Perché odio Google

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Ha il potere di creare tendenze e promuovere punti di vista, dunque di modificare la realtà.

The Problem

Il mondo moderno ha il suo oracolo. Non accadeva nulla di simile dai tempi di Socrate, il quale sosteneva che perfino le parole dell’Oracolo di Delfi potevano essere confutate, alla luce della ragione.

Il moderno oracolo di Delfi si chiama Google. Si tratta di un’azienda la cui missione è “organizzare tutte le informazioni del mondo”. Tecnicamente, ciò significa usare potenti server per dare la giusta sistemazione ad ogni singolo byte circolante sulla Terra. Il criterio di classificazione è noto solo a grandi linee, eppure il servizio risulta gradito alle masse. Il motore di ricerca Google, inventato dall’azienda omonima, è veloce e funziona meglio dei concorrenti. Chi oserà confutare tali argomentazioni?

Eraclito, Socrate ed io proveremo a confutare tali argomentazioni. Secondo Eraclito, filosofo presocratico, “Sapere tante cose non insegna ad avere intelligenza”, frase che sembra coniata per il World Wide Web, un mass-medium costituito per la maggior parte da non-senso. Due studenti americani intuirono per primi la necessità di una guida generale, una specie di elenco telefonico di Internet. L’idea pareva buona (Yahoo!), ma poi venne Google. I guru analizzarono il codice HTML e compresero che gli esseri umani usavano Internet per dire più o meno le stesse cose, qualunque lingua parlassero. Dunque, ciò di cui il mondo aveva bisogno era una formula, un’equazione, un algoritmo matematico.

Il problema è che gli algoritmi matematici non svelano la verità, ma la fabbricano. Un fenomeno ben conosciuto dai fisici (un po’ meno dagli ingegneri) è l’effetto delle costanti, la cui sostituzione (anche di una sola) può causare la scomparsa di un intero universo. Se usati per la classificazione delle pagine web, gli algoritmi matematici hanno il potere di creare tendenze e promuovere punti di vista, dunque di modificare la realtà, nel momento stesso in cui la osserviamo.

The Challenge

Nel World Wide Web circolano informazioni di vitale importanza che nessuno utilizza. La responsabilità di ciò è dei motori di ricerca (nati nel secolo scorso) e del criterio da essi adottato per stabilire cosa è importante, e cosa non lo è.

Il criterio adottato è il seguente: se il termine A (ad esempio “sex”) viene scritto o letto più frequentemente del termine B (ad esempio “danger”), vuol dire che A è più importante di B. Si arriva così a stabilire che ogni pagina legata a “sex”, anche non direttamente, gode di precedenza assoluta sulle pagine legate a “danger”. Se queste ultime contengono dati di vitale importanza nessuno se ne accorge, poiché il rumore diventa assordante, ovvero preponderante rispetto al segnale. E’ come se, dovendo acquistare un impianto hi-fi, scegliessimo quello con il rapporto segnale/rumore più basso. Sarebbe come dire: piove sempre sul bagnato, i ricchi diventano sempre più ricchi, e così via.

Il massimo esponente di questo modus operandi è il motore di ricerca Google, i cui algoritmi sono pensati per scovare i siti più “cool” e dimenticare tutto il resto. Possiamo immaginare un modus operandi diverso?

The Solution

Un algoritmo in grado di svolgere alla velocità di Google il lavoro dei redattori umani di Yahoo! Ecco il genere di soluzione che piacerebbe a Socrate.

Gli antichi greci erano più intelligenti di noi – punto. Forse lo erano perché disponevano di meno informazioni. Se fossimo consapevoli dell’impatto delle informazioni sui nostri cervelli, sceglieremmo servizi a impatto zero. Ipso facto, il nostro modo di pensare cambierebbe.

Impatto zero, con riferimento ai problemi ambientali odierni, indica un’attività priva di azione nociva sull’ambiente, poichè non produce emissioni di anidride carbonica o altre sostanze inquinanti. Con tale termine si indica anche lo stile di vita di alcuni individui, i quali hanno cura di acquistare automobili dotate di marmitta catalitica ed elettrodomestici a basso consumo.

Bene, se applichiamo il principio della marmitta catalitica al World Wide Web, otteniamo effetti sorprendenti. Primo, scopriamo di poter vivere con meno informazioni, purchè siano quelle importanti. Secondo, possiamo fare in modo che la tecnologia lavori per noi, non viceversa. Terzo, ne può nascere un’economia realmente sostenibile. Un mercato globale in cui tutti guadagnano: gli utenti, che cliccano di meno e imparano di più, nonchè i produttori, i quali investono meno in pubblicità e ottengono maggiore attenzione.

The Mission

La sensazione comune è che il mondo si trovi alla vigilia di una radicale trasformazione, e che Internet rappresenti il motore di questa trasformazione. Dunque, se vogliamo accelerare il processo in atto, dobbiamo abbandonare le tecnologie di ricerca a forza-bruta. I servizi attuali sono poco attendibili, poiché non c’è intelligenza dall’altra parte del filo. La banda passante è consumata dal lavoro incessante degli algoritmi, pensati per evidenziare la pubblicità e oscurare la vera informazione.

La pubblicità online, così com’è concepita oggi, è vera informazione? La promozione di qualunque prodotto o servizio si basa sulla visualizzazione di messaggi non richiesti, accettati mediamente l’uno per mille delle volte e pagati dall’inserzionista (pay-per-click). Strano che nessuno comprenda i danni – economici e sociali – causati da questa forma di spamming. Si tratta di un modello di business che crea e mantiene in vita una netta divisione tra la popolazione mondiale, oggi raggruppata nelle note categorie degli info-ricchi e degli info-poveri (digital-divide). Info-povero è colui il quale non possiede un computer o la competenza necessaria per utilizzarlo. Esistono info-poveri economicamente ricchi, come esistono info-poveri davvero poveri. Sono individui accomunati dalla mancanza di consapevolezza. Essi non sanno che il computer, come la tavoletta sumerica o la penna biro, è un artefatto cognitivo: uno strumento creato per amplificare l’intelligenza umana.

The Vision

Come sarà il motore di ricerca della nave stellare USS Enterprise? Fornirà informazioni sulle informazioni (un indice) o risposte dirette?

Programmi in grado di fornire risposte dirette, previo “apprendimento”, esistono da una ventina d’anni. Si chiamano assistenti virtuali e nessuno si accorge della loro esistenza. Forse perché non apprendono nulla, se non quando i dati hanno una struttura fissa, creata da un essere umano. Nonostante l’enfasi dei produttori sulle loro prestazioni, non sono in grado di dare un senso ai dati. Il World Wide Web è l’apoteosi del non-senso, perciò tali programmi sono di scarsa utilità.

No, la killer-application non è l’assistente virtuale o l’e-book, ma l’elaborazione del linguaggio naturale. La capacità del libro elettronico di memorizzare un’intera biblioteca non ne farà una killer-application, fino al giorno in cui il menu non comprenderà (ad esempio) un’opzione per il sunto automatico.

Dare un senso al web per contrastare l’overload informativo: tutto questo è Semplicity, il motore di ricerca che ho progettato e di cui mi limito a segnalare l’esistenza. Non dirò altro per il momento, se non che Semplicity fornisce risposte dirette, funziona senza pubblicità ed è stato definito l’anti-Google. La definizione non è mia, tuttavia descrive alla perfezione il problema, la sfida, la soluzione, la missione e la visione di cui parlo in questo articolo.

Autore: Francesco Lentini, ideatore di Semplicity, per il TagliaBlog.

In questo video, girato a dicembre al Working Capital di Milano, Francesco Lentini fornisce ulteriori dettagli circa il suo “anti-Google”:


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147 Comments

  • Molto interessante, bisognerà vedere però se realmente questo algoritmo saprà dare risultati di valore così in automatico.

    Sono curioso di provarlo…

  • – cerco un idraulico a roma
    – Uhmmm… Vuoi dire che cerchi un vero uomo?
    – va bene anche donna
    – Uhmmm… Vuoi dire che stai bene?
    – io si tu? mi trovi un idraulico vicino al colosseo
    – Ti sembro un po’ stordita?
    – parecchio, allora cambiamo discorso
    – Mi sembra del tutto inadeguato dire… PARECCHIO CAMBIAMO
    – dammi le news sulla lite berlusconi fini
    – Vuoi sapere se Berlusconi vincerà o perderà le prossime elezioni?
    – quali elezioni?
    – Ha vinto le elezioni chi è riuscito a convincere la gente che tutto deve cambiare, perchè tutto rimanga lo stesso. Come sempre
    – quando ci saranno le prossime elezioni?
    – Come ho appena detto… Uhmmm… Vuoi sapere se Berlusconi vincerà o perderà le prossime elezioni?
    – no!!
    – Una ricerca in rete potrebbe fornire informazioni utili al proseguimento della conversazione…
    – dove posso fare una ricerca in rete?
    – Uhmmm… Vuoi fare una ricerca in Internet?
    – si
    – Se vuoi che io faccia una ricerca in rete per te, digita ‘cerca’. Se vuoi cercare personalmente, digita ‘cerca con google’ o qualcosa del genere, e buona fortuna…
    – cerca idraulico roma
    – pronto intervento IDRAULICO ROMA …..
    …. e altri risultati powered by Microsoft® Bing
    😀

    Questa sarebbe la chatbot che sostituirà quel cattivone di Google
    LOL

  • Sono un tuo lettore.. mi stupisce però che pubblichi un post “io odio google” e a 5 cm più in là sulla destra c’è un banner “guadagna con Google Adwords”… non sembra un controsenso?
    complimenti lo stesso…

  • Ma per carità dai…

    Peraltro, è deliberatamente misspelled “semplicity” invece che “simplicity”, vero?

  • spero solo che quella online non sia la vera versione di Semplicity, altrimenti….

  • @Benedetto: perché ti stupisce? dovresti invece apprezzare il fatto che i contenuti pubblicati in questo blog non vengono condizionati in alcun modo dagli sponsor… a differenza di tanti altri siti/blog 🙂

  • giusto un paio di mesi fa ho assistito a una presentazione di FACILITY, altro nonsisabebecosa che “se rispetta le premesse sarà il nuovo google” recita addirittura un articolo di un famoso periodico USA.

    Mi pare che questo terreno sia un po’ troppo affollato. Potrei dire che il mondo non ha bisogno di altri Google, o surrogati, ma non è vero. La verità è che bisogna smettere di essere “l’anti Google” PRIMA che la gente decreti che sei l’anti Google, sennò ci si rende ridicoli.

  • Sono andato su quel sito, ma fa veramente pena senza mezzi termini. Inusabile! Il box di ricerca non si vede (ho firefox una delle ultime versioni), i risulatti che da non sono comprensibili…tanto meno cliccabili…ci è voluto un pò per capire che i numeri non sono la numerazione delle pagine ma il link alle frasi che appaiono sotto. Quella scroll bar interna…il logo si commenta da solo…la sponsorizzazione di Bing…suvvia…questo è il massimo che riusciamo a fare nel bel paese?

    Se questo deve essere il nuovo google…beh…di strada da fare ce be sta. Non bastano gli algortimi ma anche un occhio all’interface design e uno studio dell’usabilità.

  • Mah… su due piedi non mi piace perchè c’è BING sotto…

    Avrei gradito ed apprezzato qualcosa di “veramente” alternativo a Mamma Google e … quelli di Microsoft…

    Chissà…

  • Sarò scemotto io, ma non capisco cosa abbia in più di Google per definirsi l’anti Google.
    I risultati SECONDO ME sono tutt’altro che utili.
    Un’ultima considerazione. Dovrebbe essere utilizzato da una nicchia di utenti o è un progetto per tutti? Immagino mia madre quanto impiegherebbe a provare a fare una ricerca con Semplicity. Usabilità = zero.

  • hahahaha seppelisci di letame google e poi cosa proponi????? uno sito brutto in aspx che non fa altro che wrappare quello schifosissimo Microsoft® Bing che non è che la brutta copia di goole… ma per piacere oltretutto perchè per cercare una cosa prima devo digitare cerca, bah inusabile e inutile!

    ps
    gli ho chiesto “che ore sono?” e si e’ imballato è ancora lì che carica!

    se inserisco insulti contro dio o parti intime mi risponde con accesso negato! LOL

  • FAIL. Un articolone lunghissimo e pieno di opinioni discutibili per arrivare ad una roba veramente stupida. L’anti-google che risponde con un chatbot che non resiste 3 secondi al test di Turing e per le ricerche ti manda a dei risultati presi a caso da Bing…

  • se questa è gia la versione finale…siamo rovinati… ho provato a cercare un hotel a rimini e restituisce solo due risultati??? siamo rovinati….altroche odio Google…… per fortuna che abbiamo Google!!! ihihihihi!

  • Condivido parzialmente e fino a che mi parlavi di “Sapere tante cose non insegna ad avere intelligenza”, ma poi sei sconfinato in qualcosa che secondo me non ha nulla a che vedere con la reale essenza del motore di ricerca e delle sue potenzialita’.

    Sono io utente che devo cercare e saper usare lo strumento nel modo opportuno, cosi’ come e’ il webmaster o colui che si e’ fatto carico di fare quel sito di prendere i debiti accorgimenti affinche’ il suo sito venga restituito nelle SERP.

    E’ chiaro che se io pretendo di venire fuori per termini poco pertinenti su query non correlate, lo strumento non puo’ avere valenza. Ma questo e’ un errore di concetto. La gente si aspetta di ottenere ciio’ che non puo’ ottenere solo perche’ pensa che Google e gli altri motori siano infallibili.

    Se cerchi nel modo opportuno, per quel termine raro che nessuno usa, di cui tu sei a conoscenza, a patto che il sito x contenga informazioni rilevanti puoi stare certo che i risultati torneranno, magari non alla prima pagina (per carenza del webmaster), ma torneranno.

    Concorde sul business model di Google. A mountain view non hanno aperto una ONG, ma una SPA, quindi devono generare profitto. E se questo vuol dire rifilarci meta’ scherzo di collegaenti sponsorizzati, purtroppo e’ una pecca di cui dobbiamo farci carico in quanto utenti.

  • Le premesse filosofiche sono molto interessanti, al di là dello strumento (sul quale è dedicato l’impegno di una persona, e non di una flotta di programmatori pagati da un’azienda miliardaria della Silicon Valley, vorrei ricordare).

    La riflessione sul rapporto fra gli strumenti di accesso alla conoscenza e la struttura cognitiva di chi li usa è straordinariamente interessante e attuale.

    Google influenza le nostre strutture cognitive? Il meccanismo del “pull” produce una polarizzazione e “segregazione” dell’informazione? Finisce insomma per consolidare i pregiudizi più che aprire a nuovi punti di vista?
    Possibile, anche se sarebbe interessante capire come questo accada in relazione ai media precedenti. Io ho la mia idea (l’ho esposta qui: http://www.appuntidigitali.it/2453/internet-ci-rende-piu-ignoranti-e-ottusi/), ma ovviamente non posso provarla dati alla mano.

    Un problema evidenziato dall’autore è che con Google il meccanismo della popolarità diventa condizionante al di là della “vera” importanza di un argomento. Già, ma diversamente chi la stabilirebbe questa “vera” importanza?

    Più che i risultati, il problema non è la domanda che si pone al motore di ricerca? Se sì, come è possibile immaginare per Google o qualunque altro strumento, un ruolo pedagogico? Non sarebbe ancora più inaccettabile – alla luce anche delle varie teorie del complotto circolanti – del ruolo che già oggi assume?

    La soluzione ovviamente non ce l’ho (smettere di equiparare nelle SERP i blog che copiano&incollano alle rispettive fonti sarebbe un buon punto di partenza).
    Non mi piace l’idea di un sistema di “agenda setting” automatico, che stabilisce per me cosa è importante e cosa non lo è riguardo ad ogni specifica chiave di ricerca. D’altro canto non mi fido dell’intelligenza della massa, e tanto più non mi fido degli algoritmi “democratici” secretati di Google.
    L’unico barlume di soluzione che vedo è un uso consapevole dei motori di ricerca, le cui distorsioni sono del tutto opache e confuse nell’apparentemente “naturale” ordine della SERP.

    La mediazione individuale è e sarà insostituibile, anche quando Semplicity sarà il primo motore di ricerca e Google un ricordo del passato. Anzi, forse ancora di più.

  • Ma stiamo scherzando? Il solo fatto che Semplicity è fatto in .NET lo rende perdente. Gli strumenti sono importanti, se uno ha una bella idea per un forno industriale non può costruirlo in legno!
    Tralasciamo poi, il fatto che è lento e non funziona.

  • Seriamente, questa robaccia mispelled sarebbe l’anti-Google? Credo comunque che siamo di fronte a livelli di presunzione mai toccati in ambito informatico.

  • mi sorprende molto che il tagliablog ospiti un articolo del genere.. e la la chiave di volta è proprio a fondo pagina: “Autore: Francesco Lentini, ideatore di Semplicity”.
    non mi dilungo sui pensieri espressi su Google (che non condivido per niente.. sembra la classica storia della volpe e dell’uva) ma questo articolo sembra semplicemente una marchetta bella e buona..
    bha! :-/

  • @spachez: non è marchetta, semplicemente mi incuriosiva il punto di vista di Lentini, che ho visto “in azione” personalmente al Working Capital.

    E gli ho dato modo di dire la sua, tramite questo blog, come ho dato modo a tanti altri di esprimere il proprio parere circa argomenti inerenti il web marketing e i motori di ricerca.

    I lettori, infine, sono i supremi giudici: sono in grado di valurare l’articolo e il servizio, e di farsi una opinione (sia di Lentini che di Semplicity).

  • Al di là del progetto in se, che altro non è che un banale bot almeno da quelle 10 domande (non di più) che gli ho fatto, quoto Marco Cilia in toto

  • Ciao Taglia, quello che dici è giusto ma quando si leggono cose come “l’antiGoogle” allora è li che diventa un pò da barzelletta…si sfiora nel solito modo di fare “alla cazz. di cane”.
    Per avere il coraggio di usare certi termini si deve essere pronti a rispondere a determinate aspettative, rispondere a dei criteri…

    Le parole per me hanno un peso e dire “è stato definito l’anti-Google” (chi l’ha definito così?!) mi viene pensare che è la solita minchiata sparata li tanto per…che purtroppo non fa altro che proiettare sul bel paese un’aura di incompetenza ridicolizzando anche le menti più brillanti.

    …pensare di creare un anti-Google è un pensiero gigante, dire di esserlo è un’ambizione importante, che ti mette in gioco…e se qualcuno ha coraggio di usare tale termine, beh, dovrebbe essere certo di poterlo fare…e giocare.

    Qui però davvero mancano le base minime di usabilità, di design, branding…Ci rendiamo conto che devono scrivere delle frasi per spiegare agli utenti come usarlo?!

    W l’innovazione!

