Google Fred Update: chi e cosa colpisce?

Google Fred Update

A partire da Febbraio e fino alla metà di Marzo 2017 ci sono stati almeno un paio di forti scossoni nelle SERP di Google, avvertiti inizialmente soprattutto dalla community black hat: ecco perché alcuni SEO, un po’ frettolosamente, hanno pensato ad un aggiornamento algoritmico riguardante la qualità dei link (e/o l’uso di PBN), e non quella dei contenuti.

I soliti 2 “portavoce” del motore di ricerca (John Mueller e Gary Illyes), come spesso capita, non hanno confermato ufficialmente l’update: Mueller ha dichiarato che Google “fa aggiornamenti praticamente tutti i giorni”, mentre Illyes l’ha buttata sul ridere, dicendo “d’ora in poi ogni aggiornamento, se non diversamente specificato, sarà chiamato Fred”: da questa battuta è stato quindi coniato il nome di Fred Update.

Parlandone con Salvatore Aranzulla, e leggendo poi i pareri di chi ha approfondito la nuova “penalizzazione”, sembra che Fred sia qualcosa di più simile al Panda (o al Phantom/Quality) che al Penguin, come qualcuno aveva invece inizialmente ipotizzato.

Con Salvatore sono andato a guardami i “Winners” a “Losers” italiani secondo Searchmetrics, per cercare di trovare un filo conduttore che possa unire i vincitori (da un lato) e i perdenti (dall’altro).

Chi ha guadagnato col Fred Update

Fra i siti che hanno guadagnato possiamo osservare diversi grossi nomi dell’editoria cartacea, siti di notizie che Google potrebbe reputare come “più affidabili di altri” in quanto notissimi quotidiani (nati decine di anni fa offline):

Chi ha guadagnato col Fred Update

Si notano infatti (fra gli altri) Repubblica, Il Messaggero, Gazzetta e Il Giornale.

In crescita anche i 2 leader assoluti dell’ecommerce, Amazon e eBay.

Chi ha perso col Fred Update

Fra i siti che hanno perso vediamo invece brand che nel tempo hanno fatto un grossissimo lavoro di produzione di contenuti, ma che probabilmente non è il lavoro che piace a Google (o che forse hanno un po’ esagerato con la quantità di banner in pagina):

Chi ha perso col Fred Update

Vedo ad esempio Blasting News, Fanpage, IlSussidiario.net e Forexinfo.it. (P.S.: anche Aranzulla.it ha perso traffico, ma potrebbe essere dovuto agli strascichi del passaggio da HTTP ad HTTPS fatto dal sito di Salvatore all’inizio del mese).

Togliendo i siti di stampo puramente editoriale, interessante notare il calo di Wikipedia e Wikia, nonché di tutti i più noti social (Facebook, Twitter e YouTube) e motori di ricerca (Google e Bing).

Fred Update: link o contenuti?

Iniziamo subito col dire che fra Febbraio e metà Marzo Google ha ballato più volte, e pertanto potrebbero esserci stati vari aggiornamenti algoritmici, magari riguardanti lo stesso update ma rilasciato in almeno 2 grosse tranche: in alcuni casi si è trattato di “ritocchini” più lievi, quasi impercettibili. In altri casi di variazioni più pesanti, che hanno rivoltato le SERP come un calzino. 🙂

Anche se mi è difficile trovare un pattern comune a tutti i siti colpiti, direi che non si tratta dei link in ingresso. Più probabilmente è qualcosa di legato ai contenuti, alla struttura dei siti e/o all’eccesso di banner: tutte cose assimilabili dunque al Panda e ai suoi simili (fra questi ricordo il Top Heavy Update del lontano 2012, che colpisce proprio il rapporto fra testo e pubblicità presente in pagina).

Ho comunque osservato alcuni “falsi positivi”, che contribuiscono a confondere parecchio lo scenario: pessimi siti che han guadagnato posizioni sul motore di ricerca, e buoni siti che invece sono scesi. Pertanto mi aspetto – o comunque spero – un “aggiustamento del tiro” da parte di Google, magari già nei prossimi giorni.

