Lettera aperta a Ferruccio de Bortoli

Caro Ferruccio,
in quanto persona che campa grazie a Internet da più di 15 anni, ho apprezzato molto la tua lettera-denuncia di qualche giorno fa, anche se l’ho trovata un bel po’ “tardiva”.

Dovresti infatti ben sapere che è da parecchio che la carta langue,

La carta è morta

come raccontava, fra i tanti, il buon Pedemonte – che pure è giornalista e pure non di primo pelo – quando mostrava queste slide durante lo IAB Seminar dello scorso Aprile. Curioso che quell’intervento, drammatico e con tanti spunti di riflessione, sia stato snobbato praticamente da tutti… ma è stata solo questione di tempo.

“La carta è morta”, amo raccontare da qualche anno quando vado nelle aziende a vendere pubblicità sul web. Molti mi guardano male, molti mi deridono, ma poi un mesetto fa mi son letto la lista dei tagli e degli esuberi che stanno cadendo a pioggia su giornali e testate italiane di qualsiasi tema e colore politico, e mi sono reso conto che, finalmente, i nodi sono arrivati al pettine. Alla faccia di chi mi sbeffeggiava e credeva nell’incrollabilità dell’impero cartaceo – annesso l’indotto – e della stabilità eterna della propria cadrega.

Le cause del declino della carta sono tante, ma credo che i motivi per cui i vecchi giornalisti osteggino il web siano sostanzialmente 2: uno economico e uno “anagrafico”.

Economico. Gli anziani redattori difendono uno stipendio (e relativi benefici) che chi scrive per il web si sogna. Mai sentito parlare di articoli pagati qualche centesimo di euro? O di siti e blog che si reggono esclusivamente sul paid to write (ovvero sulla divisione dei guadagni AdSense fra webmaster e autori)? Il web è questo, caro Ferruccio. E’ un ambiente dove i privilegi non esistono, dove lo stipendio è variabile, dove quotidianamente bisogna inventarsi come monetizzare le pagine che si pubblicano.

E nonostante tutto, dentro questo scenario iniziano ad intravedersi progetti editoriali ben strutturati (e ben finanziati). Il primo è stato Il Post (OK, qualche problemino lo ha), ma pare che Banzai ci abbia comunque messo dentro quasi 1 milione di euro); e a giorni è in arrivo Lettera43, fondato e diretto da Paolo Madron e scritto da una ventina di giornalisti under 30 (budget del progetto: 3,5 milioni di euro).

“Anagrafico”. Ma forse, più che il lato economico, è quello anagrafico a dover preoccupare. Sono nato nel 1968, e le persone della generazione X sono probabilmente le prime ad aver usato e “accettato” Internet come arricchimento della propria vita. La generazione Y manco si pone il problema: vivono immersi nella Rete da quando sono nati, per loro la tecnologia e i media digitali sono parte integrante nell’arredamento domestico (ho 3 figlie piccole che maneggiano iPad e Nintendo DS come noi maneggiavamo Lego e Meccano).

Il problema è quello della TUA generazione. Chi è nato negli anni ’50, purtroppo, ha vissuto la gioventù, l’epoca dell’apprendimento, senza conoscere il web. Ora che ha una buona posizione lavorativa, ora che occupa posti di potere nelle istituzioni e nella politica, ora che può decidere le sorti altrui, tira il freno a mano e si mette di traverso.

Perché ha una paura matta di ciò che non conosce, di ciò che non capisce. Perché il web è tremendamente democratico, meritocratico e competitivo, è in grado di fare tabula rasa di ciò che è stata l’editoria fino ad oggi, mettendo tutti sullo stesso piano: il blogger può bagnare il naso al giornalista, e questa cosa non è accettabile per i “baroni della carta”.

