L’Huffington Post sbarca in Italia. E NON paga i blogger.

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Oggi è il giorno del lancio di Huffington Post in Italia.

Mi chiedo da tempo quale sia la strategia che ha spinto i vertici di HuffPo a sbarcare nel Bel Paese, dove il numero di utenti in target non è ‘sto granché e i “siti alternativi” ai grossi quotidiani online (parlo di cose come Il Post, Lettera43 e Linkiesta, giusto per fare 3 nomi) esistono (e soprattutto annaspano) già da parecchio tempo.

Azzardo un (triste) pronostico: vista l’attuale congiuntura economica, che ha colpito – inutile nasconderlo – anche la pubblicità online, qualcuno di questi capotterà a breve. A meno che investitori e VC non continuino a pompare soldi nei rispettivi siti senza troppo badare ai profitti, sperando fino all’ultimo che il mercato riparta (e che a lasciarci le penne sia il rivale).

Ma soprattutto leggo che “i blog [presenti nell’Huffington Post] non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati”.

Quindi il commento e/o l’opinione su un fatto non è giornalismo (chissà cosa pensano di questa affermazione certi columnist, ben stipendiati, di noti quotidiani). E dunque commenti e opinioni non meritano di essere pagati, almeno secondo quanto dichiarato da Lucia Annunziata, direttore di Huffington Post Italia, in un’intervista rilasciata per il numero di settembre di Prima Comunicazione. Economicamente commenti e opinioni sui fatti, per lei e per l’HuffPo, non valgono nulla.

Mi chiedo fino a quando ci sarà gente disposta a barattare presunta visibilità con lavoro gratuito, fino a quando ci saranno persone che produrranno contenuti per colossi che macinano milioni di fatturato in cambio di pacche sulle spalle.

“Iniziamo con circa 200 blogger, ma finché non arriviamo a 600 non mi sento tranquilla” ha affermato l’Annunziata.

Forza dunque, sgomita anche tu per uno dei 400 posti di lavoro non retribuito: non vedrai il becco di un quattrino, ma potrai vantarti di aver contribuito a tranquillizzare la povera Lucia.

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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46 Comments

  • Blogspot, wordpress e facebook pagano quelli che creano contenuti ? NO, e allora perchè dovete prendervela solo con l’huffingtonpost ?

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  • Sai cosa…
    Prendo me ad esempio: bloggo da più di 8 anni ormai, e credo di capirne qualcosina. Vedo, intorno a me, gente che sgomita, letteralmente, per scrive sull’ “Huff”.

    Orbene: non capisco se scrivere sull’Huffington Post equivalga a dire: “sono un professionista e scrivo sulla testatona importante”.

    Sarà che non lo concepisco, sarà che il mio Blog mi va più che bene, me lo sono tirato su da solo senza l’aiuto di nessuno e mi va bene così… Sarà che non comprendo certe dinamiche: la gente se ne “sbatte” altamente del “non apparire un professionista”, come “Mammafelice” scrive più sopra.

    Alla gente (a certa gente, blogger in particolare) interessa solo fare il “cazzone” (perdonatemi la volgarità, ma non c’è altro termine che riesca a far capire meglio cosa intendo) e dire in giro “Io scrivo per l’Huff gne gne gne”. Che poi lo faccia a gratis, quello è altro problema.

    Sarà, ma a me pare tanto una gara “a chi ce l’ha più lungo”…

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  • @SeoSeo
    In campo turistico abbondano coloro che propongono collaborazioni gratuite (se non ricordo male anche RomaExplorer si contraddistingue per questa nobile iniziativa), se non addirittura a pagamento perché prima ti rifilano qualche master sul nulla verbalizzato e scritto.

