Intervista ad Anna Bruno (FullPress)

Il mondo della carta stampata e quello del web, così come quello dei giornalisti e dei blogger, sembrano correre su binari paralleli, divisi da un muro invalicabile.

Sull’argomento ho avuto modo di parlare nei giorni scorsi con Anna Bruno, giornalista da quasi vent’anni, con un lunga esperienza sia sulla carta che sul web; ecco l’intervista che ne è uscita:

Giornalismo su carta e giornalismo sul web: quali sono le principali differenze?
Credo che le differenze siano tante anche se alla fine bisogna sempre tener conto di ciò che deve essere alla base del giornalismo, ovvero il “racconto dei fatti”. Sulla carta di solito si scrive in forma ragionata, il giornalista prima di arrivare alla stesura del pezzo raccoglie le fonti e, soprattutto, verifica l’attendibilità. Nei periodici, inoltre, si lavora su un pezzo per diversi giorni. E’ importante realizzare un servizio appetibile e, soprattutto, di grande utilità. Si pensi ai reportage dei settimanali blasonati anglosassoni ma anche ai magazine italiani. Nei quotidiani qualcosa è cambiato negli ultimi tempi. Mentre i periodici ed in particolare gli specializzati si caratterizzano per l’approfondimento della notizia, i quotidiani devono combattere la concorrenza dei media come la TV e soprattutto, negli ultimi anni, di Internet. La news deve essere veloce, deve arrivare all’utente finale in forma snella e leggera, non deve mai dare l’idea dell’obsoleto. In pratica nelle redazioni dei quotidiani si lavora più o meno come nelle redazioni online, che spesso sono anche vicine di stanza, con la differenza che il giornalista online può vedersi pubblicato il pezzo in pochi minuti mentre il giornalista del quotidiano deve aspettare, per poter leggere il suo pezzo, che il “piombo” faccia la sua parte. Altra differenza, non da poco, è la possibilità di correzione che sul web non solo è possibile ma è anche rapida mentre il giornale cartaceo deve attenersi al “diritto di rettifica” ovvero alcune righe di errata corrige inserite sul giornale in caso di errore più o meno grave. E’ inutile aggiungere che spesso sui quotidiani la notizia arriva già vecchia poiché abbondantemente superata da Internet in primis e dalla Tv e radio poi. Tutto questo può far pensare ad un declino rapido della carta stampata a cui francamente non credo. La carta stampata conserva ancora un fascino indiscusso e il dualismo carta stampata vs. Internet credo che possa essere messo sullo stesso parallelo di cinema/TV di cui tutti sappiamo come è andata a finire…

Dirigi tre magazine online in diversi settori, come nascono?
I miei tre magazine, FullPress nel settore informatico, FullTravel nel settore viaggi e FullSong in quello musicale, sono nati in momenti diversi. FullPress ha una storia abbastanza singolare poiché nasce come testata giornalistica nel febbraio 1999 quando ancora non c’era nessuna legge che contemplasse la registrazione di una testata online. Siamo stati, con altre poche testate sopravvissute alle due “ondate di piena” della Rete, tra i pochi giornali a credere in Internet. FullPress nasce come contenitore di notizie controllate tutte dalla redazione ma è oggi un giornale che le notizie le produce anche. Il settore informatico è sempre in evoluzione e anche FullPress lo è. FullTravel nasce nel 2001 per la mia passione per i viaggi. La redazione ogni giorno produce articoli con un occhio strizzato al reportage e alle mete preferite degli italiani. Questo sito presto presenterà delle novità e un cambio di look che si adegua maggiormente al Web 2.0. Infine FullSong, per noi un fiore all’occhiello. Sito neonato, è del 2006, interamente dedicato all’ambito musicale, che presenta contenuti di qualità con recensioni musicali da parte di giornalisti specializzati e critici musicali. E’ un sito in forte crescita che proprio durante il festival di Sanremo ha avuto molti riconoscimenti di stima. Per noi questi siti rappresentano punti di partenza per la produzione di contenuti sempre più mirati alla qualità e soprattutto al lettore, unico vero protagonista indiscusso.

