Sul nofollow nei link interni al sito…

Su questo blog abbiamo parlato molto spesso del nofollow e delle sue implicazioni.

Oggi, ai vari capitoli della saga, aggiungiamo un chiarimento dato da Matt Cutts in relazione all’uso del nofollow nei link interni:

In sunto, il pensiero di Cutts è il seguente:

“Nel corso del tempo ho sempre ribadito che [inserire il nofollow nei link interni] è una perdita di tempo. Molto meglio passare il tempo a creare nuovi contenuti in grado di prendere link, piuttosto che badare al PageRank Sculpting del tuo sito web.

Detto più chiaramente, io non userei il nofollow sui link interni. Il motivo è che il PageRank arriva sul tuo sito, e scorre attraverso di esso in base ai link.

Se metti il nofollow sui link interni, questi finiscono al di fuori del computo dei link. Non fanno più fluire il PageRank. Così, invece di lasciare che il PageRank fluisca liberamente all’interno del tuo sito, improvvisamente una parte di esso è come se evaporasse o scomparisse. Quindi, almeno per i link all’interno del tuo sito, io mi assicurerei che passino PageRank e che non abbiano il nofollow.

Ci possono essere delle situazioni molto molto specifiche dove puoi non volere che certe pagine vengano scansionate. Ad esempio, la pagina di login: potresti non volere che il Googlebot la visiti perché non c’è nulla di interessante per il Googlebot su tale pagina. Ma il più delle volte non è un problema avere la propria login page nelle SERP del motore di ricerca. Oppure la tua pagina sulla privacy, quella dell’about, o qualsiasi altra.

Quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, io dico “non mettere il nofollow sui link interni”. Lascia che il PageRank fluisca ovunque vuole. Se vuoi, puoi modificare l’architettura del tuo sito e fare in modo che ci siano meno link interni, in modo che più PageRank passi attraverso essi: questo è il sistema migliore per modificare il modo con cui il PageRank fluisce nel tuo sito.

Ma io non userei il nofollow, perché penso che faccia più male che bene“.

A conforto della teoria di Matt Cutts, arriva questa “testimonianza” di tedster su WebmasterWorld:

“Lo scorso anno mi è stato chiesto di guardare un sito che aveva grossi problemi di posizionamento. Avevano usato il nofollow in modo intensivo, cercando di “scolpire” il PageRank per indirizzarlo solo verso le pagine che volevano vedere nelle SERP. Persino alcune voci del menu principale avevano il nofollow!

In quel momento ricevevano meno del 10% del traffico totale dai motori di ricerca. Ho suggerito loro di rimuovere tutti i nofollow, e lo hanno fatto. Un mese dopo, il traffico dai motori era arrivato a circa il 30%.”

tedster chiude citando un vecchio post di Cutts:

Un anno fa, disse che lui utilizza il nofollow sui link interni in un solo caso:

L’unico posto in cui ho deliberatamente inserito il nofollow è sul link al mio feed, perché non è così utile avere i feed RSS/Atom all’interno delle SERP.

Ci fidiamo? alla luce di queste dichiarazioni, cambierà il tuo uso del nofollow? 🙂

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Max Valle
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.