Il Buzz Marketing sta uccidendo l’economia del web

buzz marketing
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Da quando è iniziato il tormentone della crisi economica, gli investimenti delle aziende sul web hanno iniziato a prendere una strana forma.

Da un lato, sta precipitando l’interesse verso i classici banner (il cosiddetto “tabellare”); dall’altro, iniziano a spuntare come funghi attività di (web) marketing non convenzionali: buzz, word of mouth, viral e chi più ne ha, più ne metta.

E non è sempre detto che le novità siano positive.

La tipica proposta della tipica buzz agency

Se hai un sito web o un blog piuttosto conosciuto, ti saranno sicuramente arrivate email di questo tipo.

“Premessa: i testi indicati qui sotto sono rielaborati dal sottoscritto, e non farò il nome delle agenzie nemmeno sotto tortura” 🙂

Si parte solitamente da una presentazione in tono confidenziale:
“Ciao, sono X, lavoro per l’agenzia Y, che pianifica campagne di passaparola online.”

Segue l’esposizione della strategia, che se rivolta ad un blog può essere del tipo:
“Si tratterebbe di scrivere un post che analizzi l’oggetto della campagna in maniera critica, senza alcun vincolo. Periodicamente, ti contatteremmo per sottoporti prodotti a tema con l’argomento del tuo blog: nel caso in cui fossi interessato a testarli, procederemmo col passarti un brief dettagliato; nel caso in cui invece non fossi interessato, ti contatteremmo la volta successiva.”

Per un forum/community di dimensioni più grosse, la proposta può essere invece del tipo:
“Selezioniamo gli utenti in base al target del cliente e quindi interagiamo con loro presentandosi come ambasciatori del brand, rispondendo sul forum a domande, parlando delle caratteristiche del prodotto, raccogliendo feedback. In sostanza l’ambassador rappresenterà il brand Z, confrontandosi direttamente con gli utenti e dialogando con loro.”

In alcuni casi si parla di soldi:
“Se la proposta dovesse interessarti, ti prego di contattarmi per poter parlare della retribuzione che ritieni opportuna per la tua collaborazione.”

Prova Seozoom

In altri casi neppure di quelli…

I 3 pericoli del buzz

Questo nuovo modo di operare, che sta diventanto oramai sistematico, è estremamente pericoloso.

In primo luogo, perchè tende a portare sul web la filosofia che gira su parecchie riviste cartacee: in modo più o meno subdolo, il contenuto si mescola con l’advertising, abbattendo il muro che separa l’articolo dalla pubblicità.

In secondo luogo, perchè tende a superare le logiche secondo le quali l’inserzionista paga per avere una presenza sul sito, arrivando al punto estremo in cui il compenso non fa parte della strategia (ovvero “ti mando un telefono, lo provi, ne parli, e poi me lo rimandi indietro” (=ti fai bello parlando dell’ultimo cellulare esclusivo, dovresti quasi ringraziarmi…) oppure “offro un servizio ai tuoi utenti se vengo a rispondere sul tuo forum quando si parla del brand Z” (=perchè dovrei pagarti se in pratica ti sto facendo un favore?).

Infine, rischia di essere uno dei metodi più rapidi per distruggere la reputazione di un sito, magari costruita con fatica nel corso degli anni: il webmaster si fa tentare, scrive un paio di articoli-marchetta (magari zeppi di link senza rel=”nofollow”, giusto per dar fastidio pure a Google), i lettori abituali scoprono immediatamente la cosa, e il funerale del sito è servito 🙂

Conclusione

Ecco la situazione che si sta delineando.

I pochi soldi investiti online NON vanno a ricadere nelle tasche di chi gestisce del sito, ma in quelle dell’agenzia, che si occupa di portare in giro il brand per il web, scorrazzando per blog e forum, e guardandosi bene dal lasciare nelle mani di blogger e webmaster qualche meritato euro.

Qualcuno mi dirà “Tagliaerbe, sei vecchio, ora si investe nei social, i siti non sono più di moda…”: sbagliato! 🙂

Innanzitutto, molte di queste fantomatiche buzz agency NON investono nei social, semplicemente li sfruttano.
Vanno su Facebook, aprono fan page e gruppi dedicati al brand da promuovere, magari sviluppano (anzi, fan sviluppare) qualche piccola applicazione (cercando poi di viralizzarla in tutti i modi), ma nelle casse di Facebook non versano manco un centesimo.

E sul versante dei siti e dei blog, ovvero le fonti che producono contenuti di qualità (=”cibo” con cui tutti (motori inclusi) ci nutriamo quotidianamente), si vedono sempre meno soldi.
Non spunta nessuna valida alternativa ad AdSense, chi non ha un grosso numero di pageview fa grandissima fatica a monetizzare, e ora spunta pure la moda dei social (Facebook in testa a tutti) che distoglie da siti e blog le poche briciole di budget adv “tradizionale” che ancora girano in Rete.

Se questo si confermerà come l’andazzo imperante prevedo tempi duri per il web, o almeno per il web come lo conosciamo ora.
Perchè davvero non me la vedo una Rete fatta da blog infarciti di post sponsorizzati, o da forum zeppi di “consigli per gli acquisti”.
Una Rete dove, se un piccolo webmaster vuol monetizzare, si vedrà costretto a fare il teleimbonitore.