Monetizzare la carta e monetizzare il web: quali sono le principali differenze?
Non sono un’”addetta ai lavori” ma ipotizzo che la differenza sia nel fatto che sul web si monetizzi solo con la pubblicità mentre sulla carta ancora si può sperare nelle vendite del numero in edicola, oltre alla pubblicità. Non credo, almeno qui in Italia, che sia possibile pensare ad un’informazione a pagamento sul web, con le debite eccezioni. La carta, invece, ancora conserva un certo fascino per i pubblicitari.

Dal punto di vista di una giornalista, ritieni giusto che i motori di ricerca diano probabilmente più peso ai link rispetto ai contenuti?
Beh, la mia risposta è scontata. No, non lo ritengo giusto. Dietro ad un articolo c’è la “fatica nera” di chi scrive un pezzo, sia esso un giornalista o un semplice appassionato. Purtroppo i contenuti originali sono sempre più rari nella Rete. Si assiste stancamente ad un “copia ed incolla” fatto sempre con maggiore sfrontatezza. Uno schiaffo alla proprietà intellettuale ben regolata dalla legge sul diritto d’autore. Per la verità alcuni motori, Google fra questi, attua filtri antiduplicazione che, però, non possono essere attenti come un occhio umano. Pertanto, spesso mi capita di osservare come alcuni contenuti della fonte originale abbiano meno peso nelle SERP a tutto vantaggio di siti che sapientemente hanno saputo raccogliere link da siti con un buon trust.

Il giornalista verrà soppiantato dai blogger? o i blogger diverranno un po’ più giornalisti?
Spero di no. Credo che le due figure siano differenti. Il blogger è colui che esprime le proprie opinioni su una piattaforma, spesso gratis, ma non è un giornalista. Il giornalista è colui che racconta in maniera più neutrale possibile quello che accade, anche nel web. Spesso dico ai miei amici che il giornalista non è colui che scrive in italiano ma è colui che ha il senso della “notizia” ovvero la sa riconoscere.

Quindi il giornalista potrà fare anche il blogger e non viceversa?
Beh, diciamo che in grandi linee è proprio così. Penso, anche qui con le debite eccezioni, che un giornalista possa essere un blogger anche apprezzato se è in grado di esprimere sui Blog le proprie opinioni in modo interessante. Viceversa, credo che solo pochi blogger, almeno tra quelli osservati in Rete qui in Italia, abbiano davvero la stoffa per essere dei buoni giornalisti. Leggo spessissimo articoli e post poco originali, in molti casi copiati e, nella migliore delle ipotesi, dal contenuto rimpastato per la circostanza.

Cosa ne pensi del fatto che molti siti si mascherano dietro ad un Blog per fare informazione?
Penso che è qualcosa che viola la legge sull’editoria in vigore. In Italia si assiste spesso, ahinoi, all’interpretazione della legge invece della sua applicazione. La legge parla chiaro: se con un sito fai informazione, ovvero pubblichi notizie, tale sito deve essere assimilato ad una testata giornalistica. In fondo, sempre la legge, fa riferimento al fatto che l’informazione divulgata con qualsiasi mezzo, Internet compreso, debba essere regolamentata attraverso la legge in vigore. Invece troviamo molti Blog dietro ai quali si mascherano organizzazioni commerciali che niente hanno a che vedere con lo spirito dei Blog.

Cosa ne pensi dei Blog in genere?
Penso tutto il bene possibile. Sono un bell’esempio di applicazione dell’art. 21 della nostra costituzione che sancisce la liberà di esprimere il proprio pensiero. Penso, però, che non sono testate giornalistiche e in quanto tali, devono rappresentare solo il pensiero di chi scrive. Per me un Blog è lo specchio di chi lo ha realizzato e non una trovata commerciale per sfruttare le maggiori potenzialità di indicizzazione nei motori che spesso hanno le piattaforme dei blog. Anche io ho un Blog che per la verità è stato implementato da poco poiché ho sempre poco tempo. E’ raggiungibile all’indirizzo www.annabruno.it/blog.

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24 Comments

  • Bel post molto interessante.
    Scusa posso chiederti come mai non usi i meta tag ?

  • In America non ci vogliono tutte queste autorizzazioni per fare le cose, qualsiasi cosa.

    Qui in Italia per qualsiasi cretinata ci vuole un’autorizzazione.

    Sarà per questo che guadagnano di più?

    Perché se uno è un giornalista iscritto all’ordine, questo significa che è serio, che le sue notizie sono vere ecc. ecc.?