Eccoci dunque arrivati allo scollamento generazionale, alla “guerra civile” fra persone che fanno sostanzialmente lo stesso mestiere ma che hanno 2 modus operandi completamente diversi. Con la tua lettera hai cercato di complicare la vita alla vecchia generazione, ma – se anche tu hai figli – sai bene che è impossibile cambiare il carattere, gli atteggiamenti e i comportamenti di certi bambini, figurati di chi per decenni ha vissuto e campato in un certo modo.

La soluzione, comunque, esiste: per ogni giornalista del Corriere che andrà in pensione, assumi un 30enne che abbia almeno una decina d’anni di esperienza vera su Internet. Quando questi giovani supereranno i vecchi, ci sarà il ribaltone e otterrai il giornale che sogni.

Il problema è che questo cambiamento andrebbe fatto, diciamo, in un paio di settimane. Oppure il Titanic affonderà mentre l’orchestra suona, anzi, mentre l’orchestra litiga.

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30 Comments

  • Il problema anagrafico ha per me una spiegazione che non è attribuibile ai giornalisti editori ecc.

    Se 10 anni fa c’erano 56400 giornalisti e oggi 40000, c’è evidentemente un esubero di personale.

    E dato che molti lavorano con contratto a tempo indeterminato, che in Italia significa “posto garantito a vita”, la conseguenza è non si possono assumere persone, e quindi giovani.

    Riguardo a quello economico, sembra quasi che la colpa sia del giornalista privilegiato che non si piega a lavorare ad un euro ad articolo.

    Il problema sta invece in questi cinesi dell’informazione, giovanissimi come piacciono a te, specialisti del taglia e cuci, che lavorano magari solo per pagarsi l’uscita del sabato sera.

    E’ una crisi che c’è in tutto il mondo, un cambiamento epocale, che però non sta producendo progresso, perché se va avanti così, il quinto potere si indebolirà a favore degli altri (economico, politico ecc.) e a sfavore dei cittadini e consumatori.

    Hai mai visto un blogger fare qualcosa che assomigli vagamente ad una inchiesta giornalistica?

    Meno male la TV non sta messa così male, perché pur in mezzo a tanta spazzatura, ci sono punte di qualità eccellente come Report per esempio,
    inesistenti nel web.

  • Condivido @Mik, va bene tutta la parte dello svecchiamento, ecc.. ma la parte meritocratica e competiva del web è pura illusione.
    Un giornalista guadagna per l’inchiesta o il pezzo che scrive, il blogger per quanto bravo guadagna tramite consulenze, advertising o conferenze.

    Poi c’é un’infinità di riadattatori, riassumitori, ritwittatori, markettari che guadagnano qualcosina seguendo la scia, ma da questo a trovare un’alternativa ai giornali ne passa..

    Ora la sfida per non affondare nella spazzatura sarà trovare qualche modo per spostare un po’ di soldi dalla conversazione al contenuto e non sarà facile, ma bisogna iniziare a sensibilizzare. flattr e “appstores” sono un inizio.

  • Tra i “non è più accettabile” di De Bortoli vorrei aggiungere “non è più accettabile che la home page di Corriere.it sia così lenta a caricarsi” 🙂

  • La lettera contiene molte verità tra cui quella di una generazione che quando sulla meritocrazia passa dalle parole ai fatti, ossia dall’applicarla come giudice intangibile a subirla come giudicato, inizia ad invocare principi e valori che nelle parole e nei fatti ha sempre disatteso. Detto ed apprezzato ciò vi è anche un limite, non piccolo, consistente nell’accettare il denaro ed il mercato come unico metro di giudizio del mondo e delle persone. Però, è vero, che il mondo di De Bortoli ha sempre pensato che democratico, meritocratico e competitivo potevano vivere serenamente d’accordo poiché democrazia e libero mercato secondo lorsignori sono sposi.

  • Viviamo una crisi (un passaggio) che sta interessando tutti i settori.
    Siamo ancora ‘nell’Alto Medioevo’ e pian pianino arriveremo anche al Rinascimento. In questo momento fra coloro che vivono delle certezze( o dei ricordi) del passato e coloro che campano di incertezze presenti, nei prossimi anni si arriverà sempre più ad una armonizzazione del tutto: speriamo in tempi brevi!