Oppure sarà proprio questo il futuro che ci aspetta? 🙂

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

54 Comments

  • Ahahahah..anche io mi sono accorta che ne son passati di anni dai primi post e sono contenta di trovarti in linea Tagliaerbe…spero che in serata avrai 5 minuti da dedicarmi, rispondendo ai miei ultimi post..ne ho rimandato uno poco fa, aggiungendo una cosa..l’altro non mi pareva fosse andato a buon fine e invece l’ho ritrovato. Adoro scrivere, se ci fosse modo di guadagnare qualcosina oltre che con i miei 2libri(guadagno modesto essendo una scrittrice esordiente), ne sarei felice.
    Ciao, grazie.

    Reply
  • [quote] Se questo si confermerà come l’andazzo imperante prevedo tempi duri per il web, o almeno per il web come lo conosciamo ora.
    Perchè davvero non me la vedo una Rete fatta da blog infarciti di post sponsorizzati, o da forum zeppi di “consigli per gli acquisti”.
    Una Rete dove, se un piccolo webmaster vuol monetizzare, si vedrà costretto a fare il teleimbonitore.
    Oppure sarà proprio questo il futuro che ci aspetta? [/quote]

    Ciao, mi è capitato questo post e l’ho letto oggi (nel 2014) e sarei molto curioso di sapere cosa ne pensi a distanza di 3 anni (più o meno).
    Grazie,

    Reply
    • @Marino Baccarini: iniziamo col dire che gli anni passati sono ormai 5, e non 3 🙂

      In questo lungo periodo abbiamo visto il lento e inesorabile scivolare verso la “Native Advertising” (vedi https://blog.tagliaerbe.com/2012/12/native-advertising.html ), in poche parole il nuovo nome dei pubbliredazionali, e l’annunciata penalizzazione di Google nei confronti degli “Advertorial” (vedi https://blog.tagliaerbe.com/2013/06/google-advertorial-penalizzazione.html ).

      Piano piano si sta avverando quanto pronosticato in quel vecchio post, anche per via del fatto che i banner non vengono più visti/cliccati da nessuno, e gli editori non trovano altri modi per sostenersi. Il cammino sarà lungo, i banner (sempre più invasivi e interruttivi) resisteranno ancora per molto, ma la “marchetta”, più o meno dichiarata, si sta ormai diffondendo come un virus… tranne che da queste parti 😉

      Reply
  • penso che la metti troppo sul tragico, in realtà prima lo facevano i giornali specializzati, pubblicità trasformate in articoli.

    e poi i forum vivono su questi articoli, chi visita un blog, forum o sito che sia senza articoli che magari rimandino anche ad altri siti.

    Questa forma di pubblicità inoltre permette di far conoscere un prodotto di far crescere magari anche un’azienda che potrebbe anche un domani pagare per reclamizzare.

    del resto le grandi aziende fanno un uso abbinato di tante forme pubblicitarie e i dati che danno in crescita il fatturato delle pubblicità sul web non ti danno ragione.

    Chi ha paura della buzz economy forse non ha la coscienza tanto pulita ma c’è da dire che anche la pubblicità negativa su un prodotto può esser da stimolo ed anzi fornire un implemento reale delle ricerche di mercato su ciò che desiderano gli utenti.

    e non dimentichiamoci che i primi ad utilizzare questi mezzi sono proprio i tanto, dal tuo punto di vista, poveri webmaster che vogliono far conoscere e crescere il loro sito.

    Reply
  • @Davide, la pubblicità Adsense funziona così tanto perchè si mimetizza al contenuto del post, almeno se la utilizzi come la stragrande maggioranza dei webmaster.

    Il caro e vecchio banner pay per impression, tanto bistrattato e ritenuto desueto, per me rimane ancora oggi uno degli strumenti migliori, proprio perchè onesto. A trovarne di validi però…

    Reply
  • Non sono d’accordo Davide,

    Francamente, se il web non è stato rovinato dal mitico banner 336×280, magari immediatamente sotto il titolo del post, dubito possa riuscire nell’impresa il buzz marketing (o pay per post che è meglio).

    Certo, forse non è uno strumento per tutti, qualcuno potrebbe temere di intaccare la credibilità del blog. Anche in questo caso dipende dal sito e dal targhet. Dubito che un blog di calcio, di musica, o di televisione possa compromettere la propria reputazione per così poco.

    Detto ciò, chi propone un articolo senza attributo nofollow a mio avviso è un pirata, in quanto è arcinoto che Google non apprezzi la strategia. Ergo, perdita di PR assicurata, penalizzazione sul posizionamento probabile. Chi pretende di non pagare fa solamente ridere, secondo me non vale la pena neppure di starlo ad ascoltare.

    Ad ogni buon conto, quale sarebbe allora secondo te una valida alternativa per monetizzare senza l’ausilio di Asense? Benefici indiretti intendo.

