I rischi del Link Building tramite Guest Post

Il tema del guest posting (o guest blogging) e del link building tramite questo genere di post, continua ad essere sotto i riflettori di SEO e webmaster.

Se si “uniscono i puntini” di varie dichiarazioni di illustri portavoce di Google, inizia a crescere sempre più il dubbio che tali post possano essere in qualche modo penalizzati dal motore di ricerca.

Marie Haynes ha raccolto un po’ di questi quote in un recente articolo intitolato Yes, high quality guest posts CAN get you penalized!, ovvero “Sì, i guest post di alta qualità POSSONO penalizzarti!”.

Vediamoli assieme:

Il parere di Matt Cutts


Avevo già parlato di questo e di un’altro video di Cutts lo scorso Novembre, ma è bene riassumere nuovamente il concetto.

Nel video, Matt afferma che i guest post di alta qualità “potrebbero essere OK”, mentre i guest post di bassa qualità, fatti su larga scala, possono essere invece penalizzati da Google.

Nulla di nuovo sotto il sole: anche i muri sanno che pubblicare centinaia di articoli di scarsa qualità, magari con dentro link con la stessa ancora, che puntano allo stesso sito, non è una buona idea. Ma quello che ci preme sapere è se un guest post di buona qualità possa essere o meno penalizzato.

Possiamo trovare una (mezza) risposta qui sotto.

Il parere di John Mueller


Al minuto 49:56 di questo Hangout del 25 Febbraio 2013, un partecipante dice di mandare regolarmente articoli all’Huffington Post, e vuole sapere se i link inclusi in questi pezzi – link che puntano al suo sito – debbano avere o meno il nofollow.

Ecco la risposta di Mueller:

“In generale, se gli articoli riguardano il tuo sito web, o siti web dei tuoi clienti, e ci sono dei link a questi siti, allora è probabilmente meglio mettergli un nofollow, perché essenzialmente non sono link naturali provenienti da quel sito web.”

In un Hangout di un paio di settimane prima (11 Febbraio 2013), un webmaster (tale Ryan Schwartz) chiede se per il suo sito sia OK ottenere link tramite guest post:


Al minuto 31:19, Mueller risponde:

“Pensa se questo è un link che sarebbe presente su quel sito, se non ci fosse una tua azione. Soprattutto quando si tratta di guest blogging, che è essenzialmente una pratica dove si piazzano dei link sui siti di altri assieme ai propri contenuti, in modo che sembri una cosa un po’ distante dal puro link building. Penso che a volte può avere senso pubblicare guest post su siti di altri e portare un po’ di traffico verso il proprio sito, perché ai lettori può piacere davvero ciò che hai scritto, sono interessati a quell’argomento e quindi cliccano sul link per andare a vedere il tuo sito, ma questo è probabilmente un caso in cui si dovrebbe usare qualcosa di simile al rel=nofollow su questi link.”

Il parere di Marie Haynes

Secondo l’autrice dell’articolo, è chiaro che il messaggio di Google è quello che i guest post NON debbano essere usati come un metodo per ottenere link. L’oggetto del contendere, però, è come Google possa affermare con certezza quando i link inclusi nei guest post sono naturali o artificiali.

Google ha imparato piuttosto bene a riconoscere (e penalizzare) gli schemi di link, e sappiamo che col Penguin (prima e seconda versione) ha affinato ulteriormente le sue capacità: se linki enne volte un sito da enne guest post, con la stessa ancora, è praticamente certo che Google sarà in grado di individuare (e penalizzare) lo schema.

Bisogna quindi fare guest posting – e di conseguenza link building – con una certa intelligenza. Mettiamoci nei panni del motore di ricerca. Google, e i suoi quality rater, potrebbero ragionare in questo modo:

1. Sembra un buon link. Direi che è naturale.
2. Oh… un altro link buono. E’ una citazione in un articolo di un sito di tecnologia di alta qualità.
3. Interessante… un’altra citazione dentro un articolo di un sito di tecnologia di alta qualità. Sembra molto simile alla precedente.
4. Cosa? Ancora una? E’ un articolo su un argomento diverso, ma linka (magari con la stessa ancora) la stessa pagina degli altri due!

