L’illusione di guadagnare con un blog

Guadagnare facendo il blogger

Con i blog si guadagna, e in alcuni casi pure parecchio: questa è la tesi del WSJ (ripresa nei giorni scorsi anche da Repubblica.it e Corriere.it).

Ebbene, io non ci ho mai creduto. L’ho detto e ridetto, con un blog non si guadagna. Perlomeno vivendo in Italia e scrivendo in italiano, soprattutto se il blog è di nicchia (ovvero se non parla delle solite inutilità), specialmente se si vuole ottenere un reddito costante e (più o meno) certo.

E invece Mark Penn parla di America’s Newest Profession, di una categoria che supera, a livello numerico, quella dei programmatori, pompieri e baristi. Parliamo di 20 milioni di blogger, 1,7 milioni dei quali riesce a ricavarne un profitto. E per 452.000 di questi il blogging è la primaria fonte di reddito.

Quanti utenti servono per vivere bloggando?
“It takes about 100,000 unique visitors a month to generate an income of $75,000 a year.”

OK, poniamo pure che sia vero: con 100.000 utenti unici al mese si possono fare 75.000 dollari all’anno. Facciamo 4 conti:

– 100.000 unici, su un blog, generano (mediamente) 200.000 pagine/mese, ovvero 2.400.000 pagine/anno.
– 75.000 dollari equivalgono a circa 57.000 euro.
– Calcoliamo il CPM: 1000:x=impression:euro ovvero 1000:x=2.400.000:57.000.

Risultato? il CPM medio di un blog USA è di quasi 24 euro. Tradotto, un blogger statunitense guadagna 24 euro per ogni 1.000 pagine che mostra ai suoi utenti. Ebbene, non ci credo nemmeno se lo vedo: tanto più che recenti dati parlano di un CPM fino a 10 volte inferiore,

CPM medio 2008-2013

e altri addirittura 100 volte.

CPM medio trimestrale nel 2007-2008

Post a pagamento
“Bloggers can get $75 to $200 for a good post, and some even serve as “spokesbloggers” — paid by advertisers to blog about products.”

OK, magari quei 57.000 euro all’anno non si fanno solo con i banner. Ma voglio proprio vedere quanti sono disposti a pagare fino a 200 dollari per farsi scrivere un “buon post” (quando le tariffe medie che girano da noi sono al massimo sui 5 euro).

Se poi andiamo sugli spokesbloggers (che traducendo dovrebbero essere coloro che scrivono post pagati dagli inserzionisti), ti metto in guardia: Google non ama affatto tale pratica, a meno di non offrire a chi legge un ottimo contenuto e contestualmente rendere “inefficaci” (rel=”nofollow”) i link inseriti nel post.

Quanto guadagna un professionista del blogging?
“Pros who work for companies are typically paid $45,000 to $90,000 a year for their blogging. One percent make over $200,000. And they report long hours — 50 to 60 hours a week.”

Conosco parecchia gente che lavora 50-60 ore alla settimana… uno di questi è l’autore di questo post 🙂 Ma di persone che arrivano a guadagnare cifre vicine a 200.000 dollari all’anno bloggando per qualche testata, mi spiace, non ne conosco.

Forse ci riesce qualche vecchio e “pluridecorato” giornalista cartaceo, ma di sicuro chi di mestiere scrive per il web percepisce cifre MOLTO inferiori, più vicine ai 45.000 dollari (ovviamente, lordi).

Blog, o quotidiano online?
“At some point the value of the Huffington Post will no doubt pass the value of the Washington Post.”

Certo, vista l’imperante “crisi della carta” può anche essere che ad un certo punto l’Huffington Post arrivi a valere più del Washington Post. Peccato però che l’Huffington Post NON sia un blog. Forse lo era (e solo nella sezione /theblog/) nel 2005, ma oggi si presenta graficamente come altri quotidiani online, ed impiega ben 43 persone.

E se prendiamo anche altri “blog” presenti nella top 10 di Technorati, troviamo siti che dei comuni blog hanno solo l’impostazione grafica (vedi TechCrunch o Mashable), ma che sono dotati di una struttura di stampo giornalistico (TechCrunch è un network di siti fatto da 22 persone, in Mashable sono in 11).

Concludendo

Mi spiace se con questo articoletto ti ho rovinato la visione romantica del piccolo blogger, che col suo piccolo blog diventa pian piano ricco e famoso scrivendo post dalla sua cameretta.

La dura realtà è che di Darren Rowse, John Chow e Shoemoney, in Italia, non ce ne sono (e non farmi anche tu l’esempio di Robin Good o di ISayBlog, per carità! 🙂 ), mentre esiste un esercito di blogger nostrani che riesce a malapena a pagarsi benzina, cinema e pizza… ovviamente scrivendo post su come scaricare video da YouTube o sugli ultimi server di Emule, ed evitando con cura di dichiarare al fisco l’assegno AdSense ricevuto mensilmente.

Condividi questo articolo:
Default image
Max Valle
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.