    Reply
    • @Luca: la pubblicità (intesa quella sui banner) ha il vantaggio di essere ben separata dal contenuto editoriale, e quindi è forse la forma più “morale” di guadagno.

      Se togli i banner, iniziano i problemi: o fai “marchette” (=articoli pagati/publiredazionali), o vendi prodotti/servizi tuoi (se hai un forte brand).

      Altrimenti puoi tanto chiudere baracca (visto che, ad oggi, nessuno o quasi è disposto a pagare per un contenuto online che fino al giorno prima era gratuito).

      Reply
  • Ciao a tutti,
    io ho avuto il piacere di conoscere Andrea una persona capace ma soprattutto seria 🙂

    Il Buzz Marketing per funzionare ha bisogno di un prodotto o servizio che sia veramente buono, in caso contrario il buzz ottiene il risultato inverso…..

    Per questo motivo diffidate dall’aziende che promettono risultati per qualsiasi prodotto o servizio

    A presto

    Reply
  • Probabilmente arrivo con un pò di ritardo, però ci terrei a dire la mia.
    Credo che come dice Apocalisse “la pubblicità, un tempo divina, si fa uomo, predica la sua verità al popolo” e questo non perchè il contenuto si stia mescolando con l’advertising, abbattendo la linea di confine tra l’articolo e la pubblicità, ma semplicemente che si sta evolvendo il modo di comunicare. Mi spiego meglio. Non credo che lo sfruttare le potenzialità dei social network o di ciò che la rete in un’ottica di web 2.0 offre, sia negativo, a patto che ci si ponga in maniera trasparente e comunicativa con il proprio target di riferimento, che tra l’altro non è più ingenuo da non distinguere i consigli pubblicitari dalle notizie, anzi. Però, se a consigliarti NON UN PRODOTTO, ma un brand è un amico o un amico di un amico le cose cambiano, perchè gli si darà un credito maggiore. Ho sottolineato che quello che si promuove è un brand e non un prodotto, perchè l’errore più comune è quello di fare buzz per vendere e non per farsi conoscere ed implementare il brand. Il buzz deve servire ad informare e a presentarsi in un modo nuovo, vicino agli utenti e soprattutto atto allo scambio comunicativo. Non è più il prodotto ad essere al centro delle campagne, ma il target. E deve svolgersi in conformità col codice womma, anche perchè la pubblicità ingannevole in qualsiasi forma si ponga non paga mai.
    Infine, non penso che questo tipo di comunicazione vada a sostituire quella tradizionale, anzi che la vada ad integrare e a supportare semmai.
    Con questo penso di avere spiegato il modus operandi di Cibbuzz.com

    Reply
  • Ho sempre visto il buzz (brusio) come un passaparola spontaneo e quindi virale nel modo più naturale.

    Le cose artefatte prima o poi vengono “sgamate” e non credo che un compenso economico valga la reputazione acquisita dopo anni di sacrifici (come Tagliaerbe ha evidenziato nel post).

    Quello che vediamo su Facebook sono il solito parco buoi che credono di aver scoperto chissà quale metodo infallibile. Loro vedono le mode e lo si vede nei vari gruppi che nascono tanto per fare numero ma che poi non hanno una valida strategia (lo spam non è una strategia!).

    Reply
  • Certo che internet dovrebbe facilitare la vita ma spesso la complica….io per pubblicizzare il sito di mia moglie che è nato ai primi del 2007 avrò sentito già mille campane diverse e non ne ho cavato un ragno dal buco i ndue anni. Inutile farvi l’elenco di tutti i tipi di pubblicità onesti e disonesti che mi sono stati proposti…..e alla fine che ho fatto? Un pò di Adwords su Google che mi ha dato poco o niente di ritorno, qualche mail in giro e del passaparola (quello vero….all’antica). Io però vi chiedo una cosa….esiste una buona parte di gente che non sa accendere il pc, figuriamoci entrare in internet….e molti altri che si scannano per fregare il prossimo con “buzz, spam, trick, track e bombe a mano” e alla fine il povero titolare di un sito che deve farsi vedere in rete onestamente….che deve fare? Non sarebbe meglio:
    1) far capire agli italiani che è ora di darsi una mossa e capire che il web è il futuro solo più da noi perchè nel resto del mondo è “presente” già da parecchio
    2) educare, insegnare e spiegare agli stessi come funziona e che non è così difficile (mio padre, 67 anni, fino a 3 anni fa odiava cellulari e pc e ora ha due telefoni, tre auricolari, un portatile e a mezzanotte mi chiama perchè non capisce qualcosa……il problema è che si è lanciato così tanto che ora è più avanti di me e non so rispondergli !!)
    3) massacrare i webmaster che riempiono di spazzatura il web ripulendo i loro stessi blog/siti di quelle cose che spaventano chi sa…..figuriamoci chi deve approcciarsi
    Con un pò di accortezza, i tizi disonesti che rovinano il web farebbero poca strada…..Lo so, pura utopia, siamo in un mondo dove crediamo che un tumore si possa curare con due parole magiche o con un pugno di sale…..però con impegno credo che tutto si possa fare…..sempre. Buona Pasqua

    Reply
  • Su maisazi.com continuamente riceviamo proposte di pubblicazione di recensioni più o meno finte, a pagamento per lo più, o ripagate da scambio link.