Interessante infine notare che il 14 Marzo 2017 Google ha pubblicato le nuove linee guida per i Quality Rater, che etichettano come di scarsa qualità le seguenti tipologie di siti:

  • Siti che imitano altri siti molto noti.
  • Siti che si presentano come siti di notizie, ma contengono contenuti non accurati con il solo scopo di portare beneficio a persone, imprese, governi o altre organizzazioni politiche e finanziarie.
  • Siti che deliberatamente disinformano o ingannano gli utenti presentando contenuti inesatti.
  • Siti che diffondono teorie cospiratorie infondate o falsi allarmi, presentandoli come reali.
  • Pagine o siti che presentano fatti scientifici dubbi.
  • Siti che promuovono odio, crimini e violenza contro gruppi di persone.

Mentre queste sono 2 delle caratteristiche che dovrebbero avere i siti di news di buona qualità:

  • Dovrebbero includere contenuti accurati basati sui fatti, presentati in modo da aiutare gli utenti a raggiungere una miglior comprensione degli eventi. Queste fonti adottano in genere processi di revisione e politiche editoriali consolidate.
  • Se parlano di argomenti scientifici, dovrebbero rappresentare il consenso della comunità scientifica (sui temi dove esiste tale consenso).

Che ci sia un legame fra il Fred Update e le nuove linee guida? 😉

Concludo riassumendo per sommi capi il punto di vista di Jennifer Slegg sul Fred Update. Secondo Jennifer sono stati colpiti:

I siti che vengono creati per dare beneficio esclusivamente al loro proprietario e per posizionarsi bene su Google, ma che non mirano invece a soddisfare l’intento dell’utente.

Insomma, la solita vecchia storia: crea contenuti e siti per gli utenti che ne dovranno fruire, e non per i motori di ricerca. E sarai immune dal Fred Update e da tutti i prossimi aggiornamenti di Google…

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22 Comments

  • Quello che mi chiedo è se Google ultimamente non stia combattendo una battaglia estremista e poco lucida a favore di una utopistica purezza totale dei contenuti. A parte il fatto che nella storia questo tipo di battaglie estreme e utopistiche hanno sempre portato male, mi chiedo anche un’altra cosa: Aranzulla mi spiega come togliere la chiavetta dal pc senza farlo esplodere, ma Aranzulla deve anche lavorare, e mettendo il banner o l’affiliazione riesce a guadagnare facendo quello di cui io, che navigo su Google, ho bisogno, cioè di contenuti. Se lo fa bene, guadagna molto, se lo fa male, guadagna poco. Se io mi batto contro tutti quelli che cercano traffico e monetizzano, mi ritroverò in futuro solo con contenuti scadenti, amatoriali, oppure con le pagine delle testate giornalistiche, ma a questo punto tornerò ad acquistare i giornali in edicola. E poi scusate, c’è un’altra cosa… se io oggi cerco qualunque cosa su Google, mi ritrovi tutto il famoso spazio “above the fold” completamente monopolizzato dalla pubblicità, annunci o shopping. A questo punto chi è che esagera con il monetizzare? Non è che Google sta diventando “un sito creato per dare beneficio esclusivamente ai suoi proprietari”?

  • “…crea contenuti e siti per gli utenti che ne dovranno fruire, e non per i motori di ricerca”. Ci si prova. Con tanto spirito di sacrificio visto il panorama!

  • Concordo al 100% con il commento di Massimo.

    Riguardo al post faccio notare come le classifiche di searchmetrics siano stilate su aumento e perdita assoluti di “SEO visibility”, il che fa sì che per siti molto grandi piccole variazioni percentuali portino a dominare la classifica dei winner e/o dei looser.

  • Spero veramente che big G aggiusti il tiro. Vedo siti di ottima qualità penalizzati e siti di scarsa qualità scalare le SERP come mai prima…

  • Sono d’accordo con i commenti sia di Dimitri che di Giuseppe Arlotta ma non dobbiamo dimenticare che spesso di fronte a cambiamenti di questo tipo siamo portati a fare la medesima tipologia di riflessioni. Il vero problema è che andando di questo passo reggere questo ritmo sarà veramente complicato e non so quanto dispendioso

  • Il mio sito scienzenotizie.it è stato penalizzato drammaticamente.
    Si tratta di un sito di micronews scientifiche, una sorta di “agenzia di stampa” dal mondo scientifico. Articoli brevi ma di qualità, è questo il target che abbiamo creato. Le visite da organico sono invariate, ma la penalizzazione è arrivata.
    Si tratta di un aggiornamento che secondo me favorisce i grandi siti e penalizza i più piccoli, lo trovo scorretto e vergognoso.

