Anti-Login (perdonami Riccardo Luna, ma mi tocca)

Bello questo editoriale di Luna su Wired, ma esageratamente da “bicchiere mezzo pieno”:

L'editoriale di Riccardo Luna su Wired

E allora, per una volta, indosso i panni del “bicchiere mezzo vuoto”, e scrivo la mia versione dell’articolo.


Ho visto un tale,
il mio vicino di casa.

Mi sono fatto incontro con passo trionfale e gli ho detto esultando:
“Il 45 per cento delle famiglie italiane ha una connessione decente a Internet!”.
Lui, sbattendosene allegramente i maroni, ha esclamato:
“Frega nulla! Ora vado a guardarmi la partita di calcio e poi il Grande Fratello
sulla mia nuova TV LCD da 50 pollici:
dell’Internet non so cosa farmene”.

Poi su un Colle
ho incontrato un signore saggio e anziano.

Gli ho detto: d’accordo la crisi e i tagli, ma tutti dovrebbero avere Internet.
Non dico di tirarsi in casa una linea dedicata (come feci io nel 1995),
ma perché i miei vicini, nel 2010, pensano solo alla TV, a SKY e a Mediaset Premium,
anche se potrebbero avere l’ADSL senza problemi?
Lui mi ha guardato perplesso e con grande saggezza mi ha detto:
“Pensaci bene, la risposta la sai…”
Io non ho colto l’ironia di quella risposta e sono rimasto di sasso.

La mattina seguente sono andato in una università,
nella più antica università italiana.
Diversi ragazzi si contendevano la possibilità di vedere finanziati altrettanti
progetti di ricerca che puntano a rivoluzionare Internet.
Avevano la metà dei miei anni, il doppio della preparazione e i sogni ancora intatti.

Peccato che i sogni di molti di loro (due nomi a caso, Meemi e Mobnotes)
finirono infranti a mazzate
,
non tanto per la pochezza dei progetti bensì a causa della miopia di certi investitori,
o forse per gli irrisolti/irrisolvibili problemi del cosiddetto “sistema Italia”.
E allora ho capito una cosa:

Chi vuole davvero cambiare il mondo,
ci prova, in tutti i modi…
ma se vuole cambiarlo partendo da qui, meglio che se ne vada.
E io, purtroppo, quando potevo farlo non l’ho fatto.

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127 Comments

  • > […] se vuole cambiarlo partendo da qui, meglio che […]

    “Qui” non esiste quasi più.

  • M’è venuto il mal di mare a leggere e i miei occhi stanno frullando come una slot machine.
    Apprezzo le doti artistiche del luminare del wired, però la forma non dovrebbe rendere meno fruibile il contenuto.

    Venendo a quest’ultimo …

    Questa cosa qui che per far decollare un progetto online bisogna andare all’estero o alla Silicon Valley l’ho sentita troppe volte.

    Condivido, ma solo per i pochi progetti nei quali sono indispensabili ingenti finanziamenti di startup.

    Io penso che per ogni progetto che deve nascere già grande, ce ne siano 1000 piccoli e scalabili, che magari potranno diventare grandi con l’autofinanziamento.

    Ho scelto di lavorare su Internet proprio perché è il settore in cui, meno di tutti gli altri, si possono dare le colpe a terzi (cinesi, corruttori, banche, burocrazia ecc.).

    Da una parte vedo problemi lato utente come la scarsa diffusione della banda larga. Che ci posso fare io?
    Solo votare bene alle urne, incidendo pochissimo sul risultato finale.

    Dall’altra ho un lavoro su Internet. Che ci posso fare io?
    Anche cambiare quasi tutto, incidendo moltissimo sul risultato finale.

    Quindi cerco di dare il 99% della mia attenzione e del mio tempo a quest’ultimo aspetto.

  • Da ottimista qual sono, l’editoriale di Wired mi piace (anche se la forma grafica lascia molto a desiderare, ma vabbè è n’altra storia).

    Concordo con quello che hai detto, a volte in Italia (parlo dell’Italia perchè è ciò che conosco) non ti “ca***o” per il semplice fatto che te non porti oboli al mulino.

    Siamo startup e sicuramente (parlo del nostro caso) ci manca qualcuno che sappia darci una mano e lo abbiamo fatto presente varie volte, non possiamo monetizzare subito e non vogliamo seguir la moda, risultato è che nessuno ci considera e tutti fanno le solite “battutine”.

    Grazie della citazione e complimenti per il post, vediamo se qualcosa / qualcuno si sveglia

  • Grande!.hihi .. “datemi la tv con tutte le partite del mondo..e sarò il vostro suddito perfetto!!” cosa mi serve a fare l’adsl ? per stare ore su faccialibro o su il youtube a vedere/leggere cose inutili? almeno se ho la tv mi informo; guardo il Tg!..

    ciao xma

  • @mik sono completamente d’accordo con te. anch’io sono stanco di gente che dice “non ce la faccio perche’ in italia nn si investe nelle start up come in america”.anch io credo nei progetti scalabili e nn vedo di buon occhio chi realizza sistemi banali che un paio di programmatori appena usciti dalle superiori possono fare..e per questo pretendono migliaia di euro o dollari. mi sono piu volte schierato contro foursquare perche sinceramente fin ora nn lo trovo ne utile ne stupefacente ne un gioiello di tecnologia…si dice che ora sia al 10% del suo potenziale…bah vedremo…allo stato attuale e’ un pAllone gonfiato e anke molto…quindi per concludere se le cose nn vanno bene il colpevole e’ uno solo: noi stessi, nn i finanziatori e nn i ministri o i politici.

  • @roberto: premettendo che chi ti scrive mangia grazie ad Internet da più di 15 anni (e opera e vive in Italia), parliamo pure dei “palloni gonfiati” americani.

    Foursquare ha appena preso altri 20 milioni di dollari dai VC. Eppure è un “quasi clone” di Brightkite, che ne ha presi 1,42. Che è un “quasi clone” di Gowalla, che ne ha presi 10,4. Che è un “quasi clone” di Loopt, che ne ha presi 17.

    Vedi, il problema è proprio quello che nessuno di questi è un progetto così stupefacente, o un gioiello di tecnologia… e i progetti, almeno a prima vista, sono pure “sovrapponibili”. Eppure c’è chi ci mette sopra dei soldi, chi ci scommette, chi ci crede. Come funziona da noi, te lo diranno le startup che ci leggono (se ce ne sono) 🙂

  • A me quello che non piace di questi interventi di ottimismo a tutti i costi è che te li leggi e quasi ti senti la cavalcata delle valchirie che ti suona nel cervello, poi ti guardi intorno e capisci che sei in un deserto o poco più.

    Per carità, io credo che, anche in un deserto, chi sa e vuole fare, fa. Proprio per questo chi di professione “trasmette positività” – in altre parole chiacchiera – tendo a non vederlo molto di buon occhio.

    Con la panza piena è troppo facile essere ottimisti.

  • Mezzo pieno e mezzo vuoto? io pero non la vedo così. Secondo me quello che @riccardowired (su twitter) era solo far vedere che le cose possono essere cambiate non solo da chi governa su un colle o chi detiene il potere. Dobbiamo sempre ricordarci che la movimentazione sociale e generale ha portato rivoluzioni in passato che hanno stavolto il mondo. Allora quello che io penso e che se Riccardo Luna ha scritto questo editoriale è sempre e solo per muovere qualcosa affinche da qui a poco anche qualcun’altro possa sposare questa causa e cercare di creare “RIVOLUZIONE”.
    Non sono un ottimista, ne un visionario, ma solo uno che crede che il governo dovrebbe essere alle nostre dipendenze e non il contrario… a quanto pare siamo in “democrazia”?!

  • Adoro questi post. Detto questo anche secondo me il problema è nella classe dirigente, politici e imprenditori, e nei valori che propugna, scollegati alla contemporaneità.

    Ricordo che siamo un paese che oggi vuole investire nel nucleare (Internet? Chi?!?), proponendolo come alternativa credibile nonostante la storia, gli errori, gli scandali degli eco truffatori, i problemi e le isterie “nimby” che provoca la scelta di un sito di stoccaggio.

    Il mondo è incasinato e spesso non lo capiamo, ma perché continuare a insistere sugli errori francamente, senza ricorrere alla malafede, io non trovo il perché.

  • Vedo purtroppo parlare tanti di tutto quello che non va nel nostro paese (ed è vero) e lodare l’America come il miraggio (ed è vero) per chi voglia ottene finanziamenti per startup promettenti.

    Però ragazzi miei credo che parlar male del nostro sistema sia cosa da poco, semplicemente perché il nostro sistema è così.

    I Venture Capitalist purtroppo pullulano e si rigirano in California e più specificatamente nell’aerea di San Francisco, nella famosa Silicon Valley.

    Tutte le aziende da 90 dell’Hi Tech e del Web sono lì. Quindi è chiaro che i VC siano lì.

    L’Italia è una nicchia di paese, con una lingua che quasi non si parla nel mondo, e per giunta scarsamente votata all’innovazione tecnologica.

    Mi permetto di dire che chiunque voglia avviare una Start Up di grandi ambizioni nel nostro paese è destinato a fallire. Non possediamo gli elementi.

    Pertanto invito tutti coloro che vogliono avviare progetti seri a prendere armi e bagagli ed andare in California, contestualizzarsi in quella realtà e proporsi. Non bisogna avere paura che lì se hai progetti validi finanzano chiunque, siano indiani, cinesi o musulmani.

    Però c’è qualcuno che ha fatto questo e dice di non aver avuto finanziamenti. Ma come? Non ottengono finanziamenti nemmeno lì?

    Vuoi vedere che questi beneddetti VC non finanzino cani e porci ma solo pochi e selezionati progetti sui quali stravedono? e quindi anche il tanto decantato Eldorado americano non è altro che una visione deformata della nostra frustrazione?

  • @Luca: mica si parla di Silicon Valley infatti 🙂

    Io conosco persone felicissime di essersi trasferite in Spagna o in Olanda.

    Chi lavora in ambito VC, ti potrà raccontare di un terreno fertile in Francia, Israele, o persino in Vietnam.

    Che poi la California rimanga nel mito di tutti, è un altro paio di maniche 🙂

  • …eppure io non perdo l’ottimismo.
    Anzi, vado oltre: riprendendo il discorso di @makemarketing, Riccardo, grazie a Wired, è nella posizione di influenzare, dirottare, contaminare.
    Anche lui è quindi responsabile di creare un “sistema italia” che funzioni.
    E ci sta provando. E noialtri facciamo bene a fargli pressioni, lanciargli provocazioni.
    Ecco la mia:
    Riccardo, sai che Mobnotes non è mai apparso su Wired? Perchè non ci aiutate come fanno i media americani con le startup di casa? Dimostriamo che il modello americano si può realmente importare anche qui… facciamo un esperimento: Una pagina su Wired, prima che Mobnotes diventi Tired…

    Gino

  • Sono perfettamente d’accordo con Davide. E non è questione di lamentarsi. Sempre da Wired ho letto dell’uomo che dovrebbe rivoluzionare il motore di ricerca Bing: è un italiano ovviamente ma è in America che ha trovato i fondi e con un “colloquio” di 30 secondi. Rendimi interessante il progetto e ti do i soldi (mi pare 2 milioni di dollari).

    C***o in italia per avere 2 milioni per tentare un’idea devi essere figlio di qualcuno oppure fregare qualcuno.

    E’ una questione di numeri, in italia si conteranno sulle dita i fortunati, in america o altrove hai semplicemente più opportunità.

    E la politica centra sempre… in tutte le cose, così come la voglia di farcela.

    Ciao a tutti

  • Sicuramente c’è un po’ di mitizzazione dell’America, dovute alle nostre frustrazioni, ma ciò non toglie che altrove le possibilità sono maggiori, c’è anche maggiore possibilità di esporsi dire le proprie idee, qua devi stare attento pure ad esporti e come lo fai. E non si tratta solo di America, ci sono anche altri posti che magari io non sò, ma sicuramente ci sono e ci sono sicuramente pure quelli che possono testimoniare.

  • Ancora peggio dei VC sono da considerare le banche che ormai pensano solo a piazzarti titoli dai nomi strani e dalle formule ancora piu’ strane ed il termine investire in un’azienda lo hanno completamente dimenticato.