    Noi non rifiutiamo mai, ma facciamo una controproposta.
    Non vogliamo soldi, invece vogliamo il prodotto da provare e tenere. Lo propriamo direttamente e fotografiamo noi. Se ci piace, se riteniamo utile la cosa per i nostri visitatori, ne scriviamo, altrimenti niente. In ogni caso, non restituiamo. Se l’azienda ci tiene, in privato restituiamo un feedback negativo.

    Che succede? Semplice: quelli seri spesso ci mandano il prodotto, senza impegno alcuno per noi; gli altri non li sentiamo più.

    Poi dei prodotti che ci arrivano, a volte ne scriviamo, altre no, in funzione dell’esito dei test.

    Ricchi non diventeremo mai, ma ci divertiamo 🙂

    Reply
  • Chi si occupa di web marketing non può far altro che seguire l’evoluzione del mercato e quindi le abitudini dei clienti/utenti, se facebook in questo momento è sulla cresta dell’onda dobbiamo salirci sopra anche noi.

    ciao ciao

    Reply
  • @Andrea F.
    La prossima domanda è: quante aziende di buzz marketing si comportano come la vostra? Temo voi siate una mosca bianca…

    Reply
  • Ciao a tutti!!!!
    Una discussione interessante soprattutto per noi buzz agency i feedback degli utenti attivi, dei blogger e degli amministratori di forum sono fondamentali 😉
    Proverò a raccontare il nostro punto di vista e a fare un pò di chiarezza sul settore, diciamo che l’esperienza italiana in realtà ricalca quanto già avvenuto nel resto del Mondo: USA e Francia in testa. Noi come agenzia aderiamo al http://www.womma.org l’associazione internazionale che riunisce i clienti e le agenzie che sono impegnate nel buzz marketing (online) o word-of-mouth (offline) etico.

    Questo vuol dire in pratica:
    – Onestà di relazione (dire sempre per conto di chi si parla)
    – Onestà di identità (dire esplicitamente con che ruolo si parla)
    – Onestà di Opinione (esprimere l’opinione senza condizionamenti)

    Scoraggiamo qualsiasi cliente o brand a contravvenire a quanto di cui sopra e per noi questo si traduce in:
    NO A:
    – pay-per post, perchè pagare falserebbe il giudizio del blogger. A noi interessa un’opinione libera di un blog competente su un prodotto o iniziativa. Sia essa positiva o negativa non importa.
    – post spamming nei forum, occultare identità Ambassador, essere prensenti senza aver comunicato preventivamente al moderatore/amministratore.
    – pagare il moderatore. Per noi è il padrone di casa ma anche l’arbitro del confronto tra brand e consumatori. Se lui ci autorizza al dialogo in maniera gratuità significa che apprezza che il suo forum sia stato scelto come punto di incontro tra consumatori e prodotto, offrendo un servizio ai suoi utenti che possono porre domande dirette al brand nella massima trasparenza. In questi casi i prodotti in questione sono prodotti o servizi complessi per i quali molto spesso sono presenti gia domande degli utenti che chiedono feedback. Pensiamo ad auto, telefonia, prodotti della sfera salute/benessere.
    – link spamming
    – video virali diffusi senza citare la fonte o azienda commitente. Tra l’altro questo punto non viola soltanto il codice etico internazionale, ma anche la legge italiana in merito alla pubblicità ingannevole.

    SI A:
    tutto quello che permette di avvicinare un’azienda o un brand ad i consumatori o persone semplicemente interessate in un dialogo aperto, trasparente e costruttivo così come avviene in spagna, francia, germania, uk, olanda, italia, belgio e USA oramai dal lontano 2004.

    Grazie di nuovo per i vostri feedback spero che il mio post abbia contribuito a fare chiarezza tra chi fa le cose in maniera seria ed etica ed il resto 😀

    Reply
  • Beh, qualche progresso l’ho fatto,

    adesso vorrei farne un altro

    come si fa a mettere questo nofollow

    ho un sito su myblog.it e un altro su WordPress

    ringrazio

    Reply
  • Sempre eccezionale Taglia!

    Comunque se qualcuno mi legge per caso, si sarà accorto che ultimamente sto scrivendo di tutto, e sto cambiando completamente la qualità dei miei contenuti

    Risultato? Le mie viste sono passate da 300-400 a 3000-4000.

    I lead? sono sempre lgi stessi 🙂

    Inoltre, è evidente anche il mio intento di dare visibilità e spazio a iosa, anche a chi mi sta in concorrenza, senza alcun tipo di problema, infatti pubblicizzo corsi, e-book, e roba varia di altri che magari mi tolgono anche il pane, ma continua a non interessarmi

    Sono uno a cui piace testare e continuerò a farlo, tanto come è risaputo è l’utente che sceglie

    Nei social?