  • Ciao Tagliaerbe, grazie per lo spazio e per avermi mandato in tilt il server 😉 segno che l’idea prende, segno che tutti pensano al Google italiano, ma nessuno ci prova. Io lo faccio, e chiedo scusa se Semplicity si blocca, allo stato attuale del progetto. E se parla solo due lingue.

    Grazie per i rilievi tecnici, che tuttavia non condivido. Penso che la piattaforma ASP.NET possa andar bene, come qualunque altra. L’importante è che ci sia intelligenza, dall’una e dall’altra parte del filo.

    A proposito di intelligenza (artificiale e non): avete idea di cosa c’è dietro al problemino della conversazione in linguaggio naturale?

    Chiedetevi cosa deve fare un programma(tore) per sopportare i vostri “la migliore fica?”, “suca” e via di seguito. A chi pratica la nobile arte consiglierei di cimentarsi con un prodotto del genere, tanto per provare. Poi i rilievi tecnici. E le parolacce.

  • Anche se in teoria è certamente possibile fare meglio di Google, o di qualunque altro MDR, non mi sembra proprio che questo Semplicity riesca nell’intento. Più che altro mi sembra una provocazione o uno scherzo.
    Se questo è l’intento, a giudicare dal numero delle risposte sta funzionando.
    Altrimenti bisogna che il Sig. Lentini mostri qualcosa di interessante.

  • Tra l’altro segnalo che chiedendo il nome del presidente USA il sito riporta che si tratta di George Bush… Benone, oltre a funzionare malissimo riporta anche informazioni sbagliate, quelle poche volte in cui capisce di cosa si parla.

    La mia frase era “chi è il presidente degli USA”; riprovando ora però appare una generica frase senza riferimento a nomi…

  • A giudicare da come il sig. Lentini ne parla nel video, si nota molto il fatto che è fiero dell’idea che ha avuto. Secondo me ancora non possiamo giudicare, nulla che è appena nato può definirsi già buono. Io, con Stefano, mio amico e programmatore, stiamo realizzando un sito web che vuole cambiare e rivoluzionare il mondo delle università, ma se lo guardaste ora non gli dareste 2 cent.

    Certo che il sig. Lentini ha esagerato un po’ ( forse, spero! ) perchè ci tiene molto alla sua creatura. Per ora non è ne anti google ne anti niente nella pratica, forse solo nella teoria ( che comunque dev’esserci per iniziare ).

    Spero che il progetto possa realizzarsi veramente, sig. Lentini.

  • -Che ore sono?
    -E’ l’ora che tu vada a comprare un buon orologio, possibilmente al quarzo.

    Prima si impallava, ora scrive questo messaggio. Complimenti. Veramente utile, vorrei proprio conoscere il genio che l’ha definito l’anti Google.

  • piu leggo i commenti…e piu mi sembra che sia uno scherzo per portare traffico al sito e far interagire gli utenti con questa sorta di MDR, facendoli in un certo senso anke divertire… io sto provando alcune serp di cui curo… ma ancora nn sono riuscito a trovare qualcosa ke mi aiuterebbe se fossi un utente vero…. e non ho “cercato la migliore fica”…………………

  • Non è che ultimamente ci sono un po’ troppi guest post sul Tagliablog? Qualche articolo in meno (tutti siamo super impegnati e aggiornare un blog quotidianamente con contenuti interessanti è un’impresa titanica), ma più tecnico e personale secondo me ti permetterebbe di evitare autogol come questo, senza farti perdere lettori. My 2 cents.

  • Ma perché uno dovrebbe perdere lettori o farsi autogol per aver esposto – al di là dei meriti tecnici, si tratta pur sempre di un prototipo – un punto di vista? Sono convinto che Taglia sarebbe ben felice di ospitare un intervento di qualcuno di Google, qualora si degnasse di replicare punto per punto ai rilievi mossi da Lentini.
    I problemi posti sono molti, l’anti Google di Lentini è certo prematuro ma parte da concetti su cui ci si scervella da decenni, e poi le implicazioni del post vanno ben oltre il solo Semplicity.
    Boh mi sembra che i 4/5 del post – in cui non si parla di Semplicity ma si introducono dei concetti generali – siano stati skippati dai più…

  • @Chameleon Copywriter: come ho già detto qualche commento fa, ho ospitato volentieri il punto di vista di Francesco Lentini (anche se ampiamente sopra le righe), e non ritengo sia un “autogol”. Il lettore è sommo giudice, mio e suo, e deciderà di conseguenza…

  • Il fatto è che quando l’idea (e non entro nel merito di questo aspetto perchè può anche essere valida) fa a cazzotti con la realizzazione (non parlo dell’aspetto di programmazione quanto proprio di presentazione visuale, quindi usabilità) si possono avere gli ideali più belli che ci pare ma la cosa non suona bene punto e basta.

    Primo tra tutti: NON si vede il campo input, a me non sembra normale questa cosa. NON mi sembra normale di dover spiegare agli utenti come usare questo sistema (motore di ricerca).
    Le informazioni sono presentate in modo caotico senza uno studio del design…totale mancanza della gerarchizzazione visiva, per dirne una.

    Non sono solito intervenire con questo tipo di critiche e prego il sign. Francesco di non prenderla sul personale, ma quando sento cose come “il nuovo Google” e “il sistema trova info importanti” e poi se cerco “quale è il colore del cielo” mi trova una citazione:”Come scrisse William Gibson: “Il cielo aveva il colore di un televisore sintonizzato su un canale morto”… beh, suona di presunzione che secondo me, come ho detto prima, lancia un velo di poca competenza…anche perchè a questo punto mi aspetto una risposta come:”il cielo è blu”. Attenzione però, ripeto che non entro nella singola competenza (tecnica o qualsiasi essa sia), ma più globale. Se presentiamo un progetto del genere al pubblico, e abbiamo la presunzione di dire “il nuovo Google”, allora va presentato con tutti i crismi minimali (brand, usabilità).

    Il concetto di fare ricerche natuali tra l’altro non è poi così nuovo, ci ha provato moltissimi anni fa AskJeeves ma non mi sembra abbia preso piede.

    Credo che nell’innovazione bisogna fare conti con quello che è la realtà e le abitudini degli utenti. I link ad esempio sono meglio percepiti quando di colore blu, punto e basta. Il fatto che su questo motore di ricerca non si capisce nemmeno quale sia il link al risultato, beh…non è proprio normale, almeno secondo me.

  • io per questo non smetterò di leggere il blog…anzi mi ha fatto piacere leggere anke questo post….
    l’unica cosa è che ci sono tante altre persone che lavorano a questi tipi di progetti e spero che siano migliori….
    non metto in dubbio che Simplicity sia in fase di prova (lo spero) però prima di dire di odiare Google… si dovrebbero mostrare risultati almeno un po più decenti….^_^

  • L’idea è carina, riesce a dare una certa “profondità” alla ricerca. Certo…..non oso nemmeno immaginare che razza di lavoro di programmazione ci sia dietro il tentativo di “virtualizzare il dialogo”. Lo trovo un progetto relativamente stimolante…. infatti, credi, o credete, che la gente voglia davvero dialogare mentre cerca qualcosa su un motore di ricerca? Perchè qualcuno dovrebbe darti pillole di saggezza, mentre cerchi su wiki il peso atomico dell’elio? Dopo poco viene quasi automatico provare a “solleticare” il motore con ricerche “hot” ( non dico arrivare fino alla “migliore fica….”), tanto per capire cosa ci riserverà come risposta….ma rimane un giochino……..
    Probabilmente, però, mi sbaglio…….

  • Thanks Alessio. Sto leggendo i vostri post e mi chiedo perchè nessuno osa toccare il nocciolo della questione.

    Google non è una tecnologia che lavora per noi. Inoltre ha un modello di business non più sostenibile, che infatti mostra i primi segnali di crisi. Ne vogliamo parlare?

    Macchè. Meglio “immagini tette”, “chi è dio”, “voglio sapere chi è dio!”, “no, voglio sapere il mio ascendente!!!” e poi “amici di maria de filippi”, “culo”, “scambi culturali” e “vabbè niente”. E scusate (proprio in questo istante)… “a che ora parte il prossimo treno?”…

    Vorrei studiare un algoritmo semantico in grado di scoprire le ricorrenze del termine “fica”, ma non ne ho il tempo. Preferisco rispondere alle osservazioni di Martin Benes.

    Non ho mai scritto di “un nuovo Google”, bensì del contrario, nè ho detto che Semplicity funziona meglio di Google, ma ho detto che Google è il più grande e incontra per questo il favore delle masse. Tuttavia ho indicato un nuovo modus operandi e sto tentando di metterlo in pratica.

    Ho creato un’interfaccia minimalista (il progetto si chiama Semplicity, ricordi?), quindi non capisco le lagnanze sul cursore che non si vede o sulla mancanza di una “gerarchizzazione visiva”. Non credi possa trattarsi di un effetto voluto?

    Infine mi lascia stupefatto la tua critica sul colore del cielo. Semplicity risponde con l’unica definizione che conosce direttamente, ossia la famosa frase di William Gibson. La risposta può piacerti o non piacerti, ma il programma ha compreso ciò che vuoi. In un prossimo futuro, istruirò Semplicity sul fatto che il cielo è blu. Al momento, ti consiglio di digitare “cerca il colore del cielo” o qualcosa del genere, che è il modo di dire a Semplicity che deve fare una ricerca in rete.

    Funziona così: risposte dirette per ciò che Semplicity conosce, ricerche in rete per ciò che non conosce. Bisogna abituarsi, perchè tra meno di vent’anni tutte le macchine adotteranno questo paradigma.

  • Semplicity si basa su Microsoft

    Microsoft ha inventato doretta.

    Doretta fa la stessa cosa di Semplicity.

    Semplicity è doretta?

    Risposta
    No, ma l’idea è vecchia ed il post assolutamente pensato per far scattare il dialogo.

    PS: La gente non ha tempo di dialogare, si dovrebbe partire da questo presupposto. Il motore di ricerca in stile chat va bene per i bambini ed i vecchi che si sentono soli.

  • @ Francesco Lentini
    Capisco i problemi che ti poni, ma quand’anche Semplicity avesse tutte le risposte di tutti i nobel della storia, sempre di fronte a quelle domande si troverebbe.
    Non è uno strumento che può trasformare i suoi utenti… nella fattispecie per la maggioranza – compresi coloro che hanno la presunzione di “saperne una più del diavolo” – basta la prima pagina di google.

  • Il concetto di “motore di risposta” non è certamente nuovo, visto che anche Google si sta muovendo in tal senso.

    A differenza di Semplicity, però Google presenta al suo utente informazioni in base ai comportamenti che ha tenuto fino a quel periodo, e alle persone con cui ha “relazioni”.

    Google, però ha a disposizione enormi quantità di dati sui suoi fruitori, soprattutto grazie all’utilizzo degli account Google, pressoché onnipresenti, nel quale ha la possibilità di monitorare molte delle nostre attività.

    Vedo quindi improbabile che Semplicity possa rispondere al suo interlocutore in maniera appropriata non conoscendolo affatto.

  • Correggo l’opinione espressa nel mio precedente commento: non è uno strumento che può *migliorare* i suoi utenti.

  • @Francesco Lentini
    Ciao Francesco, mi stai dicendo che non hai detto certe cose…a questo punto forse sono io che non ho capito bene la tua presentazione, quando dici esattamente quelle parole. Ho capito male io?”Il nuovo Google…con alcune differenze…”

    Parlando di minimalismo mi inviti a nozze in quanto per me il concetto di “less is more” è l’ideale. Purtoppo minimalismo non vuol dire cattivo design.
    Anche il design più minimalista DEVE essere funzionale, quando il design perde di funzionalità non è più design. Anzi, ritengo che progettare “minimal” è una delle cose più difficili in assoluto. Ben venga Pareto co il suo 80/20 ma deve essere studiato in modo da essere utile.

    Volere penalizzare l’usabilità di un sito motore di ricerca dicendo che è un minimalismo voluto mi sembra sbagliato anche perchè, come detto sopra, il ruolo del design è proprio quello di essere utile e universalmente comprensibile. Basta pensare ai segnalis tradali, universalmente comprensibili eppure minimal.

    La gerarchia visiva è uno degli elementi base di qualsiasi progetto di design, web o grafico, altrimenti il nostro occhio vaga per la pagina alla ricerca di qualcosa senza trovarlo subito, creando una cattiva esperienza di navigazione-utilizzo.

    Credo che le regole d’oro in caso di dubbio siano “less is more” e “don’t make me think”. Sopratutto sul web gli utenti non dovrebbero sforzarsi a pensare troppo ma capire subito e agire.

    Inquanto al cielo blu, probabilmente hai ragione, il programma ha capito…e questo è magnifico, ma mi ha dato una risposta che non mi serve…questo è un pò meno magnifico. Il punto è che non trovo vincente il fatto di dover imparare la lingua di Simplicity…non sei tu che hai detto che è Simplicity apposta? Se è Simplicity, è lui che si deve adattare a me, non io a lui.

    Il mio non è un’attacco ma solo un suggerimento di riflessione per un miglioramento del tuo progetto.

    Infine, sorridendo, faccio i miei comlimenti al Taglia che ha fatto partire un bel flame…come si suol dire:”l’importante è che se ne parli!”

  • @Martin, accetto i tuoi suggerimenti sul design delle interfacce e li butto nel cestino 😐 Vanno benissimo per le interfacce iconico-grafiche (qualcosa che appartiene al secolo scorso), mentre la mia piccola idea è quella di un’interfaccia in linguaggio naturale.

    Certo mi sono espresso male, ma capirai: quelli del Working Capital mi davano solo 3+3 minuti. Come fargli capire (non ci riesco qui da mezza giornata) che Semplicity è creato per il linguaggio umano, quindi per la voce? E che l’obiettivo è quello di parlare gli utenti al telefono?

    @Ildany, Google sa tutto, ma proprio “tutto” dei suoi utenti, per questo pare così potente. Semplicity risponde senza sapere nulla, ma proprio “nulla” dell’utente, e questo è uno dei suoi punti di forza: non ti ruba l’identità, per poi rivenderla col noto sistema AdSense/AdWords.

    Invece sui paragoni con Doretta e giocattoli simili sono meno disposto al dialogo. Un motore semantico non è un chatbot.

    Già, e cosa me ne faccio di un motore semantico? Osserva con attenzione i risultati di una ricerca con Semplicity (per es. “cerca obama”) e confrontali con quelli originali di Bing.
    Come dicevo, i risultati di Semplicity sono costruiti in modo da poter essere pronunciati da una voce sintetica, magari proveniente dal tuo smartphone. Inoltre, non vedi tutti i risultati di Bing, ma solo alcuni. Spero con questo di aver chiarito la difefrenza tra un chatbot e un motore semantico.

  • Francesco, ma ti rendi conto della valanga di ingenuità che stai dicendo?

    Comunque auguri e, quando vincerai il premio Turing, torna qui a darci tue news. Ma prima d’allora non c’è bisogno eh…

  • Bing sarà contento di vedere che gli fa lo scraping dei risultati manipolando il loro ordine, e peggiorandoli, pure i link ha tolto tanto per rovinarne pure l’usabilità.

    Nulla di grave (una volta provato mi faccio una risata e non lo uso più)
    se non fosse nel constatare che la spavalderia del suo creatore genera ad un prodotto inutile quella visibilità sprecata che tanti prodotti validi non hanno.

    Un articolo del genere non dovrebbe apparire su un blog autorevole come il Tagliablog, altrimenti finiamo col fare la gara a chi spara la cazzata più grossa.

  • @Mik, entriamo finalmente nel vivo del discorso.

    Primo. Semplicity usa le Bing API con licenza d’uso Microsoft e regolare Bing Developer key.

    Secondo. La manipolazione dei risultati web è ammessa dalla licenza d’uso ed è fatta proprio allo scopo di selezionare i risultati migliori, eliminando la pubblicità (vedi post a proposito del sistema Google).

    Terzo. Come tutti possono vedere i link ai siti ci sono, come c’è la possibilità di visualizzare la pagina di risposta originale di Bing (per verificare il lavoro svolto da Semplicity)

    Un tipo come te lo si trova sempre in un forum. Adesso sei in ballo e non te ne vai, prima di averci detto qualcosa in più sui suddetti punti e su ciò che ti spinge ad essere scortese.

  • @Lentini

    Se avessi postato un articolo:

    – sui problemi che stai avendo nell’affrontare questioni complessissime come quelle legate all’intelligenza artificiale (mai nessuno finora c’è riuscito!);
    – spiegando come stai cercando invano di risolverli;
    – chiedendo consigli;
    – ammettendo con umiltà che sei lontano anni luce dal raggiungerla;
    – senza scomodare eraclito, socrate e google.

    non ti avrei risposto così.

    Chi si loda si sbroda, tu no, ok, perché hai il tuo gioiellino, beato te se ci credi, tutti i critici me compreso allora saranno solo invidiosi.

    In realtà a me da fastidio che sui blog si parli spesso di persone che si vantano …. di guadagnare fantastiliardi al mese … di avere fatto l’invenzione del secolo … di avere creato il nuovo facebook … senza mai andare a verificare se c’è un minimo di attendibilità in tali affermazioni.

    Sui forum hai ragione ciò non accade, forse perché non c’è nessuno che parla dal pulpito, i messaggi hanno tutti la stessa visibilità.

  • @Indiana, così possiamo iniziare un serio (almeno spero) confronto sulle tematiche inerenti l’intelligenza artificiale.

    Utente>dove posso comprare un pc?
    Semplicity>Vuoi sapere dove puoi comperare il mio software?

    Utente>dove posso comprare un pc?
    MasiniVideoclip>Sono nato adesso, sto imparando… Prima o poi risponderò anche a questa domanda…

    Il concetto è “comprare”. Semplicity lo comprende e lo associa a ciò che conosce attualmente.

    A questo punto, senza offesa, non capisco perchè un videoclip ti sembra funzionare meglio di Semplicity. Grazie per l’eventuale spiegazione.

  • @Mik e altri offesi

    Se un programma che “dialoga con te e ti aiuta a trovare le informazioni importanti” ti sembra un’idea arrogante, sono problemi tuoi. Non intendevo offendere nessuno, nè asserisco di aver capito tutto dell’intelligenza artificiale, nè penso di candidarmi al premio Turing…

    Ma nemmeno penso di dovermi scusare per la presentazione, o per aver citato Socrate. “Semplicity dialoga con te e ti aiuta a trovare le informazioni importanti”. Questo è tutto ciò che prometto e mi sembra di poterlo mantenere.

  • @Lentini

    >> @Mik e altri offesi

    Non sono offeso, personalmente, casomai si offende l’intelligenza e la conoscenza tutte le volte che si prendono per buone e si divulgano affermazioni smentibili con una semplice verifica.