    Provate con una piccola Azienda a presentarvi in banca per cercare fondi per un progetto nuovo …

  • Secondo me il vero problema dell’Italia è la mancanza di libertà d’impresa, ho conoosciuto persone con enormi potenzialità che si limitano a svolgere lavori routinari come dipendenti perchè non possono permettersi di avviare attività in proprio, i finanziamenti pubblici in certe zone d’italia non si vedono perchè considerate !ad alto sviluppo”, e obbligare persone che hanno sostenuto costi per istruirsi magari ifno a 25 anni a spendere circa 10mila euro in contributi, notai, contabilità e burocrazia per avviare un attività imprenditoriale è solo un freno per lo sviluppo, che favorisce i big…

    La soluzione ? o si scappa o si fa il pirata, passando così dalla parte dei cattivi… perchè in Italia chi ci prova senza avere i mezzi economici iniziali è un furfante, chi prende uno stipendio pubblico senza fare il proprio lavoro in modo adeguato è un bravo cittadino…

  • @Filippo A. ormai anche nel meridione la finanzata agevolata è solo un miraggio conosco imprese che a 18 mesi della conclusione degli investimesti non hanno ricevuto nulla.

    io la vedo come una mancanza assoluta di supporto alle nuove imprese, dagli eccessivi costi di startup, burocrazia asfissiante, supporto bancario inesistente (se non hai santi in paradiso) , per non parlare del carico fiscale insopportabile!!

    Non ci dobbiamo meravigliare poi se progetti italiani che sfondano se ne trovano davvero pochi !

  • Complimenti per questo articolo, direi che rivaluto il tagliaerbe… Il sistema italia insegna a come diventare parassiti, non a come rivelare al mondo come è bella la creatività. Il sistema italia è pericoloso esportarlo nel mondo e quindi vi consiglio di pensare di cambiare l’italia iniziando dall’esterno (estero) che l’interno è tutto marcio… sarebbe bene rifarla di nuovo ma questo è impossibile, sicuramente come dice questo articolo non si può pensare di affidarsi a gente vecchia, a politici che possono solo limitare la libertà creativa.

  • Si in effetti mi hanno detto che anche al sud ormai la situazione dei finanziamenti pubblici è peggiorata parecchio ultimamente, qui in Lombardia (salvo rari casi “aiutati”) non c’è praticamente nulla di utile allo sviluppo di attività legate al web…

    Probabilmente basterebbero degli sgravi sullo start-up, ma penso che faccia comodo a molti questa situazione, in quanto una diminuzione delle bariere all’entrata farebbe perdere parecchio a chi è già sul mercato… inoltre spesso i professionisti e i piccolissimi imprenditori son categorie molto svalutate pechè in modo sbagliato vengono considerate “privilegiate” quindi il ritorno politico in termini di voti che si ha investendo su di esso non spinge i politici ad agire in questo senso.

  • quanto chiacchierare inutili.se vali ce la fai..se nn vali niente inizi a frignare e dire “nn mi danno i soldi i cattivoni dei finanziatori” “i cattivoni politici nn mi fanno le leggi che voglio io” etc etc.basta frignare se le cose nn vanno guardiamoci
    allo specchio.li c’e’ l’unico colpevole.

  • @Roberto, ci son limiti che sono oggettivi (sopratutto economici/burocratici)… il discorso “se vuoi puoi” è retorica, stavamo solo discutendo di cosa potrebbe aiutare il web Italiano…

    Poi concordo con te che senza capacità non si va da nessuna parte…

  • Ragazzi, quasi tutti i commenti che ho letto sono veri e interessanti, compreso l’ ANTI-LOGIN di Davide, l’articolo di Luna contiene un messaggio che apparentemente è quello principale ed è abbastanza chiaro a tutti, ovvero chi vuole fare si metta in moto e faccia senza aspettare che i soloni pubblici o privati appoggino o sovvenzionino l’iniziativa, ovviamente questo tipo di messaggio ha giustamente “scatenato” tutti quelli ed io sono tra essi, che ritengono il nostro paese, soprattutto per responsabilità e inettitudine della politica, inadeguato ad appoggiare idee innovative o di cosiddette start-up, però contiene anche un cosiddetto meta-mesaggio che è quello che penso Luna volesse far passare, tra l’altro chi legge Wired, sa perfettamente che non si tratta di una rivista che enfatizza il Made in USA, ma cerca di fare esattamente il contrario con il Made in Italy, ovvero che seppure (io aggiungerei apparentemente) mancano i finanziamenti ci si può comunque muovere e fare, non sempre per fare c’è bisogno di soldi, o almeno se nel nostro immaginario pensiamo ad una start-up come ad una società già strutturata a livello organizzativo ecc. e allora si che ci vogliono risorse economiche che spesso in tanti non abbiamo, viceversa se invertiamo il senso partiamo da una idea e con i tanti strumenti che oggi la rete mette a disposizione anche gratuiti o open-source, con la possibilità di condividere idee o progetti, mi viene da pensare alla piattaforma Kublai, piuttosto che al Business SN LinkedIn e altri ce ne sarebbero, il punto è che con il web oggi io posso vivere in Italia e cercare soldi, finanziamenti ovunque nel mondo, non per forza in America e nella tanto famosa Silicon, non a caso proprio su Wired tutti i mesi si parla di idee, progetti, pensati e realizzati in luoghi del mondo dove certamente non abbondano i soldi (tipo Africa) ma che grazie al network che l’ideatore del progetto è riuscito a creare si sono trovati i mezzi (economici) per far decollare e rendere reali progetti quasi impossibili. Concludo dicendo che Riccardo Luna e il suo Wired, sono l’anti-italiano perfetti, perchè non solo parlano ma fanno per davvero, ne è un esempio a proposito di idee e progetti questo: http://www.italianvalley.it/
    E se non vi convince, a proposito di idee c’è anche questo di Fondazione Accenture http://www.ideatre60.it/ oppure questo http://www.symbola.net/ e tanti altri ancora.
    In ogni caso dobbiamo ragionare su una cosa, che così come nella vita reale non tutti i business possono funzionare, lo stesso vale per il web e ciò che ad esso è collegato, le idee e i progetti non sempre sono tutti validi, anche se “ogni scarrafone è bell a mamma sua” la bontà di una idea la si deve valutare anche sulla base della “qualità” non tutte sono fatte di ottima “stoffa” e ovviamente tra un abito industriale e uno sartoriale la differenza c’è e si vede.
    In tal senso sarebbe oltremodo illuminante, se Davide, ci potesse mai illustrare come fa a ” vivere” con il web da 15 anni, non avendo, almeno credo, mai dato vita a nessuna start-up o cose similari.
    Alfonso

  • Intendevi dire “bicchiere mezzo vuoto”, Taglia?

  • @Alfonso: un sunto di quello che ho fatto negli ultimi 15 anni è nell'”About Me” nel menu in alto a questo blog. A livello di “inquadramento”, ho fatto il socio in una sas e una srl, sono stato dipendente ed ora opero come libero professionista con partita IVA. A livello di startup, ne ho lanciata una nel lontano 1995 (se per startup possiamo definire il lancio di un nodo Internet in mezzo alle montagne del varesotto 🙂 ).

  • @Ilaria: il “mezzo pieno” è quello di Luna, il “mezzo vuoto” il mio 😉

  • Giusto…. La grafica mi ha fatto perdere un po’ di contenuto e di lucidità. O almeno mi giustifico cosi’…

  • Grazie Davide, vedo che hai preso sul serio la mia proposta, ma la mia era piuttosto una provocazione per i tanti “sfiduciati” nel riuscire a fare qualcosa, guadagnandoci anche, senza per forza dover avviare chissà quale start-up, non intendevo quindi assolutamente carpirti, a parte gli aspetti professionali che un professionista come te ha invece tanto da insegnare, come ti guadagni la “pagnotta quotidiana”.
    Per quanto concerne i bicchieri, chi mi conosce sa che spesso li vedo spesso mezzi vuoti, questa volta però lo vedo opposto, anche perchè sono un forte fautore della cosiddetta Assunzione di Responsabilità, nel senso che, basta attribuire ad altri o a fattori esterni quello che non riusciamo a fare o che funziona male, il fatto che questo paese vada come va, per assurdo non è colpa di chi ci governa, ma nostra, siamo noi oppure no che li mettiamo su quelle poltrone, quindi? E poi nonostante il paese sia ingessato, burocratico, lento e obsoleto sotto tanti aspetti, non impedisce a tanti nostri connazionali di “fare” qualcosa di interessante ed economicamente remunerativo anche qui. Mi sbaglio Davide?

    p.s.: non so come mai io non vedo per niente il menù in alto di cui parli, sopra al titolo vedo solo delle piccole linee verticali che mi danno l’idea della presenza di un menù, ma nessuna immagine o scritta, io uso Firefox, ho visto che con IE, CHrome e Safari è ok, quindi forse il problema è del browser, non so se puoi in tal senso sistemare il tutto.
    Grazie
    Alfonso

  • @Alfonso: il discorso è davvero lunghissimo, ma in estrema sintesi lo riassumerei così: io sono molto ottimista, ma anche molto realista.

    Non amo chi illude la massa dicendo che “ce la si può fare”. Amo chi dice “provateci, ma sappiate che di voi 1 su 1.000, forse, ce la farà”. Amo chi sa guardare e analizzare con attenzione la realtà dei fatti, quella odierna, non quella che si potrà creare fra 10 anni e SOLO se cambieranno ennemila parametri. Perché molti di quei parametri sono sotto il tuo controllo, ma per altrettanti non puoi proprio farci nulla. Non è che ti alzi domani, nel tuo bel paesino italiano (magari del Sud), e ti ritrovi in una Silicon Valley ricca di opportunità e di posti di lavoro.

    Ed è proprio questo il motivo per cui ho chiuso in quel modo il mio “anti-login” 🙂

  • Quella startup di silicon valley ha preso 5 milioni di finanziamento/investimento, quell’altra 3, e quella laggiù 11. Ok va bene, non sono neanche molte, bene o male c’è tanto lavoro dietro, magari copiato e riadattato, ma tanto lavoro, tante spese, tanta gente che lavora.

    Qui in Italia invece ci sono tanti, tantissimi che prendono gli stessi soldi, spesso ditte individuali, per fare un un sitarello o un pseudo portalino per una quasiasi pubblica amministrazione. E sono svariate migliaia queste amministrazioni che fungono da … Fondi di Investimento.

  • @Gregorio: bello il parallelismo, e aggiungo che da un lato c’è chi produce valore, o comunque da 1.000 fallimenti esce il Google, il Facebook o il Twitter della situazione. Cose che, in un modo o nell’altro, condizionano l’umanità, ciò che siamo oggi e che saremo domani.

    Sull’altro fronte non si produce invece un bel nulla, se non la “coltivazione” del proprio giardinetto, del proprio conto in banca e relativa panza piena.

  • Davide,
    sai chi ti scrive era tacciato da molti amici, colleghi o parenti di essere, nonostante di idee ne sfornavo diverse, a volte un po troppo “realista”, che stava un po troppo a “pensarci su” proprio perchè la realtà di casa nostra è quella che è, che tante troppo cose andrebbero cambiate, anche io dopo tanti anni di lavoro con l’estero e all’estero (Londra) sono abbastanza inca…to per come vanno le cose qui, più di una volta ho pensato, mollo tutto sto casino e buonanotte al secchio, ah dimenticavo sono un uomo del sud, che ama quelle bellissime terre, che è nato cresciuto e andato via da quelle terre, ma per motivi personali.
    Bene nonostante io sia stato tutto ciò, nonostante creda ancora in alcune di quelle cose, pian piano si è fatto spazio dentro di me anche un’altra considerazione, una visione meno pessimistica, non perchè nel frattempo siano cambiate le problematicità esterne, quelle che tu definisci parametri non controllabili, anzi, in molti casi sono peggiorate, ma ho capito che si fuori dall’Italia le opportunità ci sono e anche in quantità maggiore che non qui da noi, ma che io se realmente desidero cambiare il mondo devo innanzitutto cambiare il mio micro-mondo che è l’Italia, troppo facile andare via e anche illusorio dire andate fuori che tanto riuscirete in quello che qui vi è precluso, ma come proprio tu che parli di non illudere la gente.
    Perchè invece di raccontare solo della vita e dei milioni di dollari che quelle che all’inizio erano delle start-up oggi sono dei colossi, non si racconta anche delle vicissitudini, dei sogni di migliaia di start-up della famosa Valley che pur avendo idee e progetti validi non sono mai state finanziate e non sono mai decollate.
    E poi qual’è la differenza tra il dire “ce la si può fare” e chi dice “provateci” in entrambi i casi non si esprimono certezze, e nella prima frase è implicito il messaggio che non tutti ce la faranno altrimenti si direbbe “ce la farai”.
    A proposito di Silicon Valley all’italiana, mi spiace contraddirti ma anche qui da noi e proprio nel profondo sud, esiste un luogo dove ci sono tante opportunità di business e anche di posti di lavoro è la Etna Valley (http://www.etnavalley.com/) qui ci sono un po di dati sull’indotto e le possibilità createsi per molti giovani (http://it.wikipedia.org/wiki/Etna_Valley) e sempre a Catania (ma guarda te sto Sud) non so se qualcuno ha mai sentito parlare di Netsukuku o del suo ideatore Andrea Lo Pumo che oggi 23 enne è stato assunto da pochi mesi da… Google, lascio ai curiosi farsi una ricerca per scoprire di cosa si tratti, a proposito il sistema Netsukuku è stato sviluppato dalla Feaknet Media Lab sempre catanese, primo laboratorio di informatica in Italia.
    Concludo il mio lunghissimo discorso lasciandovi alla lettura di due articoli (http://www.slideshare.net/leeander/silicon-valley-i-miti-da-sfatare-2008474) e (http://www.slideshare.net/dmc500hats/startup-20-a-silicon-valley-story-jan-2010) che rendono la famosa Silicon Valley un po più terrena e meno aliena.
    P.s.: anche la chiusura del Login di Luna, era insieme, un augurio, una speranza e un incoraggiamento a non demordere.
    Notte.