    Secondo me l’utente che frequenta facebook 24 ore è il peggior cliente che possiate trovare. E’ protagonista per indole, e non si farebbe mai servire da uno che prova a vendergli un prodotto attraverso un buzz, o un link sponsorizzato negli ads di Facebook

    No, no, non ce lo vedo, e posso garantire che ho testato anche quella di piattaforma di adv, su vari livelli; ritorno: 0!

    Per quanto mi riguarda continua a rendere l’article marketing, soprattutto se il sito è ben ottimizzato e corazzato a sovrastare le pagine indicizzate dei social.

    Suggerimenti e Riflessioni?

    La ricerca per Brand o Nome e Cognome sta aumentando, e il sistema di autoreferenza che hanno innescato i social è un’arma a doppio taglio soprattutto per l’utente stesso. Io sto puntanto su questo, dando spazio e visibilità agli autori, e alle aziende

    Cosa ne farò non posso dirlo, ma alla base e al culmine di tutto questo resta sempre l’importanza dell’utenza profilata. E’ l’unico mezzo che abbiamo per contrastare Facebook e Compagni.

    Usciamo dal classico articolo: Keyword ( non Title ) + Nome sito, e cerchiamo di fare in modo che i nomi e i brand siano più presenti nei nostri titoli. E’ tutto qui imho

    Reply
  • No la questione qui è che quando scrivo un post linko troppi siti che non hanno attinenza al mio oppure sono cosi tanti che “disperdono” i link, cioè.. avrò troppi link in uscita! Mettendo il nofollow, google non andrebbe a leggere questi link e quindi non mi farebbe aumentare i link in uscita, ok?
    Se metto un post sulla musica inserendo tanti link a youtube (a volte anche 100), questi saranno tutti link in uscita che indeboliscono la forza del mio blog. Con il nofollow è come se non stessi linkando yuotube. Tantissimi ne ho messi anche ad Ebay e a wikipedia, con il primo che spesso quando le vendite vengono rimosse mi fanno ritrovare a linkare un sito senza contenuto e ciò mi penalizza.

    Reply
  • @arrgianf

    Dillo anche a noi il motivo, così non possiamo mai progredire

    Hai pubblicato un articolo già pubblicato?

    Reply
  • quindi suggerisci di mettere i no follow a youtube e myspace e io aggiungere wikipedia e forum vari giusto??? Nel mio blog ci sono migliaia di link senza no follow verso questi grossi siti. Dovrei a poco a poco correggere tutti i precedenti link inseriti mettendo nofollow? O ormai lascio come é?

    Reply
  • @ arrgianf Unrulymedia? sono quelli della “mini” credo…
    i loro video sono embeddadi via Java script quindi non credo che passi rank inserendoli nel tuo blog mentre se link i loro video postati su youtube e myspace valgono le solite regole…

    Reply
  • Frankie a proposito del tuo intervento, c’è unrulymedia che fa cosi, ma c’è un modo per mettere il nofollow ai loro video? Non vorrei che mi complichino un pò…

    Reply
  • io ho fatto un favore ad un amico che ha un sito di traduzioni e ho pubblicato un suo articolo publicizzandolo ma in effetti gli ho dato troppi link e i visitatori sono improvvisamente calati il mese che l’ho messo.
    Poi ho fatto lo stesso per un altro amico e senza mettere nofollow perchè non lo conoscevo mi son trovato addirittura dei miei link indicizzati malissimo subito dopo e ho capito solo qualche tempo fa il motivo…
    Comunque vorrei anche sottolineare che mi è capitata una cosa curiosa come inserita sopra e cioè un email di un’azienda di scommesse che mi diceva che “gratuitamente mi avrebbe permesso di inserire la sua pubblicita a partite di calcio con le scommesse”. Cioè… Io inserisco la pubblicità per le loro quote e dovrei essere contento??

    Reply
  • Io definirei il fenomeno come i nuovi “furbetti del quartierino”.
    Non sono un idealista e conoscendo bene il mondo della carta stampata so bene che le agenzie vedono nei blogger un’occasione di promozione gratuita. Senza arrivare alle marchette, solo per far presentare un prodotto su una rivista che ha un pubblico spesso inferiore a quello dei blog più noti è necessario acquistare (numerose) pagine pubblicitarie che costano anche oltre 5.000 euro. Quindi contattare un blog proponendo ad esempio un video “virale” di una macchina in un autolavaggio è una furbata: il video è divertente di per se e non è una marchetta ma per chiedere un post simile un editore video o di riviste avrebbe richesto una contropartita di qualche decina di miigliaia di euro mentre alcuni blogger, sentendosi corteggiati e “importanti”, postano “aggratis”. Ve lo immaginate Canale 5 che passa un video virale di una nuova automobile prodotta da un brand che non è sponsor?!

    Non credo che i blog non debbano diventare un modo per guadagnare ma sono daccordo che una blogosfera marchettara segnerebbe il proprio declino come fonte credibile di informazioni per gli utenti…

    Reply
  • Non sono del tutto d’accordo sul fatto che questo porterà a tempi bui, al contrario la vedo come una discriminante tra qualità e consigli per gli acquisti. Non ricordo se proprio su questo blog si parlava qualche post fa di contenuti di qualità, ecc. In questo modo saranno gli stessi utenti a fare la differenza (come in definitiva la fanno oggi), scegliendo chi offre contenuti “non prostituituendosi” a discapito di siti che diventeranno puramente commerciali (cosa che per altro esiste già, come i vari siti di recensioni e test di prodotti). Insomma, poco di nuovo all’orizzonte, solo una forma diversa di sfruttare il mercato, proprio perché l’orizzonte di internet è cambiato molto, prima con i blog e poi con i social, ma in definitiva i metodi di chi sfrutta il mezzo “da fuori” sono sempre gli stessi.

