Perché i bravi SEO lasciano le aziende e diventano freelance?

Stavolta il tema della chattata con Davide/Taglia era il lavoro come esterni. Pare che sempre più spesso SEO professionisti lascino la propria azienda e smettendo di fare il dipendente, inizino a lavorare come freelance.

Davide mi chiede un parere ed eccomi qui (a proposito, avrete capito che sono Francesco de Francesco, aka fradefra). Per farla ancora più completa, ho pensato di contattare alcuni amici, che nella Top Ten dei SEO in Italia, metto sicuramente nelle primissime posizioni. Enrico Altavilla / Low, Piersante Paneghel, Maurizio Petrone e Giacomo Pelagatti. Ovviamente aggiungo anche la mia risposta e poi quella di Alessio Turriziani, ex collega in SEMS di Enrico, Giacomo e Maurizio, freelance anche lui ora SEO dalle parti del bresciano.

Ad ognuno di loro ho fatto la stessa domanda: “Perché ad un certo punto della tua vita hai deciso di iniziare a fare il consulente?”

Eccovi le risposte, in ordine alfabetico.

Alessio Turriziani“Credo che sicuramente, l’aver avuto la opportunità, di interazione con una agenzia SEO di alto certo livello sia servita a maturare naturalmente le mie potenzialità, liberando quelle capacità organizzative decisionali che sicuramente ti portano anche a questo tipo di svolte.
Ho deciso di diventare Freelance non appena mi sono sentito abbastanza maturo da affrontare una nuova sfida professionale per testare il mio limite.
Ho fatto tesoro di tutto quello che ho imparato in azienda, non solo di SEO, per gettare le basi della mia nuova esperienza professionale.
Nel momento in cui, per motivi strettamente familiari, non riuscivo più a soddisfare i miei bisogni con il lavoro in azienda, ho capito che l’alternativa era quella di un’attività da Freelance.
Ad oggi, dopo alcuni mesi di rodaggio posso dire di aver raggiunto alcuni obiettivi che mi hanno spinto a fare questo passo, avere più tempo per studiare SEO, poter scegliere i progetti sui quali lavorare e soprattutto poter coltivare la mia vita familiare.”

Enrico Altavilla“Nel mio caso la domanda si potrebbe forse estendere a “Perché ad un certo punto della tua vita hai deciso di tornare a fare il consulente?”, ma la ragione principale per la quale tempo addietro ho smesso di fare il freelance per andare a lavorare in un’agenzia SEM è la stessa per al quale adesso ho deciso di uscire da un’agenzia (Sems) e riprendere la strada della consulenza freelance: migliorare ancora.
In agenzia ho portato conoscenze SEO tecniche e dall’ambiente di agenzia ho avuto modo di osservare le logiche dietro la gestione di grandi progetti e brand e di testare le mie capacità di organizzazione e relazionali. Non sarei riuscito ad acquisire questa cultura e questa pratica se non avessi lavorato in un team dal profilo così alto.
Dopo più di tre anni di lavoro in azienda, le prospettive erano quella di rimanere in ambito aziendale con un ruolo legato ad attività di coordinamento/gestione e quella di tornare a fare da sé, magari con una formula che prevedesse la collaborazione con altri freelance SEM.
Ho scelto la seconda strada e la discriminante principale è stata proprio la possibilità di riprendere a gestire progetti nella loro interezza collaborando con professionisti che ritengo tra i più validi in Italia.
Esistono molte altre ragioni per intraprendere in questo momento in Italia la strada del freelance SEO/SEM, specie se si ha avuto esperienza in agenzia. Nel mio caso personale, la possibilità di poter selezionare (ed essere selezionato da) le persone con le quali sarei andato a collaborare ha rappresentato per me una garanzia di qualità del lavoro e di risultati troppo allettante per volervi rinunciare.”

