Link affiliati, valore e fiducia

Sai quali sono le ultime novità?

Che bloggare è finalmente considerata una cosa seria.

La Federal Trade Commission ha infatti annunciato provvedimenti nei confronti dei blogger – come pure per le aziende che offrono loro compensi – nel caso di eventuali dichiarazioni false o di mancata divulgazione nell’aver ricevuto compensi, omaggi e altri conflitti di interesse.

Ma questa non è una vera sorpresa.

Il Content Marketing è la più potente strategia di pubblicità online che esiste, e la FTC disciplina la pubblicità. Probabilmente, la FTC potrebbe rincorrere i blog che non dichiarano di aver ricevuto compensi per scrivere recensioni, anche senza l’aggiunta di queste nuove linee guida.

In realtà, è dal dicembre del 2006 che sto parlando di questo argomento (wow, è già passato così tanto tempo?). In qualità di ex impiegato di un contenzioso legale che ha avuto a che fare più volte con la FTC, ho familiarità con queste regole, e ho visto come queste potrebbero essere applicate a chiunque (anche ai cosiddetti “non professionisti”) che hanno ricevuto un compenso per recensire o consigliare prodotti e servizi.

Le nuove linee guida delle FTC mostrano un dato di fatto.

Che ti piaccia o no, i link di affiliazione devo essere segnalati come tali
Molti miei amici che operano nel settore delle affiliazioni non stanno ancora osservando i miei consigli. E un sacco di gente in questo momento è dubbiosa, ma la FTC rimuoverà a breve ogni dubbio circa il fatto che l’ammissione di aver ricevuto compensi è obbligatoria.

Ora è chiaro che anche il più piccolo link di affiliazione di Amazon che punta all’acquisto di un libro o un DVD va dichiarato. Questo rappresenta un grande cambiamento nel modo in cui le cose hanno funzionato fino ad ora.

Non tutti vedono la cosa come negativa. Izea è da anni che richiede l’inserimento di un disclosure ai suoi blogger, dopo una entrata non proprio pulita nelle acque ineplorate delle recensioni a pagamento. Ted Murphy, CEO di Izea, è ora felice di vedere che tutti dovranno adeguarsi alle stesse regole.

Quando Ted ha chiesto a me e ad altri blogger e marketer di alto profilo (come Chris Brogan, Wendy Piersall, Jeremy Schoemaker e Missy Ward) di far parte dell’organo consultivo di Izea, non è andato a cercare un gruppo di cheerleader. Ha voluto un gruppo di persone che conoscevano il settore e che gli potevano dire molto chiaramente se Izea stava per fare una enorme cavolata, in modo da non rendere inutili le stock option in nostro possesso.

Aspetta, di cosa stavo parlando?

Ammettere di ricevere soldi non è per forza una cosa negativa
Diciamolo chiaramente… le cose sono cambiate dai tempi pionieristici delle affiliazioni di CDNow del 1994 e di Amazon del 1996. Le persone hanno più buon senso (e minor fiducia) nei confronti dei contenuti online e della pubblicità.

A cosa ci ha portato il passato?

Ad una maggior fiducia.

E questa fiducia si sviluppa… dicendo la verità.

E non intendo dire la verità vergognandosi di consigliare qualcosa ai tuoi lettori. O inserendo stupide note come (aff) a fianco dei link affiliati.

Intendo piuttosto dire divulgare trasmettendo fiducia.

Divulga trasmettendo fiducia e guadagnerai di più, non di meno
Quando ho citato Izea qui sopra, ho fatto la cosa giusta… ho ammesso di essere un consulente per quella società e di avere la possibilità di guadagnare un pò di soldi se l’impresa avrà successo. Non mi vedrete mai promuovere Izea ovunque, perchè quello non è il mio ruolo… e sono stato molto chiaro anche a questo riguardo.

Insomma, non sono stato “timido”.

Essere completamente onesti con i propri lettori circa i compensi che si ricevono può sembrare spaventoso, perchè si pensa “chissà cosa penserà la gente di me”. Ma in un mondo cinico dove tutti pensano che tutti prendono comunque delle mazzette, l’onestà diventa un punto di forza.

Dai un’occhiata al disclosure che ho inserito per la recensione dell’ebook Desperate Buyer’s Only un paio d’anni fa:

Questo è l’ebook sulla creazione di ebook che avrei voluto scrivere io, quindi non ho alcun problema a consigliartelo (usando il mio link affiliato).

L’ammissione? c’è.

La verità? c’è.

Il consiglio all’acquisto? c’è.