  • @Mik/grigio: avete ragione da vendere, e se mi seguite da tempo sapete bene che sono contro una certa “blogosfera”, e contro certi blogger “furbetti” (che condannano i giornalisti ma poi, appena annusano la possibilità di prendere qualche soldo, pestano i piedi come bambini: https://blog.tagliaerbe.com/2010/01/quando-il-blogger-non-prende-i-soldi-e-si-incazza.html ).

    E infatti nel post ho citato le slide di Enrico Pedemonte, che proprio all’inizio cita la frase di Clay Shirky: “Il vecchio sta morendo prima che il nuovo sia nato”.

    In queste parole c’è tutto il dramma che sta vivendo l’editoria cartacea, che sente che sta per andarsi a schiantare contro un muro, ma c’è anche il dramma dell’editoria online, che deve trovare un modo per sostentarsi economicamente, “rubando” lettori alla carta, cercando di creare valore e qualità.

    Il sottoscritto vende pubblicità per un editore attivo esclusivamente online, nato nel 1997, partito come “One Man Band” e che attualmente fa 4 milioni di unici/mese e impiega una quindicina di persone: posso assicurarvi che anche sul web si può fare buon giornalismo, si possono creare posti di lavoro, si può guadagnare uno stipendio stabile… ma certamente non è roba da tutti 🙂

  • Una lettera stupenda Taglia, spero De Bortoli la legga e magari ti risponda anche.

    A mio avviso comunque, la questione economica degli stipendi dei giornalisti “su carta” è giustificata dai volumi di affari generati, che bene o male uno stipendiuccio lo fanno saltare fuori. Attualmente non ci sono ancora realtà che si mantengono con i soli introiti del sito, vedremo quelle da te citate come se la caveranno.
    Per quanto riguarda il valore del post (o meglio dell’articolo perché non di soli Blog stiamo parlando) dipende molto dalla qualità.
    Se non ci limitiamo ad analizzare articoli più o meno copia&incollati e leggermente rielaborati, ma originali, interessanti, magari inchieste, qui il modello a pagaemnto, così come per una pubblicazione in edicola, potrebbe funzionare.

    Anche grazie all’arrivo di nuovi dispositivi come iPad e cugini che rendono più facile la fruizione di questi contenuti.

    Potrebbe essere una nuova, immensa opportunità.
    Dovranno investire sulla qualità, certo, ma la moglie ubriaca e la botte piena sappiamo bene che è difficile averla.

    Ultima nota, credo che la strada imboccata da Ilfattoquotidiano sia una delle più corrette.
    Con il sito danno una serie di articoli, per ora free, non troppo di approfondimento ma interessanti.
    L’edizione on-line è complementare a quella su carta (o in PDF!!!), quindi GG Padellaro, Gomez, Travaglio e tutta la squadra!

    Date alle persone quello che cercano, vedrete che saranno disposte a pagarlo.

  • Leggendo la lettera di De Bortoli ho constatato quante verità conteneva e devo ammettere che mi ha stupito la reazione dei giornalisti con tre giorni di sciopero immediato.

    A questa reazione mi è sovvenuta in mente questa citazione:

    Quinto: Un popolo dovrebbe capire quando è sconfitto.
    Massimo: Tu lo capiresti Quinto? Io lo capirei?
    (Il Gladiatore)