Giacomo Pelagatti“La molla che ha fatto scattare la mia decisione di fare il freelance è stata la possibilità di dare vita a un nuovo progetto professionale insieme a persone che conosco e stimo, trattandosi in parte di miei ex-colleghi: l’opportunità di lavorare in team con alcuni dei migliori specialisti in Italia fu la motivazione principale che mi spinse ad accettare un’offerta di assunzione tre anni fa; allo stesso modo, poter continuare a collaborare in maniera indipendente con persone con le quali condivido una visione del search marketing e del ruolo di consulente è ciò che mi muove oggi.
Esiste poi una serie di considerazioni di carattere più materiale, ma non per questo meno sentite: sopra tutte, direi l’esigenza di avere maggiore controllo sui progetti, più autonomia nella gestione della relazione col cliente e nella valorizzazione del mio tempo (chiunque abbia lavorato almeno un paio d’anni in agenzia credo capisca cosa intendo), oltre naturalmente alla prospettiva/auspicio di una maggiore gratificazione non solo economica.
Per il 2010 sono decisamente ottimista: credo sarà un anno importante per il nostro settore, e a mio avviso non è una coincidenza che ultimamente siano in tanti, anche ai piani alti di realtà consolidate, ad aver intrapreso la strada del freelancing.”

Maurizio Petrone“Ho deciso l’anno scorso di fare il consulente freelance, perché questo mi permette di lavorare come, quando e con chi voglio.
Come consulente, ho la possibilità di scegliere personalmente i clienti ed i partner con cui lavorare, impostando i progetti come piace a me fin dal primo approccio di offerta commerciale. Questo aspetto è importantissimo perché mi permette di assumermi la responsabilità delle mie scelte, e delle indicazioni che fornisco ai clienti, con estrema serenità.
Dal punto di vista logistico poi, il fatto di svolgere praticamente tutte le attività da casa grazie ad internet ed un telefono, mi permette di evitare i tempi morti come gli spostamenti, e soprattutto di modellare i tempi di lavoro, sia quelli quotidiani che quelli a lungo termine, in base alle mie attitudini: lavoro meglio, per me stesso e per i clienti che seguo.”

Piersante Paneghel“Per avere una buona vita: scelta dei clienti, stress a livelli bassi e comunque controllabili, entrate migliori.”

Ed ora tocca a me, fradefra“Io ho lavorato come S.a.s., come dipendente, come Direttore e alla fine, credo che il rapporto come freelance (anche se in realtà ai clienti fattura YoYo – Formazione rotolante) sia la forma che mi consente di fare delle scelte che come dipendente non potrei mai fare.
So che così non diventerò ricco (ma comunque guadagno di più di un dipendente), però ho il grande vantaggio di potermi scegliere solo progetti che mi piacciano, che è sempre stato il criterio di selezione di tutte le mie attività, da quando ero giovane.
Pochi progetti, piacevoli, con possibilità reali da parte mia di dare un contributo e di vederne il risultato a breve, quasi sempre come incremento immediato di fatturato.
Inoltre viaggio, ho tempo di scrivere, partecipare ad eventi, decidere della mia formazione e pianificare ciò che mi sta attorno e mi piace.”

A voi la palla 🙂

Autore: Francesco de Francesco di YoYo – Formazione rotolante, Docente Web Marketing e consulente (per il TagliaBlog).

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34 Comments

  • Una boccata di ossigeno per tutti i giovani che hanno voglia di impegnarsi maturare… e vdr qualcosa di positivo nel panorama italiano e globale…

    Un bel “coraggio” per chi come me… da qualche anno si è avvicinato al mondo dei motori di ricerca, passando per il “webmastering”, e sta tendendo verso il web marketing…

    Sostanzialmente traggo scelte di vita, esigenze di formazione tout court (io sono pendolare e so cosa vuol dire viaggiare dalle 2 ore e mezza alle 3 tutti i dì, tempo che si potrebbe dedicare alla formazione), possibilità di essere liberi e dedicarsi al 100% al proprio cliente… (ai propri clienti, che è meglio).

    Non è un post tecnico ma credo che sia il più bel post per chi come me… tutte le notti, in anteprima, viene a leggere qualche riga di webmktg…

    saluti from amalfi coast!

  • Morale: “perchè rompersi il culo per qualcuno quando puoi fare 10.000 euro al mese lavorando da casa tua in mutande”?
    Amen

  • Post con argomenti non dissimili da quello che qualche giorno fa si è discusso sul “forum alverde”…

    A mio avviso le controindicazioni sono solo… una: lavorare come freelance non da la sicurezza dello stipendio fisso, e questo – anche se può sembrare una banalità – si porta appresso una serie di concatenazioni che *vanno* considerate.

    La mancanza di stipendio fisso significa -> ricerca continua e costante di nuove commesse (ed in periodi di crisi come questo può diventar alquanto stressante) -> impiego del proprio tempo in ricerca lavoro, che significa non poterlo impiegare nello svolgere il lavoro stesso -> meno tempo per lavorare, meno testa per lavorare, si lavora meno e aumenta la sensazione di “urgenza” (lavoro da consegnare, poco tempo per aggiornarsi, per leggere i blog, ecc.).