  • Forse il buon Riccardo Luna con il suo login e con tutto Wired vuole spronare la gente; “vedete questa gente c’è l’ha fatta”….Se qualcuno non parte con il dire “provateci” o “ce la si può fare” nessuno, visto il paese che ci tocca avere, ci prova. La goccia che continua a cadere sulla testa a lungo andare può fare il suo dovere, se tutti ci provano non è possibile che un giorno si possa cambiare qulacosa in sto paese? Devo dire anche che secondo me dire “provateci” e dire “ce la si può fare” hanno due impatti diversi, il primo più realista il secondo più romanzesco e ottimistico, se devi trasmettere un messaggio alla gente non può essere troppo realista come la politica insegna….. IMHO

  • @alfonso
    concordo con te su tutto, infatti noi restiamo in Italia con il nostro progetto.

    Ti ringrazio delle preziose info che ci hai dato 🙂

  • Vorrei rispondere ad Alfonso, premettendo che chi scrive a Catania ci vive da 34 anni e la startup web l’ha fondata ed è pure stato in partnership con Mediaset. E rimane a tutti i costi in Sicilia, pagando in prima persona in termini di opportunità perse all’estero.

    L’etna valley è un mito. Un mito vecchio. Si occupa di hardware, solo che anche quella è in crisi: il modulo mi6 di ST Micro sappiamo che fine ha fatto, minacce ripetute di andare in Tunisia, l’indotto che fatica se solo l’ST starnutisce, una classe dirigente politica fino ad un paio di anni fa che ha annientato tutto ciò che c’era di buono.

    Certo il Freaknet ha fatto cose bellissime, ma siamo onesti: i ragazzi del Freak se fossero in un tessuto imprenditoriale serio a quest’ora avrebbero tutti i propri progetti finanziati e già in produzione con decine di persone che ci lavorano.

    Lo Pumo è andato da Google, in USA. Non a Catania.

    Insomma a me pare da catanese che qui la situazione sia appena un pelo meno di drammatica…

  • E’ un bicchiere mezzo vuoto talmente realistico davvero devastante.
    Va così il mondo, va così l’Italia. Va male ma l’abbiamo costruita noi così, siamo fermi, siamo dannatamente immobili imbambolati davanti alla TV.

    Chissà se davvero un’italiano dall’Italia riuscirà mai a cambiare qualcosa, chissà.

  • @ Enrico, grazie a te per essere tra i tanti che nonostante tutto non lasciano questo paese e continuano a provarci, ieri non conoscendo il SN Meemi mi sono voluto un pò informare dato che anche Davide nel suo Anti-Login ne menzionava in maniera triste e da de-profundis, beh voglio tralasciare di commentare circa la diatriba che ne è scaturita con Wikipedia, capisco il dispiacere, ma il successo o meno di una applicazione da che esiste il web non l’ha certo decretato Wikipedia, anzi, diciamo che per certi versi Wikipedia è un parassita che vive e prolifera sulla pelle altrui e come tale se non sei di buon sapore non attecchisce, quindi Meemi crescerà se i servizi che offre saranno realmente innovativi e/o diversi, attraenti per gli utilizzatori, da quanto già presente in altri SN.
    @ Roberto, grazie anche a te per essere ancora a Catania e continuare a provarci, ragazzi il web offre opportunità che prima non c’erano, tra queste c’è anche quella di presentare i propri progetti, le proprie idee ad incubatori, o venture capital anche stranieri.
    Osate, cercate, scandagliate, bussate, non fermatevi, fate rete che non vuol dire solo sul territorio, ma condividete la vostra idea su siti, blog o SN (LinkedIn, per esempio è un luogo dove poter creare una rete di contatti professionali e tra questi anche potenziali finanziatori) dove potete trovare chi decide di finanziarla tutta o in parte.
    In un post precedente ho parlato di idea360 (Accenture) e italianvalley (Wired), ma di incubatori simili se scandagliate la rete ne trovate tanti altri, quindi.
    Per usicre fuori dall’Italia grazie ad intenet oggi, almeno nella fase iniziale lo si può fare anche solo virtualmente, quindi fatelo, poi se si creeranno i presupposti potete anche farlo realmente ma per incontrare chi decide di investire e crede in quella idea, ma lasciando l’idea qui da noi.
    Ovviamente inutile dire di andarci con ipiedi di piombo perchè di sciacalli in giro pronti a rubare un’idea, un progetto ce ne sono una marea.
    Vi porto un parallelo, che penso possa valere anche per voi, ci sono associazioni le cosiddette onlus che operano prevalentemente nel sociale, che hanno spesso progetti molto importanti e validi per il sostegno di fasce di popolazione disagiate, bene queste onlus vivono grazie alle donazioni e all’opera di alcune persone che per loro cercano fondi o finanziatori i cosiddetti Fundraiser, bene potreste mettere in piedi qualcosa di simile.
    Andrea Lo Pumo, non ha deciso un bel giorno di lasciare il bel paese e tentare l’avventura in California, ma grazie al lavoro alle cose fatte giù a Catania, la California ha chiamato, e prima di Google mi risulta sia stato chiamato anche da “mamma” Telecom, ed è grazie a lei che ha acquisito le specializzazioni che ha in UK.

  • @ Cifra, cambiare l’Italia si può dipende da noi, non da un chissà quale messia tipo Obama, un unto dal signore ce lo abbiamo già e in 16 anni non mi sembra abbia cambiato un gran chè a parte inaridire il colloquio e imbarbarirci l’uno contro l’altro, se pensiamo che sia la classe politica a dirigere male il paese, allora quando ci richiameranno ad esprimere un voto, innanzitutto andiamo a votare e questo vale in particolare per le genti del mio amato sud, non ci si può solo lamentare e poi quando abbiamo la possibilità di fare qualcosa ci tiriamo indietro delegando altri, proviamo a cambiare, rompiamo gli schemi, se continuiamo a votare sempre le solite facce da 20/30 anni questo paese non cambierà mai, abbiamo una idea politica, bene votiamo per quella idea, ma se nel frattempo nulla cambia anzi, dobbiamo avere il coraggio di cambiare e poi cambiare, questi qui devono capire che siamo noi che decidiamo le loro sorti e non il contrario altrimenti resteremo ingabbiati per anni in favole e TV spazzatura.
    @ Roberto, in Sicilia e a Catania in particolare mi risulta che ormai da tanti anni la classe politica che governa è sempre la stessa e allora? Cambiatela, votate contro, provate altro, altrimenti lamentarsi diventa facile e stucchevole per chi ascolta.

  • E’ proprio bello poter vedere i vari pensieri su un argomento.

    Perchè non iniziamo a vedere a questo bicchiere come nè mezzo pieno e nè mezzo vuoto, ma un bicchiere da riempire?

    Ma siamo sicuri che il “sistema della Silicon Valley” funzioni da noi?

    A quei livelli non ci arriveremo mai, nemmeno in un mondo ideale per vari limiti economici e strutturali.

    Secondo me la strada per l’Italia e le startup deve essere diversa, cominciando dallo snellire la burocrazia.

    Molte persone vivono di Internet in Italia, qualcuno ci è riuscito.

    A me il “sistema Taglia piace”.

    Non dico che sia una soluzione definitiva, ma qualcosa in più.

    Ad esempio, il Taglia ha dedicato e dato spazio a due progetti Italiani ultimamente.

    Se Repubblica.it, Corriere.it, Sole24ore ect ect, avessero una bella rubrica giornaliera Startup Italiane non sarebbe davvero qualcosa di fantastico?

    Sentite…al posto di mostrare e spingere siti “limite” e non Italiani come Chatroulette, potrebbero farlo no?

    Secondo me sarebbe una forte spinta. Un qualcosa in più.

    Certo…c’è da dire che l’invidia in Italia è alle stelle…è un pò come le squadre di calcio locali.

    Se sei del paese e giochi nella tua squadra non sarai mai forte quanto un giocatore del paese vicino.

    Il fascino dello “straniero” o l’invidia verso i nostri connazionali? La seconda… 🙂

    Va bene dai…scusate lo sfogo 😀

  • Sono daccordo è veramente straordinario e bello vedere come da un commento ad un articolo abbastanza innocente e se vogliamo poco “cool” per il mondo internettiano, dove se non parli di tecnologie emergenti o strategie di marketing o di nuove applicazioni per web-smanettoni, difficilmente riesci ad avere un seguito e una partecipazione degna di tale nome, dicevo, è straordinario che si sia aperto uno scambio così fitto da coinvolgere seppure solo, come lui dice, per uno sfogo, il grande GT.
    Probabilmente nonostante lui sia uno degli esempi viventi di come anche in Italia ci sia qualcuno che grazie alle proprie capacità e professionalità riesca a vivere con Internet, “sente” che l’argomento start-up, possibilità di creare qualcosa anche qui da noi dove non mancano le capacità, ma manca un sistema che aiuti quelle capacità ad emergere, a diventare dei campioni non solo nazionali ma internazionali, che forse è giunto il momento che si faccia qualcosa di altro, qualcosa di più.
    Concordo con lui in merito alla duplicabilità del sistema Silicon in Italia, noi abbiamo una storia, delle tradizioni, una cultura, una burocrazia, un sistema paese, diversi e diverso deve essere l’approccio e le proposte. Siamo un popolo che ha fatto la storia, con le proprie invenzioni, le proprie intuizioni, quindi perchè non pensare di poter duplicare la storia anche con la tecnologia, con quello che oggi è la rete.
    In merito allo spazio che i quotidiani menzionati dovrebbero dare alle start-up con rubriche dedicate, sono parzialmente daccordo, nel senso che una rubrica apposita non ce l’hanno, ma quasi tutti i giorni ci sono articoli che parlano di startup italiane o di come queste possano accedere a possibili capitali, questi sono alcuni articoli recenti del Sole24Ore:
    http://ow.ly/27IBF Qui si parla dei Seed Capital per le startup
    http://ow.ly/27IzY Qui si parla di alcune stratup dell’area bolognese
    http://ow.ly/27Iy3 Qui di laboratori e Spin-off
    http://ow.ly/27Ivr Qui si parla del Politecnico di Milano quale laboratorio e serra per startup
    Questi sono solo alcuni articoli, tanti altri in tal senso ce ne sono.
    In ogni caso sono proprio le università che in questi anni sono stati i maggiori promotori e incubatori o veicoli tra le idee imprenditoriali soprattutto dei più giovani e il mondo imprenditoriale e/o della finanza.
    In Italia dal mio punto di vista si sta verificando in questo momento storico, un importante fermento, che ha compreso che pure il nostro paese, le menti che ci vivono sono in grado di generare cose importanti, tant’è che non passa giorno che che una qualche fondazione di multinazionale o impresa non lanci un bando/concorso per premiare e supportare economicamente le migliori idee (molte in ambito web) che la rete riesce a proporre.
    Il momento è difficile, la crisi non è immaginifica, ci siamo nel bel mezzo, il nostro paese non è il massimo in quanto a politiche di sviluppo o di attrazione dei capitali, ma come diceva Galileo “eppur si muove”.
    E allora diamoci dentro e spingiamolo un po tutti più forte.