  • e bravo Taglia, riuscito anche stavolta a dare un taglio al prato degno di rispetto. Lo stesso rispetto che, checché se ne possa dire, sento di dover tributare anche al de Bortoli: l’aver incrinato il muro d’omertà corporativa e, soprattutto, indicato sobriamente alcuni dei mali che affliggono l’informazione nostrana, non dal lato di chi ci sbatte il muso per cui è indice di tenacia, ma di chi ne gode i privilegi andrebbe almeno indicata come quell’onestà intellettuale che tanto spesso difetta a chi vende le parole che esprimono idee e pensieri! Fuor di retorica, non facendo parte, ahimé, dei giovani e nemmeno di chi ha interesse alla conservazione della, mi si conceda, scadente tradizione pubblicistica italiana, colgo l’occasione per ribadire che, come di norma, a far cambiare le cose sono le innovazioni tecnologiche e i mutamenti del mercato; non le persone, le più illuminate delle quali, per bene che vada, riescono a manifestare l’intelligenza di quanto sia vano e deleterio opporvisi! Sì, signori miei, il tanto orribile mercato i cui operatori riescono a contabilizzare concretamente i vantaggi che ne possono derivare, alla faccia di chi si aggrappa, pusillanime, alle proprie “abitudini”!

  • Condivido la tua lettera, e te lo dice una che per 6 anni ha lavorato a tempo pieno come giornalista in quotidiani e televisioni locali percependo tipo 7 euro ad articolo (sudati, ovvero andando a fare inchieste sul posto, anche di notte, tipo sul posto di incidenti, tragedie, insomma non passeggiate). Scoraggiata dalla prospettiva di un’assunzione a 40 / 50 anni, ho scelto il web marketing. In cuor mio spero che avvenga una rivoluzione, ovvero che il web porti alla ribalta meritocraticamente i bravi giornalisti. Questo però non deve significare un abbattimento della qualità del giornalismo: come tutte le professioni richiede comunque delle abilità, esperienza ed etica professionali che spero non vadano perse solo per accapparrarsi qualche click in più.

  • Andrea,
    Vorrei esprimere il mio dissenso qui: visto che il forum e’ aperto…

    Non sono entusiasta di come il mono dell’informazione sta cambiando. Onestamente.

    I Bloggers sono nati ed evoluti come portatori di un messaggio di opinione, spesso monotematico; il giornalismo, quello vero, intendiamoci, ha molte piu’ sfaccettature: ricerca, politica, economia, etc e, soprattutto, si basa su un’etica professionale.
    Un giornale consolida le competenze di un gruppo di persone che, per definizione, devono verificare fatti e riproporli al pubblico.

    Dal mio punto di vista Blogging porta a privilegiare l’opinione come una deformazione modale: prendiamo questo post, per esempio. si menzionano soltanto fonti documentali che suffragano l’opinione di chi scrive (niente di personale). Eppure, come lettori, avremmo il diritto di fruire anche dell’informazione dissenziente, sta a noi essere in grado di accettare un’opinione poi.

    Mi rendo conto di cadere nel medesimo errore: esprimo una riflessione a voce alta. 😉

    Grazie per l’articolo e per averci dato la possibilita’ di commentare.

  • Anch’io ho trovato molto tardiva la lettera di De Bortoli e la giudico una sorta di “fotografia” dell’esistente. In più ho la sensazione che l’abbia scritta quando gli si è presentato il momento opportuno. Probabilmente sono anni che pensa le cose che ci ha scritto – e di sicuro anche di più forti – ma siccome è proprio lui il primo a essere ostaggio dei giornalisti e dei loro sindacati, non ha mai potuto “pubblicarle” prima d’ora.
    La sua è la presa di posizione di chi già da tempo ha capito come stanno le cose (un bambino in realtà lo capirebbe) e quali sono le decisioni da prendere e in questo di sicuro ha l’appoggio e il pungolo del suo editore, consapevole che i costi e i privilegi della casta dei giornalisti non sono sostenibili per un’azienda moderna e, anzi, stanno ormai diventando rovinosi anche in termini di rapporti interni di lavoro.

    Internet è uno strumento come un altro e per questo ovviamente sono d’accordo con quanto dice Tagliablog: anche sul web si può fare buon giornalismo, si possono creare posti di lavoro, si può guadagnare uno stipendio stabile…
    Tanto più se i grandi editori decidono – come stanno decidendo – di investire in modo serio e concretamente “moderno”.