    Sai quanti giornalisti vengono pagati solo per parlare bene di alcune cose?

    Non sarà il tuo caso, ma questo che c’entra?

  • Non sono d’accordo, molte volte i giornalisti di professione (non i giornalai) spacciano per notizie dei fotomontaggi che trovano su YouTube..

    Quindi non è l’albo, andare in tv o il sapere tutti i congiuntivi a dare veridicità a una notizia o preseunta tale.

    Su internet c’è tanta spazzatura, ma anche tante persone competenti, quindi se uno non è scemo prima o poi le trova le sue fonti autorevoli da seguire.

  • @ assente o meglio anonimo

    Non si è capito il senso del mio commento

    Nel mio paese volevo fare un giornale, dopo 15 anni ci sono riuscito, ma ci voleva un giornalista iscritto all’ordine, poi ha avuto paura delle querele e si è ritirato e dopo 10 anni cerco ancora un giornalista, forse l’ho trovato.

    Se non ci fosse stato bisogno di questa autorizzazione, il giornale lo avrei fatto a 18 anni.

    Ho tentato di lavorare per qualche giornale anche gratis, quando la legge vuole che sia a pagamento, e volevano essere pagati loro, ossia non solo dovevo lavorare gratis, ma dovevo anche pagare il fax ed altre spese a loro, quando mi dovevano pagare loro.

    Non ci sono scuole di giornalismo, anzi ci sono solo a Milano e quindi bisogna essere raccomandati, altrimenti non si entra, e tutto il meridione che fa?

    Arriva internet e parecchie persone esprimono le loro idee liberamente.

    Poi arriva certi politici, non ricordo se Prodi o Berlusconi, hanno fatto una legge che anche su Internet ci vuole il giornalista.

    – Bene, bravo. Hanno detto tutti i giornalisti per la paura di perdere il loro potere, leggasi soldi, e comandare (leggasi tenere sotto) su quei poveracci che hanno l’aspirazione di fare il giornalista.

    Aggiungo che ci vuole la laurea, mi si spieghi perché allo Stato deve interessare se sbaglio i congiuntivi? Se scrivo sgrammaticato? Questo deve interessare il lettore sia di un blog, sia di un giornale.

    Se ad una persona non piace quel blog o quel giornale, non lo si legga. PUNTO. Allo Stato non deve interessare.

  • Una intervista interessante… forse le troppe domande hanno reso però le risposte un pò troppo generiche, mi sarebbe piaciuto leggere informazioni più specifiche per quanto riguarda “il giornalista che può fare il blogger e il blogger che non può fare il giornalista”… Per quanto riguarda l’informazione… I giornalisti sbaglio o a seconda dei giornali o periodici per cui lavorano devono un pò “mediare” il loro modo di pensare? E in questo caso l’art. 21 che fine fa?

  • Ciao ottantotto, che bel nick che hai! Se sei dell’88 mi fai molta invidia 🙂 Rispondo ad un tuo quesito: ogni giornale ha (o dovrebbe avere) una linea editoriale. Questo non significa che il giornalista deve snaturarsi e allinearsi al potere. Esistono alcune eccezioni, non posso negare l’evidenza. Ti assicuro, pero’, che ci sono molti colleghi attenti e ligi al dovere, molti di più di quello che l’immaginario comune lascia pensare.

  • Anna, grazie per aver risposto alla mia domanda. Effettivamente sono dell’Ottantotto, ma non è l’unico motivo per cui ho scelto questo nick. Nasce anche dalla musica, e dallo strumento che studio e suono, il pianoforte, che ha per l’appunto, ottantotto tasti 😉
    Beh… se sei disponibile quasi quasi una intervista te la farei anche io per il mio blog dedicato alle interviste! FAmmi sapere!”

