Perché ho lasciato Google e ora lavoro in Facebook

Nelle ultime settimane molti hanno speculato su:

• perché ho lasciato Google
• cosa è successo al mio libro “Social Circles”
• quello su cui sto lavorando in Facebook

Non ho mai pensato di scrivere pubblicamente perché ho lasciato Google, ma mi sembra necessario fornire alcune spiegazioni su questi fatti.

Prima di entrare nello specifico, voglio dire che continuo a mantenere un enorme rispetto per Google. Ci ho lavorato per 4 anni, ho amato quell’azienda e ci ho messo anima e corpo per creare ottimi prodotti. Ho imparato un’immensità di cose da un sacco di gente davvero smart.

Ho lasciato Google per diversi motivi

Il motivo principale è che c’era una opportunità in Facebook che ho sentito di non poter rifiutare. Detto questo, ci sono stati altri fattori che hanno reso facile le mia decisione di lasciare Google per un competitor. Google è una engineering company, e un ricercatore o un designer hanno molte difficoltà a far udire la loro voce ad un livello strategico. In definitiva, anche se col mio lavoro di ricerca ho posto le basi della strategia social di Google, e ho correttamente predetto la fine che avrebbero poi fatto altri prodotti in quel mercato, non sono stato ascoltato quando si è trattato di eseguire questa strategia. Chi lavorava con me mi ascoltava attentamente, ma persuadere la leadership è stata una battaglia persa. Google è forte nella tecnologia, non nella social science. Me ne sono andato anche perché la “cultura” di Google è radicalmente cambiata nel giro di pochi anni. E’ diventata una azienda molto più burocratica e politica.

Google mi ha impedito di pubblicare il mio libro

In molti mi han chiesto perché il mio libro “Social Circles” è stato prima ritardato, e poi rimosso da Amazon. Ho scritto il libro in collaborazione con Google, e nel Giugno del 2010 mi hanno dato ufficialmente il permesso a pubblicarlo. Il contenuto del libro, il titolo e la copertina esistevano tutti prima di Emerald Sea (=Google+). Tuttavia, a seguito della frenesia che si è creata attorno al progetto a Luglio del 2010, Google ha verbalmente annullato il permesso di pubblicare il libro, bloccandone la pubblicazione fino al lancio di Google+. Sul momento, ho capito e rispettato la loro decisione. Tuttavia, il blocco c’è ancora. E ora che Google+ è stato lanciato, onestamente non capisco perché non rispondono alle mie email che chiedono il permesso di pubblicare il libro. Il libro non contiene informazioni riguardanti brevetti, si basa quasi esclusivamente su ricerche di terze parti (per lo più università) e ogni ricerca di Google alla quale si fa riferimento è già di dominio pubblico.

L’obiettivo del libro è semplice: prendere tutto il complesso delle ricerche accademiche sui comportamenti sociali e renderle accessibili a tutti i designer, sviluppatori e marketer che necessitano di conoscere queste cose. L’industry ha bisogno di questo libro. Si potrebbe dire che sto cercando di raggruppare le informazioni esistenti e renderle universalmente accessibili. Ironia della sorte, Google sta bloccando questi miei sforzi vanificando il mio lavoro. Quando dico “l’industry ha bisogno di questo libro” non lo dico per motivi di ego o perché penso sia un capolavoro. Sono sicuro che non lo è. E’ solo un semplice libro sui comportamenti sociali. Penso sia necessario perché c’è una grandissima quantità di dati su questo tema che sono racchiusi in pubblicazioni accademiche, che la massa non ha purtroppo il tempo di leggere.

La buona notizia è che ho canalizzato questa esperienza frustrante verso qualcosa di positivo, e sto scrivendo un nuovo libro. Si chiamerà Grouped, e uscirà fra pochi mesi.

Alcuni si sono chiesti se il problema non fosse nella mia presentazione “The Real Life Social Network“. No, non lo è. L’ho esposta la prima volta prima di Emerald Sea, con il permesso di Google, e nessuno se ne è curato in quel momento.

In Facebook lavoro sui prodotti pubblicitari

Per molti anni mi sono interessato a come le persone decidono cosa comprare, possedere e utilizzare. Sono affascinato dal mondo del branding, a come le persone comunicano le informazioni su brand e prodotti ad altre persone che conoscono. Ho sempre desiderato lavorare in questo mondo.

Io credo che il web sia fondalmentalmente costruito attorno alle persone, e il mondo della pubblicità cambierà radicalmente a causa del social web. Voglio essere parte della creazione di questo cambiamento, e il posto migliore per farlo è su Facebook. Sono entrato in Facebook come Researcher, ora sono passato a Product Manager e mi occupo di come i nostri utenti si pongono nei confronti dei prodotti pubblicitari. O come preferisco dire, sto cercando modi migliori per far comunicare persone e aziende, e modi migliori per far comunicare le persone con in loro amici riguardo le aziende. Amo il mio nuovo lavoro, amo Facebook, e non ho assolutamente rimpianti. Dal punto di vista lavorativo, è stata la migliore decisione che ho preso.

Liberamente tradotto da Why I left Google. What happened to my book. What I work on at Facebook., di Paul Adams.

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10 Comments

  • Bella rivincita personale… ho fatto “mi piace”, mi dai il permesso di fare +1? Sai ora è della concorrenza 😉

    A parte gli scherzi complimenti per il tuo percorso, se bigG non ha ancora sfondato nel mondo dei social un motivo ci sarà…

  • Bell’articolo e bella storia, speriamo questo libro esca presto adesso sono veramente curioso…

  • Beh sicuramente ha avuto la fortuna di poter collaborare e lavorare presso due grandi realtà e già questo non è poco.

    Se poi ha trovato un posto dove “gli danno più retta” questo potrebbe essere buono oppure potrebbe essere pericoloso, nel caso in cui sbagli qualche ipotesi di mercato.

  • ma perchè non fa un sito con i contenuti del suo libro???? ^^^

  • La frase piu’ interessante e’ questa…

    “…non capisco perché non rispondono alle mie email che chiedono il permesso di pubblicare il libro”

    Una frase stupenda, che dice molto sullo stile di Google e che spiega a tutti (compreso il sottoscritto) la regola della NON-COMUNICAZIONE su cui ormai si basa Google.

    Se sono arrivati a questi livelli, ovvero di non rispondere nemmeno ad un proprio dipendente di punta, allora credo che siano giunti “alla frutta” 🙂

  • … e aggiungo anche: che bell’esempio di Web 3.0 !

    Il blog post di Paul Adams e’ una vera “mazzata” all’immagine e al brand di Google.

    Un perfetto esempio di come 1 sola persona, nell’era del web 3.0, puo’ incrinare la reputazione di un marchio cosi’ forte.

  • Al momento la reputazione di Google non mi sembra incrinata dal post di Paul Adams, ma può essere che la palla di neve diventi una valanga…

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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