Il SEO dipendente e il SEO indipendente

Qualche giorno fa giravo per il blog e ho letto un interessante articolo riguardante il fatto che, spesso, un SEO si vuole sganciare (e si sgancia) dal lavoro come dipendente per mettersi in proprio come free-lance, o per aprire una vera e propria attività imprenditoriale.
Ovviamente, non posso fare a meno di essere d’accordo e sostenere chi ha deciso di lasciare la “sicurezza” di un lavoro come dipendente per imbarcarsi nella “incertezza” di un lavoro come free lance o come imprenditore, perché rivivo in queste persone il mio percorso.

Infatti, più di dieci anni fa, anche io lavoravo per conto di altre persone ma poi ho fatto un calcolo molto semplice e altrettanto rapido: “la mia capacità professionale, quanto fa guadagnare a chi mi da lavoro?”. Il calcolo era facile: io prendevo 10, e chi mi dava lavoro prendeva 60. In alcuni casi anche di più. Questa è una logica aziendale che rientra perfettamente nell’ambito del calcolo costo-rendimento di un imprenditore… “Se mi costi TOT, mi devi rendere quel TOT moltiplicato per 6, anche di più!!!” E questo è giusto.

Solo che mi rendevo conto che mi stavo accontentando delle briciole… Il mio ragionamento fu: “se la mia professionalità “vale” 60 (in termini economico-finanziari), allora devo solo trovare chi mi da quei 60 e il gioco è fatto!”. E quindi mi sono sganciato da quella situazione di “sicurezza” e ho aperto la mia attività.

Ed è proprio a proposito di queste certezze ed incertezze che scrivo questo articolo: proprio come fanno le aziende che vogliono mettere sul mercato un nuovo prodotto/servizio e devono fare analisi di mercato da inserire all’interno di un business plan, anche io ho dovuto fare la c.d Analisi S.W.O.T. per analizzare i miei punti di forza e di debolezza!

Ma quando si parla di persona fisica (e non di azienda), in cosa consiste questa analisi SWOT? Cosa dovrebbe fare un SEO che da una situazione di lavoro dipendente ha deciso di mettersi in proprio per guadagnare (finalmente!) quello che effettivamente gli spetta per la sua competenza?

Ci sono alcune domande a cui bisognerebbe rispondere in tutta onestà, al solo scopo di valutare se si è più o meno portati al lavoro indipendente: infatti, non tutti sono portati al lavoro in proprio, sia che si tratti di essere un free-lance, sia che si tratti essere un imprenditore! E non basta la sola voglia di guadagnare di più per fare andare bene le cose! La presenza di alcune caratteristiche personali rende più agevole questo compito. Perché entrano in gioco altre emozioni, altri “pericoli”, altre difficoltà.

Infatti, la fattibilità di un’idea imprenditoriale (trasformarsi da SEO dipendente a SEO indipendente) non consiste solo nella sua verifica economico-finanziaria (calcolando, cioè, solo la differenza tra costi e ricavi potenziali che si possono ottenere dall’implementazione dell’idea di business), ma si dovrebbe basare anche sulla preventiva valutazione del possesso di requisiti professionali e personali per intraprendere il percorso. Infatti, non sempre le sole competenze professionali trasformano un ottimo SEO (o un qualsiasi dipendente) in un altrettanto ottimo free-lance o imprenditore.

Dando per scontati i requisiti professionali del SEO (poiché, molto probabilmente già testati sul campo in qualità di lavoratore dipendente), quali sono i requisiti personali che sarebbe meglio avere per mettersi in proprio?

A questo proposito, propongo qui di seguito il TEST SULLE ATTITUDINI IMPRENDITORIALI, che serve a conoscere se stessi “da quel punto di vista”! Basta dare un voto onesto da 1 a 5 alle seguenti domande, e si può già capire se si è più o meno portati per svolgere con successo un lavoro in proprio.