    Ri-scusate una frase magari banale: io credo che l’erba del vicino sia sempre più verde. Quindi chi lavora con impiego 9-5 sogna di fare il freelance, per poter gestire al meglio il proprio tempo e le proprie attività, chi lavora come freelance sogna la tranquillità del lavoro 9-5 dove si può spegnere l’interruttore e pensare anche ai propri hobbies (per dire) senza la pressione psicologica di “essere in bilico”…

    Ovviamente, IMHO 🙂

  • A me pare di aver visto nelle risposte di tutti una grande costante: posso scegliermi i clienti !
    Questo credo sia il più grande valore aggiunto di chi ha intrapreso un percorso da SEO/SEM Freelance.
    E’ il principio base di chi ama il proprio lavoro e vuole poterlo fare bene e con soddisfazione, la base di quel seo etico di cui parlavamo qualche post fa.

    @Nicola: Il tuo discorso è sensato ma credo valga per chi non è prima passato per un percorso di agenzia “di un certo livello”.
    Ti posso assicurare che per chi ha fatto quell’indispensabile percorso formativo, il tempo “commerciale” è trascurabile, il ritorno economico “giusto” (certo, difficilmente diventerai milionario) e probabilmente hai anche la fortuna che uno dei tuoi hobbies preferiti è il tuo lavoro 🙂

    Aggiungo poi che probabilmente hai il tempo e la possibilità economica di mettere il tuo know-how a disposizione di progetti personali che possano aumentare ego e gratificazione economica.

  • Forse la difficoltà principale per diventare free-lance sta nelle conoscenze. Altrimenti si rischia la fame.

  • L’unica nota positiva di lavorare in azienda è l’inquadramento dal punto di vista mentale per quanto riguarda il rapporto con il cliente, la stipula dei contratti e la relativa gestione.

    Per il resto, avere l’opportunità di lavorare da casa, con clienti propri, ritmi alleggeriti, stress ridotto alla grande e non sfruttare tutto questo mi sembra da stupidi.

  • 10k euro al mese nesse ? Da soli ? Bhe’, vi faccio i miei piu’ vivi complimenti se raggiungete quelle cifre perche’ la media nazionale non e’ quella e lo stato non aiuta certo i libero professionisti visto che si passa dal bel 10% dei primi 3 anni (se stai dentro i 30k annui) all’oltre 45% …. e poi dicono che c’e’ la crisi…ma per chi? Per noi forse perche’ per lo stato no di certo…che tristezza l’Italia!

  • Proprio qualche giorno fa ho scritto un post sul perchè sono diventanto un libero professionista e più o meno le motivazioni sono le stesse.
    Stabilire tempi, studiare, gestire il tempo in maniera tale da essere prima un padre e marito, poi lavoratore.
    Per chi volesse leggerlo, è sul mio blog ma non metto il link… 🙂

  • Beh lavorare come freelance credo sia una bella “avventura”. Ma il problema è che l’avventura dà un senso di incertezza: se non ti pagano non mangi! Però affascinante, stimo molto chi si butta a fare il freelance – magari con qualche paracadute di sicurezza!

  • La maggior parte di queste interviste lascerebbe intendere che per poter acquisire conoscenze di [cito Enrico] “logiche dietro la gestione di grandi progetti e brand” e “capacità di organizzazione e relazionali (ad alto livello)” il passaggio per qualche anno in una grande e consolidata agenzia SEM sia fondamentale.

    Come la vedete voi?

  • Secondo me il lavoro di SEO/sem e anche di web analyst si presta molto ad essere indipendente, o quanto meno necessita di un contatto con altri operatori del settore, ma può essere online.

    Poi, parliamoci chiaramente, un freelance può proporre prezzi davvero concorrenziali rispetto ad un’agenzia che ha costi di gestione sicuramente più elevati!

  • @Alessio Valsecchi
    Sì, il passaggio da una azienda è comunque fondamentale. Lavorare in azienda insegna cose che lavorando da soli non si imparerebbero mai, passassero 100 anni.

    A tutti i giovani, infatti, io consiglio sempre un paio d’anni di azienda, prima di decidere.