Non importa come lo fai, la chiave è divulgare trasmettendo fiducia. Se trasmetti regolarmente valore ai tuoi lettori, questi non dovrebbero avere alcun problema se occasionalmente scrivi recensioni o consigli con dentro link affiliati.

Ecco altri esempi di disclosure di persone che fanno davvero parecchi soldi con le affiliazioni:

– Quando Rae Hoffman scrive una recensione o un tutorial con dentro un link affiliato ci mette una cosa del tipo “Mannaggia, è un link affiliato!”
– Frank Kern utilizza sistemi assurdi per intrattenere i suoi lettori anche nel disclosure, inserendo cose come “<<—– GRANDE paura, link affiliato!” – Chris Brogan infine scrive “Se compri questo da me, mi offrirai pochi spiccioli” Invece di nascondere i compensi, si presume che questi siano moralmente corretti, e quindi debbano essere rivelati. La prima cosa è il valore che tu distribuisci e la fiducia che guadagni. Quindi si… monetizza con le affiliazioni. Ma prima diffondi valore e costruisci fiducia. Hai paura dei tuoi lettori?
Abbiamo visto che molti blogger vogliono fare soldi con i loro blog. E la maggior parte di questi hanno capito che non possono farli con i banner e con AdSense.

Ma sono anche spaventati a morte dai loro lettori e dicono “Guarda, mi faccio un mazzo tanto per cercare di fornirti valore. Conosco i prodotti e i servizi che ti interessano, e cercherò di fare un pò di soldi che mi consentiranno di tirare avanti”.

Quello che si nota qui è che le brave persone finiscono per nascondere i fatti per paura. Finiscono per trattare i loro lettori peggio che se fossero onesti, e ora rischiano pure problemi legali.

Se hai distribuito costantemente valore, la maggior parte delle persone non ci bada… fino a che sei onesto. Certo, ci sono pochi lettori con un grande senso del “diritto” che si aspettano che tu lavori gratis, ma ignorali.

E se scopri che alla maggior parte dei tuoi lettori effettivamente importa che tu ricavi un pò di soldi per i tuoi sforzi nel produrre recensioni e consigli onesti…

Forse hai attirato un pubblico sbagliato.

Fonte: How to Turn Affiliate Marketing Disclosure Into a Selling Point.

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11 Comments

  • Sono d’accordo al 100%, non sul fatto che bisogna dichiarare che sono link però, io regolamenterei internet…COME SI DEVE, non solo per lo stato che cerca di succhiare soldi e basta ma per tutti, ovvero:

    Voi recensire un prodotto per guadagnarci, libero di farlo però non puoi dire balle (omettere le cose non fondamentali non è una balla, lo fanno in tv, dappertutto è pubblicità).
    Con una bella recensione potrebbe guadagnarci il blogger, chi compra o fa l'”action” ed è contento e lo stato perchè chi guadagna perchè se il blogger o chiunque sia vende tanto paga tante tasse.

    Personalmente odio sia l’affiliazione che comincia per la S perchè ho mandato la mail una volta e mi hanno risposto poco seriamente, e quelli che pubblicizzano i programmi che sono spyware al 90% (quell’affiliazione li ha tutti), vedi questo.
    Quella specie di programma è anche molto cliccato in AdSense però io l’ho bloccato da AdSense, ci vuole un compromesso tra guadagnare di più e guadagnare onestamente 😉 non fare come quelli che vantano, ri-vantano cose che…fanno schifo .

    Conclusione: il tagliarebe metterebbe un banner ad un prodotto non buono? impara!

    Ciao,
    Yuri.

  • Chi dice cose semplici, di buon senso, oggi va ascoltato e seguito.
    Grande taglia

  • Bell’articolo.. scusa mi spieghi una tua frase?

    “E se scopri che alla maggior parte dei tuoi lettori effettivamente importa che tu ricavi un pò di soldi per i tuoi sforzi nel produrre recensioni e consigli onesti…

    Forse hai attirato un pubblico sbagliato.”

  • In pratica significa: “Se ai tuoi lettori da fastidio il fatto che tu guadagni col tuo blog, forse hai attirato un pubblico sbagliato”.

  • Beh… ci stà… io se qualche autore che “stimo” porta a casa qualche euro sono solo contento.

  • Guardiamo il lato positivo: il blogging sta divenando una figura professionale a tutti gli effetti anche in Italia. Spero le aziende se ne rendano conto e si convincano!