Test per misurare le proprie attitudini imprenditoriali

Vale sicuramente la pena di soffermarsi a riflettere sul possesso o meno di questi requisiti prima di imbarcarsi in un’avventura a due facce.
Se si ritiene di avere le giuste attitudini, allora rimane solo un aspetto ancora da verificare per mettere in moto la macchina: il possesso di una somma di denaro per avviare l’attività!

La quale somma di denaro, deve essere proporzionata al tipo di “salto” che si vuole fare. Infatti, sganciare un lavoro dipendente e mettersi a fare il free-lance richiede di fare una pianificazione (e una programmazione) dei costi e dei ricavi di esercizio molto più semplice dell’aprire un’attività in cui si pianifica l’affitto (o l’acquisto) di un ufficio; l’acquisto di mobili e arredi, di computer, l’assunzione di dipendenti, l’acquisto dei c.d. investimenti pluriennali etc.
Alcuni di questi ultimi, non sono semplici costi di gestione per coprire i quali è sufficiente “vendere” qualche ottima consulenza SEO!
L’avvio di una vera e propria azienda di consulenza SEO richiede la conoscenza di qualche elemento di pianificazione economico-finanziaria, di cui parleremo prossimamente.

Questa competenza permetterà all’aspirante imprenditore di fare con una certa cura alcuni conti, riducendo così il rischio che corre nel fare il “grande salto” verso la libertà personale ed economica!

Autore: Dott. Giancarlo Barbarisi, Business Plan Vincente (per il TagliaBlog).

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27 Comments

  • Bellissimo articolo! L’ho letto tutto d’un fiato e ora proverò a fare la scheda di valutazione. Comunque metti pure in conto che quando lavori per un’azienda magari tu guadagni 10, l’azienda 60 e il cliente potrebbe benissimo guadagnare 120… certe volte capita di lavorare su progetti in cui grazie al tuo lavoro qualcuno guadagna veramente molto di più.. questo però non vuol dire sempre che bisogna fare il passo successivo.. e lo dico essendo pro-freelance 🙂

  • Ecco, hai posto una bella domanda … chi ti dà quei 60? Spesso quelle aziende si possono avvicinare se hai la long tail, se proprio vogliamo fare un ragionamento in tema. Ovvero se sei una azienda con una s.r.l in coda -come minimo-, con un bel capitale versato, con un certo numero di dipendenti, altrimenti nessuno ti dà quel credito necessario affinchè tu libero professionista possa lontanamente pensare a fare qualcosa per queste realtà.

    O hai gli agganci giusti, oppure facendo il libero professionista ti accontenterai di nuove briciole, che saranno tutte tue, ma non sarà quella bella pagnotta che pensavi.

    Questo è quello che è successo a me.

  • C’è bisogno di contatti innanzi tutto 🙂 Quella checklist mi sa alquanto incompleta (oltre che paurosamente retorica)… possiamo essere bravi quanto vogliamo, ma prima di guadagnare i clienti bisogna trovarli!

    Nella mia personale opinione per fare il libero professionista servono essenzialmente 3 cose, in ordine di importanza:

    1- contatti (se non trovi i clienti, ti puoi anche attaccare al tram)
    2- esperienza (devi essere in grado di gestire progetti ad ampio spettro)
    3- buona volontà (in un mercato dove si affollano gli “specialist/expert/evangelizer” dell’ultim’ora, la serietà è sufficiente per stare una spanna sopra)

    Il resto è superfluo. Occhei forse una certa dose di fortuna non guasta 😉

  • Interessante test, che riporta al nocciolo del problema: “Conosci te stesso!”

    Per qualcuno credo potrebbe essere utili avere dei valori numerici di riferimento a quella griglia-test, che consenta di individuare in modo agevole QUANTO e con quale margine le proprie attitudini siano compatibili o meno con il fare il freelance/mettersi in proprio.