    Tralascio ogni commento su chi gestisce queste iniziative. La tragedia è che molti accettano di lavorare gratis o a prezzi sempre più bassi. Il risultato è un prezzo di mercato sempre più ridicolo e un prodotto qualitativamente ripugnante.
    Per quanto riguarda la storia della visibilità in cambio: e poi che ci fate? Domani ci provo a pagare la spesa al super con la mia percentuale di visibilità. Hai visto mai…

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  • Gli effetti di tale scelta si vedono, la colonna dei blogger è occupata da politici, sindacalisti, esponenti di associazioni, tutte persone che hanno bisogno di visibilità per loro e gli organi che rappresentano, e che quindi non hanno problemi a sfornare gratis le loro veline.
    Mi ricorda le seguitissime trasmissioni televisive “tribuna politica” e “spazio aperto”, che purtroppo sono limitate come temi trattati.
    Quindi consiglierei all’Annunziata di aprire la rubrica motori, ed affidarla all’ufficio stampa della Fiat, quella dei computer a Microsoft, ecc.
    Dulcis in fundo la trascrizione delle interviste di Marzullo.
    Così lo seguirò con l’iPad quando sarò alla toilette, o coricato sul letto.

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  • @Alessandro

    Infatti per come la vedo io l’HuffP è prevalentemente il modo di debenedetti di mettere le mani, più che su una particolare area informativa (in cui comunque è già ben presente con repubblica.it e tutte le realtà online del gruppo l’Espresso), su una meccanica, informativa.
    Una meccanica che gli consenta, anche, di mettere a sistema la produttività di 200 (o fino a 600) bloggers, gratuitamente.
    E chissà, un giorno traslare questa meccanica precarizzante, nel momento in cui venga accettata ed interiorizzata dagli addetti, anche nelle realtà già consolidate.

    L’avesse proposta ora una cosa del genere ci sarebbero stati scioperi, vedremo da qualche anno.

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  • Io qualche calcolo me lo sono fatto e ne ho scritto. Parliamo probabilmente di cifre che stanno intono alle 500.000€/annue. Considerando che non vengono appunto pagati il blogger che per forza di cose saranno quelli che genenereranno più contenuti, considerando il progressivo ampliamento degli utenti italiani sul web; credo che la Huffington e De Benedetti, due conti se li siano fatti. Altrimenti come si spiega il continuo e massiccio advertising di ogni testata DeBenedettiana, verso il nuovo giocattolo?

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  • Il prossimo facebook, o facebook stesso perchè costretto dal prossimo facebook, pagherà i suoi utenti che producono contenuti.
    Non in contanti, ma con una moneta virtuale che potremo spendere in servizi sul network.

    Arriverà prima o poi nerds 18 enne un po meno ingordo che sarà disposto a condividere una parte dei suoi guadagni con gli schiavi che gli li producono.

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  • @Ilaria

    Chiaro, non lo nascondo, ed infatti Wu Ming aggiunge:

    “Su Facebook il tuo lavoro è tutto pluslavoro (la parte di lavoro che, pur producendo valore, non si traduce in salario ma in profitto del padrone, in quanto proprietario dei mezzi di produzione), perché non vieni pagato. Zuckerberg ogni giorno si vende il tuo pluslavoro, cioè si vende la tua vita (i dati sensibili, i pattern della tua navigazione etc.) e le tue relazioni, e guadagna svariati milioni di dollari al giorno. Perché lui è il proprietario del mezzo di produzione, tu no.
    L’informazione è merce. La conoscenza è merce. Anzi, nel postfordismo o come diavolo vogliamo chiamarlo, è la merce delle merci. E’ forza produttiva e merce al tempo stesso, proprio come la forza-lavoro. La comunità che usa Facebook produce informazione (sui gusti, sui modelli di consumo, sui trend di mercato) che il padrone impacchetta in forma di statistiche e vende a soggetti terzi e/o usa per personalizzare pubblicità, offerte e transazioni di vario genere.”

    Prego!

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  • @ Classe. Embè, però concorderai anche tu che “cooperativo, relazionale e affettivo” sono ancora più rischiosi. Molto interessante, grazie per la dritta.

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  • @pomhey sei un mito, gran bel lavoro che fai online.