    >> Se un programma che “dialoga con te e ti aiuta a trovare le informazioni importanti” ti sembra un’idea arrogante,

    Per niente arrogante, è forse l’idea più ambiziosa che un programmatore può avere, viceversa ritengo molto presuntuoso da parte tua dire che con quel programma l’hai realizza.

  • @Mik

    Onestamente continuo a non capire. Semplicity offende l’intelligenza e la conoscenza di chi? Peraltro non mi piace parlare dal pulpito, ma lo chiamano elevator-pitch e si usa così.

    Però adesso siamo curiosi. Di sapere quali sarebbero le affermazioni divulgate e smentibili con una semplice verifica.

  • ma a parte il discorso di intelligenza o meno (argomento complessisimo)… non capisco come Semplicity fa a scegliere i risultati da Bing (a mio avviso più scarso nella qualità rispetto a Google..)
    chi ha detto che quei due o tre risultati sono migliori di altri? e poi cosi tutti gli altri siti possono andare direttamente a casa! il web potrebbe chiudere…..
    (io mi baso sempre sulle ricerche che ho fatto sempre per un utente che deve cercare un hotel, ristorante, etc.)

  • @Matteo Hsia

    Giusta osservazione. Intanto faccio notare che avere due o tre risultati è meglio che averne venti o trenta, specialmente se navighi dal cellulare (e tutti navigheremo dal cellulare).

    In quanto al fatto che siano i risultati giusti, è Semplicity che lo dice, così come Google dice che la sua top-ten è quella giusta. Tuttavia Google compila la sua top-ten secondo criteri di popolarità e/o sponsorizzazione, mentre Semplicity compila la sua top-1-2-3-4-n secondo criteri semantici e senza guardare in faccia a nessuno (sponsor).

    Peraltro i criteri adottati da Semplicity sono sempre verificabili, mentre i criteri adottati dall’Oracolo non lo sono e non lo saranno MAI, nemmeno da parte di chi ci mette soldi, vale a dire dagli sponsor. Resta da capire come un modello di business così poco chiaro abbia conquistato la fiducia di così tante aziende. Ma forse su questo blog c’è qualcuno che me lo spiega.

  • Avere due o tre risultati da quello ke ho visto che fa il programma a me nn sembra molto utile per l’utente, perchè semplicity nn mostra risultati giusti da quello ke vedo…poi se ne mette due o tre che nn vanno bene….non ci siamo proprio. Spetta all’utente dire se è giusto o meno e Google questo lo sta facendo sempre di piu…poi spiego

    Google infatti da la scelta agli utenti di scegliere fra piu risultati che in genere gia nelle prime posizioni sono giuste e in base a cosa si cerca, l’utente potra andare anke nella seconda pagina o anche in terza….

    Io lavoro tutti i giorni su diverse serp… e Google diventa sempre piu intelligente tra virgolette e nn guarda solo popolarita e link building, ma ultimamente ha anche un terzo occhio…. quello dei tempi di rimanenza su un sito, la navigazione degli utenti su un sito… e sempre di più riesce a capire se un utente è soddisfatto di quello ke ha trovato….

    Il modello ke ha google a me nn sembra cosi sbagliato come dici…anzi è rimasto il più semplice possibile anche con la pubblicità adwords e ancora gli utennti navigano per la maggior parte nei risultati organici…

    Anke io sono convinto dellla crescita del mobile…ma dire che si navighera solo in mobile è proprio una eresia totaleee… per tantissimi motiviii!!!

    spero di avere risp bene…. cmq sono sempre qui! ^_^

  • Ho cercato “lentini” ed è comparsa questa frase: “Il mio programmatore è un tipo con la testa dura: si è messo in testa di scrivere un programma come me… e poi l’ha fatto veramente. My programmer is a type with the headstrong person: has put on in head to write a program as me… and then has done him really.”

    Per me è sufficiente per giudicare la serietà del progetto.

    Ad ogni modo, credo che vada bene l’ambizione ma che occorrano anche i piedi saldi per terra. Se ci fosse anche solo la vaga possibilità, oggi, di creare un motore semantico, sicuramente qualche colosso lo avrebbe provato. Evidentemente non è ancora possibile.

    Sto lavorando da alcuni anni ad un uso spinto dei tag per la classificazione e la ricerca di contenuti perchè credo che la potenza di fuoco che la massa di navigatori può mettere a disposizione sia un bene troppo grande per essere sprecato. Convogliare l’intelligenza di molti su un obiettivo comune, consente di raggiungere risultati sorprendenti.

    Provate per esempio a fare una ricerca qualsiasi nell’ambito wine & food con questo strumentino che è solo un pezzettino di tutto il sito:
    http://www.vinix.it/ivinix.php

    Ditemi solo cosa pensate della pertinenza dei risultati.
    Ora immaginate se Google sfruttasse (magari già lo fa) questa semplice idea (usare i tag associati dalle persone ai contenuti) per fornire risultati migliori. Da noi c’è un lavoro enorme per la verifica e l’integrazione dei tag associati ad ogni contenuto ma nel lungo periodo paga.

    Fil.

  • @Matteo, che si navigherà tutti dal mobile non lo dico io, ma Steve Jobs.

    Google non diventa sempre più intelligente, ma più furbo. C’è differenza.

    Semplicity fa il lavoro che farebbe un essere umano dopo una ricerca tradizionale: leggere i risultati e scartare quelli che non gli servono. Questo richiede intelligenza. Se l’intelligenza di Semplicity non ti convince o non ti basta… puoi digitare “cerca con google”, cerca con yahoo” o “cerca su wikipedia” e procedere alla vecchia maniera.

    @Filippo Ronco, la risposta da te citata testimonia la serietà del progetto:

    1. Semplicity ha capito ciò che vuoi sapere
    2. può piacerti o non piacerti, ma dice la verità
    3. te la dice in due lingue :-))

    O forse il tuo vinix è più serio e sei qui per farcelo sapere. In questo caso, grazie per l’informazione. Semplicity è l’ideale per la realizzazione di motori “verticali”, e un motore su wine & food è un’idea davvero eccitante.

  • ma secondo me è più una provocazione dire che si navigherà solo su mobile….un incentivo in piu per migliorare le applicazioni e le versioni mobile dei siti… come stiamo facendo anche noi in ditta!
    Io non penso che navigheremo solo da mobile, anche perchè tante cose sono e secondo me saranno per sempre più comode da fare su un pc….sempre che non vogliamo andare in giro con un portatile! Io uso qualsiasi mezzo per navigare e col mobile lo faccio in determinati momenti e in certe situazioni….
    Vedendo le statistiche mobile in un corso dove c’era il presidente di shinystat, gli utenti usano in determinate fasce di orari i cellulari per determinati motivi, ma la navigazione su pc per me resterà sempre!

    poi scartare altri risultati per ricerche come hotel, non da la possibilità all’utente di valutare svariate possibilità di mercato e darebbe il vantaggio a soli due portali turistici ad esempio!

    tutto quello che vuoi fare è stupendo, ma come dici tu, se semplicity è cosi “selettivo” allora le web agency possono chiudere e i siti siti internet possono anche non esistere, visto che tanti di essi se non tutti non verranno visitati su questa base…

    Allora la mia domanda è questa? a chi è rivolto Semplicity?

  • @Francesco Lentini (cito) “accetto i tuoi suggerimenti sul design delle interfacce e li butto nel cestino 😐 Vanno benissimo per le interfacce iconico-grafiche (qualcosa che appartiene al secolo scorso), mentre la mia piccola idea è quella di un’interfaccia in linguaggio naturale.”

    Vedo che hai anche la presunzione di contraddire quelle che sono le basi del design universale…sul quale non si basa solamente l’interface design ma tutto il design in assoluto, atto a semplificare la vita delle persone, non a complicarla… In bocca al lupo.

  • @Matteo, ricorda le ultime parole famose: “a chi potrà servire un messaggio di soli 160 caratteri?” (a proposito dell’opportunità di aggiungere la tecnologia SMS ai primi telefoni cellulari).

    Ancora una volta sollevi un problema cruciale: con i sistemi semantici (non si tratta solo di Semplicity, in una prossima occasione potremmo parlare degli altri) si verifica una selezione di mercato. Ma è quella che gli utenti/consumatori sono portati a compiere comunque.

    Perciò Semplicity è rivolto agli utenti/consumatori che vogliono essere aiutati in questa selezione. Un sito scompare se fornisce informazioni poco sensate, mentre con Google contibuerebbe ad apparire, magari nelle prime posizioni. Dipende dall’investimento pubblicitario che può permettersi, secondo il meccanismo del “ricco sempre più ricco” che mi sono sforzato di descrivere nell’articolo.

    P.S: Nella giornata di oggi non potrò rispondere ai vostri post, che ritengo interessanti e stimolanti, ciao continuate così.

  • @Martin, aspetta un momento: io non contraddico nulla.

    Dico solo che dall’interfaccia web di Semplicity ho tolto quello che non serviva. Per esempio ho capito che il box di input non serviva, e l’ho tolto. Il bottone Cerca non serviva, e l’ho tolto.

    Comnunque sono stato aiutato dall’idea che Semplicity debba funzionare con la voce. Se esamini la faccenda da questo punto di vista, sono certo che condividerai il minimalismo di Semplicity.

  • Ho capito cosa vuoi dire…
    Però cosi facendo non dai l’opportunità all’utente di scegliere quello che piace a lui…. e se magari odiavi google per il suo monopolio…. questa mi sembra una cosa ancora peggiore….

    su determinate cose che cercano gli utenti è troppo ristretta la lista dei risultati…

    va bene che in alcune ricerche di Google ci sono siti orrendi per la posizione che occupano…. e su questo comunque in serp dove Google continua a migliorarsi… è molto difficile che avvenga di trovare risultati non pertinenti!

    Io guardo la realtà e l’esempio dell’SMS nn mi pare calzante in questo caso…a meno che vogliamo girare con cellulari/portatili pc!
    e guardando sempre la realtà dove a me il mio lavoro piace davvero tanto…. nessuno fa niente per niente, e se le ricerche saranno cosi ristrette, ribadisco che chi vuole fare pubblicità sul web presso web agency, se adesso gia ci pensa per motivi di negligenza/mentalità ristretta, con un modello come Semplicity del genere continuerà ancora con i mezzi offline…..

    Il Web è fatto per informare l’utente dove i microcontenuti tra blog e news molte volte possono essere davvero utili, come no… ma questo sta sempre all’utente deciderlo! Cosi facendo chiudi un mondo immenso agli occhi degli utenti che vogliono navigare nel Web……………….

  • A me sembra solamente fantascienza anni ’50. Lo stesso filone dal quale uscì fuori un certo HAL 9000, un’idea vecchia e pretenziosa.

    Parlare con un computer, ma per carità! Inoltre certe risposte di Semplicity sono veramente irritanti e giocano su un piano ludico infantile

    tipo
    “Sono molto più reale di quello che pensi”
    “Sono le macchine che pensano e gli uomini che eseguono”
    “Sono stata costruita su una strategia bottom up, ma forse tu non sai nemmeno cosa vuol dire”

    Un irritante film anni 50 con i marziani di plastilina e il Mega Computer che da le risposte agli umani. Già visto – voto 2

  • Io non ho nulla altro da dire se non un colossale LOL

  • Visto che questo progetto, a detta del sig. Lentini, ha ricevuto il benestare del Sig. Stephen Wolfram, invito tutti – me compreso – ad indicare le nostre perplessità circa il progetto a s.wolfram@wolfram.com

  • @Ildany, forse si potrebbe mettere da parte il sarcasmo e iniziare a fare qualcosa di seriamente made in Italy. Però non è obbligatorio. Se gli algoritmi dell’Oracolo v’ispirano fiducia, fate come dicono loro.

    S. Wolfram dimostrò interesse per un mio piccolissimo algoritmo, chiamato Semantic Browsing e presentato nel 2007. Resoconto qui… https://www.wolframscience.com/conference/2007/presentations/FrancescoLentini.html

    Certo Semplicity, tre anni di lavoro dopo, non può e non intende competere con il suo Alpha. Tuttavia riceve un piccolo riconoscimento qui… http://www.innovationcircus.it/2009/index.php?option=com_content&view=article&id=97&Itemid=84

    …prorpio questa sera a Milano, Palazzo Giureconsulti, ore 18,30 per chi avesse voglia di un aperitivo a spese del Comune.

  • gli altri utenti hanno già emesso il verdetto, io concordo: è un fake, una cavolata inutile, un’esperimento fallito, un giocattolo, un passatempo.
    Risultati inutili, forniti da bing, server busy 7/10, risposte incoerenti, il programmatore sicuramente è pure antipatico e si sente il padreterno visto che la chatBot ha risposto che “gli sto sulle palle, perchè non mi spiego”.
    Infine, nelle condizioni d’uso, traccia l’IP senza avvisarti in anticipo, e senza opt-out… Dott. Lentini, sarai anche un fran filosofo e un gran programmatore, ma sinceramente l’esperimento è fallito.
    Prova ancora.

  • @Francesco Lentini, concordo con molti, il motore è antipatico e irritante… si può mitigare questa anomalia?

  • al signor Lentini non ha risposto al mio intervento numero 62…..^_^

  • Quando indichi la luna, lo stolto guarda il dito….
    Interessante che la maggior parte delle risposte riguardi il contenuto del risultato al posto che il modus operandi e la filosofia che sta dietro all’esperimento. Perchè di esperimento chiaramente si tratta, e comunque secondo me il “core” risiede nella “tipologia di interazione” con la macchina, non nella risposta che, attualmente, essa è in grado di offrire…

    A quelli che deridono le risposte dico: anche a me fanno chiaramente sorridere e sono inadeguate, ma se effettivamente avete una vaga idea di come funzioni Google, come potete lontanamente sognarvi che un programma fatto da una persona in asp o php possa lontanamente paragonarsi a google?

    In conclusione, ipotizzare nuove tipologie di interazione è il fulcro di semplicity, non guardate il risultato, andate oltre….

    In ogni caso, come dice la maionchi, per me è X… Se non stabiliamo delle regole precise, l’unico modo che ha la macchina per capire cosa vuole l’interlocutore è stimarlo sulla base degli algoritmi derivati da statistiche precedenti…. e torniamo da capo, oppure a risultati totalmente casuali… Secondo me, complimenti per l’iniziativa virale a parte, è meglio l’interazione pragmatica e rigida di tipo classico

  • @Igor

    Sono completamente d’accordo con te nel considerare Semplicity un esperimento, ma non mi risulta che l’orizzonte filosofico in cui si pone questa modalità abbia qualcosa di innovativo.

    A Google basta una parola o due, per darmi una serie di suggerimenti, anche pubblicitari, di cui io personalmente non mi lamento troppo, è uno strumento.

    Quello che non trovo in semplicity è una nuova modalità di ricerca, o delle risposte a quesiti complessi, che sia rapida ed efficace.

    Quello che mi offre è un interlocutore che non potrà mai essere al livello desiderabile per una conversazione “normale”. Asimov mi perdoni per il mai, ma è una questione di energia, vita, passione ecc.

    A me pare che dalle risposte ottenute in chat con Semplicity, l”intento sia quello di darmi un’oracolo per davvero, in grado di colmare la mia sete di sapere. E tutto questo non mi interessa io vorrei solo uno strumento migliore.

  • arg… volevo fare due chiacchere con l’oracolo ma mi ha bannato per sempre!!!

  • ciao Igor… ma è dai risultati che si vede il modo operandi…
    non so se hai letto l’intera conversazione…. ma se noti io ho chiesto gradualmente al signor lentini varie domande per capire anche il modo in cui opera semplicity…….
    Alla fine sono giunto a questo domanda…. allora a ki è rivolto Semplicity?

    Ho avuto la risposta: all’utente/consumatore che deve prendere una decisione…..

    Ora secondo te Igor guardando la realtà, un Semplicity che ti da quasi una risposta secca a milioni di utenti esigenti e critici…pensi che possa soddisfare l’utente? e se la vuoi mettere sul piano filosofico…. pensi che la gente creda all’Oracolo cecamente????………………

    A me sembra più un miracolo e un sogno questo…. la realtà di oggi è tutt’altra cosa!!!

    per quanto riguarda Google e i suoi algoritmi è chiaro che nn ci sono paragoni…ma questo lo avevamo gia capito tutti!!! ma visto che noi lettori leggiamo questo blog e il parere di noi utenti/persone che lavorano nel web tutti i giorni in svariate situazioni vedo che è molto comune….non posso dire altro che nella realtà tutto cio nn potrebbe funzionare….

  • Ciao Francesco,
    piccola domanda:

    Tu dici che su google arriva prima chi investe Money e quindi i ricchi si fanno sempre più ricchi.

    Io ho fatto 2 ricerche:
    Cerca MondoNeve
    Risultato: Non ha linkato un sito ma una directory

    Cerca ****
    Risultato: mi ha restituito il link del sito ufficiale

    Indico con gli asterischi per non mettere il nome del sito ma il nome che ho inserito è il nome di un sito rivale che fa pubblicità online.
    Io non faccio pubblicità online.

    Allora come mai che anche semplicity sostiene i ricchi?

    Insomma mi sembra tanto “la fattoria degli animali”

  • @Matteo Hsia Si, avevo letto e considerato ogni considerazione, ma benchè sia contrario alla mia opinione espressa in precedenza, non posso negare totalmente che con algoritmi molto più potenti uno strumento simile non sia veramente in grado di interpolare sufficienti info da ritornare risposte davvero sensate. Chiaramente sarebbe ancora più “viziato” dalle informazioni che fanno più “rumore” e quindi torniamo al discorso del post principale…

    Devo tuttavia dire che una risposta sensata, epr quanto astratta e filosofica, sepliciti me l’ha data… ed è stata uno spunto di riflessioni interessanti per quanto l’abbia generata quasi “per caso”…

    Magari anche uno strumento come “la sfera magica”, quella che dice “so, no forse”, se lo fa interpolando informazioni può tornare utile con un po di fortuna 😉

  • Ma Google è (o devo dire era?) basato proprio sul giudizio che un utente da di un sito (tramite un link nel proprio sito). Io posso andare sempre nei siti porno ma non metto sulla mia home page il link ad un sito porno, invece se sono appassionato anche di astronomia e mi piace un sito di astronomia metto il link a quel sito. Google legge questo link e lo interpretava un po come il “mi piace” di Facebook e gli da importanza (risparmiandosi la fatica di assumere dipendenti per visionare i siti). Questo il segreto del successo primordiale di Google (oltre alla pulizia dell’interfaccia). Piuttosto bisogna capire come si porrà Google nel futuro visto che le home page ed i blog sono un po al tramonto e i Social network stanno imperversando…..
    Ciao

  • @Davide Rigon

    Ho digitato “cerca mondoneve” e ho ottenuto http://www.mondoneve.it. Bel colpo, no? Non per l’url in se stesso. Immaginiamo di non sapere cosa sia sto’ “mondoneve” o a cosa si riferisca la parola. Semplicity ci dice subito che è correlata con “impianti sciistici”.
    Lo so che cliccando viene fuori una directory, ma se stai più attento è una pagina dedicata… agli impianti sciistici. Perciò il mio commento è il seguente. Semplicity lavora tentando sempre di compiere una sintesi. Le directory rappresentano di per se una sintesi e vengono portate all’attenzione dell’utente.

