Google, GoMo e il futuro del mobile

Ovviamente anche per Google il futuro è decisamente orientato al mobile.

Dopo Google Mobile Optimizer e il Mobilize di Google Sites, dopo il lancio di un sito zeppo di informazioni circa l’uso degli smartphone e i relativi comportamenti degli utenti (Our Mobile Planet), ecco che all’orizzonte spunta GoMo (acronimo di Go Mobile, dove Go sono anche le prime 2 lettere della parola Google).

Fino a poche ore fa l’obiettivo del nuovo servizio non era ben chiaro (anche perché il sito era protetto da password…), ma già dal logo (“Mobilize you site now”) si poteva intuire che avrebbe avuto a che fare col rendere mobile i siti che mobile non sono.

L’idea di “mobilizzare” un sito web pensato per grossi (e statici) schermi non è affatto nuova, ma il fatto che anche Google salti con convinzione su questo carro è l’ennesima conferma che una grossa fetta di utenza si sta decisamente spostando su smartphone (e tablet): GoMo fornisce infatti suggerimenti e raccomandazioni su come ottimizzare un sito per renderlo mobile-friendly (con tanto di possibilità di testare il proprio sito che il “GoMoMeter”), nonché esempi di siti mobile di successo dai quali trarre ispirazione e un elenco di developer professionisti che possono aiutarti, a pagamento, a creare il tuo nuovo mobile site.

Spostamento dell’utenza da fisso o mobile vuol dire traffico, e traffico vuol dire soldi.

Quanto ci fu detto a Febbraio da Google ad un evento AdMob, puoi notare con quale forza il mobile sia entrato nelle nostre vite affiancando, o addirittura sostituendo, altre fonti di informazione e altri dispositivi collegati a Internet.

E a proposito di soldi (e quindi di mobile advertising), si parla di un mercato da 21,1 milioni di euro (solo per l’Italia), con una quota percentuale per il Bel Paese superiore alla media europea e seconda solo al mercato UK.

Questo scenario ha anche la grande fortuna di essere estremamente competitivo: da un lato Google col suo Android (e con AdMob/AdSense for Mobile), dall’altro Apple col suo iOS (e con iAd) e fanalino di coda Microsoft col suo Windows Phone (ma son pronto a scommettere che MS butterà un sacco di soldi – e ne ha parecchi in cassa – sia sulla piattaforma che sull’advertising).

Concludo con qualche numero spiccio, ma significativo. Il TagliaBlog fa oggi più del 7% di accessi via mobile, mentre nei primi sei mesi del 2010 la media era solamente dell’1,59%: fossi in te aprirei Google Analytics, andrei sotto Mobile->Dispositivi, e inizierei a fare un po’ di elucubrazioni…

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8 Comments

  • Ciao, lo abbiamo provato su tua indicazione in questo post ma sinceramente non ci è sembrato entusiasmante! Sono solo una serie di accorgimenti ed indicazioni ma pensavamo qualcosa di più strutturato e tecnico. Probabilmente è solo un’inizio…Google avrà in mente altro!

    Grazie per la segnalazione,
    ciao

  • Interessante. Sono però del parere che oltre a trucchetti e tattiche pensate per rendere mobile un sito che mobile non è (cambia proprio l’aspettativa del fruitore, devono cambiare necessariamente le regole compositive dell’intero sito) occorrerebbe cominciare a interrogarsi sulla necessità di attrezzarsi professionalmente per utilizzare le nuove modalità di comunicazione offerte dal mobile.

    Per restare in argomento parlando d’altro 😉 è molto il lavoro di perfezionamento comunicativo da fare da parte di creativi e agenzie per cogliere le enormi opportunità offerte dal settore e fare dei buoni lavori, efficaci e ben remunerativi.

    Il post dedicato al “Video advertising su mobile: tradizione e innovazione per vincere la crisi” http://polisemantica.blogspot.com/2011/10/video-advertising-su-mobile-tradizione.html dice qualcosa a proposito.

  • Ciao Davide, una curiosità. Tu gli accessi da tablet, li consideri “mobile” o no (al di là dell’elemento usage di mostrare all’utente la versione web oppure la versione mobile di un sito)? Cosa ritieni più corretto (anche a fronte del fatto che i tablet poi così… “mobile” non si stanno rivelando)? Nel senso che quando si parla di vendita di hardware, si tende a considerare i tablet facenti parte del mondo Mobile. E idem per il “mondo app”. Ma quando si parla di browsing il tema mi pare aperto, ad oggi. Che ne pensi?

  • @Daniele B.: giustissima osservazione.

    A mio parere tablet NON è mobile, perché il 90% del traffico tablet viene fatto dal divano (o dal letto) di casa. Quindi, IMHO, Google Analytics (e tanti altri sistemi simili) sbagliano a classificare i tablet nella categoria mobile.

  • Ma sicuramente gli smartphone e i tablet hanno spostato una grossa fetta di traffico dal PC a questi ultimi dispositivi, e poi hanno aumentato il tempo totale nel quale la gente passa online. Diciamo che gli smartphone permettono di avere “la conoscenza attuale in tasca”; sono una protesi all’uomo che sicuramente ne aumenterà la sua efficienza; un balzo evolutivo insomma.

  • @contatta.me
    ti quoto in pieno… niente di eccezionale.
    E’ un self service mobile per piccole attività (meglio se local business)

  • “…una grossa fetta di utenza si sta decisamente spostando su smartphone e tablet”: si tratta di un’imprecisione grossolana che si legge spesso in molti articoli.

    La fascia di utenza che accede ai dispositivi mobile non è in migrazione dal desktop (o laptop) al mobile.
    Il desktop non viene sostituito, ma integrato dai dispositivi mobili.

    L’uso di un palmare sulla metro mentre si va a lavoro non è alternativo all’uso del pc quando si è seduti sulla scrivania e viceversa.
    Questo vuol dire che globalmente aumenta l’accesso ad internet inteso come tempo di connessione e utilizzo dei servizi, non che il tempo di connessione attuale venga diviso tra più punti di accesso.

  • @EmanueleDG: anche io ci credevo, ma più ci penso e più mi sale il dubbio che alla fine sarà un gioco a somma zero (almeno per certi siti in ambito editoriale).

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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