    Huffington Post se lo sogna un collaboratore come te, ma d’altronde a loro interesserà solo “riempire” le serp su Google, un po’ come sta facendo TripAdvisor in campo turistico con contenuti collaborativi scadentissimi e inattendibili…

    Speriamo che prima o poi gli algoritmi di Google spazzino davvero via queste schifezze…

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  • @Ilaria

    eheh, e che vogliamo dire? Facebook è proprio l’apoteosi, il non plus ultra di questa meccanica (e lo dico da user, o meglio, prosumer, benché distratto).
    Ne parlano sempre i Wu Ming nell’articolo linkato sopra:

    “Oggi l’esempio più eclatante di cooperazione sussunta – e al tempo stesso di lavoro invisibile, non percepito come tale – ce lo forniscono i social media.

    Sto per fare l’esempio di Facebook. Non perché gli altri social media siano “meno malvagi”, ma perché al momento è il più grosso, è quello che fa più soldi ed è – come dimostra la recentissima ondata di nuove opzioni e implementazioni – il più avvolgente, pervasivo ed espansionista. (…)

    Sei uno degli oltre settecento milioni di utenti che usa Facebook? Bene, vuol dire che quasi ogni giorno produci contenuti per il network: contenuti di ogni genere, non ultimo contenuti affettivi e relazionali.”

    Ne ho preso solo un pezzo, chi è interessato può dare un’occhiata di là.

    Ad ogni modo la “remunerazione” cambia nei 2 casi, se per i volontari dell’esercito scribacchino dell’Huffington Post c’è questa aspettativa di “capitale reputazionale”, per dirla con Formenti; nel caso di Facebook, la “remunerazione” è quasi totalmente di tipo cooperativo, relazionale ed affettiva.

    Reply
  • Già, il problema non sono coloro che non pagano, ma quelli che si offrono, mani e piedi, a lavorare gratis… Dimenticando che lavorare gratis è un ossimoro: il lavoro si paga, a essere gratis è un hobby

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  • @rudy bandiera

    Ahah, no, è un concetto ben preciso.

    Sussunzione formale vuol dire che un determinato modo di essere del lavoro umano, dapprima indipendente (il blog), viene sistematizzato e vincolato dal capitale (i “colossi che macinano milioni di fatturato”).
    E’ come se Davide si mettesse a scrivere sistematicamente per una testata online in cambio di un salario. Però gratis. Quindi senza manco il salario (!). E ti assicuro che Marx non sarebbe arrivato ad aspettarsi una beffa tanto ben riuscita.

    Questo passaggio è ripreso e spiegato da Wu Ming nel bell’articolo, ormai storico nonché inerente al soggetto di cui stiamo parlando, “feticismo della merce digitale”: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241

    Inoltre Carlo Formenti, nel suo recent saggio “Felici e sfruttati, capitalismo digitale ed eclissi del lavoro” dettaglia riguardo proprio ai casi come questi:
    “il blogger spera di ottenere un aumento di capitale reputazionale spendibile in miglioramenti di carriera, ampliamenti della clientela ecc. Ma tutte queste chiacchiere non riescono a nascondere la cruda verità: in nessun’altra occasione la categoria dello «scambio ineguale», con cui Marx definiva la capacità del capitale di appropriarsi della potenza produttiva del lavoro remunerandola in minima parte, è apparsa tanto adeguata.”

    Reply
  • Sussunzione formale del lavoro in condizioni pre-esistenti (bloggers) al capitale (HuffP), gratuita.
    Il capitalismo digitale che trionfa su tutte le previsioni e sulla decenza.

    Reply
  • @Tagliaerbe Come te, faccio lo stesso identico ragionamento: il mio tempo è talmente limitato, che se devo lavorare gratis, lavoro per me stessa.
    Ho lavorato (a pagamento) anche per importanti portali (nel mio campo, quello femminile) e alla fine era più la visibilità che portavo, che quella che ricevevo. Con 100 contatti al giorno si monetizza ben poco 🙂

    Reply
  • @Rudy Bandiera Forse la visibilità si trasforma in monetizzazione per te (e per me, certo…), perché siamo capaci di venderci e abbiamo delle buone capacità commerciali. Ma tu stesso non hai bisogno di visibilità per lo stesso motivo: come sei capace di venderti, sei capace anche di costruirti la tua visibilità.

    Quello che ritengo è che chi scrive gratis lo faccia perché non ha abilità commerciali o di marketing. E allora – ipotizzo – pure della visibilità se ne farà ben poco, perché non sarà capace di monetizzarla.