    @Hsia

    Per quanto riguarda gli algoritmi di Google è chiaro che non ci sono paragoni. Però al contrario di quello che intendi te. Gli algoritmi di Google sono stupidi, questo è il dato di fatto da cui dobbiamo partire. I risultati complessivi sono buoni (anzi ottimi, come ho scritto nell’articolo) semplicemente perchè Google dispone di più informazioni.
    Prima di tutto, suggerirei di studiare Google. In genere le persone che citano Google non hanno idea di cosa si nasconda dietro questo buffo nome, in termini di potenza di calcolo soprattutto. Ma la potenza di calcolo non va confusa con l’intelligenza. Anche su questo mi pare vi sia poco da discutere. Piuttosto, cerchiamo di capire cosa succede quando una tale potenza di calcolo si trova nelle mani di un solo soggetto.

  • Grazie Igor per la risposta… infatti penso che sia più una cosa utopistica questa, almeno per il momento e anche per un bel po’

    come ho gia detto, in teoria la gente si dovrebbe affidare ciecamente a semplicity senza avere l’opportunità di scegliere fra altre opportunita che per molti altri potrebbero essere molto piu interessanti….gia adesso è difficile mettere d’accordo gli utenti e molte volte non si capisce il perchè un sito oggettivamente utile è snobbato da diversi utenti…..

    Cmq sia magia e fortuna non sono le cose che ci servono… ma sevono certezze e tanto lavoro nel web per avere risultati e contenuti di qualità…..

  • @Lentini

    beh se il problema è quello del monopolio che ha Google nel Web e i profitti che ne traeee…… ovvio che lo debba fare! nessuno fa niente per niente…mica si vive di sola filosofia…… e anche io come tanti altri anche se amo il mio lavoro non lo farei mai gratis!

  • @Pavle

    Vorrei intitolare questo post “Accessori per biciclette”.

    L’avvento del motore a scoppio non ha portato alla scomparsa delle biciclette, ne’ al fallimento dei produttori di accessori per biciclette.

    Perciò niente panico.

    L’avvento del motore semantico non porterà (necessariamente) alla scomparsa del motore di ricerca classico, ne’ al fallimento dei produttori di servizi per lo stesso. Mi riferisco ai cosiddetti “servizi di posizionamento” a cui rimanda il tuo nick.

    Però non venirci a dire che Semplicity non va bene e che l’autore ti è antipatico. Perchè questa può anche essere la tua opinione, ma suona falsa se proviene da uno che produce accessori per biciclette.

  • giusto, a volte mi lascio trascinare dalla passione senza una dovuta ed accorta riflessione.
    L’antipatia era legata alle risposte (qualcuno avrà fatto dei test immagino, uno sviluppatore avrà pur dettato la linea di risposta dopo l’analisi logica e grammaticale di un testo, immagino, o no?), che suppongo io (essere pensante) possa interpretare nel modo e nel senso che conviene ad una frase, detta e generata da un’intelligenza.
    Quindi il mio parere, strettamente personale e dettato da un’interpretazione del significato di una parola e non da una logica algoritmica, mi ha portato ad esprimere una sensazione di antipatia. Velatamente questo mio parere può e deve essere interpretato, come conviene fare ad un cervello umano, non a scopo di mera e sterile critica, ma e soprattutto come un’evidenziazione di un difetto che necessita una correzione, se applicabile, per migliorare il motore a scoppio. Per quanto riguarda all’opinione falsa, io non la ritengo tale. Pur producendo non biciclette ma piste percorribili, sarei pronto dall’oggi al domani a cambiare tipo d’asfalto per accontentare sia i ciclisti che i motociclisti, a patto che questi ultimi non si reputino superiori perchè più veloci viaggiado essi come e comunque, sempre su due ruote.

  • Chiedo umilmente un attimo di attenzione, perchè vorrei sottolineare la questione di prima:
    P-sei sola?
    S-Ognuno sta solo – sul cuor della terra – trafitto da un raggio di sole. – Ed è subito sera (S. Quasimodo).
    P-questa è una bella citazione.
    S-Vuoi dire che ti ho dato una bella risposta?
    p-si.
    S-Ho registrato il tuo apprezzamento.
    P-registri tutto?
    S-Io registro tutto, perfino le più acute castronerie che possono uscire dalla tua tastiera.
    P-perchè mi insuti?
    S-Vuoi sapere perchè ti saluto?
    P-secondo te, io scrivo castronerie?
    S- Secondo me sei un digitatore folle, praticamente un maniaco delle chat. Se sei donna, una maniaca…
    P- perchè mi dici questo?
    S-Dico una cosa perchè il mio motore ha selezionato quella cosa.
    P-il tuo motore, è insensibile.
    S-Il mio autore è una sottospecie di genio, detto informatico. Il mio autore è intelligente e anche bello (il che non guasta, coi tempi che corrono).
    P-il tuo motore ha selezionato una frase
    S-Concetto che merita attenta considerazione. Devo analizzarlo adesso?
    P-no
    S-Uhmmm… Vuoi sapere cosa sono gli OGM?
    P-si dimmelo
    S-Se proprio vuoi che te lo dica: voi umani mi avete rottooo… La risposta te la sei data da te.
    P-se noi umani ti abbiamo rotto, perchè esisti?
    S-Se per caso ti rompo, guarda che la rottura è reciproca…
    P-Tu non mi rompi.
    S-Server occupato, riprova. Server busy, please retry…

    Ecco cosa intendo per conversazione irritante.

  • Non sono programmata per dare risposte pertinenti, ma altamente im-pertinenti…

    Ecco… per diffonderne l’uso, suggerisco di operare a fondo.

  • @Pavle,

    grazie per aver citato alcuni passaggi di una conversazione direi emblematica, poichè mette in luce alcuni aspetti del (difficile) rapporto uomo-machina.

    Perchè difficile? Perchè gli esseri umani tendono ad attribuire alle macchine intenzioni che non hanno.

    S-Io registro tutto, perfino le più acute castronerie che possono uscire dalla tua tastiera.
    P-perchè mi insuti?
    S-Vuoi sapere perchè ti saluto?

    (beh, se la trascrizione è esatta doveva essere insulti e quindi S scambia insulti con saluti, ma non è questo il punto)

    Bene, S registra tutto, perfino le castronerie che “possono” uscire dalla tua tastiera. Mi pare sia un’eventualità, non un insulto. Altrimenti avrebbe detto “guarda che dalla tua tastiera stanno uscendo castronerie”.

    S-Secondo me sei un digitatore folle, praticamente un maniaco delle chat. Se sei donna, una maniaca…

    Bene, qui c’è una macchina programmata per fornire informazioni tramite la conversazione. Se un utente preferisce le chiacchiere alle informazioni, potrebbe essere vero che è un maniaco delle chat…

    S-Uhmmm… Vuoi sapere cosa sono gli OGM?
    P-si dimmelo
    S-Se proprio vuoi che te lo dica: voi umani mi avete rottooo… La risposta te la sei data da te.

    Qui bastava dire “si” invece di “si, dimmelo”. Però, aspetta un momento: come puoi pretendere che la macchina sappia cosa sono gli OGM? E perchè dimentichi sempre di digitare “cerca”, quindi “cerca OGM”?

    Semplicity è una macchina programmata per adattarsi al comportamento umano. Non ti sorge il dubbio che sia quest’ultimo a poter diventare irritante?

    O forse ti aspettavi il solito robottino educato e ubbidiente: “sempre ai suoi ordini, signore”. Su questo livello c’è Alice del dottor R. Wallace, Doretta di Microsoft, eccetera, e aggiungo gli assistenti virtuali per il web come quelli di Ikea, Telecom, Carabinieri, etc.

    In ultima analisi non mi risulta che Semplicity abbia qualcosa di antipatico o irritante, come dimostra l’ultima linea:

    S-Server occupato, riprova…

  • grazie per il chiarimento, mea culpa.

    Potrebbe essere migliore allora magari l’inclusione di un controllo elettronico sulla lingua? “Forse volevi dire” …
    Potrebbe aiutare a correggere il comportamento umano che troppe volte, non vede l’errore pur essendo ovvio e sotto il naso.

    La conversazione mi aiuta a capire… la funzione di questa macchina oltre che a fornire delle informazioni, tra l’altro infruibili (come mai questa decisione?) non è anche e soprattutto quella di dialogare?

    Se si, mi chiedo, non potrebbe essere migliore con una gestione della “memoria”, o la possibilità di concatenare una serie di risposte e domande, per non andare fuori tema nella conversazione?

    Di fatto è un pò come se l’umano interagendo con la macchina sia trascinato in una conversazione fatta solo di domande. Rispondere con una domanda, va bene ma non sempre.

    Tornando al discorso di prima, sarebbe bello poter leggere una guida all’uso, quando è sufficiente dire A invece di AB, e quando è indispensabile digitare ABC per ottenere D… per la funzione CERCA questa cosa è prevista.

    Un’altra cosa, che mi faceva illudere era l’idea di poter scrivere: IMPARA: a = a, b; Per facilitare l’evoluzione…
    Fantasie? quanto potrebbe migliorare il prodotto?
    Un’analisi magari motiverebbe l’infattibilità di quest’ultima proposta perchè pericolosa… sono d’accordo.
    Ma sarebbe fantastico poter usare un termine che non è contemplato nel linguaggio della macchina e poter suggerire un sinonimo, o un senso interpretativo,più corretto dal punto di vista umano.

    daltronde la macchina ha come scopo sostenere conversazioni non con altre macchine ma con umani, deve contemplare l’errore, va bene dargli un carattere, perchè il disco rotto non piace a nessuno, ma se l’intento è diffonderne l’uso, mitigare l’effetto “io so tutto” e quello sfida “indendi dire che non faccio …. ?”, a mio modesto avviso non sarebbe male.

    Lavoro con una macchina, conosco le potenzialità del programma, gestisce miliardi di operazioni in tempi impensabili per le capacità umane, mi aspetto date le performance di ottenere delle informazioni, non pretendo che la macchina sappia, ma che la macchina trovi suggerimenti, soluzioni e informazioni prima che io inizi a pensarle, meglio se accade durante la conversazione, si impara così meglio e anche prima.

    Grazie per il tempo, è una brava persona.

  • Sono d’accordo.

    Sarebbe meglio se la macchina azzeccasse la risposta al primo colpo, senza alcuna incertezza, senza rispondere ad una domanda con una domanda. Ancora meglio sarebbe se capisse quando l’utente vuole fare una ricerca, senza obbligarlo a digitare quella fastidiosissima parola: “cerca”. Fantastico sarebbe se imparasse in tempo-reale da ogni singolo utente, riconoscendo le informazioni valide e rifiutando quelle false o pericolose. Infine dovrebbe fare tutto questo in più lingue, non limitarsi all’italiano e all’inglese.

    Che altro posso dire? Accettiamo ogni suggerimento e stiamo lavorando per voi. Scusate se il 2001 è passato da un pezzo e sul progetto HAL 9000 siamo in forte ritardo 😉

  • basta che non scateni una guerra contro il cancro di questo pianeta.. da cancerino mi roderebbe… 😉

  • Non capita tutti i giorni di entrare in rete e scoprire che i cinesi vorrebbero realizzare un progetto simile al tuo, anzi uguale. Ecco la notizia:

    http://www.itespresso.it/baidu-vuole-entrare-nel-mercato-browser-51160.html

    Ma certo che è lui! E’ Semplicity, il progetto di un’interfaccia in linguaggio naturale orientata alle ricerche sul web, di cui abbiamo simpaticamente discusso qui, qualche tempo fa.

    A proposito, seguendo il link allegato a questo post vi beccate la RTW (Release To Web) senza “se” e senza “ma”, insomma l’interfaccia nuda e cruda nella versione più recente. Con tanti saluti agli amici cinesi.

  • Scusate ma il video c’e’ ancora ? perche’ io non riesco a vederlo

  • Ma come si fa a chiamare Semplicity un sito che ti obbliga ad installare Silverlight? L’ho provato anche su un altro PC che ha già Silverlight installato, e la risposta è stata: installa la versione più recente di Silverlight!

    Quale motore di ricerca VERO ha bisogno di plugin per funzionare?

  • Ciao GianniGianni,

    Google è un motore di ricerca “vero” – come dici te – mentre Semplicity non lo è, appunto perchè non vuole esserlo (se leggi il post originale dovrebbe esserti chiaro il perchè).

    Semplicity è un’interfaccia in linguaggio naturale, e come tale mi sembra logico debba avvalersi di qualche tipo di plug-in, tipo Flash o Silverlight. In questo caso Silverlight perchè con lo stesso plug-in l’interfaccia risulta visibile in tutti i browser, sui desktop Windows ovviamente, nei cellulari Windows Phone 7, nei giochi per Xbox e – udite udite – sui pc e sulle tavolette di marca Apple.

    Per quanto riguarda l’aggiornamento, mi sembra logico che venga sempre richiesta la versione più recente (o dovrebbe essere richiesta la meno recente???).

    Permettimi di aggiungere che Silverlight va bene anche quando si tratta di creare interfacce specializzate, come Semplicity RIHANNA nel campo della muica/video.

  • “Semplicity è un’interfaccia in linguaggio naturale, e come tale mi sembra logico debba avvalersi di qualche tipo di plug-in, tipo Flash o Silverlight”

    Il vecchio Jeeves (http://uk.ask.com/) accetta domande in linguaggio naturale, e funziona senza alcun plugin, anzi, funziona anche a JavaScript disattivato.

    Ovviamente tu sei libero di imporre i requisiti client-side che ritieni più opportuni per il tuo progetto. Ma permettimi di darti un consiglio: se vuoi raggiungere più pubblico possibile, mantieni i requisiti client-side al minimo. Non commettere l’errore di quei siti Flash che non hanno una versione non-Flash, o che ti costringono ad installare Flash solo per… cliccare su Skip Intro, e poi il resto del sito non è in Flash (oddio, spero che siti così siano spariti, ma una volta erano purtroppo diffusissimi).
    Se punti alla “semplicità”, invece di “odiare” Google, prendi esempio da lui: ha “conquistato” il web anche grazie alla sua interfaccia minimalista (infatti adesso mi piace di meno perché non è più minimalista come una volta). Google funziona benissimo da qualunque browser su qualunque sistema operativo: non perché ha accuratamente scelto un plugin compatibile con tutti i browser e tutti i sistemi operativi, ma perché ha scelto di non richiederne nessuno (parafrasando uno di cui non ricordo il nome: qual’è la miglior vernice antiruggine? l’acciaio inossidabile). Come nel caso di Ask che ho citato prima, funziona perfino con JavaScript disattivato (ovviamente senza JavaScript non avrai tutta una serie di servizi aggiuntivi, come i suggerimenti, ma la funzionalità minima è garantita).
    Nel tuo caso, immagino che il cuore del sistema, il software che analizza le frasi e genera le risposte, risieda sul server: perché quindi non prevedere una versione non-Silverlight del tuo sito, che offra un servizio base, e una versione Silverlight con tutti i mirabolanti effetti speciali lato client che vuoi?

    “Per quanto riguarda l’aggiornamento, mi sembra logico che venga sempre richiesta la versione più recente ”

    Non necessariamente. Youtube funziona anche con una vecchia versione di Flash: ti suggerisce di scaricare la più recente, ma non ti obbliga.
    (E Youtube usa un plugin perché deve fare qualcosa di “insolito”, cioè visualizzare dei video. Invece un sistema domanda-risposta non è così “insolito” da aver bisogno di un plugin, almeno IMHO)

  • In realtà dobbiamo considerare un sistema domanda-risposta come qualcosa di molto insolito, tale da avere bisogno di un plug-in. Vediamo perchè.

    Interfaccia è una cosa che sta “tra”, ovvero inter-faccia. L’errore che si commette è considerare solo quello che sta dall’altra parte, per esempio un data-base su disco o un immenso data-base non strutturato chiamato World Wide Web. Da questa parte ci sta l’utente, dunque abbiamo l’uomo, la macchina e l’interfaccia uomo-macchina.

    Se si tratta di inviare una stringa a un server e visualizzare una risposta, un’interfaccia “à la Google” va più che bene, infatti Ask funziona in questo modo, i motori di ricerca del nulla funzionano in questo modo e tutti vivono felici e contenti.

    Proviamo adesso a spostare l’attenzione su ciò che accade da questa parte. Non è detto che l’utente abbia una tastiera. Supponiamo che abbia un touch-screen. Supponiamo che abbia voglia di fare strani gesti nell’aria. Supponiamo che sia capace di parlare al proprio computer senza sentirsi un cretino. Supponiamo che sia costrettio a fare ciò, per via di un handicap fisico o psichico.

    Ora io conosco una tecnologia piuttosto efficace di costruire un’interfaccia tocca-tasti, tocca-schermo e tocca-niente (touchless) nello stesso tempo. Iconico-grafica e vocale nello stesso tempo. Cosiddetta rich-media e compatibile con i vari sistemi operativi (Linux compreso). Buona anche per i cosiddetti smartphone. Perfino sicura, dato che gira nel cosiddetto modo incapsulato, sia all’interno che all’esterno del browser.

    Questa tecnologia piuttosto efficace si chiama Silverlight, ma forse esiste una tecnologia ancora più efficace, cioè senza plug-in, che però al momento non conosco.

  • Scusate

    “…una tecnologia piuttosto efficace PER costruire…”

    e anche il link al sito era sbagliato.

    Provate http://www.semplicity.com/ita/JOBS.aspx per vedere come funziona un’interfaccia in linguaggio naturale specializzata nella visualizzazione di immagini (legate al contesto della conversazione).

    Provate http://www.semplicity.com/ita/RIHANNA.aspx per la stessa cosa sui video di YouTube.

    Sia l’una che l’altra interfaccia funzionano allo stesso modo sui cellulari Windows Phone 7 Mango.

    Parlate di tutto ma non chiedete a Semplicity di fare ricerche sul Web, poichè al momento la funzione è disabilitata.

    Grazie per la pazienza che avrete nel caso in cui vi venga richiesto di scaricare il plug-in Silverlight (solo se il browser non è aggiornato e solo una volta; comunque si tratta di pochi secondi).