  • Qualcuno ancora parla di giornalisti che scrivono sulla base delle inchieste che fanno?
    Scusate, ma dico da quanti anni non aprite un giornale e non gli date non una lettura ma una scorsa volante, le inchieste sui giornali sono come i miraggi nei deserti, quali sono le inchieste che fanno e che portano all’attenzione dell’opinione pubblica se non quelle che servono a sparare sull’una o altra parte politica.
    Se la carta stampata è in crisi, non lo è perchè un altro soggetto (il web) sta subentrando e riempendo quegli spazi, ma invece è proprio perchè il giornalismo di inchiesta è finito da quel dì, e certe informazioni o pettegolezzi spazzatura la gente se le deve avere a pagamento permettete che sceglie di andarsele a vedere o leggere gratuitamente in TV o on-line?
    Secondo me il giovane che non legge non è perchè è un “nativo digitale” e quindi non conosce il mondo della carta stampata, ma perchè coloro preposti a farglielo conoscere a spiegarglielo quel mondo, la famiglia, la scuola, sono loro le prime che quel mondo non lo usano più (giustamente aggiungerei).
    Concludo facendo i complimenti al Tagliaerbe che ancora una volta ha dimostrato le sue capacità, non solo come scrittore, ma soprattutto di saper affrontare e discernere di argomenti tra i più vari, e tutti con cognizione di causa e dai suoi commenti si “coglie” tutta la preparazione che c’è dietro, frutto a mio parere di tanto impegno, passione e voglia di dare o se volete di “informare”, bravo.

  • Taglia,
    non sono d’accordo con “per ogni giornalista del Corriere che andrà in pensione, assumi un 30enne che abbia almeno una decina d’anni di esperienza vera su Internet”.

    Non confondiamo blogger e giornalisti.

    Cos’è meglio, probabilsticamente: un giornalista con 30 anni d’esperienza, o un 30enne fresco di penna?

    A me, che un giornalista vecchietto si scriva le bozze sul taccuino prima di trascriverle “all’elaboratore” invece che batterle sul suo netbook non interessa, in fondo…

  • i vecchi capiscono solo la tv e i patti di sindacato.poi al corriere si mescolano futuro e paraculismi.

  • @mino: sicuramente non voglio confondere blogger e giornalisti; ma ci sono anche bravi giornalisti 30enni con tanta esperienza sul web… almeno spero 🙂

    P.S.: Indro Montanelli, se non erro, ha sempre rifiutato il PC e ha sempre scritto con una Olivetti Lettera 22… ma ci metterei la firma per un giornalismo come il suo, anche fra 100 anni.

  • I giornali cartacei stanno in piedi soltanto grazie ai milioni di euro di finanziamenti che ricevono dalle nostre tasche. Ma nessuno li legge. Togli questi finanziamenti e vedrai che stiamo tutti meglio.

  • Signori, d’accordo con tutti. I vecchi poteri di questo paese hanno paura, sanno che le dinamiche a cui erano abituati stanno scomparendo.

    Basta osservare questo grafico di google insights for search: ilfattoquotidiano.it in pochi mesi fa concorrenza e batte corriere.it
    Per chi conosce il web questo e’ normale ma gli altri fanno fatica a capirlo.

    Meglio per noi, l’Italia sta per essere invasa da una forza dirompente che nessuno potra’ sconfiggere: Internet

    http://www.google.com/insights/search/#q=ilsole24ore.com%2Cilfattoquotidiano.it%2Ccorriere.it&date=today%2012-m&cmpt=q

  • Non entro nella discussione giornalista / blogger ma volgio dire due parole per FdB. Se scrive quella lettera solo adesso, forse è perchè solo adesso la “proprietà” glielo ha consentito. Infatti solo da poco c’è un nuovo azionista e presidente di RCS, e forse qualcosa sta cambiando.