  • Io credo che il motivo principale che spinge una persona (qualunque tipo di lavoro faccia) a mettersi in proprio è la voglia di gestire quello che fa in modo autonomo, credo sia qualcosa che è razionale fino a un certo punto e che dipenda comunque dalla predisposizione e dall’indole di ciascuno. Detto questo credo che i bravi SEO preferiscano lavorare come freelance perchè purtroppo molte aziende non hanno DAVVERO la cultura del web marketing in generale e molto spesso non lasciano la libertà di gestire un progetto nel modo in cui un SEO Specialist farebbe invece lavorando in proprio.

  • Personalmente sono d’accordissimo con quello che scrive fradefra nell’ultimo commento: senza maturare la giusta esperienza in una realtà aziendale ben strutturata si rischia di non apprendere mai a fondo certe dinamiche fondamentali relative al lavoro di SEO/SEM e questo comporta il fatto di perdere del tempo prezioso nel migliorarsi e di non approfittare di una ghiotta occasione di arricchimento tecnico personale.

  • L’importante è che si possa imparare e crescere. Dove, come e quando è molto relativo. Chi ha fatto esperienza in azienda, dirà che serve l’esperienza in azienda. Tutti noi siamo convinti, nella maggior parte dei casi, che ciò che è andato bene per noi possa andare bene a livello generale e lo difendiamo, perché ci sentiamo rassicurati dal fatto che prima di raggiungerci, i nuovi dovranno fare la nostra stessa strada e che per un po’ saremo tranquilli e al sicuro.

  • @Alessio Valsecchi: Sì, anch’io concordo con quanto scritto da Alessio T. ed Enrico. Qualche anno di lavoro in team serve soprattutto per acquisire quelle competenze organizzative e relazionali che difficilmente si potrebbero apprendere lavorando da soli. E anche per me i due anni e mezzo in Sems sono stati un’esperienza che, tornassi indietro, rifarei.

  • Imho non è tanto questione di lavoro in agenzia vs. free lance.
    Perchè il lavoro in agenzia è “formativo”?
    Perchè obbliga a considerare un progetto da molti punti di vista e a relazionarsi con i molti attori che girano attorno al progetto stesso. In fondo è “quasi” tutto qui… se gli stessi skill si possono acquisire in altro modo, beh il risultato non cambia molto.
    Per ragioni storiche (per me misteriose) la SEO e il SEM si sono condensati dal punto di vista produttivo attorno alla forma “agenzia”. Hanno seguito cioè il paradigma dello sviluppo web, probabilmente per inerzia.
    Non è affatto detto che la forma “agenzia” sia la più efficiente.

    Insomma potrebbero esserci altre forme, magari anche più “divertenti”… no?

    Ho scritto troppo, molto meglio il post tranchant di tagliablog:
    >>“perchè rompersi il culo per qualcuno quando puoi fare 10.000 euro al mese lavorando da casa tua in mutande”?
    Amen

    W la sintesi.

  • fra, la tua nota conclusiva è, secondo me, il motivo prìncipe per cui un SEO (bravo o non bravo) si mette in proprio. La Libertà!
    La quale compensa tutti gli svantaggi quali il non poter lavorare in team con chi “crea” i contenuti e con chi si occupa del marketing (quello commerciale e non quello legato al posizionamento) e poi, “last but not least” i minori introiti finanziari.
    Ma, come si sa la Libertà non ha prezzo.

  • Leggere gli articoli di fradefra sul tagliablog è un piacere immenso.

    Credo che tutto sommato però tra lavoratore dipendente e autonomo la differenza sia molto minima alla fin fine lavorano tutti per lo stesso obiettivo: i soldi (io in primis, almeno per ora).

    Essere Freelance è bello ma significa pur sempre lavorare come diceva Nicola, anzi se vogliamo ci sono degli svantaggi rispetto al lavoratore dipendente in quanto se si và in ferie in quel periodo non lavora nessuno questo significa incassi zero, se ci si mette che si va in ferie le spese quel mese aumentano, il che significa un ritorno a settembre “al verde”.

    Un interessantissima lettura a riguardo sono “I quadranti del cashflow”.

    Personalmente ho aperto la P.I. da ottobre 08 senza aver pianificato e programmato nulla, avevo già qualche cliente, lavoravo con ritenuta d’acconto e per questo mi illudevo di avere il business sotto controllo.