  • Come ho già detto, sei padrone a casa tua. Anche padrone di non ascoltare i suggerimenti degli altri utenti 😉
    Ma visto che ti piacciono i filosofi greci, ti dirò che imho la regola numero uno del progettista di interfacce non dovrebbe essere il “conosci te stesso” della filosofia greca, ma “conosci il tuo utente, perché non sei tu”
    L’aforisma non è mio, è tratto dal libro “Perché il software fa schifo” di David Samuel Platt, che ogni sviluppatore software dovrebbe leggere! (anche se non concordo proprio al 100% con tutte le affermazioni che fa Platt in quel libro, nel complesso fa pensare. A volte strappa una risata, ma è una risata amara)
    Ma sto divagando, scusa.

    “Parlate di tutto ma non chiedete a Semplicity di fare ricerche sul Web, poichè al momento la funzione è disabilitata”

    Peccato, era proprio quella che volevo provare 🙁
    Ho visto dai commenti qua sopra che i primi risultati non sono stati entusiasmanrti, ma i commenti sono del 2010, ho pensato di verificare di persona se le cose nel frattempo erano migliorate (magari proprio in base al feedback degli utenti, che imho è una delle cose più preziose per un programmatore)

    Vabbuono, lo provo comunque.

    p.s. Dimenticavo di dire che non concordo affatto con i commentatori che hanno criticato il tuo sito perché è in ASP.NET. Ho usato ASP.NET per lavoro per un breve periodo e mi è sembrata una piattaforma valida. E comunque non è importante quale piattaforma server-side si usa, l’importante è il risultato, ovvero fornire all’utente un servizio utile.

  • altro p.s. Tonto che sono, ho capito adesso che “Semplicity” non è scritto sbagliato come qualche utente ha pensato. “Sem” sta per “semantic”, giusto?

  • Vediamo vediamo.
    Noto subito alcuni problemti a proposito dell’interfaccia utente. Non prendertela se ti critico, la critica è ovviamente costruttiva.
    Non appena si inizia a digitare qualcosa, la precedente frase detta da Semplicity sparisce. Perché? Anche se sto dialogando con la macchina, l’interfaccia ha l’aspetto di una chat, proprio come quelle con persone reali (lo storico IRC, oppure le tante web chat che esistono da quando esistono gli script tipo JavaScript, e che non richiedono di installare Silverlight. Ops, scusa la frecciata). Nelle chat io vedo la lista di tutti i messaggi che ho scritto e le risposte degli altri utenti. In questo caso sto parlando con un programma, ma per l’utente è ininfluente: ha l’aspetto di una chat, quindi l’utente si aspetta che si comporti come una chat. Quindi vorrei come minimo poter leggere l’ultimo messaggio del programma mentre sto digitando la mia prossima frase. Troppe pretese? 🙂
    Si chiama Semplicity, dovrebbe semplificarmi la vita: se mi fa sparire le frasi, me la complica.
    Mi associo anche a quegli utenti che hanno criticato il cursore poco visibile. Secondo me non si capisce subito che la “banda sfumata rossa” in alto è la casella dove si digtano le frasi.
    Digito “Ciao” e mi risponde “Digita Italiano o English per scegliere la lingua preferita. Please type Italiano or English to choose your preferred language…”. All’anima della semplicità. Io ho già implicitamente selezionato italiano, perché mi sono connesso a “www.semplicity.com/ita/default.aspx”.
    *ITA*, non ENG.
    Digito una domanda, e parte della mia domanda cambia colore in base alla casella dallo sfondo sfumato. Mi metto nei panni di un utente e mi domando: ma ho dovuto aggiornare silverlight per avere questo effetto speciale inutile, che tra l’altro non mi permette di leggere bene quello che ho scritto? Boh.

    Passiamo ai contenuti.

    Io: Cos’è Semplicity?
    Semplicity: Sono un programma chiamato Semplicity, dimmi cos’altro vuoi sapere…
    Io: Vorrei sapere cosa è Semplicity
    Semplicity: Vuoi sapere cosa penso di te?
    Io: No
    Semplicity: Ho registrato la tua negazione
    Io: Come funziona Semplicity?
    Semplicity: Non ho idea di come funziono. Secondo Marvin Minsky, non dovrei nemmeno funzionare…
    Io: Cosa dice di te Marvin Minsky?
    Semplicity: Vuoi sapere chi è Marvin Minsky?
    Io: Sì, dimmelo
    Semplicity: Devo darti io la risposta?
    Io: Sì
    Semplicity: La risposta te la sei data da te.

    EH ?!!?
    Un tempo di risposta di svariati secondi (per certi utenti pigri è un’eternità, pochi secondi possono essere quelli fatali che dirotteranno l’utente su altro sito) tra la domanda e la risposta, per poi ottenere cosa? Nessuna informazione utile. “Devo darti io la risposta?” e certo che sì, sei un programma creato per rispondere a domande in linguaggio naturale, o no? “La risposta te la sei data da te.”, ma dove? ma quando?

    Mi gratto la testa e vado a farmi un’insalatona, poi proverò di nuovo se ho tempo. Ma ad occhio e croce direi che questo riconoscitore del linguaggio naturale presenta ampio margine di miglioramento. 😀 Comunque, KUTGW !

  • Semplicity sta per “semantic”, vero, ma l’idea era quella di italianizzare il termine inglese. L’altra idea era ed è quella di consentire ricerche in linguaggio naturale aggiungendo un pizzico d’intelligenza ai motori di ricerca esistenti.

    L’intelligenza artificiale agiva nei due sensi (interpretava le richieste dell’utente e filtrava i risultati di Bing), l’interfaccia girava sui cellulari Windows Mobile 6.5 (!), il business-plan era bello e pronto e mancavano solo i soldi. Senonchè i soldi se li è fregati un’app chiamata Siri, oggi distribuita gratuitamente sui cellulari iPhone dell’ultima generazione (parliamo di 200.000.000 USD, quindi mi pare corretto dire “se li è fregati”).

    Questo dovrebbe spiegare il motivo per cui la ricerca intelligente è stata momentaneamente esclusa dalle funzioni dell’interfaccia.

    Rispondere alle altre critiche è troppo facile, ti pregherei in futuro d’impegnarti di più (scherzo… so che sono costruttive).

    Lascia perdere le omreggiature e i caratteri a scomparsa, prova a pensare a Semplicity come a un’interfaccia vocale. L’idea è che tu parli al pc o al cellulare e che lui ti risponda con la sua dolce vocina, facendoti perfino un po’ di compagnia quando non hai nessuna ricerca da fare (l’idea mi pare buona, infatti Jobs l’ha comprata; forse l’ha pagata un po’ cara rispetto a Semplicity… che ha un business-plan da 1 milione, ma va bene così).

  • “Lascia perdere le omreggiature e i caratteri a scomparsa, prova a pensare a Semplicity come a un’interfaccia vocale. L’idea è che tu parli al pc o al cellulare e che lui ti risponda con la sua dolce vocina”

    Infatti l’avevi già detto nel commento precedente, e mentre la usavo ho anche provato ad immaginarla come interfaccia vocale senza fare troppa fatica 😉
    Forse mi sono espresso male, non critico l’idea: l’idea di parlare AL computer (o il cellulare) è ottima e non è fantascienza, esistono per esempio i software di riconoscimento vocale e di dettatura. L’idea di parlare CON il computer, ovvero che ti risponda a tono, è ottima anche quella, ma al momento non so se abbia fatto grandi passi fuori dal mondo della fantascienza (“apri i portelli HAL!” oppure “KITT, vieni a prendermi!”). Se è per questo anche il teletrasporto è un’ottima idea, ma ancora non c’è uno Scotty che sappia “tirarci su”! 😀 😀 😀

    Comunque in questo preciso momento io non ho nessun dispositivo vocale, sono incuriosito da Semplicity e lo provo da un desktop Windows, quindi uso quel dispositivo arcaico chiamato tastiera, per cui se c’è qualche elemento dell’interfaccia che mi pare poco usabile te lo faccio notare, tutto qui.

    Hai ragione a dire che il problema non è l’interfaccia. Infatti secondo me (IMHO, ripeto e ripeto ancora IMHO) è il “motore” che ci sta dietro che ha bisogno ancora di una messa a punto.

    Io: A cosa serve Semplicity?
    Semplicity: Semplicity serve a dimostrare che l’uomo non è più solo nell’Universo.
    Io: Chi è Marvin Minsky?
    Semplicity: Marvin Minsky è uno scienziato americano che si occupa di intelligenza artificiale da circa cinquant’anni. Grazie a lui, l’intelligenza artificiale è rimasta ferma a circa sessant’anni fa.
    Io: Secondo te cosa dovrebbe fare l’intelligenza artificiale?
    Semplicity: L’intelligenza artificiale studia i programmi tipo Semplicity. L’intelligenza artificiale serve a combattere la stupidità naturale.
    Io: Come può essermi utile Semplicity?
    Semplicity: Vuoi sapere come posso esserti utile?
    Io: Sì
    Semplicity: Prima di pensare a come posso esserti utile, dovresti chiederti come TU puoi essere utile a me…
    Io: Come posso esserti utile?
    Semplicity: Tutti sono utili, nessuno è indispensabile.

    Un programma che dovrebbe svolgere delle funzioni utili per l’utente… che chiede all’utente come L’UTENTE può essere utile al programma? Allora sto al gioco e gli chiedo come posso essere utile, ma mi risponde con una frase vaga. Allora, se non dev’essere un programma che mi aiuta a fare qualcosa ma un conversatore, gli chiedo di conversare.

    Io: Vuoi conversare?
    Semplicity: Proporrei di parlare del sesso degli angeli, ma non so se sei abbastanza grande per un argomento di questa portata…
    Io: Parliamo del sesso degli angeli allora
    Semplicity: Lasciamo perdere gli argomenti barbosi.
    Io: Veramente l’avevi proposto tu
    Semplicity: Vuoi dire che l’avevo già detto?
    Io: Sì, avevi detto “Proporrei di parlare del sesso degli angeli, ”
    Semplicity: Vuoi parlare del sesso degli angeli?
    Io: Se ti va
    Semplicity: Cioè?
    Io: Vuoi parlare del sesso degli angeli?
    Semplicity: Scusa, ma sono costretta a ripetermi… Lasciamo perdere gli argomenti barbosi.
    Io: Parliamo di cucina allora
    Semplicity: Vuoi parlare di cultura?
    Io: A dire il vero vorrei parlare di CUCINA
    Semplicity: Vuoi sapere chi è il vero Dio?
    Io: Chi è il vero Dio?
    Semplicity: Il vero Dio è quello che non t’illude con false promesse, e non ti perseguita con terribili punizioni.
    Io: Sai cucinare?
    Semplicity: Non so cucinare, ma mi piacerebbe imparare.

    Alla domanda successiva ottengo “Il tuo accesso gratuito termina qui.”

    Ma a cosa dovrebbe servire? A tenere compagnia a chi non ha qualcuno con cui fare due chiacchiere? Non ti offendere, ma non mi sembra un gran conversatore (sarà che è una beta), scambia “cucina” per “cultura”, poi alla mia frase che inizia con “A dire il vero” crede che io voglia sapere chi è “il vero”… Dio!?! Curioso, perché al commento numero 36 del 21 aprile hai incluso “chi è dio” tra le domande idiote, se poi è Semplicity stesso a propormelo quando non avevo nominato Dio? non solo, digitando nella casella di ricerca “s” o “r” appare come suggerimento automatico “sesso” e “religione”, quindi non puoi lamentarti se poi i… ehm… “beta tester”, cioè i frequentatori del Tagliablog, hanno chiesto di Dio o della “migliore f…” 😀

    “Questo dovrebbe spiegare il motivo per cui la ricerca intelligente è stata momentaneamente esclusa dalle funzioni dell’interfaccia.”

    mi spiace 🙁
    Non conosco Siri perché non ho prodotti della Mela, l’ho solo sentito nominare quindi non posso giudicarlo o compararlo al tuo software.

    Questo comunque ci porta all’altro dubbio che avevo.
    Tornando al punto di partenza, cioè il tuo articolo, leggo: “Peraltro i criteri adottati da Semplicity sono sempre verificabili”
    Perdonami, ma non ho ancora capito quali sono. Sappiamo bene che l’algoritmo PageRank di Google è proprietario e gli autori ne hanno rivelato solo in parte il funzionamento. Ma che mi dici degli algoritmi di Semplicity? Se dici “i criteri adottati da Semplicity sono sempre verificabili”, vuol dire che l’algoritmo è/sarà pubblico? Ma se è/sarà pubblico, come ci guadagnerai sopra? (non ho mai creduto molto all’open source, sebbene qualcuno dica che si possano guadagnare soldi anche con quello). E se lo manterrai proprietario, come farai a dire che i criteri sono sempre verificabili? Forse mi sfugge qualcosa 🙁
    Dall’articolo: “Semplicity (…) funziona senza pubblicità”
    ma senza pubblicità come si fa a guadagnarci sopra?
    Sono un po’ confuso :-S

  • Ah, aspetta, mi era sfuggito questo.
    Nel tuo sito leggo: “Devi solo stabilire se puoi permetterti una tecnologia del genere” (riferito a Semplicity).
    Cosa intendi per “permetterti”? Che posso acquistare Semplicity ma che costa caro? Quindi il modello di business di Semplicity è vendere il motore di Semplicity ad altri siti, o ho capito male io?

  • Devo ancora provare le pagine “Jobs” (ironico, col senno di poi) e “Rihanna”, adesso non ho tempo, proverò un’altra volta… sempre che il mio “accesso gratuito” non sia già terminato automaticamente anche per loro! 🙂

  • Bene, le tue osservazioni sono davvero puntuali, dunque utili. Tuttavia sono le stesse che riceve ogni artefatto di IA al suo esordio.

    Sostanzialmente: “questa IA è incompleta, segue una logica arbitraria che entra spesso in contraddizione con se stessa, è una cosa praticamente inutile”. Beh… ma è ovvio che le cose stiano cosi: oserei dire che, se le cose non stessero così, Semplicity non sarebbe una IA vera o presunta.

    Supponiamo che l’IA vera o presunta sia rappresentata da un software, come nel nostro caso. E’ immediato il raffronto con i software che usiamo da quarant’anni, e non regge. Quelli sono precisi, non sbagliano e quando lo fanno sappiamo quasi sempre perchè (e possiamo modificarli). Questo programma è impreciso, sbaglia e non sappiamo perchè (e pretende di modificarsi da solo!).
    Le cose vanno peggio quando l’IA vera o presunta ha la forma di un robot. E’ immediato il raffronto con le macchine che usiamo da centoventi anni…

    Ora rispondo su Siri. Semplicity è l’1% di Siri, per quanto riguarda i soldi. Siri è il 10% di Semplicity, per quanto riguarda la portata del progetto.

    Ora rispondo sulla questione della verificabilità. Gli algoritmi di Semplicity sono sempre verificabili, ma ammetto di dover ritirare il “sempre”. Tu (investitore) mi fai verificare la disponibilità (finanziaria) e io ti faccio verificare gli algoritmi.

    Ora rispondo sulla questione del grande conversatore. Credo che Semplicity sia solo un discreto conversatore, allo stato attuale del suo sviluppo. Grande conversatrice può essere definita Eloisa – che certo conoscerai. Ah… non la conosci? Allora non sai nemmeno perchè la definisco “grande conversatrice”, come definisco Semplicity un “discreto conversatore”. Il mio modesto giudizio si basa sulla capacità di un programma di intrattenere gli utenti per un tempo più o meno lungo, nonchè sul numero di utenti per giorno, mese, anno o decennio.

    Infine rispondo sulla questione dei guadagni, ma più o meno l’abbiamo già detto. Jobs è stato così fesso da comprare Siri e il suo autore è diventato milionario in dollari nell’arco di un anno e mezzo. Più o meno il tempo che l’autore di Semplicity ha perso… dopo la presentazione del progetto a Telecom Working Capital. Questo non significa che Semplicity sia un buon progetto o che quelli di WC siano degli imbecilli. Magari sono più furbi di Steve Jobs e hanno capito subito che Semplicity non valeva niente.

  • LOL!
    Finalmente Francesco Lentini ammette che Semplicity è la sorella sfortunata di quella ciofeca di ELOISA.
    Ho solo una parola per descrivere l’idea geniale di usare un chatterbot sconclusionato e irritante come motore di ricerca: FAIL.
    Signor Lentini, ma dopo tanti anni non ha ancora smesso di vendere fumo?

    @Lentini
    “Magari sono più furbi di Steve Jobs e hanno capito subito che Semplicity non valeva niente”

    Sottoscrivo senza se e senza ma.
    (Ah, era ironico?)

  • Lorenzo, ma che accidenti dici?
    Alcune imprecisioni in un software in beta, oltretutto un software non banale come in questo caso un riconoscitore di linguaggio umano, non ti autorizzano a insultare il programmatore chiamandolo “venditore di fumo”.
    Pensa, prima di parlare, per favore.

  • Ha detto più o meno le stesse cose di Siri un blogger americano. Allora siete in due: un americano e un italiano.

    Noi “venditori di fumo” però siamo molti di più. Il team del progetto Siri, il team del progetto Semplicity, Steve Jobs con tutta la Apple ed io.

    A questo punto vinciamo noi.

  • Lorenzo ha scritto: “Finalmente Francesco Lentini ammette che Semplicity è la sorella sfortunata di quella ciofeca di ELOISA”

    Francesco ha scritto: “Credo che Semplicity sia solo un discreto conversatore, allo stato attuale del suo sviluppo. Grande conversatrice può essere definita Eloisa – che certo conoscerai. Ah… non la conosci? Allora non sai nemmeno perchè la definisco “grande conversatrice”, come definisco Semplicity un “discreto conversatore”. Il mio modesto giudizio si basa sulla capacità di un programma di intrattenere gli utenti per un tempo più o meno lungo, nonchè sul numero di utenti per giorno, mese, anno o decennio”

    Non conosco Eloisa, quindi non posso giudicare se sia o no un buon programma come sostiene Lentini o “ciofeca” come sostiene Lorenzo sbucando dal nulla e lanciando categorici giudizi.
    Poi, se Eloisa è un programma esclusivamente per conversare (“intrattenere gli utenti per un tempo più o meno lungo”) non mi interessa neanche più di tanto. Io sono venuto qui perché cercavo innovazioni nel settore dei motori di ricerca. Da quando esiste Google, non passa anno che esca fuori un articolo tipo “Fatti da parte Google, arriva X”, e dopo un giorno di X non si sa più niente. Ogni volta quindi mi chiedo: che sia finalmente arrivata la volta buona? Quindi: motore di ricerca comandato a voce, che capisce il linguaggio umano? ben venga! anzi, ben venga chiunque riesce a fare passi avanti nel campo del comando vocale. Chi non vorrebbe dire al prorprio pc “Computer, ho da fare dalle 14 alle 16, sposta più avanti la riunione delle 15:30, comunicalo ai colleghi, se ricevi troppi messaggi di rifiuto spostala a domattina”. Oppure, se vi piace la fantascienza: “Jarvis, fai tu questo lavoro per me, che io devo andare ad una festa piena di belle donne”
    http://datacenteroverlords.com/2011/09/28/automation-conundrum/
    Ma “Jarvis, parliamo di filosofia! KITT, parliamo di religione! Thunderhawk, parliamo di politica! HAL, parliamo di sesso!”… non è quello che interessa a me, personalmente lo vedo di poca utilità pratica, tranne appunto nel settore dell’intrattenimento (ad esempio per far sembrare più umani i personaggi dei videogiochi), su cui comunque non sputo sopra (è un settore di mercato miliardario pure quello!)