    Reply
  • @ edivad82

    Ora finalmente ho capito ,

    c’era un passaggio che mi era sfuggito

    ovvero che queste persone diciamo 3/4 che ovviamente vengono pagati e girano per i forum,

    ovviamente si intende che in un forum di elettronica arriva uno che dice: Hai provato lo stuzzicadenti …, ma se in questo forum di elettronica, si parla dell’ultimo Tv e diciamo che viene pagato da questa ditta produttrice,

    come si capisce il buzz marketing?

    ————— >>>>>>>>> Francesco Martino

    Reply
  • @Francesco Martino

    questo era il vecchio ciclo dell’advertising: io produttore di stuzzicadenti, vado direttamente o tramite agenzia a pubblicare i miei bei banner su N siti (nota bene, non blog, siti, parlando in generale)

    ora, il giro è cambiato, io produttore, mi rivolgo a questa agenzia che anzichè proprorre banner (e quindi pagare il webmaster, sia che sia esso blogger, che siti di una certa importanza) prendo 4 persone e le mando in giro per il web a postare commenti, partecipare a forum, creare pagine su facebook senza far guadagnare nulla ai siti coinvolti. Fermi la catena prima e “danneggi” chi prima di pubblicità ci campava, come varie riviste online, prima erano veicoli per arrivare ad un bacino di utenza, ora si usa la community attaccandola trasversalmente.

    Perchè non dovresti riuscire ad accorgertene? semplice…se io vado su un forum mediamente frequentato, e scrivo: ciao ragazzi, avete mai provato gli stuzzicadenti X? per me non sono il massimo, voi che dite?

    Buona fede o “mala fede”? 🙂

    Reply
  • > Le persone penso che sappiano avere capacità di giudizio; se non lo sono, allora è anche giusto che si facciano fregare.

    dissento nella maniera più assoluta da questa pillola di cinismo.

    Reply
  • Carissimi signori webmaster,

    voi parlate, parlate, ma alla fine non fate capire nulla, da tutto quello che ho capito, piuttosto che non accettare questo buzz marketing, invitate le persone ad accettare il denaro che questi offrono.

    Se questa cosa è vietata dalla legge, allora mi sta bene, se invece a voi non piace, questa è un’altra cosa; sinceramente non capisco o tutti voi non avete spiegato bene il pericolo di questo buzz marketing; dite che si allontanerebbero le persone dal blog, mi spiegate perché?

    Se leggo questo blog e lascio dei commenti, ammesso che qui ci siano delle persone che facciano questo buzz, perché non dovrei riuscire a distinguerlo? Sono considerato tanto idiota come lettore, intendo? Le persone penso che sappiano avere capacità di giudizio; se non lo sono, allora è anche giusto che si facciano fregare.

    Per intenderci, dopo tutto il casino successo con Vanna Marchi, ci sono ancora delle persone che cascano nella rete dei maghi.

    I creduloni è giusto che vengano puniti.

    ————— >>>>>>>>> Francesco Martino

    Reply
  • Bel post. Certamente questa situazione è una forzatura del passaparola spontaneo come era in origine.
    Condivido la tua analisi, anche se probabilmente a rimanerne danneggiato non sarà tutto il web ma prevalentemente alcune categorie, tipo:
    – un ristretto numero di blogger autorevoli che si faranno coinvolgere in queste iniviative poco trasparenti
    – i brand stessi che hanno lanciato queste iniziative, magari su suggerimento di “esperti” o agenzie senza scrupoli.

    Nel primo caso verrebbe minata la net reputation del blog, come osservi giustamente tu, faticosamente costruita negli anni e buttata magari a causa di un solo post.

    Nel secondo saranno semplicemente soldi buttati al vento (senza i ritorni economici aspettati), con conseguente taglio degli investimenti successivi sull’online da parte del brand insoddisfatto.

    Credo che in un momento come questo sia facile ingolosire diversi investitori da parte di chi paventa grandi risultati a fronte di modesti investimenti (cioè in questo concetto distorto di buzz).

    Ci sarebbe da dire anche sugli esperimenti di promozione sui S/N (non solo su FB), che finora secondo me hanno funzionato in pochi casi ben realizzati, ma per il resto…

    Reply
  • Poche idee questi buzzers… spero che non l’avranno vinta su Blog, siti e forum.

    Per far casino basterebbe regalare un po’ di prodotto, in qualche modo più o meno originale. La gente parlerà di quello.
    L’idea di qualche anno fa di Tombolini per il blog al pesto fu geniale e c’è chi ancora ne parla (io ne sono un esempio adesso) dopo diverso tempo.