    Tra i blogger che leggo sui giornali illustri, non ne conosco nessuno che con i post gratis abbia fatto successo.

    E se mi sbaglio, tanto meglio!

    Reply
  • Sai Taglia, quella è un’altra questione: 1) il mondo è pieno di gente che fa castronate anche della propria vita e del proprio tempo 2) ognuno ha i suoi gusti e fa le sue scelte 3) come dici tu, c’è chi è veloce e chi lo è meno 4) (e qui cominciano le dolenti note) c’è chi ricicla, copia, taglia (nessun riferimento personale eh :D) cuce 5) c’è chi, per la fretta, lavora male e produce contenuti scadenti e farlocchi…

    Il tema è che io non ho gli elementi per esprimere un qualsivoglia parere al momento sull’HP italiano. Ti dico che su quello USA leggo temi che riguardano il mio mestiere – relazioni, coppia, blog – e non ho davvero nulla da eccepire, sia in termini di qualità che di visibilità fornita agli autori e nemmeno per quel che riguarda un aspetto che ritengo importante, l'”evangelizzazione” su certi argomenti.

    Detto questo, a me non piacciono soprattutto organizzazioni tipo Melascrivi che per qualche (letterale) euro fanno scrivere per terzi…

    C’è un doppio inganno: sottopagare l’opera intellettuale e far passare per scritto autorevole quello che autorevole non è.

    Ok, chiudo porte e finestre. Aspetto l’uragano.

    Reply
  • Bhe si baratta la visibilità. In più avere in curriculum una voce in più (soprattutto per giovani come me) fa sempre più bene che male.

    Sarebbe interessante vedere quande visite in più un autore riceve sul suo blog dopo aver iniziato a scrivere sull’HP. Sinceramente se lo chiedessero a me potrei accettare, anche solo per curiosità 🙂

    PS: X tomosio: TZETZE, quello che ti censura se muovi una piccola critica a Beppe Grillo e/o Casaleggio?

    The Rebel Ekonomsit

    Reply
  • @ Enrico Giammarco: appunto, non avevo letto il tuo commento. Apprezzo l’obiettività e la competenza delle tue analisi.

    Reply
  • @Tagliablog: ah, io non ne ho la più pallida idea se sbagli o no, sai. Se dici quello che dici immagino che tu conosca la situazione come si deve, sappia che genere di accordi ci sono tra la direzione/redazione dell’HP e i blogger che collaborano, chi è che scrive e perché lo fa, quante ore lavora al giorno, quante ne dedica all’HP etc.
    Sono certa che tu non parli per immaginazione o per sentito dire.

    Io, invece, non ho informazioni di prima mano e immagino e suppongo che VIP o non VIP un giornale online con delle ambizioni e delle firme e una grandissima visibilità non accetti la collaborazione di blogger senza casa, sai? O di chi proprio non ha né arte, né parte. Tu non lo faresti e non lo fai, infatti.

    Penso anche che chi lo fa lo faccia per scelta personale e che non sia stato portato prigioniero nelle galere da qualche terra esotica conquistata.

    E se un blogger è proprio senza casa, forse fa bene a investire il proprio tempo per l’HP.

    Quanto al generalismo, mi cito: ti sfido a trovare un blog più monotematico del mio. Eppure io, per una serie di ragioni, non disdegno la visibilità, seppur generalista.

    E non mi serve nemmeno intervenire qui e prendere spunto dal mio intervento per fare un post sul mio blog.

    E che vuol dire generalista? Un giornale è fatto di molte rubriche (lo vedi l’HP americano?) e quando qualcosa arriva a molte persone, ebbene arriva anche a chi interessa a te ed è interessato a te.

    Sai cosa? Mi pare che talvolta si faccia polemica solo perché fa audience. L’ho già detto, proprio qui su questo tuo blog. In questo modo si fa della grande malainformazione.

    @ Rudy Bandiera: ho letto il tuo post. Concordo su alcune riflessioni nei commenti rispetto alla linea dell’HP per come si è mostrata oggi.