  • Come ti capisco, anch’io quando potevo farlo non l’ho fatto. e ne ho avute tante di occasioni, ma intestardito di voler fare qualcosa in italia, in campania, per poter dire anche qui può nascere qualcosa che compete con i grandi. senza scherzare eravamo pronti a far nascere un cloud hosting quando esisteva solo amazon ed era diffuso solo in usa.
    la cecità degli investitori, l’ignoranza di saper valutare un mercato emergente, tutte c’erano e ci sono tutt’ora, perchè intanto di idee nel merito ne partoriamo sempre di più, perchè avendo previsto in anticipo sappiamo anche correre i tempi prima degli altri. ma abbiamo bisogno di fondi purtroppo non riusciamo con le nostre sole forze.

  • @Giorgio Taverniti ed altri…

    quotando quelli che dici

    “Se Repubblica.it, Corriere.it, Sole24ore ect ect, avessero una bella rubrica giornaliera Startup Italiane non sarebbe davvero qualcosa di fantastico?”

    ti rispondo in questo modo…

    Vuoi l’articolo su Repubblica.it ? facile fai qualcosa di STRAORDINARIO e lo avrai

    Vuoi l’articolo su Corriere.it ? facile, fai qualcosa di STRAORDINARIO e lo avrai

    stesso discorso per il Sole24ore etc etc

    Io credo che molto spesso gli imprenditori si dimenticano che per avere ONESTA visibilità occorre creare qualcosa di STRAORDINARIO… poi ragazzi se ci sono delle realtà in terre lontane dove c’e’ gente che fa software stupidissimi, che ripeto, anche un bambino appena uscito dall’ITIS puo’ fare, e per questo prende milioni di dollari… beh, sarebbe da chiedersi se non ci sia sotto qualcosa di un po’ piu’ losco di quello che sembra….e forse è un sistema che poi ad imitarlo, non viene cosi’ voglia.

    Io dalla mia lotto per creare qualcosa di straordinario. E quando l’avrò creato avrò ARTICOLI SUI GIORNALI, SPOT ALLA TELEVISIONE, RECENSIONI SUI BLOG, FINANZIATORI…

    Non c’e’ nessun “sistema cattivone” in Italia che ci impedisce di fare le cose. Il sistema è la nostra mente.

  • @ roberto
    Data la dimestichezza delle testate citate con l’ICT rettificherei…

    Vuoi l’articolo su Repubblica.it ? facile fai qualcosa di STRAORDINARIO, la stampa di tutto il mondo ne parlerà, loro se ne accorgeranno con un mese o due di ritardo e, con un po’ di pazienza su approssimazioni, refusi e copia&incolla, lo avrai

    Vuoi l’articolo su Corriere.it ? facile fai qualcosa di STRAORDINARIO, la stampa di tutto il mondo ne parlerà, loro se ne accorgeranno con un mese o due di ritardo e, con un po’ di pazienza su approssimazioni, refusi e copia&incolla, lo avrai

  • @alessio

    ha espresso il mio pensiero … caro @roberto non è proprio cosi che funziona e ti parlo da utente non da chi sta cercando investitori, in questa discussione ci sono altri più preparati di me per farlo.

    Quando hai un progetto cerchi in tutti i modi di poterlo far fruttare, ecco sta cosa esula dal fare qualcosa di STRAORDINARIO perchè questo avverrà dopo, quello che invece in Italia io ho notato è che se la cantano e se la suonano sempre fra di loro, tanti non hanno capito cos’è il RISCHIO.

    Lo stesso Working Capital che io da una parte lodo come iniziativa ma dall’altra lo critico. Lodo l’iniziativa di mamma telecom perchè sulla carta sembra una bella cosa, infonde speranze, anche quando sono andato alla presentazione mi ha fatto esclamare: “cazzo che bella cosa” … Critico l’iniziativa di mamma telecom perchè dice di cercare idee, mentre invece vuole progetti gia con un Business Plan (se hanno un business avviato è meglio), uno studente, ma anche io stesso che non ho conoscenze “economiche” non sarò mai in grado di preparare un BP completo …

    Quindi non prendiamoci in giro, in Italia ci sono persone che hanno le palle e che sanno fare il proprio mestiere, son poche ma ci sono e combattono ogni giorno ma ci sono persone invece, soliti “furbetti” che vogliono far credere che è tutto facile, non è vero ed è frustrante credimi.

  • Dovute correzioni a @capobecchino.
    I VC e BA doverosamente devono difendersi dalle idee pure e preferire i business plan completi. Il punto grave è quando nonosante il bplan sia completo ed interessante, non ci scommettono perchè non hai almeno due anni di bilanci positivi dietro, oppure ci mettono troppo tempo a pensarci. Imparare a fare un bplan, a fare piani previsionali, piani di marketing con numeri che tengono, si impara, non c’è bisogno di una laurea in economia, ma bisogna avere il cervello che funziona

  • Infatti io ho criticato WC non tutti i VC o i BA anzi qualcuno bravo l’ho anche incontrato che ci ha dato dritte su come proseguire 😉

  • @ capobecchino/enrico
    Per carità, sai quanti ne ho visti cadere nei “tiri al piccione” di working capital? Gente che probabilmente non aveva nemmeno idea di cosa fosse un business plan. Sembrava la corrida di Corrado…

    In generale io a prescindere rifiuto l’idea di “se vuoi fare fa'” come risposta a tutte le domande. Anche dalle condizioni peggiori possono nascere talenti, nuove imprese, qui la domanda che ci si pone è: quanto competitivi siamo, come sistema? Quante possibilità ci sono, ceteris paribus, che una nuova impresa tecnologica di rilievo nasca in Italia piuttosto che in Francia o in Germania? Questa è la domanda a cui “se vuoi fare fai”, nel suo wirediano semplicismo, non dà risposta.

    Del resto lo dice anche Dettori che siamo terzo mondo, adesso che mi arrivi Luna o qualche altro “digerato” dell’ultim’ora, a dire che in realtà bisogna guardare agli startupper che non hanno fiducia nei loro mezzi…

  • @alessio

    mi trovi daccordissimo su tutto ed aggiungo che con le basi “mentali” che abbiamo in Italia non si riesce oggi a creare un ecosistema capace di poter spingere o valutare la fattibilità di un’idea/progetto.

    Ovviamente ci sono le eccezioni 😉

  • Ma sì, anche perché senti questi discorsi “illuminanti”, tanto su wired quanto dai VC, poi ti presenti alla scrivania di un venture e ti senti dire: “breakeven il primo anno, 3x i soldi investiti in 2 anni”.

    Proprio con Taglia ci domandavamo se, nel 2006, qualcuno si fosse presentato al VC con un servizio di microblogging da 140 caratteri max, senza alcun previsionale credibile su ritmi di crescita o tantomeno uno schema ricavi.

    Sentendo un po’ di “tiri al piccione” pensavamo che probabilmente si sarebbe risposto “c’è già l’SMS che in più è anche mobile, avanti un altro” 😀

  • appunto la cosa bella è che noi ad esempio, sappiamo come vendere il nostro prodotto e guadagnarci, ci siam presentati da uno di loro ed abbiamo esordito:

    io: “signori con i vostri soldi mi ci devo pagare tra le altre cose una personcina incentrata sul commerciale che farà queste cosette … lo sviluppo è gia stato tutto fatto”

    la loro risposta è stata:

    “Bell’idea ma vi manca una persona che gestisca la parte commerciale, tornate quando la trovate”

    Ora io mi domando e dico, chi ha la “penna in mano” sono loro (si dice cosi dalle mie parti per le persone istruite), cosa è sfuggito della mia richiesta?

    Questo io intendo quando dico che la situazione è triste …

  • mi ricorda di quando di getto mi venne da rispondere a Steve Jobs che diceva “be hungy be foolish” che la faceva breve lui, se fosse stato italiano e si fosse messo a produrre computer nel garage di casa il minimo che gli poteva capitare era un multa per uso improprio di garage…

  • La discussione ha preso una piega molto interessante…

    Riassumendo, per fare startup in Italia:

    1. è necessario fare qualcosa di STRAORDINARIO;
    2. ma che sia ben definita e inquadrata in un business plan con gli attributi;
    3. è necessario avere ottime capacità di PR, perchè tanto i media non si accorgeranno di te, anche se hai rispettato il punto 1.
    4. è meglio non essere nati al sud, che li è ancora peggio.
    5. avere tanto ottimismo!!!

    Poichè io almeno sul punto 5 sono ferrato, vi dico solo che la mia precedente esperienza (Splinder) non era straordinaria, non aveva un BP chiaro e preciso, non aveva PR, ma, soprattutto, il team di Splinder era al 95% incubato in un’università del sud, ma in maniera ufficiosa tanto che alla fine la storia dell’università non la sa nessuno…
    Splinder ha avuto un’exit felice che ha ripagato degli sforzi fatti.
    Non ha avuto VC a sostenerla, ma un’università che è rimasta pure nell’ombra.

    Questa storia (che nessuno ha mai raccontato per bene) è un’eccezione forse, purtroppo i 5 punti di cui sopra trasudano di un cinico realismo. Ma è anche vero che con un pò di determinazione e flessibilità si va avanti.

    Quello che però mi delude, e qui quoto in pieno Giorgio e Davide, è quell’insana invidia che ci porta a pensare solo al nostro giardinetto.
    E parlo di questo quando dico che in Italia non c’è “sistema” e che dovremo importarlo.
    Non ci aiutiamo, e non c’è comunicazione tra imprenditori, tra imprenditori e finanziatori, tra startup e media, tra guru e addetti ai lavori.

    Per Enrico, sono capitato per caso su questo: http://meemi.com/capobecchino/1319229
    Credo sia un chiaro esempio di sistema Italia…

    Insomma, non è che la ricetta sia “volemose bene”, ma un pò più di apertura, cavolo mi hanno sbattuto la porta in faccia ad un evento in cui si parla del mio stesso settore…

    Gino

  • @Gino

    purtroppo per quella vicenda ci son stato davvero male, fortunatamente risolta e chi ha sbagliato ha infine pagato ma non era quello che volevo, perchè quel giorno abbiamo perso tutti, oltre le staffe anche la dignità di poterci “confrontare”.

    non mi stancherò mai di dirlo che sono per il dialogo ed infatti stiamo collaborando con altri amici per far conoscere i nostri progetti comuni.

    anche io sono del sud e ne vado fiero, credo di essere tra l’altro uno dei pochi che un bel giorno qualcuno in quel di milano ha trovato un CV su internet ed ha chiamato su per lavoro.

    sto portando avanti meemi nonostante non abbiamo nessuno a sostenerci se non la cara mogliettina, sai perchè? perchè ci sono persone che meritano davvero e ci ripagano dei nostri sforzi e come amo sempre dire, il guadagno non è solo monetario.

    in questo momento io in 3 anni posso tirare un bel sospiro di sollievo, ho guadagnato in conoscenze tecniche, problematiche per lavorare su simili progetti, personali (come community manager) infatti molti dicono che è troppo “capobecchinocentrico” ma sopratutto ho conosciuto di persona e virtualmente Persone fantastiche, umili ed umane, quindi a conti fatti io sono vincitore di quest’avventura.

    riuscirò a portare meemi nel mondo? chissà, sicuramente ce la metto tutta e cercherò di farlo nel migliore dei modi senza mai scendere a compromessi come ho fatto fin’ora

    😉

  • Bah, qui si può continuare a discutere all’inifinito, tipico discorso all’italiana, non si andrà a finire da nessuna parte, come al solito !!!

    Secondo me la morale della favola basta vederla ai mondiali, non che io sia un grandissimo tifoso di calcio, anzi… però mi piace osservare… Lippi ha cercato di puntare sui giovani, ha rischiato… com’è finita ? male… !!! sapete perché ? Perché tu puoi avere anche la più bella idea del mondo ma alla fine come dice il caro amico Steve Jobs “Siate affamati. Siate folli.”.

    Oggi viviamo in una società “ricca” siamo viziati ed andiamo in giro vestiti alla moda e tatuati (non io), proprio come i giocatori della nostra nazionale, un uomo come Lippi può credere e puntare quanto vuole sui giovani e le nuove menti, ma se quello è il meglio… allora è meglio rimanere a casa e non fare figure di….

