Ha senso essere evangelist troppo “precoci”?

Il dizionario dice che il pioniere è “chi apre la via agli altri nell’esplorazione di nuove terre, nel progresso, nella scienza, nella diffusione di un’idea”.

Ai giorni nostri, e nell’ambito di internet, va più di moda il termine technology evangelist (o più semplicemente evangelist), per indicare una persona che cerca di costruire una massa critica a sostegno di una determinata tecnologia (o più spesso di un nuovo prodotto/servizio che vuole piazzare a terzi). E ovviamente esiste pure un evangelism marketing, forma avanzata del word of mouth marketing dove le aziende (molto rare quelle che ci riescono) cercano di fare in modo che i clienti si trasformino a loro volta in evangelist, in fan sfegatati che diffondono ovunque il “verbo” aziendale.

Ma nel business online, quanto senso ha essere pionieri, evangelist, o fra quelli che piantano per primi la bandierina in cima all’Everest? Probabilmente assai poco.

Parlando tempo fa con un amico, mi disse che stava studiando gli scritti di Peter Drucker, il quale (tra le tante perle di saggezza manageriale) pronunciò una frase che suonava più o meno così:

“Scoprire nuovi mercati è solo l’inizio, e si rischia di indottrinare la clientela a favore di un altro competitor… il quale arriva dopo ma sa fare le cose meglio di te.” Sono d’accordo praticamente su tutto, tranne che sul sa fare le cose meglio di te… e ora ti spiego il perché.

Quando aprii un nodo Internet nel 1995, impegnando tutti i miei risparmi e la mia (misera) liquidazione, i competitor non esistevano (o quasi).

Era però il mercato a non essere pronto: ricordo che correvo su e giù per la provincia di Varese ad installare modem 14.400 e a spiegare cosa era Internet, nelle case dei privati e nelle aziende. Andavo nelle scuole col mio (orrendo ma costosissimo) notebook e con una prolunga telefonica (grossa come un gomitolo di lana) a mostrare le incredibili potenzialità della Rete, anche se spesso (come si dice da noi) “era più la spesa che l’impresa”.

Quando arrivarono i competitor (tra i nomi di allora ricordo Video On Line e Italia On Line) non è vero che sapessero fare le cose meglio, piuttosto avevano mezzi (economici) pazzeschi: inondarono giornali e riviste di pubblicità e dischetti omaggio, e rubarono un po’ di utenti… ma non mi spazzarono via.

Perché non ci riuscirono? perché nemmeno per loro il mercato era pronto 🙂 Anche loro stavano contribuendo a diffondere il verbo, a evangelizzare, ma non potevano pensare di mangiarsi tutte le fette della torta, né di fare fatturati/utili pazzeschi. E infatti Video On Line, in pochi mesi, capottò: “Non stavo facendo del business, ma esplorando” pare abbia ammesso Nicola Grauso, il fondatore di VOL, qualche anno dopo.

Quando arrivò la vera mazzata? quando il mercato fu più maturo. E quando cambiò il modello di business.

Il merito (o la colpa?) fu di Tiscali, all’inizio del 1999, quando lanciò FreeNet (ammettiamolo, lo spot di allora era davvero bellissimo):


Il “free internet” segnò praticamente la fine per chi vendeva abbonamenti dial-up (che allora costavano 200-300.000 lire all’anno) e non si era strutturato per proporre servizi “a valore aggiunto”. Ma segnò anche l’inizio di una nuova era, quella che portò poi agli abbonamenti flat rate, e quindi all’ADSL.

Riassumendo: nella stragrande maggioranza dei casi il pioniere non fa il botto per demeriti suoi, perché non ha investito nell’attività sufficienti capitali o perché c’è qualcuno più bravo di lui.

Semplicemente non fa il botto perché è “un attimino” fuori tempo, perché a differenza di tutti gli altri ha intuito dove si andrà a parare ma non trova nessuno disposto a seguirlo. Oppure perché, nonostante l’ottima intuizione iniziale, non ha ben chiaro il business model, non riesce insomma a trovare il modo di monetizzare il suo bellissimo progetto.

Se a quel punto qualche acuto “osservatore esterno”, magari con parecchi soldi in tasca, dopo aver studiato attentamente il mercato ci si butta a capofitto con uomini e mezzi, ecco che probabilmente avrà successo.

P.S.: se nel 1995 avessi investito i soldi del nodo Internet in tanti bei nomi a dominio, a quest’ora… 😀

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18 Comments

  • Una piccola segnalazione quando parli di freenet scrivi “a inizio 2009”
    forse era il 1999?
    Ciao
    G.

  • Credo che quelle persone che in Italia hanno fatto “i soldi veri” con il Web li avrebbero fatti anche inscatolando pomodori… non è Internet, è la loro capacità di fare business (sempre imho)

  • In qualsiasi business accade, bisogna essere bravi, avere fortuna, ed entrare al momento giusto.
    Non concordo invece sui capitali, spesso non così necessari.

    L’air bag fu inventato negli anni 50, ma era troppo innovativa come invenzione, in quegli anni la sicurezza stradale non interessava a nessuno. Quando uscirono le prime auto con air bag era appena scaduto il brevetto, e l’inventore non si becco una lira. Stessa sorte per l’ABS.

    Poi in certi settori, come questo, è contata purtroppo la politica.

    I competitor avevano amici al governo che regalarono loro un rimborso di 11 lire al minuto, che escludeva tutti i piccoli provider. Pure da ste robe si creò la bolla.

    Ricordare le quotazioni tiscali fa sempre bene.