    Il mio pensiero? In teoria sono ben felice dell’HP in Italia: qualsiasi cosa porti traffico, curiosità e visibilità al web mi sembra positiva.

    Spero che l’esperimento porti anche qualità e non ci conto particolarmente.

    Credo che lo sguardo da adottare, in ogni caso, sia di ampio respiro.

    Reply
    • @Ilaria: non c’è mai polemica fine a se stessa nei miei post, semmai esprimo in modo un po’ forte il mio punto di vista per far emergere i diversi pareri dei lettori 🙂

      A parte questo, aggiungo un appunto sulla “questione “tempo”: forse sono io ad essere particolarmente lento (nel produrre un contenuto), o troppo impegnato, o invidioso di chi può permettersi di dedicare le sue preziose energie ad una attività non immediatamente lucrativa.

      Ma davvero non riesco a capacitarmi di come ci siano professionisti disposti a regalare il proprio tempo in cambio di (una ipotesi di) visibilità. Forse perché mi immagino che il professionista lavori 12 ore al giorno e non abbia neppure il tempo di mangiare e dormire (come a volte, purtroppo, mi capita).

      Reply
  • Robe da matti!
    ma fino a che ci sarà gente che sarà disposta a lavorare gratis, gl imprenditori non potranno che approfittarne.
    La logica è la stessa degli stage o di altri lavori sottopagati che ormai sono la normalità.
    Quella della visibilità è proprio una bella scusa, cosa vuol sperare chi scrive articoli gratis per l’huffington post o altri siti simili? un povero giornalista pubblicista? che lo chiamino come opinionista tv? il premio pulitzer?

    Poveri gli ingenui a cui sarà data l’illusione di coltivare passioni, che verranno sempre sfruttati ed anche insultati col sorriso

    Reply
  • Magari sarà anche prematuro, ma andate a vedere come si presenta al suo esordio: secondo voi ci sarà spazio/visibilità per un blogger non-giornalista o VIP?

    Reply
  • @Ilaria Cardani grazie 🙂 Il mio post è online ma non metto qui il link altrimenti il Taglia mi banna a vita e mi marca come spammer 🙂

    Reply
  • Trovo interessanti e condivido le opinioni di Rudy Bandiera (aspetto di leggere il tuo post), Eleonora Celi e Enrico Gianmanco, quest’ultimo di sicuro mette il dito nella piaga e solleva la vera questione.

    Ehm , ehm, deduco, caro Taglia, che tu paghi allora tutti gli autori dei guest post che scrivono per il tuo bog e che contribuiscono alla tua bella newsletter. Dico bene, vero? 😉

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    • @Ilaria: in effetti mi aspettavo che qualcuno facesse il tuo appunto, e sei arrivata tu 🙂

      Il fatto è questo. Tramite guest post e/o contenuti che metto nella mia newsletter, io cerco di offrire visibilità gratuita a qualcuno che:

      1) opera nel mio stesso settore (=web marketing) e quindi
      2) viene letto da persone “in target” (=fra i lettori del TagliaBlog ci sono un sacco di web marketer, agenzie e aziende)

      Non offro visibilità “generalista” dentro un contenitore “generalista”. E soprattutto la mia logica è quella di far emergere le qualità e la bravura del “contributore” in modo che poi, chi lo legge, vada a visitare il sito/blog relativo alla sua attività, e magari che “da cosa nasca cosa” (visto che, come ho scritto sopra, fra i lettori ci sono diversi operatori del settore).

      In altre parole: io cerco di portare traffico e visibilità verso qualcuno che ha già una “casa ben costruita” fuori da questo blog, e non cerco, al contrario, di acquisire persone che si vedranno costrette a togliere tempo alla loro attività per produrre contenuti (quasi) esclusivamente per me. Perché non credo che chi contribuisce come blogger all’Huffington Post potrà scrivere un post quando ne ha voglia, a meno di essere uno dei pochi VIP preso per dare lustro al giornale… o mi sbaglio? 🙂