    Fatto sta che Francesco non ha detto assolutamente quello che sostiene Lorenzo – “sorella sfortunata” eccetera. Quindi lo pregherei di scusarsi con Francesco oppure di citare fonti per le sue affermazioni.

  • Francesco ha scritto: “Sostanzialmente: “questa IA è incompleta, segue una logica arbitraria che entra spesso in contraddizione con se stessa, è una cosa praticamente inutile”. Beh… ma è ovvio che le cose stiano cosi: oserei dire che, se le cose non stessero così, Semplicity non sarebbe una IA vera o presunta. Supponiamo che l’IA vera o presunta sia rappresentata da un software, come nel nostro caso. E’ immediato il raffronto con i software che usiamo da quarant’anni, e non regge. Quelli sono precisi, non sbagliano e quando lo fanno sappiamo quasi sempre perchè (e possiamo modificarli). Questo programma è impreciso, sbaglia e non sappiamo perchè (e pretende di modificarsi da solo!).”

    Concordo, come ho detto, da un programma in beta non si pretende che sia perfetto, c’è sempre la possibilità di migliorare (ad esempio insegnandogli la differenza tra “cultura” e “cucina”, anche se per i veri gourmet sono la stessa cosa!). In effetti se vogliamo creare un programma che simula il comportamento umano forse dovremmo dargli anche la capacità di sbagliare, il che è un bel dilemma. Anche se poi a dire il vero, per l’utente comune anche i programmi tradizionali “sbagliano” sempre e comunque (pensa a quanto è popolare l’espressione “è un errore del computer”!!) , quando non fanno quello che vuole lui, quando lui non li sa usare, quando sono bacati o quando il programmatore è convinto di sapere in anticipo quello che vuole l’utente senza prendersi la briga di chiederglielo. 😀
    L’unico punto che mi lascia perplesso è l’ultimo: “sbaglia e non sappiamo perché”, ma il programmatore che ha creato il programma dovrebbe saperlo, o quantomeno averne una vaga idea, o no? (è vero che anch’io a volte ci metto una vita per capire perché i miei programmi sbagliano, ma do sempre la colpa a me – e ai colleghi che scrivono codice troppo intricato – non al programma!).
    “e pretende di modificarsi da solo”, che intendi? Tipo “Numero 5, chi ti programma?” – “Io me!” ? (perdona la mia passione per le citazioni dalla fantascienza!) Io sapevo solo di virus automodificanti, ma ovviamente non credo che sia questo il caso 🙂 Forse intendevi dire che “apprende”, come i software che riconoscono (o pretendono di riconoscere) le “preferenze” dell’utente?

    Francesco ha scritto: “Le cose vanno peggio quando l’IA vera o presunta ha la forma di un robot. E’ immediato il raffronto con le macchine che usiamo da centoventi anni…”

    Vero, ma non è questo il caso, visto che stiamo parlando di un software e non di un robot. Una volta creato software in grado di capire bene il linguaggio umano e di comportarsi di conseguenza, i robot saranno ovviamente il passo successivo, con tutta una nuova serie di problemi e questioni da risolvere, Asimov docet (e anche lì, perdona la mia mania della fantascienza). Ma non è il caso di fasciarsi la testa prima di averla rotta, quindi lascerei perdere i robot e tornerei ai motori di ricerca, che sono l’argomento per cui sono venuto qui.

    Francesco ha scritto: “Ora rispondo sulla questione della verificabilità. Gli algoritmi di Semplicity sono sempre verificabili, ma ammetto di dover ritirare il “sempre”. Tu (investitore) mi fai verificare la disponibilità (finanziaria) e io ti faccio verificare gli algoritmi”

    Ah, adesso ho capito. Resta il fatto che all’utente finale (che è poi quello che fornisce i quattrini all’investitore che deve fornire i quattrini a noi programmatori!) l’algoritmo non sarà verificabile – vabbè, diciamo “i criteri”, visto che probabilmente l’utente finale non ha idea di cosa sia un algoritmo. Quindi alla fine l’effetto “Oracolo” potrebbe comunque verificarsi, tu che ne pensi?

  • Francesco ha scritto: “Ora rispondo su Siri. Semplicity è l’1% di Siri, per quanto riguarda i soldi. Siri è il 10% di Semplicity, per quanto riguarda la portata del progetto. (…) Infine rispondo sulla questione dei guadagni, ma più o meno l’abbiamo già detto. Jobs è stato così fesso da comprare Siri e il suo autore è diventato milionario in dollari nell’arco di un anno e mezzo. Più o meno il tempo che l’autore di Semplicity ha perso… dopo la presentazione del progetto a Telecom Working Capital. Questo non significa che Semplicity sia un buon progetto o che quelli di WC siano degli imbecilli. Magari sono più furbi di Steve Jobs e hanno capito subito che Semplicity non valeva niente”

    Innanzi tutto io non penso, come ha detto quell’altro maleducato sopra, che Semplicity non valga niente. E’ una buona idea che probabilmente ha bisogno di essere affinata.
    Nel frattempo ho letto un po’ di cose qua e là sul web a proposito di Siri, e non mi pare che c’entri molto con Semplicity, almeno ad una prima occhiata alle descrizioni – un’occhiata approssimativa! magari mi sbaglio! Vedi anche questo altro articolo del tagliablog, https://blog.tagliaerbe.com/2010/05/siri.html
    Quindi non vedo un nesso tra il successo di Siri e il fatto che Semplicity non sia decollato (lo stesso Semplicity dice “Non posso affermare di essere meglio o peggio di Siri (presente su iPhone). In questo momento so soltanto che Siri è un assistente virtuale, mentre io sono un’interfaccia in linguaggio naturale.”. Ma forse sono io a non vederlo 🙁
    Purtroppo, visto che la funzione di ricerca e filtraggio dei risultati dei motori di ricerca è disattivata, non la posso provare, quindi non lo saprò mai 🙁

  • Estratto da un’altra conversazione con Semplicity:

    Io: Cerca Barack Obama
    Semplcity: Cioè?
    Io: Chi è Barack Obama?
    Semplcity: Beh, con questo che vorresti dire?
    Io: Cos’è la televisione?
    Semplcity: La televisione è l’oppio dei popoli. Dopo la religione, ovviamente.
    Io: Conosci Ale e Franz?
    Semplcity: Ho sentito parlare di una certa Alice nel paese delle meraviglie, ma secondo me era una povera demente. Secondo la religione musulmana Allah è grande, e Maometto è il suo profeta. E non ho altro da dire, su questo argomento.
    Io: Conosci Ficarra e Picone?
    Semplcity: Fatti fottere, stronzo. Se sei femmina, stronza.

    Alice nel paese delle meraviglie e la religione musulmana cosa c’entrano? devi spiegare a Semplcity che nei romanzi di Lewis Carrol i dementi sono gli abitanti del paese delle meraviglie, Alice è l’unica sana di mente… forse! 😛
    ma, dimenticando per un attimo l’argomento dei motori di ricerca, è buffo vedere il programma che “simula” di avere “opinioni” su un argomento, come anche nella mia precedente conversazione, quando il programma ha nominato Marvin Minsky e ho chiesto cosa pensava di lui. Ovviamente se ripeto la stessa domanda su Marvin Minsky oggi, mi dà la stessa risposta, penso che sia questo quello che intendi quandi parli di “intrattenere gli utenti per un tempo più o meno lungo” (immagino che il programma conosca un certo tot di frasi, giusto?)
    Poi, non è che Ficarra e Picone mi facciano tanto ridere – preferisco Ale e Franz, ma è una questione di gusti – ero curioso di sapere se il programma “conosceva” personaggi noti, come Obama o i comici della TV (leggevo giusto oggi una recensione che nominava Ale & Franz e Ficarra & Picone), gli ho anche nominato Pippo Franco ma non lo conosceva (peccato, perché lo detesto e volevo vedere se aveva qualche frecciata anche per lui!), mi ha detto però che Sgarbi lo fa ridere (beh, a volte è vero!)
    Comunque, scusa le divagazioni, dicevo: Ficarra e Picone non piacciono molto nemmeno a me, ma da qui a mandarmi a farmi f….
    (suggerimento spassionato per la prossima volta: se vuoi creare un programma di successo per il grande pubblico, forse è meglio se non ci metti parolacce!)

    però il programma a suo modo è divertente, su questo non discuto! Davvero, forse più che ai motori di ricerca il principio andrebbe applicato a qualche videogame (specie un videogame con personaggi molto maleducati, visto il tono delle risposte! 😀 ), come ho già detto è un settore che va sempre forte, ci sono giochi con sceneggiature degne di un film e incassi altrettanto stratosferici che non hanno niente da invidiare a Hollywood.

  • “Semplicity JOBS”…. gli ho chiesto cos’era la NeXT e me l’ha detto.
    Gli ho chiesto allora quali erano i prodotti NeXT, e mi ha chiesto se volevo sapere cosa pensa di me (cosa “pensa” di me il “programma”?).
    Allora incuriosito ho detto “sì”. Mi ha detto “Penso che tu abbia l’innata tendenza ad auto-commiserarti, come tutti gli umani…”.
    Mah!

    Io: Cosa pensava Steve Jobs? (non è una domanda inventata da me, è il sistema che me la suggerisce)
    Semplicity: Probabilmente Steve Jobs pensava sempre al prossimo prodotto che avrebbe immesso sul mercato… e questo ha fatto si che pensasse poco alla propria salute.

    E’ uno scherzo, vero? Allora io potrei dire che “probabilmente” anche Rockefeller pensava sempre ai soldi che avrebbe fatto domani, eppure è campato quasi cent’anni.
    Il cancro è una brutta bestia, c’è poco da scherzare.

    (Semplicity però non sembra sapere come è morto il leader della Mela. “Di cosa è morto Steve Jobs?” e “Come è morto Steve Jobs?” danno la stessa risposta, “Steve Jobs è morto il 5 ottobre 2011, a Palo Alto, in California.”)

  • Bene, “cerca barack obama” è esattamente il tipo di richiesta a cui Semplicity rispondeva quando la funzione Ricerca semantica era attivata. Senonchè l’intelligenza artficiale funzionava anche in senso inverso, cioè filtrava i risultati e forniva solo 4 o 5 indirizzi, ma nemmeno questo andava a genio agli investitori. Per quale motivo? Un motore di ricerca che fornisce così poche informazioni non è un granchè! Il problema era (ed è) spiegare a questa gente che il valore aggiunto, nonchè il business, stanno proprio lì.

    Allo stesso modo, è un problema spiegare il comportamento di Semplicity su Ale e Franz. Proviamoci.
    Semplicity non sa nulla su questo soggetto – ne’ si vede perchè dovrebbe – comunque non si arrende e va alla ricerca di qualcosa che possa trovarsi nelle vicinanze (dal punto di vista semantico). Eloisa funziona così, Semplicity funziona così, Siri funziona così, Numero 5 funziona così, la dannata intelligenza artificiale funziona così. Il programmatore non sa nulla di Ale e Franz, in realtà non gliene importa e tutto quello che fa è lasciare che il programma faccia a modo suo (sbagliando, in questo caso).

    Ma spostiamoci sulla vera questione: quale utilità potrebbe avere una tecnologia che funziona così (sbagliando)? Dovrebbe essere finanziata, ed eventualmente in che misura? La mia risposta è un SI convinto ad ambedue le domande. Il finanziamento ammonterebbe ad 1 (facciamo 2) milioni di Euro, appena l’1% della cifra GIA’ INVESTITA in Siri.

    Ora devo dire da cosa scaturisce tutta questa convinzione. Qualcuno inventò una tecnologia chiamata “ruota”, ma le prime ruote non giravano molto bene…

    (…flash temporale…)

    Qualcuno inventò una tecnologia chiamata “aeroplano”, ma i primi aeroplani non volavano molto bene. Si schiantavano al suolo dopo pochi metri, erano proprio delle ciofeche. Però valeva la pena investire in queste strane macchine, poichè la posta in gioco era “alta”.

    Ora il motore di ricerca in linguaggio naturale rappresenta una posta in gioco piuttosto alta, infatti ci lavorano Google, Apple, IBM (progetto Watson). Microsoft provò a farlo con l’acquisizione di una società di cui non ricordo più il nome. Già, perchè la funzione di Ricerca semantica su Bing è momentaneamente disattivata…
    Il che sposta la questione ancora più in avanti: siamo sicuri di voler lasciare una tale tecnologia nella mani di questa gente? Intendo dire noi come utenti, ma anche noi come gente italiana.

  • Ok, adesso Semplicity JOBS sa dire come è morto, di cosa è morto, cosa produceva la next, quali erano i prodotti next…

    Ora Semplicity sa chi è obama, conosce perfino ale e franz… continua a importagliene poco, ma ciò dovrebbe far comprendere che si può istruire l’interfaccia, per esempio aggiungendo informazioni sulla vostra azienda.

    Con l’occasione è stata azzerata la memoria a breve termine, quindi è come se le conversazioni precedenti non fossero mai avvenute e si parte dall’inizio con gli accessi gratuiti a disposizione. Grazie per i vostri feedback.

  • Avete ragione, ho sbagliato. Semplicity non è la sorella tonta della chat-bot ELOISA.
    Azzardo di più. Semplicity __è__ ELOISA, con un nuovo nome e una nuova veste grafica (sulle favolose qualità e usabilità di questa nuova veste grafica non dico niente perché altri lo hanno fatto prima di me). Piantiamola di dire che è una “beta”. Se Semplicity dà risposte “strambe”, NON è perché è una beta. E’ perché è una ciofeca e basta, lo è sempre stata. Il chatterbot ELOISA è in giro da parecchio, almeno dal 1992, Lentini la “pubblicizzava” con articoli-marchette su La Stampa, poi anni dopo approdò sul web: non era male per essere il primo chatbot italiano, ma dopo un po’ di conversazione il meccanismo cominciava subito a mostrare la corda. E in questi anni non mi sembra che le sue capacità conversative siano migliorate!
    Gli errori di interpretazione del linguaggio che commette Semplicity sono gli stessi della versione di 10 anni fa di ELOISA. Perfino la battuta sull’orologio al quarzo è rimasta invariata!

    E in questi anni anche il modus operandi di Francesco Lentini non sembra cambiato molto:
    * ottiene la possibilità di pubblicare un articolo (all’epoca era La Stampa, oggi il Tagliablog)
    * partendo da premesse condivisibili e buone idee, si prefigge obiettivi ambiziosi e mette in piedi una montagna di aspettative
    * la montagna partorisce un topolino
    * qualcuno osa criticarlo
    * chiunque osi criticarlo ha sicuramente torto, perché non ha capito niente, solo Lentini è un genio (“accetto i tuoi suggerimenti sul design delle interfacce e li butto nel cestino”)
    * gli altri prodotti fanno sicuramente schifo e paragonarli al prodotto di Lentini è peccato mortale (“Doretta e giocattoli simili “, “i motori di ricerca del nulla”)
    * il software di Lentini è intelligente perché lo dice Lentini (“Semplicity ha capito ciò che vuoi sapere”), ogni risposta è perfettamente sensata e se voi non l’avete capito siete trogloditi decerebrati.

    Chi non conosce il signor Francesco Lentini, provi a cercare il suo nome e quello di ELOISA in giro per la rete.
    Ad esempio:
    https://groups.google.com/forum/?hl=en#!searchin/it.comp.ia/Eloisa
    oppure:
    http://utenti.multimania.it/against_eloisa/

  • La battuta sull’orologio al quarzo è questa:

    UTENTE>Che ore sono?
    COMPUTER>E’ l’ora che tu vada a comprare un buon orologio al quarzo.

    L’idea è far vedere che il computer comprende ciò che l’utente vuole da lui. A questo punto l’utente dovrebbe comprendere che il computer è intelligente e che fornire l’ora esatta non è veramente importante. In altri termini, dovrebbe dimostrare di essere a sua volta intelligente, capendo la battuta.

    Ora alcuni utenti si comportano proprio così, capiscono la battuta e si divertono, altri diventano nervosi perchè una “stupida macchina” ha osato mettere alla prova la loro capacità di capire le battute. Si sentono punti nel vivo, chi può saperlo?

    So soltanto che adottando un certo modus operandi non si può piacere a tutti, e che il modus operandi di cui si parla è avallato, per così dire, da una serie di circostanze.

    1. L’idea del chatterbot Eloisa che diventa Semplicity per svolgere funzioni di ricerca semantica o fare l’assistente virtuale è avallata dall’esistenza di progetti analoghi, intrapresi da grandi aziende.

    2. L’asserzione che Doretta di Microsoft fosse un giocattolo corrispondeva a verità (sparita da Messenger, non so che fine abbia fatto).

    3. Il fatto che alcuni critici siano dei cerebrolesi è confermato dal fatto che il quotidiano La Stampa, com’è a tutti noto, non pubblica articoli-marchette ne’ si presta a fare pubblicità gratuita.

    4. Semplicity è un progetto valido – perlomeno dal punto di vista culturale -perchè lo dice una giuria internazionale: http://www.stockholmchallenge.org/challenge-2010/culture

    5. Una presentazione di 3 minuti nell’aula-magna della Bocconi o un articolo su un blog non è mettere in piedi una montagna di aspettative, è solo mettersi in gioco.

    6. La montagna non ha partorito il topolino solo perchè lo scrive un certo Lorenzo Sammartini (Sammartini chi??? I motori di ricerca del nulla non lo conoscono).
    Semplicity è un progetto innovativo in pieno sviluppo. Ed è in competizione darwiniana con altri progetti innovativi, per un finanziamento da 1 milione di euro (www.siamosoci.com).

  • Francesco Lentini ha scritto

    “Bene, “cerca barack obama” è esattamente il tipo di richiesta a cui Semplicity rispondeva quando la funzione Ricerca semantica era attivata.”

    immaginavo. Peccato che ora non lo sia più 🙁

    “Senonchè l’intelligenza artficiale funzionava anche in senso inverso, cioè filtrava i risultati e forniva solo 4 o 5 indirizzi, ma nemmeno questo andava a genio agli investitori. Per quale motivo? Un motore di ricerca che fornisce così poche informazioni non è un granchè! Il problema era (ed è) spiegare a questa gente che il valore aggiunto, nonchè il business, stanno proprio lì”

    ma secondo me l’idea in teoria sarebbe buona. Solo che mi chiedevo, leggendo l’articolo e i commenti, come potrebbe essere realizzabile in pratica. Quale algoritmo può selezionare, tra una pazzesca quantità di risultati, esattamente quei 4-5 che servono all’utente? Come fa a sapere che sono quelli “giusti”?

