Su Google, il diritto all’oblio e la reputation

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A seguito dell’ormai nota sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 13 Maggio 2014, Google ha pubblicato un modulo che permette di richiedere la rimozione dei risultati di ricerca ai sensi della legislazione europea per la protezione dei dati personali.

Si tratta di quello che un po’ tutti i media hanno battezzato col nome di modulo per il diritto all’oblio, atto ad eliminare dalle query i risultati che includono il nome dell’utente e che puntano a contenuti ritenuti da questo “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”: secondo Reuters, nella sola giornata di venerdì Google ha ricevuto oltre 12.000 richieste di rimozione dai vari Paesi europei, con un picco di 20 richieste al minuto verso le ultime ore del giorno.

E’ bene chiarire che esiste già da parecchio tempo una procedura per la rimozione di informazioni da Google, e anche che la sentenza parla genericamente di “motori di ricerca”: pertanto credo che Bing, Yahoo! e tutti gli altri “motori minori” dovranno predisporre rapidamente moduli adeguati (se non l’hanno già fatto).

Aggiungo, per i meno tecnici, che il contenuto incriminato risulterà comunque sempre raggiungibile in modo diretto, digitando l’URL (o tramite link posti su altre pagine web); semplicemente NON avrà più la visibilità che Google può garantirgli grazie al fatto di essere il leader assoluto fra i motori di ricerca in Europa, e utilizzato da 9 persone su 10 in Italia.

In altre parole, l’eliminazione di un link NON costituisce l’eliminazione del contenuto linkato: Google toglie il link dai risultati, ma non ha ovviamente il potere di cancellare il contenuto presente su un server non suo (se il contenuto fosse un video di YouTube, che invece è parte di Google, esiste da tempo un’apposita sezione che spiega come segnalare i video inappropriati, e farli quindi rimuovere dal sito).

Per fare un esempio concreto: se il contenuto incriminato fosse sul sito web di un quotidiano online, attraverso il motore di ricerca interno del giornale rimarrebbe sempre e comunque ricercabile e raggiungibile; quello che non esisterebbe più, è il link che da Google punta alla risorsa presente sul giornale stesso.

La Corte UE sembra dunque voler affermare che non è tanto la presenza online di un contenuto a poter dare fastidio, ma la visibilità di quel contenuto collegata ad una determinata query/parola chiave, mostrata a seguito di una ricerca effettuata in un motore.

Analizzando il modulo, parola per parola…

Per capire esattamente chi potrà beneficiare del diritto all’oblio, e i casi in cui questo si applica, ho cercato di interpretare i punti salienti presenti sul modulo messo online da Google.

Una recente decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che alcuni utenti possono chiedere ai motori di ricerca di rimuovere risultati relativi a query che includono il loro nome, qualora tali risultati siano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”.

Nelle prime righe ci sono subito 2 punti molto interessanti. Il primo riguarda i “risultati relativi a query che includono il loro nome”. Ciò significherebbe che è possibile chiedere a Google di eliminare i risultati derivanti da una ricerca del tipo [nome cognome], o comunque nel quale il nome dell’utente è presente. NON sono menzionate le aziende, che quindi non beneficerebbero di questa opportunità.

Altro punto è la tipologia di questi risultati, che devono essere “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”. A mio parere questi termini sono talmente elastici da impedire ogni classificazione. Cosa è un risultato “inadeguato”? e uno “irrilevante”? e uno “eccessivo”? Google cerca di spiegarlo meglio subito dopo:

Durante la valutazione della richiesta stabiliremo se i risultati includono informazioni obsolete sull’utente e se le informazioni sono di interesse pubblico, ad esempio se riguardano frodi finanziarie, negligenza professionale, condanne penali o la condotta pubblica di funzionari statali.

Quindi potremmo concludere che una caratteristica fondamentale del contenuto “rimuovibile” è che sia obsoleto, ovvero sorpassato, non più valido al momento attuale. Questo mette Google nella posizione di dover fare accertamenti sul passato e sul presente della persona in questione, prima di decidere se eliminare il risultato dalle sue SERP.

Ma non è detto che le attività attuali della persona siano pubbliche/online, né che lo siano tutte quelle passate. E non credo davvero che Google possa fare “ricerche offline” per indagare sulle attuali attività o lo stile di vita dei suoi utenti.

Ne consegue che Google, dopo aver accertato l’identità di chi richiede la rimozione del contenuto (il modulo prevede infatti che venga allegata “una copia chiara e leggibile della patente di guida, della carta d’identità o di un altro documento d’identità corredato di foto”), cercherà di capire – cercando online – cosa fa oggi il personaggio in questione.

Verificherà se ha un sito web, un blog, se e cosa scrive sui forum. E mi piace pensare che controllerà anche la cronologia delle ricerche sul motore, se ha un profilo su Google+, quanti +1 riceve, e cosa dicono gli altri utenti di lui.

E andando un po’ (ma nemmeno troppo) nel fantascientifico, immagino che questa sentenza contribuirà ad aumentare di molto le agenzie e i professionisti che offrono particolari servizi di reputation management:

“Vuoi essere certo che Google rimuova i tuoi vecchi e compromettenti risultati dal motore? Vieni da noi! Con il nostro servizio “Google Oblio”, ti creiamo un nuovo profilo scintillante a prova di bomba, con la garanzia che il tuo imbarazzante passato venga eliminato per sempre dai motori di ricerca! Sarai visto da Google e dagli utenti come un perfetto padre di famiglia, gran lavoratore, senza alcun vizio, alla modica cifra 97 euro al mese! Cosa aspetti? Contattaci subito!”

So che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci s’indovina…

UPDATE: Google ha dichiarato che la rimozione dei primi contenuti dalle versioni europee del motore di ricerca, è iniziata il 26 Giugno 2014.

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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4 Comments

  • ** COMPLOTTO DEI RETTILIANI ON ** Secondo me è stato tutto un complotto di Google per farsi pubblicità, quale persona umana dotata di buon senso denuncerebbe Google per togliere un contenuto da INTERNET e non il sito che ha effettivamente pubblicato quel contenuto? ** COMPLOTTO DEI RETTILIANI OFF ** 😛

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  • D’accordissimo sulle considerazioni finali!

    Del resto il problema della fuga di dati è da illusi pensare che si risolva rimuovendoli da Google: le informazioni corrono indiscrete anche sui social network, ed il problema della privacy è tutt’altro che arginato…

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  • Mi trovi perfettamente d’accordo nelle valutazioni finali, Taglia..

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  • Domanda che sorge spontanea, per Bing e gli altri motori di ricerca, anche quelli minori e meno conosciuti, invece come funziona? La corte si è espressa in maniera universale oppure specifica per le grandi aziende?

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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