  • carissimo Taglia,
    ho letto con molto interesse la lettera aperta al direttore del Corriere della Sera.
    Ho vissuto per quasi 4 anni in una redazione importante e più che un fatto di età o di cultura ho sempre trovato resistenza al nuovo quando mi confrontavo con le persone avide e egoiste. D’altronde i giornalisti non sono esenti da questi mali umani. La lettera del direttore De Bortoli penso che sia un importante richiamo, per tutto il personale del giornale e in particolare i giornalisti ad, un senso di responsabilità. Personalmente penso che i giornalisti manterranno le loro posizioni perché la maggioranza di loro non sa che cosa vuol dire internet e le sue regole. Faccio un esempio concreto: controllate quanti giornalisti professionisti hanno un loro blog dove sviluppano le loro idee!!
    Taglia bisogna dire a queste persone che la ricreazione è finita!

    complimenti per il tuo lavoro: è la prima volta che leggo il tuo blog.

  • @Sandro Ho un sito dal 2000, ho un blog e sono giornalista professionista 🙂

  • De Bortoli ha scritto cose davvero intelligenti e con un atteggiamento duro ma costruttivo. Quello che leggo in questo post invece non mi piace per niente: la contrapposizione Internet contro tutti, questa sì che mi sembra ormai una cosa vecchia, retaggio di quella generazione che ha cominciato con Internet quindici anni fa. E ho sempre pensato che questo atteggiamento fosse sbagliato. Inoltre diffido della fiducia cieca in certi meccanismi della rete, che andrebbero guardati con maggior senso critico proprio da chi ci vive dentro. Un giornale in cui le notizie si scelgono con criteri “democratici, meritocratici e competitivi” (come dire quelle che piacciono di più alla maggioranza, e come dire che il giornalista sgradito è destinato a perdere nella competizione) mi pare davvero agghiacciante.

  • @Marco: la lettera di De Bortoli è intelligente e “di rottura” quanto vuoi, ma è soprattutto tardiva: chiunque ha a che fare con l’editoria sa che gran parte della carta italiana è un gran carrozzone che si trascina da anni, dove la qualità sta scadendo a livelli preoccupanti (ci sono illustri giornali e siti web di giornali con intere pagine di notizie degne a malapena di Novella 2000)… altroché giornalismo d’inchiesta (del quale molti dicono che i blogger non sono – spesso giustamente – in grado di fare).

    Se già oggi vedi intere sezioni di gossip sui siti web di Corriere e Repubblica, non è certo colpa del web “democratico, meritocratico e competitivo”. E’ colpa di scelte editoriali. Scelte che magari agevoleranno Il Post, Lettera43, Rue89 o chi vorrà fare un giornalismo web diverso dai soliti nomi.

  • Mik come fai a paragonare Report della Rai col web? Hai idea di quanto costa una puntata di report? On line nessuno si può permettere costi simili. Per i “giornaloni” come il Corriere la vedo dura. Redattori culi di pietra, immagine del giornale un po’ troppo pappa e ciccia col regime.

    Il modello migliore visto on line finora è quello del Fatto: testa nuova e redazione agguerrita, giornalisti giovani (non tutti ovviamente, ma li guida quella vecchia volpe di Padellaro), alcuni di grido e di talento (gomez, travaglio, telese), interattività, diaologo coi lettori (anche se questo deve essere potenziato) multimedia, e soprattutto sempre sul pezzo! Questa credo sia la strada giusta, e i numeri sembrano dar ragione al fatto, sia sulla carta che sul web.

  • @aghost e indirettamente @Tagliaerbe

    Infatti io non dico che le testate giornalistiche online dovrebbero fare qualcosa come Report.
    Dal punto di vista economico in questo momento sarebbe un massacro.

    Ma è proprio questo il punto.