    Un consiglio che posso dare a tutti i ragazzi come me che si vogliono buttare in mischia è di fare un business plan dell’attività, pianificando tutto quello che serve in modo da avere la possibilità di correggere la rotta confrontando i dati reali, con quelli previsti.

    Purtroppo in rete non si trova nulla a riguardo (in particolar modo sulla parte economica-finanziaria) e farselo fare ha dei costi non indifferenti se si tiene conto che essendo tutto web-oriented i costi vengono molto ridotti.

    Ho cercato in lungo e in largo ma nessuno fornisce un modello/esempio di business plan per un attività di consulente SEO/SEM, lancio dunque la proposta ai vari nomi illustri (tagliaerbe anche tu) citati nel post, perchè non create e mettete a disposizione di aspiranti freelance un modello di business plan per attività SEO/SEM a prova d’esperti?

  • Come in ogni cosa ci sono i pro ed i contro, ma io ritengo che in entrambi i casi sia fondamentale avere la possibilità di imparare. Da dipendenti si può imparare ed approfondire gli aspetti tecnici ed organizzativi del lavoro tra virgolette non sulle proprie spalle, cosa che purtroppo da freelance l’aggiornamento continuo non è qualcosa che viene remunerato (almeno in un primo tempo) e ritagliare il giusto tempo per questo aspetto non è facile.

  • Daniele, fare un Business Plan, come sicuramente sai, non è una cosa semplice, ne standardizzabile, soprattutto in settori evanescenti come il Web Marketing.

    Però alcune indicazioni si possono dare:
    – sezione con l’idea di massima
    – sezione con le stime di mercato (i possibili clienti)
    – sezione con un piano economico
    – sezione con un piano finanziario
    – sezione con un piano operativo
    – sezione con i rischi e le contromisure
    – nota integrativa finale

    Invece che pensare a tutto il business plan, comincia a cercare i singoli punti e comincia a riempire quelli. Vedrai che le cose cominceranno a chiarirsi.

    Posso dirti, però, che quasi nessuno fa un business plan decidendo di mettersi a lavorare come freelance, perché quasi sempre non sono le scelte economiche a guidare, ma il desiderio di lavorare in modo diverso, a volte anche rischiando di guadagnare meno.

  • Ma nessuno di voi pensa che un percorso di crescita possa passare dal “fare le cose” al “far fare le cose agli altri”?

    Morale: perché fare la muffa come liberi professionisti (e occuparsi dai ciappini amministrativi all’alta scienza del SEO) quando in aziende di un certo standing potreste crescere anche sotto il profilo manageriale?

  • @Daniele: hai fornito un’ottimo spunto: la gestione finanziaria è un aspetto fondamentale, che può fare la differenza tra successo e fallimento.

    Personalmente, sto ancora imparando tante cose al riguardo e non mi sento abbastanza “esperto” da poter dispensare chissà quali ottimi consigli, ma un’idea te la posso dare: in questo campo, non affidarti solamente agli incarichi dei clienti.

    Si tratta del vecchio principio della diversificazione del portafoglio, con la differenza che la barriera d’ingresso è piuttosto bassa rispetto ad altri settori.

    Creare e gestire un proprio network di siti e monetizzarlo tramite annunci, affiliazioni, display, DEM e vendita link, dovrebbe essere alla portata di qualunque SEO/SEM che si definisca tale, e una volta a regime permette di avere un cashflow che supporta i periodi di ferie o quelli in cui il momento del saldo per una prestazione è ancora lontano (o in ritardo, eh!).

    Riguardo al resto, personalmente mi trovo ancora in una fase di sperimentazione, il business plan me lo sono dovuto inventare anch’io, e devo ancora trovare l’equilibrio giusto tra i vari elementi in gioco. Però ci sto lavorando. Dovessi arrivare a qualcosa di veramente valido, non mancherò di condividere.

    P.s. grazie del consiglio riguardo al libro, ci farò un pensiero 🙂

    @CC: si tratta di scelte… a me personalmente, non interessa una carriera di profilo manageriale in azienda: semplicemente, non è quello che voglio fare.

    Concordo invece sul “far fare le cose agli altri”: in fondo, non è questo che fa il consulente? Giudica la situazione e dice cosa/come/quando si deve fare, ma poi mica lo fa lui. Anzi, se il cliente non fa (a proprie spese) ciò che il consulente dice di fare, nel caso di progetti a performance può pure incorrere in penali contrattuali.