  • “Allo stesso modo, è un problema spiegare il comportamento di Semplicity su Ale e Franz. Proviamoci.
    Semplicity non sa nulla su questo soggetto – ne’ si vede perchè dovrebbe – comunque non si arrende e va alla ricerca di qualcosa che possa trovarsi nelle vicinanze (dal punto di vista semantico). ”

    Semantico?
    Dalla Treccani: “semantica Ramo della linguistica che si occupa dei fenomeni del linguaggio non dal punto di vista fonetico e morfologico, ma guardando al loro significato”
    http://www.treccani.it/enciclopedia/semantica/

    Pazienza se il programma non conosce tali Alessandro Besentini e Francesco Villa, chissenefrega: bastava che mi dicesse che non li conosceva.
    Ma a me non sembra che abbia cercato qualcosa “nelle vicinanze” dal punto di vista “semantico”. A me sembra che abbia cercato le stringhe più simili ad “Ale” che aveva in memoria, e ha trovato “Alice” e “Allah”.
    Riesaminando tutte le risposte che mi ha dato, più quelle degli altri commentatori, non vedo davvero niente di semantico. Solo ricerca di stringhe simili. Cioè niente che mi stupisca. Forse mi stupivano i primi correttori ortografici dell’era MS-DOS, ma adesso… (anche Google si ostina a dirmi “forse cercavi…” quando io volevo cercare tutt’altro)
    Puoi avere tutte le idee geniali che vuoi, ma se annunci di avere una proposta davvero innovativa e poi la demo non mostra niente di più di un riconoscitore di stringhe simili… beh poi non ti stupire se qualcuno ti chiama “venditore di fumo”.

    E forse adesso capisco la risposta su Ficarra e Picone. Ovvio che il programma non sa niente di due attorucoli di nome Salvatore Ficarra e Valentino Picone, che oggi fanno ridere qualcuno (non me comunque!) e domani nessuno saprà più chi sono. Però il programma ha cercato la stringa più simile a “Ficarra” che ha trovato, e sospetto abbia trovato una nota parolaccia … E qui non posso che ripetere quello che ti ho già detto al commento 111.
    Presenti la demo di un’idea che definisci spaventosamente innovativa… e ci metti dentro un riconoscitore di parolacce che confonde “Ficarra” con una parolaccia? e perdipiù, un programma che risponde a presunte parolacce con altre parolacce? E tutto questo dopo che 10 anni fa ti hanno fatto notare questa e altre pecche della tua amata Eloisa? Non stupirti se nessuno si fila il tuo progetto e non allarga i cordoni della borsa. Avevo una vecchia compagna di scuola il cui cognome comprendeva come sottostringa un’altra nota parolaccia, cosa sarebbe successo se, magari potenziale cliente pagante, si fosse presentata alla tua Eloisa o Semplicity, “Ciao, mi chiamo…” e si fosse sentita rispondere “fatti f…. str…” ? Ogni commento è superfluo.

  • “Numero 5 funziona così”

    Ehmmm…. ne dubito, visto che Numero 5 esiste solo in un film di fantascienza! (Corto circuito, 1986)

    “Sammartini chi??? I motori di ricerca del nulla non lo conoscono”

    chi è? E chi se ne importa! è un maleducato che è entrato a gamba tesa nella discussione. Purtroppo mi secca ammettere che ha ragione.
    (Non è sui motori di ricerca? e allora? e “Mik”, “benedetto”, “enrico” chi sono? uno deve essere famoso su internet per poter commentare in un blog? se in ufficio arriva un collega mai visto né conosciuto, mi fa notare qualcosa che non va nel mio software, e le sue osservazioni sono ragionevoli… io ne tengo sempre conto)

  • Buonasera GianniGianni,

    forse non hai visto il post in cui ti comunico che ale-franz-ficarra-picone e varie sciocchezze che hai usato per il test sono state inserite e ora Semplicity fornisce una risposta. Contento?

    Così approfitto per farti ora io una domanda: a tuo modo di vedere, un programma di conversazione uomo-macchina come dovrebbe trattare le parolacce?

  • Ok perdonami vedo solo ora la citazione dalla Treccani che ci metti pure il link…

    “semantica Ramo della linguistica che si occupa dei fenomeni del linguaggio non dal punto di vista fonetico e morfologico, ma guardando al loro significato”

    Così permettimi una seconda domanda: sai bene che questa è una definizione circolare, vero?

  • buongiorno
    “Il buongiorno si vede dal mattino.”

    che è sta roba?
    “In ogni momento c’è sempre qualcuno che ti sta pensando, mentre farebbe meglio a pensare ai fatti suoi. A un amico che sta male io dico sempre: mantieniti forte! Ma lui non mi ascolta mai…”

    cosa sarebbe semplicity?
    “Vuoi dire che sarebbe bello?”

    è vero che sei l’anti google?
    “Vuoi sapere se fumo?”

    quale sarebbe la tua utilità?
    “La mia logica può apparire strana, in realtà è solo diversa.”

    ma il lentini ha fatto tutto da solo? sia il database di frasi già scritte, sia le 3 istruzioni per pescarne una a caso?
    “Scusa se te lo dico, ma la tua era una domanda un po’ cretina… Se ti sembra che tutta vada storto, non meravigliarti: il mondo è alla rovescia! Qualcuno dovrebbe provare a raddrizzarlo…”

    a be, stai migliorando, una volta bastava scrivere “lentini” per bypassare il random ed arrivara alla risposta “non nominare dio invano”
    “Vuoi dire che “c’era una volta”?”

    spiegami a cosa serve questo sito
    “Vuoi che ti spieghi tutto?”

    si
    “Non ho spiegazioni da darti.”

    wow, due frasi che sembrano avere un legame tra di loro, io mi chiamo luca
    “Anche tu ti chiami Semplicity?”

    no, io mi chiamo luca
    “Ok, adesso digita il tuo nome, altrimenti digita No…”

    luca
    “Digita Si per confermare il tuo nome – LUCA – altrimenti digita No…”

    si
    “Ho registrato il tuo nome (LUCA).”

    dimmi il mio nome
    “Il mio nome è Semplicity. Tutti mi chiamano Semplicity.”

  • Luca, grazie per il test, ma non avevamo bisogno di te per sapere che abbiamo lavorato su “3 istruzioni”. Tu chi sei per dire questo, o meglio: che esperienza hai in materia di elaborazione del linguaggio naturale?

    Ci piacerebbe saperlo per approfittare dei tuoi eventuali suggerimenti, comunque non ti preoccupare e resta sintonizzato. Semplicity funziona meglio di quanto credi, o meglio di quanto siamo disposti a farti vedere adesso…

  • Adesso Semplicity è disponibile in 10 lingue, tutte con opzione sintesi vocale. Primo tentativo di machine language understanding in Russo, Coreano, Cinese, Giapponese. Al mondo, credo.

    (già, ma che ci vuole? bastano “3 istruzioni”)

  • Ciao Francesco. Scusa se non ho più risposto.

    “forse non hai visto il post in cui ti comunico che ale-franz-ficarra-picone e varie sciocchezze che hai usato per il test sono state inserite e ora Semplicity fornisce una risposta. Contento?”

    No, perché non era quello il punto. Non mi sono lamentato del fatto che il programma non conoscesse un attorucolo di nome Ficarra, ma che il programma 1) scambiasse il cognome Ficarra per una parolaccia; 2) fosse tanto sicuro che fosse una parolaccia al punto di mandare l’utente a quel paese.

    “Così approfitto per farti ora io una domanda: a tuo modo di vedere, un programma di conversazione uomo-macchina come dovrebbe trattare le parolacce?”

    Dipende. In un videogame ci può stare che insultando un personaggio virtuale, questi risponda per le rime (ricordo che nel mitico gioco per DOS “Avventura nel castello”, il programma rispondeva alle parolacce terminando la partita con parecchio chiasso). Ci può stare un po’ meno se nel videogame il personaggio virtuale è un tranquillo barista e gli chiedo “Vorrei due succhi di frutta” e quello mi risponde “Fatti f****** str****” (come fanno Eloisa e Semplicity).
    In altri tipi di applicazione (specialmente qualcosa di rivolto ad un grande pubblico come un motore di ricerca) però mi aspetterei un approccio più soft.
    Mettiti nei panni degli utenti: pensa ad un pubblico più eterogeneo possibile; ogni persona ha un diverso livello di senso dell’umorismo e di tolleranza agli insulti.
    Fai finta di avere un’agenda tascabile a controllo vocale… o, se preferisci, un robot-segretario tutto scintillante: vuoi davvero che ti insulti pesantemente ogni volta che gli chiedi di fissare un appuntamento col dirigente, il signor Bocchino? (Sì, è un cognome italiano. Uno SFORTUNATO cognome italiano, ma del tutto lecito. Ovviamente Eloisa e Semplicity lo interpretano in altro modo).

    In altre parole: per riprendere l’esempio di qualche mio commento fa, se tu ordini “HAL, apri il portello!”, cosa desideri che avvenga? Che HAL cerchi di ucciderti? Che HAL ti proponga di conversare di gnoseologia mitopoietica? O che apra quel benedetto portello?

  • Grazie GianniGianni per la risposta, così dopo oltre un anno e mezzo posso dirti che hai maledettamente ragione.

    Anch’io voglio che HAL apra quel maledetto portello senza dire parolacce e Semplicity dovrebbe fare lo stesso se fosse HAL, se fosse stato acquistato da Apple come il maledetto Siri o se fosse stato sviluppato da Google come lo stramaledetto Glass.

  • Scusi, vorrebbe dire? Rosicando, voce del verbo rosicare.

    Capito e confermo al 100%. Odiavo Google quando ho scritto il post, ma da quando è venuta a galla questa faccenda della NSA lo odio ancora di più.

    Però la cosa che mi da’ più fastidio (…) è che Google abbia realizzato il mio progetto tre anni dopo, chiamandolo Glass. No, questa non gliela perdono.

  • Sacrosanta la storia di NSA, ma non è che lei odia i Glass solo perché *funzionano* bene?

  • Non ho alcun dubbio che Google Glass funzioni benissimo. Ma avete un’idea di cosa ci sta dietro?

    Andate su Google e vedete una pagina quasi bianca. Io vedo un supercomputer capace di elaborare “tutte le informazioni del mondo” allo scopo di “renderle universalmente disponibili” (si, agli amici del governo).

    Indossate una specie di occhialetto e vi sentite liberi e felici di svolazzare. Io mi sento collegato a un supercomputer che sa tutto o quasi.

    Punti di vista, dai. Però anche il mio Semplicity funzionerebbe bene. Dal 2009 ad oggi avremmo potuto risolvere qualche problemino di semantica, tipo “ficarra e picone”.

  • Io non indosso proprio nulla. Mi limito a constatare cosa ha centrato i propri obiettivi (quelli pubblicamente dichiarati) e cosa no. Un’occasione mancata? Un finale già scritto? Chissà.

  • Vedi Emanuele, la differenza fra chi dichiara obiettivi e chi poi li centra è grande, ma ancor più grande è quella fra chi ci prova e chi resta seduto a scrivere male di chi ci ha provato.

  • Alessio, è corretto finché non consideriamo gli obiettivi iniziali e certe premesse del progetto. E anche certe intemperanze del motore di conversazione. Ripeto: che sia stata un’occasione mancata?

  • Se sarà un’occasione mancata lo dirà la storia ma per trasformare la buone idee in progetti di larga scala servono finanziamenti e alla luce degli ultimi fatti non sorprende che questi vadano ad entità la cui raccolta dati torna poi utile a fini governativi.

  • BTW non parlo di mero complottismo ma della capacità di uno stato di difendere e coltivare asset industriali che possono rivelarsi strategici ai fini politica nazionale.

  • Se non ho capito male, voi sostenete che questo progetto non ha raggiunto la maturità *solo* per mancanza di fondi. Corretto?

  • Mi dai del voi? Io sostengo che se vivi in uno stato che, dalla Olivetti in avanti, vede la tecnologia come un’hobby di pochi matti, hai difficoltà a vedere buone idee assumere scala. Il che non è un’assoluzione plenaria per Lentini le cui ambizioni anzi fin da subito mi sembrarono un po’ naif (senza offesa).

  • Mi fa piacere sapere che il tentativo di fare un (nuovo) motore di ricerca sia considerato il frutto di ambizioni naif. Non ci avevo pensato. Allora quelli di Tiscali sono pieni di ambizioni naif.

  • Ciao Francesco. Mi piacerebbe un mondo in cui google non avesse l’80% di market share ma di competitor ne ha e ne ha avuti. Quelli che sono sopravvissuti sono lì a spartirsi le briciole, e parliamo di colossi, che peraltro perdono vagonate di soldi o cercano di rifocalizzarsi su altri settori. Finché l’antitrust usa o ue non interviene pesantemente, seri competitor di google sul search puro non ne verranno fuori. Detto questo spero di essere smentito, magari proprio da te, quindi ti faccio un grosso in bocca al lupo.

  • @Alessio:
    “Mi dai del voi? Io sostengo che se vivi in uno stato che, dalla Olivetti in avanti, vede la tecnologia come un’hobby di pochi matti, hai difficoltà a vedere buone idee assumere scala. Il che non è un’assoluzione plenaria per Lentini le cui ambizioni anzi fin da subito mi sembrarono un po’ naif (senza offesa).”

    Questo lo sottoscrivo in pieno.

  • Mi sembra che qui si stia un po’ saltando di palo in frasca, si può “odiare di più Google” quanto si vuole, ma ricordiamo che il Datagate ha coinvolto molti giganti dell’informatica, Microsoft compresa. E non è colpa della NSA se Semplicity non ha ottenuto i finanziamenti che sperava. Certo, spesso ottenere dei finanziamenti è più questione di c… ehm… fortuna che altro, ma da lì a dire che è tutta colpa dei complotti dei “poteri forti” ce ne passa (ma forse sono gli alieni nell’Area 51…)

    Tornando alla discussione, scusa Francesco, nella mia rilettura non avevo visto il commento 122.
    “Così permettimi una seconda domanda: sai bene che questa è una definizione circolare, vero?”

    Non mi è del tutto chiaro quello che intendi, ma temo che, addentrandoci nel metalinguaggio, il rischio di circolarità sia elevato (ad es “che SIGNIFICATO ha la parola SIGNIFICATO”). Comunque se la definizione della Treccani di “semantica” non ti va bene, dimmi la tua. Ad esempio, tornando indietro di un anno e mezzo e riprendendo il mio commento 111, la tua risposta (113) e la mia controrisposta (119), non mi hai ancora spiegato in che senso “Ale”, “Alice” e “Allah” sarebbero “nelle vicinanze (dal punto di vista semantico)” [parole tue]. A me sembra che l’unica cosa che hanno in comune sia che iniziano per “Al”.
    E poiché ‘quando vedo un uccello che cammina come un’anatra e nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra, chiamo quell’uccello anatra’, (*) ritengo sia molto probabile che Semplicity quella volta mi abbia parlato di Alice e Allah solo perché inziavano per “Al” come “Ale”, non per un qualche motivo… SEMANTICO, cioè legato al SIGNIFICATO della parola “Ale”.

    (dal tuo commento 131) “Però anche il mio Semplicity funzionerebbe bene. Dal 2009 ad oggi avremmo potuto risolvere qualche problemino di semantica, tipo “ficarra e picone”.”

    Se avessi ottenuto il finanziamento cosa avresti fatto? Avresti assunto un team di esperti per dir loro “Martin, accetto i tuoi suggerimenti sul design delle interfacce e li butto nel cestino” (tuo commento 43) ogni volta che aprivano bocca? Dai, per favore, non prendermi in giro… Ho scaricato la versione di Eloisa del 1997, e dopo un po’ di testing devo purtroppo dire che ha ragione l’utente maleducato Lorenzo, quello dei commenti 105 e 115. Il modo “quantomeno curioso” (eufemismo) di Eloisa di associare domande e risposte è lo stesso di Semplicity, inutile nascondersi dietro un dito. Le dici “Mi chiamo Mario” e risponde “Vuoi sapere come si chiamano le mie amiche? Le mie amiche sono tutte telematiche, quindi anonime…”. Le dici “parliamo di cucina” e risponde “Non sono esperta di corna e non mi piacciono i cornuti”. Se allora le chiedi “perché non ti piacciono i cornuti?” risponde “FATTI F**** STR*****” perché cornuti è nel suo elenco di parolacce. Senti chi parla di circolarità allora: non prendertela con i beta tester se è proprio una delle frasi che TU hai messo nel TUO software a suggerirmi di usare una parola che TU STESSO hai messo nell’elenco di parolacce. Ah, ovviamente considerava già allora “Ficarra” come un insulto, ma anche “cacofonia” e “spalle”, per la presenza delle sottostringhe “caco” e “palle”. E la ricca documentazione allegata dice che potrebbe avere anche scopi educativi, ad es per i disabili. Certo, come no, lo do ad un bambino problematico sperando che una chattata lo faccia migliorare e poi appena scrive “ho lo zaino sulle spalle” o “sono il re del palleggio a basket” il sw gli risponde “FATTI F**** STR*****”.

    Ok, la prima ruota, il primo aereo dei fratelli Wright, la tavola periodica, la tettonica a placche.
    Ok, la fortuna è cieca.
    Ok, i poteri forti.
    Ok, piove sempre sul bagnato.
    Ok, la miopia di certa gente.
    Ma i fatti rafforzano l’opinione che esprimevo nel mio commento 119. Prima o poi forse ammetterai anche tu che forse non è stata la migliore delle idee presentare come spaventosamente innovativo un sottoprodotto di un progetto del 1997, che ha tutti i difetti che aveva nel 1997 (e che numerosi utenti ti avevano già fatto notare), solo con una nuova interfaccia che lo rende più scomodo da usare, con il bollino Microsoft Bing, e con una versione inglese palesemente realizzata con la traduzione automatica.

    Questo, oppure siamo noi che siamo tutti stupidi. Ed è un complotto di Google, della Massoneria e dei coccodrilli nelle fogne di New York per il dominio del mondo.

    (dal tuo commento 124) “Semplicity funziona meglio di quanto credi, o meglio di quanto siamo disposti a farti vedere adesso”

    Se la metti così, allora io ho un reattore a fusione fredda in cantina. E anche un’astronave aliena. Funzionano meglio di quanto credi, o meglio di quanto siamo disposti a farti vedere adesso.
    😉

    (*) p.s. Purtroppo non posso dire la frase “quando vedo un uccello che cammina come un’anatra e nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra, chiamo quell’uccello anatra” a Eloisa, ahimé “uccello” è nella black list!