  • @Roberto: sei un caro ragazzo, ma sta roba dello STRAORDINARIO (scritto rigorosamente in maiuscolo) inizia a scassare un po’ i maroni 🙂

    Una cosa (una delle poche che considero assolutamente vera) che ti diranno molti di coloro che lavorano nel mondo del VC, è questa:

    “Un progetto mediocre messo in mano ad un team fantastico, può fare grandissime cose. Un progetto fantastico (tu diresti STRAORDINARIO) messo in mano ad un team mediocre non andrà da nessuna parte”.

    Ecco spiegato il motivo per cui certi progetti cloni di altri, arrivati anni dopo l'”originale”, volano. Perché ci sono il team, i soldi, le conoscenze. E tu, col tuo bel progetto STRAORDINARIO, rimani col cerino in mano.

  • Ciao Taglia… anche tu sei un caro ragazzo 🙂 ma non riesco a farti afferrare un concetto che vorrei esprimere.

    tu confondi alla stragrande il fatto di raccogliere soldi…con il fatto di fare successo….di fare Profitto. Tu pensi che siccome Foursquare ha raccolto milioni di dollari…è un successo. Io ti dico una cosa… è meglio che il tizio di Foursquare che ha raccolto sti soldi si sbrighi a tirar fuori qualcosa di STRAORDINARIO. O gli toccherà scappare non so in quale Paese per nascondersi dai suoi Business Angels.

    Quotandoti
    ““Un progetto mediocre messo in mano ad un team fantastico, può fare grandissime cose. Un progetto fantastico (tu diresti STRAORDINARIO) messo in mano ad un team mediocre non andrà da nessuna parte”.”

    Non sono d’accordo con te. L’unica formula giusta è Team Fantastico + Prodotto Fantastico. Nessun’altra è vincente.

    Mi potresti fare un esempio di un prodotto mediocre (in tempi recenti) che come dici tu…. “vola” ? e cosa intendi tu per “volare” ? che è stato pompato da milioni di dollari ? o che è utilizzato ATTIVAMENTE da una massa critica di persone .. e che produce un ritorno di investimento..

  • @Roberto: OK, parliamo pure di Foursquare (visto che da settimane cerchi di dimostrare che sarà un fallimento e io cerco di dimostrare il contrario 🙂 ).

    Sai perché Foursquare ha appena preso 20 milioni di dollari (dopo i primi 1,35 presi a settembre)? perché quel gruppo di investitori (c’è dentro gente del calibro di Marc Andreessen and Ben Horowitz) CREDE che lo venderà cavandoci almeno 5x. Questo significa che magari domani arriva Facebook, caccia 100 milioni di dollari, e vissero tutti felici e contenti… poi si che Dennis Crowley si potrà nascondere in qualche bel paradiso (fiscale), ma certamente non per scappare dai Business Angels.

    Di progetti arrivati anni dopo altri identici e che hanno avuto un successo strepitoso mi viene in mente (uno a caso) Skype: arrivato secoli dopo CUSeeMe (sfido qualcuno a ricordarsi cosa era questo servizio 🙂 ), ed ennemila altri messenger con dentro chat e video, ha avuto un successo tale da essere acquistato nel 2005 da eBay per 1,9 miliardi di dollari. Eppure il client di Skype era pesante, e la qualità non era “nulla de che” (perlomeno nei primi tempi).

  • Torno qui dopo qui una valanga di notifiche e noto una accesa discussione fra le due scuole di pensiero, quelli che si vogliono bere l’acqua e quelli che si vogliono bere l’aria.

    Ma uno che lavora su Internet come fa a non vedere il bicchiere pieno?

    Se voi foste metalmeccanici o chiunque altro che fareste se siete così pessimisti lavorando nel settore che ha minori barriere di entrata, con un mercato di riferimento nazionale o anche mondiale, dove la burocrazia incide pochissimo, dove non bisogna essere amici di … per …, che abbatte le barriere territoriali, e tanto altro.

    “Si ma non è abbastanza pieno come quello dei francesi”
    E allora rimanete con la sete.

  • @Mik: beh, permetterai che si auspichi un “sistema” migliore di quello attuale… se ti accontenti di quello che hai, come fai a fare meglio e di più? 😉

  • @Tagliaerbe

    Si, però gli auspici non creano nulla, per quelli al massimo possiamo appellarci ai Santi, al Padreterno, a Berlusconi, se si vogliono occupare pure di queste cose molto terrene.

    E’ come discutere di calcio, possiamo parlarne quanto vuoi ma la nostra incidenza sui risultati sarà quasi nulla, può essere solo un bel passatempo.

    Solo che se passa il sillogismo
    1 per fare un progetto di successo ci vuole un buon VC
    2 non ci sono buoni VC in Italia
    -> 3 quindi non si possono fare progetti di successo in Italia

    si incide eccome sul risultato, non si gioca nemmeno la partita e quindi la si perde.

    La 1 e la 3 sicuramente sono sbagliate, per me, la 2 non so,
    perché gli unici VC che cononosco hanno la V doppia,
    degli altri non ne ho mai avuto bisogno.

  • @Mik: come ho detto fino allo sfinimento, io è da più di 15 anni che campo con Internet, quindi non sono dell’idea che sia obbligatorio che il sistema cambi perché altri possano vivere di web.

    Ma io mi considero un fortunato (oltre a essere uno che si fa almeno 12 ore al giorno davanti un monitor e non fa ferie da 10 anni 😀 ), e non posso andare in giro a dire “son certo che anche tu ce la farai” perché (facendo un esempio terra terra) se il sottoscritto domani perde l’attuale lavoro, al 99% sarà costretto a fare il pendolare da 3-4 ore di mezzi al giorno, oppure a trasferirsi a Milano, oppure a fare altro nella vita.

    E questo significa che non c’è, in Italia, un “terreno fertile” nel campo della tecnologia, un ambiente dove “giovani con i sogni intatti” prendono i finanziamenti.

    C’è un ambiente dove magari chi si fa un mazzo tanto ce la fa, e magari invece no. Magari perché abiti in mezzo ai lupi (o forse dobbiamo andare tutti a vivere a Milano/Roma?), ti vanno storte 2 cose, e ti ritrovi da webmaster a manovale in men che non si dica 🙂

  • Tagliaerbe, hai fatto l’esempio giusto, io lavoro in mezzo ai lupi, e spesso faccio fatica a vedere i video perché la banda è limitata, questo si mi limita nel lavoro, ma non più di tanto.
    Potrei quantificare il disagio in massimo mezz’ora lavorativa persa al giorno,
    come se abitassi a soli 15 minuti dal luogo di lavoro.

    Io posso guardare adesso in tempo reale che sta facendo un mio concorrente americano.
    Se producessi lampadari dovrei aspetta una fiera a new york dell’arredamento e trasferirmi la per qualche giorno.

    Posso affidarmi allo stesso suo hosting provider,
    dare in outsourcing del lavoro in India, rivolgermi al mercato spagnolo,
    tutto senza spostarmi dalla mia poltrona e senza spendere in un centesimo
    in più rispetto al mio concorrente americano.

    Penso che al 90% ho le stesse condizioni di uno che vive in america.
    E non esiste altro settore dove le differenze territoriali sono così limitate.

    Piuttosto, anche su Internet, ci sono nicchie sovraffollate e altri deserte di offerta, non conta solo la bravura, ma anche saper occupare le nicchie giuste al momento giusto.

    Tutti quando perdono un lavoro ne devono cercare un altro, e credo che a te basterebbe un solo articolo sul Tagliablog per trovarne un altro.

    Cmq un po’ di ferie ti farebbero bene (pure a me, anche se non arrivo ai tuoi arretrati), anche per riacquistare ottimismo 😉

    Pensandoci però pure il pessimismo ha la sua funzione, meno siamo, meno concorrenti ci sono, quasi quasi mi converto al bicchiere vuoto 😀

  • @ Mik, bellissimo il tuo ultimo commento, condivido appieno e nella frase finale quasi mi spaccavo in due dalle risate a mio parere hai fatto bingo.
    Detto questo vorrei fare alcune considerazioni, rivolte soprattutto alla fazione di tutti quelli che qui, propendono sulle difficoltà che ci sono in Italia per chi voglia fare qualcosa di innovativo circa le difficoltà , burocratiche, di sistema e soprattutto di trovare fondi per far “decollare” le idee “geniali” o innovative che anche noi italiani potremmo avere.
    Innanzitutto invito di nuovo tutti a “studiare” cosa abbai significato realmente Silicon Valley per centinaia di miglia di Startup che pur avendo idee geniali non le hanno mai viste decollare per gli stessi motivi per i quali molti di noi si lamentano qui in Italia. Quidi no è ora tutto ciò che luccica.
    Poi qualcuno su parlava di Twitter e altri SN, di soldi ecc. ecc., non vorrei passare per rompi ma avete mai letto un minimo la storia di come è nato e si è sviluppato per es. proprio Twitter? Se si ok lasciate perdere, se no date una occhiata a questi due siti anzi blog il primo è della (http://blog.obvious.com/) Obvious Corporation società fondatrice di Twitter l’altro di uno dei due co-fondatori Evan Williams, l’altro è Jack Dorsey (http://evhead.com/2006/10/birth-of-obvious-corp_25.asp) sono post di Aprile 2007 e ottobre 2006 pochi esi dopo il lancio di Twitter.
    In quello che ho letto mi sembra di trovare, in alcuni casi le stesse ansie e preoccupazioni di cui parliamo oggi qui in Italia, ma una cosa mi colpito tantissimo nella lettura del post sul Blog di Evan, quando lui dice: «…che la sua idea era quella di creare una società dove doveva essere divertente lavorare, perchè lavorare divertendosi significa libertà e tonnellate di creatività. E che solo una persona abbastanza pazza poteva lavorare per perseguire certe idee. E non voleva preoccupazioni rispetto a eventuali compratori, raccolta di fondi o a cosa potessero pensare gli investitori».
    Ecco dall’America non dovremmo copiare o duplicare la Silicon Valley, ma questa mentalità che è quella che fa la differenza tra le cose che riescono e quelle che no, la passione, senza pensare al solo fine economico, quello poi può anche arrivare, ma senza passione sicuramente non arriverà mai. Il messaggio di Luna è questo.
    Poi per rispondere a quelli che hanno criticato il fatto che per presentare un idea, un progetto qualcuno richieda un business plan, beh fatemi capire voi avete la pretesa di voler fare soldi, di trovare chi vi finanzi, quindi diventare imprenditori e non sapere nemmeno come si stipula un BP? in America e ovunque nel mondo non funziona così.
    @ Capobecchino/Meemi e @ Gino/Mobnotes confesso la mia ignoranza nel dire che non conoscevo i vostri SN e dopo averli visitati, cercato info, voglio porvi delle domande a mo di avvocato del diavolo.
    @ Capobecchino, il tuo SN mi sembra molto simile al più famoso FB anche se proprio Wird lo haparagonato a , tutto quello che si pubblicizza si possa fare su Meemi lo si fa già anche su FB, quindi ti chiedo perchè io utente dovrei preferire il tuo SN all’altro o perchè dovrei scegliere il tuo in luogo dell’altro? E poi come mai visto che in questo periodo a riguardo di FB si parla tanto di privacy su Meemi anche lgi utenti non registrati possono leggere i commenti delle persone della community? E poi i SN tanto famosi di cui si parla, offrono tutti la possibilità di poter creare dele applicazioni che li completano da parte di una community di sviluppatori, ci sono centinai di migliai di API, nel vostro caso mi sembra che tutto ciò non esista, anche queste sono cose che aiutano la diffusione di un programma , o no? Ilfatto stesso chela comunità scientifica ci possa “mettere” le mani, diventa essa stessa il primo sponsor del programma che così in modo virale inizia a cicolare
    @ Gino, concordo che il tuo programma sia simile a Foursquare, anche per te valgono le stese domande che ho fatto a Capobecchino, perchè dovrei segliere il tuo SN al posto del’altro, per la sua italianetà? Perchè non è data la possibilità a sviluppatori esterni di aiutarvi?
    @ Alessio, volevo chiderti se gli esempi di Germania e Francia, sono casuali oppure no? In ogni caso sia se lo fossero che se non, hai menzionato due nazioni dove il sitema paese sicuramente funziona meglio che da noi, ebbene a parte il colosso tedesco SAP non mi sovvengono altre societa, medie, grandi o piccole che invece hanno sfondato grazie agli aiuti publici.
    Alfonso

  • @mik

    forse però si è perso un po il senso del discorso, la maggior parte qui è daccordo che esistono personcine che sanno fare il loro mestiere, quindi non è di tecnici che abbiamo bisogno, qui casca l’asino e le varie domande che mi fanno i VC o WC.

    prendi noi, abbiamo bisogno di soldi per il marketing non per lo sviluppo, io ho gia sviluppato tutto ma mi servono soldi per server/banda/marketing … è facile dire, prendi gli indiani, vai qui, vai li … ma ripeto non è possibile fare tutto da solo e quello che non sai far da solo lo devi pagare, quindi pagare qualcuno che lavori.

    questo manca in italia, prima si faceva l’esempio di 4sq, il servizio va perchè è stato pompato dalla pubblicità, FB è esploso in Italia perchè 2 giornali hanno fatto lo stesso articolo a suo tempo …

    per questo io dico che manca un passaggio in Italia

  • Taglia… c’e’ una cosa veramente importantante che devi tenere in considerazione.