  • Perché come diceva Kipling, vogliono essere liberi di gestire il proprio tempo e il proprio guadagno

  • La libertà è bella,

    ma significa anche molto più impegno di chi fa un lavoro dipendente.

  • @CC
    Io proprio per “far fare agli altri invece che fare io” ho scelto di lavorare fuori da un’azienda.
    In azienda, puoi salire quanto vuoi, c’è sempre uno sopra di te che può chiederti di fare qualcosa.

    Come consulente esterno (a volte con incarico Dirigenziale), io mi proclamo fancazzista dal primo incontro, dico subito che il PC non lo so usare, che uno Switch non so cosa sia e che il title so come deve essere, ma non so intervenire io, anzi non so neppure dove sia.

    Il bello è che alcuni mi pagano pure :p

  • @CC
    Ciao CC, premesso che credo fermamente che la carriera manageriale formi un SEO e lo prepari per un’attività in proprio :-), pensa che
    non sempre alle persone interessa questo tipo di carriera, un SEO vuole fare SEO e se lo porti in giro, lo allontani dalla sua linfa vitale (che è lo studio, i test, le mani nel codice, ecc…) non sempre gli fai del bene…

    può addirittura succedere che scappi dalla carriera manageriale per tornare a fare il SEO 😉

  • Eccone un altro! 🙂

    Dopo quasi un decennio di lavoro in aziende del settore ho deciso di saltare il fosso. Per la verità, il mio è un caso particolare… come sanno bene i miei ex colleghi di SEMS: la mia indole di orso marsicano – o forse dovrei dire cinghiale maremmano – mi ha spinto a sfruttare la mia posizione di co-founder di SEMS per lavorare da casa sin dal lontano settembre 2003.

    Sono abituato a gestire in autonomia i progetti e l’idea di eliminare ogni ingerenza a monte del mio lavoro mi stuzzica non poco. Dall’attività freelance mi aspetto soddisfazioni anche economiche, ma non è il mio obiettivo principale, perché oggi attribuisco molta più importanza alla qualità tanto del lavoro quanto della vita in famiglia.

    Che dire, in culo alla balena a tutti gli amici ed ex colleghi che hanno intrapreso questa via!

    Giorgio

  • @Fradefra:
    grazie per la risposta spero di avere un BP per il 2010 ce le metto tutta.

    Un filo conduttore comune nella discussione è quello dell’indipendenza e della libertà, qualcuno ha detto che la libertà è bella, qualcuno (in stile spot mastercard) ha detto che non ha prezzo, io dico invece che la libertà è gratis ma si paga cara.

  • Dico la mia, bè quando iniziai dipendente facevo il nerd cazzuto informatico in una topaia di laboratorio.
    Nel laboratorio di Inverno si sentiva l’odore di sudore e dei maglioni di lana usati da una settimana, d’estate invece il calore dei pc era peggio di un termosifone. Le ventole dei Pc facevano un tale rumore che in confronto una catena di montaggio era una sagrestia. Nell’ora di pausa pranzo mangiavo un panino “col fischio” in 5 minuti con “pillone anesso” gli altri 55 minuti giocavo in lan ad unreal con ping “0”.L’unica relazione umana che avevo era con il mio pc che a volte sembrava vivo… Arrivavo alla sera gli occhi erano 2 vulcani… Passavano i mesi e mi rendovo conto che gli altri andavano avanti io invece fermo nel mio Mondo.
    Bè… non Vi mettete in proprio se siete nel caso sopra indicato o almeno se quella fase non l’avete superata da almeno 2 anni.

    A parte gli scherzi ecco cosa occorre per aver successo:
    1) Saper relazionare con i clienti nel bene e nel male
    2) Conoscere il mercato e la burocrazia Italiana
    3) Calcolare i rischi e i costi
    4) Farsi un piano di investimenti annuale
    5) Non svendere mai la propria conoscenza (1 notaio prende soldi a fare firme…. perchè si è fatto il culo diciamo)
    6) Sapersi gestire il proprio tempo sia di lavoro che libero
    7) Avere un buon commercialista
    8) Buttare giù una lista di nomi per possibili collaborazioni (l’unione fa la forza, da solo sarai sempre limitato)
    9) Credere sempre in quello che fate
    10) Una buona dose di fortuna (il culo influisce sempre)

  • “10) Una buona dose di fortuna (il culo influisce sempre)”

    Ma la fortuna che cos’è? Per me significa avere le abilità di sfruttare l’occasione i più bravi la fortuna se la creano, perchè alla fin fine se le occasioni non ce le creiamo da soli non ci vengono a bussare alla porta e forse questo è un motivo a favore di chi fà il freelance, senza gerarchie aziendali è più facile crearsi opportunità, in particolar modo su internet.