      Reply
  • @Mammafelice perdonami, ma con la visibilità la spesa alla Coop ce la fai eccome! Ripeto: si tratta di un baratto, non di una compravendita. Tu dai dei contenuti a me, io rendo il tuo nome noto, il tuo nome noto si trasforma in fatturato. Questo è un fatto.
    Poi possiamo parlare di tutte le questioni etiche che volete, e anche della struttura “poco trasparente” di chi scrive li, ovvero degli uffici stampa al posto dei politici. Io non credo, ad esempio, che Serra scriva gratis…

    Reply
  • Se fosse solo per passione, basterebbe aprirsi un proprio blog e scrivere. In realtà chi accetta un compromesso del genere, lo fa per il curriculum e per i contatti, nella speranza che questa collaborazione porti in futuro a qualcosa di più. E lo fa perché magari sbarca il lunario in qualche altro modo. Io sono un giornalista professionista disoccupato, e malgrado di visibilità ne abbia avuta, in passato, sono quattro anni che non trovo un cane che mi paghi per scrivere. E non scriverò più per nessuno, se non pagato. Si può fare anche altro per campare, e sfogare le proprie passioni su un blog meno conosciuto dell’HP…

    Reply
  • @Rudy: Finché con la visibilità non potremo farci la spesa alla Coop, che ce ne facciamo? Certo, la visibilità si monetizza. Ma poi devi trovare il tempo (e le capacità) di monetizzarla, e se lavori gratis per altri, devi trovare principalmente il tempo di lavorare gratis per te stesso. Poi, parliamone, perché poi quando arrivi a quel livello di visibilità, fidati che non hai proprio il tempo di giocare a scrivere. Per me la visibilità non è stata mai una merce da acquisire, ma solo da vendere. E non occorre che ci sia qualcuno che te la regala: la puoi avere lo stesso se lavori per te.

    Reply
  • Ma perché, conoscete qualcuno che paghi i blogger? che io sappia (per esperienza diretta), nessuno dei quotidiani paga i suoi “opinionisti”. E c’è di peggio. Molti siti non pagano nemmeno gli articolisti. Non sto parlando di siti amatoriali, ma di quotidiani online (anche con nomi importanti). E poi ci sono quelli che ti danno 3 euro a pezzo. Per non parlare dei 2 millesimi di euro a visualizzazione… Non mi scandalizzerei troppo, quindi, per l’Annunziata.

    Reply
  • @Rudy: Il problema è che qui si mette in dubbio anche la possibile “visibilità” del progetto. A differenza della versione USA, il “nostro” Huffington Post avrà una parte centrale con una redazione tradizionale. Se leggi le parole dell’Annunziata, quanta visibilità ritieni che verrà data ad un “prodotto non giornalistico”?

    @Eleonora Celi: assolutamente d’accordo sul discorso della passione. Il problema è che c’è gente che poi la sfrutta, quella passione, guadagnandoci (non poco). Il baratto c’è ed è anche legalizzato ed inattaccabile, visto che l’associazione dei blogger USA ha perso la causa contro la Huffington per i mancati pagamenti.

    Reply
  • Premesso che non posso essere d’accordo sulla pratica diffusa sul web (e non solo lì) di sfruttare qualcuno senza retribuirlo… Parlando di quei “qualcuno” non credo proprio si tratti di vanità, di assoluto bisogno di visibilità, di mancanza di logica, o di puro masochismo… Credo che molti aspiranti scrittori o blogger che vorrebbero sbarcare il lunario vogliano tentare di apporre la propria firma su una testata che negli Stati Uniti ha la sua importanza. Perché? Magari perché sperano che questo possa arricchire un cv che finora non ha permesso loro di campare senza sacrifici. Tra questi, ci sarà senza dubbio una percentuale di chi lo fa solo per poter dire “ci sono anch’io!”, ma trovo riduttivo e semplicistico tacciare di stupidità tutti quei blogger non pagati. Voi per le vostre passioni e hobby venite pagati?