    Nella TV c’è ancora spazio per l’informazione approfondita di qualità non perché governata da grandi direttori, non perché fatta da grandi giornalisti, ma perché ha un business model sostenibile.

    Il lettore del Corriere che smette di comprare il giornale per seguire la sua versione online gratuita, passa dal fruttare 0,5 euro al giorno a meno di 0,01 euro (mia stima spannometrica).

    E’ troppo enorme sta differenza, ed è ovvio che causa tutto sto ambaradam.

    I trend economici, scatenati quasi sempre da innovazioni, sono forze della natura più potenti di Google, dei governi e dell’ONU.

    L’unica cosa è cercare quell’innovazione, tecnologica (micropagamenti? ipad?) o di processo (il Fatto?), che consenta un business model sostenibile per il grande giornalismo sul web.

    E la necessità di questa innovazione si farà sempre più sentire, quindi qualcuno prima o poi qualcuno ci riuscirà, dopo decine di insuccessi altrui, penso guadagnandoci molto.

    Il Fatto potrebbe fare da apripista, ma purtroppo non credo sia riproducibile da il corriere, la stampa ecc. perché:

    – si rivolge ad una nicchia interessata principalmente ad un argomento (Berlusconi) sul quale è facilissimo reperire fonti e scrivere

    – è fidelizzata: l’odio è il miglior coagulatore di masse

    – partendo da zero ha potuto evitare elevati costi fissi di infrastrutture, personale, contratti e status quo da onorare di cui i vecchi competitor invece fanno fatica a liberarsi

    E’ per me comprensibile la posizione di De Bortoli, quella di Tagliaerbe, e pure quella del giornalista medio del Corriere, ma il mercato in ogni caso se ne fregherà, e farà le sue vittime per me innocenti, o colpevoli solo di non adeguarsi al mercato.

    Il mercato o lo segui o lo crei, è inutile remare contro.

  • «”La carta è morta”, amo raccontare da qualche anno quando vado nelle aziende a vendere pubblicità sul web».

    Prendo spunto da questa frase per fare un discorso magari non pienamente pertinente al post, ma che a me sta molto a cuore.

    Non mi risulta che il teatro sia “morto” con l’avvento del cinema, né che quest’ultimo sia scomparso con l’arrivo della televisione… e ovviamente penso che anche quest’ultima non si estinguerà con l’avanzare di internet (così come la carta, d’altronde).

    Perché dico questo? Semplice: perché non vedo il motivo per cui uno di questi medium debba giocoforza schiacciare l’altro, piuttosto che coesistere rispondendo ad esigenze disparate. Per intenderci, a me poco me ne cale del boom degli e-books: non rinuncerò al piacere di sfogliare un libro della “vetusta” carta solo perché è fuori moda, o meno “redditizio” (essendo un consumatore e non un operatore del mercato). Ed ovviamente mi infurierei se dovesse accadere – ma non succederà – che i libri e/o i quotidiani tradizionali vengano tolti dalla circolazione per fare posto alle nuove tecnologie esclusivamente per la logica del «nuovo=bello, vecchio=brutto». Perché quando si affaccia qualcosa di nuovo, si ragiona sovente con l’ottica di buttare via il bambino (vecchio) con l’acqua sporca?

    Ho voluto fare un discorso in generale, poi ovviamente anche io sono contro la difesa di logore rendite di posizione, e d’accordo sul fatto che le storiche testate siano qualitativamente scadute per inseguire il “business” (tanto, si casca sempre lì…).

  • @Enzo: secondo Philip Meyer, l’ultima copia del New York Times sarà venduta nel 2043.

    All’interno del settore nel quale opero (vendendo pubblicità), parecchie riviste stan crepando (o sono in estrema difficoltà).

    Forse giornali, riviste e libri non moriranno, ma rischiano di fare la fine dei cavalli quando si sono diffuse le auto: da mezzo di trasporto di massa, a animale da divertimento per ricchi 🙂

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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