    Farne anche un test fruibile online non sarebbe male! 😉
    My 2.0 cents

  • Beh molto interessante. Non lavoro stretamente nel campo del SEO ma il giorno in cui deciderò di iniziare un’attività in proprio – e probabilmente l’ora non è così lontana! – terrò ben in considerazione queste valutazioni necessarie da dover fare per non trovarsi male successivamente.

  • Leggendo i commenti ho notato che, forse, la cosa che desta maggiori perplessità è la ricerca e la successiva acquisizione di clienti, che poi sono quelli che ci pagano quel 60 e più che meritiamo, al posto dei miseri 10.

    Bene. Non voglio raccontare la mia vita professionale in questo blog (e in nessun altro…) e quindi mi limito a dire che io non sono un “figlio d’arte”, ma sono un motociclista.

    Eeeehhh??? “Sei un moticiclista? E che c’entra??”.

    C’entra c’entra…perchè quando decisi di mettermi in proprio, (dopo avere fatto la SWOT personale) ho dovuto vendere la moto (Honda CBR 900) per pagare le spese del notaio e i primi 3 mesi di affitto dell’ufficio. E ogni motociclista sa benissimo cosa significa vendere la moto “per cause di forza maggiore”.

    Quindi ho iniziato a cercare i famosi clienti.
    “Toc Toc..Si può?”. “Chi sei? Chi ti manda?”.
    “Ehm…nessuno!”

    Le porte in faccia fanno male a chiunque, e hanno fatto male anche a me…
    Fino ad un certo punto in cui, all’ennesimo “Toc..Toc” qualcuno mi ha detto semplicemente “Fammi vedere chi sei”. Era il direttore generale di un’azienda speciale della C.C.I.A.A. di Roma, non proprio pizza e fichi…

    E da lì è stato un crescendo continuo. I famosi “contatti”, sono arrivati; i famosi “clienti ” anche. E sono arrivati anche i famosi 60, e anche più…

    Cosa mi è servito nel frattempo? Motivazione, passione, tenacia, determinazione, fiducia in me stesso, entusiasmo, etica professionale e altre qualità del TEST a cui avevo dato voto 5!
    Oltre, ma l’ho dato per scontato a proposito del SEO indipendente, le capacità professionali.

    Si, sicuramente serve fortuna, coma hai detto bene, Martino.
    Ma la fortuna, come dice il proverbio, “sorride agli audaci”. E l’audacia non significa essere per forza “Il gladiatore”.
    Significa, forse più semplicemente, credere in qualcosa più di ogni altra; essere disposti a prendere porte in faccia e non arrendersi, fino a che una porta si apre. Servono qualità personali.

    La storia dell’imprenditoria è piena di casi di fallimenti che poi si sono tradotti in successi clamorosi. Tutti quelli che hanno seguito questo percorso hanno una cosa in comune: non hanno mai mollato.

    E’ il caso del fondatore di GEOX, che ha proposto il suo brevetto a tante industrie di scarpe, che gli hanno sbattuto la porta in faccia. E lui che ha fatto? E’ sotto gli occhi di tutti…

    Ecco perchè ho premesso all’inizio dell’articolo, che sono d’accordo e sostengo al 100% il SEO dipendente che vuole diventare indipendente.

  • Un interessantissimo articolo, messo nei preferiti per rileggerlo con più calma appena possibile! Grazie

  • Ottimo articolo, purteoppo in Italia chi vuole fare impresa è schiacciato dalla burocrazia e da una pressione fiscale impari rispetto a quella di un lavoratore dipendente (che non è esposto al rischio d’impresa e che non ha oneri amministrativi e burocratici particolarmente pesanti)

    P.S. comunque io sono per il “provare” se uno è in grado di avviare un impresa è buona cosa che lo faccià ^^

  • Beh ottimo articolo. Secondo me vale sempre la pena rischiare. In Italia non abbiamo la cultura del fallimento come nei paese anglosassoni. Se in Italia ti va male sei un perdente, se ti va male in America hai sempre un’altra possibilità, perché anche l’esperienza negativa è considerata esperienza.