    Quando ero a Londra ho fatto per un bel periodo il Charity Fundraiser, ovvero quei fastidisiosi ragazzi che vedi in Italia in grosse città come Milano che ti fermano e ti chiedono di sottoscrivere una donazione tramite CARTA DI CREDITO mensile…di almeno un anno.

    Immaginati quanto sia difficile un lavoro del genere. Fermare uno sconosciuto per strada (in una città frenetica), convincerlo a bloccarsi, ad ascoltarti, a dialogare con te, e infine a tirare fuori la sua carta di credito e a firmare un contratto di almeno un anno.

    Beh…nella fase di “addestramento” dei charity fundraiser c’e’ un concetto che ricorre sempre “IO HAVE TO BELIEVE”. Ci devi credere. Devi credere intensamente che ce la farai a fermare una persona, devi credere intensamente che lo convincerai…con tutto te stesso.

    In questo lavoro licenziavano circa 30 persone al GIORNO. Perchè molti son bravi a chiacchierare…ma pochi ci credono veramente. Notavo nelle persone che venivano licenziate che quando chiedevi loro “Come mai non riesci a farlo ?” tutti rispondevano cose del tipo

    – La gente è troppo ignorante
    – La gente non ha soldi
    – Questa zona non va bene
    – Oggi pioveva
    – etc etc etc

    La gente che aveva successo, quando aveva giornate no e tu chiedevi “Come mai non riesci a farlo ?” ti rispondevano invece solo UNA COSA

    – Non ci ho creduto abbastanza…non mi sono impegnato abbastanza.

    Stesso identico prodotto…stesso luogo stesso tutto
    un venditore con risultati eccellenti…un altro depresso con risultati scarsi… la differenza ? uno (quello di successo) pensava di essere padrone del suo destino, l’altro (quello licenziato) pensava che se qualcosa non andava…la colpa era degli altri.

    Certo mi dirai che qui siamo ad un altro livello…che non è la stessa cosa. Io penso che invece lo sia. Le difficoltà in Italia ci sono. come ci sono all’Estero (credimi ho vissuti tanti anni lontano dall’Italia…e so di cosa parlo…paradisi lontani dove tutto funziona NON esistono)

    Chi vincerà in tutta questa cosa ? L’imprenditore che smetterà di lagnarsi come un bambino, inizierà a credere in sè stesso ed inizierà ad AGIRE.

    Il Concetto del Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto esprime proprio questo. Non si discute se un bicchiere sia FISICAMENTE mezzo pieno o mezzo vuoto (per intenderci, in questa discussione favorisca o meno le Startup) ma significa che ogni essere umano lo può vedere nei due modi.

  • @roberto: hai parlato di capacità di vendere, che uno può avere o non avere (difficile che si impari una tale “arte”, solitamente venditori si nasce, credimi). Se so di non saper vendere, non vado certo a fare il Charity Fundraiser!

    Ora prendiamo una persona che ha commentato questo post, ovvero capobecchino: lui probabilmente è un buon tecnico/programmatore, non un buon venditore/marchettaro. Va dal VC e dice che è bravo in una cosa ma non nell’altra, e chiede una mano dove è carente. Il VC lo rimbalza.

    Se capobecchino avesse i soldi e un team di venditori/marchettari, magari avrebbe sfondato. Ma a quel punto a cosa mi serve un VC, se ho soldi, risorse, conoscenze e competenze, se ho al mio servizio un team che sa fare tutto? Il VC (o il WC, nel caso specifico di capobecchino) non dovrebbe darmi una mano?

    E’ qui che il sistema si ingrippa, IMHO. Tu dici sostanzialmente che se uno non riesce nella vita la colpa è sua, io dico invece che se certi facessero il loro mestiere, (che poi è quello che dicono di voler/saper fare), i “capibecchini” della situazione potrebbero sfondare.

  • @taglia. La capacità di vendersi è una cosa ESSENZIALE dell’imprenditore… non puoi non averla. Altrimenti farai una brutta fine…come quegli inventori che hanno creato un qualcosa di incredibile ma il nome di un altro è nella storia, come fior fior di artisti e pittori che però non sono riusciti a dare una spiegazione ed un anima a ciò che tecnicamente era perfetto, come un cantante dalla voce incantevole…ma che non riesce a vendere la sua carica e la sua energia e la sua persona.

    quotandoti
    “Se so di non saper vendere, non vado certo a fare il Charity Fundraiser!”

    io direi… non vai a fare neanche l’imprenditore e non vai neanche a chiedere milioni di euro per un tuo progetto. Sei con me ?

  • …il VC non vuole sopperire ad una tua mancanza, non ti vuole dare una mano…non ha tempo. Lui ti vuole dare i soldi e vuole che gli ritornino N volte. E lo devi convincere che cosi’ sarà.
    Mi dici giustamente… ma “allora se io sono contemporaneamente un programmatore favoloso, un grafico, un venditore, un copy etc etc (e sono anche ricco)” a cosa mi serve un VC ?… beh a nulla, concordo.

    il VC ha senso quando tu sei o hai un team di venditori, grafici, etc etc ma NON sei ricco…e lui allora ti puo’ dare una leva se non altro per ACCELLERARE i tempi. Potresti farlo da solo facendo una cosa, guadagnando 2 euro, reinvestendolo, guadagnandone 100, reivenstendoli e cosi’ via… il problema è che ti servirebbe 2000 anni. Quindi io considero qualsiasi supporto economico esterno come un accelleratore…ma non come un qualcosa che sopperisce a mancanze di altra natura se non quella economica.

  • @roberto: circa il “vendersi”: no, non sono con te. Soprattutto quando parliamo di tecnologia e internet, troviamo degli assoluti geni da un lato (per esempio, nella programmazione) che sono assolutamente negati dall’altro (guardacaso, nella parte commerciale). E’ per questo motivo che credo che nei team di una startup tecnologica ci debbano essere ameno 3 figure: tecnico/programmatore, commerciale/markettaro, persona che “ci capisce di numeri”.

    circa i VC: vero, il VC dovrebbe accellerare il tutto grazie ai soldi, ma è proprio dalla bocca di questi VC italiani che ho sentito (con le mie orecchie) frasi del tipo “noi possiamo dare una mano anche per completare il team”. Quindi si decidano a dire esattamente cosa fanno e come, che almeno evitano di illure i vari “capibecchini” 🙂

  • Che spettacolo di discussione!
    Sarebbe bello se si continuasse ad andare in fondo, trovo siano usciti davvero dei punti di vista notevoli; se posso spendere i miei due centesimi qui, vivo anche io di tecnologia da anni, ho lavorato come imprenditore in bei mercati dello stivale ed in UE (dall’Italia) per bei nomi… ma senza mai fare “il salto”.

    Ho brevettato cosine simpatiche, ma non sono mai riuscito ad ottenere supporti che andassero al di là di quelli che riuscivo a procurarmi posando il caschetto da geek e mettendo quello da PR che in Liguria chiamiamo PF = Puttana Frusta (consumata) ovvero andando a vendere le mie soluzioni a miopi interlocutori.

    Poi un lutto pesante, semidepressione (no, no… ero proprio depresso altro che semi) e la decisione di mandare tutto … beh, avete capito.

    Evoluzione (e chiudo, giuro): mi sposto in Spagna (Canarie), presento un progetto e ricevo supporto(non milioni, che non avrei saputo come spendere sensatamente in questa fase, lo dice anche Evan di Twitter nel post linkato), apro il MIO centro R&D negli ambiti che mi interessano e, dopo pochi mesi, STESSO COGLIONE DI PRIMA (siamo fra tecnici, il linguaggio spero sia scusato) il fatturato vira sui sei zeri e la qualità della vita è…che ve lo dico a fare.

    Da notare che lavoro A BESTIA, con l’Italia, molto, ma molto meglio di prima…(stesso coglione l’ho già detto? beh, anche STESSE ATTIVITA’).

    Non voglio trarre massime da questo mio intervento (inizialmente era più un modo per accedere alle notifiche automatiche e seguire la discussione)…ma ritengo che il contesto conti, eccome; il ragazzo di cui si parlava che è finito a Google E’ FINITO A GOOGLE, non si è sviluppato grazie al suo territorio; se sei un imprenditore extra-casta(così raggruppiamo) in Italia, se anche finissi a lavorare per qualche società di consulenza o diventassi una “webstar”, oltre la facciata, spesso, faticheresti a metter insieme il pranzo con la cena (se conoscete le nostre realtà anche nel backstage… so’ che potete capirmi).

    Conta l’idea, le qualità, le conoscenze e le competenze, un minimo di visione finanziaria (interview di 30 secondi e saccone di paperdollari? ma per favore…) conta tutto di sicuro, ma qui non conosco nessuno (*NESSUNO*) che abbia davvero fatto il salto.

    Spero la discussione prosegua.
    belìn che due centesimi, ho tirato giù un assegno… 🙂

    suerte!

  • Quindi Taglia cosa concludiamo 🙂 ? che se non ci arrivano finanziamenti o la nostra attività non decolla e’ colpa degli altri ?

  • ok…facciamo un caso… Mobnotes. Se tu (creatore di MobNotes) vieni da me e e mi dici ok ho inventato questo questo e questo e me lo fai vedere e io ti rispondo “OK… il tuo sistema lo possono copiare altre 10.000 software house (che è vero) non ti do i soldi”…tu esattamente cosa mi risponderesti ?

  • @all

    ecco io la penso come @tagliaerbe, se mi si dice: “noi possiamo aiutarvi” è normale che io non essendo un venditore (e l’ho sempre sostenuto) prima faccio un giretto tra i miei “amici” per chi vuole darmi una mano e poi vado da chi potrebbe darmela con oboli sonanti.

    se invece leggo: “signore caro devi avere il progetto avviato con tutte le professionalità del caso e poi nel caso noi valutiamo” è diverso.

    siamo tutti bravi a comprendere l’italiano, quindi se dicono una cosa e ne fanno un’altra non è colpa nostra.

    sul discorso di sapersi vendere è vero che è auspicabile che un imprenditore debba avere questa “funzionalità” ma è anche vero, come nel nostro caso, che ci siamo ritrovati fra le mani un prodotto che “forse” e sottolineo forse, il sottoscritto sa come vendere, sa come far ritornare i soldi ma non ha i capitali per iniziare e per schematizzare il tutto come un VC vuole … in questi casi che si fa?

    io a meemi ci lavoro dalle 4.30 di mattina alle 7.30, poi vo a lavoro e dalle 18.30 alle 21 di ogni giorno … il week end dopo le consuete faccende domestiche con la mogliettina mi ci dedico, ma non posso mai pensare che un “amico” mi dedichi il suo tempo senza una retribuzione per quando io possa essere convincente e carismatico nel mio progetto, io ci CREDO e ci butto il sangue, un terzo non potrebbe farlo senza un suo tornaconto morale/materiale

  • P.S questa obiezioni ti capita uguale identica sia in Italia che in Burundi che in America…non ci sono terre dei balocchi

  • @capobecchino…stavo dando un’occhiata a Meemi…ma cosa fa esattamente, diverso diciamo da twitter ? (non è una provocazione, giusto per capire)

  • @roberto

    un bel po di cosette, discussioni, posting di vari tipi di media anche nelle risposte, sotto discussioni, gestione eventi, gestione link … tutte queste cosette Twitter le deve fare con strumenti terzi (se le fa ovviamente) noi invece siamo accessibili da ogni strumento 😉

    anche se il discorso è molto ampio … non ci fermiamo certamente qui, cioè arriva al 141° carattere e scordati Twitter … ma io son di parte purtroppo

  • @capobecchino

    allora ovviamente adesso faccio il cattivo ma abbi l’intelligenza di vedere l’ORO di questa mia critica. Premettendo che stimo molto l’impegno che metti nella cosa.

