Le infografiche non passeranno più “link juice”?

Ottenere buoni link, da siti di qualità e a tema, è da sempre l’obiettivo di tutti i webmaster.

Fare link building e link baiting, rastrellare link in modo (più o meno…) naturale, rimangono fra le tecniche migliori per posizionare i propri contenuti sui motori di ricerca: lo stesso Matt Cutts ha di recente affermato che è un po’ presto per “scrivere l’epitaffio dei link”.

Ma farsi linkare non è affatto semplice, e nel corso del tempo i SEO hanno sviluppato tecniche sempre più furbe e sofisticate.

Una delle ultime è quella di utilizzare le infografiche: a tal proposito cito l’ottimo Justin Briggs, che in un dettagliato post sul blog di SEOmoz di un annetto fa, spiegò molto bene “how to build links with infographics”, ovvero “come ottenere link con le infografiche”.

Eppure presto questa tecnica potrebbe non servire più.

Matt Cutts, in una intervista rilasciata a Eric Enge di Stone Temple Consulting, ha infatti dichiarato:

“Non sempre le persone si rendono conto cosa stanno linkando quando ripubblicano queste infografiche. Spesso il link punta ad un sito completamente fuori tema, a qualcuno che non intenderemmo sostenere. Succede che pubblicando l’infografica, e accettando di includere il link, non si bada a cosa si linka. E dal nostro punto di vista non è così che dovrebbe essere un link.”

E ancora:

“E’ simile a quanto avviene con i widget. Non sarei sorpreso se a un certo punto, in futuro, iniziassimo a diminuire il valore di questi link. I link contenuti nelle infografiche sono spesso integrati in modo che le persone non se ne rendono conto, rispetto a quelli che invece forniscono un vero riconoscimento nei confronti del tuo sito.”

In altre parole Cutts ribadisce che i link dovrebbero essere consapevoli, ottenuti senza automatismi, e di conseguenza “sudati“. Piacere a Google è sempre più difficile e faticoso…

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11 Comments

  • Sicuramente creare una buona infografica porta via tempo e sudore 😉

  • Mah… quindi se decideranno di penalizzare questi link penalizzeranno anche quelli che in realtà hanno inserito l’infografica e volevano veramente dare visibilità al sito che l’ha creata.

    Facciamo un bel rel=”sweat” e rel=”nosweat” e siamo a posto, così l’autore del sito può indicare quali sono i link sudati e quali no 🙂

  • Peccato che l’intervista non fosse di Eric Talk, ma di Eric Enge.

    Il Talk in questo caso stava per “parlano”.

  • @Gino: corretto, grazie, la fretta del cut&paste è assassina… 😉

  • Onestamente – per una volta – sono d’accordo con Cutts: mi lascia perplesso ad es. che Pinterest venga usato per fare link building con le infografiche. Mi sembra una mentalità un po’ distorta, per carità ci può stare che uno le utilizzi ANCHE per questo ma sto vedendo troppi SEO diffondere immagini inutili senza riflettere (oltre che sbagliate nei contenuti, a volte) e questo, probabilmente, è il nuovo problema che preoccupa Google.

  • Sarò ignorante, ma non capisco come un’infografica possa essere fonte implicita di link (scorretti); una buona infografica è fonte di link come lo sono “10 modi per…”, “20 esempi di…”, “i 10 migliori …”? Perché considerarla link building o link baiting?

    Qualcuno me lo sa spiegare in modo semplice?

  • @Dag: credo perché molte infografiche invitano l’utente a copiare e incollare un codice con dentro, oltre all’immagine stessa dell’infografica, un link. E questo, secondo Cutts, non è un modo naturale di ottenere un link.

  • @Dag è una fonte di link “scorretta”, fermo restando quanto scritto da Taglia, anche per il fatto che molte infografiche sono sbagliate, lacunose e poco utili. Solo in certi casi ne ho viste di realmente accattivanti e di interesse: in troppi casi vengono messe in rete al solo scopo di poter essere linkati grezzamente da Pinterest e simili. Ovviamente esistono infografiche di grande valore ma ancora, soprattutto in Italia, ne ho viste davvero poche.

    Come se non bastasse aggiungerei che, a differenza delle pagine di un sito che possono essere commentate, corrette ed aggiornate (il che fa quasi da solo un “good content”), le infografiche tendono a propagarsi in forma immutabile, e questo non è necessariamente un bene. Per esempio pensa ad un’infografica SEO, che diventa rapidamente obsoleta e che ignari utenti continuano a diffondere negli anni…

  • Io non lo so dove andremo a finire.. voi che dite?
    Oltre la banale frase fatta quoto in toto Stefano Bagnara:

    “Facciamo un bel rel=”sweat” e rel=”nosweat” e siamo a posto”

  • Come al solito il troppo…!

    Tutti ci siamo lanciati sulla novità infografiche e Google comincia con il prendere qualche contromisura.

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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