  • Si, intendevo però fortuna in senso generale…..

    Logico bisogna andargli incontro……..

  • Perché i bravi SEO lasciano le aziende e diventano freelance?

    La risposta è molto semplice ma purtroppo io l’ho capita solo questa sera. Mi è venuta incontro come una illuminazione.
    I bravi SEO diventano freelance perché essere un bravo SEO e lavorare in una agenzia non è assolutamente conveniente. Mi spiego.
    In una agenzia un bravo SEO difficilmente arriverà a prendere uno stipendio mensile che si avvicina ai 2000 euro. E in ogni caso anche se ci arrivasse dovrebbe farsi carico di responsabilità di tipo gestionale e sbattimenti vari che di solito significano tanto stress ed un sacco di rotture di coglioni. Meglio allora fare il freelance dove solitamente, se si è davvero bravi come i ragazzi citati nel post, si ha la possibilità di guadagnare di più vista la mancata intermediazione di una agenzia che si pappa il grosso dei guadagni.

    L’unica figura che davvero avrebbe vantaggio a stare dentro una agenzia è un SEO mediocre che si limita a fare il minimo indispensabile per portare a casa la pagnotta. Perchè? E’ molto semplice. Un SEO mediocre potrebbe portare a casa uno stipendio di circa 1000 euro al mese ma ha tutto il tempo per dedicare un paio di ore dopo l’orario di lavoro (e qualche volta a anche durante) a fare dei bei siti “made for adsense” che con un po’ di impegno e costanza possono arrivare a fruttare quasi tanto quanto il suo stipendio mensile. Poco stress, una migliore qualità della vita, più soldi, ecc…

    Con questo non voglio dire che tutti i SEO che lavorano in agenzia sono mediocri. Assolutamente no. Io stesso lavoro in una agenzia e mi reputo piuttosto capace. Penso solo che da un punto di vista puramente oggettivo e razionale le agenzie SEO hanno dei limiti strutturali che impediscono loro di valorizzare i dipendenti in termini economici e dunque, implicitamente, incoraggiano chi non si impegna per crescere perché tanto sa che il riconoscimento che riceverà non potrà mai essere tanto soddisfacente quanto quello che può ottenere lavorando un po’ con le affiliazioni.

    Non per niente il mondo dei SEO, più di altre professioni, è ricco di persone che dopo una esperienza da dipendente o sono passati a fare i freelance o hanno fondato una propria agenzia. Semplicemente hanno capito prima di me che se sei bravo, se hai voglia avere di fronte delle sfide ma anche di ricevere delle gratificazioni proporzionate alle vittorie non puoi fare il SEO dipendente di una agenzia.

    Questa situazione tutto sommato alle agenzie conviene. I grossi brand continueranno, salvo alcuni casi, a non fidarsi del freelance per la paura di trovarsi a pensare “… se avessi scelto una agenzia magari sarebbe andata meglio.. “, insomma per pararsi il culo. I bravi SEO passeranno due tre anni in agenzia per farsi le ossa, giusto il tempo per capire che non c’è trippa per gatti ed andarsene lasciando posto a chi ancora non l’ha capito. Oppure ancora peggio: i bravi SEO potrebbero semplicemente capire che se vogliono stare in agenzia, perché non riescono per qualche motivo a fare a meno delle sicurezze che innegabilemnte il posto fisso da, devono *smettere di essere bravi* e limitarsi a fare il minimo indispensabile investendo nella creazione di MfA. Alla fine un network di MfA ben costruito garantisce più introiti e meno stress di una pensione da lavoratore dipendente.

    In conclusione sia da un punto di vista economico che di qualità della vita ad un bravo SEO non conviene stare in agenzia ed a chi vuol rimanere in agenzia *non conviene essere un bravo SEO*.

    Buonanotte e buona fortuna.

  • Leggo solo ora questo articolo..Non mi sento ancora pronto per il grande salto, anche se ho già realizzato un mio sito personale, però ho sempre ritenuto che questa sarebbe dovuta essere in futuro la mia scelta professionale e ora che ho visto che molti altri più esperti di me han intrapreso questo percorso sono molto più rinfrancato.

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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