    Sto cercando un po’ su google Meemi e sto leggendo diversi articoli…

    allo stato attuale non riesco a capire cosa faccia in piu’ di facebook ad esempio (ma cosa fa in meno mi è chiarissimo)… l’unica cosa che ho trovato è

    “Il punto di forza di Meemi è proprio quello di essere una piattaforma interamente in Italiano, molto interessante per chi non utilizza Twitter per problemi linguistici. ”

    ora… non e’ un po’ pochino per esigere finanziamenti ?

  • @roberto

    tranquillo, confrontarmi mi è sempre piaciuto 😉

    non è mica quello il punto di forza, FB non fa quello che facciamo noi, attualmente nessun social che io abbia visto.

    una nostra discussione può includere testi, citazioni, foto, video cosi come ogni sua risposta che è si una risposta al thread principale ma che può divenire spunto di una nuova discussione.

    l’unica differenza di FB rispetto a noi è la chat e gli album .. entrambi sviluppati e funzionanti ma non ancora attivati perchè ci giochiamo BANDA PREZIOSA ed è per questo che noi chiediamo soldi, come ho gia detto altre volte, fortunatamente non mi servono soldi per lo sviluppo sono in grado e gran parte delle funzionalità ce stanno, mi serve il supporto marketing/tecnico dove per tecnico è banda/server

  • allora aspetto che mi iscrivo a Meemi prima di tutto… fra 5 minuti ti do le mie impressioni 🙂

  • eccomi mi sono iscritto…
    ok inanzitutto complimenti per la grafica..

    ho capito perfettamente dove vuoi andare a parare. E’ un ottimo progetto, molto molto intelligente. Bravo, sono con te al 100%. 🙂

  • @roberto: quindi ora spiegaci perché Meemi non ha ricevuto dai VC italiani i soldi che merita, visto che è un “ottimo progetto, molto molto intelligente”…

  • Perchè come commerciali fanno schifo 🙂 ? Perchè nel presentare la loro idea non sono bravi ? Ho visto il video sul tuo blog…

    POSSIBILE INVESTITORE Quanti utenti hai ?
    RISP. 7500 ! (con in faccia il terrore stile “mi ha sgamato che ne ho pochi”)
    = fine del discorso.

    Per tutti.. qui sono solamente critiche che tentare di accrescerci…tutti. Nessuno vuole fare il “saccente” spero che dai miei interventi non esca fuori un tono di questo tipo. 🙂

  • Se posso permettermi: perché bello, intelligente e con alcune funzioni in più è pur sempre UN CLONE, ed in Italia già si fatica ad investire su buone idee originali, figurarsi su pur validi competitori di nicchie già occupate da leaders consolidati…

  • Angelo… ti sei iscritto ? anch’io pensavo cosi’ ma ora non penso che sia un clone di niente…

  • Angelo ripeto che se ci si ferma alla prima apparenza si arriva alla solita e storiella gia sentita mille volte di “è solo un CLONE” … non siamo Twitter e non siamo un aggregatore 😉

    Ma ovviamente in questo momento stiamo travisando il post di @tagliaerbe 😉

  • si, mi sono iscritto… per questo dico che è bello, con diverse funzioni in più, ma mi pare di poter affermare che le idee migliori partono “basic”, intorno ad un core molto solido e POI crescono.

    Facendo anche io la premessa che l’argomento mi interessa e partecipo per questo ed ASSOLUTAMENTE non per criticare, è comunque una versione “pimped” di una community/SN, mettete l’etichetta che vi pare, e riaffermo che mi piace, ma difficilmente si riuscirà a trasmettere percezione di valore ad un investitore, men che meno ad un VC…

    In questo ambito (killer app del web 6.0.. 😉 ) ci sono imho solo due opportunità:

    – o hai davvero una applicazione INNOVATIVA
    – o hai una community/successo/diffusione DA PAURA

    poi fra di noi possiamo fermarci a parlare di sfumature, ma continuare a dire che “non è un clone” mi pare autolesionistico, nel senso che voler trasferire questa convinzione distoglie dall’incrementare l’enfasi su altri aspetti che tu capobecchino sicuramente vedi ed io, con i miei limiti di utente esterno non vedo…

  • no, no, Enrico… al contrario, trovo che il post di Wired e la citazione di Tagliaerbe siano proprio l’ideale per sviscerare senza pregiudizi e flames questi aspetti (o almeno, io trovo di estremo valore questa parte della discussione, mandatemici senza remore…)

  • ovviamente ma qui non stiamo parlando di “utenti esterni”, seppure con i miei limiti, agli investitori abbiamo presentato un piano di come vogliamo crescere e guadagnare, quello che non sappiamo fare e mettere su carta i soldini (ma al momento manco FB e Twitter sanno farlo, quindi siam tranquilli), ma ripeto che le idee e come attuarle son tutte scritte e documentate per i VC 😉

  • @angelo

    scusami mi son fatto fraintendere, volevo solo specificare che non vorrei si parlasse solo di meemi e che il povero @tagliaerbe passi per un markettaro, tutto qui, a me fa piacere sviscerare e rispondere del nostro progetto 🙂

  • @Enrico… sai che pero’ dopo un po’ si ha un po’ la sensazione di “mal di testa” nel sito ? ci hai pensato ?

  • @roberto

    nel nostro canale #feedback accettiamo di tutto 😉

  • Si piove Governo ladro, ovviamente indipendentemente dal colore politico.
    @ Angelo il ragazzo finito a Google Andrea Lo Pumo, ci è finito grazie alla sua bravura e il territorio in cui è nato, cresciuto e si è fatto notare per le sue capacità prima con Freaknet e poi Netsukuku, la Sicilia (Catania) profondissimo sud, non lo ha aiutato, ma nemmeno ostacolato, ovvero sei sei capace nasci sulle Alpi Apuane e in un qualche modo riesci a farti notare, se non sei capace puoi nascere anche nel garage a San Francisco di Guy Kawasaki, ma rimani incapace.
    @ Taglia, ebbene si per riuscire non solo in ambito web, ma in qualsiasi settore lavorativo vuoi applicarti, oltre ad avere bravura “tecnica” devi essere anche un bravo venditore di te stesso o della tua attività, altrimenti resti un bravo sconosciuto professionista.
    Purtroppo su questo Blog la cosa che risalta molto purtroppo è l’italica e atavica tendenza, del lamento, non che non ci siano i presupposti per non farlo, ma quoto Roberto quando dice che anche fuori dai patri confini se non ti dai da fare nessuno ti regala nulla.
    E’ vero anche che in alcuni paesi, soprattutto quelli anglosassoni (esperienza diretta) se sei capace e ti dai da fare puoi veramente partendo da usciere diventare capo di un’azienda, ovvero la meritrocrazia li esiste, ecco semmai questo è il vero problema italiano. Quindi se vogliamo cambiarlo, cambiamo questi inetti di politici che parlano, parlano e non fanno nulla di reale per i giovani e per chi merita, scusate non voglio fare politica in un luogo non preposto a questo, ma da molti post è emerso che il problema italiano è anche se non soprattutto colpa di chi ci governa e allora mandiamoli tutti a casa a calci nel fondoschiena, destra e sinistra indistintamente. Questi parlano di dare spazio ai giovani e il più giovane di loro ha 60 anni a parte qualche “velina” usata iù per attrarre voti di qualche bavoso che per capacità proprie.

  • …se mi dici che credi davvero a ‘sta cosa di fb che non sa come monetizzare mi preoccupo: è uno dei più grandi collettori di pubblicità, la più grande community del mondo e, a tratti, la risorsa più autorevole/visitata del globo webacqueo…

    Sono poi d’accordo che un vero VC (ma forse sarebbe più corretto parlare di Business Angels, leggendo il vostro approccio) debba poi essere in grado di “vedere” il progetto vincente al di là di un BP completo e di uno staff &co. strutturati… e qui ci sarebbe da approfondire su CHI stiamo identificando come VC (Telecom? Malo tacere mihi quam mala verba loqui…)

  • @Angelo

    Basarsi solo sul’advertising è un po poco, sicuramente FB monetizza, ma per monetizzare io intendo riuscire a far soldi e tanti, tali da giustificare gli investimenti.

    850M dichiarati di ricavo quest’anno da FB son briciole per ripagare i VC 😉

  • Vero e, come il resto, molto interessante, forse perché dagli investitori si vogliono sempre fantastilioni di paperdollari, senza un reale facts&figures plan?

    Ricordo una simpatica caricatura di un internet startupper (credo nei Simpsons) che arringava con un discorso standard chi lo interpellava dicendo fra l’altro “…se invece siete degli investitori, buttate i vostri soldi in quel buco li…” io ho fatto un bp a tre anni (abbastanza dettagliato) e sono oltre il breakeven già dopo pochi mesi (culo penso, più che capacità) ma non ho chiesto una fortuna…solo il giusto per avviare.

    anzi, se qualcuno avesse voglia (a mò di Forum su ASW) di buttare lì un pò di figure sarebbe non poco utile alla discussione…

  • @angelo

    che intendi per figure? e cmq noi abbiamo provato a contattare un VC americano la sua risposta è stata: “siete troppo piccoli per noi, chiedete 200k noi cerchiamo persone che chiedono milioni”

    noi chiediamo il giusto per partire 😉

  • Intendo quello che hai fatto, ovvero dare una dimensione alla richiesta finanziaria del progetto, meglio se spiegando (come avevi fatto in altri interventi) PER COSA servono…

    Sul discorso della validità di progetti solo se da gigazilioni di paperdollari, ritengo sia solo questione di trovare l’interlocutore adatto (ogniun per sé)

    Ho visto gente andare da VC con un plan che comprendeva un lussuoso stipendio per sé ed i collaboratori…capisco il “devo vivere” ma, mi dispiace, non funziona così_

    a presto.

  • @capobecchino #66

    Si per alcuni progetti, come dicevo pure io 100 post fa, è essenziale il VC.

    Io ne capisco poco di social, so però che hanno delle economie di aggregazione pazzesche, non ci sono vie di mezzo, o sfondi o zero.

    Il tuo è un progetto molto ambizioso, li si che un VC sarebbe utile.

    Personalmente mi tengo alla larga da progetti social, e da tutto ciò che va di moda, c’è troppa ressa con i concorrenti e troppi rischi.

    Preferisco le nicchie che non vanno mai sui giornali, quelle che se raccontate ad un conoscente questo non risponde “wow interessante”, mi paiono più trascurate dall’offerta che dalla domanda.

    Non ho bisogno di nessun VC, non diventerò zuckerberg, ma ho una pagnotta un po’ più garantita.

    Cmq in bocca al lupo, o al VC.

  • @angelo

    ahh! daccordissimo per questo, figurati che nel mio manco ci sta lo stipendio mio, assumo 2 persone che non sono io tra l’altro e che non mi servono per lo sviluppo 🙂

  • @mik

    in verità per il nostro modo di voler guadagnare non chiediamo tantissimo e rientriamo subito delle nostre spese, solo che è un modo “inusuale” ai big (che a mio parere oggi non potrebbero attuarlo) e quindi non è credibile 😉

  • @capobecchino

    Se sei sicuro di rientrare delle spese e subito hai provato a chiedere un prestito bancario?

  • il prestito non posso perchè siamo in Italia e con un mutuo in corso chi mi darebbe credito 😉

  • ovviamente il “siamo in italia” era una battuta, mi rendo conto che avendo un mutuo i soldi quelli sono 🙂

  • Enrico ma i soldi ti servirebbero nella loro totalità per avere server piu’ performanti ? o hai altre spese previste (marketing etc) ?

  • – server/banda
    – marketing
    – 2 persone assunte

  • Ogni working capital o convention di Telecom dicono sempre le stesse cose futuristiche. Andassero a colmare quel 55% di inadempienza che ci rende peggiori del terzo mondo!

  • Wow, rinnovo i complimenti a Davide per aver innescato questa conversazione… e provo a rispondere a un paio di domande. Le risposte valgono per il mio caso specifico, ma alcune considerazioni possono essere forse generalizzate.