Questo pattern è facilmente individuabile. Bisognerebbe quindi tentare almeno queste 3 vie:

• variare il testo delle ancore in ogni guest post
• pubblicare i guest post su siti diversi, per tema e qualità
• all’interno di questi post, linkare altre fonti autorevoli (come Wikipedia) e/o non commerciali

Ricorda però che un quality rater ha l’occhio molto più allenato di quanto immagini, e nel caso di un controllo manuale potrebbe individuare facilmente questi trucchetti.

In questo articolo del lontano 1998, probabilmente uno dei primi in cui si parlava dell’astro nascente di Google, c’è forse la chiave per capire come BigG intenda guardare al link building al fine del posizionamento sul suo motore di ricerca:

“Secondo [Larry] Page, è quasi impossibile per un webmaster utilizzare trucchi o spam per posizionarsi sul motore, perché [Google] si basa sui link e sui giudizi fatti da altri siti autorevoli: devi convincere realmente qualcuno di importante del fatto che tu sei importante.”

Sappiamo però come sono andate le cose: nel corso degli anni, da un lato i SEO hanno cercato di utilizzare tutti gli spiragli lasciati aperti da Google per posizionare i loro siti, e dall’altro Google ha affinato continuamente i suoi algoritmi per chiudere le falle.

E il link building è sempre stato un campo sul quale si sono combattute le battaglie più aspre fra i 2 fronti.

Conclusione

Sulla naturalità dei link, sono anni che Matt Cutts ripete la cosa a mo’ di disco rotto. La sua frase probabilmente più famosa (e quotata) è contenuta in un post del 24 Giugno 2009, quando disse:

L’obiettivo non è di far sembrare naturali i tuoi link, l’obiettivo è che i tuoi link siano naturali“.

La frase fa il paio con la definizione di “buon guest post” resa da Cutts in una recente intervista (che ho riportato nel punto 6. di questo lungo articolo):

“Ci sono dei criteri da tenere bene a mente. Quando si parla di guest posting, non tutti pensano alla stessa cosa: per molte persone, un guest post è qualcosa sul quale un fantastico autore ci ha messo anima e corpo, e poi ha pubblicato il pezzo su un sito con un’ottima reputazione.

Un post di questo genere è un ottimo modo per mettere in vista il tuo nome, per costruirti una buona reputazione, per farti conoscere, e potenzialmente per ottenere link, traffico o esserti d’aiuto per la SEO.

[…]

Un buon guest post è un qualcosa che il lettore è orgoglioso di condividere, che è molto diverso dall’essere qualcosa che si è spinti a condividere da qualcuno.”

C’è dunque forse ancora un modo etico, pulito, di fare guest posting (e quindi link building) senza incorrere in grossi rischi: bisogna puntare sulla grande qualità del contenuto, collocandolo all’interno di un sito/blog dal forte trust, inserendo nell’articolo link (e ancore) in modo naturale. Inoltre, deve essere un post che non vedi l’ora di condividere con altri (ricordi quando parlai del passaggio da link a share?).

Ma attenzione! Ricorda che Google ha annunciato di recente una penalizzazione atta a colpire gli advertorial, ovvero i pubbliredazionali. E certi guest post, purtroppo, ci assomigliano molto…

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30 Comments

  • Pubblicare articoli su blog dello stesso tipo con la stessa ancora e lo stesso link. In questo caso siamo al tafazzismo puro. Tutti consigli forniti in questo post sono ottimi per far “sembrare” i link naturali. Ho scritto proprio due giorni fa un articolo su Seogarden.net in cui ne riprendo uno che ho letto qui sul tagliablog rispetto a queste simpatiche dichiarazioni del cutts 🙂

  • Ottimo compendio sull’argomento, evidenzierei ulteriormente che tra quello che Google dice di poter fare e quello che effettivamente fa, c’è una bella differenza.

    Se cominciasse a penalizzare i guest post indotti (cioè frutto di un’azione e non realmente spontanei) che hanno anchor text naturali etc. etc. dovrebbe sterilizzare l’intera rete oppure accettare di commettere errori arbitrari con una certa frequenza.

    D’altra parte la rete è piena di siti con “ottimi contenuti” che però arrancano a fatica nelle SERP.

    In conclusione: nelle dichiarazioni ufficiali si fa parecchia disinformazione e terrorismo. E’ sempre bene, come evidenzia il post, mettersi nella testa di Google e sopravvalutare le sue capacità ma non farsi fuorviare dalle dichiarazioni ufficiali.
    Le cose davvero utili da sapere quasi sempre Google le applica senza dichiarazioni preventive.

