Nessuno misura il ROI sui Social Media

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

Più o meno da 18 mesi a questa parte, da quando la crisi ha iniziato a farsi sentire anche sull’online, è partito un curioso trend: son diminuiti gli investimenti nelle campagne “tradizionali” (ovvero nella display advertising) e quella quota è stata travasata nei Social.

Cerchiamo di capire il perchè.

I Social costano meno

Si, su questo punto sono d’accordo. Prendi uno stagista a spammare nei blog e nei forum, un altro che crea inutili gruppi su Facebook, un altro che posta sterili cinguettii su Twitter, e sei a posto. Anzi no, 3 stagisti son troppi (e costano troppo): prendine uno solo che faccia tutto.

I Social sono di moda

Assolutamente vero. Perchè coinvolgere nella presentazione del tuo prodotto di punta un vecchio giornalista di un illustrissimo sito 1.0, che fa alcuni milioni di utenti unici al mese, quando il giovane blogger più trendy e glamour del momento riesce ad influenzare via Twitter e Friendfeed la bellezza di 1.000 persone? Ovviamente influenzare vuol dire sparare ogni tanto qualche messaggino del tipo “ehi, sono alla presentazione dell’XYZ, è davvero cool!”, dimenticandosi di dettagliare le caratteristiche e peculiarità del prodotto in questione…

I Social sono misurabili

Ebbene… NO! 😀
Finalmente una immagine che rende giustizia a questa falsità. La vedi la torta in testa a questo post? vedi cosa c’è scritto? Significa che il ROI di una azione effettuata su blog, LinkedIn, Facebook, meeting virtuali, microblog (Twitter), YouTube, chat, community e forum di discussione non si riesce a misurare. O almeno l’84% dei 555 rispondenti al sondaggio di Babson Executive Education & Mzinga non riesce a farlo.

E sai qual’è il dramma? che l’86% di questi dice di utilizzare i social a “scopo di business”:

Uso dei Social per motivi di business

Conclusione

Prova Seozoom

Se investi soldi, pochi che siano, devi essere in grado di misurare il ROI, il ritorno degli investimenti, o (come dice Wikipedia) l’indice di redditività del capitale investito. Se non sai misurare il ROI puoi mostrare al tuo amministratore delegato, alla fine della campagna, delle spumeggianti slide piene zeppe di effetti pirotecnici, ma arriverà il momento in cui ti verrà chiesto: “Scusa eh, fammi capire, ma quanti soldi son riuscito a guadagnare con tutta ‘sta operazione su Feiscbuc, Tuitter e la blogopalla, della quale non ho capito una benemerita mazza?”

E lì probabilmente ti verrà in mente il beneamato banner, che magari ti costava un pochino in più, ma dal quale potevi sapere, a livello statistico, vita, morte e miracoli.

Potevi misurare il CPA (quanto costa l’azione che compie l’utente interagendo col banner). Potevi decidere preventivamente il CPC (il costo di ogni singolo click). Piuttosto che nulla, potevi comprare una campagna CPM (pagata ad impression, a “forfait”), e sapere il CTR (la percentuale di chi lo ha cliccato rispetto alle volte in cui è stato visualizzato).

Ma hai preferito i Social, Facebook, Twitter, FriendFeed… e quindi ora arrangiati.

2dc13395536c431966c0b7bc5282437b
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
×
2dc13395536c431966c0b7bc5282437b
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

41 Comments

  • Ma cosa state dicendo?

    Ho il parere opposto! E’ possibile misurare CTR come no! Vedi il CTR della pubblicità, il CTR nel tuo conto in base alle conversioni che ricevi, vedi il CPC dal tuo conto facebook, spesa e tutto il resto.

    Fatto sta che è quasi impossibile avere profitti su Facebook, sono in pochi ad averne e questi fanno milioni, perchè?
    1) Quasi tutte le pubblicità ti azzerano il conto e portano pochi click.
    2) I visitatori di FB non sono il tipo interessato a spendere, vogliono tutto gratis.
    3) Facebook disapprova quasi tutte le pubblicità che potrebbero dare profitti e vogliono tutto super pulito senza tattiche di marketing.