  • Ciao Ottantotto, che bello strumento il pianoforte 🙂 Anche io sono appassionata di musica, ho addirittura uno spazio su MySpace e il mio strumento è la chitarra. Sono disponibile a farmi intervistare così, viva a Dio, si invertono le parti: i giornalisti che vengono intervistati 🙂 Sul mio sito personale trovi l’email di contatto. Grazie, Anna

  • L’Ordine dei Giornalisti in Italia è vista come una cosa ridicola all’estero… vi cito solo cosa che ripete spesso un mio amico, giornalista professionista, quando si accredita ad un briefing estero tirando fuori la sua tessera dell’ordine: si vergogna ogni volta a spiegare ai colleghi anglosassoni cosa significhi “quella cosa”…

    E i giornalisti americani (alcuni ancora inconsapevoli) sono quasi scandalizzati che in Italia debba esserci un Ordine dei Giornalisti, è una cosa assolutamente inconcepibile e antidemocratica per loro… non sapete i sorrisini che si scambiano, ci guardano come dei sottosviluppati…

    Tant’e vero che il mio amico, alla fine si è rotto di queste figure, e ne parla sempre in meno con i colleghi esteri…

    La solita brutta figura dell’Italia… speriamo che prima o poi diventeremo anche noi “moderni” abolendo per sempre questa medievale figura dell’Ordine dei Giornalisti…

  • Vado spesso all’estero, non ho mai fatto brutte figure, anzi! Quando espongo un fatto di solito riferisco quello che ho visto, la mia esperienza è questa. Mi dispiace per il tuo amiico, mi dispiace per il mio collega, se fossi in lui per evitare di provare vergogna teneteri di fare altro nella vita. Solo una cosa mi va di aggiungere: sui giornalisti leggo di tutto di più ma non capisco perchè la professione giornalistica resta tra quelle più ambite. Anche questa volta parlo con i fatti ovvero le tante email che mi arrivano giornalmente nella mia casella personale. Ah, dimenticavo, meno male che negli States vige la democrazia nonostante la pena di morte e che nel Regno Unito c’è ancora la “moderna” Camera dei Lord.

    In bocca al lupo!!!

  • Nessun problema… c’è chi difende i privilegi e chi ne è critico pur avendone…

    A me non interessa togliere privilegi medievali, mi interessa solo che l’Italia faccia davvero dei passi in avanti e che l’OdG venga abolito al più presto… come tanti giornalisti stessi auspicano (in privato…)

  • Credo che il punto fondamentale sia proprio quello che tu hai scritto. Non ritengo di avere dei privilegi pur essendo iscritta ad un Albo perchè per me l’essere iscritto ad un ordine equivale al rispetto di regole deodontologiche e non solo. Non ritengo di essere una privilegiata perchè sono diventata giornalista con il mio sudore, ben altro è svolgere alcune professioni (vedi notai) perchè eredi. E’ la mia lunga gavetta ne è la “prova”. Non difendo l’ordine dei giornalisti, in ogni modo, difendo (se proprio ve ne fosse bisogno) la mia categoria che giornalmente viene attaccata anche da post “velati” come il tuo.

  • > La legge parla chiaro: se con un sito fai informazione, ovvero
    > pubblichi notizie, tale sito deve essere assimilato ad una testata
    > giornalistica.

    OMG! Allora incarcerateci tutti! Perché la gran parte dei blog non è solo un “diario personale”, ma trattano anche temi di attualità senza avere un patentino!
    Sì, anche questo blog.

    Visto che ormai tanti giornalisti hanno smesso di controllare le fonti non vedo nessuna differenza sostanziale tra la *credibilità* loro e quella dei blogger.

    ..e in ogni caso è sempre possibile bypassare la legge italiana pubblicando dall’estero.

  • Questo link volevo metterlo qui ed invitare Taglia ad inserirlo in un altro post dove si parlava di giornalismo e leggi sui blog, ma a quanto pare i commenti sono andati in un altro verso e quindi adesso è in linea con quello che si sta dicendo, invitando comunque Taglia ad inserirlo anche nell’altro post.

    http://www.vnunet.it/it/vnunet/news/2009/03/11/cassazione__le_leggi_sulla_stampa_non_valgono_per_i_blog

    Il problema non è eliminare l’Ordine dei Giornalisti, ma eliminare l’articolo che obbliga qualsiasi giornale o rivista e presto anche siti, blog e forum ad avere un direttore responsabile iscritto all’Ordine, impedendo così la libertà di stampa garantita dall’art. 21 della Costituzione.

    In America mi risulta comunque che ci sia un Ordine dei Giornalisti, o comunque un’associazione di giornalisti non garantisco la fondatezza perché l’ho sentito in Tv in modo così veloce che non ho capito bene tutto. In America, sempre in questo servizio Tv, si diceva che non era obbligatorio l’iscrizione, ma era meglio farla per una questione di prestigio. Difatti sempre in America le associazioni si fanno valere e tutti le ascoltano, soprattutto se hanno raggiunto un certo livello.

