John Chow rientra in Google

Fino ad una settimana fa, il blog di John Chow per Google non esisteva.

Se lo cercavi utilizzando Google.it, al primo (e al secondo) posto trovavi (guardacaso 😀 ) un vecchio post del TagliaBlog, e al terzo l’account Twitter della popolare blogstar:

Il TagliaBlog al primo posto in Google cercando John Chow

Da qualche giorno però, dopo anni di “latitanza” dagli indici di Google, JohnChow.com è tornato a riempire le SERP. Come è stato possibile?

John Chow è “evil”
Se non conoscessi John Chow, sappi che si tratta di un personaggio che dichiara di intascare fino a 40.000 dollari al mese solamente grazie al suo blog.

Ha guadagnato questi soldi violando sistematicamente tutte le principali regole di Google: vendendo link, scrivendo post a pagamento, organizzando contest con la richiesta di farsi linkare utilizzando specifiche parole chiave.

Per questi motivi Google ha inflitto a JohnChow.com una pena esemplare: ban (quasi) totale dagli indici del motore di ricerca, in pratica una sorta di “monito” rivolto a tutti gli emuli di Chow e a tutti coloro che pensano sia possibile soggiornare beatamente in Google contravvenendo alle sue linee guida.

Traffico in picchiata
Per circa 3 anni JohnChow.com ha comunque prosperato.

Ma col passare dei mesi (soprattutto nell’ultimo anno e mezzo) il calo degli utenti si è fatto più marcato, passando (secondo le stime di Google Trends for Websites), da 14.000 a meno di 7.000 unici, facendo perdere in buona sostanza al blog più della metà del traffico:

JohnChow.com ha perso la metà degli utenti

A ciò si aggiunga il fatto che Google, per ammissione dello stesso Chow, era solito mandare al suo sito non più di 2.000 utenti/mese.

John, che per anni si è “bullato” di poter fare a meno di Google, si è reso conto che senza il traffico del motore di ricerca non poteva campare… e con la coda fra le gambe ha chiesto di essere riammesso.

Pentimento e riammissione
Il pentimento di John ha motivi esclusivamente economici.

Non pensare si tratti di un “rinsavimento morale”: Chow ha semplicemente notato che certi business (come la vendita di link) non funzionano più, e che non poteva quindi continuare a mungere soldi dalla sua seppur fidelizzata base di utenti.

JohnChow.com, per continuare a stra-guadagnare, ha un disperato bisogno di utenti nuovi, utenti che solo il traffico di un motore di ricerca può garantirgli.

Scatta dunque il pentimento: John rende il suo blog conforme alle regole di Google, e grazie alla mediazione di Neil Patel inizia uno scambio di email con Matt Cutts: tempo pochi giorni, e JohnChow.com è di nuovo nelle SERP di Google.

Senza Google non si campa
Non credo che nessuno possa riuscire a colloquiare con Matt Cutts quando ha un problema relativo ad un ban o ad una penalizzazione: lo stesso John riconosce di essere, da questo punto di vista, un privilegiato, e consiglia quindi di stare sempre dalla parte di Google e delle sue regole, e non di andargli contro.

John Chow, per qualche anno, è stato dunque l’eccezione, e non la regola. Ha infranto le regole dei motori e anche quelle di una certa morale white hat. Ma ora è arrivato a dichiarare che most blogs can not grow to any meaningful size without Google traffic, ovvero che la maggior parte dei blog non può crescere in modo significativo senza il traffico di Google.

Puoi dargli torto? 🙂

Conclusione (con 4 spunti di riflessione)
1. Google, ad oggi, può decidere le sorti di qualsiasi sito web. Forse ciò sarà sempre meno vero in futuro, se e quando certi social (o “social-motori”) guadagneranno importanti quote, ma nel 2009 non puoi proprio fare a meno del traffico che BigG è in grado di portarti.

2. Google può eliminare un sito dalle sue SERP, infischiandosene dell'”esperienza” dell’utente. Per 3 anni, chi ha cercato “john chow” in Google ha trovato qualsiasi cosa (inclusi cloni furbetti) tranne JohnChow.com.

