltissimo.

    E diciamole queste cose ogni tanto, online e anche offline!

    P.S. Il blogger Leo Babauta dice che online l’80% di quel che produci va regalato, ma il 20% va fatto pagare.

    Caro Davide Tagliaerbe, tu hai fatto i tuoi conti? E a che punto sei?

    Un abbraccio

  • E poi a che mi serve un personal branding?

    A regalare cose personalbrandizzate?

    Chi me lo fa fare di farmi un personal brand se non voglio monetizzare?

    Allora vado in Africa a costruire pozzi d’acqua: è etico, molto gratificante… certo, non fa autorevolezza online 🙂

  • Ciao Ilaria

    dipende come una persona percepisce la cosa e che cosa gli viene offerto.

    Ci sono diverse strategie da adottare. Personalmente, con la fuffa che c’è in giro, io preferisco prima vedere il gratis e poi, forse, acquistare, ma voglio vedere anche in che modo la persona mi offre il servizio a pagamento. Se mister X mi vuole vendere online una cosa per 1000 euro, i casi sono 2, o io ho i soldi che mi escono dalle orecchie e la compro ad occhi chiusi, oppure la cosa PRIMA mi deve convincere, magari attraendomi con del gratis, con dei video, con delle email, con delle testimonianze REALI, allora poi comprerò. Come ho appena fatto con il corso di Alex con il suo facebook strategy, quell’uomo per me è un mito.

    Io ho un ecommerce ed attiro i miei clienti con del gratis, landing page, download, email marketing. Molti si disiscrivono dalla mia newsletter, ma è selezione naturale, io voglio avere solo gente interessata, non tutti. Però quando mi scrivono “ho cambiato indirizzo email, puoi aggiornarlo perchè voglio continuare a ricevere le tue news?” questo è priceless 🙂

    Comunque Taglia, se puoi e se vuoi, diversifica, magari anche in campi diversi dove tu sai di dare qualcosa.

  • Mauro Grazie!!! Infatti “Gino” (leggendo uno dei tuoi commenti precedenti) mi sembrava un nome familiare eheh. Grazie davvero 🙂

    Taglia anche io sto vivendo questa esperienza ormai da un pochino e quando non la programmi e gestisci la cosa che accade più frequentemente è: vieni contattato a volte per consigli gratuiti ed altre volte per lavori a pagamento (ma questo lo sai già).

    Quando decidi di gestirla diventa tutto diverso perchè hai bisogno di un vero e proprio progetto e non sei nelle condizioni di poter solo “provare”… in altre parole se devi proporti per qualcosa allora questa cosa deve continuare a rappresentarti (seppur a pagamento), insomma deve avere le palle.

    Quindi le due domande principali che secondo me devi porti sono:

    1. (FONDAMENTALE) In questo momento IO cosa potrei DARE di reale valore? In quale argomento/settore mi sento una Bestia? Cosa mi sta a cuore?

    2. Chi sarebbe disposto a PAGARE per ricevere ciò che io ho da DARE?

    Domande banali? non credo… 🙂

    Considera che il problema di cui parla Godin va approfondito dato che una cosa è trasformare a pagamento tutto o parte di ciò che hai sempre dato gratis… un’altra cosa è fare DI PIU.

    Credo che i target del gratis e del pagamento potrebbero essere leggermente differenti.

    Ora, tornando a te, il problema che percepisco personalmente è la genericità. Questo non è un problema per il tagliablog ma potrebbe diventarlo se intendi vendere qualcosa.

    Quindi la terza ed ultima domanda (almeno per ora eheh) è:

    Sono percepito come esperto in ciò in cui mi sento tale?

    Bè stammi bene e porta le bambine al mare questo fine settimana… non ci pensare a sta robaccia 😀

  • Grazie Mauro!

    Il punto qui mi sembra un altro: com’è che dare gratis dà autorevolezza e far pagare la toglie?

    Su questo mi interessa avere una lezione, davvero!

  • Ciao a tutti,
    mi inserisco volentieri in questa discussione. Ho trovato spunti molto validi un pò in tutti.
    Dall’invidia, alla percezione del valore, alla “ovvia”preferenza del gratis, ai “finalmente arriva il tuo infoprodotto e poi nessuno lo compra.
    La mia pur limitata esperienza mi dà la possibilità di dire quello che mi è successo. Ho creato un blog di crescita e sviluppo personale cira 1 anno e mezzo fa. Ho postato molti articoli, anche interessanti, a detta di tanti lettori. Ho limitato tantissimo affiliazioni e pubblicità e quant’altro, ho creato o fatto tradurre qualche ebook, fatto scaricare poi gratuitamente; infine ho creato un mio infoprodotto ( semplice ebook con audiotraining, senza alcun bonus in offerta) e qualche decina, finora, di persone me l’hanno acquistato. Certo se metto qualcosa di gratuito me lo scaricano in centinaia, se lo metto a pagamento la conversione può essere sempre quella, cioè 1- 1,5 su cento visitatori: da lì credo non si scappi.
    Interessante e più remunerativo sarebbe l’idea di creare un altro blog o sito, magari esclusivamente a pagamento dove vendere il proprio sapere, attraverso una membership. Tutte cose ovviamente da provare.
    Conoso qualcuno che ha provato a costruire e a trasformare il suo blog in un blog a pagamento con risultati, nonostante la sua bravura e l’intensità di suoi scritti, disastrosi.
    L’unica strada resta quella della “prova”…altre non ne vedo…
    Un saluto a tutti

  • Non credo di capire quanto possa influire il fattore “invidia” sulla monetizzazione di un blog. Comunque sia è giusto diversificare, che diamine, i grossi imprenditori diversificano sempre i loro investimenti, non si incancreniscono mica su di uno solo rischiando di buttare via tutto qualora vi fosse il fallimento, e così dobbiamo fare anche noi che ci riteniamo degli imprenditori ma solo un po’ più piccoli.

  • scusate, ma da che mondo è mondo la qualità si paga… Esiste un detto: tanto dai tanto godi. Se trovo un blog pieno di tutorial eccellenti, video originali e risorse create dal blogger come software ed affini, direi che è proprio un peccato se lo stesso non cerca un ritorno economico. E ponendo di dispensare consigli e risorse gratis per non far pagare il lettore, cosa c’è di male nel farsi pagare da terzi?

    Ho visto molti blog molto utili chiudere perchè l’autore si rendeva conto che dedicata troppo tempo per nulla a questo hobby. ha senso? Allora stiamo tutti dalla mattina alla sera a darci consigli a vicenda gratis?

    Altro discorso è, caro Taglia, se parliamo di “consigliare personalmente un prodotto”, in cui magari nemmeno crediamo. Questo infatti è un rischio perchè c’è di mezzo la propria autorevolezza e reputazione… secondo me almeno

  • ps. “caro Taglia” era in senso buono non correi venisse frainteso come una cosa “caro il mio…” 😉

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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