    Quando si dice che mancano i clienti si sta sottintendendo che manca il materiale per fare esperienza. Dipende dai casi, ci vuole fortuna, ma probabilmente, come in altri campi, bisogna avere ottime capacità persuasive, cioè dimostrare di saper fare una cosa meglio di come la si sa fare veramente. Questo gap tra realtà e auspicio dev’essere colmato dall’impegno.

    Io sono stra-sicuro che i migliori consulenti seo, free-lance o meno, non smettono di imparare giorno dopo giorno e non perchè non si considerino arrivati, ma perché sanno che ogni caso, ogni situazione è diversa, pur nell’ambito della ripetitività di certe esperienze e anche loro, giorno dopo giorno, dovranno dire: si ok lo so fare, anche se non l’hanno mai fatto. Ma la vera differenza è lì: volerlo fare.

    Se lo vuoi fare superi anche gli imbrogli della burocrazia italiana e le classiche diffidenze della nostra beneamata classe imprenditoriale.

  • La raccomandazione dove la metti … spesso puoi essere incompetente e lavorare perchè hai la zampata giusta. Lasciamo stare che è meglio!

  • Questo articolo capita in un periodo particolare per me.
    Sono un libero professionista, un po’ per scelta, un po’ per necessità, da circa 4 anni e dal prossimo gennaio, assieme ad altri amici/soci si farà un altro grande passo.

    Tutti, tranne 1, abbiamo già esperienza da imprenditore, chi più e chi meno.
    E tutti abbiamo lavorato, fino ad ora, per aziende come dipendenti o professionisti “embedded”.

    Ora si torna sul mercato con le nostre idee in primo piano e con la voglia di fare. Certo, abbiamo il vantaggio che una certa base di clienti li abbiamo già, facendo evolvere un’attività che già esiste, ma è sempre una scommessa.

    Mi ha fatto sorridere anche la (strana) coincidenza per l’immagine utilizzata per questo post… che un po’ ha a che fare con la nostra storia.
    La cosa più difficile comunque è quella di procacciarsi clienti e di trovare uno spazio proprio in questa marea di offerte, non è facile.
    Anche perché spesso capita di avere il problema di cercare clienti o lavorare sui progetti già presi. E’ un equilibrio molto delicato.

    P.S.
    Certo che se ci fosse un gruppo di SEO/Web Marketer o simili che volessero passare dal fare al procacciar clienti conto terzi, sarebbe una bella novità sul mercato. 😛

    Coraggio, qualcuno vuol provare?

  • Il test proposto è quasi come un analisi di coscienza che tocca tutti i punti relativi alle attività dei seo specialist nel prendere la scelta (spesso forzata, sopratutto agli inizi) di lavorare autonomamente ed indipendentemente o essere subordinati ad un’azienda a tempo pieno , lo trovo davvero un buon punto di partenza.

    Ho avuto modo di ascoltare interessanti opinioni di alcuni seo stranieri al soldo di web agencies di un certo livello, e sono decisamente più fruttiferi e contenti del proprio lavoro i freelancer piuttosto che i subordinati.

    Personalmente preferisco anche io un lavoro autonomo ed indipendente ad uno a tempo pieno per la stessa agenzia, se si hanno le competenze i vantaggi vengono subito all’occhio.

  • Certo il dipendente prende 10 e l’azienda 60.
    Ma i 10 sono 10 certi e i 60 dell’azienda potrebbero, tra spese e tasse diventare anche meno! Senza contare i ritardi nei pagamenti, le RIBA tornate indietro, i lavori contestati, e altri mille mal di testa.