  • Voglio essere perfido e spietato. Stiamo dando a google ed al suo team piú valore di quello che realmente ha. Lo abbiamo reso piú intelligente di quel che é, un motore che attualmente stá dando dei risultati in serp spesso “insulsi” ed inutilizzabili. Se sapessero fare il loro lavoro al livello in cui crediamo, invece di spendere tutte queste energie a combattere chiunque faccia qualcosa che assomigli al business online, dovrebbero preoccuparsi di togliere dalle prime posizioni tutti quegli articoli datati che non servono piú a nulla perché le tecnologie sono cambiate e google sembra non saperlo. Sembra non essere in grado di fare un social network che funzioni, e sembra anche dare spesso dati che non corrispondono al vero in quanto visite mensili per certe keyword, e per concludere troppo spesso sembra penalizzare siti che é evidente che non dovrebbero essere penalizzati per poi dire, ooops si, l’algoritmo si stá assestando. Questo dal mio punto di vista é per la maggior parte fare marketing del terrore, e credo che il limite tra sparare a caso su chi dovrebbe essere penalizzato e sapere veramente chi, sia passato da tempo, sia algoritmicamente che a rigor di logica. Avrei un milione di cose da dire in merito, ma non vorrei invadere i commenti tutto da solo, e nemmeno vorrei scatenare le ire di una comunitá Seo sul tuo blog per causa mia, hehe. Un saluto.

  • “L’obiettivo non è di far sembrare naturali i tuoi link, l’obiettivo è che i tuoi link siano naturali“.

    Il succo di questa affermazione è che se il guest posting è “forzato”, non si tratta più di link naturali, ma di link “forzati”.

  • L’informazione date da Matt Cutts servono per incutere “terrore” e dubbi nei poveri SEO e WebMaster. Io consiglio di testare sempre quanto afferma Google e non solo e comunque nel 2013 è ora di guardare i link sotto un’ottica differente.

  • E’ tutto molto bello (cit.).
    Ma IMHO, io vedo sempre il solito carnaio, sono d’accordo con Andrea circa la sua affermazione 🙂

  • Post interessante come sempre, c’e’ da capire bene la sottile linea di demarcazione tra publiredazionale e guestpost….

  • Grazie per le utili info, condivido un pò con andrea, siamo sicuri che l’algoritmo di google sia così avanzato.. a volte mi stupisco di che pagine compaiono ai vertici dei risultati….

  • Ciao,
    quoto Marco e farei anche un passettino di più: provare a liberare la mente dai troppi lacci&lacciuoli di dichiarazioni e aggiornamenti, e cercare “vie alternative” al motore di ricerca per ottenere il proprio successo. Guardare più all’esterno e meno all’interno, cercare di guardare/costruire il mondo con mente più creativa e meno analitica… più rapporti reali e meno guest posting (per tornare al tema dell’articolo!)… una sorta di “provocatoria disintossicazione”… ma forse poi davvero, “senza quasi volerlo”, si otterrà anche il successo sul motore di ricerca! Lo dico ovviamente in primis a me stesso! I puristi SEO mi linceranno, ma io sono personalmente sempre più convinto che questa potrebbe essere una buona via: l’online deve riflettere e raccontare tutte le energie che spendiamo “fuori”; cerchiamo di vivere con creatività e relazioni il mondo, impariamo a raccontare bene tutto questo attraverso gli strumenti del web, e anche Google ci premierà! Direi che mi fermo qui sennò vien fuori un tema! Grazie, ciao!

  • Quoto Andrea e Fabio, le dichiarazioni di Google sono in gran parte terrorismo…
    A proposito poi del punto 3 ” • all’interno di questi post, linkare altre fonti autorevoli (come Wikipedia) e/o non commerciali” fate molta attenzione, oltreoceano è da tempo che chi fa guestpost in modo pesante usa questo trucchetto, cioè linka il proprio sito e poi ci mette un link verso wikipedia, e la cosa sta arrivando anche in Italia, quindi anche questo è un pattern facilmente rilevabile….