    12-mag-00: 5.915,00 euro

    venerdì scorso: 0,10 euro

    http://it.finance.yahoo.com/q/hp?s=TIS.MI&b=1&a=04&c=2000&e=31&d=04&f=2000&g=d
    http://it.finance.yahoo.com/q/hp?s=TIS.MI&b=27&a=07&c=2010&e=27&d=07&f=2010&g=d

  • @giacomo: corretta la data, mi è sempre un po’ difficile fare riferimento al millennio scorso 🙂

  • Complimenti Taglia, trovo quest’articolo molto interessante.

    Analisi della situazione interessante, speriamo un giorno di entrare in qualche business col giusto tempo di entrata! 🙂

  • Ciao Davide,
    è un vero problema quello di cui parli di cui hai diretta esperienza meglio di me… onestamente ci stavo ragionando in questi giorni e la mia conclusione è stata questa “Roberto…online non esiste un progetto a lungo termine…almeno per i piccoli” per la questione che tu poni… il tempo che tu ti muovi altri con piu’ possibilità anche economiche ti spazzeranno via (e non c’è limite alla dimensione del pesce che ti può mangiare…fino ad arrivare a Google, Facebook etc)…per cui conclusione di questo ? Tanti soldi, maledetti e subito…e poi… fuga! Ormai come avrai notato ogni giorno ce n’è una nuova e non ci si riesce tanto a star dietro…

  • L’ho vissuta in prima persona come pop in quegli anni e sono uscito dal giro giusto qualche mese prima, quando a febbraio 1999, lessi su una rivista dell’arrivo di tiscali. Evitai di fare la fine dei molti pop, riposizionadomi e cedendo il ramo connessioni.
    Però devo dire che il concetto è più ampio. Se non produci innovazione o comunque non offri qualcosa di differente: NON HAI SCAMPO.
    Così, è stato per i pop negli anni novanta e così sarà per molti blogger entro due/tre anni. Prima o poi arriva qualcuno con la forza che prende il controllo del settore. E gli altri fanno i gregari.
    Ps : è successo nei primi anni novanta con i servizi hosting dopo l’arrivo di aruba.

  • Spero che Soru con Tiscali dia un altro scossone all’attuale scenario ICC (Luca parlava di una possibile avventura su Wifi e Wimax, chissà!).

    Taglia, dimmi un po’, ma OGGI che (se non sbaglio) continui a mostrare “le incredibili potenzialità della Rete”, il mercato ti sembra pronto o cosa? Io continuo a vedere una grande resistenza al cambiamento. In questo senso, se “arrivare prima” (che precoce mi impressiona :)) può essere considerato un errore, essere in ritardo, o non muoversi proprio, come vogliamo considerarlo? (chi si ricorda l'”atteggiamento” dell’incumbent di quel periodo?)

  • @Skerozzo/andrea: se quando arrivano i grossi (o i “grassi”, in senso economico) sei riuscito a rimanere appetibile, puoi comunque venderti bene… l’importante è avere qualche peculiarità non replicabile in una settimana 😉

  • @Francesco: qui in Italia ci è rimasto un solo vantaggio, ovvero che basta guardare cosa succede altrove (solitamente, negli USA) e qualche anno dopo ce lo ritroviamo qui.

    Quindi, se stai con le orecchie ritte, ci metti un bel po’ del tuo intuito e leggi SOLO siti/blog/forum anglofoni (cosa che sto facendo ormai da diversi mesi) potrai capire quali sono i trend emergenti… e cavalcarli 🙂

  • @Tagliaerbe…riguardo il guardare l’estero e replicare in Italia sono d’accordo…anche se con attenzione perchè alle volte ciò che funziona li potrebbe non funzionare qui…

  • @Skerozzo: infatti non è proprio un “guardare e copiare”, la cosa è molto più sottile.

    1) leggi, studi e infine intuisci che quello sarà il trend
    2) cerchi di capire se può essere replicato: magari non puoi farlo per motivi di immaturità del mercato, magari per motivi tecnologici, magari per motivi legali…
    3) se il progetto si può fare, dovresti fare un “sondaggio” su uno stretto numero di utenti per capire la reale ricettività verso l’idea
    4) se piace, devi trovare i soldi/competenze per fare il progetto, e quindi fare un business plan e possibilmente una versione alpha/beta utilizzabile
    5) se non hai soldi/competenze, devi appoggiarti a qualcuno che le ha… e qui parte un discorso lunghissimo che non ci sta sicuramente dentro un commento 😉

  • @Davide qualche perla anglofona da sottoscrivere? 🙂

  • @Francesco: sicuramente partirei da TechCrunch, che è anche snello e piacevole da leggere (ma credo che tu lo conosca di già).

    Semmai, diciamocelo, è assurdo che molti italiani che si interessano di business e trend legati all’online non leggano certe fonti e aspettino che le notizie compaiono dopo giorni o settimane, ovviamente rimasticate, dai nostri quotidiani nazionali…

  • ce l’ho! 🙂 lo vedo lì disperso in mezzo ad altre decine di fonti che intasano il mio reader.

    Per me è dura stare dietro al flusso ed è proprio grazie a blog come il tuo che riesco a filtrare gli argomenti importanti. I ruminanti senza valore aggiunto li ho tagliati da un pezzo.

    thx 🙂

  • Vero, nel 2001 proponevo servizi fruibili in mobilità, su telefoni wap…

  • giusto! perchè ad esempio
    http://www.dooyoo.com il competitor di CIAO.com ve lo ricordate??
    Con 32ML di VC chiuse dopo 3 anni perchè era anni luce avanti…CIAO ha tenuto duro ed è stato venduto 8 anni dopo a Microsoft per 486ML di dollari!!!
    http://www.reuters.com/article/idUSBNG33694720080831
    dire che i fondatori di Dooyoo ( che conosco bene) si siano mangiati le mani è dire poco 😉

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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