    Ciao

  • Mettersi in proprio, un sogno di molti che spesso non fanno i conti con la complessità di una realtà sempre più veloce e non facile da comprendere a pieno.
    Spesso quando si diventa piccoli imprenditori si sottovalutano alcune cose come:
    1) Canoni mensili: telefono, bollette varie, affitto, spese di rappresentanza come cene, viaggi ecc.
    2) Canoni annuali: assicurazioni bolli, domini
    3) Investimenti in software e hardware
    4) Tempo per la gestione del tutto che va a richiedere spesso un assistente o un collaboratore…
    5) Tempo per blog, sito, aggiornamento professionale…
    6) Tempo per la famiglia… Il tempo è proprio una risorsa scarsa…

    Insomma bisogna pensare di raggiungere degli obiettivi di fatturato non proprio bassi…
    Poi quando uno riesce a trovare un equilibri (ci vogliono circa 2 anni) le cose vanno in maniera felice e serena…

  • Belli questi commenti! Significa che toccano le corde giuste.
    Grazie.

    Rispondo in ordine:

    Filippo: hai ragione! la burocrazia non aiuta e spesso scoraggia. A settembre 2003 ho chiesto alla provicnia di Roma (e Regione Lazio) di potere aprire un centro di formazione professionale per corsi non finanziati. Non avendo “amici” e raccomandazioni, le firme per tutti i vari okkei sono arrivate…a maggio 2007!! “solo” 3 anni e mezzo per mettere 2 firme! Ma alla fine, l’ho spuntata io.

    Pietro: hai detto due cosa sacre e sante! La prima è che vale la pena richiare. La seconda, molto più importante, è che ci vogliono ottime capacità persuasive, per dimostrare di sapere fare una cosa meglio di come effettivamente la si sa fare.
    Questo concetto mette in gioco esattamente alcune delle principali qualità personali necessarie per diventare indipendente: significa sapere che, se “ti sei venduto per oro colato” (capacità di comunicare), oro colato devi diventare.
    Il che richiede impegno, motivazione, concentrazione, sforzo, umiltà, propensione al rischio e una immensa professionalità!
    Perchè quando dici ad un cliente potenziale “si, lo so fare!”, poi lo devi saper fare. E se non lo sai fare, devi trovare il modo per saperlo fare. Altrimenti sei bruciato. Ma ti sei bruciato con le tue mani.

    Andrea: la raccomandazione!! Certo, se sei figlio di un ministro o cose del genere, non ti serve sapere fare niente, o quasi. Strade spianate, si sa…e zampate giuste a go go.

    Ma alla lunga, se sei davvero capace e paziente, un’occasione arriva. Dipende solo da come te la giochi.
    Dopo che sono diventato consulente di quell’azienda della CCIAA di Roma, ogni volta che mi sono presentato da qualcuno ho sempre detto:”ah, e poi sono un consulente di questa azienda, può chiedere di me al Dott tal dei tali”.
    Poi, è capitato che proprio il Dott. tal dei tali mi ha segnalato (o raccomandato?) ad altre strutture e altre persone. Come dicevo sopra, poi altre porte si aprono. Ma quella non è stata una segnalazione partita perchè sono “figlio di”. Io sono solo un motoclista, l’ho scritto sopra!!!ahahahah

    Un SEO prima di essere un ottimizzatore, è (o dovrebbe essere) un marketer! Cioè uno che conosce alcune (o tutte) regole del gioco del mercato on line, e “vende” il sito di qualcuno ai motori di ricerca per posizionarli.
    E, mi chiedo: come si fa a vendere qualcosa di qualcuno con successo, se si hanno difficoltà a vedere se stessi?i
    Questo non significa che il SEO è una schiappa come SEO: significa solo che, forse, è più bravo a “giocare” con gli investimenti di altri, piuttosto che con i suoi. E questa è una cosa comune a tante professioni: per esempio, molti consulenti finanziari sono bravissimi a consigliare ai loro clienti i modi migliori per allocare le proprie risorse, facendo guadagnare loro una barca di quattrini.

