Panda Update, atto secondo

Il tanto temuto Panda Update ha iniziato da qualche giorno ad allargarsi: a partire dall’11 Aprile interessa infatti tutte le query anglofone, e non solo quelle targate USA.

Amit Singhal afferma inoltre che il Panda considera ora i segnali di feedback degli utenti (Personal Blocklist?), e che l’impatto dei nuovi fattori ha inciso esclusivamente sul 2% delle query USA (rispetto a quasi il 12% della prima modifica).

Vincitori e Vinti

L’atto secondo del Panda Update ha in realtà colpito duramente una gran quantità di siti, che si erano “salvati” dalla prima botta di fine febbraio.

Fra questi, quello che mi ha maggiormente impressionato è stato eHow:

eHow colpito dal Panda Update

Secondo uno studio di SearchMetrics, eHow.com – property che fa parte di Demand Media, di recente quotata al New York Stock Exchange – ha perso il 53,46% e eHow.co.uk addirittura il 72,30%. Il caso di eHow è assai strano, perché lo stesso Rand Fishkin, intervistato alcuni giorni fa da Robin Good, ha affermato:

“La Panda / Farmer update è un provvedimento specificamente rivolto alle cosiddette content farm, siti come HubPages, Suite101, Ezine articles, ecc.
Ti consiglio vivamente di controllare tali siti e di analizzare cos’hanno rispetto ad altri che non sono stati svalutati, come ad esempio Facebook, Scribd, LinkedIn – ma anche eHow.com che ha fatto meglio in questa transizione di tante altre società.
Confronta queste due tipologie di siti web e noterai che c’è qualcosa di cui ti accorgi subito – qualcosa che avverti, ma che non ti saprei descrivere bene – ma che ti permette di classificare un sito come content farm ed è questo ciò che li ha fregati.”

Evidentemente anche i guru possono sbagliarsi 🙂

Fra gli altri “illustri vinti” ci sono siti di comparazione prezzi/recensioni degli utenti (come ciao.co.uk: -93,83% o dooyoo.co.uk: -94,82%), aggregatori di notizie (come wikio.co.uk: -90,75% e wikio.com: -95,79%) e ovviamente anche siti considerati da molti come content farm (come hubpages.com: -85,72%, suite101.com: -95,39% e ezinearticles.com: -93,69%).

Fra i vincitori, ci sono invece storici quotidiani online (come telegraph.co.uk: +16.98% e ft.com: +16.17%), noti blog (come techcrunch.com: +40,72% e mashable.com: +22.61%) e siti di video (come youtube.com: +18.93% e vimeo.com: +18.85%).

Tutta colpa del Bounce Rate?

Secondo quanto detto da Marcus Tober (CTO e Co-Founder di SearchMetrics) a WebProNews, “sembra che tutti i siti “perdenti” sono quelli con un bounce rate alto e un basso tempo di permanenza sul sito. I siti di comparazione prezzi non sono altro che motori di ricerca di prodotti: clicchi su un prodotto e vai sul sito del merchant. Pertanto, se arrivi a ciao.co.uk da Google e clicchi subito su un prodotto interessante con un buon prezzo, lasci immediatamente quella pagina. Sui “voucher site” è lo stesso. E sulle content farm come eHow, leggi l’articolo e spesso torni indietro su Google o clicchi su un annuncio AdSense.
I “vincitori” sono fonti con maggior trust, dove gli utenti sfogliano e leggono più informazioni, dove il tempo speso sul sito e le pagine visualizzate per visita sono alte.
L’ambizione di Google è offrire all’utente la miglior “search experience” possibile. Ecco perché prediligono pagine ad alto trust, buoni contenuti e siti che hanno dimostrato nel tempo che sono amati dagli utenti.
Questo è un percorso di update che Google ha iniziato da circa 6 mesi.”

Il futuro

Google continua dunque nel suo percorso per far emergere i contenuti di qualità dalle sue SERP.

Scott Huffman ha affermato che, nel solo 2010, Google ha testato più 6.000 modifiche al motore di ricerca, e 500 di queste sono divenute modifiche permanenti.

E nel 2011? Oltre al Panda Update non dimentichiamo Google +1, per il quale Google ha espressamente detto di guardare come ad “uno dei tanti segnali che utilizziamo per determinare la rilevanza e il ranking di una pagina, inclusi i fattori sociali di altri servizi. Per +1, come per tutti i nuovi fattori che regolano il posizionamento, partiremo con cautela per capire come questo fattore può influenzare la qualità delle ricerche nel corso del tempo.”

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Max Valle
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