  • Prima o poi google affinerà sempre più tutto, ma fino ad allora cosa fare? Eterno dilemma…

  • Ringrazio Davide per l’ospitalità, perchè preso da questo articolo ho voluto pubblicare qualche considerazione in merito che mi avrebbe richiesto troppo spazio sui commenti, comunque sono del parere che Google non abbia tutto quel valore che siamo soliti attribuirgli. Anche dai commenti su questo post è chiaro che non sono l’unico a pensarla così. Ritengo che analizzando la cosa con una visuale più larga emergono degli spunti di riflessione importanti, ho approfondito l’argomento su questo articolo, spero vi sia utile:

    http://www.pecoramannara.com/articoli/google-lintelligenza-artificiale-che-esiste/

  • Il commento di Fabio Sutto è l’interpretazione più realistica del contenuto di questo post, ovvero Google fà informazione dissuasiva cercando di infondere nella testa di webmaster e seo le buone e cattive pratiche da adottare. Quello che viene detto nelle interviste rilasciate prima o poi troverà applicazione, ne sono certo, ma sono anche certo che la reale capacità di un motore di ricerca di delineare tali scenari siano ancora molto superficiali e possano variare da paese a paese (pensiamo all’italia sempre indietro per quanto riguarda l’applicazione degli update o novità in serp) e da serp a serp.

    Ci sono serp in cui tutti i siti presenti nella prima pagina sono lì grazie a black hat on page, acquisto link, guest post, link off-topic, nascosti ecc. Eppure sono lì, dovrebbero rimuovere l’intera serp se davvero applicassero quanto dicono.

    Sono poi anche convinto che prima di “colpire” tali strategie devono ancora ripulire le serp da tecniche di spam link building vecchie di anni (e alla fine il tanto temuto Penguin 2.0 che si disse avrebbe colpito guest post e infografiche non ha fatto altro che colpire “alcuni” dei tanti siti scampati al primo Penguin).

    Il mio consiglio è quindi quello di “dosare” le parole di Google, sapendo che è informazione che tende a dissuadere la gente a compiere alcune pratiche, ed è anche giusto che sia così e cercare sempre di preferire il white hat dove possibile e differenziarsi molto dove non possibile.

  • Queste dichiarazioni di Google sono al limite dell’irrealtà: non si può dettare una “grammatica” così precisa in un luogo libero come internet. Nè tanto meno basare decisioni di tale portata sulla regola del sospetto. In questo senso i social sono una liberazione, se non altro fanno meno paura a chi si trova alle prime armi.
    Se poi la speranza di Google è quella di fare stancare i SEO, Google sta sbagliando strada e politica. Trovo personalmente che le serp siano peggiorate di qualità negli ultimi sei/dieci mesi e che la fortuna sia che non c’è nessun competitor all’orizzonte: entrambi questi aspetti mi rattristano un po’.

  • Concordo: tra il dire (di Cutts) e il fare (la qualità delle SERP) c’è di mezzo il mare…

  • Concordo, Cutts in questi giorni ha dichiarato che hanno ricevuto molte segnalazioni della scarsa qualità della SERP e ci stanno già lavorando.
    In borsa questa settimana google non ha avuto buoni risultati.
    I fatti parlano chiaro, dare la caccia ai “SEO” mescolando sempre di più black e white, perchè dire che un guest post potrebbe essere penalizzante è fare questo, non è una politica che paga, caro google. Lasciaci fare il nostro lavoro in pace, quando in SERP c’erano solo bravi SEO i contenuti erano ottimi, i siti di qualità e curati, adesso vedo solo tanta fuffa.

  • Ciao Davide.

    Qualcosa non mi quadra…se scrivo regolarmente articoli per un sito importante, magari di notizie, e regolarmente inserisco il link al mio blog, perchè mai Google dovrebbe penalizzarmi? E’ evidente che io scriva per loro e che mi linki sempre nella stessa maniera, col mio alias o nome e cognome.

    Peraltro i link arrivano dallo stesso sito perciò non dovrebbero aumentare così tanto il loro peso…
    Voglio dire, non riesco a comprendere perchè dovrebbero essere penalizzanti più link dofollow provenienti dallo stesso sito.
    Semmai bisognerebbe allertarsi se provenissero da siti differenti con anchor ottimizzato ma, anche in questo caso, trattandosi di guest posting, le alternative per il testo ancora sono molto poche quando si parla di un Brand…o sbaglio?

  • Grazie Davide….ho letto con attenzione, anche se in realtà avevo già esaminato la cosa.

    Sinceramente mi sento parecchio messo alle strette…in pratica, cosa rimane per fare link building? E’ evidente che i link pesino ancora tanto, ma così si viene messi spalle al muro.

    Rimane solo l’on-site e le influenze social, se dovessimo identificare macro-aree?