    Ma spesso loro stessi, per se stessi, non sono altrettanto bravi. Perchè devono giocare con i loro soldi. E non se la sentono di “rischiare”.

    Perchè ogni volta che entrano in gioco alcune variabili, ci sono persone più disposte a manovrarle, e persone meno disposte. Dipende, per l’appunto, dalle caratteristiche personali del TEST.

    Nota di cronaca: l’altro giorno mi ha chiamato un potenziale cliente per una consulenza: vuole fare un business plan per una sua idea. Quando gli ho chiesto quanto è disposto a mettere di tasca sua per avviare l’iniziativa, mi ha risposto:”niente!!”, pur avendo discreti fondi a disposizione. Cerca finanziatori a cui dare il 49% del capitale. Solo che poi gli dovrà dare anche il 49% degli utili netti di fine anno… E se il business è da un milione netto all’anno? poi deve dare ai finanziatori 490.000 euro!
    Al momento , quello che ci dovrebbe mettere lui sono circa 30.000 euro, forse meno. Non proprio una cifra colossale.
    Bene: preferisce dare il 49% tutti gli anni ai soci, piuttosto che tirarne fuori adesso 30.000 e tenersi tutto dopo. Questione di punti di vista, per carità.
    Ma è evidente che non ha alcune delle caratteristiche personali necessarie per mettersi in proprio. Semplice.

    P.S. per le questioni legate alle tasse: è vero che chi è dipendente non deve pensare a una serie di cose. Ma è anche vero che c’è una sottile ma fondamentale differenza tra chi lavora come dipendente e chi lavora con una sua società.
    Il primo paga le tasse alla fonte, e spende quello che gli avanza.
    Il secondo spende quello che vuole per tutto quello che vuole, e paga le tasse su quello che gli avanza!!

    Tutto perfettamentre legale…

  • Scusa Giancarlo, ma leggendo la tua ultima frase parrebbe che andarsi a fare una vacanza alle Maldive o comprale una pelliccia di visione alla moglie siano spese che possono essere messe in ammortamento.

    Magari! Le tasse su quello che avanza le paghi se reinvesti in azienda; se i soldi li spendi per goderti la vita le tasse le paghi per intero!

    Non sai mica uno che vive davanti ad un blog, vero? 😉

  • No..no Alberto, non vivo davanti a un blog!
    Vivo a contatto con le imprese, e ne ho viste di vari colori, negli ultimi anni. Tutte legali, per altro. E lo sottolineo.
    Non vorrei passare per un incoraggiatore all’evasione fiscale!!! Per carità.

    Ovviamente, non mi riferivo alla pelliccia o alle vacanze alle Maldive (anche se poi, facendo qualche forzatura, si potrebbero mettere in conto anche loro), ma a spese di carattere più generale che entrano nel conto economico delle aziende e che possono essere “scaricate” totalmente o parzialmente, ovviamente tenendo presente l’attinenza con l’attività esercitata.

    Non so…l’acquisto del PC; la benzina, l’ammortamento e l’assicurazione della macchina; l’assicurazione personale; i ricambi e le manutenzioni; la TV LCD da 40″; il cellulare (apparecchio + bollette); gli abbonamenti a riviste; le spese per varie utenze. Queste sono quelle generiche, ma la lista è abbastanza lunga, e perfettamente legale, ripeto.

    Questi sono tutti costi del conto economico che, a parità di altre condizioni, dimuiscono l’ammontare dell’imponibile fiscale su cui si pagano le tasse.

    Quindi, prima spendi, e dopo paghi le tasse.
    Non è obbligatorio re-investire in azienda, per pagare meno tasse.
    Addirittura, in economia della gestione delle imprese, c’è un fenomeno conosciuto come “effetto para-tasse”, che riguarda l’ammontare dell’indebitamento dell’azienda, i cui oneri (finanziari) vanno a finire tra i costi, e abbattono (ancora una volta), l’imponibile fiscale.