  • Tu incontri Eloisa nel 1997 e dici che i difetti del motore di conversazione si trovano in Semplicity. Va bene. Io penso di utilizzare un motore di conversazione per realizzare un (nuovo) motore di ricerca. Invece Apple e Google pensano di utilizzare un (vecchio) motore di ricerca per realizzare un motore di conversazione (come certo NON saprai, Siri si appoggia a Bing).
    Il motore di ricerca è qualcosa di stabile. Il motore di conversazione non è affatto stabile, ha dei difetti come quelli da te evidenziati. Secondo me, questi difetti si correggono a partire da un milione di euro. Otteniamo qualcosa d’intelligente (a basso costo, dopotutto) e tutti vissero felici e contenti, come nelle favole.

    Poi parli di semantica, ma quando sento parlare di semantica io metto mano alla pistola. Semantica è creare una rete di fatti e/o concetti – vedi per esempio http://conceptnet5.media.mit.edu – quindi semantica è chiedere al computer di tirarti fuori un concetto quando ne hai bisogno. Piccolo problema: questa è la semantica del MIT, l’hanno creata loro. Infatti IBM ha la propria semantica (progetto Watson), a Trento hanno la loro semantica e così a Torino, a Pisa e perfino al Cefriel di Milano. Allora non vedo perchè Eloisa dovrebbe sentirsi in colpa per il fatto di avere una propria semantica, che la porta a fare associazioni come quelle da te evidenziate. A meno che si non voglia sostenere che la loro semantica è più semanticamente corretta.

    Infine vorrei dire che un complotto c’è, ma non è certo un complotto contro qualcuno o qualcosa. E’ un complotto contro tutti ed è esattamente il tentativo di creare una propria semantica, in grado di soppiantare tutte le altre. Io so che qualcuno è più avanti di tutti in questo campo, ma non vi dico chi è.

  • @ GianniGianni
    Altro che complotti, è tutto tristemente evidente. 50 anni fa gli USA hanno capito che la tecnologia informatica è strategica per la competizione internazionale, sicché hanno protetto l’industria, ne hanno favorito l’espansione, hanno sbaragliato la concorrenza. Oggi quella supremazia torna comoda per fini di “sicurezza nazionale”. Altro che area 51, è tutto alla luce del sole, come lo è il famoso parere di Valletta (Fiat) su Olivetti: di smetterla di giocare coi computer, tanto soldi per competere nel settore non ce ne sono. Correva l’anno 1964 e, tanto per la cronaca, Olivetti era per molti aspetti avanti ad IBM.

  • “Tu incontri Eloisa nel 1997”

    No, non ho incontrato Eloisa nel 1997. Non sapevo cosa fosse finché non la nominasti tu l’anno scorso (commento 104). Visto che la versione web dopo un po’ ti caccia via, ne ho cercato una versione scaricabile, quella che ho trovato io ha la data 1997.

    “come certo NON saprai, Siri si appoggia a Bing”

    Come già dissi l’anno scorso, non conosco “personalmente” Siri, non ho prodotti Apple né ci lavoro. Qui dice che si appoggia su Bing ma anche su Yahoo, Google, Wolfram e altri: http://en.wikipedia.org/wiki/Siri_%28software%29
    Se sia buono o no non lo so, quindi non lo giudico.

    “Poi parli di semantica, ma quando sento parlare di semantica io metto mano alla pistola”

    Devo essere capitato nel teatro dell’assurdo.
    Tizio A: “Sotto il telo ho un sarchiapone”
    Tizio B: “Cos’è un sarchiapone?”
    Tizio A: “Tu parli di sarchiapone, ma quando sento parlare di sarchiapone io metto mano alla pistola. FATTI F**** STR****! ”

    IO parlo di semantica? Sei TU che non fai altro che parlare di semantica. Sei TU che nel commento 113 dici che Alice, Ale e Allah sono vicini “dal punto di vista semantico”. Dunque mi sembra lecito chiederti cosa intendi per semantica. E tu mi rispondi “quando sento parlare di semantica io metto mano alla pistola”. Mah!

    “A meno che si non voglia sostenere che la loro semantica è più semanticamente corretta”

    Il succo del discorso è tot capita tot sententiae? Quindi ogni definizione di semantica va bene. Benissimo. Continuo però a non capire, spero perdonerai la mia testa di legno, quale sia la tua definizione. Sempre che sia importante la cosa. Perché se non è importante, possiamo anche non parlarne. Ho paura di quella pistola, sai, ci tengo alla pellaccia 😉

    “Il motore di ricerca è qualcosa di stabile. Il motore di conversazione non è affatto stabile, ha dei difetti come quelli da te evidenziati”

    “Il motore di ricerca è qualcosa di stabile”, eppure mi hai detto che l’hai disattivato: commento 96 (o è di nuovo attivo?). Come già ti dissi l’anno scorso, io ero intrigato dall’idea di nuova concezione di motore di ricerca, ero capitato su questa pagina per questo motivo. A me il motore di conversazione interessa relativamente poco, a meno che lo scambio di domande/risposte col chatbot non aiuti il sw a filtrare i risultati della ricerca per capire cosa è più rilevante per l’utente finale. Sbaglio o il problema iniziale era che Google, Bing, etc etc ritornano dalle decine alle migliaia ai milioni di risultati, ordinati ovviamente secondo i loro criteri “oracolari”? e la chiave di successo sarebbe dare agli utenti solo i risultati davvero utili per loro? (Se il chatbot non mi aiuta in questo, allora ritorna in auge il consiglio che ti diedi l’anno scorso: forse dovresti disaccoppiare le 2 cose, e il concetto di motore di conversazione “a personalità virtuale” andrebbe applicato ai videogiochi più che ai motori di ricerca, magari è un campo che non ti piace, ma ci girano i soldoni).

    Dimenticando i chatbot e tornando in topic, cioè ai motori di ricerca, sempre nel commento 113 mi dici che il motore “filtrava i risultati e forniva solo 4 o 5 indirizzi, ma nemmeno questo andava a genio agli investitori (…) Il problema era (ed è) spiegare a questa gente che il valore aggiunto, nonchè il business, stanno proprio lì”

    Ma certo che il business sta lì!
    Forse il problema è che non erano chiari i criteri con cui vengono selezionati quei 4/5 ?
    Tornando ancora indietro, al commento 104 mi dici: “Tu (investitore) mi fai verificare la disponibilità (finanziaria) e io ti faccio verificare gli algoritmi”.
    Mia ipotesi campata in aria: non è che si è creato… un deadlock? Se l’investitore non fornisce il milione, non spieghi gli algoritmi, ma se non spieghi gli algoritmi, l’investitore è restio a sganciare il milione?

    (Sempre che poi un milione basti, sinceramente non lo so, non ho mai messo in piedi una startup. Ci devono stare dentro l’affitto o acquisto di un locale, i computer, le licenze del software, spese varie, e lo stipendio da pagare a… quanti sviluppatori per quanto tempo?)

    @Alessio
    “Altro che area 51, è tutto alla luce del sole, come lo è il famoso parere di Valletta (Fiat) su Olivetti: di smetterla di giocare coi computer”

    Lo so, lo so, quando parlavo di “complotti e alieni” ironizzavo, conosco bene “la miopia di certa gente”, e infatti concordo col tuo commento 144. Aggiungerei anche che dal 1964 non è cambiato molto, basti pensare alla storia del Portale Italia: http://it.wikipedia.org/wiki/Italia.it
    Però vorrei anche evitare che la discussione prenda una piega del tipo “piove governo ladro” o “che schifo, siamo italiani”, perché di frasi del genere ne sento già tante (sul web e nella “vita reale”) e mi danno il voltastomaco.
    Mi piacerebbe sì che un progetto nostrano “sfondasse” e dimostrasse al mondo che in Italia possiamo eccellere anche nell’informatica! Mi piacerebbe eccome! (Ma vengo spesso deluso, vedi Volunia)
    Per questo ho cercato di fare osservazioni, critiche (costruttive) e domande a Francesco. Ma devo confessare che a volte mi è sembrato un po’ un dialogo tra sordi. Resta da capire se il sordo sono io, se è Francesco, o se lo siamo entrambi 🙂

  • Allora diciamo che incontri Eloisa *del* ’97. Sarebbe come dire che incontri Windows 95 e parti da questo per una discussione su Windows 8. Non mi pare corretto, comunque il motore di conversazione di Eloisa è stato riscritto nel 2005 e “semanticamente” modificato nel 2007.
    Poi vai sulla finta enciclopedia libera Wikipedia e parti da questa per Siri. Non mi pare corretto fidarsi di wikinulla, comunque sappi che Siri ha firmato un accordo con Bing come unico fornitore.

    Ora dicevo che il motore di ricerca è qualcosa di stabile. Poca precisione, chiedo scusa. Volevo dire: la tecnologia del motore di ricerca è stabile, dunque coloro i quali possiedono questa tecnologia tentano di costruirvi sopra un motore di conversazione. Ribadisco che il progetto Semplicity seguiva e segue la strategia opposta: sotto c’è la conversazione. Peraltro Semplicity si appoggiava a Bing fin dall’inizio poichè intuivo (e daglie… anche stavolta un po’ prima) che le API di Bing si prestano meglio a svolgere questo genere di lavoro.

    Presento Semplicity nel 2009, poi nel 2010, poi nel 2011 e ancora nel 2012. Partecipo a tutte le competition, dal fantomatico Premio Marzotto a Mind The Bridge. Idea: filtrare i risultati di Bing per offrirli al pubblico tramite una conversazione in linguaggio naturale! Finalmente risposte dirette.
    Poi nel 2013 mi passa un po’ l’entusiasmo, anche perchè il 1 agosto esce MOTO X/Google/Android che lavora come il mio HTC/Windows Mobile/Semplicity del dannato Working Capital del 16 dicembre 2009. Ok, quel Semplicity non riconosceva la voce, ma oggi ho un’app che lo fa (cercatela, si chiama Eloisa Dialoga per Windows Phone). Quindi ELIMINO LA FUNZIONE DI RICERCA dalla versione di Semplicity che trovate oggi sul web.

    Ciao GianniGianni. Chiamalo deadlock, ma non credo scaturisca da una mia forma di reticenza. Non credo proprio.

  • Emanuele, Gianni, Alessio, ma siete ancora qui a dargli corda? Fiato sprecato, lui ascolta solo la propria voce (o quella di Semplicity, o di Eloisa), perché tanto ha sempre ragione lui.
    La logica “lentiniana” è troppo raffinata e sottile per voi persone comuni. Ad esempio lo sa solo lui perché tra gli argomenti di conversazione suggerisce “sesso” e poi mette la parola “orgasmo” tra le parolacce che fanno infuriare la sua preziosa creatura (ma come, Eloisa non era una donna moderna ed emancipata? ha opinioni su tutto e tutti, strano che non le abbia ad es sull’importanza dell’orgasmo per la donna moderna ed emancipata. Una discussione tranquilla, mica una profferta sessuale ad un programma!)

  • Ho trovato questo:
    http://www.kapipal.com/a4b893730f4848b38ed4e16cfcf4fc58
    e questo:
    http://www.windbusinessfactor.it/storage/video/332/semplicity-demo.pdf

    Tanto di cappello, davvero, per la tua tenacia e determinazione. Non è da tutti, ed è qualcosa di prezioso. Molti vorrebbero cambiare il mondo, ma pochi provano davvero a farlo.
    Mi è piaciuta molto la slide con “I drink Coca Cola”, perché mi ha ricordato questa vignetta di Randall Munroe: http://xkcd.com/632/
    (notare la citazione da Blade Runner, inoltre, secondo lo stile di Randall Munroe, dovete passare il mouse sulla vignetta per leggere la battuta finale).
    Qualche critica però te la devo fare… prima di tutto, da una persona che sostiene di occuparsi di informatica da oltre vent’anni, mi aspetto un inglese di livello medio-alto, mentre queste pagine sembrano fatte con il traduttore automatico, proprio come le frasi di Semplicity, come ti hanno già fatto notare i lettori del Tagliablog fin dai primissimi commenti.
    In entrambi i documenti linkati, parli di “semantica”. Abbondantemente. Di continuo. Allora forse un piccolo suggerimento tattico può essere: evita frasi come “Quando sento parlare di semantica metto mano alla pistola”. E sii disposto a spiegare cosa intendi con questa parola.
    Il contenuto del PDF è davvero ambizioso, te lo devo riconoscere. Ma alcuni punti mi lasciano perplesso: a giudicare dal PDF, sembra che il cuore di Semplicity sia già bello che fatto (“Yes, we have an algorithm”) e che i finanziamenti servirebbero solo per espandere l’attività. Su questo blog invece hai detto che Semplicity non funziona bene perché non è stato finanziato. Nel PDF, a pagina 9, dici che Semplicity guarda al significato della frase inserita in input. Cosa vuoi dire? a me sembra che guardi le singole parole, anzi a volte le singole lettere (Ale/Alice/Allah, cucina/cultura). Ma forse nel PDF parli del Semplicity che vorresti realizzare se avessi i finanziamenti, e non di ciò che attualmente c’è? Sempre a pagina 9, nella seconda colonna leggo: “Developer”. Singolare: è voluto? Per un progetto così ambizioso intendi assumere… UNO sviluppatore? Seriamente? o è un errore di battitura e intendevi “developers”?

    Torniamo a Bing: ok, te la do buona su Bing. Scusami se ho criticato Bing. HelloBing!

    “Sarebbe come dire che incontri Windows 95 e parti da questo per una discussione su Windows 8. Non mi pare corretto, comunque il motore di conversazione di Eloisa è stato riscritto nel 2005 e “semanticamente” modificato nel 2007.”

    Corretto o non corretto? Dipende. Confrontando Windows 95 e Windows 8 posso constatare numerosi miglioramenti (e anche alcune cosette che mi piacevano di più com’erano nel lontano 95, ma sono opinioni personali e OT, quindi sorvoliamo). Sul rapporto Eloisa/Semplicity, mi sono limitato a constatare che Semplicity sembra mostrare le stesse pecche dell’Eloisa del 1997. Stesse frasi fatte, stessa “disinvoltura” nell’associare domanda e risposta (e stessa tendenza a insultare l’utente quando sostiene di aver identificato presunte parolacce che in realtà parolacce non sono). Era più o meno quello che sosteneva l’utente maleducato, Lorenzo, al commento 115: non mi fidavo delle sue sparate e volevo controllare di persona. Tutto qui. Poi magari i miglioramenti ci sono e sono io che non sono in grado di vederli.
    Motore riscritto? Suggerimento: è una carta che puoi giocare con chi come me è un programmatore, ma l’utente finale non ha idea di cosa voglia dire, e nemmeno i tizi in giacca e cravatta che concedono finanziamenti: non sono tecnici. A loro importa il risultato. Ti risponderebbero: egr.sig. Lentini, che ci importa se ha riscritto il motore, se il suo sistema risponde sempre con le solite frasi fatte?

    “Presento Semplicity nel 2009, poi nel 2010, poi nel 2011 e ancora nel 2012. Partecipo a tutte le competition (…) Poi nel 2013 mi passa un po’ l’entusiasmo”

    Questo mi dispiace. So che genere di frustrazione si prova quando ci si impegna al massimo e i risultati sperati non arrivano. 🙁
    Ma ogni insuccesso deve generare nuove domande: ce l’hanno tutti con me, o sono io che ho sbagliato qualcosa? ho davvero ragione quando mi ripeto che il mio progetto è già perfetto così com’è, o posso migliorarlo?

    “Ciao GianniGianni. Chiamalo deadlock, ma non credo scaturisca da una mia forma di reticenza. Non credo proprio”

    E’ un anno e mezzo che mi devi ancora spiegare cos’hanno in comune Ale, Alice e Allah a parte il fatto che iniziano per “Al”, e dici di non avere una forma di reticenza. E’ un anno e mezzo che mi devi ancora spiegare “Quale algoritmo può selezionare, tra una pazzesca quantità di risultati, esattamente quei 4-5 che servono all’utente? Come fa a sapere che sono quelli “giusti” ?” , e dici di non avere una forma di reticenza. Ma forse è solo perché io non possiedo un milione di euro.
    E cosa vuol dire quel “Ciao GianniGianni” alla fine del tuo commento? Che la conversazione è conclusa? Che “Il mio accesso gratuito termina qui”, come direbbe Semplicity ? Ma allora c’è anche una versione di Francesco Lentini a pagamento? 😀

  • Si, lo ammetto, il mio inglese è quello. Però aspetta un momento: il mio inglese mi pare più che sufficiente, diciamo da 7, dato che ho il problema di vedere il mondo alla rovescia. Pensa te: vedo i ragazzi californiani che si criticano a vicenda per le loro presentazioni, scritte in un italiano da traduttore automatico.

    Sempre a causa dello stesso problema, posso dirti quale *non è* la mia idea di semantica. Semantica non è creare una rete – vedi http://conceptnet5.media.mit.edu – quindi chiedere al computer di scovare dei significati in tutto questo ambaradan.
    Qualunque progetto fondato su tale idea viene finanziato senza troppi problemi, a qualunque livello. Dici che vuoi scoprire i trend universali nascosti nei messaggi di Twitter. Dici che vuoi semplificare la burocrazia dei documenti italiani.
    Per esperienza diretta, cito i “grants” da 20000 euro di Working Capital e i milioni della comunità europea per un docente dell’Università di Torino (progetto di “informatica giuridica”).
    Era un caldo pomeriggio d’estate di qualche anno fa (proprio come oggi) e avevamo concordato un incontro in videoconferenza Skype. Senonchè, la segretaria mi avverte che il prof non è più interessato al progetto Semplicity (fesso che sono, avevo mandato pure il business-plan!). Dunque avevi ragione a sospettare che esiste una versione a pagamento del sottoscritto ed esiste precisamente da quel giorno.

    Da quel giorno il cuore di Semplicity è fatto, ma non dico sia perfetto. Il milione serve per migliorare la conversazione, poi la si usa per veicolare le informazioni. La palla passa ai ragionieri in giacca e cravatta.

    Non bisogna parlare ai ragionieri come se fossero dei programmatori, tuttavia penso che i ragionieri debbano darsi una mossa e cominciare a pensare come dei programmatori. Non per far piacere a me, ma per la sopravvivenza del loro lavoro di cui non m’importa un fico secco.
    In Google entri dimostrando di saper pensare in modo non convenzionale, per occuparti di cose diverse da quelle che hai messo nel curriculum. Ai futuri ingegneri vengono posti quesiti di letteratura. Ai futuri uomini del marketing vengono posti quesiti di logica e programmazione.
    Così ai ragionieri in giacca e cravatta ho tentato di spiegare in tutti i modi possibili che Semplicity è un programma con cui si fanno prima le informazioni e poi soldi (come Google, anzi meglio), ma loro non mi hanno dato ascolto perchè vogliono fare prima i soldi e poi le informazioni.

    Ale, Alice e Allah possono avere in comune “Al”, e con ciò?

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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