    So di chi ha perso migliaia in poche ore, cosa che non Adwords non succede facilmente.

    Fatto sta che si può misurare tutto su Facebook e profitti con tanto di cliente euforico ci sono eccome.

    Reply
  • Salve a tutti stavo leggendo su Novà di oggi un trafiletto inerente Metricly [www.metricly.com] “analizza il comportamento delle persone utilizzando un’ampia gamma di fonti online, incluso Facebook: in grado di tracciare alcune azioni dei fan sulle pagine all’interno della rete sociale web”. Cosa ne pensate? Il sito comunque è ancora in private beta!

    Reply
  • Enrico, sono d’accordo con te. Non volevo dire di non misurare, volevo dire di non misurare solo in termini di visite, vendite, conversioni, ecc.

    Io infatti mi pongo sempre un obiettivo in termini di feedback, assegno un valore ad ogni feedback, considero il mio costo orario e faccio i conti.

    Ad oggi, la differenza di performance tra Facebook (ma ovviamente dico questo per esempio, gli stessi conteggi si possono fare per gli altri Social) e gli altri sistemi è nettamente a favore di FB.
    Per altri sistemi intendo: Customer Care mediante telemarketing out-bound, Call Center di assistenza con telefonate in-bound, sondaggi online, interviste off-line, feedback sul sito, ecc. ecc.

    Per venti anni mi sono sognato i feedback degli utenti. Con Facebook invece che sognarli li ho.

    Poi un giorno se qualcuno è interessato, possiamo anche parlare di questi costi e performance (dove la riservatezza verso i clienti me lo consente).

    Reply
  • @fradefra

    Va benissimo, ma concorderai che anche tutto questo può e deve essere misurato per poter valutare il ritorno sull’investimento effettuato.

    Se investi un’ora al giorno su facebook quanti contatti ti aspetti di stringere in un mese?

    Se pubblichi un sondaggio che percentuale dei tuoi contatti ti aspetti che risponda?

    E se per ottenere gli stessi risultati dovessi invece investire 8 ore al giorno su Facebook, ne varrebbe comunque la pena o diventa troppo costoso?

    PS: alla fine tutti i dati che hai raccolto non servono comunque ad offrire un servizio migliore, più mirato all’utente e quindi a vendere di più e meglio?

    Reply
  • Perché misuriamo il successo di uno strumento pensando sempre e solo alle vendite ed alla promozione? Il marketing non è vendita, non è promozione. Prima di ogni cosa è studio.

    L’obiettivo più importante di un Social Network, per una azienda, secondo me, è ricevere feedback.
    Sentire cosa pensano gli altri, capire quali sono i desideri, avere indicazioni, dare una faccia alle persone, smettere di parlare di visitatori e parlare di teste e pensieri.

    Io quando qualcuno si iscrive ad una delle mie newsletter lo cerco su Facebook e mi becco subito la prima importante informazione. Se è uomo o donna. Senza mettere un campo di profilazione sulla registrazione. Poi se lo ritengo, in modo trasparente gli chiedo l’aggiunta. Ad oggi, non me l’ha rifiutata nessuno. Entro in relazione. Chiedo pareri.

    In relazione alle attività che gestisco, mie dirette e dei miei clienti, ho ottenuto feedback che avevo cercato per anni e che persino quando organizzavo Call Center per alcune aziende che si occupavano di CRM non riuscivo ad ottenere così bene.

    Ogni feedback vale un patrimonio, conta in molti settori anche quanto un mese intero di stipendio di una persona allocata full-time per ottenere solo quello. E posso facilmente provarlo.

    Facebook (e gli altri) non sono solo posti dove sparare promozioni. Sono luoghi dove incontrare persone ed interagire con loro, per avere indicazioni sulle moto che produciamo, sui corsi di cucina, sui videoproiettori che vendiamo, sull’ultima linea di prestiti personalizzati, ecc. ecc.

    Con i Social Network si possono fare cose impensabili sino a pochi anni fa, se si smette di pensare sempre alla solita pubblicità, promozione, tentata vendita.