    Questo era il senso della mia ultima frase.

  • Ovviamente la mia frase sulla “vita da blogger” era una battuta che riflette però la tendenza sempre più diffusa di crearsi una esistenza unicamente legata al lavoro, problematica che in questo periodo di vacche magre stà diventando progressivamente una necessità piuttosto che una scelta.

    Certo con un poco di fantasia si riesce a mettere tutto a carico dell’azienda ma si tratta pur sempre di artifici.

    La realtà e che se non si ha voglia di rischiare un bell’accertamento e si pagano le tasse fino all’ultimo cent (com’è giusto che sia) al neo imprenditore che parte da zero rimane davvero poco nelle tasche e per raggiungere un pareggio reale con la retribuzione da dipendente, che ricordo comprende contributi, ferie e malattie pagate, occorrono diversi anni.
    Tu parli di due, io dico almeno tre o quattro. A essere svegli.

    Ciao

  • Complimenti per le opinioni interessanti .
    Anche a me piacerebbe essere libero ed indipendente , ed essere l’artefice del mio destino , ma non ho il coraggio di fare il salto .
    Premetto che ho 45 anni e sono padre di due figli , ho un lavoro da dipendente che odio , ma dovrebbe essere sicuro .
    Quando faccio i calcoli tra lo stipendio che perderei , e la rendita sul capitale , che mi servirebbe per mettermi in proprio , mi vengono un sacco di dubbi .
    E allora spesso mi pongo una domanda stupida , che dice : Ma quanto guadagna netto , e per netto intendo (dopoavere tolto tutto , tutto)
    un bar , un tabacchino , un panettiere , etc. etc.
    Si lo so’ che e’ un discorso soggettivo e che dipende da mille cose ,
    ma secondo voi quanto dovrebbe guadagnare netto un’imprenditore per potere dire che ne vale la pena ?
    Se da imprenditore guadagnassi meno di 4000 € /netti al mese considerato il rischio di impresa e l’impegno lavorativo , varrebbe davvero la pena ?
    Insomma non riesco a prendere una decisione , aiutatemiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !!!!!!

  • Direi che bisogna distinguere tra i due salti, quello verso il freelance e quello verso l’imprenditore.
    Nel primo caso io posso dire che difficilmente ci si riesce ad accaparrare il 60 a fronte del 10, per tutti i motivi che sono stati citati e per un fatto di tempo, mi spiego: un dipendente che lavora 8 ore in ufficio a fare il seo per una azienda ha 8 ore al giorno per fare il seo, il seo freelance invece nelle presunte 8 ore lavorative deve fare anche la segretaria, il commerciale, il call-centre, la donna delle pulizie, etc. gli rimane quindi, nella migliore delle ipotesi la metà del tempo per fare il seo, e di conseguenza non può produrre abbastanza per ottenere 60.
    Nel caso del salto da dipendente a imprenditore il caso è diverso ma a quel punto non si tratta più di fare il seo ma di fare il manager di una agenzia seo, che è un altro lavoro, il seo lo faranno i dipendenti, ma in questo caso si parla di investimenti seri (affitti di uffici, pubblicità, stipendi, etc.)

  • Hai ragione Jacopo. Moltissimi hanno fatto (e fanno), il commerciale, il tecnico e le pulizie, e hanno poco tempo per fare il loro lavoro (nel nostro caso il SEO). E magari quei 60 di cui parliamo, non sono proprio 60, ma forse 30 (che, comunque, è sempre il triplo di 10!).

    Ma la nostra economia è piena di “imprese familiari” che sono nate così: ex operai che hanno aperto la “fabbrichètta”; ex assistenti dentisti che hanno aperto il loro studio; ex panificatori che hanno aperto la loro panetteria, e poi si sono dati alla produzione industriale di pane confezionato, presente in molte catene di GDO. L’elenco è troppo lungo…

    Altro che 4.000 euro al mese, Domenico! In molti casi si parla di veri e propri imperi!