    Non sono come le associazioni italiane che per farsi rispettare un loro diritto, vedasi associazioni di consumatori, devono fare il diavolo a quattro.

    E come si voleva dimostrare non serve essere un giornalista iscritto all’Ordine per dire la verità e manipolarla:

    Come potete ben constatare si dice che in America c’è la pena di morte, siccome non abbiamo più l’anello al naso, ormai tutti sappiamo che non è esattamente vero, ci sono ALCUNI STATI dove c’è ancora la pena di morte, ma non in tutti c’è.

    Questo dimostra che non serve avere la tessera dei giornalisti per dire la verità o per manipolarla.

    I giornalisti anglosassoni quando sbagliano, si dimettono da soli, senza aspettare che gli altri li cacciano, vedasi direttore della BBC, quando hanno scoperto che la notizia della minaccia chimica dell’Iraq era falsa; in Italia, viceversa, quando uno dice una menzogna viene promosso, quando invece dovrebbe essere preso a calci.

  • L’Odg fù istituito durante il periodo fascista per esercitare un controllo sulla stampa… e in effetti riesce benissimo ancor oggi.

    Se non hai “padrini” politici non riesci a far carriera, ti sei mai chiesto come mai solo “Reporter” che ha dei freelance, o “Striscia la Notizia” o le “Jene” che non sono giornalisti, riescono a fare servizi clamorosi denominati “d’assalto”?

    Anche negli Stati Uniti, o nei paesi dove l’Odg non esiste, puoi trovare giornalisti con “padrini” politici, ma essendo una libera professione troverai sempre qualcuno disposto a raccontare la verità. In Italia si passano solo le “veline”… i veri giornalisti sono quelli che in pratica non lo sono :-))

    Ho avuto collaborazioni con riviste nazionali per oltre sei anni, ma ho sempre rifiutato l’idea di diventare “pubblicista”… tuttavia, credimi, è un mondo che conosco fin troppo bene, purtroppo…

  • @ Santos

    Se volevi fare la tua bella brutta figura, ti servo subito.

    Le notizie false non bisogna darle, soprattutto se poi sono accompagnate da un risvolto politico.

    L’Ordine dei Giornalisti fu istituito nel 1963 e l’intervistata di questo post te ne potrà dare una conferma.

  • @ Santos

    Quello di cui parti te, sono le cosiddette VELINE, cerca su Wikipedia o su di un semplice vocabolario il significato e poi ne parliamo.

    Se te l,o spiego io, non ci crederai e soprattutto non è quello che pensi tu.

  • Ciao Francesco, non volevo replicare a @ Santos visto che non c’è “peggior sordo di chi non vuole ascoltare”. Anche in un commento ribadisco che la legge è del 63. In ogni caso non mi aspettavo molto da uno che dice di aver scritto per 6 anni ma che non sa ancora che su “fu” non ci vuole l’accento…

  • Anna, scusa… vorrei proprio vederti scrivere tanto quanto scrivo io e senza rileggere mai. Vorrei proprio vedere quanti refusi fai tu… per favore, sii seria almeno… sai bene cosa capita quando si scrive di getto, attaccarsi a queste cose è davvero ridicolo… e mi fa davvero pensare che sei poco avvezza alla scrittura. Altrimenti una osservazione di tal genere non l’avresti mai detta e saresti passata sopra in cavalleria…

    Ad ogni modo potevate evitare voi di fare brutte figure:

    L’Ordine dei giornalisti fu istituito in epoca fascista, precisamente con legge n. 2307 del 31 dicembre 1925. Successivamente, con il Regio Decreto del 26 febbraio 1928, n. 384 (Norme per la istituzione dell’albo professionale dei giornalisti)…

    Confermo inoltre che l’Ordine dei Giornalisti così come concepito in Italia semplicemente non esiste in Francia, Inghilterra, Germania, USA, solo per citare alcuni paesi (ma l’elenco è lunghissimo). Credo esista invece in Cina… :-)) Siamo in bella compagnia, no? Basterebbe solo questo a mettere in ridicolo l’OdG. (Ah, in Germania e Francia non c’è la pensa di morte, Anna… ancora non ho capito che diavolo significava una connessione simile)…

    Anche stavolta ho scritto al volo e senza rileggere… carissima Anna, vorrei proprio vedere te scrivere tanto quanto lo faccio io, ogni giorno…

    Scusate, ma adesso devo tornare al mio secondo schermo del Pc per lavorare, ho dei lavori da consegnare entro venerdì… difficilmente risponderò a chi mistifica e rivolta le frittate…

  • @ Santos

    Ovviamente la legge di cui parli è ancora valida, e visto che sai tutto, ci dici perché ne hanno fatto un’altra nel 1963?