3. Puoi aver fatto in passato le peggio zozzerie, ma se ti penti e sistemi i danni Google è disposto a riammetterti: per esempio, cercando “make money online” in Google.com, il blog di John Chow figura oggi al 10° posto. E’ corretto? non credo proprio, visto che la maggior parte dei link con quell’anchor text li ha ottenuti tramite vari link contest, cosa che Google condanna aspramente…

4. Il TagliaBlog riceve meno del 60% di traffico dai motori, e ritengo che ciò sia un bene. La logica che sta dietro ad un blog dovrebbe essere quella di prendere traffico dai motori per poi fidelizzarlo, e ricevere quindi sempre parecchi accessi diretti e/o tramite altri siti/blog che ti hanno linkato nel corso del tempo. Almeno per uno come me, che non vuole diventar ricco come John Chow 🙂

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11 Comments

  • 1)

    Io dubito che un sito da 7000 unici guadagni quella marea di soldi. Secondo me è solo stategia di marketing.

    2)

    Non è giusto che le amicizie e le raccomandazioni possano influire sul posizionamento.
    John Chow come tutti doveva fare la fila al reinclusion request,
    dopo essersi letto attentamente le guidelines e averle applicate.

    Per il momento lui e Matt Cazz mi stanno troppo sulle balle, spero che smentisca, per preservare il buon nome di Google.

  • @mik: google non ha privilegiato john, ha solo fatto cio che fa di solito quando gli si chiede la riconsiderazione. Ti assicuro che e vero.. Anche ha me ha riamesso in ottime posizioni un sito bannato dagli indici.. In meno di 2 settimane…

  • Una sola domanda…

    Perchè non vuoi diventare ricco??? 😀

  • Con quegli accessi, “forse” sul mercato statunitense, si possono fare buoni guadagni. Così alti come dice Chow non credo però.
    L’unica cosa che non capisco è il tempo che ci ha impiegato Google a prendere provvedimenti… decisamente lungo.
    Forse perchè ci guadagnavano parecchio pure loro.

  • Concordo con il punto 4) che dovrebbe essere l’obiettivo a cui puntare se si sta costruendo qualcosa basato sui contenuti originali online.

    nda

  • Non legherei strettamente accessi e guadagni. Se vendi automobili e fai 200 unici al giorno, con una conversione dello 0.5% in teoria potresti guadagnare 10-15.000 euro/giorno.

    E’ tutto relativo.

    Io penso che a quelli di Google piacciano questi metodi: penalizzare ogni tanto uno famoso, punirlo severamente, mostrargli l’errore e blandirlo.

    Se ha eliminato i motivi della penalizzazione si sono comportati onestamente, anche se i dubbi permangono come dice il Taglia, soprattutto rispetto alla sua attuale link popularity. Ma vediamo come sarà nelle prossime settimane. Magari lo riassestano.

  • Bella questa tua considerazione,John in effetti dice sul suo blog che ha già vinto la sua sfida con Google,a dispetto di quante male lingue lo davano per spacciato…paraculo…

    Comunque credo che il suo guadagno non si possa misurare su quante visite riceve,ma dalla reputazione che si è creato e dai vari modelli che adotta sul suo dotcom.

  • Hai scritto:
    3. Puoi aver fatto in passato le peggio zozzerie, ma se ti penti e sistemi i danni Google è disposto a riammetterti:

    Non è vero, basta pensare ai bannati da Adsense.

  • @Energoconomo: AdSense è un mondo a parte, in questo post parlavo di riammissione di sito web negli indici di Google (dopo un ban o una penalizzazione) 🙂

  • Eccomi (son giorni un pò incasinati questi…): non voglio diventare ricco perchè spesso ricchezza (eccessiva) = scarsa moralità, illegalità, truffe, black hat, etc., cose che non tollero.

    “Less is more”: mi accontento di ciò che riesco ad ottenere in modo assolutamente (forse anche troppo…) pulito, e vivo felice 🙂

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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