    @Alfonso: “perchè dovrei segliere il tuo SN al posto del’altro, per la sua italianetà?”
    Il mercato dei geo-social è ancora tutto da inventare. Se l’idea (iniziale) è la stessa di altri competitors, non esiste ancora un design dominante, e credo che l’esperienza utente che noi proponiamo sia molto diversa.
    E’ meno immediata del gaming, ma più sociale e più sostenibile nel lungo periodo.
    Può piacere o no, ma è questa la nostra scommessa.
    E’ un’esperienza più adatta almeno al pubblico italiano. Sai chi è il nostro utente medio oggi? Un utente medio. Chi sono gli utenti medi degli altri N nomi che vorrai farmi? Geek o presunti esperti di XYZ.
    E’ un pò come Twitter. Sarà, ma le persone “normali” che conosco non lo usano… meglio Facebook perdio! 🙂
    Il problema è quando i media di massa inizieranno (alcuni lo hanno già fatto) a copia-incollare notizie prese in rete… è qui che manca il sistema italia. Ce la giocheremo tutta sulla comunicazione. Qualche blogger, influencer, giornalista è disposto ad aiutarci?

    @Roberto: “OK… il tuo sistema lo possono copiare altre 10.000 software house”
    Il problema della replicabilità di un sw c’è sempre, a meno che tu non abbia un brevetto. Una volta avrei risposto “abbiamo il fattore tempo”; oggi ti risponderei: “perchè oggi abbiamo già il prodotto, una community e siamo stati in grado di fare molto più di quello che ti avevo scritto nel Business Plan che ti ho consegnato un’anno e mezzo fa, e con molti meno soldi”. Roberto, so che tu ci tieni al concetto di straordinarietà, ma certe volte, come già riportato in questo thread, anche l’execution conta.

  • @Gino

    vi faccio i miei migliori auguri per la vostra avventura 😉

  • mi scuso per l’OT personale, @Gino: come posso contattarti?

  • @Gino… si capisco il tuo pensiero…. ed è chiaro anche il concetto di replicabilità del software… anche se però quello che credo è che comunque il software debba essere per lo meno DIFFICILE da copiare. In modo che il tempo che altri lo copiano noi si è già a lavoro per un upgrade, per rimanere sempre un passo in avanti rispetto a chi ci copia…

    In ogni caso sto seguendo il vostro progetto con interesse, perchè è indiscutibile in ogni caso l’impegno e il coraggio che ci mettete, e ogni tanto capito dentro a darci un’occhiata… 🙂

  • @Roberto: ovviamente (ma che caso eh 😀 ) non sono d’accordo sul “software difficile da copiare”. Facciamo il solito esempio: nel 2006-2007, la moda (anche in Italia) era quella del “news rating”. Giusto per capirsi, sono nati ennemila siti identici a Digg, e sai perché? perché in 5 minuti, con uno script free (vedi Pligg), ti rifai Digg uguale uguale.

    Risultato? quasi tutti i cloni, più o meno implementati bene, sono già schiattati da tempo. Perché? perché copiare, nel “web 2.0”, non serve a una mazza. In quell’ambito (lo stesso nel quale si muovono Meemi e Mobnotes) servono l’execution (come ben sa anche Gino) e la community. E queste 2 “cosine” non le copi tanto facilmente.

  • concordo con @tagliaerbe altrimenti da tempo andremo tutti a casa, perchè un programmatore che ti tira su un twitter più fighetto lo trovi a poco prezzo ma cosi decade ogni logica

  • @ Roberto # 67
    Premetto che credo molto alla scuola della pratica e nel confronto col fronte caldo del cliente, ma con dei limiti.
    Nella fattispecie qual è la differenza fra la tua idea motivazionale e quella che mettono in testa a gente reclutata con posizioni di lavoro generiche, prima di gettarli su viale Bligny a vendere contratti telefonici o aspirapolvere da 3000 Euro?

    Non dicevi che bisogna fare qualcosa di straordinario? Ebbene cosa ha di straordinario prendere qualunque oggetto/servizio che hai per le mani e metterti a venderlo per strada? Non bisognerebbe innovare con prodotti rivoluzionari? Costruire una nuova generazione di servizi “collegando i puntini” dei bisogni inespressi e le soluzioni già disponibili? Cosa ha a che vedere tutto questo con le solite tecniche motivazionali buone dal piramidale in su?

    Per avere successo nel mondo delle startup voglio credere, anzi credo, che serva un team presentabile e un progetto forte. Tanta persistenza e anche tanta fortuna. Senza una di queste quattro “gambe” il tavolo non si regge.

    Se tutto dipendesse dall’attitudine dello startupper, si potrebbe vendere al VC anche l’acqua tiepida. E questo, meno che mai davanti alla “prudenza” italiana, non succede. Anche perché sappiamo che tutti sono molto rapidi a decretare un progetto un clone, senza nemmeno averlo provato.

    Concludo con una “provocazione”: sappiamo che Facebook è stato finanziato con una somma ingentissima prima che avesse qualunque senso compiuto come progetto, men che meno come business. Non sarà che l’attitudine pesa, ma anche dei VC? Hai gli utenti? Ma non hai un business. Hai un modello vincente? Ma non hai gli utenti. Hai gli utenti e un business potenzialmente vincente? Ti manca l’esperienza, hai solo 18 anni – male che vada ti portiamo a chiacchierare in giro per l’Italia, ma i soldi te li puoi scordare.

  • @Tagliaerbe… guarda adesso ti stupisco…hai perfettamente ragione tu, veramente. 🙂

    @Alessio… anche a te do ragione in tutto. Il mio intervento mirava non a voler significare che la motivazione è l’unica cosa. Ma che la motivazione ci deve assolutamente essere. In mia umilissima opinione quando qualcuno dice “non ce la faccio perchè….blah blah…il sistema italiano non va, i finanziatori non mi danno i soldi, la gente non mi capisce etc” significa che in qualche modo non ci credi fino in fondo. Ci credi un po’…ma non al 100%.

    100% significa dire … i finanziatori in italia non mi danno i soldi ? non sono stupidi loro o c’e’ un sistema che non va… ma NON SONO STATO SUFFICENTEMENTE BRAVO IO A CONVINCERLI.

    Ragionando in quest’ottica nulla è impossibile. Io condivido molto quel motto che piu’ o meno dice che nello sterco c’e’ l’oro. Perchè se l’oro fosse in giro a disposizione di tutti…facilmente…immaginati che concorrenza ci sarebbe per ogni cosa che ci inventiamo.

    Per cui la cosa è difficile ? fanno di tutto per mettermi il famoso bastone tra le ruote ? BENE…BENISSIMO…EVVIVA…QUI C’E’ LO STERCO…QUI CI SONO I SOLDI. 🙂

  • Per tutti i disperati, per tutti quelli che viviamo in un “paese difficile” che non aiuta, per tutti quelli che la fate facile voi, per tutti quelli che vedono il bicchiere mezzo vuoto, per tutti quelli che si lamentano di non riuscire a trovare i capitali, per tutti quelli che propongono cose abbastanza trite o ritrite spacciandole per assolute novità, per tutti i “Leopardi” che potrebbero scrivere saggi sul pessimismo cosmico, per tutti quelli che vogliono trovare da ridire su chi come Luna cerca di dare fiducia di sponare di provarci di non arrendersi che si espongono in prima persona, dico, leggete e guardate, questi sono italiani 20enni normodotati ma che hanno creduto in quello che facevano e non si sono fermati davanti al primo, secondo o terzo ostacolo, che non si sono fatti (credo) seghe mentali su Budget, Business Plan, Stipendi si o no, ma che hanno solo creduto che quello che stavano proponendo era qualcosa di buono, utile, interessante.
    Si @Taglia uno su mille ce la fa, ma non perchè per la legge dei grandi numeri primo o poi qualcuno “sfonda” a mio parere solo perchè quell’uno ci crede e va avanti senza lamentarsi come un treno, mentre gli altri 999 stanno li a piangere al primo o secondo o terzo intoppo e alla cattiva sorte.
    http://www.italianidifrontiera.com/2010/07/mashape-unidea-di-ventenni-italiani-per-il-web-che-ha-conquistato-tre-veterani-di-youtube/
    Il link che racconta la storia di cui sopra, è anche un sito, per chi ha idee, progetti e voglia provare a realizzarli per farsi aiutare o trovare gi strumenti e/o i metodi per…
    Buona lettura e abbiate fiducia in voi stessi, credeteci, chi vi scrive è uno che di calci nel fondoschiena e porte sbattute in faccia o zucchine volanti ne ha presi/e tante, nonostante tutto non mi fermo vado avanti, perchè la fiducia la speranza di riuscirci non deve mai morire, se questo accade non morirà “Alfonso” ma un pezzo di società, un pezzo di futuro, e io non lo voglio.

  • forse ora scatenerò un piccolo flame … ma chi ha mai detto che ci sono persone che si stanno arrendendo? dove c’è scritto? tutti noi (e mi sembra di capire che TUTTI non si sono arresi neanche alla ennesima difficoltà) abbiamo preso atto di un sistema in italia che non funziona … dove abbiamo scritto che ci siamo arresi?

    Luna gia un’altra volta ha scritto un editoriale che io gli ho contestato, benchè bello e fantastico ma non applicabile alla realtà italiana, sono un volontario e lavoro con i disabili da ormai 15 anni, su Wired di un bel po di mesi fa c’era la bella storia di Aimee e del dottore che l’ha aiutata, tutti ad osannare questa nuova cosa, il futuro … signori io son felicissimo di quel che sta facendo quel dottore, ma io provengo dal sud ed i soldi per quelle protesi possono sognarseli.

    Bisogna restare con i piedi per terra, siamo in Italia e se vogliamo costruire davvero qualcosa qui, dobbiamo prendere atto delle difficoltà che ci sono, imprenditori che dicono una cosa e ne fanno un’altra, investimenti pari allo 0.

    Nessuno getta la spugna ma è anche vero che nessuno è cosi scemo da chiudere gli occhi è dire: “non ci sono problemi”

  • L’anti-login del Tagliaerbe è finito sul numero di Agosto di Wired 🙂

  • Wow! Non vedo l’ora che arrivi la rivista, sarebbe la prima volta che veniamo citati da Wired! 😛

  • Fico, se qualcuno mi manda la pagina scannerizzata (a tagliaerbe [at] yahoo [dot] it), magari ci scrivo pure un altro anti-post 😛

  • Ciao Taglia, non ti scannerizzo la pagina, semplicmente perchè il tuo Anti Login era nella sezione delle lettere, quella cosiddetta “Inbox” e riportava tutto il tuo Anti-Login alla fine del quale come in più rispetto a quello postato qui, c’era scritto « … quando potevo farlo non l’ho fatto (perdonami Riccardo Luna ma mi tocca!)».
    E la sua risposta è stata: “Perdonato. Hai ragione anche tu in fondo.”
    Quindi come vedi era inutile fare una scansione, per un commento di solo 1 rigo

  • @Alfonso: grazie, anche se mi sembra un po’ assurdo rispondere “hai ragione anche tu”… sembra un po’ come dire “vale tutto e il contrario di tutto, vulimmosebbene” 😐

  • @Taglia, sono d’accordo con te, il tuo articolo è stato realmente “anti” quindi liquidare il tutto con hai ragione anche tu, mi ha deluso alquanto, tu sai con quanto impeto io sono stato tra quelli che ha in un qualche modo difeso quel Login di Luna, sarebbe stato meglio non dargli per niente risalto sulla rivista se poi il commento doveva essere quello, assumersi la responsabilità di dire certe cose, significa anche difenderle o quantomeno se qualcuno le mette in discussione, spiegarne il perchè si sono dette certe cose e il senso.
    Beh fossi in te un altro Anti-Post lo farei proprio per “smascherare” il gioco, perchè o si è convinti e si sa quello che si scrive e quindi si è disposti alle critiche e ai dibattiti su quello che si dice oppure non si deve abusare della propria notorietà mediatica, per scrivere e dire tutto e il contrario di tutto.
    Personalmente continuo a rimanere convinto che anche qui da noi certe cose siano possibili, così come lo sono e riescono in tanti altri paesi, che al pari del nostro, se non peggio, non hanno un “Sistema paese” che funziona e aiuti, ma dove comunque riescono a nascere progetti innovativi nonostante tutto, un es: Chatroulette.
    Non so se ne conosci la storia ma il suo inventore è un ragazzino russo che senza chissà quali fondi ha partorito un programma, che piano pianino sta iniziando a diffondersi.

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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