    Reply
  • Mi permetto un commento controcorrente, sul quale farò un breve post. Se è vero che non si viene pagati in soldi, è vero che si viene ripagati in visibilità: si ha di fatto in cambio un’altra merce. E’ un baratto.
    Ora, io me lo sono chiesto seriamente: se Huffington Post mi avesse chiamato a scrivere per loro, gratis, ci sarei andato? Penso di si, e penso di si perchè siamo in un mondo che vive di visibilità, che si alimenta di visibilità e che tratta la visibilità come una moneta di scambio.
    Se mi avessero chiesto di sfilare nudo per Armani avrei detto di no (non me la sento, non mi va, non mi sento preparato) ma se mi avessero chiesto di scrivere per Huffington Post avrei detto di si, certo di avere avere un ritorno d’immagine che sarebbe diventato, nel tempo, fatturato.
    Adesso copio questo commento e lo faccio diventare un post 🙂

    Reply
  • Si tratta della trasposizione digitale di quello che è stato fatto per decenni da molte testate (nazionali e locali) che “usavano” collaboratori a gratis promettendo il famoso tesserino da pubblicista dopo i due anni.

    Qui la situazione si è evoluta, non c’è alcun premio se non quello della “visibilità”, chiaramente diluita ed affogata in un marasma di altri blog (soprattutto quelli VIP).

    Non credo perciò che questo progetto sia troppo differente da un qualsiasi altro quotidiano online (pensate al Fatto Quotidiano che è pieno di blogger al suo interno), se non per depauperare la dignità dei lavori di scrittura, come ho anche indicato in questo mio post: http://webpointzero.com/digital/huffington-post-in-italia-new-media-o-il-solito-quotidiano-online/

    Reply
  • Ma anche la Lucia non prenderà un soldo oppure in quanto direttrice (…) avrà accesso ad un lauto stipendio?

    Reply
  • Lo leggeranno solo due gatti.Arriva in ritardo. In Italia ci sono ormai diverse alternative a questo genere di iniziative…portali che fanno da collettori di decine o centinania di blog (Tra cui Tse Tse grazie al quale sono arrivato a trovare quest’articolo)…oltre naturalmente a Google News..e alle decine di applicativi per smatphone che aggregano i feed rss….
    La vecchia babbiona amerecana qui da noi non se la fila nessuno…mentre la Annunziata può pure filtrare e plasmare una linea editoriale al flusso di articoli che verranno incanalati..ma non ha nè il carisma o la popolarità per trasformarla in un’avventura di successo.
    Di minestroni giornalistici liberali…la stampa di questo paese..è già piena…ogni grande (come debiti e come declinazione di potere) imprenditore ha il suo…e la gente è stufa di farsi dire cosa e come pensare…e cosa è una notizia importante….

    Reply
  • Il pronostico che hai elencato è il più plausibile, ma vedremo con il tempo cosa accadrà. Cmq, io finchè la Lucia non è tranquilla non dormirò la notte 🙂

    Reply
  • Condivido al 100% l’articolo. Purtroppo l’idea del tutto gratis imperante nel web, genera questi meccanismi di sfruttamento più o meno consapevole.

    Reply
  • Più che altro mi chiedo perché noi piccoli siti dobbiamo pagare e loro grandi siti no, quindi la protesta è che bisognerebbe non pagare nessuno… 🙂

    Reply
  • E vedrai quanti, sgomiteranno per diventare uno di quei 400 blogger che scrivono aggratis. Vedrai.
    Se oltre oceano hanno trovato 30mila blogger, anche da noi ne troveranno un buon numero? Perché? Perché la vanità, sul web, sta diventando come una moneta.
    Per me sarà molto interessante: sarà anche una lista di coloro i quali potrò considerare profesisonisti / non professionisti.

    Reply
  • Questo è uno di quei paradossi che dominano nel nostro mondo. D’altro canto funziona così anche per altre testate italiane (molto note) online. Nel caso poi dell’HuffPo – notoriamente milionario – mi fa rabbrividire vedere quanta gente pecchi di logica.

    Reply
  • Ci sono ormai molti precedenti di professionisti che sono stati disposti a lavorare gratis in cambio di visibilità non solo nel giornalismo online, ma anche nelle radio, in tv, addirittura in alcune fiction tv, dove gli sceneggiatori hanno accettato di scrivere gratis puntate di serie televisive andate in onda (anche serie televisive di successo) in cambio del solo diritto d’autore SAIE.

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Max Valle

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