    Io sono riuscito a migliorare molti miei servizi, grazie ai contatti che ho su Facebook. Un giorno faccio una festa e li invito tutti 🙂

    Reply
  • A propoposito di ROI. Ma se la COCA-COLA o la NIKE inserissero il loro logo (non cliccabile) accanto a quello di FACEBOOK o GOOGLE, o magari come background di BING per un giorno o due.
    Sarebbe un’operazione “importante” o non essendo misurabile varrebbe zero?

    Dalla mia piccolissima finestra sul mercato vedo che oggi aziende anche enormi, sono – particolarmente su Internet – poco interessate ad azioni di branding fine a sé stesse.

    Misurare è importante e utile, ma è necessario anche capire cosa si deve misurare per valutare una campagna online “tradizionale” e sui social. Vendite e click immediati, sono fondamentali ma esiste altro…

    Questa congiuntura di mercato potrebbe essere il peggior momento per stabilire se i social sono in grado di portare altro che awareness. Fermo restando poi che se pure un gruppo mi arriva a 1000 fan (di cui 20 contribuiscono alla conversazione), anche la portata dell’azione di awareness diventa molto relativa.
    Se metto un 420×200 in porta garibaldi posso perlomeno illudermi che 30000 persone al giorno lo guardino…

    Reply
  • A propoposito di ROI. Ma se la COCA-COLA o la NIKE inserissero il loro logo (non cliccabile) accanto a quello di FACEBOOK o GOOGLE, o magari come background di BING per un giorno o due.
    Sarebbe un’operazione “importante” o non essendo misurabile varrebbe zero?

    Misurare è importante e utile, ma è necessario anche capire cosa si deve misurare per valutare una campagna online “tradizionale” e sui social. Vendite e click immediati, sono fondamentali ma esiste altro…

    Una nota: Quando si parla di agenzie che si lanciano sui social credo sia necessario indicarne le dimensioni. Ho la sensazione che qui si parli di piccole realtà che non superano i 10-15 dipendenti. A quanto mi risulta i giganti della pubblicità sono ancora fuori dal gioco…

    Reply
  • – la raccolta di dati di un potenziale cliente
    – una vendita diretta

    Qui ci deve necessariamente fare un how to il tagliaerbe, hai centrati in pieno quello che non si riesce a misurare Enrico.

    Anche se la pubblicità su facebook ad esempio è paragonabile a quella di AdWords i risultati non sono gli stessi, quindi c’è poca informazione non poco ROI…social o non social è comunque un sito, se si trova il modo si riesce ad avere ROI.

    Io considererei 2 cose innanzitutto:

    1) come guadagna in pubblicità Facebook?

    Google AdSense (non solo), infatti gl’ADS che ci sono se non renderebbero non sarebbero li.

    2) con Google AdWords puoi fare pubblicità su Facebook, impostare il target che vuoi (google ne sa di più delle persone che facebook et simili), viene a costare anche di meno.

    Mi raccomando gente, chi pensa che il taglia debba farci una bella guida (Come ottimizzare AdWords per i Social Network/Social Media/Social Bookmark) lo dica qui nei commenti, se lo dico appena io non la fa 😉 .

    Ciao,
    Yuri.

    Reply
  • Io penso che l’errore di fondo sia pensare che il social media non sia misurabile.

    Quello che emerge da questo post è che gli investimenti non vengono misurati (errore basilare di qualsiasi tipo di attività imprenditoriale, senza andare a scomodare il Web 2.0), non che sia impossibile farlo.

    A mio giudizio una campagna su internet deve portare, per essere considerata positiva, a due possibili risultati:

    – la raccolta di dati di un potenziale cliente
    – una vendita diretta

    A questo punto, definiti questi obiettivi, è necessario costruire la campagna con i giusti indicatori e strumenti.

    Se non si è in grado, o è troppo costosa l’implementazione, di misurare i risultati ottenuti da una campagna sociale, allora è meglio utilizzare strumenti più semplici (il banner come suggerito oppure AdWords).