    Tutti hanno perseguito il loro sogno, pagando un prezzo. Ma hanno avuto qualità personali per raggiungerlo. E, alla fine, hanno avuto ragione.

    Vi ringrazio per i commenti: ho tratto uno spunto davvero interessante (almeno per me) per scrivere il prossimo articolo sui SEO italiani.

    A presto

    Giancarlo

  • La regola del 6 è decisamente interessante… ma se sei un ingegnere precario come me diventa una ancor più interessante regola del 10 o anche 12. A te va 1 al tuo capo 12…. niente male vero?! 😉

  • @Giancarlo vedi che il problema non e’ tanto fare l’impresa familiare, o la grande ditta, ma l’impossibilita’ in italia di avere un mercato uniforme anche da un punto di vista tecnologico che rende gli approcci e le offerte completamente diversi tra di loro.

  • Davide, conosco bene la situazione del precariato, purtroppo.
    Una persona a me molto vicina da tre anni ottiene rinnovi contrattuali da una grande azienda. Una volta 6 mesi, e poi a casa per uno. Poi torna per un anno, e poi di nuovo a casa per un pò. Poi altri 16 mesi etc.
    Sempre, beninteso, stando attenta (l’azienda) a rispettare le clausole contrattuali di rispetto dei famosi 36 mesi oltre i quali poi scatta l’assunzione.

    E’ inutile specificare che questa persona sta sotto la scure del ricatto (come tutti i precari). Inoltre, visto che è decisamente in gamba, fa lavori che di solito fanno agenzie specializzate per 35-40.000 euro o più.

    Ho provato tante volte a farla ragionare sul fatto che le sue competenze, le sue capacità e il suo entusiasmo valgono il suo stipendio moltiplicato 6, 10 e anche 12, e che forse varrebbe la pena “provare” a mandare tutti a quel paese, e mettersi in proprio. Ma ogni volta mi trovo davanti a un muro. Fatto di dubbi, qualche paura e qualche insicurezza. E mi arrabbio al posto suo nel vedere una risorsa sprecata in questo modo.

    Lo so anche io che dovrebbe iniziare da zero.
    E so che all’inizio il mercato la potrebbe fare entrare solo a prezzi bassi. E so che dovrebbe affrontare momenti di sconforto e difficoltà.
    E so che dovrebbe fare la parte commerciale, quella tecnica e anche le pulizie.

    E’ una trafila che conosco: non per sentito dire, ma per esperienza personale. Sono un motociclista, non un “figlio d’arte”.

    SEO che vuoi fare il “salto” e diventare indipendente, sei pronto?

  • @giancarlo:nella tristezza dell’argomento è stato un piacere leggerti perchè capisci – e si vede che ci sei passato – quanto sia “rognoso” il tema e di basso livello. Mi unisco al tuo in bocca al lupo alla persona al laccetto che conosci. Sempre conscio del fatto che solo noi possiamo tirarci su le maniche e cambiare le cose dal di dentro 😉 grazie per il tuo sostegno!!!

  • Eccomi qui, sono l’autore del post citato in questo articolo. Ovviamente quello che penso l’ho già scritto lì, non serve ripeterlo.

    Qui vorrei aggiungere che io questa scelta, anche a distanza di anni, la rivaluto spesso e sempre sono dell’idea d’aver fatto bene.

    Mi capita ancora di avere posizioni interne alle aziende, ma lo faccio sempre con rapporti contrattuali che poi alla fine mi qualificano come Freelance e sto bene 🙂

  • MI MANDI una tabella così per i REQUISITI TECNICI INVECE? 🙂 ….
    Volevo mettermi alla prova tutto qui…

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Max Valle

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