  • Io credo invece che lo scrollone sia dovuto alla chiusura di DMoz.
    Punto. 😉

  • Quality raters? Sono uscite le nuove linee guida, non potrebbero essere semplicemente le loro prime valutazioni ?

  • Solo per statistica, anche io ho fatto il passaggio da http a https verso fine gennaio, ma ho avuto un ottimo incremento di accessi unici e posizionamento.

  • Il fatto è che Aranzulla ha fatto il passaggio da HTTP ad HTTPS proprio nei giorni in cui è stato rilasciato il Fred Update, e considerando il fatto che – di solito – il passaggio può non essere indolore e istantaneo (agli occhi di Google), ecco spiegato il calo di traffico.

    Tra l’altro, Aranzulla mi ha confermato proprio alcuni giorni fa che – in base alle sue statistiche – ha recuperato praticamente tutto il traffico perso a inizio mese.

  • Tira oggi, tira domani, prima o poi la corda si spezza. Penso che mai come oggi il “sentiment” verso Google sia stato così basso, non parlo dell’utente finale ma dei webmaster, cioè quelli che forniscono gratuitamente a Google i risultati da mostrare in serp. Google da tempo si riempie la bocca di parole come qualità ma è chiaro che agisce solo da “censore” e “penalizzatore” facendo, di fatto, crollare la fiducia dei piccoli-medi editori che escono sempre sconfitti, spesso umiliati sotto i colpi di penalizzazioni algoritmiche, pur avendo contenuti di grande valore. Google ci parla (giustamente) di non mettere annunci “sopra la piega” e poi ci mostra serp con 4 (QUATTRO) annunci adwords in testa, peraltro ben mimetizzati da sembrare risultati organici. Suvvia Google, per quanto vuoi prenderci ancora per i fondelli? La realtà è che per ricevere traffico da Google bisognerà pagare (adwords), altro che qualità.

  • Secondo me Google aggiornando in continuazione, semplicemente fa variare spesso la definizione di sito SEO friendly, garantendo a chi paga AdWords un minimo di vantaggio nel pagamento, rispetto a siti eternamente primi. E’ semplicemente il loro business non lasciare un sito campare di rendita, perché così una granze azienda che vende beni o servizi dovrà garantirsi una parte di budget di Web Marketing nel PPC AdWords. Allo stesso tempo, dato che gli aggiornamenti sono fatti cum grano salis, cioè con logica, alla fine la qualità rimane buona.
    Però c’è da dire che finché il vantaggio qualitativo delle ricerche sarà così elevato, Google potrà fare come gli pare, e i piccoli editori potranno vedersi cancellare dai primi posti senza aver compiuto nulla di sbagliato.
    Io nei miei siti ho notato un calo, ma anche perché sono passato a HTTPS, adesso stanno ritornando in parte quasi tutti i visitatori.

  • Io, sinceramente non vedo queste grandi novità. Credo che il fine di Google sia sempre lo stesso. Fornire le risposte più adeguate alle richieste che gli vengono fatte.

    E’ chiaro che gli algoritmi sono veramente molto complessi e piccoli cambiamenti, a volte, possono essere devastanti per alcuni siti o entusiasmanti per altri. I risultati possono essere anche diversi da quelli che Goggle aveva previsto.

    Penso e spero che la finalità di Google sia sempre e comunque quella di fornire un buon servizio e non credo a certe dietrologie.

    Un saluto e complimenti per l’articolo

  • E’ possibile che abbia colpito quei siti che sono usciti fuori dai loro argomenti centrali e diventati generalisti e che in più presentato in alcuni casi notizie false con il solo scopo di farti cliccare per guadagnare con la pubblicità

  • ciao a tutti, per quanto ci riguarda vi riporto alcuni dati interessanti: su https://assodigitale.it abbiamo subito una penalizzazione del 30% il 9/3 che abbiamo interamente recuperato qualche giorno dopo rimuovendo interamente ADSENSE, poi ha iniziato una Google Dance che continua a farci oscillare tra i dati soliti di traffico ed un -30%. Quando due anni fa siamo passati ad https non ci sono state variazioni a conferma che poi alla fine Google predica bene ma indicizza sempre come vuole lui e HTTPS ancora non spacca. Adesso stiamo cercando di far caricare il sito da circa 1 sec. di media a almeno 500/600 ms e vediamo cosa succede … comunque il dubbio che Google ogni tanto lanci penalty a grossa capocchia (per non dire di peggio) rimane.