    La mia impressione è che, da alcune campagne di Banche Online su Facebook, certe cose vengano fatte un po’ con i piedi, in poco tempo, giusto per dire che si è moderni, giovani e fighi dato che la propria azienda è su Facebook 🙂

    Reply
  • Resta da capire cosa/quanto farà FB per liberarsi dai dati spuri, quella serie di affiliazioni “fanship”, amicizie, che risultano come lavoro artificiale delle varie agenzie operanti sui social. Si tratta di relazioni che non hanno un valore comparabile con i gruppi spontanei, molto più indicativi delle reali attitudini e propensioni del pubblico rispetto a un brand.
    Resta poi più in generale da capire quanto l'”engagement” di “influencer” (persone reclutate sulla sola base di un certo reach) possa nel lungo termine rappresentare un sostituto di un’analisi competente e professionale di un prodotto.

    Reply
  • A proposito di misurabilità dei social network cito quest’interessante articolo che annuncia come la partnership tra Nielsen e Facebook non possa non essere un’esplicita risposta ai dubbi sollevati dal Tagliaerbe.

    http://www.pcworld.com/article/172372/facebook_and_nielsen_team_to_track_you.html

    Se Facebook si allea con Nielsen evidentemente vuol mettere a tacere chi afferma, a ragione, che il social media marketing non è misurabile. Staremo a vedere che cosa succederà. Una cosa è certa, la banner blindness è una “malattia” che affliggerà ancora di più le generazioni cresciute a pane e Facebook. Il marketing vecchio stampo è morto, altrimenti non si spiegherebbero le centinaia di product manager che si rivolgono ad agenzie specializzate nel relationship marketing. Rimane da vedere poi se questa sapranno portare reali risultati o meno.

    Reply
  • Ciao taglia!,
    Guarda cos’ho trovato, questo per me è il ROI del Web 2.0, non metto il link diretto perchè servono un po di visite a giorgiotave 😛

    p.s.
    secondo me il ritorno “on” od “of” è uguale, ci possono stare entrambi.

    Ciao,
    Yuri.

    Reply
  • … mah probabilmente non si misura, forse è difficile ..posso capire tutti i dubbi. Sto leggendo con attenzione (ma non ho ancora finito) il libro “The Facebook Era” di Clara Shih, penso che il valore ci sia. ma non so misurare il roi (nel libro se ne parla a pag.205). io penso che il valore in larga parte sta nelle delle relazioni che costruisci con le persone e nel successivo “uso” di queste relazioni. Clara Shih tratta del “social capital” nel capitolo 3, che ti consiglio di leggere. qui http://books.google.com/books?q=social+reciprocity+ring puoi trovare una anteprima

    Reply
  • è un sito turistico, è ovvio che ci sono degli andamenti ciclici che seguono le stagioni, ma mi pare di aver notato una diminuzione degli accessi, erché il trend è sempre stato positivo, di anno in anno, da 7 anni a questa parte. Nulla di drammatico intendiamoci, però mi sono chiesto quale potrebbe essere la causa 🙂

    Forse pero’ in questo caso si può ricondurre alla crisi economica, perché la gente va meno in vacanza e quindi consulta meno i siti turistici? 🙂

    Reply
  • @aghost: assolutamente no, anzi… io a settembre ho sempre un notevole aumento del traffico, che poi rimane più o meno stabile (o in lieve crescita) fino a giugno… a quel punto arriva il calo estivo, e a settembre si riparte (sempre con numeri più alti del settembre precedente).

    In ogni caso, credo dipenda molto dal tema: se hai un sito (ad esempio) sul turismo balneare, è probabile che la curva sia esattamente al contrario della mia 🙂

    Reply
  • ma secondo voi, globalmente, c’è meno traffico su internet per effetto della crisi? Lo chiedo perché sia sul forum che sul mio sito gli accessi sono calati, abbastanza inspiegabilmente visto che non ci sono state modifiche particolari…