    Come sollevato dal Taglia, il problema è anche la ristrettezza di budget delle aziende che si lasciano incantare dalla quasi gratuità di Internet. Vedremo gli sviluppi nei prossimi mesi.

    Reply
  • discussione interessante….
    secondo me, per quanto riguarda l’attività sui forum, questo tipo di attività sono lecite se:
    1. c’è trasparanza, ovvero chi inizia una discussione mette in chiaro da subito chi è, perchè è sul forum e con quale scopo
    2. sia rispettata la netiquette, quindi niente crossposting o presenza troppo invadente

    Nei casi che ho potuto vedere, se sono stati rispettati questi requisiti, fare qualche domanda agli ambassador (madò che nome brutto!) mi è stato anche utile.

    Reply
  • mah, in un periodo in cui peraltro ero un po’ nei casini sul fronte della produzione di contenuti (niente da fare: quando i bambini sono ammalati mi passa la voglia di scrivere) mi ha fatto comodo avere qualche link a filmati e anche un videogioco in flash da pubblicare. non credo che mi daranno soldi (anche perché le cifre del mio blog sono risibili) ma non è come attività economica che l’ho presa.
    il discorso che fai tu sul compenso che non fa parte della strategia è dannoso per chi intende davvero fare pubblicità professionalmente, altrimenti è un discorso onesto che probabilmente conviene davvero più a me che a loro.
    o forse lo credo soltanto 😉

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  • Credo che bisognerebbe fare una distinzione tra ciò che è fatto bene e ciò che è fatto “tanto per”.

    Su un forum ad esempio di auto, con sotto-forum dedicati specificamente a Fiat, Lancia, Ford ecc, ce lo vedresti proprio male un AMBASSADOR che si facesse carico di rispondere agli utenti quando questi pongono delle questioni che riguardano direttamente il Brand, e che dal Brand si aspetterebbero una risposta ufficiale?

    E su un blog che normalmente parla di prodotti (non certo il tuo o il mio quindi), se il blogger è libero di parlare di ciò che l’agenzia propone, perché non dovrebbe farlo?

    Certo, ci sono anche esempi molto più negativi, ma non è oggi che cose di questo tipo sono nate.
    E’ oggi invece che, attirati da non so bene cosa, “ci provano tutti” e la qualità media si abbassa parecchio, fornendo esempi anche antipatici, da non imitare.

    Comunque bel post, offre un interessante spunto di riflessione. Grande Taglia 😉

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  • E’ un argomento scottante: il social media, Facebook, ad esempio, ha insita nella sua natura un alone di spam: sono pochi gli utenti che sanno gestirne la privacy, i confini tra la propria pagina e quella dell’amico sono assottigliate dalle conversazioni, di cui spesso non ci importa nulla.
    A questa sorta di autospam, si aggiunge quello delle aziende che, a volte in maniera ingenua, voglio mettersi sullo stesso piano del cliente: ma perché lo fanno?
    E’ un problema di eresia, non nel senso di sbaglio assoluto, ma di deviazione della verità: sul social media la verità arriva dal basso. La verità mostrata dall’alto non funziona più. Ci sono tante microverità. Sono le conversazioni tra utenti a costruire il sistema di valori. Ci si aspetta per questo che le opinioni siano sincere. Ci si aspetta buona musica. Ma in tutto questo, ecco il sottofondo, il ronzio delle cuffie: post a pagamento, finti esperti di un prodotto, portatori di opinione a tempo.
    Al di là di tutto, il binomio verità / pubblicità è un ossimoro. Anche la pubblicità è eretica, curva verso una direzione perché deve essere persuasiva. Eppure, il social ha spiazzato la pubblicità: abituata a mostrare, a proporre soluzioni come un deus ex-machina, ora la pubblicità è costretta a partire dal basso, a proporre la sua verità in maniera meno patinata nei vari microcosmi. Non parlare ad un megafono, ma inserirsi tra un microfono e l’altro, magari imitando la voce del migliore amico che si lamenta per la fuga dell’animale preferito, il finto profilo del mago dei pronostici, ecc.
    Ora, questa attività piace all’azienda più che agli utenti dei social. La pubblicità, un tempo divina, si fa uomo, predica la sua verità al popolo: non più i dieci comandamenti ma la buona novella. Eppure l’illusione dura poco: la folla smaschera l’inganno, prende il finto profeta e lo brucia. Proprio come si fa con i profeti eretici.

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  • Ciao Davide, la mail di cui parli riguardo al “blog piuttosto conosciuto” mi è arrivata pari-pari circa un mese fa.

    Dopo aver posto qualche paletto ben preciso (specificherò che mi stanno pagando per scrivere, nessun vincolo sulle mie opinioni, nessun vincolo sul materiale da pubblicare o non pubblicare) e una richiesta da parte loro delle mie statistiche dell’ultimo anno, non si sono più fatti sentire.