    Bisognerà iniziare a fare una link building molto più intelligente e dispendiosa, questo è certo…
    Rimango comunque molto perplesso per quanto riguarda le citazioni all’autore o al brand. E’ ingiusto essere penalizzati se ci si linka sempre con ALIAS, NOME BRAND o NOME + COGNOME.

    Mi chiedo come Google tratti la cosa con anchor relativi al brand o al nome (Per. Es Coca Cola invece di bevanda gasata o Marco Rossi invece di l’autore). In casi come questi sarebbe impossibile sostituire l’anchor con uno più naturale proprio perchè il nome brand o nome + cognome sono gli unici anchor possibili…

    MI chiedo quali siano i limiti e quale l’elasticità mostrata da Google al riguardo…Speriamo che semanticamente sappia capire qual è il Brand e quando si linka con il nome dell’autore o il suo alias….:)

  • @Ema @Tagliaerbe, io ho diversi esperimenti in piedi, Pecoramannara è/era uno di questi, perchè ora sto un po’ cambiando la mia politica SEO al riguardo visto il risultato pessimo ottenuto seguendo alla lettera le linee guida di google. La scelta di essere fedele alle linee guida era per vedere quanto mi avrebbe valorizzato in modo naturale, e ho spinto fortemente sui social con post di valore (almeno spero) e virali, con esito virale decisamente positivo, e morale della favola, visto che uno dei post era relativo alle donne in internet google mi aveva posizionato dopo 2 mesi di duro lavoro per “donne a pecora”… con visibilità google pari a zero praticamente, tutto il traffico era solo da social, che lasciano il tempo che trovano. Credo la dica tutta da solo, non avevo nessun anchor text in giro, solo url e marchio. Da qualche giorno ho cambiato rotta e sono tornato al vecchio metodo e le cose stanno cambiando. Ho un altro blog sotto gli occhi di cui non faccio il nome per correttezza, fatto in modo totalmente naturale, e direi anche che l’autore ha davvero una grande professionalità, ma dopo un anno di lavoro serio e ben fatto non arriva alle 100 visite al giorno, di cui comunque la maggior parte da social. Mentre ho da più di un anno un sito fatto con la SEO peggiore del mondo che fa le 1000 al giorno perfettamente in target, e adesso stà aumentando senza aver mai avuto una flessione. Ultimamente google mi sembra più un sistema di governo che un motore di ricerca.
    Per completezza di informazione, siccome opero nel mercato estero per lo più, in lingua inglese e spagnola, le cose sono completamente differenti, non stò a spiegare per ragioni di spazio, ma se non spammi l’universo praticamente sei invisibile.

  • Post illuminante. Ogni tanto arrivano queste bordate che ti fanno crollare metodologie sviluppate e consolidate nel tempo. Quello che mi è passato, che ho percepito, tirate le somme, è che di certo non bisogna esagerare.

    Il problema è che, al contrario di prima, ho sempre meno fiducia in Google. Sempre più spesso si comporta “stupidamente”, a volte non premiando una politica di crescita naturale di backlink, a volte premiando altre politiche decisamente border-line, se non propriamente black.

    Senza parlare di penalizzazioni algoritmiche assurde legate al nome di un brand o di una persona (Come se, per fare un esempio, il link al sito di Marco Rossi potesse essere così vario in termini di anchor text ).

    Una cosa di certo è vera, in questa politica terroristica di Google.
    L’ambito del link conta sempre di più. Ho fatto qualche test ed ho ottenuto risultati sorprendenti.

    “se non spammi l’universo praticamente sei invisibile.”, speriamo sia così e che in futuro Google non si inventi stupide penalizzazioni retroattive : – )

  • @Ema, io parto da un ragionamento semplice. Tutto quello che fa Google è un imprevisto, e per la metà a mio parere non è neppure vero che realmente lo fa.

    Molte penalizzazioni, io credo, arrivano per stessa ammissione del webmaster, che si precipita subito a fare i cambiamenti che il team dice di fare per non essere penalizzati. Vendi link? Allora metti il NoFollow altrimenti sarai penalizzato.

    Tu metti il NoFollow, quindi Google vede che vendi link. Semplice.

    Poi ad un tratto ci sono troppi NoFollow nella rete e quindi il dato non è più rilevante? Ci si inventa una cosa nuova.

    E’ tutto una conseguenza di una decisione che porta una conseguenza, ed una nuova decisione. Il grande progetto dietro (lo ribadisco) è arrivare all’intelligenza artificiale che non esiste?