    Reply
  • concordo con Roberto Fumarola (commento 4): molto dipende anche dalla capacità di interpretare strumenti che in effetti adesso sono di moda, per cui tutti ne parlano ma pochi riescono ad utilizzarli a a comprenderne le logiche non solo di breve ma anche di medio e lungo periodo.
    Secondo me l’utilizzo aziendale che si fa dei social network dipende dall’obiettivo: creare conversioni su azioni specifiche (acquisto, iscirizone newsletter, registrazione ad un sito, ecc)? in questo caso è possibile misurare i risultati, il caso di dell (http://mashable.com/2009/06/11/delloutlet-two-million/) è emblematico.
    Si vuole invece fare branding? magari anche soltanto creando informazione su determinati argomenti? è di sicuro un’attività poco misurabile in via diretta.
    Resta il fatto che una logica puramente commerciale sui social network non credo sia vincente: si tratta di strumenti creati per stabilire una conversazione, non soltanto azioni push verso prodotti/servizi. Quindi è necessario creare un equilibrio tra azioni misurabili ed altre il cui ROI resterà un mistero 🙂

    Reply
  • @ Frankie
    Eccesso di misurazione e metriche non intellegibili rappresentano una mistura tossica per qualunque business pubblicitario.

    Ma senza unità di misura come si fa a capire a cosa è servita una campagna? E se anche un domani che FB con Nielsen tirasse fuori il termometro per brand, come fidarsi, sapendo che molti dei dati contenuti sul sito provengono dallo spam e dalle varie manovre pilotate a caccia di amici e fan per le aziende clienti?

    Te la dico come la penso, su FB le aziende sono andate senza grosse idee in testa, ma di certo con poca voglia di spendere. Davanti si sono trovati interlocutori che gli hanno promesso mare e monti per quattro soldi (tutti in tasca a loro per il planning, “acquisto spazi pubblicitari” è una voce che non esiste nell’adv 2.0), senza mostrare numeri.

    Oggi qualcuno farebbe bene a chiedersi (e magari si sta chiedendo) da che parte sono finiti quei soldi, quanto ha guadagnato in vendite o reputazione dall’avere una pagina con 1000 “fan”.

    Reply
  • Se si continua sull’idea del considerare inutili gli strumenti promozionali non misurarabili istantaneamente il settore del marketing online continuerà a castrarsi da solo… un po’ come se il volantinaro (o l’artigiano che produceva insegne per i negozi) a fine 800 avesse considerato inutili i cartelloni pubblicitari e le pubblicità sui quotidiani…

    Per capire meglio il futuro potrebbe essere utile guardare prima il passato…

    http://tinyurl.com/pubblicit
    http://tinyurl.com/pubblicita
    http://tinyurl.com/storia-pubblicita

    Reply
  • Esatto. Inoltre il vantaggio dei social è quello di poter avere un feedback immediato rispetto alla pubblicità tradizionale. Credo sia questo uno dei motivi principali del successo che stanno avendo.

    Reply
  • Io sono d’accordo con tutti!

    Mi spiego: non penso sia corretto dare un giudizio assoluto. Potrebbe essere utile il banner, vedi Taglierbe, ma allo stesso modo non credo che sia corretto dire che con gli investimenti sui social siano fumo. Di entrambi si può ricavare un ROI, come qualcuno giustamente ha detto, tutto dipende dagli obiettivi. Io non credo molto alla sostituzione, preferisco l’integrazione.

    Con un banner, su un blog verticale, scopro un tool interessante, con il social ho trovato un nuovo lavoro…! 😉
    Il problema è che si tende all’esasperazione di qualsiasi cosa.
    Ricordate Second Life?!

    Reply
  • Non ho tempo di leggere tutti i commenti, ma condivido quello che dice @Massara.

    Se vuoi prendere il riferimento assoluto, il tweet che ti ha portato alla pagina di FB che ti ha portato a Plurk non puoi farlo.
    Ma se misuri i canali singolarmente, avendo cura di non incrociare nulla, allora si può.

    Detto questo, i Social Media a mio avviso servono a tutt’altro, ovvero per come li vedo io servono esclusivamente a fare brand-awarness piusttosto che conversione e vendite.
    Usarli diversamente, al momento, secondo me è un peletto prematuro.