    Boh, nel caso farò sapere 🙂

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  • Caro Taglia, io non mi preoccuperei troppo della “concorrenza” dei social network. Personalmente continuo a ritenerli un fenomeno passeggero.
    Condivido invece le tue preoccupazioni sulla mancanza di un’alternativa ad AdSense. Yahoo! Search Marketing continua a perdere inserzionisti, ormai Google fa il monopolista, ergo il bello e il cattivo tempo … e ciò non è buono …

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  • Innanzi tutto ti faccio i miei complimenti per avermi fatto capire cos’è il buzz marketing.

    Le ipotesi che hai prospettato in Usa vanno di moda da parecchio, soprattutto quella di scrivere articoli sponsorizzati, che io accetterei anche.

    L’ipotesi in cui qualcuno dovesse propormi di recensire un prodotto, che mi manda, ma da rispedire, la rifiuterei a prescindere, perchè come giustamente hai detto tu, questo potrebbe gettare il blog in un baratro dal quale non sarebbe semplice rialzarsi.

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  • @Luca Bove

    gli utenti se ne accorgono solo in alcuni casi, dipende dal tuo pubblico, su un sito generalista o con pubblico non tecnico, non lo darei così scontato

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  • Su di un grosso forum che gestisco sono apparsi alcuni AMBASSADOR prezzolati da varie agenzie. Ma sono stati gli stessi utenti a non fidarsi ed a sputtanarli subito…

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  • Ciao Tagliablog, non ti scirvo (quasi), mai ma ti leggo sempre. Per altro occupandomi timidamente di SEM per il turismo, devo dire che sei sicuramente un supporto indispensabile per la mia cultura in materia. Vengo al dunque e ti dico che sono assolutamente daccordo con te; il Buzz mktg si sta evolvendo, secondo me, alla stregua del mass mktg al suo più fastidioso apice, fagocitando tutto quello che di più costruttivo c’era nella comunicazione. Comunicazione nell’asserzione ampia del termine, quindi anche quella che operatori del settore come te e tanti altri fanno in maniera estremamente etica, ma non buonista.Credo però che si arriverà ad un punto che il “web” sputerà fuori l’attività del buzz mktg, proprio grazie a te o persone come Fradefra che su FB hanno urlato il fastidio per questo atteggiamento. Quindi buon lavoro a Voi, ma sopratutto attenzione a “noi” a non farci “intortare”. Grazie e a presto

    Reply
  • Interessante post per il primo lunedì di marzo. Come al solito susciti curiosità e terrore al tempo stesso.

    Inutile negare però che hai delineato un quadro piuttosto perfetto di quello che sta avvenendo in particolar modo in Italia.
    Come molti di voi sapranno, l’Italia è stata uno degli ultimi paesei “tecnologici” ad affacciarsi su Facebook, ma sta recuperando a piedi pari. E con esso anche tutti gli altri strumenti che il social networking in quanto fenomeno mette a disposizione.

    Questa acerbità nel sociale, e quindi la solita ignoranza la fanno da padrone con quelle buzz company che vanno facendo fra le prime cose spamming non autorizzato.

    Il vero problema, quello che c’è di fondo, è sempre lo stesso a mio modo di vedere. Le aziende, piccole o medie (quelle grandi diciamo che sono quasi esenti) che siano, non hanno una struttura interna che si occupi “seriamente” di marketing il più delle volte. Figurarsi poi di web marketing.

    Risultato? Arriva la prima e-mail “interessante” che promette con poco di fare tanto e di ottenere quel famoso aumento delle vendite, e tutti i pesci vanno diritti verso la rete senza nemmeno guardarsi intorno cosa realmente il mercato offre.

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  • Caro Taglia quello che vogliono spacciare per buzz marketing in realtà per il 99% delle volte non lo è, e come ben dici si parla di “pay per post” o altra roba di questo tipo.

    Ciò che molti non hanno ancora capito è che il vero “buzz” è (quasi) impossibile da generare artificialmente e non è una questione di “media” bensì di “prodotto”.

    Se un prodotto, o un servizio, presenta delle caratteristiche straordinarie la gente ne parlerà in maniera del tutto naturale. Se un prodotto fa schifo non esiste pay per post che tenga! Se un prodotto fa schifo la maggior parte della gente ne parlerà male!

    Quindi il problema del “buzz” è “a monte”. Se si vuole davvero scatenare il passa parola allora bisogna realizzare qualcosa di davvero straordinario (una mucca viola)… qualcosa di cui valga davvero la pena parlare…. Ciao caro 🙂

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  • …. aggiungo, come utente e webmaster lo accetterei se:
    – offrono un compenso
    – al lettore viene indicato che si tratta di una collaborazione a pagamento e il nome di chi la sponsorizza

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  • io lo vedo quotidianamente su un forum che gestisco

    mentre una volta lo spam/buzz marketing era costituito da singoli che facevano pubblicità ai loro siti amatoriali senza celare di esserne gli autori
    ora è organizzato, dietro ci sono agenzie che gestiscono anche brand noti, e persino siti della pubblica amministrazione, e producono testi ad hoc per ogni sito

    secondo me non bisogna avere nessuna pietà nel contrastarli, anche quando offrono un compenso, se vendi reputazione, poi la perdi

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  • Scusa, ma si tratti di quei siti che ti propongono di scrivere un tuo articolo nel loro sito con un link al proprio?

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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