    L’Albo è una questione di serietà, le persone iscritte dovrebbero essere serie, specializzate, ecc., il problema è che non ci deve volere il direttore responsabile valido solo per i giornalisti iscritti all’Ordine, quando poi in definitiva la responsabilità è di colui che scrive.

    In Francia i giornali sono registrati così come in Italia e ci vuole il giornalista.

    Gli italiani solo conosciuti per la loro originalità, quindi non dobbiamo copiare gli altri e tutto quello che c’è in America e tanto per dire gli americani ci invidiano il nostro P.R.A., ma non ce lo copiano.

    Se sei ferito per strada e arriva l’ambulanza prima ti controllano se hai l’assicurazione e poi ti curano, dobbiamo copiare?

    E allora vediamo soltanto la questione pratica, l’Ordine ci vuole, così come tanti altri, soltanto l’obbligo ci vuole solo per certe categorie come i medici, infermieri, architetti e simili. Tutto qui il mio discorso.

    Per i refusi si possono anche capire, per rileggere ci vogliono solo due minuti, altrimenti le persone si mettono a ridere per dei refusi, rileggi adesso quello che hai scritto e renditi conto che a volte è meglio perdere due minuti che essere presi in giro.

  • Beh, Francesco… non è che sei molto credibile dopo che ti hanno dimostrato che l’OdG è nato durante l’epoca fascista… se poi c’è stata un’altra legge che l’ha ampliato o modificato che c’entra?
    Siete stati presi in castagna, pubblicamente, te e la Anna… sbugiardati pubblicamente :-))

    andate a firmare questo piuttosto:
    http://www.censurati.it/voxpeople/carloruta/

  • Ciao Maax, non raccolgo la tua provocazione perchè è borderline con il senso dell’educazione. Leggi bene l’intervista, 10 volte come si faceva a scuola, poi leggi i commenti, altrettanto 10 volte e poi fai un riassuntino di quello che ho scritto. Il senso dell’intervista non era parlare dell’OdG alla quale sono iscritta. Il senso era ben altro, ma tant’è…poi il fatto di andare a firmare o meno non me lo imponi, ok? Ultima cosa, io uso un nome e cognome e tu perchè ti nascondi dietro ad un nick fasullo? Perchè non hai il coraggio di presentarti? Bene, allora questa è la mia ultima risposta perchè non ho voglia di dialogare con chi si nasconde dietro l’anonimato…

  • @ Maak Marzo 17th, 2009 at 15:56

    Non siamo proprio per niente stati sbugiardati, l’Ordine dei Giornalisti come è adesso, è stato istituito nel 1963.

    Tutto quello che è stato il Fascismo in questo commento non ci interessa, il ogni caso anche il Fascismo ha fatto qualcosa di buono, tipo:

    I contributi previdenziali per la pensione, le cosiddette marchette; ha tolto le terre ai grossi latifondisti per darle ai contadini; ecc. ecc.

    Ovviamente tutte le dittature sopprimono la libertà di stampa. Ma anche le democrazie non scherzano, come quel giudice che ha fatto chiudere un blog, considerandolo un quotidiano in quanto il blogger postava tutti i giorni.

    È questa la battaglia da fare, altre cose sono pura demagogia e basta.

    In Italia ci sono cose migliori delle altre nazioni, ma siccome siamo abituati a piangerci addosso, facciamo finta di non vederle.

    Tutto ciò che succede in America è buono e rimaniamo incantati, tutto ciò che è in Italia fa schifo.

    Il nostro divertimento è quello di sfotterci a vicenda e dimostrare quanto sono cretini gli altri e quanto siamo bravi noi, ma in contemporanea dimostriamo la stessa cosa.

    BUON DIVERTIMENTO

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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