    Reply
  • Sai cosa è interessante veramente x me? Capire quel 16% del primo grafico 😉

    Reply
  • Io concordo con Nicola Boschetti, penso che i Social Network in generale non devono essere visti come uno strumento per fare business, ma come un’integrazione della strategia d marketing per rafforzare il proprio brand sul web. Inoltre credo che non tutti i tipi di prodotti siano adatti ad una strategia di Social Marketing, dipende tutto dal target e così via. Quindi credo che stia poi all’agenzia di comunicazione consigliare alle aziende quali sono i canali giusti da seguire, soprattutto sul web.

    Reply
  • Bel post….mannaggia!! Quindi per la serie chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova!!! Comunque

    Reply
  • ehehehe! Bel post….mannaggia!! Quindi per la serie chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova!!! Comunque

    Reply
  • Dimenticavo: il tutto senza insinuare che quei “fan” siano stati comprati, come contentino per il cliente, a 7 centesimi l’uno su usocial et similia…

    Reply
  • Mi perdonerete se mi autocito, ma qui http://www.appuntidigitali.it/4664/da-mashable-un-case-study-di-marketing-su-facebook-visto-da-vicino/

    ho analizzato un caso di “Community building” riportato su Mashable e twittato da Robin Good. Roba grossa, mi sono detto. Mi sono dunque preso la briga di andare a vedere i numeri, risultato: 316 “fan”.

    Quanti dipendenti della banca? Quanti dell’agenzia? Quanti amici&parenti?

    Stendiamo un velo pietoso sul possibile costo-contatto.

    Reply
  • ah ah ah! bella la conclusione “Ma hai preferito i Social, Facebook, Twitter, FriendFeed… e quindi ora arrangiati.”

    mi fa venire in mente quando la Thatcher disse “La vera società non esiste: ci sono uomini e donne, e le famiglie.”… adottiamo anche noi questo pensiero!

    “Il vero social media marketing non esiste: ci sono Facebook, twitter e FriendFeed.”

    gulp! 😯

    Reply
  • buongiorno, lavorando in una communication agency, noto invece che proprio ora tutti i clienti vogliono investire nei Social Networks. E’ vero, non ci capiscono niente, ma ne sentono parlare tanto. E mi chiedono di sostituire il buon vecchio ufficio stampa con le p.r. online. Di cancellare le pagine su Donna Moderna e Chi per pianificare una campagna su donnamoderna.com e alfemminile.com. E di realizzare e gestire un bel blog con annessi twitter, youtube e facebook sponsored by l’azienda. Non mi chiedono il ROI, ma vogliono risultati immediati in forma di crescita della community fidelizzata.
    Infatti di questi tempi la parola magica è: “creare community”. Purtroppo le aziende non si rendono conto che la difficoltà non sta tanto nel creare una community, ma nel gestirla e tenerla.. soprattutto in assenza di contenuti aziendali significativi.
    Buona giornata,
    Joja

    Reply
  • E bravo Roberto, al commento n.8 qualcuno lo ha detto 🙂

    Se uno strumento morto come il Banner rimane comunque utile (per il branding) e misurabile (più dei Social), torno a dire…

    Come la mettiamo? 🙂

    Reply
  • Vedo che in molti commenti si concorda su un fatto: non c’è solo il ROI, è importante anche il branding.

    Verissimo, peccato che la crisi economica ha portato quelle stesse aziende che investono sui Social a tagliare il budget destinato ai Banner… perchè (dicevano) “ora è necessario puntare sui risultati immediati, non possiamo permetterci di investire in azioni a medio-lungo termine, o che non siamo in grado di misurare…”

    Come la mettiamo? 🙂

    Reply
  • Concordo con Nicola Boschetti.

    Puoi misurare il ROI di un cartellone pubblicitario?

    Reply
  • Beh, magari non puoi misurare il ROI però puoi fare “branding”?
    Un banner è uno “strumento di vendita” (passatemi il termine) mentre avere una “presenza sociale” può consolidare il proprio brand…
    (sto ipotizzando: non è esattamente il mio settore, ma mi è balzato alla mente così come l’ho scritto…)

    Reply
  • Concordo con Marco. Le campagne su mezzi di versi hanno metri di valutazione diversi.