  • Grazie Tagliarbe per il post!! Non capisco perchè gran parte degli italiani abbiamo problemi ad accettare che il Blogger, come dice Alessandro, è o sta diventando un’attività lavorativa a tutti gli effetti e dunque, deve essere retribuita, supponendo, però, che si fornisca contenuto di qualità e si apportino con i nostri post dei miglioramenti alla vita dei lettori. Siccome il Blogging è nato per hobby, allora, molti non concepiscono l’idea di “blog aziendale o di blogger professionista”, che lavora con etica e qualità. Quante persone vogliono farti sentire in colpa per il fatto che tu stia guadagnando in rete, come se esistessero solo i lavori offline o i “lavori da fatica”, quelli che bisogna sforzarsi, sudare e sputare sangue per racimolare uno stipendio ogni santo mese.

  • Bell’articolo!
    Due cose:

    -) Molte persone, come me, hanno un blog dove scrivono le loro esperienze in materia all’argomento che amano. Lavorando come SEO in un’agenzia ed avendo lavorato come web developer in passato, i miei argomenti sono piuttosto tecnici. Non scrivo un post al giorno ma scrivo un post quando ho qualcosa da dire, qualcosa che ho sperimentato e non qualcosa che ho sentito dire o letto su un altro blog. Per questo anche se concordo sia triste e male accettabile, molte persone non ritengono che bloggare sia un lavoro. Semplicemente perchè lo 0,0001% delle persone lo fa o tenta di farlo per lavoro, mentre le migliaia di blog che esistono sono portati avanti avanzatempo e per soddisfazione personale. Le persone spesso si ripagano i 20/30 euro annui del dominio con qualche bannerino adsense.
    -) L’enorme presenza di blog dei vari guru del settore (intendo dire qualsiasi settore) che promuovono prodotti spesso inutili come oggetti o servizi meravigliosi, non fa altro che far associare la figura del blogger che guadagna col proprio blog, a questi loschi individui che hanno come unico scopo quello di scrivere articoli a volte anche interessanti per poi cercare di rifilare il prodotto inutile di turno a 29,90€ al neofita di quel settore.

    Detto questo, io stesso sto molto alla larga dai vari guru che hanno il blog pieno zeppo di bannerini pubblicitari.
    Questo non significa che la pubblicità non deve esserci.
    Se il blog ha contenuti validi sull’argomento che tratta e se insieme ai contenuti ci sono pubblicità o affiliazioni che non danneggiano il contenuto o che si rivelano veritiere, benvenga un po’ di pubblicità.
    Però io sono su quel blog perchè lo ritengo valido. Non me la pongo nemmeno la domanda “ma lui ci guadagna o no?”.
    Questa domanda me la pongo invece quando vedo affiliazioni e promozioni per servizi o prodotti inutili ma promossi dal blogger come oggetti e strumenti meravigliosi.

    Chi legge questo blog saprà bene quanti blog ci sono di questo tipo.

    L’associazione mentale di questi blog alle affiliazioni inutili è una cosa naturale perchè riscontrabile in quasi tutti.

    Quindi che ci piaccia o no, i visitatori hanno tutte le ragioni per dubitare delle affiliazioni.
    Ripeto. Non sono contrario alle affiliazioni ma sono consapevole che le persone hanno 1000 motivi per dubitare di esse.

  • Ciao Taglia e grazie per questo ottimo articolo (come sempre)

    Io sono di quelli che non si è mai tirato indietro nel dichiarare apertamente che percepisco soldi per la pubblicazione, ma in effetti, se una cosa mancava, era il fatto di esplicitare questa cosa nei singoli articoli

    Per il resto, oltre che mi sto attrezzando, ho provveduto da qualche settimana a pubblicare banner e altri mini slogan che evidenziano il fatto che i contenuti siano a pagamento. Tipo: http://www.espertoseo.it/pacchetto-visibilita.html

    Spero vivamente che sia come tu stesso giustamente sottolinei, e cioè che la cosa non ci torni contro 🙂

    Il fatto, è che vista l’enorme visibilità che ho conseguito nel tempo, anche grossi gruppi mi stanno chiedendo di pubblicare contenuti che vadano alle loro pagine

    L’altra cosa che vorrei sottolineare, è che ad esempio non ho mai usato link sponsorizzati nei miei articoli, ovvero quelli tipo il libro su Amazon, come hai preso ad esempio.

    Mi limito e continuerò a farlo, ad attivare link in uscita rel=follow, verso landing page o similari, che comunque presentano prodotti/servizi in vendita di chi ha pagato la recensione e il contenuto

    Spero che la mia esperienza possa essere di aiuto a chi legge 🙂

    Un bacissimo!

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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