    Quando ci sarà una macchina davvero in grado di leggere come una persona (ammesso che tutti siano in grado) ci sarà una macchina in grado di scrivere come una persona. Tutto qui.

    La dimostrazione di quello che dico la si vede in SERP. Nessuno sente la mancanza di risultati decenti?

  • Speriamo….di colpo avverto maggiore tristezza nel fare un lavoro che un tempo si poteva fare con serenità.

    Lo chiamerei il periodo della caccia alle SEOstreghe….

    Ci manca solo lavorare con l’ansia che se niente niente metti un’ancora un pò spinta o eccedi un pochetto in link building interna con focus sulla key
    vieni subito penalizzato..

    A me è successo,
    meno male che era un sito di test che mi serviva per pulire una SERP.
    Una penalizzazione assurda dovuta credo all’eccessiva presenza della Key (legata a nome proprio + cognome) nel testo.

    E ugualmente, con un altro sito, sempre di test, penalizzazione, sempre algoritmica, derivante da anchor troppo simili, quando in realtà, semanticamente parlando, le alternative erano davvero scarse.

    Ci manca solo che un buon Guest Post venga pure penalizzato…content is the king???
    Rivoluzione : – )

  • Secondo me la politica di google è completamente volta più a terrorizzare i SEO che ad aggiornare veramente il proprio algoritmo. Secondo me la cosa migliore per fare seo è farlo serenamente. Nel senso, ho un sito, ok, il mio scopo è quello di fare pubblicità, e la faccio in modo etico. Se il lavoro è fatto bene non vedo perchè bisogna preoccuparsi ogni volta di tutti questi aggiornamenti. In fondo credo che non siano i SEO a doversi piegare a google, ma, al contrario sia google con tutti i suoi robot a lavorare per noi!

  • Emma ha ragione…
    Seguire i consigli (seppur utili) di Matt significa solo una cosa… mettere il sito online e puntare sulla qualità e non fare più link building o altre attività di SEO.

    In teoria io sarei molto a favore di quest’ipotesi, il lavoro del SEO si evolverebbe in un’altra dimensione, ma il problema vero però è che oggi in Italia i risultati di Google non corrispondono a questo criterio e per ora si continueranno ad utilizzare tecniche usate fino ad oggi, e vengono puniti solo sfigati di turno… un po come le tasse, ci sono migliaia di evasori e Equitalia colpisce solo i sfigati o peggio manda lettere a tappeto di penalizzazione ( un po a caso come fa google) 🙂

  • Ciao premetto che sono molto inesperta. Ho un sito nel quale pucclicherò un’ottantina di articoli sul neonato da 0 a 12 mesi che ho scritto per una società che fa app e che mi concede la possibilità di pubblicarli anche nel mio sito in cambio di scrivere alla fine del post in collaborazione con Pinco Pallo e il link. Anche loro trattano temi su maternità e gravidanza. Ora…devo mettere il link no follow alla fine di ogni pezzo? Grazie

  • Personalmente eviterei di pubblicare contenuti identici su 2 (o più) siti, in quanto Google tende a premiare il sito che ha maggior trust ai suoi occhi, e a posizionare più sotto quelli con meno trust.

    All’estremo, Google potrebbe anche pensare che penalizzare un sito/blog che riporta esclusivamente contenuti duplicati (vedi https://blog.tagliaerbe.com/2011/08/scraper-google.html ), quindi fai molta attenzione!

  • Ciao mamma al limite quello che ti consiglio di fare e di riscrivere i tuoi articoli anche inspirandoti a quelli che già possiedi ma assolutamente riscriverli da capo. il copia incolla ha sempre fatto male din dai compiti in classe 😉

    a parte battute sciocche non fare assolutamente il copia incolla tra virgolette dei contenuti presenti altrove come precisa davide Google potrebbe considerare tali articoli come contenuto duplicato, e decidere di penalizzare il tuo sito.

    Quindi il mio consiglio rimane prendi quegli articoli e riscrivili per il tuo sito.

    a quel punto non dovrai nemmeno mettere url dell’ altro sito

  • Mi è stato imposto il progetto di una link wheel (con 10 post guest e senza che l’ultimo punti al primo) con identico anchor text (che già occupa posizioni nella prima di G)
    Io penso che oggigiorno sia qualcosa di davvero inutile, posso avere un vostro autorevole parere in merito?

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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