    Ci sono pubblicità (on-line quanto off-line) che possono essere tracciate e misurate con dei parametri ben precisi, riconducibili alla campagna stessa.
    Altri sistemi vanno misurati in maniera diversa, come nel caso di una campagna su un social, ma anche l’uscita di redazionali o articoli su siti vari o cose similiari, ed inoltre le campagne off-line come affissioni, pagine pubblicitarie, campagne TV.

    In questi casi gli idnicatori sono spesso più generici e si basano sulla misurazione dei risultati nel breve, medio e lungo periodo, principalmente con analisi sul fatturato.

    Del tipo, la mia campagna “Frollino fantastico” mandata in TV con la frequenza X ed in fascia Y nei successivi 3 mesi quanto ha inciso sulle mie vendite? Quanto è andato via il prodotto dagli scaffali?

    Lo stesso discorso si potrebbe fare anche per le campagne sui social media o mezzi similari dove la tracciabilità diretta potrebbe essere bassa.
    C’è da dire però che da questo punto di vista l’azienda deve cmq disporre di una cultura dell’analisi del dato.
    La Barilla per esempio lo sa già quello che deve fare per misurare, ma la piccola e media impresa sa come si misurano queste cose?
    Già è tanto che sanno andare oltre il report di accessi di Analytics, figuriamoci il resto.

    Per concludere, il social ha un senso se poi c’è la cultura aziendale, non solo di usare il mezzo nella maniera corretta, ma anche per misurarne poi i risultati durante e a conclusione della campagna.

    Reply
  • Ci voleva ogni tanto un post bello acido! Ottimo Tagliaerbe!

    Concordo sempre in pieno con il proporre il vecchio caro banner! Ben misurato e accurato, sicuramente da utilizzare al meglio … quando al ROI … forse è uno degli strumenti davvero ancora poco utilizzati … conflitto d’interessi per le agenzie? Da questo lato cerco invece semmai di proporre una strategia sui Social in grado di arrivare ad opinion leader di quella nicchia e spingere in quella direzione. Fare del semplice networking, aprire nuovi spazi e cercare di guadagnare così nuove nicchie di mercato per i diversi clienti. Ma forse per questo lo stagista è troppo poco …

    A presto e buon lavoro.

    Daniel – http://www.GenitronSviluppo.com

    Reply
  • Mmmm…acidissimo.
    Recentemente un account mi ha detto:
    “Il cliente mi ha chiesto quanto potrebbe vendere con Facebook, cosa devo rispondergli?”
    “Digli che non venderà niente, così si mette il cuore in pace”.
    Se parti da un punto di vista statico, il banner, il clic, l’azione precisa, non c’è partita. Se il tuo indice è la misurabilità, allora puoi dire addio al social media. Il social media vuole cuore e qualità: andare a giudicarlo con parametri numerici significa nel 99% dei casi condannarlo. Ma parlare di qualità nel web marketing sembra strano, forse perchè si parte dal già citato presupposto statico: si è sempre detto che il vantaggio del web rispetto agli altri media è la misurabilità. E se invece, ribaltassimo la situazione e dicessimo che il vantaggio dell’off line rispetto all’on line è la non misurabilità? Quante cucine fa vendere un catalogo? Quanti profumi una pagina su un magazine? Eppure ci si investe, senza volere misurare il ROI con precisione decimale. Insomma, la misurabilità è un fattore, poi ce ne sono molti altri: la creazione di un dialogo, l’immediatezza delle reazioni, la possibilità di ascolto e miglioramento… E qui mi fermo, altrimenti supero la lunghezza del post 🙂

    Reply
  • Eheheh tiri l’acqua… 😉 il mischione non è tracciabile (tuitter che shera iutub che shera feisbuuc…) ma la singola campagna su un singolo social dove hai visibilità dei partecipanti, si: ovvero misuro il ROI relativo.

    Quello assoluto è impossibile, è solo stimabile, anche nei banner! 😉

    Marco

    Reply

Rispondi

Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Iscriviti alla Newsletter
Main sponsor
logo kleecks

Sponsor

Nessuno misura il ROI sui Social Media
Scroll to Top

Vuoi capire perchè il tuo sito non traffica?

REPORT SEO a soli 47€

anzichè 197€+iva
Giorni
Ore
Minuti
Secondi