  • Secondo me, la direzione tracciata da Google è quella di pensare sempre più a “cosa si aspettano gli utenti”, diventare quindi un “motore di risposte” più che un “motore di ricerca”. E se ci pensiamo bene, è già da tanti anni che da Google dichiarano questa intenzione, mi viene in mente banalmente il video “The Evolution of Search” di Google del 2011 in cui facendo la “storia” del motore di ricerca evidenziano la volontà di dare risposte sempre più accurate agli utenti. Penso che, almeno da quello che vedo e leggo, Fred Update vada sempre in questa direzione.

  • Io subisco una forte penalizzazione per un sito di notizie di qualità che ha oltre 10 anni di esistenza.
    Evidentemente Fred ha dei limiti importanti perchè vedo invece i soliti noti che salgono con finte news.
    Dato che la società è orientata ad una informazione superficiale non è che a furia di orientarsi sulle risposte e richieste dell’utente, google in realtà si sta allontanando dalla qualità?

  • Grazie per l’interessante articolo. Proprio da marzo un nostro importante sito di cultura generale di 13 anni, che fa intorno alle 18/20 milioni di pagine viste all’anno è stato penalizzato. Nelle centinaia di keyword posizionate abbiamo assistito a cali dalle tre alle 10 posizioni per keyword. Risultato, -15% nel traffico. Sono stati colpiti articoli “long form” che hanno dalle 2000 alle 5000 parole. Siamo passati anche noi ad https, ma questo di recente.

  • Ma come si fa a chiedere purezza dei contenuti per siti che devono essere commerciali e quindi portare utenti/clienti interessati a prodotti e servizi ? Comincio a pensare che tutta questa imprecisione negli algoritmi del seo organico voglia servire a scoraggiare investimenti in ottica seo organica al posto di adwords. Vista anche la crescente quota pubblicitaria di Facebook …

  • Secondo me in certe categorie come il turismo è ormai palese il conflitto di interessi che google sta portando avanti. Pretende contenuti di qualità ma se vai sulle sue pagine le prime posizioni sono piene di annunci pubblicitari e le prime posizioni in organico sono popolate dai big delle prenotazioni. Se vuoi farti vedere o paghi a google o paghi i cugini di google.

    A mio avviso loro hanno un grande potere che noi in parte abbiamo contribuito a dargli scegliendo e consigliando google come motore di ricerca predefinito. E` vero che adesso possiamo fare ben poco per cambiare le cose, ma se tutti noi uno alla volta iniziamo a cambiare e consigliare un altro motore di ricerca predefinito vedi bing o yahoo etc… vedrete che le cose piano piano possono cambiare.

  • Io ho anche la sensazione che in Google il motto “don’t be evil” non venga più seguito tanto. Io ho un ecommerce di prodotti abbastanza specifici e confrontandomi con i miei concorrenti che conosco personalmente ci siamo trovati tutti molto penalizzati nel corso dell’ultimo anno senza alcuna ragione apparente. E una cosa molto particolare che abbiamo notato è che per qualunque prodotto uno cerchi ai primi due o tre posti (organici) c’è sempre e soltanto Amazon, anche se è una pagina che non conduce a nulla perchè su Amazon quel prodotto non c’è più. Mi risulta davvero difficile credere che sia un caso. Ho la netta sensazione che ad Amazon non sia più sufficiente tagliare fuori i piccoli commercianti con evasione totale delle tasse di importazione e sul reddito grazie alla sede irlandese, ma abbia stretto un accordo segreto e dato una marea di quattrini a BigG per manipolare la serp in suo favore e a discapito non solo dei piccoli ma anche di ebay. So che suona troppo complottistico detto così, ma sono mesi che notiamo quesa cosa. Anche perchè dal punto di vista SEO le pagine dei prodotti su Amazon sono uno schifo, con descrizioni spesso del tutto assenti e pochissimi dati salienti o informazioni “fresche”. Eppure son sempre ai primissimi posti. Se facessi io le schede dei prodotti in quel modo sparirei del tutto nel giro di due mesi.

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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